Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

31 Ottobre 2023

Al via su scala nazionale il nuovo progetto “Dance for oncology”

Il 40% dei pazienti in cura per un tumore vive sintomi di ansia e stress. Sette su dieci hanno un tono emotivo che non rientra nella norma. Con un disagio clinicamente significativo e ripercussioni sull’esito delle cure. Inoltre, meno del 50% dei malati oncologici svolge regolarmente attività fisica, fondamentale per contrastare i sintomi ansioso-depressivi. Per cercare di superare questi problemi nasce Dance For Oncology (D4O), un progetto che offre corsi di ballo gratuiti e studiati appositamente per i pazienti oncologici. È stato ideato da Carolyn Smith (presidente della giuria di Ballando con le Stelle) e viene presentato oggi a Roma con un convegno nazionale presso la Camera dei Deputati. L’intera iniziativa è promossa dalla neonata associazione D4O che per la prima volta in Europa attiva questo servizio in tutta la Penisola. A ottobre 2023 sono state avviate 15 scuole di ballo in Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia. A gennaio 2024 ne partiranno altre 35 e più di 20 centri oncologici e associazioni, in tutta Italia, hanno già aderito all’iniziativa.

 

“Il cancro rappresenta un’esperienza molto difficile da affrontare – sottolinea Carolyn Smith –. Uomini e donne, d’ogni fascia d’età, hanno bisogno di aiuti concreti oltre che, ovviamente, di un’assistenza medica adeguata. Il ballo può sembrare un’attività frivola e senza nessuna connessione con la malattia. In realtà può portare a tutta una serie di benefici. Può garantire il buon umore, perché permette di divertirsi e di ritrovare l’entusiasmo e la spensieratezza. Migliora la forma fisica con un’attività coinvolgente e che può essere svolta a bassa intensità. Infine aiuta a trovare nuovi amici con cui confrontarsi anche per condividere la stessa esperienza di malattia. Io fin dal 2015 sto combattendo la mia battaglia contro un “intruso” che ho trovato nel mio corpo. Devo ammettere che il ballo, da sempre parte fondamentale della mia vita, è stato determinante anche nel mio percorso di cura. Ora, grazie al nostro progetto, potrà esserlo per tante altre persone”.

 

“È dimostrato da numerose ricerche scientifiche quanto l’attività fisica possa essere importante all’interno del percorso di cura di un paziente oncologico – spiega la prof.ssa Adriana Bonifacino, presidente della Fondazione IncontraDonna, responsabile scientifico di D4O -. Rientra nella prevenzione terziaria del cancro e quindi nell’evitare recidive dopo una prima diagnosi, nel controllare i sintomi della neoplasia e nel contrastare le possibili complicazioni causate dalle cure. Il ballo, in tutti i suoi stili e le sue diverse espressioni artistiche, costituisce un valido alleato per la salute. È divertente, piacevole e, in particolari condizioni, può essere consigliato ai pazienti. Proprio per questo, lo scorso luglio, abbiamo formato più di 50 insegnanti di ballo provenienti da tutta Italia”.

 

“Come AIOM siamo felici di patrocinare e condividere questo progetto innovativo dedicato al sempre crescente numero di pazienti oncologici – sottolinea il prof. Saverio Cinieri, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica AIOM -. In Italia, infatti, sono oltre tre milioni e mezzo le persone che attualmente vivono con una diagnosi di malattia oncologia. Oggi grazie alle nuove terapie e alla diagnosi precoce riusciamo a garantire una buona qualità di vita ai malati. Per alcune neoplasie possiamo parlare di guarigione, per altre di cronicizzazione, garantendo in ritorno alla vita affettiva e lavorativa a decine di migliaia di persone. Avere l’opportunità di frequentare anche corsi di ballo organizzati e consigliati dal medico curante rappresenta un modo nuovo ed efficace di promuovere la prevenzione terziaria”. “Quando l’amica Carolyn mi ha parlato del progetto e della neonata associazione ho subito compreso la grande utilità della campagna – aggiunge il dott. Mauro Boldrini, socio di D4O e Direttore della Comunicazione AIOM -.  Un ringraziamento particolare va a tutti i maestri di ballo che hanno aderito con entusiasmo rendendo possibile a migliaia di pazienti la possibilità di frequentare gratuitamente i corsi in questa iniziativa che non ha eguali in Europa”.

 

“Il ballo è un alleato del benessere anche durante la terza età – aggiunge Roberto Messina, Presidente Senior Italia FederAnziani -. Più generale con i giusti accorgimenti può essere praticato anche da persone fragili come, per esempio, i pazienti oncologici che ricordiamo, nella metà dei casi, hanno più di 70 anni. Dance For Oncology è un’ottima iniziativa e auspichiamo possa aiutare un numero crescente di uomini e donne in tutta la Penisola”.

