31 agosto 2026 – In Italia le generazioni del baby boom (anni Sessanta e prima metà Settanta) entreranno progressivamente nella terza età. Al contrario le generazioni più giovani sono molto meno numerose a causa della bassa natalità. E’ questo il quadro fornito dall’ISTAT nel suo recente documento Previsioni della Popolazione Residente, delle Famiglie e delle Forze Lavoro Base.
L’età media passerà dai 46,9 anni del 2025 ai 48 anni nel 2030, supererà i 51 anni nel 2050 e raggiungerà i 52,1 anni nel 2080. La quota di persone con almeno 65 anni salirà dal 24,7% del 2025 al 34,5% nel 2050 e al 36,8% nel 2080. Al tempo stesso si ridurrà la popolazione in età lavorativa: la fascia 15-64 anni passerà dal 63,4% del totale nel 2025 al 55,3% nel 2050 e al 53,2% nel 2080. I giovani sotto i 15 anni, già pochi, resteranno intorno al 10% della popolazione. Particolarmente significativo sarà l’aumento dei cosiddetti “grandi anziani”, cioè gli over 85: dal 4,1% della popolazione nel 2025 passeranno a oltre il 7% nel 2050 e all’8,4% nel 2080. Questo comporterà una crescente domanda di assistenza sanitaria e sociale e metterà sotto pressione welfare, sistema pensionistico e servizi sociosanitari.
28 luglio 2026 – Il vaccino contro l’herpes zoster potrebbe ridurre di molto il rischio di problemi cardiovascolari. E’ quanto rivela uno studio su oltre 72.000 persone pubblicato su Nature Medicine, secondo cui coloro che hanno ricevuto l’ultima versione del vaccino contro l’herpes zoster hanno meno probabilità di sviluppare patologie come ictus o insufficienza cardiaca. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che l’ultimo vaccino contiene una sostanza chimica che potenzia la risposta immunitaria e potrebbe riprogrammare le cellule immunitarie per ridurre l’infiammazione.
Lo studio è di Max Taquet dell’Università di Oxford. Lo stesso vaccino è stato precedentemente associato a un rischio inferiore di demenza. L’herpes zoster, che causa un’eruzione cutanea dolorosa, è un’infezione causata dalla riattivazione del virus varicella. Nel 2017, il vaccino standard contro l’herpes zoster somministrato negli Stati Uniti è passato da Zostavax a Shingrix. Il primo contiene una versione viva e attenuata del virus varicella-zoster, mentre Shingrix è composto da una proteina del virus, insieme a una sostanza chimica che stimola fortemente l’immunità, chiamata AS01. Il team ha analizzato le cartelle cliniche di oltre 72.000 persone, circa la metà delle quali aveva ricevuto il vaccino Zostavax. Quasi tutti i partecipanti rimanenti hanno ricevuto il vaccino Shingrix. A 3 anni e mezzo dalla vaccinazione, il 10,9% dei partecipanti che avevano ricevuto Zostavax aveva sviluppato almeno una delle tre seguenti patologie: insufficienza cardiaca, ictus o ostruzione delle arterie coronarie. Questo dato si confronta con il 9,6% del gruppo che aveva ricevuto Shingrix. Anche se le variazioni percentuali sono minime, il numero assoluto di casi di malattie cardiache è elevato, quindi si può arrivare a una protezione effettiva di un numero considerevole di persone. Questa è la migliore prova finora disponibile che la vaccinazione contro l’herpes zoster riduce il rischio di malattie cardiovascolari.
27 agosto 2026 – Il tumore al seno è stato riconosciuto come malattia professionale. In Francia un’assistente di volo ha vinto una causa che apre un filone senza precedenti nel settore dell’aviazione. La sentenza ha riconosciuto che Sophie Lainault, ex assistente di volo di Air France, “ha lavorato frequentemente di notte, è stata esposta al fumo passivo e all’esposizioni a radiazioni ionizzanti dei voli ad alta quota”.
Questi tre fattori – secondo la sentenza – hanno avuto una conseguenza sulla sua salute con l’insorgenza della neoplasia. Oggi Lainault sta bene e il cancro è in remissione. La donna ha lavorato per Air France tra il 1989 e il 2019, prima come assistente di volo e successivamente come capo cabina su tratte a lungo raggio, accumulando oltre 12.600 ore di volo, di cui più di 6.500 in orario notturno. La sentenza è stata emessa all’inizio di luglio da un tribunale di Bayonne (nel sud-ovest della Francia) e ha riconosciuto l’origine professionale del tumore di Lainault. Il tribunale ha sottolineato “il ruolo svolto dal lavoro notturno, dall’esposizione a radiazioni ionizzanti e dal fumo passivo”. Sui voli Air France il fumo era consentito fino al 2000. La corte ha inoltre rilevato “l’assenza di fattori genetici o legati allo stile di vita che potessero spiegare diversamente l’insorgenza della neoplasia”. Due commissioni regionali preposte al riconoscimento delle malattie professionali avevano in precedenza concluso che non fosse stato stabilito alcun nesso di causalità.
