Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

17 Novembre 2023

Cibi industriali legati a cancro, diabete e malattie cardiache

17, novembre 2023 – Sono entrati nelle nostre diete perché saporiti e facili da preparare. Tuttavia i cibi ultra-processati possono avere effetti negativi sulla salute.  L’ultima conferma arriva da uno studio, coordinato dalla International Agency for Research on Cancer (Iarc), pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, che ha osservato che all’aumentare dei consumi di cibi ultra-processati cresce il rischio di sviluppare simultaneamente cancro, malattie cardiovascolari e diabete.

I cibi ultra-processati sono “prodotti fabbricati industrialmente che comprendono componenti alimentari decostruiti e modificati, ricombinati con una varietà di additivi”, spiegano i ricercatori. La loro diffusione è aumentata in tutto il mondo e “rappresentano oggi il 50-60% dell’apporto energetico giornaliero in alcuni Paesi ad alto reddito”. La ricerca ha analizzato i dati di un grande progetto di ricerca europeo denominato Epic (European countries in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) per verificare se esiste una relazione tra consumo di questi alimenti e multimorbilità, vale a dire la comparsa di almeno due malattie croniche: nello specifico, almeno due tra cancro, malattie cardiovascolari e diabete. Dalla valutazione dei dati di 266 mila partecipanti seguiti per oltre 11 anni è emerso che per ogni aumento di 260 grammi al giorno di cibi ultra-processati si registra una crescita del 9% di malattie multiple. Il rischio, però, non è lo stesso per tutti i prodotti: i prodotti e le salse di origine animale e le bevande dolci aumentano le probabilità di ammalarsi. Al contrario, nessun rischio è stato osservato per chi consuma prodotti ultra-processati di origine vegetale. Tra i Paesi coinvolti nello studio, l’Italia è, dopo la Spagna, quello in cui il consumo di cibi ultra-processati è più basso: in media 207 grammi al giorno per gli uomini e 183 per le donne. I consumi più alti si registrano invece in Olanda per gli uomini e in Germania per le donne.

16 Novembre 2023

Tumori: a causa delle terapie reazioni cutanee per 8 pazienti su 10

16 novembre 2023 – Fino all’80% dei pazienti con un tumore sperimenta sulla propria pelle controindicazioni legate alle terapie. Le reazioni cutanee sono, infatti, associate alle principali terapie tra cui i farmaci chemioterapici. Per contrastarle sono stati messi a punto i protocolli di trattamenti estetici effettuati dalle Specialiste in Estetica Oncologica APEO-Associazione Professionale di Estetica Oncologica. Parte ora lo studio VISSIA che ha l’obiettivo di valutare se questi interventi possano ridurre in modo significativo i sintomi cutanei percepiti e il distress psicologico, migliorando così la qualità della vita delle persone in terapia. Il Comitato Etico per la Sperimentazione Clinica della Provincia Autonoma di Bolzano, presieduto dal Dottor Luca Sebastianelli, ha annunciato l’approvazione della richiesta della Divisione di Medicina Complementare del Comprensorio Sanitario di Merano in collaborazione con la Divisione di Oncologia del Comprensorio Sanitario di Bolzano per la partecipazione allo studio VISSIA “Valutazione della qualità di vita in pazienti con tossicità da trattamenti antiblastici. Studio randomizzato controllato di un protocollo dermocosmetico specifico verso trattamento standard – VISSIA study” proposto dall’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige.

“Ad oggi la tossicità cutanea dovuta ai trattamenti oncologici rappresenta un bisogno clinico insoddisfatto – dichiara il dott. Giuseppe Cristina, Dirigente Medico del Servizio di Medicina Complementare dell’Ospedale di Merano -. Costituisce un problema misconosciuto con ripercussioni significative sulle attività quotidiane e l’aderenza alle cure. La Medicina Complementare si occupa di migliorare la qualità di vita dei Pazienti con diagnosi di neoplasia. Per questo, insieme a tutte le parti in causa, ha disegnato e promuove lo studio, che ha lo scopo di definire un approccio proattivo attraverso riconoscimento precoce delle tossicità cutanee ed un trattamento dermatologico specifico che possa promuovere per il clinico l’ottimizzazione dei trattamenti antiblastici”. “A partire dagli anni ’80, numerose scoperte hanno permesso ai ricercatori di comprendere meglio i meccanismi responsabili della trasformazione neoplastica delle cellule e, di conseguenza, di identificare nuovi bersagli aggredibili da parte di molecole e anticorpi monoclonali conosciuti con il nome di target therapies – continua il dott. Luca Tondulli, Primario del Reparto di Oncologia Medica dell’Ospedale di Bolzano -. La transizione dalla Medicina “generalista” alle Medicina “di precisione”, se da un lato ha comportato un indiscutibile miglioramento dell’efficacia delle cure rispetto ai precedenti farmaci chemioterapici, dall’altro ha richiesto ai clinici di riconoscere e trattare nuove forme di tossicità, peculiari delle recenti terapie. Tra queste si annovera la tossicità cutanea, un effetto collaterale comune a diversi farmaci e anche piuttosto frequente, che si caratterizza per la comparsa di alterazioni funzionali, organiche ed estetiche a carico di pelle, peli, capelli e unghie. Questi eventi rappresentano un reale discomfort per il paziente, e sono spesso poco conosciuti e sottovalutati. Tuttavia, possono costituire un problema serio che può rendere difficoltosa la sopportazione delle terapie e, impattando negativamente sul benessere psico-fisico dell’individuo, compromettere la sua adesione a trattamenti potenzialmente molto efficaci. Il reparto di Oncologia Medica dell’Ospedale di Bolzano ha colto con favore la possibilità di aderire ad uno studio promosso dal Reparto di Medicina Complementare dell’Ospedale di Merano finalizzato al riconoscimento precoce di questa tipologia di tossicità e al loro tempestivo trattamento. Solo grazie ad un intervento immediato e specifico, infatti, sarà possibile migliorare la tollerabilità delle cure e la qualità di vita dei malati, favorendo di conseguenza la continuità del loro percorso terapeutico.”

