Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

23 Luglio 2026

Fumo: Spagna lo vieta agli under 18 e in spiagge, terrazze o campus

23, luglio 2026 – In Spagna fumare diventa illegale per i minorenni. Mentre a tutti, di qualsiasi età, sarà proibito fumare in luoghi all’aperto come spiagge e piscine, sulle terrazze o nei campus universitari, negli impianti sportivi e durante spettacoli. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri di Madrid, approvando una proposta di legge presentata dal ministero della Salute che, per entrare in vigore, necessita dell’ok finale del Parlamento. Tra le altre nuove misure, come spiega ‘El Paìs’, il disegno di legge vieta ai minori di fumare e prevede sanzioni a partire da 200 euro, a carico dei genitori, che possono essere sostituite da lavori socialmente utili. Si tratta della riforma più significativa della legislazione nazionale antifumo dalla legge del 2005 che vietava il fumo nei bar e nei ristoranti.

“Questa è una grande vittoria per il nostro Paese”, ha dichiarato la ministra della Salute Monica Garcia. “Nessuno vuole tornare a un’epoca in cui si poteva fumare nei bar, nei ristoranti e nelle università”, ha affermato, sottolineando i progressi compiuti “nonostante tutte le critiche” e difendendo la necessità di aggiornare la legislazione. “Sedici anni fa la Spagna è riuscita a eliminare il fumo dagli ambienti chiusi e ora vogliamo promuovere il diritto di vivere in ambienti liberi dal fumo”, ha proseguito la ministra, inserendo “la tutela dei minori” tra i suoi principali obiettivi. In conferenza stampa, come riporta ‘El Mundo’, Garcia ha sottolineato che “il tabacco causa 50mila morti all’anno ed è un fattore di rischio per la salute prevenibile”.

22 Luglio 2026

Studio: nel mondo si vive di più ma quasi 11 anni in cattiva salute

22, luglio 2026 – Nel mondo si vive di più, ma con un aumento degli anni trascorsi in cattiva salute: secondo uno studio pubblicato su The Lancet Public Health, nell’arco di una generazione, si è passati da 8,8 anni in cattiva salute nel 1990 a 10,7 nel 2023. A livello globale, nel 2023 le persone hanno trascorso in media il 14,5% della loro vita in cattive condizioni di salute, rispetto al 13,6% del 1990. La cattiva salute non resta confinata agli ultimi anni di vita, ma riguarda tutta la vita adulta. Lo studio è stato condotto all’Università di Washington. Si vede che tra il 1990 e il 2023, l’aspettativa di vita globale alla nascita è aumentata da 64,6 anni a 73,8 anni, mentre l’aspettativa di vita in buona salute è cresciuta da 55,9 anni a 63,1 anni. Poiché i progressi nella sopravvivenza hanno costantemente superato i progressi negli anni di vita in buona salute, le persone trascorrono più anni convivendo con malattie croniche e disabilità. I paesi ad alto reddito presentano i divari di morbilità più ampi. Nel 2023, gli Stati Uniti presentavano il divario di morbilità nazionale più ampio, pari a 14 anni, seguiti dall’Australia con 13,9 anni e dal Canada con 13,7 anni. Nel complesso, l’aumento della durata della vita non è stato compensato da un aumento equivalente della durata della vita in buona salute in nessuna regione del mondo, ma la macroregione ad alto reddito ha registrato il divario di morbilità più ampio nel 2023, pari a 12,7 anni, mentre l’Africa subsahariana ha registrato il divario più piccolo, pari a 9 anni. Il divario è più acuito per le donne, che nel 2023 hanno registrato un divario di morbilità medio di 12,1 anni, rispetto ai 9,3 anni degli uomini.

