Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

17 Gennaio 2024

Tumore al seno, mortalità più che dimezzata dal 1975 a oggi

17 gennaio 2024 – Dal 1975 al 2019, in Usa la mortalità per cancro al seno si è ridotta del 58%, passando da 48 decessi per 100 mila donne a 27 per 100 mila. I progressi sono da attribuire per il 25% agli screening, per il 29% ai miglioramenti nel trattamento in fase metastatica e per il 47% a quelli negli stadi compresi tra I e III. È quanto emerge da uno studio coordinato da ricercatori della Stanford University e pubblicato sul Journal of the American Medical Association.

Lo studio ha passato in rassegna i dati sulla mortalità per tumore al seno negli ultimi 45 anni applicando modelli matematici per stimare l’apporto ai progressi da ogni innovazione terapeutica e diagnostica. Una delle scoperte più rilevanti dello studio è che, se i progressi nelle forme più precoci di malattia sono osservabili nel passato più lontano, “i miglioramenti nella sopravvivenza dopo la comparsa di metastasi si sono concentrati in gran parte negli ultimi 10 anni, con un miglioramento medio della sopravvivenza di 1,4 anni”, si legge in un editoriale publicato a corredo dello studio. Questo risultato è lo specchio di una grande disponibilità di farmaci per le forme metastatiche della malattia: negli ultimi anni ne sono arrivati sul mercato 26, un numero 6 volte più alto rispetto a quelli indicati per le forme precoci.

Tra le forme tumorali, quelle che hanno goduto di maggiori progressi sono quelle positive per i recettori ormonali, mentre altri tipi di tumore al seno presentano ancora una mortalità più alta. Anche in questo campo si intravedono, però, novità: “Vale la pena richiamare l’attenzione sull’emergere di promettenti coniugati farmaco-anticorpo nel cancro al seno metastatico, che devono ancora essere approvati per la malattia in stadio iniziale ma mostrano una promessa significativa per il cancro al seno triplo negativo”, aggiunge l’editoriale.

16 Gennaio 2024

AIFA: in attesa della riforma, scaduta proroga per le Commissioni

16 gennaio 2024 – Scade oggi l’ultima proroga, la settima, per l’attività delle due commissioni tecniche dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) – la Commissione tecnico scientifica (Cts) e la Commissione prezzi e rimborsi (Cpr) – in attesa dell’attuazione della riforma dell’ente, che ha avuto l’ultimo via libera dalla Conferenza Stato-Regioni lo scorso novembre. La proroga è in realtà scaduta lo scorso primo dicembre, ma l’attività ordinaria delle commissioni è proseguita per ulteriori 45 giorni grazie al regime della prorogatio previsto dalla legge stessa.

L’obiettivo della riforma, come più volte sottolineato dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, è creare un’agenzia più snella ed efficiente per semplificare e accelerare i processi di approvazione dei farmaci. La riforma prevede l’abolizione della figura del direttore generale mentre il presidente, nominato dal ministro della Salute, d’intesa con le Regioni, assume la responsabilità legale dell’agenzia e presiede il Cda. Si istituiscono il direttore amministrativo e il direttore tecnico scientifico. La Commissione tecnico scientifica e il Comitato prezzi e rimborsi vengono soppressi e sostituiti dalla Commissione scientifico-economica. Quest’ultima è nominata con decreto del ministro della Salute ed è composta da 10 membri, tra cui il direttore tecnico-scientifico dell’Agenzia e il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità o un suo delegato.

15 Gennaio 2024

Tumori: in Italia sempre più casi di cancro tra i giovani

15 gennaio 2024 – “In Italia tutti gli oncologi medici si sono accorti che da un punto di vista clinico stiamo vedendo sempre più casi di cancro tra i giovani”. Un trend che riguarda un po’ “tutte le patologie oncologiche: non soltanto i tumori del colon-retto, ma anche quelli al pancreas, al seno, al polmone. Stiamo lavorando a dati precisi, ma una tendenza all’aumento c’è anche nel nostro Paese”, dichiara Saverio Cinieri, presidente di Fondazione Aiom, dopo che il ‘Wall Street Journal’ – come ha evidenziato anche il professor Roberto Burioniha segnalato lo “sconcerto” degli oncologi per un boom delle diagnosi di cancro nella fascia under 50, cresciute del 13% circa dal 2000 al 2019. “Come Aiom lo abbiamo detto più volte”, ricorda Cinieri. “C’è un incremento di casi nei pazienti più giovani – conferma – che è dovuto ai cattivi comportamenti: sigaretta, alcol, sedentarietà, dieta scorretta”, insomma stili di vita sbagliati.