Lo studio sarà condotto seguendo rigorosi protocolli predefiniti, garantendo così la massima precisione e affidabilità dei risultati. Un elemento fondamentale di questo processo sarà la partecipazione attiva della Specialista in Estetica Oncologica APEO, Olga Manko, il cui contributo esperto nella gestione dei trattamenti estetici in contesti oncologici si prevede possa apportare un valore aggiunto alla ricerca. “Siamo estremamente soddisfatti dell’approvazione del VISSIA Study da parte del Comitato Etico- commenta la dott.ssa Carolina Ambra Redaelli, Presidente di APEO, Associazione Professionale di Estetica Oncologica -. Questo studio rappresenta un passo avanti nella nostra comprensione dei benefici dei protocolli APEO nel supportare i pazienti oncologici. Siamo fiduciosi che i risultati di questo studio, insieme a quelli del 2019, confermeranno l’efficacia dei trattamenti estetici e dei prodotti cosmetici specifici nella riduzione del distress e nel miglioramento della SRQoL. Questa conferma sottolinea l’importanza di includere trattamenti estetici scientificamente validati nella terapia oncologica.”

“Il Consiglio Direttivo dell’Assistenza Tumori Alto Adige – Südtiroler Krebshilfe dall’inizio ha percepito l’importanza di questo progetto perché il protocollo APEO mira a migliorare la così detta SRQoL, Skin-related Quality of Life – commenta Maria Claudia Bertagnolli, Vicepresidente dell’Assistenza Tumori Alto Adige-Südtiroler Krebshilfe -. Gli effetti negativi delle terapie oncologiche aumentano lo stress, l’autoisolamento sociale, i disturbi dell’umore con il conseguente rischio di interruzione della terapia oncologica. Per questo motivo, la prevenzione e la gestione delle reazioni cutanee stanno acquisendo una rilevanza sempre maggiore nell’ottica di promuovere l’aderenza alla terapia, nonché il benessere delle pazienti.”

13 Novembre 2023

AIOM: Massimo Di Maio presidente eletto degli oncologi da oggi Francesco Perrone nuovo presidente nazionale

