Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

2 Luglio 2024

Studio: il Covid-19 ha colpito anche cuore e reni

Le morti nella pandemia da Covid-19 non sono solo state causate dall’insufficienza respiratoria acuta, ma sono state riscontrate anche microtrombosi dei piccoli vasi, associate a una grave compromissione di altri organi oltre al polmone, come il cuore e i reni. E’ la conclusione a cui giunge uno studio, coordinato dall’Università di Padova e condotto da un team di ricercatori delle Università di Yale (Usa) e Birmingham (GB), e le Aziende Ospedaliero-Universitarie di Padova, Papa Giovanni XXIII (Bergamo), Asst Bergamo Est Seriate, e Fatebenefratelli Sacco (Milano), pubblicato nel Journal of Hepatology.

Sebbene la causa principale della mortalità da Covid-19 fosse stata attribuita all’insufficienza respiratoria ipossica da sindrome da distress respiratorio acuto (Ards), sono state segnalate trombosi dei piccoli vasi (microtrombosi) associate a grave compromissione funzionale in più organi oltre al polmone, come cuore e rene. La microtrombosi è stata osservata anche nel fegato, e seppur il coinvolgimento epatico fosse spesso presente nei pazienti affetti da Covid-19, il significato di queste alterazioni rimaneva incerto.Coautore dello studio è Paolo Simioni, direttore del dipartimento di Medicina a Padova e della Clinica Medica prima.

“A livello cellulare – spiega – il nostro studio ha dimostrato che la microtrombosi della vena porta è sostenuta da una risposta indotta dall’infezione da Sars-CoV-2 che colpisce un tipo di cellula vascolare ancora molto trascurato, chiamato ‘pericita’, all’esterno del vaso, dove forma una guaina di rivestimento attorno all’endotelio, lo strato di cellule che è a diretto contatto con il flusso sanguigno. Questo tipo di cellula, una volta infettata, attiva la secrezione vascolare di mediatori della coagulazione, tra cui il Fattore Tissutale e il Fattore di von Willebrand, responsabili da un lato dello stato di ipercoagulabilità locale, con conseguente trombosi, e dall’altro della dilatazione delle piccole arterie polmonari con conseguente riduzione della saturazione di ossigeno nel sangue arterioso”.

1 Luglio 2024

Tumori, attività fisica riduce danni chemio al sistema nervoso

Formicolii, sensazione di punture di aghi, alterazioni della sensibilità. Sono alcuni dei stintomi tipici della neuropatia periferica, una possibile complicanza della chemioterapia, contro cui oggi non ci sono cure particolarmente efficaci. Una ricerca coordinata dall’Università di Basilea e pubblicata su Jama Internal Medicine suggerisce però che un semplice programma di esercizio fisico durante la terapia può ridurre, fino a più che dimezzare, il rischio di questa complicanza.
La ricerca ha coinvolto 158 pazienti in cura in quattro ospedali nei pressi di Colonia, in Germania. I ricercatori li hanno divisi in tre gruppi: due di essi hanno effettuato per tutta la durata del trattamento due sedute a settimana di esercizi incentrati principalmente sull’equilibrio, eseguiti su una superficie instabile o su una pedana vibrante. Il terzo è servito come gruppo di controllo. I pazienti sono stati seguiti per i successivi cinque anni e, sia nel breve sia nel lungo periodo, è stato osservata una minore quota di effetti collaterali a carico dei nervi periferici. In particolare, nel gruppo di controllo, ha sofferto di neuropatia il 70,6% dei pazienti, mentre nei due gruppi che hanno effettuato i programmi di esercizi le percentuali sono state rispettivamente del 30% e del 41,2%.
Questi benefici, secondo i ricercatori, potrebbero andare oltre i semplici effetti sul sistema nervoso. “La prevenzione dei deficit neurologici migliora la qualità della vita dei pazienti e, migliorando la tollerabilità e l’aderenza al trattamento oncologico, può anche avere un impatto sugli esiti clinici e sulla sopravvivenza globale”, scrivono.

28 Giugno 2024

Fascicolo sanitario elettronico, l’ha usato solo il 41% degli utenti

All’inizio del 2024 la percentuale di cittadini che ha effettuato almeno un accesso al Fascicolo sanitario elettronico (Fse) per sé o per altri è stata pari al 41%, seppur in aumento rispetto al 2023 (35%). Sono i dati più recenti dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano da cui emerge “come sia necessario promuovere ulteriormente l’utilizzo di questo strumento”.