In dicembre Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e Fondazione Aiom hanno diffuso l’ultimo rapporto ‘I numeri del cancro in Italia’, rammenta Cinieri. Il report indica che “nel 2023 sono 395mila i casi di cancro previsti nel nostro Paese”, 208mila negli uomini e 187mila nelle donne, “in incremento non enorme, ma che c’è, sia negli uomini che nelle donne, anche se più per gli uomini”. Però “il dato importante riguarda i morti risparmiati”, rimarca l’oncologo. “Sia negli uomini che nelle donne italiane – si legge nel rapporto – il numero osservato per morti causate da tutti i tumori nel loro complesso è stato ogni anno, dal 2007 al 2019, inferiore al numero atteso rispetto ai tassi medi del 2003-2006. Negli uomini, nel periodo 2007-2019, per tutte le sedi tumorali insieme sono state stimate in 206.238 le morti in meno rispetto a quelle attese, equivalente a una diminuzione del 14,4% delle morti oncologiche in tutto il periodo. Il numero di morti oncologiche evitate è passato da 4.143 nel 2007 a 28.952 nel 2019 negli uomini (-23,5% rispetto al numero atteso)”.

Quanto alle donne, “nel periodo 2007-2019 per tutte le sedi tumorali insieme sono state stimate in 62.233 le morti in meno rispetto a quelle attese, equivalente a una diminuzione del 6,1% delle morti oncologiche in tutto il periodo. Il numero di morti oncologiche evitate è passato da 614 nel 2007 a 9.346 (-11%) nel 2019”. Numeri sui quali Cinieri insiste, che “fanno onore al nostro sistema sanitario nazionale e che gli Usa non possono vantare”.

12 Gennaio 2024

Ocse: nel 2040 la spesa sanitaria sfiorerà il 12% del Pil

12, gennaio 2024 – Senza correttivi, la spesa sanitaria media dei Paesi Ocse, in crescita da due decenni, è destinata a salire ulteriormente raggiungendo l’11,2% del Pil nel 2040. Toccherà invece l’11,8% se si vorranno mettere in atto misure aggiuntive per prepararsi a future pandemie. È quanto emerge dal rapporto ‘Fiscal Sustainability of Health Systems’ pubblicato questa mattina dall’Ocse.

Il rapporto, dall’eloquente sottotitolo “Come finanziare sistemi sanitari più resilienti quando i soldi scarseggiano?”, analizza l’andamento della spesa sanitaria e l’impatto di diverse misure adottate per garantire la sostenibilità dei servizi sanitari. “Nei due decenni precedenti la pandemia di Covid-19, la spesa per la salute nei paesi dell’Ocse è aumentata costantemente, in media, da circa il 7% del Pil nel 2000 a quasi il 9% nel 2019”, spiega il rapporto. A trainare l’aumento di spesa “una combinazione di aumento dei redditi, innovazione tecnologica e invecchiamento della popolazione”. Secondo l’Ocse, la tendenza è destinata a proseguire. Tuttavia le sfide economiche e geopolitiche stanno influenzando la capacità dei Paesi di finanziare qualsiasi spesa aggiuntiva per la salute, rendendo di fatto insostenibile il finanziamento dei servizi sanitari. Il rischio, senza interventi tempestivi, è “un’era di nuove misure di austerità”. Il rapporto propone soluzioni per contenere la crescita insostenibile della spesa sanitaria. Puntare sull’efficienza, per esempio, “potrebbero far risparmiare fino a 1,2 punti percentuali del Pil. Ciò porrebbe la futura spesa sanitaria totale su una traiettoria ascendente molto più dolce e sostenibile, raggiungendo il 10,6% del Pil nel 2040 (rispetto all’11,8% del Pil in assenza di importanti cambiamenti politici)”.

