Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

16 Luglio 2024

Studio: andare a lavoro in bici o a piedi riduce il rischio di morte

I pendolari che vanno al lavoro in bicicletta o a piedi hanno un rischio inferiore sia di malattie mentali sia fisiche. Lo rivela uno studio a lungo termine pubblicato nella rivista Bmj Public Health e condotto da Bruce Whyte, del Glasgow Centre for Population Health. I benefici più evidenti si sono riscontrati tra i ciclisti, per i quali il rischio di morte per qualsiasi causa era inferiore del 47%, quindi quasi dimezzato. I ricercatori hanno utilizzato dati rappresentativi a livello nazionale provenienti dallo Scottish Longitudinal Study (Sls), concentrandosi su persone di 16-74 anni.

L’analisi finale si è basata su 82.297 persone, cui è stato chiesto il mezzo di trasporto utilizzato. Il viaggio attivo è stato definito come camminare o andare in bicicletta. Tutti gli altri metodi di pendolarismo sono stati definiti come ‘inattivi’. Le risposte sono state collegate a ricoveri ospedalieri nazionali per tutte le cause, malattie cardiovascolari, cancro e incidenti stradali; decessi per tutte queste cause; e prescrizioni per problemi di salute mentale (sedativi, farmaci per l’ansia e antidepressivi) dal 2001 al 2018 inclusi. Rispetto ai pendolari inattivi, coloro che camminavano per andare al lavoro o presso luoghi di studio avevano rischi più bassi di morte e malattie mentali e fisiche. In particolare, andare in bicicletta per il tragitto casa-lavoro o studio porta a un rischio inferiore del 47% di morte, a un rischio inferiore del 10% di ricovero ospedaliero per qualsiasi causa e a un rischio inferiore del 24% di ricovero ospedaliero per malattie cardiovascolari. Anche il rischio di ricevere una prescrizione di farmaci per malattie cardiovascolari si riduce del 30%, e del 51% il rischio di morire di cancro, del 24% il rischio di ricovero per il cancro, del 20% il rischio di ricevere farmaci per problemi di salute mentale. Tuttavia, i pendolari ciclisti avevano il doppio delle probabilità rispetto ai pendolari inattivi di essere ricoverati in ospedale a seguito di un incidente stradale. Il pendolarismo a piedi si associa ad un rischio inferiore dell’11% di ricovero ospedaliero per qualsiasi causa e a un rischio inferiore del 10% di ricovero ospedaliero per malattie cardiovascolari. È stato anche associato, rispettivamente, a rischi inferiori del 10% e del 7% di ricevere prescrizioni di farmaci per malattie cardiovascolari e problemi di salute mentale.

15 Luglio 2024

Farmaci: come conservarli in estate … arriva il vademecum dell’AIFA

Il grande caldo è arrivato e, secondo le previsioni, si protrarrà per le prossime due settimane. “Anche i farmaci temono il caldo e per questo, in estate, è necessario qualche accorgimento in più per conservarli correttamente”, avverte l’Agenzia Italiana del Farmaco, che ha pubblicato un vademecum sull’argomento. Se il foglietto illustrativo è il punto di riferimento per ogni farmaco e indica le esatte modalità e temperature di conservazione, esistono però dei principi generali che è bene tenere a mente, ricorda l’agenzia. In generale, i farmaci vanno conservati in ambienti freschi e asciutti a una temperatura inferiore a 25°C. Per questo, quando si viaggia è buona norma dotarsi di borse refrigerate. Se li si tiene in macchina, è bene ricordarsi che l’abitacolo è più fresco del portabagagli. In aereo, invece, è meglio portare i farmaci salvavita nel bagaglio a mano insieme alle prescrizioni, aggiunge l’Aifa. Occorre però tenere conto delle regole relative al trasporto di liquidi nel bagaglio a mano.

Per alcuni farmaci, invece, sono necessarie particolari condizioni di conservazione. L’insulina, ad esempio, deve essere conservata in frigo a una temperatura compresa tra 2 e 8 °C. Altri farmaci particolarmente sensibili alle variazioni termiche sono quelli per la tiroide, i contraccettivi e altri medicinali a base ormonale. In ogni caso è bene evitare di esporre i medicinali a fonti di calore e a irradiazione solare diretta.