26 agosto 2026 – In Italia un quarto degli adulti fuma regolarmente ed è preoccupante anche la diffusione tra i più giovani. Solo nel nostro Paese, le patologie provocate dal fumo generano circa 26 miliardi di euro di costi diretti e indiretti. In totale sono 27 le malattie fumo-correlate secondo lo statunitense Center for Disease Control and Prevention. Numerosi sono anche i falsi miti che circolano su questo pericoloso vizio.
Ecco tre luoghi comuni sul tabagismo che bisogna sfatare:
Fumare calma, soprattutto prima di andare a dormire …FALSO! Concedersi un’ultima sigaretta prima di andare a letto non è una scelta saggia. È stato dimostrato che, sia per gli elementi che contiene sia per la sua capacità stimolante, il fumo è un pessimo alleato del sonno.
Le sigarette light fanno meno male …FALSO! In teoria dovrebbero avere meno catrame e nicotina. È però ormai certo che anche le sigarette più leggere aumentano il rischio di tumori. Due le ragioni. Essendo light si pensa di poterne fumare di più e addirittura si tende ad aspirare più profondamente.
Meno di 5 sigarette al giorno non sono a rischio …FALSO! Il fumo provoca sempre gravi danni all’organismo, anche se si tratta di poche sigarette. Specialmente se si comincia da giovani. L’unico provvedimento da prendere per diminuire i rischi legati al fumo è smettere.
24 agosto – In Unione Europea nel 2025 il 16% delle persone over 16 faceva uso quotidiano di tabacco o di prodotti correlati (sigarette elettroniche, bustine di nicotina o prodotti a tabacco riscaldato). E’ un dato che indica una lieve diminuzione rispetto al 17% registrato nel 2022. La maggior parte delle persone (il 77%) non utilizza mai questi prodotti o non ne ha fatto uso nei 12 mesi precedenti la raccolta dei dati. E’ quanto evidenzia l’ultimo rapporto redatto dall’EUROSTAT.
Secondo il documento il 20% degli uomini fumava quotidianamente, contro il 12% delle donne. Entrambe le percentuali sono leggermente diminuite rispetto al 2022, quando fumava quotidianamente il 22% degli uomini e il 13% delle donne. Tra i paesi dell’UE, la Bulgaria (26,3%), la Svezia (23,9%) e la Croazia (23,6%) hanno registrato le percentuali più elevate di consumo quotidiano di tabacco e prodotti correlati. I Paesi Bassi (9,9%), l’Irlanda (11,7%), il Belgio (13,6%) e il Lussemburgo (13,8%) hanno invece registrato le percentuali più basse. Nei 17 paesi dell’UE, la quota di persone che facevano uso quotidiano di tabacco e prodotti correlati è diminuita tra il 2022 e il 2025. Le riduzioni più marcate si sono registrate in Spagna e in Lussemburgo (in entrambi i casi -2,1 punti percentuali). Per contro, la Croazia e la Lituania (in entrambi i casi +2,7 punti percentuali) hanno registrato gli aumenti maggiori.
