Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

20 Novembre 2024

Vaccini efficaci per 7 italiani su10,ma 42% scettici su sicurezza

Vaccini, tra gli italiani vince la fiducia: infatti per 7 su 10 sono efficaci nel prevenire le malattie; però poco più di 4 italiani su 10 (42%) ha una bassa fiducia nella loro sicurezza. Tra i 3 italiani su 10 scettici sull’efficacia, troviamo le persone con un basso titolo di studio (50%), o senza un orientamento politico (42%) o che si collocano a destra (40%) e manifestano una mentalità complottista (56%). Sono i principali dati evidenziati dal Monitor continuativo di EngageMinds Hub, Consumer, Food & Health Engagement Research Center, Centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica di Cremona che fotografa le idee degli italiani verso i vaccini, tra i quali quello per il Covid, verso il quale emerge che il 69% degli italiani (2 su 3) non ritiene necessaria un’ulteriore dose di richiamo, e gli indecisi sono il 21%. Secondo l’indagine, a quasi 5 anni dall’emergenza sanitaria Covid 19, ancora circa 2 italiani su 10 (18%) esprimono preoccupazione per la possibile insorgenza di una nuova pandemia, mentre secondo quasi 7 su 10 (68%) la fase peggiore è alle spalle. Solo il 16% degli intervistati, infatti, si sente a rischio di contagio, eppure, l’indagine rivela che in caso di sintomi, si somministrerebbe un tampone rapido fai da te il 34% degli intervistati, ovvero oltre 1 su 3 e oltre 1 su 5 si metterebbe in quarantena spontanea. Rispetto alle intenzioni di vaccinazione contro il Covid, solo il 10% vorrebbe vaccinarsi anche quest’anno.

20 Novembre 2024

Aiom: bene la norma della regione Sardegna sui farmaci innovativi

“Accogliamo positivamente la deliberazione della Regione Sardegna che stabilisce linee guida per ridurre i tempi di accesso alle nuove terapie anticancro. La procedura di inserimento dei nuovi principi attivi nel sistema regionale avrà un termine massimo di 40 giorni lavorativi dalla data di ricezione delle richieste, che si accorcerà ad un massimo di 10 giorni per i farmaci innovativi e le malattie rare. In questo modo, la Regione Sardegna recepisce positivamente le preoccupazioni espresse dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica sulla necessità di velocizzare le procedure di disponibilità dei trattamenti anticancro innovativi, questione che interessa diverse Regioni dove sono ancora in vigore i Piani Terapeutici Regionali (PTR). Il sistema dei PTR implica, di fatto, un allungamento dei tempi di disponibilità dei nuovi farmaci rispetto alle autorizzazioni dell’ente regolatorio europeo e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale”. Francesco Perrone, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), esprime soddisfazione per la deliberazione (N.42/61 del 06.11.2024), con cui la Regione Sardegna definisce le linee guida di governo clinico del farmaco per gli adempimenti connessi ad un più rapido accesso alle nuove terapie, inclusi i farmaci innovativi per i pazienti oncologici (in attuazione dell’art. 52 della legge regionale del 23.10.2023 che decretava l’abolizione in Sardegna del PTR).
“In questo modo – afferma Valeria Pusceddu, Coordinatore del Direttivo Regionale AIOM Sardegna, -, viene prevista un’accelerazione nelle procedure di rimborsabilità, un punto critico per i farmaci antineoplastici innovativi, che, finora, sono stati comunque sempre garantiti ai pazienti oncologici isolani attraverso le procedure di richieste nominali e l’intervento diretto delle Aziende Sanitarie”.
In un incontro con Valeria Pusceddu, l’Assessore alla Sanità della Regione Sardegna, Armando Bartolazzi, ha garantito la piena disponibilità e supporto da parte della Regione verso le riconosciute professionalità oncologiche presenti in Sardegna, sia per quanto riguarda l’intensificazione  dell’offerta degli screening, sia per rimettere mano alle procedure di attuazione della rete oncologica Regionale, strumento fondamentale per favorire la creazione di un network di professionisti a disposizione della popolazione sarda per la condivisione delle competenze, incluso un rapido accesso ai trial clinici attivi in Sardegna.
“Una delle ‘mission’ di AIOM – conclude il Presidente Perrone – è quella di collaborare con le Regioni per garantire standard di cura uniformi su tutto il territorio italiano”.
19 Novembre 2024