Un aspetto da tenere a mente è sempre l’aspetto: se sembra diverso dal solito è bene consultare il medico o il farmacista prima di assumerlo. Importante anche verificare se i farmaci che si stanno prendendo sono compatibili con l’esposizione al sole. Alcuni – specie creme cortisoniche, gel, soluzioni o spray – possono provocare reazioni di fotosensibilizzazione come dermatiti o eczemi. In questi casi occorre evitare l’esposizione al sole.

Infine, un consiglio per quando si viaggia. Qualunque sia la stagione, è bene trasportare i farmaci nella confezione originale. È utile a proteggerli da luce e umidità e, inoltre, nel caso fosse necessario acquistare il farmaco, la confezione potrà essere d’ausilio a dialogare con medici e farmacisti del luogo, conclude l’Aifa.

12 Luglio 2024

Tumori: 40% casi e 50% decessi attribuibili agli stili di vita

Quattro casi di cancro su dieci e circa la metà di tutte le morti per cancro tra gli adulti di 30 anni e oltre negli Stati Uniti (ogni anno circa 713.340 casi di cancro e 262.120 morti per cancro) potrebbero essere attribuiti a fattori di rischio modificabili, tra cui il fumo di sigaretta, il peso corporeo eccessivo, il consumo di alcol, l’inattività fisica, la dieta e le infezioni. Il fumo di sigaretta è di gran lunga il principale fattore di rischio, contribuendo a quasi il 20% di tutti i casi di cancro e al 30% di tutte le morti per cancro.

Sono i risultati di uno studio dell’American Cancer Society (ACS), pubblicati sulla rivista CA: A Cancer Journal for Clinicians. “Nonostante il notevole calo della prevalenza del fumo negli ultimi decenni, il numero di morti per cancro al polmone attribuibili al fumo di sigaretta negli Stati Uniti è allarmante”, rileva Farhad Islami, della American Cancer Society e autore principale del rapporto. “Interventi per aiutare a mantenere un peso corporeo sano e una dieta equilibrata possono anche ridurre sostanzialmente il numero di casi e morti di cancro nel paese, soprattutto data l’incidenza crescente di diversi tipi di cancro associati al peso corporeo eccessivo, in particolare nei giovani”. In questo studio, i ricercatori hanno stimato la proporzione e il numero di casi di cancro e morti attribuibili a fattori potenzialmente modificabili per 30 tipi di cancro. Questi fattori di rischio includevano il fumo di sigaretta; il fumo passivo; il sovrappeso; l’alcol; il consumo di carne rossa e lavorata; il basso consumo di frutta e verdura, fibra alimentare e calcio alimentare; l’inattività fisica; le radiazioni ultraviolette (UV); e infezioni con Epstein-Barr (EBV), Helicobacter pylori, epatite B (HBV) e C (HCV), herpes umano di tipo 8, HIV e il papillomavirus umano (HPV). Al sovrappeso è attribuibile il 7,6% dei casi di tumore, seguito dal consumo di alcol (5,4%), dall’esposizione alle radiazioni UV (4,6%) e dall’inattività fisica (3,1%). Il cancro al polmone costituisce il maggior numero di casi attribuibili ai fattori di rischio valutati sia negli uomini (104.410 casi) che nelle donne (97.250), seguito dal melanoma della pelle (50.570), dal cancro del colon-retto (44.310) e dal cancro della vescica urinaria (32.000) negli uomini e dal cancro al seno (83.840), al corpo dell’utero (35.790) e al colon-retto (34.130) nelle donne.

11 Luglio 2024

Iarc: “Il talco probabile è cancerogeno”

Il talco è un “probabile cancerogeno per l’uomo”, inserito nel gruppo 2A della classificazione della Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il gruppo 2A – lo stesso, ad esempio, di carni rosse, steroidi ed emissioni da fritture ad alte temperature – è “il secondo livello più alto di certezza che una sostanza possa provocare tumori”, chiarisce la Iarc dell’Oms che ha comunicato le sue nuove valutazioni su talco e acrilonitrile. Analisi riassunte su ‘The Lancet Oncology’, e che nel 2025 saranno descritte all’interno del volume 136 delle ‘Monografie Iarc’.

