Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

30 Luglio 2024

Una dieta sana e povera di zuccheri potrebbe avere effetti antiaging

Una dieta ricca di vitamine e sali minerali ma povera di zuccheri potrebbe avere effetti anti-aging, Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Jama Network Open e condotto presso l’Università di San Francisco. La Food and Drug Administration degli Stati Uniti raccomanda agli adulti di consumare non più di 50 grammi di zucchero aggiunto al giorno.

I ricercatori hanno esaminato come tre diversi tipi di alimentazione influenzassero l’esito di un test biochimico usato per stimare la salute di un individuo e l’età del suo corpo (biologica) e hanno scoperto che migliori erano le abitudini alimentari (ovvero maggiore il contenuto in vitamine A, C, B12 ed E, acido folico, selenio, magnesio, fibre alimentari e isoflavoni, minore il consumo di zuccheri aggiunti nella dieta) delle persone, più le cellule del loro corpo sembravano giovani. Inoltre, a parità di dieta sana, ogni grammo di zucchero in più consumato si collegava a un aumento dell’età biologica. Lo studio è uno dei primi a mostrare un legame tra lo zucchero aggiunto e l’invecchiamento del corpo, nonché il primo a coinvolgere persone di mezza età di varie etnie. “Lo studio approfondisce la nostra comprensione del perché lo zucchero sia così dannoso per la salute, sottolinea la co-autrice senior Elissa Epel. “Sapevamo che alti livelli di zuccheri aggiunti sono collegati a un peggioramento della salute metabolica e a malattie precoci, forse più di qualsiasi altro fattore alimentare”, continua Epel. “Ora sappiamo che l’invecchiamento accelerato delle cellule è alla base di questa relazione, e questo è probabilmente uno dei tanti modi in cui un eccessivo consumo di zucchero limita una longevità sana”.

“Dato che i pattern di invecchiamento cellulare sembrano essere reversibili, potrebbe essere che eliminare 10 grammi di zucchero aggiunto al giorno sia come riavvolgere l’orologio biologico di 2,4 mesi, se la diminuzione del consumo è mantenuta nel tempo”, sottolinea la co-autrice senior Barbara Laraia, della UC Berkeley. “Concentrarsi su alimenti ricchi di nutrienti chiave e poveri di zucchero aggiunto potrebbe essere un nuovo modo per motivare le persone a mangiare bene per vivere più a lungo”, conclude.

29 Luglio 2024

Alcol, più donne consumatrici e 15% giovani ama il binge drinking

Cambia l’identikit dei consumatori di alcol in Italia: rispetto al passato, aumentano i consumatori occasionali e fuori pasto mentre calano quelli giornalieri ed a fronte di un leggero aumento del consumo generale di alcol nell’anno, a fare registrare la crescita maggiore sono soprattutto le donne. Per i giovani, a preoccupare resta l’abitudine del binge drinking, praticata dal 15%. E’ il quadro che emerge dalla ‘Relazione del ministro della Salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della legge 30.3.2001 n. 125 in materia di alcol e problemi alcol correlati – anno 2023’. Secondo i dati Istat, evidenzia la Relazione, nel corso del 2022 il 67,1% della popolazione italiana di 11 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica (pari a 35 milioni e 918 mila persone), con una prevalenza maggiore tra i maschi (77,4%) rispetto alle femmine (57,5%). Il 19,3% dei consumatori (10 milioni 310 mila persone) beve quotidianamente (28,4% tra i maschi e 10,7% tra le femmine). Nel 2022 è in lieve aumento, rispetto all’anno precedente, il consumo di alcol nell’anno (66,3% nel 2021 e 67,1% nel 2022), ma tale aumento “si osserva esclusivamente tra le donne (passate dal 56,1% al 57,5%)”. Inoltre, si sottolinea, nel decennio la quota di donne consumatrici per il consumo occasionale passa dal 39,3% al 46,9%, mentre le donne che consumano alcol fuori pasto passano dal 15,6% al 23,2%. In generale, è stabile il consumo giornaliero (19,4% nel 2021 e 19,3% nel 2022), mentre in aumento il consumo fuori pasto (30,7% nel 2021 e 31,7% nel 2022) e il consumo occasionale (46,9% nel 2021 e 47,9% nel 2022).