Studio: memoria delle cellule scatena l’effetto yo-yo nelle diete

Le cellule adipose conservano memoria dell’obesità anche quando si perde peso, favorendo così il temuto effetto yo-yo che porta a ingrassare nuovamente dopo la dieta. Lo dimostra lo studio condotto su cellule umane e di topo, pubblicato sulla rivista Nature da un gruppo internazionale di ricerca guidato dal Politecnico federale di Zurigo. Il team di studiosi, coordinato da Ferdinand von Meyenn, ha sequenziato gli Rna in cui sono trascritti i geni accesi nelle cellule adipose di 18 persone normopeso; successivamente li ha confrontati con quelli delle cellule adipose prelevate da 20 persone obese prima e dopo una significativa perdita di peso (pari ad almeno il 25% dell’indice di massa corporea) ottenuta con un intervento di chirurgia bariatrica. Le stesse analisi sono state condotte anche su cellule adipose di topi normopeso, obesi e obesi dimagriti.

I risultati dimostrano che le cellule del tessuto adiposo umano e di topi presentano dei cambiamenti nella trascrizione dei geni che vengono mantenuti anche dopo la perdita di peso. Oltre ai cambiamenti trascrizionali, nei topi sono stati osservati anche dei cambiamenti epigenetici, cioè delle modificazioni chimiche che alterano il modo in cui il Dna della cellula viene letto e trascritto in molecole di Rna: questi cambiamenti sembrano legati a disfunzioni in alcuni processi metabolici (come la biosintesi degli acidi grassi e la formazione di cellule adipose) che persistono anche dopo la perdita di peso. Secondo i ricercatori, i cambiamenti biomolecolari che avvengono nel tessuto adiposo favoriscono l’effetto yo-yo e in futuro potranno diventare bersagli di nuove strategie mirate a migliorare la gestione del peso a lungo termine.

18 Novembre 2024

CNEL, in Italia pochi medici generici rispetto ai Paesi UE

In Italia la dotazione di medici di medicina generale è di 68,1 per 100.000 abitanti, rispetto al 72,8 della Germania, il 94,4 della Spagna e il 96,6 della Francia. È quanto evidenzia il Cnel nella Relazione annuale sui servizi della PA, presentata lo scorso 14 ottobre. Anche la presenza di infermieri è particolarmente bassa in Italia rispetto al contesto europeo: 621,3 ogni 100.000 abitanti, a fronte di 633,9 in Spagna, 858,1 in Francia e 1.203,2 in Germania

Negli ultimi 10 anni – scrive il Cnel in una sintesi – il numero di medici generici è diminuito di oltre 6 mila unità, scendendo al di sotto dei 40 mila nel 2022, dato previsto in ulteriore peggioramento nei prossimi anni per via dei pensionamenti. Va considerato, infatti, che il 77% dei medici generici è over 54enne. La loro carenza riguarda soprattutto il Nord, con 59,9 per 100.000 abitanti, a fronte di 63,9 al Centro e 72 nel Mezzogiorno. Il numero di assistiti è quindi fortemente aumentato: da 1.156 nel 2012 a 1.301 nel 2022. La percentuale di medici di medicina generale con più di 1.500 assistiti (limite superiore fissato dalla normativa vigente) è passato dal 27,3% al 47,7%, con una forbice amplissima, tra il 71% della Lombardia e il 22,4% della Sicilia.

La relazione considera anche l’insieme del personale medico (generico e specialistico): in questo caso si arriva in Italia a 423,4 ogni 100.000 abitanti, collocando il nostro Paese al quattordicesimo posto nell’Unione europea. Il dato generale indica che la dotazione di medici risulta più elevata rispetto alla Francia (318,3), ma ancora una volta più bassa rispetto a Germania (453) e Spagna (448,7). La presenza risulta maggiore al Centro (477,5) e più bassa nel Nord-Ovest (398,1).