Roma, 28 luglio 2026 – La Società Italiana di Farmacologia – SIF esprime forte preoccupazione di fronte all’ipotesi che il Governo rinunci a un aumento significativo della tassazione sui prodotti del tabacco. Il dibattito politico e, spesso anche il racconto giornalistico, di questi giorni sembra considerare l’incremento del prezzo delle sigarette principalmente come uno strumento per reperire risorse economiche e finanziare. È un’impostazione che la SIF considera profondamente sbagliata. La tassazione del tabacco non deve essere una misura occasionale di bilancio, da introdurre o ritirare in funzione delle necessità finanziarie del momento. È innanzitutto uno strumento di prevenzione e di tutela della salute pubblica, che deve avere l’obiettivo esplicito di ridurre il numero dei fumatori, impedire l’avvicinamento dei più giovani alla nicotina e diminuire il peso delle patologie correlate al fumo sul Servizio Sanitario Nazionale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda aumenti significativi e periodici delle imposte sul tabacco, affinché questi prodotti non diventino progressivamente più accessibili rispetto al reddito dei cittadini. La stessa OMS considera l’aumento della tassazione uno degli strumenti più efficaci per diminuire i consumi, salvare vite e ridurre i costi sostenuti dai sistemi sanitari. Le esperienze internazionali indicano con chiarezza la direzione da seguire. In Francia, l’aumento di due euro del prezzo del pacchetto tra il 2016 e il 2019 è stato accompagnato da una riduzione del 17% dei consumi nello stesso periodo. Nel Regno Unito, le accise sui prodotti del tabacco vengono aggiornate regolarmente e sono state aumentate anche oltre il tasso d’inflazione. Anche l’Australia ha adottato nel tempo incrementi consistenti e ripetuti delle accise, a partire dall’aumento del 25% del 2010 e attraverso successive maggiorazioni annuali. Aumenti limitati a pochi centesimi, o comunque inferiori a un euro per pacchetto, rischiano di non modificare in modo sostanziale i comportamenti dei consumatori. Per produrre un reale effetto di dissuasione è necessario un incremento deciso, uniforme e significativo del prezzo delle sigarette e di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, compresi il tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche.
Per questa ragione la SIF ha aderito e sostiene convintamente la campagna “5 euro contro il fumo”, promossa da AIOM, Fondazione AIOM, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro e Fondazione Umberto Veronesi ETS. La proposta di aumentare di cinque euro il prezzo dei prodotti contenenti tabacco o nicotina indica la prospettiva che le istituzioni italiane dovrebbero adottare: utilizzare la leva fiscale in modo deciso per ridurre i consumi e tutelare concretamente la salute pubblica.
«Non possiamo continuare a considerare il prezzo delle sigarette come una semplice voce fiscale da utilizzare per far quadrare temporaneamente i conti pubblici», dichiara Armando Genazzani, presidente della Società Italiana di Farmacologia. «Il fumo provoca dipendenza, malattie e morti evitabili. Di fronte a queste conseguenze non sono accettabili esitazioni, compromessi, opportunismi politici e aumenti puramente simbolici. Francia, Regno Unito e Australia hanno dimostrato che sul tabagismo si interviene con politiche strutturali, continuative e riconoscibili. Anche l’Italia deve assumersi questa responsabilità». «Se si vuole davvero ridurre il numero dei fumatori, il prezzo dei prodotti del tabacco deve crescere in maniera significativa. Cinque euro in più rappresentano una misura chiara, immediatamente percepibile e potenzialmente efficace, soprattutto per impedire che adolescenti e giovani diventino i fumatori di domani. Non è una misura contro i fumatori: è una misura contro la dipendenza e contro le malattie causate dal tabacco», conclude Genazzani.
28 luglio 2026 – A livello globale bambini e adolescenti consumano pochi alimenti vegetali, da 1,19 porzioni al giorno nei bambini con meno di un anno a 3,55 porzioni al giorno nei ragazzi di 15-19 anni; sempre meno delle 5 porzioni al giorno raccomandate. Emerge dall’indagine su scala globale condotta presso la Tufts University e pubblicata su BMJ Global Health, utilizzando dati provenienti da oltre 1.200 indagini alimentari in 185 paesi. I ricercatori hanno analizzato le tendenze di consumo di cinque alimenti vegetali salutari tra il 1990 e il 2018 (frutta, verdura non amidacea, verdura amidacea -escluse le patate-, fagioli e legumi, frutta secca e semi consumati) dalla nascita fino ai 19 anni. Hanno visto che i tassi di consumo di questi alimenti sono più bassi nell’Asia meridionale, mentre i paesi dell’Asia orientale e sudorientale presentano alcuni dei tassi più elevati, in molte fasce d’età. È emerso inoltre che l’assunzione di questi importanti alimenti aumenta con l’età in tutte le regioni, ad eccezione dei paesi ad alto reddito. A livello di singolo paese, i tassi più elevati si registrano in Vietnam, Congo e Messico, mentre i più bassi in Spagna, Pakistan e Regno Unito. Dal 1990 al 2018, il consumo totale di alimenti vegetali sani è aumentata a livello globale e in tutte le regioni, ad eccezione dell’Asia meridionale.