11 Gennaio 2024

Trovata la chiave che potrebbe prevenire il tumore al seno

11 gennaio 2024 – E’ stata trovata la chiave che potrebbe portare a nuove cure per il tumore al seno e perfino a prevenirlo: è una proteina che provoca la morte delle cellule malate prima che completino il processo di trasformazione in cellule tumorali.

La proteina agisce attraverso un processo infiammatorio che mobilita in massa anche le difese immunitarie, rendendo loro più facile riconoscere ed eliminare le cellule danneggiate. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, potrebbe aiutare a sviluppare trattamenti che abbiano come obiettivo proprio questa proteina, chiamata Mre11. La ricerca è stata coordinata dall’Università americana del North Carolina a Chapel Hill. Ogni volta che una cellula tumorale si divide, subisce danni al proprio Dna. Queste cellule danneggiate sono solitamente percepite come minacce dall’organismo, che attiva un ‘sensore’ del Dna rovinato, chiamato cGAS, in grado di chiamare a raccolta le cellule del sistema immunitario per scovare ed eliminare il problema. Nel 2020, però, si è scoperto che questo sensore viene ‘rinchiuso’, si trova cioè in uno stato sempre disattivato per impedirgli di scatenare risposte infiammatorie a meno che non sia assolutamente necessario. I ricercatori guidati da Min-Guk Cho e Rashmi Kumar hanno quindi cercato la chiave che consente a cGAS di liberarsi dalla sua ‘prigione’, trovandola nella proteina Mre11.

In questo modo hanno anche scoperto che, interagendo tra loro, il sensore e la proteina-chiave danno inizio a una forma specializzata di morte cellulare chiamata necroptosi: a differenza di altre forme di morte cellulare, la necroptosi innesca anche la risposta infiammatoria, e dunque attiva il sistema immunitario che riesce così a individuare le cellule tumorali o quelle che stanno per diventare tali.

 

10 Gennaio 2024

Tumore del seno: Genova “capitale” nella ricerca ed assistenza. Alla Breast Unit del “San Martino” trattati oltre 1.000 casi l’anno

Genova, 10 gennaio 2024 – Genova si conferma uno dei centri di ricerca ed assistenza sul carcinoma mammario più importanti a livello sia nazionale che internazionale. Merito soprattutto della Breast Unit dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino che è diventata un hub regionale con oltre 1.000 nuovi casi l’anno presi in carico. Garantisce percorsi assistenziali dedicati con particolare attenzione al tema della preservazione della fertilità per le pazienti under 40. Grazie alla sua Unità di Oncofertilità, la prima istituita in Italia nel 2001, una donna su dieci riesce ad avere un figlio dopo la diagnosi di tumore del seno. Un dato doppio rispetto alla media nazionale che colloca l’IRCCS genovese ai primi posti in Europa. La preservazione della fertilità, per le pazienti oncologiche, sarà uno dei temi al centro del congresso “Back from San Antonio” che si terrà il 12 e 13 gennaio a Genova. Si pone, nel panorama italiano, come uno dei più importanti aggiornamenti sul tumore della mammella. Anche quest’anno coinvolge i maggiori esperti italiani e vede la presenza di oltre 250 partecipanti. L’evento viene presentato oggi con una conferenza stampa nella Città della Lanterna.