14 Novembre 2024

Tumori: l’American-Italian Cancer Foundation premia Babriella Pravettoni

New York, 13 novembre 2024 – L’American-Italian Cancer Foundation ha conferito lo “Special Recognition Award” a Gabriella Pravettoni, Direttrice della Divisione di Psiconcologia dell’Istituto Europeo di Oncologia e Professoressa di Psicologia delle Decisioni all’Università degli Studi di Milano. Per la prima volta il prestigioso riconoscimento è assegnato a uno psiconcologo. L’American-Italian Cancer Foundation fu istituita nel 1980, a New York, da Umberto Veronesi, con l’obiettivo di costruire un ponte della ricerca fra Italia e Stati Uniti e migliorare gli strumenti nella sfida contro il cancro, anche grazie al sostegno economico a giovani ricercatori. Lo “Special Recognition Award” è stato assegnato alla Prof.ssa Pravettoni “per l’importante contributo nello sviluppo della psiconcologia” e la cerimonia di premiazione si è svolta ieri sera a New York. “Sono molto onorata di ricevere questo ‘award’ da un ente italo-americano, che vede tra i suoi fondatori proprio Umberto Veronesi – afferma Gabriella Pravettoni -. Sono cresciuta professionalmente allo IEO, l’ospedale istituito dal Professore. Il riconoscimento dell’American-Italian Cancer Foundation suggella il lavoro che, con la mia équipe, abbiamo svolto in questi anni e ‘completa’ il ponte della ricerca fra Italia e Stati Uniti, aggiungendo il pilastro fondamentale della psiconcologia”.

Gabriella Pravettoni, che nel 2023 ha portato a Milano il Congresso Mondiale di Psiconcologia, si occupa da anni all’Università degli Studi di Milano di processi decisionali e di psicologia della salute. La sua attività si svolge tra la Statale e lo IEO, dove è principalmente focalizzata, nella pratica clinica e nella ricerca scientifica, alle medical humanities e, in particolare, al decision making e all’empowerment, inteso come un processo per potenziare le risorse personali psico-sociali del paziente nella gestione della malattia e del percorso di cura, agendo su più livelli: il paziente, la famiglia, il medico, la società. Su questi temi il gruppo della Prof.ssa Pravettoni è impegnato in vari progetti di ricerca internazionali, che vedono la collaborazione multidisciplinare di importanti centri di riferimento.

“La prospettiva psicosociale in oncologia si è sviluppata a partire dalla metà del secolo scorso negli Stati Uniti – continua la Prof.ssa Pravettoni -. In Europa e in Italia, l’attenzione a questi aspetti ha preso corpo negli anni 70 e 80, a cui risalgono le prime pubblicazioni scientifiche di psiconcologia, a partire dai lavori di Jimmie Holland del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. Oggi è consolidato il valore della psiconcologia a supporto del percorso terapeutico del paziente colpito dal cancro perché, come ha sempre sostenuto il Professor Veronesi, non si può eliminare il tumore dal corpo, senza toglierlo anche dalla mente della persona”.

L’incidenza della malattia sta aumentando a livello globale e nei singoli Paesi. Nel mondo, nel 2022, sono stati 20 milioni i nuovi casi di cancro. In Italia, nel 2023, sono state stimate 395.000 nuove diagnosi, con un incremento, in tre anni, di 18.400 casi. Nel 2024, negli Stati Uniti, si prevede che supereranno per la prima volta i due milioni.

“Oggi, in molti casi, è possibile raggiungere la guarigione o cronicizzare il cancro – sottolinea la Prof.ssa Pravettoni -. Per i pazienti oncologici non conta solo allungare la vita in termini di tempo, ma anche che questo tempo sia di qualità. Il 20% delle persone con tumore è colpito da depressione e oltre il 50% sviluppa disagio psicologico. Questi disturbi, che rientrano nel distress emozionale, hanno un impatto negativo sulla qualità di vita, sull’adesione ai trattamenti e, quindi, sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici. Uno studio olandese ha dimostrato che il disagio emotivo può influenzare negativamente la risposta alle terapie immunoterapiche contro il tumore. È quindi fondamentale garantire il supporto psiconcologico, anche da remoto attraverso piattaforme, perché queste persone possano prendersi cura di sé anche a livello psicologico ed emozionale”.