 

“I nostri corsi permettono a persone che condividono la stessa difficile condizione di incontrarsi – conclude Carolyn Smith –. Un momento unico in cui è possibile dimenticare in quelle ore il dolore fisico e psicologico della malattia”.

 

L’associazione Dance for Oncology ha sede legale a Roma e può essere sostenuta contattando l’indirizzo email del sito o attraverso i canali social Instagram e Facebook (@dance4oncology).

Per le donazioni: IBAN IT25X0306909606100000196420

26 Ottobre 2023

Tumore della prostata: lutezio (177Lu) vipivotide tetraxetan di Novartis

Novartis ha presentato i dati dello studio di Fase III PSMAfore al Congresso 2023 della Società Europea di Oncologia (ESMO). I dati presentati al Simposio Presidenziale hanno mostrato che lutezio (177Lu) vipivotide tetraxetan soddisfa il suo endpoint primario con un beneficio clinicamente rilevante e statisticamente significativo nella sopravvivenza libera da progressione radiografica (rPFS) nei pazienti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) positivo all’antigene di membrana specifico della prostata (PSMA) dopo trattamento con inibitori della via dei recettori degli androgeni di seconda generazione (ARPI), rispetto al cambio con altro ARPI1.

“Grazie anche alla terapia con radioligandi, il tumore alla prostata sta vivendo il suo ingresso in una nuova ‘era’ di terapie nel segno della medicina di precisione – afferma Giuseppe Procopio, Direttore Programma Prostata ed Oncologia Medica Genitourinaria Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Nello studio PSMAfore, la RLT con lutezio ha evidenziato un’azione antitumorale selettiva in pazienti con malattia metastatica resistente alla castrazione. I dati relativi alla sopravvivenza mediana libera da progressione radiografica sono di evidente impatto e più che raddoppiati. Si conferma così il beneficio del trattamento, che era già stato osservato nel precedente studio VISION. Ci auguriamo che questo radiofarmaco diventi quanto prima una terapia disponibile anche per i pazienti italiani che necessitano di opzioni di cura efficaci in una strategia di sequenza terapeutica”.

“Nonostante i progressi nella cura del cancro della prostata, vi è un forte bisogno insoddisfatto di nuove opzioni di trattamento mirate per migliorare i risultati nel carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione – spiega Marcello Tucci, Direttore dell’Oncologia dell’Ospedale Cardinal Massaia di Asti -. Più dell’80% dei tumori della prostata esprime in quantità elevate un biomarcatore fenotipico PSMA, rendendolo un promettente target diagnostico e un potenziale target terapeutico per la terapia con radioligandi. Il nuovo studio presentato a Madrid è un ulteriore passo in avanti nella messa a punto di cure innovative contro una forma di carcinoma insidiosa e difficile da trattare”.

“Questi risultati promettenti dello studio PSMAfore potrebbero cambiare il paradigma di trattamento per il tumore della prostata avanzato consentendo ai pazienti di evitare o ritardare la chemioterapia a base di taxani, che comporta importanti effetti collaterali,” ha affermato Jeff Legos, Executive Vice President, Global Head of Oncology Development di Novartis. “Mentre continua la raccolta dei dati di sopravvivenza globale, la consistenza del beneficio osservato in altri endpoint di efficacia clinicamente significativi, unitamente a una migliore qualità di vita e a un profilo di sicurezza favorevole, mostrano il potenziale di lutezio (177Lu) vipivotide tetraxetan nei pazienti con mCRPC naïve ai taxani.”

Lo studio ha raggiunto il suo endpoint primario rPFS(ottobre 22) evidenziando nel braccio in studio e rispetto al cambio di ARPI1 una riduzione del rischio di progressione radiografica della malattia, pari al 59%.

I pazienti trattati con lutezio (177Lu) vipivotide tetraxetan inoltre hanno mostrato una qualità di vita migliore, mantenendo il loro FACT-P total score per 3 mesi più lungo rispetto al cambio di ARPI (7.5 vs. 4.3 mesi).

Alla seconda analisi intermedia di OS con il 45% di eventi, ovvero 135, l’analisi OS prespecificata crossover-modificata ha dimostrato una hazard ratio di 0.80 (95% CI: 0.48, 1.33)1.  L’analisi OS intention-to-treat non modificata è stata inficiata dall’84% di pazienti che hanno interrotto ARPI nel braccio di confronto a causa di progressione radiografica e sono passati nel braccio in esame a ricevere lutezio (177Lu) vipivotide tetraxetan1. Lo studio continuerà a valutare OS e la prossima analisi intermedia OS è attesa nel 2024 (dopo 223 eventi).

Lo studio ha dimostrato un profilo di sicurezza favorevole con 6 cicli di lutezio (177Lu) vipivotide tetraxetan1: 

In questo momento, i pazienti diagnosticati con carcinoma della prostata metastatico hanno un tasso di sopravvivenza a 5 anni di circa il 30%e quindi rimane un urgente bisogno per opzioni di trattamento per pazienti che hanno progressione di malattia nonostante l’attuale standard di cura4-7.