“La probabilità di guarigione definitiva da un tumore del seno supera attualmente il 60% – spiega Lucia Del Mastro, Professore Ordinario e Direttore della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova -. Sempre più dobbiamo porci l’obiettivo di preservare il benessere psico-fisico delle nostre pazienti anche dopo la somministrazione di cure spesso ancora invasive. Il desiderio di maternità è un diritto che l’oncologia può e deve riuscire a garantire ad un numero crescente di donne. A Genova siamo riusciti a creare un modello virtuoso anche per altre realtà della Penisola. Al San Martino la paziente, che deve sottoporsi a chemioterapia, riesce ad avere un accesso diretto alle procedure di congelamento degli ovociti e del tessuto ovarico. L’intuizione, che abbiamo avuto oltre 20 anni fa, di creare una collaborazione strutturata tra il reparto di oncologia medica e il centro di procreazione medicalmente assistita diretto dalla Dr.ssa Paola Anserini, è risultata vincente”. Di oncofertilità si è discusso di recente al San Antonio Breast Cancer Symposium e, anche in quel congresso internazionale, l’oncologia ligure è stata protagonista. Al meeting è stato presentanto un approfondimento dello studio internazionale POSITIVE.  “Si è dimostrato come l’utilizzo di tecniche di procreazione medicalmente assistita sia sicuro senza aumentare il rischio di recidiva del cancro mammario – sottolinea Matteo Lambertini, Professore Associato Convenzionato di Oncologia Medica all’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova -. Questo è stato riscontrato tra le pazienti con carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali che hanno sospeso temporanamente la terapia endocrina per cercare volutamente una gravidanza”. Un ulteriore studio sul tema dell’oncofertilità, coordinato dal San Martino, è stato presentato da Matteo Lambertini in Texas al SABCS e pubblicato simultaneamente sulla prestigiosa rivista americana JAMA. In questo studio, sono stati coinvolti più di 70 centri in tutto il mondo e arruolate oltre 4.700 giovani donne con un tumore del seno ereditario per la presenza di una mutazione ai geni BRCA. Dopo aver completato le cure oncologiche e un corretto periodo di osservazione, una donna su cinque è riuscita ad avere una gravidanza. Inoltre, avere una gravidanza dopo la diagnosi di tumore al seno in donne BRCA mutate, sottoposte a precedente chemioterapia, è risultato sicuro sia per le mamme (cioè senza alcun rischio aumentato di recidiva del tumore) sia per i bimbi (cioè senza alcun rischio aumentato di malformazioni o altre complicanze della gravidanza).

 “E’ strategico condividere anche sul territorio importanti risultati come quelli comunicati durante il convegno di San Antonio – afferma Angelo Gratarola, Assessore alla Sanità della Regione Liguria -. Mi preme sottolineare il grande obiettivo della ricerca del benessere psicofisico delle pazienti affette da patologia neoplastica della mammella, tutelando il loro desiderio di maternità e quindi, attraverso la procedura di congelamento degli ovociti e del tessuto ovarico, garantire loro, seppur in una percentuale importante di casi, la possibilità di diventare madri anche dopo una malattia oncologica come il tumore alla mammella. Proprio di onco fertilità si è discusso al San Antonio Breast Cancer Symposium e lo si è fatto grazie anche ai nostri ricercatori, la professoressa Lucia Del Mastro e il professor Matteo Lambertini, un modo per tenere alta la bandiera della Liguria, in particolare del San Martino, un orgoglio per l’intera Regione”.

“Il Policlinico San Martino è un caso esemplare di riuscita integrazione tra l’ordinaria assistenza che dobbiamo fornire ai pazienti oncologici e la promozione della ricerca scientifica – afferma Antonio Uccelli, Direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova -. Da anni partecipiamo a studi internazionali che hanno contribuito a modificare le linee guida internazionali sul trattamento del carcinoma mammario. Oltre a quelli relativi alla preservazione della fertilità abbiamo portato avanti ricerche sulla chemioterapia ‘dose-dense’, che consiste nella somministrazione dei farmaci ogni due settimane invece che ogni tre. In altri lavori ci siamo concentrati sull’utilizzo ‘extended’ dell’endocrinoterapia”. “Fondamentale in tutte queste attività è la proficua collaborazione con l’Università di Genova e una nostra accurata organizzazione interna – spiega Marco Damonte Prioli, Direttore Generale dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova -. La Liguria è stata una delle prime regioni italiane ad aver istituito delle Breast Units per la gestione multidisciplinare del tumore più diffuso nel nostro Paese. In quella del San Martino siamo in grado di offrire alle nostre pazienti tutti i trattamenti che l’innovazione in oncologia ha prodotto”. “L’ospedale policlinico San Martino, nato circa 5 secoli fa, rappresenta il centro di riferimento regionale per le principali specialità – sostiene il dott. Giovanni Orengo, Direttore Sanitario dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova -. Abbiamo sempre dato un posto di primo piano all’oncologia con la costituzione all’interno dell’ospedale del ‘cancer center’ dove ogni anno  vengono trattati oltre 7.000 casi di tumore. Per garantire il più elevato livello di qualità e di innovatività, l’assistenza viene effettuata attraverso un’organizzazione per gruppi multidisciplinari, ciascuno specializzato in un determinato tipo di tumore”.