“In Europa, però, solo il 37% dei Paesi stanzia un budget specifico da destinare a questo tipo di sostegno, con il risultato che spesso il bisogno di cure psiconcologiche resta insoddisfatto – conclude la Prof.ssa Pravettoni -. In Italia lo psicologo dedicato all’oncologia è presente, sulla carta, in circa la metà dei centri, ma solo il 20% dei pazienti riceve effettivamente questo supporto. Ad esempio, la norma che ha istituito in Italia le Breast Unit ha stabilito che all’interno dei team multidisciplinari siano inclusi gli psiconcologi, ma troppo spesso nei centri di senologia mancano professionisti strutturati, sostituiti da figure che lavorano con contratti precari o supportate da associazioni, fondazioni, enti del terzo settore. Vanno colmate quanto prima queste lacune, perché è importante che ogni persona, al momento della diagnosi e nelle diverse fasi della malattia, sia sottoposta a uno screening da parte dello psiconcologo per valutare il livello di disagio mentale”.

13 Novembre 2024

Influenza: medici famiglia, “richieste vaccino fino a +25%, rischi carenze temporanee”

13 novembre 2024 – Sono in crescita le richieste di vaccinazione antinfluenzale, un aumento “che, almeno per la parte che riguarda i medici di famiglia, stimiamo anche del 25% in alcune aree e in alcune fasce d’età”, spiega Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), sottolineando però il rischio di una distribuzione non sempre “in linea con le capacità di somministrazione dei medici di famiglia, che sono più elevate rispetto alle dosi distribuite. E c’è anche il problema di una programmazione delle consegne, legata alle gare su base regionale, che potrebbero creare qualche problema di approvvigionamento temporaneo, come già accaduto in alcune aree”.

I dati di due grandi Regioni confermano adesioni in aumento. I cittadini vaccinati – dai loro medici di famiglia, dai pediatri, dai servizi aziendali e farmacie – sono stati, ad oggi, 1.328.108 in Lombardia, cioè +126.645 rispetto allo scorso anno, e 713.049 nel Lazio contro le 623.960 dello scorso anno (+89.089). “E’ indubbio – continua Scotti – che la richiesta di vaccinazione da parte dei pazienti sia aumentata per l’antinfluenzale mentre c’è più resistenza a vaccinarsi contro il Covid”. Per esempio, contro Sars-Cov-2 in Lombardia sono stati appena 191.866 (ad oggi) i vaccinati nei diversi punti di riferimento vaccinali, e nel Lazio appena 28.535.

I problemi di carenza per l’antinfluenzale di cui si è parlato per alcune regioni, spiega Scotti, “sono legate al tipo di gare e di consegne pattuite. In generale le Regioni hanno strutturato piattaforme in cui oggi sono registrati i dati, lotto per lotto, dei vaccini. C’è più sicurezza e controllo amministrativo e ci sono Regioni che potrebbero aver fatto degli accordi di gara con consegne frazionate. Ma se aumentano le richieste dei cittadini, magari sulla spinta delle informazioni su un virus stagionale più aggressivo, il rischio è che il frazionamento delle consegne lasci dei buchi temporali”, spiega Scotti che sottolinea anche la necessità di un maggior coordinamento tra i soggetti vaccinatori. “Se un mio paziente si vaccina in farmacia, per esempio, avere informazioni per tempo è importante. Non è raro che si tratti di pazienti che devono sottoporsi anche ad altre vaccinazioni, ma è un’informazione che la farmacia non ha”.

12 Novembre 2024

Farmaci: Report Osmed AIFA, nel 2023 spesi oltre 36 miliardi

12 novembre 2024 – Nel 2023 “la spesa farmaceutica totale è stata pari a 36,2 miliardi di euro, di cui il 68,7% rimborsato dal Servizio sanitario nazionale. La spesa territoriale pubblica, comprensiva di quella convenzionata e in distribuzione diretta e ‘per conto’, è stata di 12 miliardi e 998 milioni, con un aumento rispetto all’anno precedente del 3%. La spesa per compartecipazione a carico del cittadino è stata invece pari a 1 miliardo e 481 milioni, circa 25 euro pro-capite, dato in calo dell’1,3% dovuto alla riduzione del 2,5% del differenziale di prezzo rispetto al generico dovuto da chi acquista invece il farmaco ‘originator’. Aumenta invece dell’1,7% la spesa per i ticket sulla ricetta o la confezione. La spesa per i farmaci acquistati dalle strutture pubbliche è stata pari a 16,2 miliardi di euro e ha registrato una crescita dell’8,4% rispetto al 2022”. Lo rileva il Rapporto OsMed 2023 ‘L’uso dei farmaci in Italia’ presentato oggi a Roma dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco.