Il talco è un minerale naturale che viene estratto in molte regioni del mondo, ricorda la Iarc. L’esposizione a questa sostanza può avvenire in ambito professionale (durante l’estrazione, la macinazione o la lavorazione del materiale, oppure durante la produzione di prodotti che lo contengono), così come nella popolazione generale attraverso cosmetici e polveri per il corpo, ma in misura minore anche tramite alimenti, farmaci e altri prodotti di consumo. La valutazione della Iarc, effettuata da un team di 29 esperti, si è concentrata sui talchi non contenenti amianto. Quelli che lo contengono restano nel gruppo 1, il più alto della classificazione (“cancerogeni per l’uomo”), mentre il talco in generale entra nel gruppo 2A, sostituendo le definizioni “talco non contenente amianto o fibre asbestiformi” e “uso perineale di baby-polveri a base di talco”, precedentemente inserite nel gruppo 2B (quello dei “possibili cancerogeni per l’uomo”).

“Dopo aver esaminato attentamente la letteratura scientifica disponibile – spiega l’agenzia – il gruppo di lavoro ha classificato il talco come probabilmente cancerogeno per l’uomo (gruppo 2A) sulla base di una combinazione di evidenze limitate per il cancro negli esseri umani (ovaie), sufficienti per il cancro negli animali da esperimento e forti prove meccanicistiche che il talco presenta caratteristiche chiave degli agenti cancerogeni nelle cellule primarie umane e nei sistemi sperimentali”. La Iarc riporta che “numerosi studi hanno dimostrato costantemente un aumento dell’incidenza del cancro ovarico in chi auto-segnala l’uso di polveri per il corpo nella regione perineale. Sebbene la valutazione si sia concentrata sul talco non contenente amianto”, l’agenzia precisa che “nella maggior parte degli studi non è stato possibile escludere la contaminazione del talco con amianto”. Per questo, puntualizza, “non è stato possibile stabilire pienamente un ruolo causale per il talco” nell’associazione con i tumori.

10 Luglio 2024

AIFA: cresce la spesa farmaceutica, nel 2023 sfiora i 22 miliardi

La spesa farmaceutica italiana continua a crescere. Secondo i primi dati, ancora provvisori, diffusi dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), nel 2023 il valore complessivo della spesa in medicinali è stato pari a 21,823 miliardi, circa 1 miliardo e mezzo in più rispetto al 2022 quando era stata di 20,496 miliardi.

L’incremento della spesa, come avviene ormai da anni, è completamente ascrivibile ai farmaci ospedalieri (i cosiddetti acquisti diretti), per i quali il servizio sanitario nazionale ha speso 13,739 miliardi (rispetto ai 12,479 del 2022). Questa cifra, che rappresenta il 10,79 del fondo sanitario nazionale, ha comportato uno sforamento di oltre 3,3 miliardi rispetto ai tetti di spesa stabiliti per questa classe di farmaci. Salvo interventi normativi, lo sforamento sarà in parte a carico delle aziende farmaceutiche attraverso il meccanismo del payback. Resta invece sotto il tetto la spesa la farmaceutica convenzionata (vale a dire i medicinali distribuiti in farmacia). Nel 2023 è in calo dello 0,9% rispetto all’anno precedente e si attesta a 8,084 miliardi, con un avanzo di circa 830 milioni rispetto al tetto di spesa. È in leggera flessione anche la spesa a carico dei cittadini per i ticket o per sostenere la differenza rispetto al prezzo di riferimento nei casi in cui scelgono un medicinale a maggior costo: è stata 1,481 miliardi, l’1,3% in meno rispetto al 2022.

Aumenta, seppur di poco, il numero di ricette: 567 milioni. Per quel che riguarda l’uso di medicinali ottenuti in farmacia, in media gli italiani consumano 34,3 dosi pro-capite al mese, con un’importate variabilità regionale: si passa dalle 26,2 dosi della Provincia autonoma di Bolzano alle 39,6 della Calabria. La Calabria è anche quella in cui c’è la più alta compartecipazione del cittadino alla spesa per farmaci: in media 2,2 euro al mese rispetto a 1 euro di Bolzano e Valle d’Aosta.