Il professor Massimo Di Maio, Direttore dell’Oncologia Medica Universitaria dell’Ospedale Molinette, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, è il nuovo Presidente Eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). L’elezione é avvenuta durante il XXV Congresso nazionale della Società Scientifica che si é concluso nel week end a Roma ed ha visto la partecipazione di oltre 3.000 specialisti da tutta Italia. Entrerà in carica nel 2025. Il Consiglio Direttivo Nazionale 2023/2025 è composto da Francesco Perrone (Presidente), Massimo Di Maio (Presidente Eletto), Nicola Silvestris (Segretario), Rossana Berardi (Tesoriere). I nuovi consiglieri nazionali sono: Antonella Brunello, Giuseppe Curigliano, Alessandra Fabi, Matteo Lambertini, Tiziana Pia Latiano, Nicla Maria La Verde, Filippo Pietrantonio e Marcello Tiseo. Il Past President di AIOM Saverio Cinieri guiderà invece nel prossimo biennio la Fondazione AIOM. Napoletano ma torinese d’adozione, classe 1975, Di Maio é professore ordinario di Oncologia Medica presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e Direttore dell’Oncologia Medica Universitaria dell’Ospedale Molinette, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino. “Ringrazio tutti i soci AIOM per la fiducia riposta – afferma il professore -. Il mio impegno sarà rivolto, nel biennio di presidenza, a potenziare ulteriormente l’AIOM continuando nelle importanti attività già avviate dai miei predecessori.
In primis vogliamo valorizzare i giovani con nuovi progetti di educazione e formazione. L’oncologia medica è in rapida evoluzione e le nostre conoscenze devono essere costantemente aggiornate. Ai giovani dell’AIOM dobbiamo soprattutto insegnare la metodologia della ricerca clinica, così essenziale in oncologia, e ad avere spirito critico nei confronti delle nuove evidenze scientifiche. Ho svolto per quattro anni il ruolo di Segretario Nazionale della Società Scientifica e ho capito quanto sia importante l’interlocuzione tra i soci attraverso tutti i mezzi di comunicazione. Dobbiamo perciò perfezionare anche la nostra organizzazione interna per far sentire sempre più la nostra Società Scientifica come una “Casa Comune” di tutti gli specialisti medici. Circa la metà dei soci AIOM sono giovani colleghi e rappresentano una preziosa risorsa e cercherò di dare un peso sempre maggiore alle loro iniziative”. “L’oncologia italiana è una delle eccellenze del sistema sanitario nazionale che a sua volta si basa sull’universalità – prosegue Di Maio -. Un paradigma che è a volte è minacciato visto il perdurare di forti disparità territoriali, soprattutto nell’accesso alle cure e alla migliore assistenza possibile. Una Società Scientifica come AIOM svolge un ruolo importante, per esempio, attraverso la produzione e l’aggiornamento delle Linee Guida. Sono, infatti, strumenti importanti per uniformare i trattamenti anti-tumorali in tutto il nostro Paese. Dobbiamo anche continuare nel dialogo con le istituzioni sanitarie, nazionali e regionali, per trovare nuove soluzioni ai problemi. Sempre nell’ottica di garantire a tutti le terapie più efficaci e innovative va incentivata la ricerca che è parte stessa della cura. Bisogna maggiormente valorizzare la figura dello Study coordinator, ovvero il professionista che coordina le attività non mediche previste dagli studi clinici. Tutti questi punti saranno al centro della mia futura presidenza di AIOM e intendo portarli avanti con il prezioso aiuto del nuovo Direttivo Nazionale”. Inizia oggi il biennio di presidenza dell’AIOM di Francesco Perrone. E’ Direttore della Struttura Complessa Sperimentazioni Cliniche dell’Istituto Tumori Pascale di Napoli, è il nuovo presidente dell’AIOM-Associazione italiana di Oncologia Medica. Napoletano, classe 1962, sposato e padre di tre figli, Francesco Perrone a partire dal 1995 ha svolto, all’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli, attività di progettazione, conduzione, analisi e pubblicazione di sperimentazioni cliniche. “Guardiamo con fiducia e ottimismo ai progressi diagnostici e terapeutici, che stanno cambiando in meglio il volto della nostra disciplina – afferma Francesco Perrone -. Dalla capacità di sondare l’infinitamente piccolo per individuare con sempre maggiore precisione le terapie migliori per chi si ammala, alla maturazione della ricerca farmacologica che sembra in grado di portare a sintesi le rivoluzioni terapeutiche dei decenni scorsi, producendo nuovi farmaci che, speriamo, faranno sempre più male al cancro e sempre meno male ai pazienti. Non possiamo però ignorare i problemi che riguardano la sostenibilità di questo progresso medico-scientifico”. “AIFA è un nostro partner necessario, con cui vogliamo avere un rapporto privilegiato – spiega il Presidente AIOM -. Per questo chiediamo che la riforma dell’ente regolatorio sia portata a termine quanto prima. L’importanza della partnership con AIFA è dimostrata anche dalla presentazione dei dati avvenuta al Congresso AIOM, relativi alle caratteristiche basali di 420mila pazienti ricavate dai registri AIFA e confrontate con quelle dei pazienti coinvolti negli studi registrativi delle molecole. Sono emerse differenze importanti: i pazienti dei registri AIFA presentano un’età mediana di 5 anni in più, con un +17% di over 65. Questo si traduce in persone più fragili, caratterizzate da più comorbidità. Da qui il ruolo sempre più centrale dei dati ‘real world’”.
Rossana Berardi, nuovo Tesoriere AIOM, è Ordinario di Oncologia Medica all’Università Politecnica delle Marche e Direttrice della Clinica Oncologica all’AOU delle Marche. E’ anche Presidente di Women For Oncology Italy (associazione nata da una costola di Esmo-European Society for Medical Oncology) e coordinatrice del progetto One Healthon. Il prof. Nicola Silvestris è ordinario di oncologia medica dell’Università di Messina. E’ stato recentemente eletto anche consigliere nazionale del GOIM (Gruppo Oncologico Italia Meridionale). Sarà il Segretario Nazionale AIOM per il prossimo biennio.

13 Novembre 2023

Nanofarmaci per la cura di sarcomi e melanoma “Miriamo a definire nuovi standard di trattamento”

– Le nanotecnologie per la cura dei sarcomi dei tessuti molli e del melanoma. La strada è aperta dal progetto PEGASO, coordinato dall’IRST “Dino Amadori” IRCCS di Meldola (FC) e realizzato grazie a un finanziamento complessivo del Ministero della Salute nell’ambito della Ricerca Finalizzata pari a 450mila euro.

I sarcomi dei tessuti molli sono tumori rari (circa 2.300 nuove diagnosi ogni anno in Italia), che in due casi su tre si formano a livello degli arti o del tronco superficiale. La sopravvivenza a 5 anni raggiunge solo il 15% nella malattia metastatica perché l’attuale standard di cura costituito dalla chemioterapia offre esiti molto limitati. Nel melanoma, il più aggressivo tumore della pelle (12.700 nuovi casi stimati in Italia nel 2022), l’immunoncologia e le terapie mirate hanno radicalmente cambiato le prospettive terapeutiche migliorando la sopravvivenza, ma vi è ancora una percentuale di pazienti che non risponde a queste cure o sviluppa resistenza. Il progetto PEGASO (acronimo di Nanotechnology-based Platforms for the improvEment of therapeutic strateGies in soft tissue sArcoma and melanoma leSiOns), che si concluderà nel 2026, ha due obiettivi indipendenti. Da un lato, definire nuovi standard di cura in queste due neoplasie utilizzando un nanofarmaco che nei test di laboratorio ha già dimostrato benefici nel carcinoma della mammella triplo negativo. Dall’altro, proprio attraverso la nanotecnologia, aumentare l’efficacia di un vaccino terapeutico antitumorale.

Enti partner sono il Dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna (referenti dott. Damiano Genovese e prof.ssa Maria Letizia Focarete) e l’IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna (Il direttore del reparto di Osteoncologia, Sarcomi dell’osso e dei tessuti molli e Terapie innovative dottor Toni Ibrahim e i collaboratori dottor Giorgio Frega e dottoressa Laura Mercatali).