Il 57,4% degli anni di cattiva salute nel 2023 a livello mondiale è stato causato da un gruppo relativamente piccolo di patologie croniche perlopiù non fatali. I disturbi muscoloscheletrici, in particolare il mal di schiena, sono stati il principale fattore che ha contribuito al divario di morbilità, seguiti da disturbi mentali come depressione e ansia, malattie degli organi di senso, tra cui deficit uditivi. Molti degli anni trascorsi in cattiva salute sono collegabili a fattori di rischio prevenibili, quali la glicemia alta, il sovrappeso, la malnutrizione infantile e materna, il fumo e l’inquinamento atmosferico.

21 Luglio 2026

Sigarette con meno nicotina non fanno fumare di più

21 luglio 2026 – Le sigarette con un contenuto di nicotina ridotto di circa il 95% non inducono i fumatori a consumarne di più ne’ a inalare più profondamente il fumo per compensare la minore quantità. È quanto emerge da una revisione sistematica pubblicata su JAMA Network Open e coordinata dalla Wake Forest University School of Medicine, che ha analizzato 17 studi clinici randomizzati condotti tra il 2010 e il 2024 su oltre 5.500 adolescenti e adulti fumatori.

I risultati affrontano una delle principali obiezioni alle politiche che puntano a ridurre drasticamente il contenuto di nicotina delle sigarette per limitarne il potenziale di dipendenza. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) sta infatti valutando uno standard che porterebbe la nicotina presente nelle sigarette e in altri prodotti del tabacco combusto a livelli minimi o non in grado di creare dipendenza. ” La prevalenza del fumo è ai minimi storici, ma ci sono ancora circa 25 milioni di fumatori e il tabacco continua a essere una delle principali cause di morte prematura e prevenibile”, spiega Rachel Denlinger-Apte, della Wake Forest University School of Medicine, prima autrice dello studio. La revisione mostra che nessuno dei 17 studi ha evidenziato un aumento del numero medio di sigarette fumate al giorno tra i partecipanti assegnati alle sigarette a bassissimo contenuto di nicotina. Secondo i ricercatori, la preoccupazione nasce dalla confusione tra le moderne sigarette a ridotto contenuto di nicotina e le vecchie sigarette “light”. Queste ultime, introdotte decenni fa, utilizzavano filtri ventilati che diluivano il fumo senza ridurre realmente la nicotina, inducendo molti fumatori a compensare inalando più’ profondamente o fumando di più. Le nuove sigarette, invece, riducono direttamente la quantità di nicotina contenuta nel tabacco. “I nostri risultati suggeriscono che un comportamento compensatorio diffuso è improbabile se verrà introdotto uno standard nazionale sulle sigarette a basso contenuto di nicotina”, afferma Denlinger-Apte. “La preoccupazione era che le persone fumassero piu’ sigarette o inalassero piu’ profondamente per ottenere la nicotina abituale. Attraverso 17 studi clinici abbiamo trovato prove minime che questo accada”.

20 Luglio 2026

Quanto è diffuso il cancro nel mondo e da quando esiste?

20 luglio 2026 – Secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) nel 2022 sono stati diagnosticati circa 20 milioni di nuovi casi di tumore. Nello stesso anno i decessi ammontavano a circa 10 milioni. Per il 2050 l’incidenza annuale potrà salire a oltre 35 milioni in tutto il Pianeta.

Nonostante sia stato definito “il Male del secolo” nel Novecento, il cancro accompagna da sempre il cammino dell’umanità. Le prime testimonianze storiche risalgono a papiri egizi del 1600 a.C., in cui veniva chiamato “nemsu”, fino al termine “carcinoma” coniato dal medico greco Ippocrate. Personaggi storici di varie epoche come l’imperatore romano Ottaviano Augusto, San Francesco d’Assisi o il compositore Gioacchino Rossini sono deceduti a causa di una neoplasia. L’oncologia medica nasce nel corso del 1700, quando gli scienziati iniziarono a studiare, per la prima volta, gli effetti cancerogeni di alcune sostanze come il tabacco o la fuliggine.