Dai dati del monitoraggio disponibile sul sito monitopen.fse.salute.gov.it, spiega l’Osservatorio, si evince che i servizi più diffusi sono quelli legati all’accesso ai certificati Covid (95% delle Regioni), alle esenzioni (81%) e alla prenotazione e pagamento di visite ed esami (76%). Le regioni che offrono una maggiore quantità di servizi sono l’Emilia-Romagna e la Toscana (23 servizi) seguite da Lazio (22), Piemonte (21), Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento (18 servizi ciascuna). “Si tratta di un’opportunità per far conoscere ai cittadini questo strumento”, afferma Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale a proposito della campagna informativa delle ultime settimane ‘Fascicolo Sanitario Elettronico. Sicuri della nostra salute’ che “ha permesso di comunicare a tutta la popolazione italiana i vantaggi collegati alla raccolta e alla disponibilità dei dati sulla salute. “Secondo i professionisti che lo hanno utilizzato – aggiunge Sgarbossa – lo strumento riduce il tempo necessario per reperire le informazioni, semplifica la lettura dei documenti scambiati, fornisce informazioni critiche per la gestione del paziente in situazioni di emergenza e permette di prendere decisioni più personalizzate e basate sull’intera storia clinica del paziente”.

27 Giugno 2024

OMS: 1,8 miliardi adulti a rischio per scarsa attività fisica

27 giugno 2024 – Gli anglosassoni li chiamano ‘coach potato’. Sono i sedentari, gli ‘allergici’ all’attività fisica, affamati più di Tv che di sport. Un esercito di circa 1,8 miliardi di persone a livello globale. Secondo i nuovi dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è proprio questo il numero delle persone che non ha raggiunto i livelli raccomandati di attività fisica nel 2022, quasi un terzo (31%) degli adulti di tutto il mondo. Il prezzo del mancato movimento è molto alto e si misura in malattie e perdita di salute, avverte l’Oms. I risultati dello studio condotto da ricercatori Oms insieme a colleghi accademici e pubblicato su ‘The Lancet Global Health’ mostrano una “tendenza preoccupante all’inattività fisica, che è aumentata di circa 5 punti percentuali tra il 2010 e il 2022”.

Se questo trend continua, si prevede che i livelli di inattività aumenteranno ulteriormente fino a interessare il 35% degli adulti entro il 2030. Il mondo, ammonisce l’agenzia Onu per la salute, “è dunque attualmente ben lungi dal raggiungere l’obiettivo globale di ridurre l’inattività fisica entro il 2030”. L’Oms raccomanda che gli adulti raggiungano 150 minuti di attività fisica di intensità moderata o 75 minuti di attività vigorosa a settimana. L’inattività, infatti, “espone a un rischio maggiore di malattie cardiovascolari come infarti e ictus, di diabete di tipo 2, demenza e tumori come quello al seno e al colon”. E’ “un’occasione persa di ridurre il cancro, le malattie cardiache e di migliorare il benessere mentale attraverso una maggiore attività fisica”, osserva il Dg dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Dobbiamo rinnovare il nostro impegno e dare priorità ad azioni coraggiose, comprese politiche rafforzate e maggiori finanziamenti, per invertire questa preoccupante tendenza”. Guardando alla mappa della sedentarietà, emerge che i tassi più elevati di inattività fisica si osservano nella regione ad alto reddito dell’Asia Pacifico (48%) e dell’Asia meridionale (45%), con livelli di inattività in altre regioni che vanno dal 28% nei Paesi occidentali ad alto reddito al 14% in Oceania. Permangono poi disparità tra genere ed età. L’inattività fisica è ancora adesso più comune tra le donne a livello globale rispetto agli uomini: si parla del 34% rispetto al 29%. In alcuni Paesi, questo gender gap arriva fino a 20 punti percentuali. Inoltre, gli over 60 sono meno attivi rispetto alle altre fasce d’età adulta, il che sottolinea l’importanza di promuovere l’attività fisica per gli anziani.