Il principio alla base delle strategie studiate è la capacità di sfruttare le dimensioni infinitesimali di una particella – nell’ordine di nanometri, miliardesimi di metro – per penetrare le barriere cellulari di un tumore. Una particella di circa 100 nanometri, infatti, è in grado di entrare nella cellula, che ha un diametro compreso fra i 10.000 ai 20.000 nanometri, e di interagire con il DNA e con le proteine. “La nanotecnologia può superare la barriera del cancro, finora impermeabile ad alcune terapie standard, e rappresenta una strategia molto promettente per veicolare terapie antitumorali direttamente nelle cellule malate con estrema precisione – afferma Alessandro De Vita, farmacista ricercatore del Settore di Preclinica e Osteoncologia del Laboratorio di Bioscienze dell’IRST ‘Dino Amadori’ IRCCS, Principal Investigator di PEGASO affiancato dalla biotecnologa Jenny Bulgarelli –. Le nanoparticelle, che funzionano come droni, sono in grado di attraversare la massa densa che circonda il cancro e di trasportare il farmaco antitumorale in maniera selettiva nelle cellule malate, in concentrazioni maggiori e senza danneggiare i tessuti sani. Siamo di fronte alle più avanzate terapie a bersaglio molecolare. In questo modo, è possibile migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita del paziente. Crediamo fermamente che le nanoparticelle utilizzate come piattaforma innovativa per la veicolazione di farmaci antitumorali possano migliorare la specificità e l’efficacia delle cure”.

In particolare, lo studio PEGASO mira ad approfondire il meccanismo d’azione di un nanofarmaco, il LIPO-LOX, sviluppato dai ricercatori IRST in dieci anni di studi e che ha già evidenziato, nei test di laboratorio, risultati positivi nel carcinoma mammario triplo negativo, per analizzarne il ruolo anche nel trattamento dei sarcomi e dei melanomi con mutazione del gene BRAF. “LIPO-LOX è un liposoma – spiega De Vita – una particella di dimensioni nanometriche ingegnerizzata con un anticorpo monoclonale per colpire specificamente le cellule tumorali. Dal campione chirurgico del paziente vengono isolate le cellule tumorali, per essere coltivate in laboratorio ed esposte al nanofarmaco. Altro obiettivo di PEGASO è utilizzare la piattaforma nanotecnologica come strategia di stimolazione della risposta immunitaria con un vaccino antitumorale. Una delle ipotesi cui vogliamo dare risposta è che abbinare nanofarmaci con vescicole di rilascio dell’Rna tumorale possa rendere più efficace il vaccino ripristinando così il sistema immunitario del paziente aiutandolo a contrastare la malattia”.

“Siamo orgogliosi di promuovere il Progetto PEGASO – spiega Giovanni Martinelli, Direttore Scientifico dell’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori ‘Dino Amadori’, IRST IRCCS di Meldola –. Questa iniziativa rientra tra i progetti di Ricerca Finalizzata, nella categoria Giovani Ricercatori, che il Ministero della Salute seleziona tra quelli meritevoli di sostegno economico. È unica e originale, con l’obiettivo ambizioso di aprire nuove vie nel trattamento di patologie come i sarcomi dei tessuti molli, che molto spesso colpiscono i giovani. E, nel melanoma, è fondamentale comprendere i meccanismi di resistenza alle cure e aumentare il numero di pazienti in cui la malattia diventa cronica o si raggiunge la guarigione. Non va dimenticata la prevenzione di questa neoplasia della pelle, che consente di salvare vite. All’IRST, che dispone di due Skin Cancer Unit, ogni anno vengono eseguite circa 1000 escissioni di melanomi in situ, cioè di lesioni in stadio iniziale guaribili con l’intervento chirurgico. Il Progetto PEGASO è il coronamento del lavoro di 10 anni dei nostri ricercatori nel campo delle nanotecnologie e della collaborazione con i più importanti centri al mondo di ricerca sui nanofarmaci, come il Methodist Hospital Research Institute di Houston. Nel nostro Istituto – conclude il Prof. Martinelli – abbiamo una Cell Factory autorizzata dall’Agenzia Italiana del Farmaco per la produzione di Medicinali per la Terapia Avanzata (ATMP) con circa 20 anni di esperienza nella produzione di un vaccino antitumorale a base di cellule dendritiche. Siamo uno tra i pochissimi centri in Italia a poter somministrare questo vaccino e molti pazienti vengono da fuori Regione per ricevere la cura”.

11 Novembre 2023

Tumori: in Italia il 40% degli studi clinici riguarda l’oncologia

Roma, 11 novembre 2023 – In un anno (2021-2022), in Italia, gli studi clinici indipendenti, cioè non sponsorizzati dall’industria farmaceutica, sono passati dal 22,6% al 15% del totale, e prosegue il trend in calo per il 2023. Una diminuzione di oltre il 7% solo in 12 mesi, che rischia di impoverire fortemente il sistema della ricerca no profit del nostro Paese, soprattutto in aree molto critiche come l’oncologia. Servono personale, infrastrutture digitali, risorse economiche e organizzative. L’Italia, con 99 ricercatori ogni 100mila abitanti, è al quartultimo posto in Europa e ben al di sotto della media continentale (pari a 143). Mancano data manager (figura professionale destinata ancora oggi diffusamente alla precarietà nel nostro Paese), infermieri di ricerca, bioinformatici, esperti in revisione di budget e contratti. Il finanziamento pubblico in questo settore è da sempre sottodimensionato in Italia. Per questo, la FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups) chiede alle Istituzioni un deciso cambio di marcia e un incontro urgente per delineare una strategia unitaria, coordinata e condivisa. Una svolta che può essere realizzata solo con la definizione di una Rete Nazionale della ricerca clinica in oncologia. La richiesta viene dal XXV Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), in corso a Roma.