Negli ultimi due secoli, il cancro è diventato una delle malattie più diffuse in tutto il mondo. Le cause di questo fenomeno sono il costante aumento della vita media grazie ai successi nel trattamento delle malattie infettive, il sempre maggiore inquinamento ambientale e la tendenza tra la popolazione ad adottare stili di vita non salutari (fumo, abuso di alcol, sedentarietà e dieta scorretta).

17 Luglio 2026

Tumore del seno, in Italia 950mila donne vivono con una diagnosi

17 luglio 2026 – In Italia vivono 925mila donne con una diagnosi di carcinoma mammario. A tutte queste pazienti vanno raccomandati almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica d’intensità moderata. Attraverso questa sana abitudine si può ridurre la mortalità, diminuire il rischio di recidive della neoplasia e migliorare la tollerabilità ai trattamenti. È quanto sottolinea la Rete Oncologica Pazienti Italia (ROPI) nell’edizione 2026 di uno dei suoi 60 “Quaderni Informativi”. Si tratta di un’intera collana di pubblicazioni con informazioni certificate e consigli utili per malati e caregiver. “Offriamo strumenti di supporto che affrontano a 360 gradi l’assistenza oncologica – afferma Stefani Gori, Presidente ROPI -. L’attività fisica non è aspetto secondario nel contrasto ad un tumore molto diffuso come quello al seno. Bisogna motivare le donne che hanno subito un’operazione ad adottare uno stile di vita non sedentario. Esistono diverse attività da poter scegliere come nuoto, ballo, ginnastica dolce, bicicletta, fit walking o nordic walking o stretching. Vanno praticate 3-5 volte a settimana per 20-60 minuti al giorno in modo continuo oppure intermittente. Non solo, va suggerito alle pazienti anche semplicemente di camminare, fare le faccende domestiche o dedicarsi al giardinaggio. Per facilitare l’adesione al programma di allenamento è possibile allenarsi in casa dopo aver appreso bene gli esercizi”.

La ricerca medica ha dimostrato chiaramente tutti i benefici che il moto può avere e non solo per il tumore mammario. “Studi scientifici hanno evidenziato gli effetti positivi anche per altre neoplasie come quelle al colon-retto o alla prostata – prosegue la dott.ssa Gori -. Non sempre però i pazienti sono pienamente consapevoli ed informati sull’importanza dello sport durante e dopo i trattamenti oncologici. Per esempio le cure anti-cancro provocano la fatigue ovvero una costante sensazione di stanchezza, spossatezza e mancanza di energia. Si calcola che colpisca oltre l’80% delle persone sottoposte a chemioterapia o a radioterapia. Anche se può apparire come un controsenso, l’esercizio fisico aiuta a sentirsi meglio e meno stanchi e inoltre è un valido aiuto per affrontare al meglio gli altri effetti collaterali. Riduce il dolore alle articolazioni, migliora le capacità cardiovascolari e respiratorie, migliora l’equilibrio e diminuisce il rischio di osteoporosi. Infine l’esercizio fisico influisce anche a livello psicologico perché aiuta il controllo dello stato d’ansia, favorisce la socializzazione e il divertimento, migliora l’umore e combatte gli stati depressivi. L’attività però deve essere personalizzata e tenere conto delle singole esigenze e caratteristiche del paziente. Abbiamo perciò deciso di sensibilizzare malati, caregiver e anche il personale medico-sanitario e siamo già alla terza edizione del nostro quaderno informativo”.