“I generici erano il 9% nel 2011, sono saliti al 22,8% in termini di spesa, al 31,2% in termini di consumi. Il trend di crescita negli ultimi 5 anni è tuttavia limitato (3 punti percentuali) e il consumo di generici in Italia resta basso, soprattutto se confrontato a quello di altri Paesi europei”, rileva il rapporto. Secondo i dati Iqvia, l’Italia è infatti ancora terz’ultima in Europa, con i medicinali ex-originator che occupano ancora il 44,3% del mercato dei farmaci a brevetto scaduto. La media Ue relativa al consumo di generici è invece del 51%, con Paesi come la Gran Bretagna che sono al 60%. “L’Italia è invece prima per la diffusione del mercato dei biosimilari con l’80,8% del mercato dei farmaci biologici a brevetto scaduto. – ricorda l’Aifa – Nel ricorso ai farmaci a brevetto scaduto è evidente la profonda eterogeneità regionale, sia in termini di spesa che di consumo. In Calabria, Campania, Sicilia e Basilicata il ricorso agli equivalenti oscilla infatti tra il 19 e il 21%, mentre a Trento e in Lombardia i valori sono rispettivamente del 44 e 43%”

11 Novembre 2024

Aifa: “Scarsa aderenza alle terapie costa 2 miliardi l’anno”

11 novembre 2024 – Costa due miliardi di euro l’anno al servizio sanitario nazionale la mancata aderenza alle terapie mentre un aumento di rispetto delle cure anche solo del 15% potrebbe ridurre i costi assistenziali di 300 milioni, senza considerare quelli sociali, derivanti ad esempio dalla perdita di giornate lavorative. Considerando che, in base all’ultimo rapporto OsMed quasi un anziano su tre (il 28,5% degli over 65) assume 10 o più medicinali in corso d’anno, almeno 5 nel 68% dei casi.

Queste alcuni dei dati emersi dal tavolo tecnico su Medicina di Precisione e Prescrittomica per migliorarla che ha preso il via all’Agenzia italiana del Farmaco a cui partecipano anche Società scientifiche, organizzazioni delle professioni sanitarie e accademici del settore, per arrivare a una relazione finale entro un anno. Nell’attività di ricerca anche social network e IA. “Molti trattamenti – ha spiegato il presidente dall’Aifa, Robert Nisticò inaugurando i lavori del Tavolo tecnico – si traducono poi in bassa aderenza e persistenza alle terapie, con danni alla salute dei pazienti e spreco di risorse. Acuiti anche dal fatto che l’interazione di così tanti medicinali diventa difficile da tenere sotto controllo per gli stessi medici e può generare effetti avversi o scarsa tollerabilità ai trattamenti”. Da qui la spinta su farmacogenetica e IA. “Diversi studi – ha riferito Nisticò – hanno dimostrato che l’uso dell’Intelligenza artificiale per monitorare le terapie, inviare promemoria personalizzati e fornire supporti in tempo reale può aumentare fino al 20% l’aderenza alle terapie stesse. Percentuale che si traduce in un miglioramento del 40% della qualità della vita e del 20% in termini di sopravvivenza”. Per quanto riguarda la farmacogenetica “nei pazienti poli-trattati – ha detto Nisticò – l’informazione genomica consente anche di valutare le interazioni tra farmaci e l’impatto cumulativo della terapia e questo significa poter ridurre gli effetti collaterali, come i rischi di tossicità, aumentare l’aderenza alle terapie, il tutto riducendo i costi sanitari indotti da visite ambulatoriali e ospedalizzazioni, che secondo studi Usa tra il 3 e il 7 per cento dei casi sono causate da reazioni avverse ai medicinali”. Un aiuto può venire anche dai social network “per condividere con la popolazione generale informazioni semplici e precise sull’uso corretto dei medicinali e le loro possibili interazioni”.