*Lutezio (177Lu) vipivotide tetraxetan ha soddisfatto il suo endopoint primario di rPFS all’analisi primaria sulla base degli eventi rPFS confermati a livello centrale con una data cut off ottobre 20221. L’analisi di rPFS esploratoria aggiornata è stata basata sugli ultimi dati cut off di giugno 2023 e solo formalmente significativi1.

26 Ottobre 2023

FoSSC: manovra largamente insufficiente per il potenziamento del servizio sanitario affetto da gravissime criticita’

I rappresentanti dei clinici italiani bocciano la manovra economica del Governo. “Siamo molto preoccupati per la Legge di Bilancio appena approvata e la riteniamo del tutto insufficiente rispetto alle reali e urgenti necessità della sanità italiana”.

E’ quanto sostiene il Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri ed Universitari Italiani (FoSSC). L’organismo, che riunisce 75 società scientifiche attive nel nostro Paese, ricorda come sia previsto uno stanziamento di 3 miliardi di euro di cui 2,3 saranno destinati al rinnovo dei contratti, ma l’entità degli aumenti contrattuali previsti non permetterà di frenare l’esodo dei medici neo-laureati né i pre-pensionamenti dei medici già in servizio. Vi sono altri 600/700 milioni per lo smaltimento delle liste di attesa. Ma buona parte di queste risorse verranno assegnate a strutture private accreditate ed è questo l’unico tetto di spesa che è stato modificato. “Tutti gli altri ivi incluso quelle riguardante le nuove assunzioni di personale medico-infermieristico non sono stati minimamente modificati – proseguono gli esperti dei Forum -. A nostro avviso intervenire sui tetti di spesa è l’unica modalità che abbiamo per agire sulle annose problematiche che affliggono il nostro Servizio Sanitario Nazionale. Negli ospedali italiani mancano infatti circa 30mila medici specialisti ed almeno 50mila infermieri. Inoltre il nostro Paese è ancora fanalino di coda in Europa (22a posizione per numero di posti letto di degenza ordinaria (314x100mila abitanti vs una media europea di 537).  Le grandi problematiche come quelle dei Pronto Soccorso o delle liste d’attesa rappresentano l’epifenomeno di queste gravissime criticità strutturali e delle carenze di personale. Queste sono tra l’altro state verosimilmente le cause principali della più elevata mortalità registrata in Italia durante la pandemia fra tutti i paesi dell’Europa occidentale. Pertanto i problemi del Servizio Sanitario Nazionale non possono essere affrontati con provvedimenti spot o tampone, ma necessitano di una riforma del sistema che manca del tutto in questo piano di finanziamento”.

In Italia il definanziamento della sanità è cresciuto negli anni ed attualmente la spesa sanitaria è solo al 6,6% del Pil. E’ previsto nel prossimo biennio che scenda al 6,1% contro l’11% della Germania, il 10% della Francia e il 9,3% del Regno Unito. “Ci troviamo di fronte ad una situazione veramente difficile – prosegue FoSSC -. Da troppo tempo nel nostro Paese risultano insufficienti le risorse destinate alla sanità mentre si autorizza l’innalzamento dei tetti alla spesa privata convenzionata. Se vogliamo continuare ad avere un servizio sanitario nazionale davvero universalistico è necessario ricominciare ad investire. Nel Report della spesa sanitaria del 2022, della Ragioneria dello Stato, è stata riportata una spesa out pocket da parte dei cittadini che addirittura supera i 37 miliardi. In questo quadro la situazione non potrà che peggiorare. Il nostro Forum partecipa ad un tavolo tecnico attivo presso il Ministero della Salute per una riorganizzazione generale dell’assistenza ospedaliera e territoriale. Questa sarebbe stata un’ottima occasione di confronto e dialogo costruttivo tra decisori politici ed esperti clinici ospedalieri e universitari. Ma le riforme e il riassestamento hanno inevitabilmente dei costi e servono risorse economiche adeguate per salvare il Servizio Sanitario Nazionale che, come ha affermato più volte il Presidente Mattarella, è un patrimonio prezioso da difendere e adeguare”.

24 Ottobre 2023

Tumori: fino all’80% dei casi difficili risponde a cure off-label

24 ottobre 2023 – Circa l’80% dei pazienti oncologici trattati con farmaci “fuori indicazione” raccomandati dal cosiddetto Molecular Tumor Board (Mtb, gruppo di esperti che studia le basi molecolari della malattia del singolo paziente e scova vulnerabilità attaccabili con terapie off-label) sulla base di evidenze scientifiche e cliniche inoppugnabili, risponde alle terapie: il 42% con risposta parziale, e il 37% con stabilizzazione della malattia. È il risultato di una casistica di pazienti arruolati nell’ambito di uno studio a firma dell’Irccs Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, pubblicato su Journal of Translational Medicine. Lo studio, che ha arruolato in totale 124 pazienti con malattia in progressione nonostante tutte le terapie indicate per quel tumore, promuove le scelte di questo gruppo di esperti come terza via dell’oncologia, insieme alla pratica clinica e agli studi clinici.