8 Luglio 2024

Obesità, cambiano i criteri per diagnosi e cura della malattia

Bmi addio, o quasi. Non basterà più l’indice di massa corporea per stabilire se una persona soffre di obesità e per decidere come curarla. La definizione attuale, che considera un paziente ‘obeso’ se ha un Bmi uguale o superiore a 30, “esclude molte persone che potrebbero beneficiare del trattamento”. L’Easo, Associazione europea per lo studio dell’obesità, detta quindi “un nuovo schema per la diagnosi, la stadiazione e la gestione dell’obesità negli adulti”. Pubblicato su ‘Nature Medicine’, permetterà di “modernizzare la diagnosi e il trattamento” della patologia “tenendo conto di tutti gli ultimi sviluppi nel campo, compresa la nuova generazione di farmaci per l’obesità”. Medicinali la cui somministrazione potrà essere valutata anche quando l’indice di massa corporea è inferiore a 30, pari a 25 o maggiore.

“Nonostante l’ampio riconoscimento dell’obesità come una malattia multifattoriale, cronica, recidivante e non trasmissibile, caratterizzata da un accumulo anormale e/o eccessivo di grasso corporeo, la diagnosi di obesità è ancora in molti contesti basata esclusivamente sui valori di soglia del Bmi e non riflette il ruolo della distribuzione e della funzione del tessuto adiposo nella gravità della malattia”, spiega l’Easo in una comunicazione che riporta in calce anche il nome dell’italiano Luca Busetto, professore associato del Dipartimento di Medicina dell’università di Padova, vice-president della società scientifica per la regione Sud. Una delle novità chiave dei criteri redatti dal gruppo di lavoro Easo, composto da esperti fra cui i presidenti presenti e passati dell’associazione, riguarda dunque “la componente antropometrica della diagnosi di obesità”. E mette nero su bianco che “il solo Bmi è insufficiente come criterio diagnostico” e che “la distribuzione del grasso corporeo ha un effetto sostanziale sulla salute”. Nel mirino il girovita: “L’accumulo di grasso addominale è associato a un aumento del rischio di sviluppare complicazioni cardiometaboliche”, ammoniscono gli specialisti, e rappresenta quindi “un determinante più forte dello sviluppo della malattia rispetto all’indice di massa corporea, anche in soggetti con un Bmi inferiore alla soglia standard (30) per la diagnosi di obesità”. Il grasso addominale o viscerale, avverte l’Easo, “è un importante fattore di rischio per il deterioramento della salute anche in persone con Bmi basso e senza manifestazioni cliniche evidenti”. Pertanto le nuove indicazioni europee considerano obesi anche “soggetti con Bmi più basso” di 30, “compreso tra 25 e 30, ma accumulo di grasso addominale aumentato e presenza di eventuali compromissioni mediche, funzionali o psicologiche”. Così “riducendo il rischio di sottotrattamento in questo particolare gruppo di pazienti, rispetto all’attuale definizione di obesità basata sul Bmi”.