 

8 Novembre 2024

Tumori: “Ogni giorno oltre 200 morti per fattori di rischio modificabili. Meno 1.103 posti letto in 10 anni, servono risorse per prevenzione e cure”

Roma, 8 novembre 2024 – Nel nostro Paese oltre il 45% delle morti per tumore è attribuibile a fattori di rischio modificabili, sia comportamentali, cioè stili di vita scorretti, che ambientali. Si tratta di circa 80.000 dei 180.000 decessi annuali stimati per cancro, pari a più di 200 morti al giorno. Ma l’Italia investe ancora troppo poco in prevenzione, solo il 6,8% della spesa sanitaria totale (pari a 7,19 miliardi di euro nel 2021), una cifra inferiore alla media (7,1%) dei Paesi dell’Unione Europea più il Regno Unito (EU27+UK). In particolare, l’Italia (con il 6,8%) è ottava dopo Regno Unito (12,5%), Austria (10,3%), Paesi Bassi (9,6%), Danimarca (8,9%), Estonia (8,3%), Repubblica Ceca (8,1%) e Ungheria (7,6%). “È importante che l’Italia recuperi quanto prima questo gap negativo, per continuare a garantire la qualità delle cure e la sostenibilità del servizio sanitario – spiega Francesco Perrone, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), nella conferenza stampa di apertura del XXVI Congresso Nazionale della società scientifica oggi a Roma -. L’oncologia italiana chiede più risorse alle Istituzioni anche per rispondere alla domanda di assistenza, che è in continua crescita. In Italia, si stima che ogni giorno vi siano circa 1.000 nuove diagnosi di cancro e che questo numero tenda ad aumentare di anno in anno di circa l’1%. A questo si aggiunga la capacità sempre più diffusa di rendere cronica la malattia, grazie al progresso terapeutico. Gli investimenti, finora, non sono stati proporzionati all’aumento di richiesta di cure. Domanda e offerta di assistenza oncologica vanno a velocità diverse. Serve un cambio di passo, con lo stanziamento di fondi per creare più spazi e assumere personale. In 10 anni, sono stati tagliati 1.103 posti letto pubblici in Oncologia Medica: nel 2012 erano 5.262, ridotti a 4.159 nel 2022. La capacità del servizio sanitario pubblico di abbattere le liste di attesa, enorme problema alla base anche di una quota di migrazione sanitaria, dipende dalla ottimizzazione dei sistemi di prenotazione e dalla disponibilità di spazi e personale. Oltre a posti letti e strutture più moderne, mancano medici e infermieri, con differenze troppo ampie tra le Regioni. La scarsità di specialisti è diventata una vera emergenza e sta interessando anche la nostra area medica. Cominciano, infatti, a rimanere vacanti i posti nelle scuole di specializzazione di oncologia”.

“Il rischio concreto – continua il Presidente Perrone – è che aumentino le spese a carico dei pazienti oncologici, con un numero sempre maggiore di cittadini che devono affrontare non solo il cancro, ma anche la cosiddetta tossicità finanziaria, cioè le perdite economiche causate dalla malattia. I costi del cancro in Italia sono pari a circa 20 miliardi ogni anno, di questi almeno 5 sono sostenuti direttamente dai pazienti. Uno studio, pubblicato su ‘The European Journal of Health Economics’, ha posto l’accento sui costi out of pocket, cioè pagati di tasca propria dai pazienti oncologici e dai loro familiari, che ammontano a oltre 1.800 euro annui per paziente in Italia. Tra le voci più significative vi sono i trasporti (359,34 euro in media), che richiamano il problema del pendolarismo sanitario, gli esami diagnostici (259,82 euro) e le visite specialistiche (126,12 euro), servizi che il Servizio Sanitario, ancora alle prese con il problema delle liste d’attesa, non riesce ad assicurare a tutti in tempi adeguati”.