“Nel 2022 sono state autorizzate 663 sperimentazioni dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e quasi il 40% ha riguardato l’oncologia, una percentuale costante negli ultimi anni – spiega Carmine Pinto, Presidente FICOG -. Non è così per la ricerca accademica non sponsorizzata. Le difficoltà a cui va incontro sono sintetizzate nella diminuzione degli studi indipendenti: da 185 nel 2021 (22,6% del totale) a 98 nel 2022 (15%), ed il trend è in riduzione anche per il 2023. Pur avendo poche risorse a disposizione, gli studi condotti in Italia hanno cambiato la pratica clinica a livello nazionale e internazionale in diversi tipi di tumori, portando alla modifica di linee guida e raccomandazioni. E i lavori scientifici italiani in ambito oncologico sono tra i più citati al mondo. Il drastico calo delle ricerche indipendenti, però, impone un cambio di passo e una programmazione unitaria”.

Il Regolamento europeo 536 del 2014 ha uniformato il processo di valutazione e autorizzazione di uno studio clinico condotto in più Stati membri. “La norma comunitaria, a cui si è adeguato anche il nostro Paese – afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM -, ha stabilito principi fondamentali che riguardano la standardizzazione e l’uniformità dei processi e del fascicolo autorizzativo, la semplificazione amministrativa, la certezza dei tempi di valutazione e approvazione, la garanzia di qualità e del monitoraggio degli studi clinici e la partecipazione e informazione consapevole dei pazienti”.

Come previsto dal Regolamento europeo, nell’ambito degli studi multicentrici profit e no profit è necessario identificare le caratteristiche dei trial per definirne il livello di complessità e le rispettive caratteristiche richieste per i centri, elementi questi che dovranno rappresentare un riferimento per i Comitati Etici. Nella sottomissione di uno studio, il promotore è garante che i centri selezionati presentino i prerequisiti che ne permettano insieme lo svolgimento in sicurezza per i pazienti ed il mantenimento di una buona qualità nelle procedure cliniche e nella gestione dei dati.

“Nel 2022 – sottolinea Carmine Pinto – sono state evidenziate importanti differenze nel numero di sperimentazioni valutate dai singoli Comitati Etici, che vanno dal 10% del totale allo 0,2%. Queste marcate differenze, che sono da imputare a problemi strutturali e organizzativi, ci auguriamo verranno risolte con la piena attuazione della riforma dei Comitati Etici. La ricerca accademica per adeguarsi al Regolamento Europeo risulta penalizzata quindi dalla scarsità di risorse economiche, di personale e tecnologiche, dalle criticità infrastrutturali e dalle numerose e ancora non risolte problematiche amministrative. Inoltre, devono essere ancora definiti alcuni aspetti, tra cui l’identificazione delle caratteristiche dei centri che fanno ricerca, per cui abbiamo già avanzato proposte alle Istituzioni”. “FICOG insieme a FADOI, GIMEMA, ACC e GIDM ha avuto un incontro con i rappresentanti del Ministero della Salute lo scorso giugno – continua il Presidente Pinto -. Da allora non siamo più stati riconvocati. Chiediamo alle Istituzioni di essere ascoltati quanto prima, per non perdere il grande patrimonio di conoscenze prodotto dalle sperimentazioni indipendenti: dagli studi su nuove terapie, a quelli sulle sequenze terapeutiche e sull’aderenza ai trattamenti, sulla qualità di vita e sulla valutazione dell’effectiveness dei nuovi farmaci nella fase post-registrativa”.

“FAVO ritiene assolutamente prioritario il potenziamento della ricerca accademica, perché soltanto attraverso le sue sperimentazioni cliniche sarà possibile dare risposte urgenti ed adeguate alle crescenti ed ancora largamente insoddisfatte richieste di studi e ricerche che abbiano come obiettivo di maggiore rilevanza la qualità di vita, terzo pilastro della Mission on Cancer e successivamente pienamente recepito anche dal Piano Oncologico Nazionale, di recente approvazione – conclude  Francesco De Lorenzo, Presidente FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) -. La partecipazione diretta ed attiva delle Associazioni dei Pazienti alle sperimentazioni cliniche ed a progetti di ricerca è da tempo una realtà in Europa, mentre in Italia solo FAVO ed UNIAMO hanno ottenuto, nello scorso febbraio, l’approvazione di una mozione alla unanimità da parte della Camera dei Deputati per il riconoscimento del diritto della partecipazione dei Pazienti ai progetti di ricerca che si basino sulla centralità dei malati di cancro”.

 

11 Novembre 2023

Cancro: il 20% dei malati non parla mai di vaccinazioni con l’oncologo e sull’anti-herpes zoster solo 1 paziente su 10 sa che è raccomandato