Al congresso “Back from San Antonio” gli specialisti italiani si ritrovano per discutere le ultime evidenze scientifiche emerse in terra americana. “Dal meeting statunitense sono arrivate importanti conferme sul ruolo degli anticorpi coniugati – aggiunge la professoressa Del Mastro -. Si tratta di farmaci che stanno cambiando il trattamento del cancro e sono composti da un anticorpo a cui sono aggiunte delle molecole di chemioterapico. Nel tumore mammario sono utilizzati nei casi triplo negativi e in quelli HER2 positivi. Ora abbiamo a disposizione i risultati favorevoli anche per le donne affette da carcinoma mammario con recettori ormonali positivi. Altre conferme sono giunte dall’immunoterapia che può essere usata per il trattamento del tumore in fase precoce”.

Infine sempre all’evento di Genova anche in questa edizione, saranno assegnati tre premi a giovani oncologi under 40, prime firme di lavori scientifici sul carcinoma mammario pubblicati nel 2023. Verranno premiati: Benedetta Conte, ex specializzanda dell’Università di Genova, attualmente dottoranda presso l’Hospital Clinic di Barcellona, per il lavoro sui fattori che predicono tossicità ed efficacia della terapia ormonale; Luca Licata, dell’Ospedale San Raffaele di Milano per la sua ricerca sui tumori ad elevata attività proliferativa; Eva Blondeaux, Oncologo Medico presso l’Unità di Epidemiologia Clinica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, primo autore insieme a Matteo Lambertini del lavoro presentato al SABCS sulla gravidanza dopo carcinoma mammario nelle pazienti con mutazione BRCA.

 

 

 

10 Gennaio 2024

FOCE: “Pronto soccorso da incubo e corsie ospedaliere sotto assedio. La causa è la campagna vaccinale del tutto inadeguata contro Covid e influenza”

Roma, 10 gennaio 2024 – Da diverse settimane si assiste al fenomeno dell’aggravarsi del caos nei nostri sistemi di emergenza. I Pronto Soccorso sono da incubo e le corsie ospedaliere sono ‘sotto assedio’, con molte centinaia di pazienti in attesa di trasferimento in reparti di degenza ordinaria o di terapia intensiva, tempi che possono durare anche diversi giorni. Addirittura, in alcune Regioni, i medici in ferie sono stati richiamati in servizio, per far fronte a questa nuova grave emergenza. Ma, al di là della carenza cronica di posti letto ospedalieri e di personale medico ed infermieristico, qual è ora la causa principale di questa situazione? Certamente la combinazione delle acuzie prodotte contemporaneamente dall’infezione Covid e dall’influenza.

Per quel che riguarda la prima, il livello dei contagi da settembre-ottobre a oggi è in crescente aumento. Inoltre, va considerato che i dati sulle persone positive non riflettono le reali dimensioni dell’infezione Covid, perché non tutti i cittadini si sottopongono ai test e molti che lo fanno non sono documentabili.

Ma ciò che è certo e che ci rende estremamente preoccupati è l’aumento progressivo della mortalità da Covid, che non si è mai arrestata negli ultimi 6 mesi. Nel 2023, da 40-50 decessi alla settimana a luglio/agosto si è passati a 150 morti a ottobre, a 290 a novembre, a 425 a fine dicembre per arrivare, nel 2024, a 371 in quest’ultima settimana.