Attualmente, grazie ad esempio, alle tecniche di sequenziamento genomico si può tracciare in dettaglio il profilo molecolare del tumore di ogni singolo paziente. Lo studio mostra appunto che più è possibile ottenere in dettaglio il profilo molecolare della malattia nel paziente, maggiore è la probabilità di identificare nuove vulnerabilità dei tumori e assegnare ulteriori terapie fuori indicazione medica. Secondo i dati Ire, di questo miglioramento potrebbero giovarsi da un minimo del 22% a un massimo del 66% circa dei pazienti. Quindi, il tipo di expertise rappresentata dai MTB è senz’altro una risorsa proiettata verso il futuro, una nuova modalità di lavoro multidisciplinare che permette di usare fuori indicazione farmaci già autorizzati per impieghi diversi, ma idonei per un certo paziente in base al profilo molecolare del suo tumore. Per massimizzare le chance di successo dei Mtb bisognerebbe intensificare la formazione di reti italiane ed europee per la condivisione su larga scala di esperienze cliniche, risorse, opportunità di cura, e soprattutto dati preziosi. Avere accesso a casistiche condivise è fondamentale in un ambito come quello dei MTB, infatti l’uso di farmaci off-label si applica a nicchie di pazienti con caratteristiche molto particolari. Il Mtb, in sintesi, è già oggi (ma più ancora lo diventerà) una realtà insostituibile per quei pazienti oncologici non approcciabili con le vie classiche dell’oncologia, spiega Gennaro Cliberto, Direttore Scientifico Ire.

23 Ottobre 2023

Tumore alla mammella in stadio iniziale: i nuovi dati dello studio Natalee confermano come Ribociclib di Novartis riduca il rischio di recidive in tutti i sottogruppi

Basilea, 23 ottobre 2023 — Novartis presenta al Congresso della Società Europea di Oncologia (European Society for Medical Oncology, ESMO) gli ultimi risultati di un’analisi esplorativa per sottogruppi sulla sopravvivenza libera da malattia invasiva (iDFS) dello studio registrativo di fase III NATALEE. Dopo 27,7 mesi di follow-up, i benefici di iDFS con ribociclib in aggiunta alla terapia endocrina (ET) sono coerenti tra tutti i sottogruppi chiave, in comparazione con la sola terapia endocrina, in pazienti con tumore alla mammella in fase iniziale in stadio II e III, positivo per i recettori ormonali e negativo per il recettore 2 del fattore umano di crescita epidermica (HR+/HER2-). I risultati sono coerenti con quelli della popolazione complessiva dello studio, a conferma del fatto che il beneficio non è determinato da uno specifico sottogruppo di pazienti.

“Le analisi per sottogruppi forniscono un quadro più completo dei benefici clinici per i pazienti e sono cruciali per guidare le scelte di trattamento, perché aiutano a capire come diversi sottogruppi possono rispondere alle terapie,” ha detto Aditya Bardia, M.D., Attending Physician, Medical Oncology, Mass General Cancer Center e Professore Associato di Medicina all’Harvard Medical School, membro del team di ricerca dello studio NATALEE. “Considerati i risultati dei pazienti trattati con la sola terapia endocrina, questa analisi evidenzia i possibili benefici di aggiungere ribociclib alla terapia endocrina per ridurre il rischio di recidive. Questi dati forniscono insight importanti su come pensiamo al rischio residuo in questa popolazione e facciamo decisioni sul trattamento adiuvante per pazienti con tumore al seno localizzato.”

“Anche con la terapia endocrina, le recidive del tumore rimangono poco prevedibili, e troppi pazienti diagnosticati con tumore della mammella in fase iniziale in stadio II e III HR+/HER2- si trovano ad affrontare questa situazione. Siamo orgogliosi di fornire con questi dati una risposta alla necessità di una nuova opzione adiuvante che riduca il rischio di recidive in maniera coerente tra i diversi gruppi di pazienti a rischio,” dichiara Paola Coco, CSO & Medical Affairs Head, Novartis Italia.

È in corso un’ulteriore analisi dello studio NATALEE. Altri dati, tra cui l’analisi finale di efficacia dello studio NATALEE, saranno condivisi nelle prossime occasioni di incontri medici.