16 Luglio 2026

Tumori, il linfedema colpisce fino all’80% dei pazienti

16 luglio 2026 – Fino all’80% dei pazienti colpiti da un tumore può andare incontro a linfedema. La malattia cronica si manifesta come gonfiore di una regione del corpo, dovuto all’accumulo di linfa nei tessuti. Può avere gravi conseguenze sulla qualità della vita e i mesi estivi sono spesso i più difficili da gestire. Caldo, sudorazione ed esposizione al sole possono rendere la pelle più fragile e aumentare il rischio di irritazioni e infezioni. L’igiene e la cura della cute sono una parte essenziale del trattamento, sia nelle fasi iniziali sia nel percorso di mantenimento. Rappresentano uno degli strumenti più semplici e importanti per prevenire le complicanze e salvaguardare la qualità di vita. A questo tema è dedicato il nuovo appuntamento del Programma Quinquennale di Educazione Terapeutica promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata, in collaborazione con la Fondazione Luigi Maria Monti-IDI-IRCCS. Oggi presso l’Aula Cavalieri dell’IDI-IRCCS di Roma dermatologi, oncologi, chirurghi vascolari e fisioterapisti si riuniscono per offrire a malati e caregiver indicazioni pratiche, semplici e scientificamente fondate sulla prevenzione e gestione del linfedema.

“Il linfedema non è una conseguenza inevitabile delle cure oncologiche – sottolinea Laura Colonna, Direttore dell’UOC CEDRI-Centro di Dermatologia Rigenerativa e Immunologica e dell’Ambulatorio per le reazioni cutanee avverse da farmaci oncologici dell’IDI-IRCCS -. Se riconosciuto ai primi segnali e gestito correttamente, può essere controllato in modo più efficace e, nelle fasi iniziali, può ancora regredire. Durante l’incontro di oggi aiutiamo i pazienti a riconoscere i comportamenti corretti da adottare ogni giorno: dalla detersione all’idratazione, fino alla protezione solare e alla scelta dei prodotti più adatti a una cute delicata”. L’appuntamento si inserisce in un percorso avviato oltre due anni fa per aiutare i pazienti oncologici a rischio o già affetti da linfedema a conoscere meglio questa condizione, riconoscerne tempestivamente i segnali e partecipare in modo consapevole al proprio percorso di cura. “Curare il linfedema non significa soltanto eseguire una terapia ma imparare a riconoscerlo presto e a gestirlo correttamente – sottolinea il prof. Paolo Marchetti, Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e Direttore Scientifico dell’IDI-IRCCS -. Quando il paziente acquisisce gli strumenti per comprendere i primi segnali e adottare i comportamenti più appropriati, aumenta la possibilità di intervenire tempestivamente, diminuisce il rischio di complicanze e può preservare meglio la propria qualità di vita. È questo uno degli aspetti più concreti della medicina personalizzata applicata agli effetti delle cure oncologiche”.

Il linfedema può essere inizialmente sottovalutato, perché i primi sintomi (senso di pesantezza, tensione della cute, gonfiore lieve o difficoltà nei movimenti) possono sembrare poco specifici. Proprio per questo è importante non attendere che il quadro diventi più evidente. Una valutazione precoce consente di avviare rapidamente gli interventi più appropriati e aumenta le possibilità di ottenere una regressione nelle fasi iniziali o, comunque, di prevenire la progressione. “Vogliamo consolidare un approccio proattivo al riconoscimento precoce e alla gestione del linfedema – afferma la dott.ssa Annarita Panebianco, Direttore Sanitario dell’IDI-IRCCS -. Professionisti sanitari, pazienti, caregiver e associazioni devono sentirsi parte dello stesso percorso. La presa in carico non può limitarsi al singolo trattamento, ma deve accompagnare la persona nel tempo e aiutarla a intervenire prima che la condizione diventi più difficile da controllare”.

L’impatto del linfedema non è soltanto fisico. Il gonfiore, il dolore, le limitazioni funzionali e il timore delle complicanze possono pesare su persone che hanno già affrontato un percorso oncologico complesso. “Può incidere profondamente sulla vita quotidiana del paziente e della sua famiglia – evidenzia la dott.ssa Federica De Galitiis, Direttore dell’UOC di Oncologia dell’IDI-IRCCS -. Per questo è importante offrire non soltanto terapie, ma anche conoscenze e strumenti pratici che aiutino la persona a recuperare autonomia, sicurezza e fiducia nella possibilità di intervenire efficacemente”. La diagnosi precoce e una corretta valutazione clinica e strumentale restano elementi decisivi. “Riconoscere tempestivamente il linfedema consente di costruire una presa in carico personalizzata e di intervenire quando il quadro è ancora più favorevolmente modificabile” spiega il dott. Corrado Cirielli, Responsabile dell’Ambulatorio di Prevenzione, Diagnosi e Cura del Linfedema dell’IDI-IRCCS.