Quanto al tipo di alcolici, nel 2022 beve vino il 54,9% della popolazione di 11 anni e più, di cui 65,1% maschi e 45,2% femmine. Nella stessa popolazione considerata, beve birra il 51,3%, con una prevalenza dei consumatori di sesso maschile pari al 63,7% rispetto al 39,6% di quella femminile. Gli aperitivi alcolici, amari e superalcolici sono consumati dal 48% della popolazione di 11 anni e più (58,5% degli uomini e il 38,0% delle donne). In generale, il consumo è più forte nel Centro-Nord (il 69,3%) e preoccupano i giovani: nel 2022, il 47,6% dei ragazzi e il 42,1% delle ragazze di età compresa tra 11 e 24 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno. Tra i comportamenti a rischio tra i giovani il binge drinking rappresenta l’abitudine più diffusa. Nel 2021 il fenomeno del binge drinking – il consumo smodato di alcol in un arco temporale ristretto – riguardava il 14,8% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età. Nel 2022 il fenomeno ha riguardato il 15% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età (18,9% maschi e il 10,8% femmine). “A tutt’oggi – commenta il ministro Orazio Schillaci nel documento – il consumo dannoso di alcol resta una criticità, tanto da indurre molti Paesi ad adottare raccomandazioni sul consumo di bevande alcoliche, suggerendo la prudenza, come esprime con chiarezza il concetto condiviso dalla Comunità Scientifica Internazionale che si sintetizza con la frase Less is better”.

26 Luglio 2024

Tre porzioni di frutta nella mezza età per prevenire la depressione

I sintomi depressivi in età avanzata, spesso accompagnati da perdita di appetito, insonnia, scarsa concentrazione e aumento della fatica fisica, si combattono attraverso una dieta ricca di frutta, a partire dalla mezza età. Lo conferma uno studio longitudinale condotto dalla Yong Loo Lin School of Medicine della National University di Singapore (Nus Medicine) e pubblicato sul Journal of Nutrition, Health and Aging, che ha coinvolto 13.738 partecipanti seguiti per circa 20 anni. I ricercatori hanno scoperto che chi consumava maggiori quantità di frutta in età più giovane, mostrava una probabilità ridotta di sperimentare sintomi depressivi in età avanzata. L’associazione potrebbe essere dovuta ai livelli di antiossidanti e micronutrienti antinfiammatori presenti nella frutta, come vitamina C, carotenoidi e flavonoidi, che hanno dimostrato di ridurre lo stress ossidativo e inibire i processi infiammatori nel corpo che possono influenzare lo sviluppo della depressione. Il consumo di verdure, d’altra parte, non ha mostrato alcuna associazione con la probabilità di sintomi depressivi.

Koh Woon Puay del Healthy Longevity Translational Research Programme della Nus Medicine e Principal Investigator dello studio, ha dichiarato: “Il nostro studio sottolinea l’importanza del consumo di frutta come misura preventiva contro la depressione correlata all’invecchiamento. I partecipanti che consumavano almeno 3 porzioni al giorno, rispetto a quelli che consumavano meno di una porzione al giorno, sono stati in grado di ridurre significativamente la probabilità di depressione correlata all’invecchiamento di almeno il 21%. Ciò può essere ottenuto mangiando una o due porzioni di frutta dopo ogni pasto”. Nella fase iniziale dello studio dal 1993 al 1998, quando i partecipanti avevano un’età media di 51 anni, è stato chiesto loro di rispondere a un questionario strutturato sulla frequenza con cui consumavano una porzione standard di ciascun alimento al giorno, per 14 frutti e 25 verdure. Nel 2014-2016, quando i partecipanti avevano un’età media di 73 anni, i sintomi depressivi sono stati esaminati utilizzando un test standard (Geriatric Depression Scale). Dopo aver considerato fattori che potevano potenzialmente incidere sui risultati, inclusi la storia medica e livello di attività fisica, il team ha scoperto che un maggiore consumo di frutta era associato a minori probabilità di sintomi depressivi.

25 Luglio 2024

ISS: cala mortalità per tumori ma non al Sud

Cala la mortalità per tumori in Italia, ma non al Sud dove si perdono più anni di vita per i tumori della mammella e del colon e i tassi di mortalità, che storicamente erano più bassi rispetto al Nord, ora sono paragonabili.