Lo studio NATALEE

NATALEE è uno studio globale multicentrico di Fase III randomizzato, in aperto, per la valutazione dell’efficacia e della sicurezza di ribociclib con terapia endocrina come trattamento adiuvante rispetto alla sola terapia endocrina nei pazienti con tumore della mammella in fase iniziale HR+/HER2-, condotto in collaborazione con TRIO. La terapia endocrina adiuvante in entrambi i bracci era un inibitore dell’aromatasi non steroideo (FANS; anastrozolo o letrozolo) e goserelin, se possibile. L’endpoint primario di NATALEE è la sopravvivenza libera da malattia invasiva (iDFS) secondo la definizione dei criteri Standardized Definitions for Efficacy End Points (STEEP). Nello studio sono stati randomizzati 5.101 pazienti adulti con tumore della mammella in fase iniziale HR+/HER2- di 20 Paesi.

Il tumore della mammella in fase iniziale

Più del 90% dei pazienti con tumore della mammella presenta una diagnosi di malattia in fase iniziale (EBC). Nonostante la terapia adiuvante standard di cura, circa un terzo dei pazienti con diagnosi di stadio II HR+/HER2- e più della metà di quelli con stadio III HR+/HER2- va incontro a recidiva di malattia. Il rischio di recidiva continua per decenni con più della metà delle recidive dopo 5 o più anni dalla diagnosi. Per molti di questi pazienti non esistono attualmente opzioni terapeutiche mirate, oltre alla chemioterapia standard e alla terapia endocrina.

 

Ribociclib 

Ribociclib ha dimostrato costantemente un beneficio in termini di OS, preservando o migliorando la qualità di vita in tre studi di Fase III nel tumore al seno metastatico. L’aggiornamento delle Linee Guida NCCN per il tumore del seno, pubblicato a gennaio 2023, raccomanda ribociclib come unico inibitore CDK4/6 di categoria 1 preferito per il trattamento di prima linea dei pazienti con tumore della mammella metastatico HR+/HER2- in combinazione con un inibitore dell’aromatasi (AI).

Ribociclib è approvato in 99 Paesi a livello mondiale, dalla Food and Drug Administration (FDA) americana e dalla Commissione Europea. Negli Stati Uniti ribociclib è approvato per il trattamento dei pazienti adulti con tumore della mammella avanzato o metastatico HR+/HER2- in combinazione con un inibitore dell’aromatasi come terapia endocrina iniziale o fulvestrant come terapia endocrina iniziale o a seguito di progressione di malattia durante la terapia endocrina nelle donne in post-menopausa o negli uomini. Nell’Unione Europea ribociclib è approvato per il trattamento delle pazienti con tumore della mammella avanzato o metastatico HR+/HER2- in combinazione con un inibitore dell’aromatasi o fulvestrant come terapia endocrina iniziale o in seguito a progressione di malattia. Nelle donne in peri- o pre-menopausa, la terapia endocrina dovrebbe essere combinata con un agonista dell’ormone di rilascio dell’ormone luteinizzante.

Novartis è impegnata a continuare lo studio di ribociclib nel tumore della mammella. Novartis sta collaborando con SOLTI, che sta conducendo lo studio clinico HARMONIA per verificare se ribociclib cambia la biologia del tumore per consentire una migliore risposta all’ET rispetto a palbociclib nei pazienti con carcinoma mammario HR+/HER2- o il sottotipo arricchito in HER223, e con l’Akershus University Hospital in Norvegia nello studio di Fase II neoadiuvante NEOLETRIB che analizza gli effetti di ribociclib nel tumore della mammella in fase iniziale HR+/HER2- per indagare il meccanismo d’azione sottostante, potenzialmente unico.

Ribociclib è stato sviluppato da Novartis Institutes for BioMedical Research (NIBR) attraverso una collaborazione di ricerca con Astex Pharmaceuticals.

20 Ottobre 2023

Tumori: disagio psicologico per oltre il 50% dei pazienti ma nel 70% dei casi la depressione non è curata, servono più risorse