Il percorso comprende anche la terapia fisioterapica decongestiva (coordinata dal dott. Roberto Bartoletti, fisioterapista dell’Istituto) e l’educazione del paziente alla gestione quotidiana. “Il confronto con i dermatologi rappresenta una naturale evoluzione del nostro lavoro. Il linfedema richiede una presa in carico a 360 gradi, nella quale il trattamento riabilitativo, la cura della pelle e la partecipazione consapevole del paziente devono procedere insieme” conclude Bartoletti.

15 Luglio 2026

Tumori: da SIRM e AIOM le raccomandazioni per la tomografia computerizzata

15 luglio 2026 – Per la prima volta in Europa due Società Scientifiche si sono unite per sviluppare raccomandazioni per una pratica clinica sulla tomografia computerizzata. La Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM) e l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) hanno prodotto un documento congiunto per la compilazione del modulo di richiesta dell’esame diagnostico per immagini e la successiva refertazione radiologica. L’obiettivo è favorire una comunicazione più efficace tra i professionisti coinvolti, supportare un uso appropriato dell’imaging diagnostico e migliorare la qualità e l’omogeneità dell’assistenza oncologica. Il documento è stato di recente pubblicato sul Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità. “Vogliamo migliorare gli esiti clinici e la continuità del percorso di cura per i nostri pazienti – sottolinea Nicola Silvestris, Segretario Nazionale AIOM -. La tomografia computerizzata è uno degli esami più diffusi in ambito oncologico e viene utilizzato nella gestione di molti tumori tra cui quelli al seno, polmone, colon-retto o vescica. L’assistenza ai malati è sempre più affidata ai team multidisciplinari con i quali è possibile pianificare i trattamenti migliori anche grazie ad una stadiazione più accurata della neoplasia. Il nostro nuovo documento va nella direzione di un rafforzamento dell’alleanza tra gli oncologi e i radiologi. Un’adeguata comunicazione e collaborazione, tra questi professionisti, favorisce una più corretta gestione del singolo caso di cancro”. “Noi radiologi siamo sempre più chiamati a dare risposte chiare e soddisfacenti alle domande degli oncologi medici – aggiunge Nicoletta Gandolfo, Presidente SIRM -. A nostra volta abbiamo bisogno però di indicazioni precise da parte dei colleghi. La richiesta dell’esame deve essere arricchita da informazioni cliniche adeguate e dai dati relativi al paziente. Sono tutti elementi che agevolano l’interpretazione delle immagini e consentono anche di ottimizzare la tecnica di acquisizione. Ogni professionista in Italia potrà ora beneficiare di raccomandazioni uniformi di buona pratica clinica. Il documento suggerisce delle norme condivise e prestabilite in grado di migliorare il lavoro di tutti”. “In oncologia negli ultimi anni vi è una crescente consapevolezza sulla così detta medicina personalizzata – concludono i rappresentanti di SIRM e AIOM -. Si basa sul principio che sia necessario soffermarsi maggiormente sulla cura complessiva della persona piuttosto che solo ed esclusivamente sulla malattia. I tumori sono oltre 200 diverse patologie e per molte di queste sono stati raggiunti risultati importanti in termini di sopravvivenza e guarigione. Anche la personalizzazione dei trattamenti e la gestione multidisciplinare-multiprofessionale del cancro hanno permesso di ottenere questi successi. Servono indicazioni precise e aggiornate sui diversi aspetti dell’assistenza che deve essere garantita alla persona colpita da cancro. Le nuove raccomandazioni sono rivolte a tutti i clinici e i radiologi e in particolare a quelli che non lavorano in centri di riferimento”.