“L’inattività è una minaccia silenziosa per la salute globale, contribuisce in modo significativo al peso delle malattie croniche”, afferma Rüdiger Krech, direttore dell’area Promozione della salute dell’Oms. “Dobbiamo trovare modi innovativi per motivare le persone, considerando fattori come età, ambiente e background culturale. Rendendo l’attività fisica accessibile, conveniente e piacevole per tutti, possiamo ridurre significativamente il rischio di malattie non trasmissibili e creare una popolazione più sana e più produttiva”.

26 Giugno 2024

OMS: ogni anno nel mondo tre milioni di morti per alcol e droghe

26 giugno 2024 – Oltre tre milioni di morti all’anno nel mondo per abuso di alcolici e droghe. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in materia di consumo di alcolici e stupefacenti. Nello specifico, come osserva l’Oms, “2.6 milioni di morti ogni anno sono dovuti all’abuso di sostanze alcoliche, circa il 4.7% del numero complessivo di morti all’anno, mentre il restante 0.6% di milioni di morti deriva dall’abuso di stupefacenti psicoattive”. Altro dato rilevante è che di questi tre milioni di morti, “la maggior parte sono uomini (2 milioni per consumo di alcol e 0.4 milioni per droga)”. “L’abuso di sostanze colpisce pesantemente la salute della persona, aumentando di fatto il rischio di malattie croniche e di problemi di salute mentale, e ogni anno ciò emerge tragicamente da milioni di morti evitabili. Questo problema rappresenta un fardello pesante per le famiglie e per le comunità, aumentando l’esposizione a incidenti, traumi e violenza”, ha detto il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms.

“Per costruire una società più sana e equa, dobbiamo per forza impegnarci in azioni coraggiose che riducano gli effetti negativi per la salute umana e le conseguenze sociali derivanti dall’abuso di alcol. Inoltre dobbiamo rendere il trattamento post-abuso di alcol accessibile e sostenibile economicamente per tutti”, ha aggiunto. Il rapporto dell’Oms sottolinea che, nonostante ci sia stata a partire dal 2010 qualche riduzione del tasso di mortalità legato al consumo di alcol, il numero complessivo delle vittime di abuso di alcol resta comunque alto e arriva a 2.6 milioni nel 2019, con i numeri più elevati in Europa e in Africa. Nel 2019 il numero di oltre 1.6 milioni di morti deriva da malattie non trasmissibili. Di queste, 474mila morti sono causate da malattie cardiovascolari e 401mila da cancri. Altre 724mila morti sono invece dovute a infortuni, come per esempio incidenti d’auto, autolesionismo e violenza interpersonale. Un dato preoccupante relativo al 2019 riguarda la fascia d’età più colpita: il 13% dei morti per alcol (la porzione più significativa) comprende giovani tra i 20 e i 39 anni.

21 Giugno 2024

Tumori: “Qualità di vita poco ‘misurata’ nella pratica clinica. Italia esempio in Europa per valutare la tossicità finanziaria”

Bologna, 21 giugno 2024 – Solo nel 40% degli studi clinici su terapie innovative anti-cancro, in cui vi è un vantaggio della sopravvivenza libera da progressione, è dimostrato anche un miglioramento della qualità di vita. Serve più attenzione a questi aspetti che coinvolgono la quotidianità dei pazienti oncologici e che sono ancora sottostimati non solo nelle sperimentazioni, ma anche nella pratica clinica. I PROs (patient-reported outcomes) sono gli esiti di salute valutati direttamente dal paziente e basati sulla sua percezione della malattia e del trattamento. Strumenti digitali, come le app, oggi consentono la misurazione in tempo reale dei parametri relativi alla qualità di vita, ma sono poco utilizzati, anche se possono determinare importanti vantaggi anche in termini di aderenza al trattamento e riduzione degli accessi ai Pronto Soccorso. La Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), nelle linee guida sui PROs, sottolinea l’importanza di adottare questi strumenti digitali e ha recentemente pubblicato il primo “Consensus statement” su una delle condizioni che influiscono sulla qualità di vita, la tossicità finanziaria. Il documento (‘ESMO expert consensus statements on the screening and management of financial toxicity in patients with cancer’), frutto del lavoro di 19 esperti provenienti da 11 Paesi, è presentato nella XXI Conferenza Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che si apre oggi a Bologna e dedicata proprio ai PROs.