Il 20% dei pazienti italiani, colpiti da cancro, non ha mai parlato di vaccinazioni con il proprio oncologo e non si sente abbastanza informato su questo tema. Il 56% non conosce i rischi di una mancata immunizzazione. L’80% non è consapevole del fatto che una corretta vaccinazione può contribuire a migliorare i risultati delle terapie anti-tumorali. E solo un malato su dieci sa che la vaccinazione anti Herpes Zoster è fortemente raccomandata. E’ quanto evidenzia una survey condotta su oltre 500 pazienti dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Rientra in una nuova campagna informativa: La vaccinazione nel paziente oncologico promossa dalla Società Scientifica con un contributo non condizionante da GSK. L’intera iniziativa viene presentata oggi a Roma in occasione del XXV Congresso Nazionale AIOM. “Vogliamo fornire informazioni certificate a supporto dei malati di cancro, e sensibilizzare la popolazione e i clinici sull’importanza dei vaccini – afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM -. Grazie alle nuove terapie e alla diagnosi precoce, le prospettive di guarigione dai tumori sono migliori rispetto al passato. Tuttavia, le cure possono avere controindicazioni, ed è fondamentale riuscire a tutelare la salute e il benessere dei pazienti sia durante che dopo i trattamenti. In quest’ottica rientrano alcune vaccinazioni che sono fortemente raccomandate per i malati e tutti coloro con cui stanno a stretto contatto. Le immunizzazioni consigliate sono: l’antinfluenzale, l’anti-pneumococcica, l’anti-SARS-CoV-2 e l’anti-Herpes Zoster”. “Il fuoco Sant’Antonio” – sottolinea Nicola Silvestris, Consigliere Nazionale AIOM -. E’ un’infezione che solitamente si manifesta attraverso un’eruzione cutanea a forma di placca ricoperta da piccole vescicole pruriginose dal contenuto liquido. E’ una diretta conseguenza del Virus Varicella Zoster e si calcola che oltre il 99% degli adulti over 40 anni sia entrato in contatto con l’agente patogeno. Di questi, una persona su tre è a rischio di sviluppare almeno un episodio di Herpes Zoster nella vita. Ma il rischio risulta raddoppiato per le persone con un sistema immunitario compromesso come i pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia, nei quali la bassa risposta immunitaria aumenta la probabilità di contrarre il virus. Inoltre si verifica una diffusione più ampia delle lesioni alla pelle, una maggiore durata dell’infezione e si possono sviluppare infezioni batteriche concomitanti. Può anche esserci un coinvolgimento di altri organi con complicanze addirittura fatali”. “Per questo è di fondamentale importanza l’immunizzazione – aggiunge Angioletta Lasagna, Oncologa al San Matteo di Pavia -. Ora è disponibile un vaccino “ricombinante adiuvato” che può essere utilizzato anche da tutti i pazienti oncologici, inclusi gli immunocompromessi. L’efficacia resta costante e risulta del 97% nei cinquantenni e del 91% negli ultra-settantenni. E’ stata valutata in persone a cui sono state somministrate due dosi a distanza di due mesi”.

 

Il progetto sui vaccini promosso da AIOM prevede un booklet informativo rivolto a caregiver e pazienti, che sarà diffuso in tutta la Penisola nei centri di oncologia medica. È stato realizzato uno spot divulgativo e avviata una campagna sui social istituzionali di AIOM. Si terrà inoltre un media tutorial dedicato ai giornalisti. “Dall’indagine emerge chiaramente quanto sia necessario informare e sensibilizzare sull’utilizzo dei vaccini in oncologia – prosegue Cinieri -.  AIOM è da sempre molto attenta a questo tema che riteniamo sottovalutato e che invece necessita di maggiore attenzione da parte di tutti. Un anno fa, come Società Scientifica, abbiamo redatto le raccomandazioni sull’uso della vaccinazione per Herpes Zoster. Nel lontano 2016 è stato stilato un documento sull’immunizzazione anti-influenzale nei pazienti con tumori solidi. Siamo inoltre la prima Società al mondo che sta elaborando delle Linee Guida sulla vaccinazione del paziente oncologico che saranno a breve disponibili per tutti gli specialisti”. “Tutte le malattie vaccino-prevenibili rappresentano un serio problema per i nostri pazienti – sottolinea Lasagna -. Oltre ai pericoli per lo stato di salute generale, derivati da infezioni e complicanze patologie come influenza, meningite, polmonite o lo stesso Fuoco di Sant’Antonio, possono ritardare i trattamenti oncologici attivi”. “Il vaccino è un’arma che l’oncologo deve conoscere e offrire al proprio paziente – sostiene Cinieri -. Le varie immunizzazioni devono essere però svolte nel momento migliore in base anche alla somministrazione delle terapie. Per quanto riguarda l’anti-Covid, per esempio, recenti lavori scientifici hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza dei vaccini anche se somministrati nel corso dei trattamenti. Rinnoviamo quindi l’invito ai malati di cancro ad immunizzarsi in quanto il virus SARS-CoV-2 può essere ancora molto pericoloso”.

10 Novembre 2023

Tumori: “In Italia serve più di 1 anno per accedere ai nuovi farmaci no ai prontuari regionali, le terapie salvavita subito disponibili”

In tre anni (2018-2021), in Europa, sono state commercializzate 46 molecole anticancro innovative. L’Italia ha garantito la disponibilità a 38 di questi nuovi farmaci, collocandosi al terzo posto dopo Germania (45) e Svizzera (41), e davanti a Francia (33), Grecia (32), Svezia (30), Olanda (29) e Spagna (26). I pazienti oncologici del nostro Paese, però, devono aspettare ancora 419 giorni, cioè più di un anno, per accedere ai farmaci anticancro innovativi (102 in Germania, 145 in Danimarca, 267 in Austria). I tempi di latenza negli ultimi anni si sono ridotti: superavano, infatti, i 24 mesi un decennio fa. Ma sono ancora troppo lunghi, soprattutto se si tratta di terapie salvavita in grado, in alcuni casi, di cronicizzare il tumore in fase avanzata o di guarire. Per questo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) chiede che siano aboliti i Prontuari Terapeutici Regionali che allungano i tempi di disponibilità delle terapie. L’appello viene nella giornata di apertura del XXV Congresso Nazionale della società scientifica a Roma.