5 Luglio 2024

Cancro: in Ucraina 4 mesi di ritardo nelle cure causano 3.600 morti

Firenze, 5 luglio 2024 – La guerra aumenta il rischio di morire di tumore. È stato stimato che, in Ucraina, un ritardo di 4 mesi nella diagnosi e nell’inizio delle cure per le 5 neoplasie più frequenti nel Paese, determini un incremento di 3.600 morti per cancro nei prossimi anni. I conflitti bellici, infatti, indeboliscono i sistemi sanitari nazionali, espongono i pazienti oncologici, per definizione fragili, a infezioni, li costringono a interrompere e a posticipare cure salvavita, ostacolano la catena di distribuzione dei farmaci, distraggono risorse che dalla Sanità vengono destinate alla Difesa, rallentando o cancellando i programmi di prevenzione contro le neoplasie. All’“Oncologia nei contesti di guerra”, AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) dedica una sessione del Congresso Nazionale AIOM Giovani, che si apre oggi a Firenze.
“AIOM è una società scientifica che guarda con attenzione anche a ciò che accade al di fuori dei nostri confini – spiega Francesco Perrone, Presidente AIOM -. Non possiamo limitarci a evidenziare le difficoltà, pur rilevanti, che incontrano i clinici e i pazienti colpiti dal cancro nel nostro Paese. La scienza ha un approccio globale e siamo pronti a collaborare con le società scientifiche di quelle aree del mondo, come l’Ucraina, che stanno affrontando enormi ostacoli nelle cure oncologiche a causa dei conflitti armati. L’aumento del rischio di cancro per la diffusione incontrollata di agenti inquinanti, i ritardi diagnostici e i ritardi terapeutici rappresentano tutti insieme motivo di preoccupazione, poiché si traducono tutti in un aumento della mortalità. Una stima pubblicata su ‘JCO Global Oncology’ e basata su una ottimistica ipotesi di soli 4 mesi di ritardo terapeutico porta a prevedere un eccesso di ben 3.600 morti nei prossimi pochi anni”.
L’edizione 2024 dei “Numeri del cancro in Italia” conterrà un capitolo con le testimonianze degli oncologi che lavorano in Ucraina e in altri contesti di guerra.
“Al National Cancer Institute di Kiev, il più importante centro oncologico del Paese – sottolinea Massimo Di Maio, Presidente eletto AIOM -, nella prima fase del conflitto il personale ha fatto sforzi incredibili per riuscire a somministrare le chemioterapie, perché, a causa dei blocchi improvvisi in città, molti dei medici e degli infermieri non riuscivano nemmeno a raggiungere l’ospedale. Nei successivi due anni, tutti gli operatori sanitari hanno compiuto sforzi importantissimi per ricondurre la situazione vicino alla normalità, pur permanendo tutte le criticità della guerra. Anche la ricerca ha subito una forte battuta d’arresto, perché non sono stati aperti nuovi studi per un lungo periodo. In Ucraina, inoltre, è stato attivato un programma di evacuazione all’estero dei cittadini colpiti dal cancro, che dal 2022 all’inizio del 2024 ha portato oltre 600 pazienti adulti e circa 600 pediatrici a essere trattati in altri Paesi europei. Un vero e proprio trauma per queste persone che, oltre a dover affrontare il tumore, sono state costrette a trasferirsi all’estero per potersi curare. Dall’altro lato, è un segnale positivo, perché significa che può esservi solidarietà tra Paesi per garantire le cure oncologiche. E una società scientifica come AIOM deve sostenere questo tipo di collaborazioni”.
“In Italia, 3,6 milioni di cittadini vivono dopo la diagnosi di cancro, quasi un milione può essere considerato guarito e circa il 60% dei pazienti è vivo a 5 anni – continua Massimo Di Maio -. Troppo spesso diamo per ‘scontati’ i progressi contro il cancro e l’accesso ai farmaci innovativi. Ma ci sono aree del mondo, non solo quelle interessate da guerre o carestie, ma anche i cosiddetti Paesi in via di sviluppo, in cui le terapie innovative restano un miraggio. Basti pensare che il 70% delle morti oncologiche, a livello mondiale, avviene proprio in Paesi a basso e medio reddito e in meno del 30% delle Nazioni a basso reddito sono disponibili le cure contro il cancro. L’innovazione nella ricerca e nella pratica clinica, che sta alla base del cosiddetto approccio ‘moonshot’, è importante, ma non bisogna dimenticare che moltissimi pazienti oncologici nel mondo beneficerebbero di interventi ‘groundshot’, cioè essenziali. A livello globale, la maggior parte dei pazienti colpiti da cancro muore perché non riesce ad essere curata con i trattamenti di base. Vogliamo che i giovani oncologi siano consapevoli di queste disparità”.
I soci AIOM sono 2483, di cui 1437 donne e 1046 uomini. “Gli under 40 sono 1262, quindi più della metà di tutti i soci – sottolinea Angela Toss, coordinatrice Working Group AIOM Giovani -. Anche tra i giovani la componente femminile è fortemente rappresentata, infatti le donne (857) sono il doppio degli uomini (405). La professione sta diventando sempre più complessa, aprendosi alle prospettive offerte dall’intelligenza artificiale, dai big data e dalla genomica. I giovani devono essere sensibili anche agli aspetti etici e sociali, grazie a una visione globale della cura della malattia, in cui le priorità cambiano, perché in alcuni Paesi troppi ostacoli impediscono le cure essenziali e la prevenzione è del tutto ignorata”.
“Guardare oltre i nostri confini significa capire che nel mondo vi sono sistemi sanitari molto diversi – conclude Francesco Perrone -. Anche i Paesi ad alto reddito possono essere caratterizzati da gravi disparità nelle cure. Ad esempio, negli Stati Uniti ci sono diverse sacche di popolazione che non hanno accesso a terapie oncologiche tempestive e adeguate. Disparità di status socio-economico, di copertura assicurativa e altri fattori portano a risultati molto diversi, anche all’interno dello stesso Paese. L’Italia continua ad avere un sistema universalistico in grado di garantire a tutti i migliori trattamenti. È un punto fermo che va difeso”.