“L’Italia – afferma Francesco Perrone, Presidente AIOM e uno degli autori del ‘Consensus statement’ di ESMO – è all’avanguardia in Europa nella valutazione delle difficoltà economiche dei pazienti colpiti dal cancro. È nato in Italia, infatti, il questionario PROFFIT, il primo strumento per misurare la tossicità finanziaria che sia stato sviluppato in un servizio sanitario pubblico e universalistico. È composto da 16 affermazioni sui cui i pazienti sono chiamati a esprimere o meno il loro assenso: 9 riguardano le cause delle difficoltà economiche e 7 ne misurano le conseguenze. PROFFIT è stato anche validato in lingua inglese e ci auguriamo che possa essere adottato in altri Paesi dotati di servizi sanitari pubblici o prevalentemente pubblici. Ora anche ESMO ha redatto un documento che raccoglie 25 diverse ‘dichiarazioni’ per rispondere a 13 domande sulla tossicità finanziaria in ambito oncologico. L’obiettivo è sensibilizzare i clinici, perché vengano adottati strumenti idonei per misurarla, analizzarne le cause e, se possibile, proporre soluzioni concrete”.

“Abbiamo già dimostrato che i problemi di natura economica determinano una riduzione della sopravvivenza, con un rischio di morte più alto del 20%, anche in un servizio sanitario universalistico come il nostro – sottolinea il Presidente Perrone -. In Italia, ogni paziente oncologico è costretto a spendere oltre 1.800 euro all’anno di tasca propria per spese che vanno dal costo dei mezzi di trasporto e di farmaci supplementari o integratori, alle visite specialistiche successive alla diagnosi. Si tratta di condizioni che possono causare problemi economici, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione. La tossicità finanziaria dovrebbe essere inclusa tra gli indicatori monitorati nel Programma Nazionale Esiti, perché è conseguenza della qualità ed efficienza della presa in carico da parte del servizio sanitario nazionale”.

Sulla qualità di vita influisce anche la tossicità dei trattamenti. “Nel 2017 al Congresso della società americana di oncologia clinica (ASCO) – afferma Francesco Perrone -, la presentazione in sessione plenaria dei risultati positivi di sopravvivenza globale di uno studio condotto al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York da Ethan Basch ha fatto riflettere l’intera comunità oncologica mondiale sulle opportunità offerte da un monitoraggio proattivo dei sintomi soggettivi e della tossicità dei farmaci. Oggi, ad esempio, la tossicità può essere misurata attraverso i PRO-CTCAE (Patient Reported Outcomes – Common Terminology Criteria for Adverse Event). Si tratta di un questionario, disponibile anche in versione italiana, che consente al paziente di segnalare in autonomia e in maniera dettagliata gli effetti collaterali delle terapie anti-tumorali, superando, di fatto, la tendenza alla sottostima da parte dei medici delle tossicità con maggiore componente soggettiva. Per definire i PRO-CTCAE, sono stati considerati circa 80 effetti collaterali caratterizzati da una forte componente soggettiva, analizzandone la frequenza, la severità e il grado di interferenza con la vita direttamente da parte dei pazienti. I PRO-CTCAE stanno entrando nell’uso in sperimentazione clinica, ma sono ancora poco utilizzati nella pratica clinica”.

Sulla base di queste premesse, ESMO nel 2022 ha promosso la stesura, affidata a un panel di esperti internazionali, di linee guida per l’impiego dei patient-reported outcomes e del monitoraggio dei sintomi nella pratica clinica. “Ad oggi – sottolinea il Presidente eletto AIOM, Massimo Di Maio, che ha coordinato le linee guida ESMO sui PROs – pochi ospedali adottano misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti, sia nella forma tradizionale cartacea che in quella elettronica da remoto. La produzione di linee guida da parte di una società scientifica ha un valore culturale e contribuisce a sensibilizzare la comunità oncologica. Per l’implementazione efficace nella pratica clinica è necessario un importante sforzo organizzativo. Servono formazione di pazienti, caregiver ed operatori, precisa divisione dei compiti, integrazione tra le diverse figure professionali, adeguate risorse in termini di personale e tempo dedicato per leggere e analizzare i dati riferiti dai pazienti attraverso gli strumenti digitali. È importante investire nel monitoraggio dei PROs, che non si traduce in un aumento dei carichi di lavoro, ma migliora la gestione dei pazienti”.