È evidente che non è vero quanto affermato da qualcuno a fine luglio, cioè che la pandemia Covid “era finita nei numeri”. Il virus non è mai scomparso. D’altra parte, lo stesso termine ‘pandemia’ contraddice clamorosamente un’affermazione del genere: ebbene sarà pure finita la fase pandemica vera e propria, ma fatto sta che il virus continua a circolare a livelli elevati ed il carico di malattia che determina si è andato ad aggiungere a quello di un’influenza, quest’anno particolarmente contagiosa ed aggressiva. Affermazioni del genere ed altre hanno quindi ingenerato nella popolazione la convinzione che tutto fosse passato. Abbiamo assistito a una totale rimozione del SARS-CoV-2, è come se il virus fosse stato dimenticato. Di conseguenza la campagna vaccinale è stata del tutto insoddisfacente. Dall’inizio della campagna autunno-inverno al 4 gennaio 2024, nel nostro Paese sono stati vaccinati appena 1.927.035 cittadini; in particolare il 13,6% degli ultraottantenni, il 10,3% della fascia di età tra 70-79 anni e solo il 4,7% dei cittadini tra i 60-69 anni. Le vaccinazioni sono crollate da un picco, diciamo così, di 256 mila nella settimana dal 14 al 21 dicembre 2023, a 75 mila nella settimana successiva a solo 59 mila negli ultimi 7 giorni. Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia continuano ad essere le Regioni in cui si concentra la maggior parte delle dosi somministrate nell’ambito della campagna, mentre tutte le Regioni del Sud, Lazio, Marche e Abruzzo hanno prodotto numeri infimi.

La crisi attuale acutissima dei Pronto Soccorso è quindi anche dovuta alla fiacca ed insufficiente campagna vaccinale sull’influenza, con dati di copertura estremamente inferiori rispetto agli anni precedenti. Si registra anche l’effetto negativo dell’allentamento delle misure e degli strumenti di distanziamento e delle mascherine, che concorrono come causa di questa tragedia che sta colpendo ulteriormente la nostra Sanità. A farne le spese sono i più anziani e i pazienti fragili, anche affetti dalle patologie di nostro interesse. FOCE (ConFederazione degli Oncologi, Cardiologi ed Ematologi) non può che manifestare tutta la preoccupazione e lo sconcerto per questa allarmante situazione, per la mancanza di qualsiasi programmazione ed organizzazione di una campagna vaccinale già difficile. Va evidenziato anche lo spreco di risorse pubbliche, dovuto al mancato utilizzo di enormi quantità di dosi vaccinali già acquistate dallo Stato.

 

Il Consiglio Direttivo della ConFederazione Oncologi, Cardiologi ed Ematologi (FOCE)

8 Gennaio 2024

Screening mammografico, regione aderisce a campagna di sensibilizzazione con murales raffigurante Sant’Agata

La Regione Lazio aderisce alla campagna di sensibilizzazione per promuovere lo screening mammografico dell’associazione Europa Donna Italia, svelando il suo murales nell’ambito del progetto “Ogni seno ha una storia, lo screening te la può raccontare”.

L’opera, dell’artista Napal, figura storica del movimento italiano del writing e della street art , raffigura una moderna e contemporanea Sant’Agata, protettrice del seno della donna: si trova sulla facciata cieca di un edificio Ater di Roma, in via Ascalesi 1, nel quartiere Primavalle.

«La tutela della salute delle donne è parte integrante del Servizio Sanitario Regionale. Il murale realizzato dall’artista Napal nel quartiere di Primavalle, a Roma, vuole ricordare quanto sia fondamentale sottoporsi allo screening mammografico – ha spiegato il presidente Francesco Rocca – Lo sviluppo della medicina di genere e di un piano sempre più mirato di prevenzione, primaria e secondaria, sono al centro della programmazione sanitaria che stiamo portando avanti in Regione Lazio. È bene che le donne laziali – di tutte le fasce d’età – sappiano che, alcuni programmi di screening sono gratuiti nelle nostre Asl tutto l’anno».

La realizzazione di murales in tutta Italia, a cura di Europa Donna, per ricordare, attraverso la figura della Santa, quanto sia importante sottoporsi periodicamente ai test di prevenzione, rientra nella strategia di comunicazione della Regione Lazio nell’ambito della campagna nazionale “Ottobre rosa”.

«Siamo molto soddisfatte della collaborazione con la Regione Lazio per il progetto ‘Ogni seno ha una storia, lo screening te lo può raccontare’, per la città di Roma – ha commentato Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia – Crediamo che portare un messaggio di prevenzione alle cittadine attraverso l’arte sia un mezzo vincente e regali un’immagine di inedita bellezza alla città, non fine a sé stessa, ma ricca di grande significato: la prevenzione è infatti fondamentale per la salute del seno di tutte le donne. Europa Donna è orgogliosa di affiancare la Regione Lazio in questo progetto come dimostrazione che la collaborazione tra società civile ed istituzioni è sempre la soluzione più efficace».