Lo afferma il primo rapporto del Gruppo di Lavoro su equità e salute nelle Regioni dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato oggi sul sito dell’Iss, secondo cui tra le cause c’è anche il minore ricorso agli screening: nelle aree dove si partecipa meno a questa forma di prevenzione, sottolineano gli autori, oltre ad avere una maggiore mortalità c’è anche un più alto l’indice di fuga, il numero cioè di pazienti costretto a spostarsi per potersi operare. Il gruppo, istituito dal presidente dell’Iss Rocco Bellantone, ha evidenziato che per il tumore della mammella e per il tumore del colon-retto, che rappresentano il 40% di tutte le diagnosi di tumore in Italia, sono forti le differenze regionali. “A questo rapporto, seguirà a breve, un lavoro simile sulle patologie cardiovascolari” afferma Bellantone. In Italia, la mortalità per tumore della mammella dal 2001 al 2021 si è ridotta del 16%, ma con ritmi diversi nelle diverse aree del Paese: al Sud la riduzione di mortalità è stata inferiore rispetto a quanto osservato nel Nord (-6% contro -21%). In alcune Regioni del Sud, quali Calabria, Molise e Basilicata, si osservano addirittura degli incrementi rispettivamente pari al 9%, 6% e 0,8%. Anche per il tumore del colon gli andamenti sono simili: dal 2005 al 2021 risulta che nelle donne la mortalità si è ridotta di circa il 30% nelle aree del Nord (-29%) e del Centro (-27%) e molto meno al Sud (-14%). Il divario tra Nord e Sud risulta ancora più ampio fra gli uomini, dove la riduzione è stata pari a -33% nel Nord, -26% al Centro e solo -8% nel Meridione. La regione più critica è rappresentata dalla Calabria dove in 15 anni la riduzione è stata minima nelle donne (-2%) e praticamente nulla negli uomini (-0,9%).

24 Luglio 2024

Ministero Salute: “Sul Covid-19 il monitoraggio è costante’

“In considerazione dell’attuale andamento epidemiologico del Covid-19, dell’Influenza Aviaria e della Dengue, vogliamo rassicurare la popolazione sulla continua efficacia delle misure adottate e sull’impegno costante del Ministero della Salute per garantire la salute pubblica. Anche di fronte a nuove sfide, l’approccio rimane improntato a criteri di responsabilità e di rispetto delle norme vigenti”.

È quanto dichiara il Capo dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute, Mara Campitiello. “Riguardo al Covid-19 – spiega Campitiello – il monitoraggio è costante e attento. Nonostante il lieve aumento dei casi, l’incidenza resta complessivamente bassa e l’impatto sugli ospedali è limitato. Il sistema di sorveglianza è in grado di adattarsi alle evoluzioni del virus, mantenendo la popolazione informata e protetta. Così come resta basso il rischio di influenza aviaria per la popolazione generale grazie alle rigorose misure di controllo messe in atto, che includono la prevenzione dell’infezione nell’uomo e la vaccinazione antinfluenzale per il personale a rischio. Anche sulla Dengue, il Ministero della Salute, in collaborazione con l’ECDC, monitora attentamente la situazione. Abbiamo potenziato le attività di sorveglianza su tutto il territorio nazionale, con misure di bonifica ambientale per ridurre i siti di proliferazione delle zanzare. Dall’inizio del 2024, in Italia sono stati notificati 283 casi confermati di Dengue, tutti associati a viaggi all’estero. Per questo è importante seguire le raccomandazioni, che abbiamo diffuso anche nei porti e aeroporti, per proteggersi se si viaggia in Paesi a rischio Dengue”. “Il Ministero della Salute – conclude la responsabile del Dipartimento di prevenzione – garantisce l’attento monitoraggio della situazione epidemiologica di tutti i virus e l’adozione di tutte le misure di prevenzione necessarie. Invitiamo i cittadini a seguire le raccomandazioni delle autorità sanitarie e a mantenere la fiducia nel Servizio sanitario nazionale, che continua a lavorare instancabilmente a tutela della salute pubblica”.

24 Luglio 2024

Cistite in estate, donne più colpite: cause, sintomi, come prevenirla

Può essere una scomoda compagna di vacanze, e rendere più complicati i giorni tanto sognati sotto l’ombrellone, fra mare e bagnasciuga. Estate tempo di cistite, soprattutto tra le donne. Secondo le stime, almeno una su 3 ne ha sofferto nella vita e fra queste c’è chi va incontro a forme ricorrenti. “Le cistiti, episodi fastidiosi di infezioni delle vie urinarie che colpiscono più facilmente le donne, sono molto più frequenti in estate per tante ragioni – spiega Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova – Si beve meno acqua, in genere si hanno più rapporti sessuali” nella stagione delle vacanze “e la cistite, nelle donne sessualmente attive, è appunto spesso correlata direttamente ai rapporti sessuali”. Altre condizioni che aumentano il rischio di incappare in una cistite sono per esempio “il costume bagnato – elenca ancora Bassetti – o degli indumenti particolarmente stretti che magari si utilizzano di più in estate, tutti fattori che aumentano evidentemente il rischio di queste infezioni che possono essere veramente fastidiose, soprattutto nel genere femminile”.