4 Luglio 2024

Cancro, bloccare proteina può aumentare l’effetto della chemio

4, luglio 2024 – Bloccare farmacologicamente l’attività della proteina “SMYD3” può impedire alle cellule tumorali del colon retto di sviluppare una resistenza ai chemioterapici, aumentando la loro efficacia. E’ il principale risultato di un progetto di ricerca svolto all’Irccs “Saverio de Bellis” di Castellana Grotte, specializzato in gastroenterologia. La ricerca, durata cinque anni, è stata guidata dal professore Cristiano Simone, genetista dell’Università di Bari, e sostenuta dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale “Journal of Experimental & Clinical Cancer Research”.

“Sappiamo da tempo – spiegano dall’Irccs – che la chemioterapia, ancora oggi uno dei trattamenti più efficaci per la cura dei pazienti oncologici, agisce danneggiando il Dna sia delle cellule tumorali che di quelle sane, causandone la morte. Il tumore, però, può sviluppare una resistenza ai chemioterapici e questo causa la maggior parte delle recidive. Questo accade perché le nostre cellule possiedono un sistema di “riparazione” del Dna che consente loro di rimanere in salute, ma che purtroppo viene sfruttato anche dalle cellule tumorali per difendersi dall’azione della chemioterapia”. “SMYD3 è una proteina “operaia” coinvolta proprio nella riparazione del Dna nelle cellule cancerose”, spiega il professore Simone. “Recentemente – aggiunge – abbiamo dimostrato che l’impiego di un nuovo inibitore di SMYD3 aumenta l’efficacia dei chemioterapici e che, nei tessuti di pazienti con neoplasie gastrointestinali, SMYD3 è fortemente espresso”.

3 Luglio 2024

Tumori: scoperta nuova via di comunicazione interna alle cellule

3 luglio 2024 – Sono stati appena pubblicati sulla rivista Nature Communications i risultati di una ricerca, sostenuta da Fondazione Airc per la Ricerca sul Cancro e dall’European Research Council (ERC), di un gruppo di ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e dell’Università Statale di Milano, che hanno scoperto una rete inedita di comunicazione interna alla cellula, che potrebbe avere un ruolo importante nello sviluppo e la diffusione dei tumori. “La nostra ricerca – spiega Sara Sigismund, responsabile scientifica dello studio, ricercatrice del Dipartimento di Oncologia Molecolare IEO e Professore Associato alla Statale di Milano – ha rivelato che un particolare recettore per fattori di crescita, noto come EGFR, può comunicare direttamente con alcuni organelli all’interno della cellula. Gli EGFR sono coinvolti in molte funzioni biologiche essenziali, come la proliferazione, la sopravvivenza o la migrazione, ma anche in malattie come il cancro. Abbiamo dimostrato che, quando questi recettori vengono attivati da alte concentrazioni di uno specifico fattore di crescita, alcuni organelli all’interno della cellula si avvicinano alla superficie cellulare dove sono localizzati i recettori attivati”.

“Tra questi organelli – ha aggiunto – vi sono il reticolo endoplasmatico, un sistema di membrane intercomunicanti della cellula e i mitocondri, responsabili della produzione di energia. Grazie al loro spostamento, i recettori attivati possono interagire direttamente con il reticolo endoplasmatico e i mitocondri, influenzandone la funzione metabolica e causando un aumento della produzione di energia, con un doppio risultato. Da un lato, è promossa la rimozione del recettore dalla superfice cellulare e la sua degradazione. La conseguenza è l’eliminazione delle ‘antenne’, per i fattori di crescita che, non trovando più recettori a cui legarsi, non sono più in grado di trasmettere alla cellula i propri ordini di proliferazione. Dall’altro lato, viene stimolato il macchinario cellulare responsabile del movimento cellulare. Pertanto, la rete di comunicazione interna tra gli organelli sembra essere importante per garantire una adeguata risposta cellulare a concentrazioni elevate di fattore di crescita: una reazione in grado di inibire la crescita cellulare e promuovere il movimento della cellula stessa. Questa rete potrebbe essere alterata nei tumori”.

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