Il 20% delle persone con tumore è colpito da depressione, il 10% da ansia e oltre il 50% sviluppa disagio psicologico. Questi disturbi, che rientrano nel distress emozionale, hanno un impatto negativo sulla qualità di vita, sull’adesione ai trattamenti e, quindi, sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici. Ma sono individuati e curati solo nella minoranza dei casi, infatti si stima che più del 70% delle persone con cancro affette da depressione non riceva alcuna terapia per la malattia mentale. In Europa, solo il 37% dei Paesi stanzia un budget specifico da destinare al supporto psiconcologico, con il risultato che spesso questo bisogno di cure resta insoddisfatto. Come in Italia, dove lo psicologo dedicato all’oncologia è presente, sulla carta, in circa la metà dei centri, ma meno di un paziente su 5 riceve effettivamente questo tipo di supporto. La richiesta di una reale integrazione dell’assistenza psicosociale nella pratica clinica quotidiana, anche con la previsione di risorse specifiche, viene dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) nella giornata di apertura del Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) a Madrid. “Il supporto psicosociale va considerato una componente essenziale del trattamento oncologico: si pone l’obiettivo di alleviare il distress emozionale e di promuovere il benessere – afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM -. Pertanto, costituisce un elemento chiave di ogni strategia volta a migliorare la qualità di vita delle persone con tumore. Nonostante questa diffusa consapevolezza e l’esistenza in vari Paesi di linee guida che raccomandano interventi psicosociali basati sull’evidenza, molti pazienti oncologici in realtà non li ricevono. Ancora oggi, questi bisogni troppo spesso non vengono rilevati e, quindi, non sono trattati in modo opportuno. Inoltre, il Piano Oncologico
Nazionale 2023-2027 non prevede risorse per l’assistenza psiconcologica”. “La cura del disagio mentale si traduce in un miglioramento della sopravvivenza – continua il Presidente Cinieri -. I pazienti oncologici con sintomi depressivi, infatti, aderiscono meno ai protocolli terapeutici. Uno studio ha indagato il grado di accettazione della chemioterapia adiuvante, cioè successiva all’intervento chirurgico, in pazienti con carcinoma della mammella: tra le donne con depressione che non hanno richiesto aiuto psicologico, solo il 51% ha accettato di sottoporsi a chemioterapia. E una metanalisi, che ha incluso 27 studi per un totale di 9417 persone affette da diversi tipi di neoplasia, ha rivelato che i tassi di mortalità erano fino al 25% più elevati in pazienti con sintomi depressivi e fino al 39% più elevati in pazienti con depressione maggiore o minore”. In Europa ogni anno sono stimati 3,7 milioni di nuovi casi di tumore. Nel 2022, in Italia, sono stati 390.700. “La salute psicologica della persona che riceve la diagnosi di cancro è messa a dura prova da distress emozionale, paura di recidive, preoccupazione per i familiari, difficoltà nella sfera sociale, lavorativa, economica e sessuale – spiega Gabriella Pravettoni, Professore di Psicologia delle Decisioni all’Università degli Studi di Milano e Direttore della Divisione di Psiconcologia dell’Istituto Europeo di Oncologia -. Tutto ciò può generare diversi tipi di bisogni psicosociali. Spesso, però, i risvolti psicologici della malattia vengono lasciati in secondo piano rispetto alle necessità strettamente cliniche relative alle cure anticancro. In troppi casi la presenza di distress emozionale non viene rilevata, sia per le difficoltà degli oncologi di discutere di questi argomenti durante la visita, sia per la riluttanza dei pazienti stessi a confidarli, anche a causa dello stigma ancora associato ai problemi psicologici. Inoltre, può essere difficile distinguere tra le reazioni normali allo stress in presenza di una patologia grave come il tumore e quelle che costituiscono un disturbo dell’adattamento. Queste barriere al riconoscimento non permettono al paziente di trovare un corretto equilibrio nel proprio percorso assistenziale e di vedere risolti i propri bisogni. La questione risulta ancora più grave per i gruppi più svantaggiati della popolazione, quali i cittadini con livelli socio-economici più bassi, gli anziani o coloro che vivono soli. Ecco perché è importante che ogni persona, al momento della diagnosi e nelle diverse fasi della malattia, sia sottoposta a uno screening da parte dello psiconcologo per valutare il livello di disagio mentale. La Società internazionale di Psiconcologia ha evidenziato la necessità di riconoscere il supporto psicosociale come diritto umano universale. Il distress emozionale dovrebbe essere considerato il ‘sesto parametro vitale’, insieme a frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, temperatura corporea, pressione arteriosa, saturazione sanguigna”. “Diversi disturbi psicologici come depressione, ansia, panico e isolamento sociale possono a loro volta divenire disabilitanti e influire negativamente sulla qualità della vita e sulla sopravvivenza – sottolinea la Prof.ssa Pravettoni -. Oltre a migliorare il benessere emotivo e la salute mentale, le cure psiconcologiche hanno dimostrato di produrre una più efficace gestione dei sintomi correlati al cancro e degli effetti avversi del trattamento, come il dolore e la fatigue. Vi sono percorsi diversi per curare il disagio psicologico, che portano a processi decisionali mirati, anche per persone che non hanno sviluppato il tumore ma sanno di essere portatrici di mutazioni genetiche, come quella di BRCA, che espongono a un maggior rischio oncologico. Per fornire informazioni dettagliate, rivolte soprattutto a pazienti e caregiver, è stato realizzato il portale www.psiconcologia.net”. La Prof.ssa Pravettoni ha ricevuto il premio dell’Intergruppo parlamentare di Camera e Senato “Oncologia: Prevenzione, Ricerca e Innovazione” per il suo costante impegno e dedizione nell’area psiconcologica e per i grandi risultati ottenuti attraverso numerosi progetti di ricerca. Tra questi, vi è il Beacon Cancer Care Project (BEACON), un’iniziativa europea coordinata dalla Prof.ssa Pravettoni. “Mira a identificare e a ridurre le disparità nelle cure oncologiche in Europa – continua la Prof.ssa Pravettoni -. Un team di psicologi, oncologi, data scientist e decisori provenienti da diversi Paesi europei sta mappando le principali capacità e competenze dei centri oncologici nel Vecchio Continente per quanto riguarda la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie oncologiche”.
Il cancro è sempre più una patologia cronica. A fronte dei 2 milioni e mezzo di cittadini che vivevano in Italia nel 2006 con una pregressa diagnosi di tumore, si è passati a circa 3,6 milioni nel 2020. “L’incidenza della depressione è cinque volte maggiore nelle persone con cancro rispetto alla popolazione generale e può essere presente in ogni fase della malattia neoplastica, anche in coloro che l’hanno superata – conclude il Presidente Cinieri -. Gli oncologi devono essere consapevoli del disagio psicologico che può colpire i pazienti, a partire dal momento della comunicazione della diagnosi. Se le informazioni non vengono fornite in modo adeguato, le conseguenze psicologiche sul paziente possono essere molto pesanti, comportando un aumento dei livelli di ansia e di incertezza, difficoltà a capire quanto viene detto nella visita e impattando negativamente sull’aderenza alle terapie anticancro e sulle scelte successive. Inoltre, la presenza dello psiconcologo permette una gestione migliore dei bisogni dei caregiver da parte degli oncologi”.