Campanelli d’allarme sono il classico bruciore, o dolore, quando si fa la pipì; difficoltà a urinare e bisogno frequente e urgente; ma anche una sensazione di peso sulla vescica, al basso ventre, e di non completo svuotamento e visivamente si osservano anche urine torbide. Il fastidio può essere significativo, osserva l’infettivologo, sottolineando l’importanza di non trascurare questa problematica, perché spesso questi episodi di cistite “portano a un utilizzo spropositato di antibiotici, anche in autoprescrizione – avverte lo specialista – Purtroppo oggi le infezioni urinarie sono uno dei settori nel quale abbiamo più facilmente batteri resistenti agli antibiotici, necessità di ricovero in ospedale e quant’altro. Quindi bisogna fare grande attenzione”, ammonisce. L’esperto affronta il tema anche in un post su Facebook dedicato alle cistiti estive, nel quale dispensa qualche consiglio “per provare a prevenirle: bevi almeno 2 litri di acqua al giorno – suggerisce – segui una dieta ricca di vitamine e antiossidanti come frutta e verdura; evita cibi zuccherati e bevande gassate; svolgi attività fisica regolarmente; bevi molta acqua; limita il consumo di caffè, alcolici, dolci o cibi troppo conditi; non trattenere la pipì; non indossare vestiti troppo attillati di materiale sintetico o passare la giornata con il costume bagnato”. E infine: “In caso di episodio di cistite, è molto importante fare un’urinocoltura prima di iniziare l’antibiotico (meglio evitare il fai da te)”.

19 Luglio 2024

Solo 10% degli anziani con vaccino Covid, 50% con anti-influenza

Nell’ultimacampagna di vaccinazione contro Covid-19, si è vaccinato solo il 10,2% degliover 60, con valori compresi tra il 19,2% della Toscana e l’1,8% della Sicilia.La campagna antinfluenzale tra gli over 65, invece, secondo le primerilevazione, non ha raggiunto il 50%. Sono alcuni dei dati presentati questamattina nel corso dell’evento “Politiche di immunizzazione dei soggettiadulti e fragili: dalla promozione della buona salute al contrastodell’AMR”, realizzato ieri da The European House-Ambrosetti.

“L’invecchiamentodella popolazione e i progressi della medicina hanno aumentato il numero disoggetti fragili e quindi predisposti alle infezioni”, ha affermatoMassimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana di MalattieInfettive e Tropicali (SIMIT). “In questa popolazione gli interventi diprevenzione, primi tra tutti le vaccinazioni, rappresentano un efficacestrumento per ridurre il rischio di infezioni”. Tuttavia, “nel nostroPaese stiamo assistendo ad una disaffezione importante alle pratiche vaccinalicon una riduzione importante delle coperture per molti virus respiratori”,ha sottolineato la presidente della Società Italiana d’Igiene, MedicinaPreventiva e Sanità Pubblica (SItI) Roberta Siliquini. Da qui l’invito aGoverno e Regioni a rafforzare le politiche vaccinali, intervenendosull’organizzazione, per esempio aggiornando costantemente il calendariovaccinale e completando l’anagrafe vaccinale, investendo in comunicazione eaumentando le risorse economiche.

18 Luglio 2024

Corte dei Conti, mantenere alto il livello di spesa per la sanità pubblica

La Corte dei conti “ha già sottolineato come il livello di spesa sanitaria in Italia sia più contenuto degli altri paesi Ue. Ciò spinge a riguardare la spesa sanitaria e va considerato anche che la spesa sanitaria privata sta crescendo in modo consistente, con una forte differenza della capacità di spesa tra fasce più e meno agiate della popolazione. C’è dunque bisogno di mantenere un livello di spesa pubblica elevato”. Lo ha affermato l’esponente della Corte dei Conti Enrico Flaccadoro in audizione alla Commissione Affari sociali in merito alla pdl ‘Disposizioni concernenti finanziamento, organizzazione e il funzionamento del Ssn”.  La proposta di legge, ha sottolineato, “è molto ampia”. Flaccadoro ha esaminato i vari punti della pdl concentrandosi sulla questione delle coperture economiche e ricordando che il testo di legge all’articolo 1 indica di portare all’8% la spesa rispetto al Pil per rispondere al finanziamento della spesa sanitaria. Rispetto quindi alla previsione del testo di legge di usare l’indice di deprivazione per la redistribuzione delle risorse tra le Regioni, “ciò è coerente anche con il quadro internazionale. Tuttavia – ha sottolineato Flaccadoro – l’indice di deprivazione si presenta variabile negli anni e questo potrebbe comportare una difficoltà di programmazione da parte delle regioni ma questa – ha concluso – è una questione che può essere affrontata”.