“Nel nostro Paese, ogni giorno, 1.070 persone si ammalano di cancro – afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM -. Nel 2022 i nuovi casi sono stati 390.700. La sopravvivenza a cinque anni è pari al 65% nelle donne e al 59% negli uomini, e raggiunge il 90% in neoplasie molto frequenti come quelle della mammella e della prostata. Questi dati collocano l’Italia ai primi posti nel mondo e dimostrano il grande livello raggiunto dall’oncologia italiana. Però, nel nostro Paese, i cittadini colpiti dal cancro devono attendere ancora 14 mesi per poter essere trattati con le terapie innovative già approvate a livello europeo. Il periodo che trascorre fra il deposito del dossier di autorizzazione con valutazione presso l’agenzia regolatoria europea e l’effettiva disponibilità di una nuova terapia in Italia, infatti, è superiore a un anno. Questo lungo processo può penalizzare fortemente i malati. È fondamentale, quindi, garantire un accesso più tempestivo alle molecole innovative. Per ridurre i tempi di latenza, devono essere aboliti i Prontuari Terapeutici Regionali e va consentita l’immediata disponibilità dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, anche nelle more delle gare regionali”.

Oggi in Italia, accanto al Servizio Sanitario Nazionale, convivono 19 Regioni e 2 Province autonome. E in 10 Regioni sono ancora presenti i Prontuari Terapeutici (Ospedalieri) Regionali (PTR/PTOR), cioè liste di farmaci prescrivibili all’interno dei presidi ospedalieri regionali, pubblici e privati accreditati.

“Le terapie innovative devono essere quanto prima a disposizione di tutti i malati e dei clinici – sottolinea Francesco Perrone, Presidente eletto AIOM -. La nostra società scientifica ha più volte documentato come in Italia si riscontrino disparità territoriali nell’accesso ai farmaci, anche a causa della regionalizzazione della sanità. I prontuari terapeutici locali, di fatto, aggiungono uno step all’iter, già lungo, di approvazione e recepimento di un nuovo farmaco, prima che sia realmente disponibile per il paziente. Molte Regioni hanno attribuito carattere vincolante al proprio Prontuario, obbligando le strutture a scegliere i farmaci da inserire nei Prontuari Terapeutici Ospedalieri solo all’interno di una lista limitata che tenga anche conto delle ricadute della prescrizione ospedaliera sui consumi territoriali. In alcune Regioni, pur essendo presenti, non sono vincolanti per l’acquisto dei farmaci oncologici. Altre Regioni non dispongono, invece, di un Prontuario Regionale con immediata disponibilità delle terapie, il che si traduce in un’ampia variabilità interregionale. Si tratta di disparità inaccettabili, soprattutto se pensiamo alle cure anticancro, per cui un accesso omogeneo sul territorio costituisce un aspetto di fondamentale importanza per l’efficacia e l’equità del trattamento. Ci auguriamo che la riforma di AIFA sia portata a termine quanto prima. Un assetto definito dell’agenzia regolatoria potrà infatti aiutare a risolvere questi problemi”.

“I tempi di latenza nel nostro Paese sono stati solo in parte superati con diverse disposizioni che regolano l’accesso e la prescrizione di farmaci già approvati dall’ente regolatorio europeo, prima del rimborso a carico del Servizio Sanitario Nazionale – spiega Massimo Di Maio, Segretario AIOM -. È il cosiddetto early access, cioè l’accesso anticipato alle terapie. I percorsi principali che permettono l’accesso alle terapie, senza che il loro costo debba gravare sull’ospedale che lo richiede, sono costituiti dal Fondo AIFA del 5% e dalla legge 648/1996, che consentono la totale rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale, e dall’uso compassionevole/nominale, con fornitura gratuita da parte dell’azienda farmaceutica. Secondo un sondaggio promosso da AIOM, ben il 90% degli oncologi ha avuto esperienza diretta con l’early access per ottenere in anteprima i farmaci antitumorali. Tuttavia, una quota consistente ha affrontato problemi causati dalle procedure burocratiche. Ad esempio, nell’ambito delle richieste al Fondo 5%, AIFA deve necessariamente rispondere ad ogni domanda valutando il singolo caso. Il riscontro può arrivare in tempi variabili, a volte anche dopo oltre un mese, e questo rischia in alcuni casi di tradursi in un tempo d’attesa troppo lungo. Inoltre, il cambiamento delle regole per l’accesso a tale fondo, ha reso molto più difficile l’effettiva eleggibilità dei pazienti”.

“Il nostro auspicio – conclude il Presidente Cinieri – è che AIFA acceleri i tempi di approvazione per l’early access. L’accesso anticipato ad alcune terapie rappresenta una grande opportunità e un diritto per i pazienti”.

 

7 Novembre 2023

Dal moto alla dieta sana, 8 azioni per ringiovanire di sei anni

Dal no al fumo alla attività fisica regolare, ecco gli otto comportamenti sani che potrebbero aiutare a rimanere giovane in buona salute per più tempo, riducendo di sei anni l’età biologica, ovvero l’età del proprio corpo. La lista delle “8 cose essenziali per la vita” – che include fare almeno 150 minuti di attività fisica moderata o 75 minuti di attività fisica vigorosa a settimana, seguire una dieta equilibrata ricca di verdure, noci e proteine magre e non fumare – è stata creata dall’American Heart Association inizialmente per aiutare le persone a migliorare la propria salute cardiovascolare.