Il primo murales di Europa Donna è stato realizzato a Foggia. Il progetto ha poi interessato Milano, Bergamo e, appunto, Roma. Prossimamente riguarderà le città di altre regioni.

22 Dicembre 2023

Prosegue a Brescia la campagna di Europa Donna “Ogni seno ha una storia. Lo screening te la può raccontare”

Brescia,22 dicembre 2023 – Anche Brescia aderisce alla campagna di sensibilizzazione sull’adesione allo screening mammografico di Europa Donna Italia, svelando il suo murales nell’ambito del progetto Ogni seno ha una storia, lo screening te la può raccontare. La missione del progetto è quella di realizzare tanti murales, in tutta Italia, con l’effige di una moderna e contemporanea Sant’Agata, elevata a simbolo laico e universale, che ricordi quanto sia importante prendersi cura del proprio seno tutto l’anno. Un’esortazione ad aderire agli screening mammografici organizzati, anche a fianco della Regione Lombardia per la campagna “io non aspetto” con la testimonial Ambra Angiolini.

Europa Donna Italia è da sempre impegnata nella prevenzione del tumore al seno, e lo sviluppo di questo progetto dimostra quanto sia universalmente condiviso il bisogno di innalzare con questa campagna il numero delle adesioni allo screening, prendendo spunto da un murales di Catania che rappresenta Sant’Agata, come protettrice della salute del seno della donna.

I murales di Europa Donna sono partiti da Foggia all’inizio dell’anno e hanno poi interessato Milano, Bergamo, ora Brescia e a seguire altre città lombarde.

Brescia, grazie alla collaborazione di ATS, ASST e della consigliera EDI, Nini Ferrari, ha scelto come collocazione il muro di cinta degli Spedali Civili, luogo simbolo della prevenzione in città. Ad interpretarla Maz-wioimaz, al secolo Mario Mazzoldi (Stradedarts- Urban Gallery Milano), il quale ha rivisto l’immagine della Santa in un’interpretazione personale che coniuga l’arte figurativa e lo stile pop tipico di questa forma di arte.

“Siamo entusiaste che la campagna sia approdata anche a Brescia. La prevenzione è fondamentale per intercettare la malattia in tempo: lanciare questo tipo di messaggi in luoghi frequentati dalle donne è un elemento di forza del progetto, così come il lavoro di squadra che ci ha permesso di realizzarlo” spiega il team integrato delle associazioni Europa Donna Italia ed ESA. A Brescia sono presenti anche altre due associazioni della rete: Ri.Pre.Sa e Cuore di Donna.

Il progetto continuerà nel 2024 con altri murales e altri artisti in altre Regioni come il Lazio, il Piemonte, la Puglia ed altre ancora.

 

LO SCREENING: UN IMPEGNO COSTANTE PER EUROPA DONNA ITALIA

Tre i punti di questa campagna che si rivolge contemporaneamente alle donne e alle Istituzioni:

  1. aggiornamento e rimodulazione del messaggio e delle modalità di recapito dell’invito e dell’esito, in modo da incrementarne significativamente l’adesione.
  2. verificare sistematicamente la familiarità al primo accesso; ovvero rendere le donne più consapevoli e proattive verso la necessità di effettuare lo screening, spiegando anche concetti come familiarità e seno denso.
  3. uniformare lo screening dai 45 ai 74 anni in tutte le regioni, che si traduce nel monitorare che sia stata raggiunta l’uniformità regionale, in virtù del fatto che l’estensione della fascia di età 45-74 fa già parte del Piano Nazionale della Prevenzione.

Oggi questo impegno si traduce in una campagna che unisce diversi mezzi per un unico obiettivo, quello di rendere consapevoli e partecipative le donne e stimolare istituzioni e decisori ad intervenire per colmare le modalità di accesso e l’uniformità tra nord e sud.

La campagna “Ogni seno ha una storia. Lo screening te la può raccontare” gode del supporto della comunità scientifica, tra cui SIRM, GISMa, ONS, AITeRS, Fondazione AIOM e Senonetwork.

Il progetto è stato realizzato con il contributo non condizionante di Bayer, Gilead e Lilly.

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Breast Unit

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