Dieci anni fa la qualità di vita era un cosiddetto ‘outcome cenerentola’, che interessava soprattutto i cultori della materia, con scarso peso nella valutazione dei trattamenti anti-cancro. “Oggi abbiamo dimostrato che può essere misurata con strumenti validati, scientifici, che consentono di produrre dati solidi a sostegno dell’efficacia delle cure – spiega il Presidente Perrone -. E si stanno affermando le terapie digitali. Ad esempio, una app consente ai pazienti colpiti da tumore del polmone di segnalare ai medici l’eventuale comparsa di sintomi specifici. L’anticipazione diagnostica dell’eventuale progressione di malattia e della recidiva si traduce in un miglioramento della sopravvivenza”.

I PROs devono avere un ruolo maggiore anche negli studi clinici. Al Congresso ASCO, che si è svolto recentemente a Chicago, è stato presentato uno studio, condotto da ricercatori italiani, che ha analizzato i dati di 592 sperimentazioni di fase tre pubblicati su riviste scientifiche tra il 2012 e il 2021. “Solo nel 40% dei casi in cui è stato evidenziato un vantaggio con la terapia sperimentale in termini di sopravvivenza libera da progressione, cioè di controllo strumentale della malattia evidenziato con la TAC, c’è stata anche la dimostrazione di un miglioramento della qualità di vita – conclude Massimo Di Maio -. In quasi il 60% questa prova manca, perché non sono emerse differenze rispetto al trattamento standard oppure il dato sulla qualità di vita non è disponibile non essendo stato analizzato o pubblicato. È compito delle società scientifiche promuovere formazione, perché aumenti sempre più la consapevolezza dell’importanza di adottare questi strumenti di monitoraggio negli studi clinici e della tempestività con la quale i dati raccolti vengano comunicati e pubblicati”.

20 Giugno 2024

Tutela salute, oltre 4 italiani su 10 in regioni insufficienti

L’Italia è divisa in due sulle performance sanitarie e sociosanitarie delle Regioni, con gli indici più alti al Centro Nord anche se il Sud registra maggiori miglioramenti. Il 55% degli italiani risulta vivere in Regioni con risultati soddisfacenti per la tutela della salute, mentre per il 45% le cose non vanno del tutto bene. Emerge dal Rapporto 2024 ‘Opportunità di tutela della Salute: le Performance Regionali’: l’analisi è condotta dai 104 esperti raggruppati dal C.R.E.A. Sanità (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) per il quale operano ricercatori e docenti universitari di vari campi. Veneto, Piemonte, Bolzano e Toscana (oltre 13,3 milioni di abitanti) sono promosse con livelli complessivi di tutela della salute migliori dalle altre e con un indice di performance che supera il 50% del livello massimo (rispettivamente 60%, 55%, 54% e 53%). Promosse anche Friuli Venezia Giulia, Trento, Emilia-Romagna, Liguria, Valle d’Aosta, Marche e Lombardia (19,3 mln di abitanti), ma con la sufficienza: raggiungono livelli di performance tra 45 e 52%. ‘Rimandate’ invece con livelli tra il 37 e il 44% Sardegna, Campania, Lazio, Umbria, Abruzzo e Puglia (circa 18,9 mln di abitanti). Fortemente insufficienti (livello di performance inferiore al 35%) Sicilia, Molise, Basilicata e Calabria (circa 7,5 mln di abitanti). Negli ultimi 5 anni, rileva il Rapporto, si è dunque registrato un miglioramento del 46% della performance, che ha interessato tutte le ripartizioni geografiche e in maggior misura proprio le Regioni del Mezzogiorno (+75,9%), poi quelle del Nord-Est (+44,9%), Nord-Ovest (+40,9%) e Centro (+37,4%). Questo “anche se il Sud è ancora indietro in termini di livello di performance e i suoi indici, anche se in forte miglioramento rispetto alle altre aree, sono ancora bassi”. Negli ultimi anni quindi, si è realizzata secondo il CREA una “riduzione delle distanze in termini di opportunità di tutela della salute tra Sud e Nord. Ciò anche perché, nonostante i margini di azione ci siano (per raggiungere il 100% dell’indice di performance), non sembra – spiega il rapporto – che le Regioni con performance migliori riescano a registrare significativi passi avanti: probabilmente per l’esistenza di limiti strutturali nell’attuale assetto del sistema sanitario”.