19 Ottobre 2023

Tumore al seno: il progetto nazionale Frecciarosa di Fondazione IncontraDonna e Ferrovie dello Stato Italiane ferma a Roma.

Il ‘Frecciarosa’ fa tappa a Roma, alla Stazione Ostiense. La tredicesima edizione dell’iniziativa di Fondazione IncontraDonna e Ferrovie dello Stato Italiane arriva nella Capitale con un’iniziativa pilota. Per la prima volta, tra le attività del progetto, è prevista anche la promozione di tutti e tre gli screening regionali, modelli di sanità pubblica. Grazie al Poliambulatorio mobile della Regione Lazio (in collaborazione con l’Asl Roma 2 e l’IDI IRCCS – Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma) nelle giornate del 19-20-21 ottobre, dalle ore 9 alle ore 18, presso il piazzale antistante la Stazione Ostiense, sarà possibile effettuare mammografie ed ecografie per lo screening del tumore del seno, per la fascia d’età 45-49 anni, (prenotazioni al numero 06 164.161.840). Saranno, inoltre, disponibili dei kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci (per effettuare lo screening del carcinoma del colon-retto) e verrà attivato un servizio di prenotazione del Pap Test/HPV Test (per la prevenzione della neoplasia alla cervice-uterina). I volontari di Fondazione IncontraDonna e il personale medico forniranno informazioni sulla prevenzione oncologica e su tutti gli screening gratuiti messi a disposizione dal sistema sanitario nazionale. “Nella Regione Lazio i tassi d’aderenza allo screening mammografico sono ancora bassi – aggiunge la prof.ssa Adriana Bonifacino, Presidente di Fondazione IncontraDonna -. Solo il 37% svolge questo fondamentale esame salvavita in grado di individuare precocemente il tumore del seno. Abbiamo perciò deciso di inserire all’interno della nostra campagna nazionale ‘Frecciarosa’ una speciale iniziativa per raggiungere le donne e gli uomini e incentivarli a sottoporsi ai programmi di prevenzione”.

‘Frecciarosa’ è un’iniziativa che gode del patrocinio del Ministero della Salute, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con la partecipazione della Società Scientifica AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), di Enti e Istituzioni.  “Attori diversi ma orientati verso un comune obiettivo rappresentano il modo migliore per promuovere la prevenzione” conclude Giorgio Casati, Direttore della ASL Roma 2.