In particolare, l’analisi ha mostrato che i bambini negli Stati Uniti consumano tra le maggiori quantità di alimenti vegetali sani durante la prima infanzia, ma tra le minori nella tarda infanzia e nell’adolescenza. I bambini di età inferiore ai due anni consumano 2,7 porzioni al giorno, mentre i ragazzi di età compresa tra i 2 e i 19 anni ne consumano solo 1,8. I ricercatori hanno anche scoperto che solo nei paesi ad alto reddito il consumo di alimenti vegetali salutari diminuisce con l’età, il che, secondo loro, potrebbe suggerire che fattori come l’autonomia dei giovani, l’ambiente alimentare o le norme culturali possano influenzare la dieta dei bambini in queste aree. “Quando i bambini non assumono abbastanza alimenti sani, questo danneggia il loro corpo e la loro mente, limitando la loro energia, il metabolismo, l’apprendimento e l’umore”, afferma l’autore senior Dariush Mozaffarian. “I nostri risultati confermano l’importanza di individuare le lacune e promuovere soluzioni per favorire il consumo di alimenti vegetali sani e minimamente trasformati per i bambini in tutto il mondo”.
27 luglio 2026 – Le persone che hanno alle spalle una storia di malattia oncologica, specie se si sono sottoposte a chemioterapia, hanno un rischio più alto di fratture ossee, specie nell’area pelvica e delle vertebre. Necessitano perciò di particolare attenzione, soprattutto con l’avanzare dell’età. È quanto emerge da uno studio dell’American Cancer Society pubblicato su Jama Oncology. Lo studio ha analizzato i dati derivanti da un ampio progetto di ricerca americano, il Cancer Prevention Study, prendendo in considerazione oltre 92 mila partecipanti. Rispetto a chi non aveva avuto una storia di cancro, i pazienti oncologici avevano un rischio più alto di fratture, la cui entità variava in funzione dello stadio della malattia. Chi aveva ricevuto una diagnosi di malattia in fase precoce aveva un rischio più alto del 15%; chi aveva una malattia che si era diffusa alle aree limitrofe aveva un rischio più alto del 51%; nel caso di malattia metastatica il rischio era più che doppio. Il rischio era ancora più alto (2,46 volte) per le fratture pelviche e delle vertebre. Un incremento ulteriore del 30% del rischio si osservava in chi si era sottoposto a chemioterapia. I ricercatori hanno inoltre osservato un lieve effetto protettivo dell’attività fisica, mentre il fumo rappresentava un elemento in grado di aumentare ulteriormente le probabilità di fratture. “Questi risultati sono importanti poiché si prevede che il numero di sopravvissuti al cancro che vivono negli Stati Uniti aumenterà a 26,1 milioni entro il 2040”, ha detto in una nota la prima firmataria dello studio Erika Rees-Punia. “Ci auguriamo che i nostri risultati influenzino le linee guida cliniche sulla prevenzione delle fratture, che potrebbero includere l’attività fisica o programmi per smettere di fumare per migliorare la qualità di vita dopo una diagnosi di cancro”.
24 luglio 2026 – Nel 2024 le sperimentazioni cliniche valutate nel nostro Paese sono state 751. Dei 669 trial autorizzati, 608 sono internazionali (91% era l’85% nel 2023) e 61 nazionali (9% era il 14% nel 2023). Si assiste, dunque, a uno spostamento a favore delle sperimentazioni di respiro internazionale. I dati sono contenuti nel 22° Rapporto Nazionale sulla Sperimentazione Clinica dei medicinali redatto dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e pubblicato nei giorni scorsi. Dal documento emerge un quadro in chiaroscuro sull’andamento delle sperimentazioni in Italia nel primo anno di piena applicazione del Regolamento europeo.
Anche nel 2024 l’area delle neoplasie (oncologiche ed emato‐oncologiche) si conferma quella con più sperimentazioni autorizzate (248 studi), che ha registrato anche l’incremento maggiore rispetto al 2023 (+36), seguita dall’area delle malattie del sistema immunitario, con 67 studi. Calano in misura notevole (‐25 studi) le sperimentazioni nell’area delle malattie del sistema nervoso, al sesto posto, con 43 studi autorizzati, dove sono raggiunte dall’area delle malattie della pelle e del tessuto connettivo, che hanno registrato il secondo incremento maggiore, con ben 35 studi in più rispetto all’anno precedente.
In generale, nel quadriennio 2021-2024, in Italia sono state autorizzate 2.777 sperimentazioni, con una netta prevalenza di promotori profit. Nel 2024, l’85,1% degli studi clinici approvati (569) è stato promosso da aziende farmaceutiche, contro il 14,9% (100) da ospedali, università, Irccs, associazioni scientifiche, Fondazioni, Asl. Nel 2024 sono stati avviati anche 18 programmi di uso compassionevole, di cui 10 hanno riguardato indicazioni oncologiche.