19 Giugno 2024

Dal 2013 in Europa in aumento i decessi per il caldo

19 giugno 2023 – A partire dal 2013 si registra un aumento delle morti dovute al caldo in Europa, con 17 decessi in più ogni 100.000 persone all’anno rispetto ai nove anni precedenti. E’ la stima della ricerca pubblicata sulla rivista Lancet Public Health e basata sulla revisione di un ampio numero di studi, con dati sulla mortalità e sulle temperature dal 2013 al 2022. A coordinare la revisione è Rachel Lowe, del Supercomputing Center di Barcellona.

I dati indicano come l’aumento delle morti legato al caldo sia stato maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Inoltre la revisione evidenzia un altro problema delle temperature medie in salita: la diffusione in Europa di parassiti e insetti vettori di virus e altri patogeni che in passato erano presenti solo a latitudini inferiori. Individuando ben 42 indicatori dell’impatto del cambiamento climatico sulla salute umana, lo studio mostra che, con l’avanzare delle temperature anno dopo anno, è aumentato il numero di ore diurne pericolose per l’attività fisica: le ore rischiose per lo stress da calore si sono estese oltre quelle più calde della giornata rispetto a quelle del periodo 1990-2022, sia per le attività di intensità media, come ciclismo o calcio, sia per quelle di intensità elevata, come rugby o mountain bike.

18 Giugno 2024

Allarme medici di famiglia: ecco il decalogo anti-afa

18, giugno 2024 – “Sono anni ormai che d’estate riceviamo chiamate dai nostri pazienti per colpi di calore e altri problemi legati all’aumento delle temperature, ma non abbiamo mai dovuto affrontare un caldo come quello prospettato in questi giorni. Siamo molto preoccupati per gli effetti che le massime previste, con temperature percepite vicine ai 40, potranno avere. Non solo le persone anziane, ma tutti, dovrebbero evitare per quanto possibile di uscire nelle ore più calde e, comunque, di affrontare lunghi tratti al sole”. È un vero e proprio allarme caldo quello lanciato da Luigi Sparano e Corrado Calamaro, medici di famiglia della Fimmg, a fronte dell’arrivo di Minosse, anticiclone che sta per travolgere l’Italia con temperature record su quasi tutto il Nord, il Centro e il Sud. Alla luce delle previsioni meteo che prospettano un’ondata di caldo senza precedenti, i medici di famiglia della Fimmg lanciano un appello alla popolazione, in particolare alle persone anziane e fragili, affinché adottino misure precauzionali per proteggersi ed evitare di dover ricorrere al pronto soccorso.

I medici di famiglia hanno anche elaborato un decalogo di consigli pratici per aiutare le persone più vulnerabili a gestire al meglio le giornate di caldo intenso:

  1. rimanere idratati, bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, anche se non si avverte la sete, evitare bevande alcoliche, zuccherate o gassate;
  2. evitare le ore più calde, non uscire e non svolgere attività fisica nelle ore più calde della giornata, solitamente tra le 11 e le 17;
  3. indossare abiti leggeri, di colore chiaro e in tessuti naturali come cotone e lino, che permettono una migliore traspirazione della pelle;
  4. prediligere ambienti freschi, trascorrere il più tempo possibile in ambienti freschi e ventilati. Se necessario, utilizzare ventilatori o condizionatori, assicurandosi di non esagerare con la differenza di temperatura rispetto all’esterno;
  5. consumare pasti leggeri, ricchi di frutta e verdura, evitando cibi pesanti e molto conditi che aumentano la sensazione di calore;
  6. rinfrescarsi regolarmente, fare docce o bagni freschi per abbassare la temperatura corporea. In alternativa, utilizzare panni umidi su polsi, fronte e collo;
  7. monitorare la salute, prestare attenzione ai segni di disidratazione o colpo di calore, come mal di testa, vertigini, debolezza, nausea o crampi muscolari. In caso di sintomi sospetti, contattare immediatamente un medico;
  8. evitare l’esposizione diretta al sole, utilizzare cappelli a tesa larga, occhiali da sole e creme solari con alto fattore di protezione quando si deve uscire;
  9. organizzare le attività giornaliere in modo da evitare le ore più calde e privilegiare le prime ore del mattino o la sera;
  10. assistere i più fragili, verificare regolarmente le condizioni di salute di familiari, amici o vicini anziani o fragili che vivono soli.

 

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