14 Luglio 2026

FNOPO: le infezioni sessualmente trasmissibili sono in aumento

14 luglio 2026 – Le infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) continuano ad aumentare e rappresentano ancora oggi un importante problema di sanità pubblica, con possibili conseguenze sulla salute sessuale e riproduttiva. A richiamare l’attenzione è Elsa Del Bo, segretario della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica (Fnopo), che invita a non abbassare l’attenzione proprio nei mesi estivi. Secondo gli ultimi dati si contano un milione di nuovi contagi ogni giorno nel mondo.

“I dati ci ricordano quanto il fenomeno sia tutt’altro che marginale – spiega Del Bo – secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni giorno circa un milione di persone nel mondo contrae un’infezione sessualmente trasmissibile potenzialmente curabile. Si tratta di numeri che impongono una maggiore attenzione, soprattutto in un periodo come l’estate, quando aumentano gli incontri spontanei e i rapporti occasionali”. Le infezioni sessualmente trasmissibili comprendono patologie causate da batteri, virus e parassiti e possono essere trasmesse attraverso tutti i tipi di rapporti sessuali. Alcune possono inoltre passare dalla madre al bambino durante la gravidanza, il parto o il puerperio. “Se non vengono diagnosticate e trattate tempestivamente – sottolinea il segretario Fnopo – possono determinare complicanze importanti nel medio e lungo termine, come infertilità, tumori e problemi per il feto o per il neonato durante la gravidanza”. Anche in Italia il trend è in crescita. “Il preservativo resta la prima forma di prevenzione”, conclude Fnopo.

13 Luglio 2026

Società gastroenterologia, i cibi ultra processati sono il 50% della dieta

13 luglio 2026 – La Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (Sige) ha fatto il punto sull’impatto dei cibi ultra-processati sulla salute dell’apparato digerente, in occasione di una conferenza stampa alla Camera. Le evidenze presentate confluiranno in un position paper della Società, la cui pubblicazione è prevista entro la fine dell’anno. Piatti pronti, carni lavorate, bevande zuccherate e snack confezionati occupano una porzione sempre più ampia delle diete occidentali: in molti Paesi ad alto reddito gli alimenti ultra-processati contribuiscono ormai fino al 50-60% dell’apporto energetico giornaliero totale. Un fenomeno che riguarda da vicino anche l’Italia, dove la transizione verso abitudini più occidentalizzate si accompagna a un progressivo allontanamento dai modelli alimentari tradizionali, e in particolare dalla dieta mediterranea, storicamente associata a benefici metabolici e anti-infiammatori. Definiti dalla classificazione Nova come formulazioni industriali composte prevalentemente da sostanze estratte dagli alimenti e combinate con additivi (emulsionanti, conservanti, dolcificanti e coloranti), con poco o nessun alimento intero residuo, gli ultra-processati sono progettati per massimizzare appetibilità, praticità e durata di conservazione.

Nel novero rientrano gli snack dolci e salati, i prodotti confezionati e persino lo yogurt alla frutta. “L’antico adagio ‘siamo quello che mangiamo’ non è mai stato così attuale e scientificamente fondato come oggi. La salute del nostro organismo, a partire dall’apparato digerente, si costruisce a tavola attraverso scelte alimentari informate e consapevoli. Valutare e controllare ciò che immettiamo nel nostro organismo è il primo e più potente atto di prevenzione che abbiamo a disposizione, e ben si allinea con le più moderne raccomandazioni sanitarie a livello europeo che indicano come sia essenziale una transizione dalla terapia agli atti preventivi”, ha spiegato il professor Edoardo Giannini, presidente di Sige, Direttore della Clinica Gastroenterologica dell’Università degli Studi di Genova e Irccs Aom Policlinico San Martino.

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