“In contesti organizzativi spesso complessi – afferma Massimo Di Maio, Presidente eletto AIOM -, va evidenziata la capacità di resilienza dell’oncologia italiana, che riesce a svolgere un eccellente lavoro sia in termini di assistenza che di ricerca, come dimostrano le collaborazioni strutturate con società scientifiche internazionali, come quella americana (ASCO) ed europea (ESMO). AIOM ha svolto un ruolo di primo piano nella definizione delle Linee Guida ESMO sui PRO, i ‘patient-reported outcomes’, cioè l’insieme dei sintomi che misurano la qualità di vita dei pazienti durante un trattamento, per valutarne l’impatto. Non sostituiscono le informazioni del medico, ma sono molto importanti perché aggiungono i dati riferiti direttamente dai pazienti, senza alcun filtro, ampliando le conoscenze sul valore della terapia. I PRO possono favorire il ‘patient empowerment’, perché consentono al paziente di esprimersi in autonomia, facendo emergere anche effetti collaterali caratterizzati da una forte componente soggettiva”. “Inoltre – continua Massimo Di Maio -, in un sistema assistenziale come quello italiano caratterizzato da un forte squilibrio fra le forze in campo e la domanda di assistenza, i PRO possono diventare uno strumento di ‘doctor empowerment’ perché, se riusciamo a utilizzarli in maniera sistematica, miglioreremo la qualità del nostro lavoro, grazie a una più attenta valutazione dei bisogni dei pazienti, ad esempio ricorrendo a interventi di supporto che, in un’ottica di cure simultanee, si affiancano alle terapie specifiche contro il cancro. Ad oggi, però, pochi ospedali adottano misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti. È importante investire nel monitoraggio dei PRO, che non si traduce in un aumento dei carichi di lavoro, ma migliora la gestione dei pazienti”.

“È necessario agire anche su altri strumenti, che possano migliorare la qualità di vita delle persone colpite dal cancro – afferma Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM -. Le criticità riguardano in particolare l’assistenza psiconcologica, perché ancora troppo pochi centri hanno uno psicologo dedicato all’oncologia, e l’assistenza domiciliare oncologica, disponibile soltanto nel 69% delle strutture. Questi problemi possono essere affrontati con la reale istituzione delle Reti oncologiche regionali, attive solo in alcune Regioni, che consentirà di migliorare i livelli di appropriatezza e di risparmiare risorse, da utilizzare anche per velocizzare l’accesso ai farmaci innovativi. I pazienti oncologici del nostro Paese devono aspettare ancora quasi 14 mesi per accedere ai trattamenti anticancro innovativi, rispetto, ad esempio, ai 3 mesi della Germania”.

“Sul fronte dell’appropriatezza – sottolinea Angela Toss, coordinatrice Working Group AIOM Giovani -, AIOM mette in campo molti strumenti: dal Libro Bianco dell’Oncologia Italiana, alle Linee Guida per garantire percorsi diagnostici e terapeutici uniformi su tutto il territorio, ai controlli di qualità nazionali per i test bio-molecolari, alle Raccomandazioni sull’uso della vaccinazione anti influenzale, anti pneumococcica e anti SARS-CoV-2 nei pazienti con neoplasia solida, fino al volume sui ‘Numeri del cancro in Italia’. AIOM ha anche intrapreso un percorso di particolare attenzione a gruppi di pazienti che, per vari motivi, affrontano difficoltà nell’accesso alle cure oncologiche. È il caso delle persone transgender, degli immigrati, dei detenuti e delle popolazioni che vivono in zone di guerra. Gli under 40 rappresentano più della metà di tutti i soci AIOM e sono particolarmente sensibili anche agli aspetti etici e sociali della professione”.

“L’oncologia è una parte essenziale del Servizio sanitario sia per il carico assistenziale che per l’incessante progresso terapeutico – conclude il Presidente AIOM Perrone -. La nostra società scientifica ha una missione etica e civile, che va oltre la pratica clinica quotidiana. Dobbiamo compiere tutti gli sforzi possibili per migliorare l’efficienza del sistema, perché le ricadute sono immediate anche sull’oncologia. E il confronto con le Istituzioni è indispensabile. Oggi, nella cerimonia inaugurale del Congresso, sono previsti gli interventi del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e del Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Robert Nisticò. È molto importante che ripartano i bandi AIFA come segnale, speriamo non transitorio, di attenzione delle Istituzioni per la ricerca clinica indipendente. Quest’ultima, se supportata, può realizzare la triplice missione di migliorare la pratica clinica, aumentare il livello di conoscenza sui nuovi farmaci e fungere da supporto alle politiche di rimborsabilità”.

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