“La condizione di sottofinanziamento del Ssn è largamente condivisibile: la quota del 7% del Pil nel 2021per la sanità è più bassa sia della media dei paesi Ue ed anche la spesa pro capote in sanita in Italia è più bassa sia della media Ue sia dei paesi Ocse”, ma nonostante questo il Ssn “sembra comunque mostrare ancora una certa resilienza”. Lo ha sottolineato Giampaolo Arachi, componente del Consiglio dell’Ufficio parlamentare di bilancio della Camera, in audizione alla Commissione Affari sociali nell’ambito dell’esame della proposta di legge su ‘Disposizioni concernenti il finanziamento, l’organizzazione e il funzionamento del Servizio sanitario nazionale’. “Il significativo disinvestimento nella sanita pubblica – ha rilevato Arachi – aveva sottoposto il Ssn a forti tensioni già prima della pandemia. Queste tensioni si sono aggravate con le crisi sanitarie e ora sono di nuovo diffuse le preoccupazioni su personale e liste d’attesa, anche se con il Pnrr si sta cercando di ridimensionare il divario tra le regioni”. Nonostante ciò, ha evidenziato l’esperto, “il Ssn sembra comunque mostrare ancora una certa resilienza e l’Italia presenta una situazione che appare ancora sufficientemente positiva: ad esempio, l’Italia è il terzo paese Ue con la speranza di vita più elevata sopra i 65 anni, e più bassi tassi di mortalità”. Tuttavia, ha rimarcato, “ci sono forti differenze territoriali” ed “appare difficile che si possa mantenere nel tempo tale resilienza se non si affrontano le criticità. La pdl prevede varie misure in tal senso”.

17 Luglio 2024

SINUC: “Le diete scorrette portano alla malnutrizione”

Lo stile alimentare occidentale, sia per eccesso che per difetto, può avere significative ripercussioni sulla salute dei pazienti, eppure la gestione clinica della malnutrizione presenta ancora diverse lacune. L’istituzione di un fondo per la prevenzione delle malattie basato su approcci nutrizionali corretti potrebbe combatterla. Lo sottolinea Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC, la Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo aggiungendo che le conseguenze di una dieta scorretta “sono numerose e gravi: aumenta il rischio di patologie nei soggetti sani, il rischio di complicazioni nelle persone con patologie croniche, riduce la durata e la qualità della vita”.

La SINuC sottolinea anche “l’enorme importanza di un fondo sanitario dedicato alla prevenzione delle malattie proprio con approcci nutrizionali improntati a corretti stili di vita sin dalla prima infanzia”. Uno studio della Fondazione Aletheia, patrocinato dal ministero della Salute, indica che una riduzione del 20% delle calorie assunte da alimenti ad alto contenuto di zucchero, sale e grassi saturi potrebbe prevenire in Italia 688 mila malattie croniche entro il 2050 e far risparmiare 278 milioni di euro l’anno di spesa sanitaria. Per coprire i costi di sovrappeso e obesità, ogni italiano paga quasi 300 euro di tasse l’anno per una contrazione del PIL del 2,8%. Pesano nel calcolo, l’adozione di una dieta ricca di carne e cibi pronti o ultra-processati. Negli ultimi venti anni in Italia, c’è stato un aumento del 7,1% delle persone in sovrappeso e del 36,4% di quelle obese. “Secondo uno studio presentato al meeting dell’American Society for Nutrition assumere quantità elevate di cibo ultra-processato può ridurre la durata della vita di oltre il 10%. Il rischio di mortalità sale al 15% per gli uomini e al 14% per le donne- spiega Alessio Molfino, del Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione Sapienza Università di Roma- Quando parliamo di malnutrizione dobbiamo considerare entrambe le facce della medaglia, la malnutrizione per eccesso, ma anche quella per difetto con obesità e perdita di massa muscolare, condizione nota come obesità sarcopenica, in grado di aumentare il rischio di fragilità”. E’ ancora la dieta mediterranea a mostrare vantaggi a lungo termine: maggiore longevità, diminuzione dell’infiammazione e migliore immunità grazie anche al miglior profilo del microbiota intestinale.

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