18 Ottobre 2023

Da cancro a sclerosi multipla, tuffo nel virtuale aiuta le cure

18, ottobre 2023 – La realtà virtuale immersiva, che consente di vivere l’esperienza di trovarsi fisicamente in un mondo virtuale, sembra alleviare il dolore e il disagio provati dai pazienti oncologici e non solo. Lo rivela un’analisi pubblicata sulla rivista BMJ Supportive & Palliative Care e condotta presso il Queens University di Belfast. Le evidenze indicano che questa tecnologia potrebbe avere potenziale anche per persone con altre condizioni a lungo termine stressanti, come la sclerosi multipla (SM), la malattia renale e la demenza. I ricercatori hanno esaminato banche dati di ricerca per individuare studi che analizzavano l’uso e l’efficacia della realtà virtuale immersiva. Hanno trovato 31 studi, pubblicati tra il 1993 e il 2023, in cui la tecnologia era stata utilizzata in pazienti con cancro, demenza, malattie cardiovascolari, SM, malattia renale, malattia infiammatoria intestinale e malattia polmonare ostruttiva cronica. Gli studi variavano per dimensioni, da 30 a 50 partecipanti, con un’età media di 51 anni. Tre partecipanti su quattro erano donne. In media, una sessione di realtà virtuale durava 20 minuti, con una frequenza che andava da un’applicazione singola a giornaliera. Gli studi hanno esaminato interventi di realtà virtuale immersiva basati sull’ambiente e su giochi, progettati per rilassare il paziente prima del trattamento medico con una combinazione di una passeggiata nella natura e meditazione. L’analisi ha mostrato che i pazienti erano ben disposti ad utilizzare la realtà virtuale immersiva e che ha aiutato le persone con cancro, demenza, malattie cardiovascolari, SM e malattie renali a far fronte meglio ai trattamenti medici necessari e all’impatto emotivo della loro condizione. Non è ancora chiaro il modo in cui la realtà virtuale possa esercitare i suoi effetti fisici e psicologici sui pazienti, affermano i ricercatori. La tecnologia potrebbe distrarre e assorbire, o alterare lo stato mentale del paziente, riducendo così l’esperienza soggettiva del dolore e/o potenziando la loro capacità di far fronte agli impatti fisici e psicologici della loro condizione. “Questi risultati sono promettenti in una popolazione a rischio e suggeriscono che la realtà virtuale immersiva può offrire un intervento non farmacologico che è considerato accettabile da medici, caregiver e pazienti”, scrivono gli autori.

17 Ottobre 2023

Tumori: al via il progetto “Vis-arte: la forza dell’arte e della realtà”

L’arte può essere una preziosa risorsa per i pazienti oncologici e aiutarli a superare lo stress e la depressione legati al cancro. Lo dimostrano diversi studi scientifici che hanno evidenziato   le molteplici associazioni positive tra l’arte e il miglioramento della salute mentale e del benessere dei malati. Su questo concetto di fondo si articola il progetto “VIS-ARTE: la forza dell’arte e della realtà”. Presso il Policlinico Umberto I di Roma i pazienti che accederanno al Day Hospital Oncologico (diretto dal prof. Daniele Santini) avranno la possibilità di utilizzare dei visori di realtà virtuale in cui è scannerizzato un museo etrusco. Potranno navigare tra le varie opere d’arte e ammirare la bellezza che arriva da un passato remoto e incantato. L’obiettivo è rendere più piacevole un momento spesso difficile come quello della somministrazione delle terapie anti-cancro. Al tempo stesso gli scienziati dell’ospedale romano dimostreranno se la visione delle bellezze artistiche provocano o meno delle variazioni su un sistema immunitario che sta combattendo il cancro. La nuova iniziativa viene presentata oggi al Policlinico Umberto I ed è promossa dalla Breast Unit dell’ospedale (che è diretta dal dott. Andrea Botticelli). L’intero progetto vede la partecipazione e il supporto della Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP).

“Il disagio psicologico è molto frequente tra gli oltre 3 milioni di persone che in Italia stanno affrontando una forma di cancro – sottolinea il prof. Paolo Marchetti, Direttore Scientifico IDI di Roma, Professore Ordinario f.r. di Oncologia all’Università La Sapienza di Roma e Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata -. Lo stress e la depressione non rappresentano solo potenziali co-fattori patogenetici che favoriscono lo sviluppo di una neoplasia. Influenzano negativamente l’evoluzione e la progressione della malattia e quindi bisogna contrastarli con tutti i mezzi a nostra disposizione. Vi è la possibilità di esprimere attraverso l’arte le emozioni, i bisogni e le insicurezze che scaturiscono dalla convivenza con un carcinoma. Tutto ciò costituisce un modo efficace di organizzare, interpretare e dare senso ad un evento traumatico e interrompere così una persistente condizione di stress. Alcune metodologie che utilizzano le arti visive (VTs) hanno dimostrato un’influenza positiva sul benessere psico-fisico della persona, quando sono applicate in contesti di riabilitazione cognitiva-motoria. In particolare è stata evidenziata un’efficace azione su determinate aree e circuiti neurali specifiche. Queste tecniche riducendo lo stress presentano effetti positivi anche al livello cardiovascolare in quanto sono in grado di diminuire la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa”. “Da queste premesse nasce l’esigenza di valutare l’impatto delle azioni che utilizzano l’arte visiva per i pazienti che frequentano i contesti e i luoghi di cura – conclude il prof. Marchetti -. L’iniziativa del Policlinico è particolarmente interessante e siamo sicuri che porterà a risultati estremamente interessanti. Oggi è possibile guarire dal cancro e proprio per questo dobbiamo occuparci a 360 gradi del paziente e del suo benessere psico-fisico durante e dopo le cure”.

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Breast Unit

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