Ma il nuovo studio che sarà presentato al congresso dei cardiologi americani a Philadelphia ne evidenzia gli effetti “anti-aging”. Chi non segue le sane abitudini presenta un corpo mediamente 4 anni più vecchio della propria età anagrafica, è emerso dallo studio condotto presso la Columbia University Irving Medical Center in New York City. Le restanti raccomandazioni sono di dormire tra sette e nove ore a notte, mantenere un peso sano e controllare il colesterolo, la glicemia e la pressione sanguigna. Dallo studio è emerso che aderire alla lista non solo migliora la salute del cuore, ma potrebbe anche rallentare il processo di invecchiamento. I ricercatori hanno valutato oltre 6500 partecipanti, raccogliendo informazioni dettagliate su quanto aderissero agli otto precetti salva-cuore. Il team ha anche calcolato la vera età del loro organismo, un’indicazione dell’età biologica che viene determinata misurando i livelli di sostanze nel corpo coinvolte nel metabolismo, nell’infiammazione e nella funzione degli organi, come glucosio e creatinina, misura che fornisce un quadro più completo di come una persona sta invecchiando. Il team ha scoperto che coloro che hanno dichiarato di adottare fedelmente la lista dei precetti avevano un’età biologica che era in media sei anni più giovane della loro età anagrafica. Tuttavia, coloro che aderivano peggio avevano un’età biologica media che era di quattro anni maggiore della loro età cronologica. “Il rispetto della lista può rallentare il processo di invecchiamento del corpo, il che ha molti benefici – afferma Nour Makarem, l’epidemiologo che ha condotto il lavoro – incluso l’aumento degli anni senza malattie e la riduzione del rischio di morte prematura”.

3 Novembre 2023

One Healthon: i fattori ambientali influenzano il 24% delle malattie

La prevenzione delle gravi malattie passa da stili di vita, ma anche ambienti, sani. In tutto il mondo il 24% delle patologie è determinato dall’esposizione a fattori ambientali. Da qui l’esigenza di coniugare sempre più l’educazione alla salute della popolazione e, in particolare dei giovani, con la promozione di interventi mirati per limitare i pericoli causati dall’inquinamento. È questo l’appello lanciato dal convegno nazionale “One Health Day. Dal Laboratorio all’ambiente: Un Approccio One Health per la Prevenzione delle Malattie”. Si svolge alla Sala della Regina alla Camera dei Deputati a Montecitorio, in occasione della giornata globale della salute del pianeta, One Health Day, che si celebra oggi in tutto il Pianeta. È promosso da One Health Foundation che nei mesi scorsi ha avviato “One Healthon”, la prima campagna mai realizzata in Italia per sensibilizzare cittadini, Istituzioni, medici e media sulla necessità di promuovere il benessere del Pianeta. Viene lanciata la “challenge” “Primo TEDx della One Health”, con la quale ciascun relatore in sette minuti – con la moderazione degli amici Natasha Stefanenko e Luca Sabbioni – deve rispondere con esempi pratici alla domanda: “Come l’approccio ‘One Health’ può ispirarci a intraprendere azioni più complete e sostenibili per la salute del pianeta, dei suoi abitanti e del nostro benessere?”.

“È provato scientificamente come la maggioranza dei casi di malattie cardiovascolari, oncologiche e respiratorie siano in qualche modo influenzate dai fattori ambientali – afferma Rossana Berardi, Presidente di One Health Foundation e Ordinario di oncologia medica all’Università Politecnica delle Marche -. Più di 1,4 milioni di decessi l’anno provocati dal cancro in tutto il mondo sono riconducibili a fattori di rischio modificabili di natura ambientale. Ciò non deve rappresentare un alibi per nessuno e favorire comportamenti altrettanto pericolosi come il fumo, il consumo eccessivo di alcol e la sedentarietà. È dimostrato, infatti, che con stili di vita sani si può evitare fino al 40% delle nuove diagnosi di neoplasia. La prevenzione primaria è fondamentale anche nelle patologie cardiovascolari, che in Italia rappresentano la principale causa di morte e determinano più del 40% di tutti i decessi. Stiamo pensando di attivare ambulatori virtuali per educare i cittadini di tutte le età su questo nuovo approccio olistico alla salute”.

“La nostra salute è indissolubilmente legata a quella delle altre specie e dell’ambiente – sottolinea Roberto Danovaro, Ordinario di Ecologia, Università Politecnica delle Marche e Presidente Comitato Scientifico WWF -. Abbiamo bisogno di aria pulita, acqua incontaminata e cibo sano e sostenibile. Cominciamo a capire grazie ai risultati della migliore ricerca pubblica indipendente che, inquinando il mondo intorno a noi, danneggiamo noi stessi e ne paghiamo uno prezzo altissimo in termini di aspettative di vita, costi sanitari, benessere individuale e collettivo. One Healthon sviluppa un nuovo approccio scientifico che unisce competenze della medicina e delle scienze ambientali per sviluppare una nuova ecologia umana in sintonia con la Natura e capace di promuovere la salute e il benessere dell’uomo come parte di quello dell’ambiente. Si tratta di una sfida complessa e coraggiosa che cambia gli approcci storici e richiede più ricerca e investimenti, ma è l’unica strada possibile. Perché come dice Papa Francesco: ‘Non possiamo pretendere di essere sani in un mondo malato’”.

Il progetto One Healthon è stato avviato lo scorso marzo e ha visto una serie di iniziative divulgative condotte, on line e in presenza, sia a livello locale che nazionale. “Siamo riusciti a coinvolgere professionisti sanitari, associazioni di pazienti e di volontariato, esponenti delle Istituzioni, testimonial e media – prosegue Mauro Boldrini, Direttore della Comunicazione dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Vice Presidente di One Health Foundation -. L’obiettivo ora è quello di avviare progetti concreti e dai risultati tangibili, perché dalle buone intenzioni si passi ai fatti. Gli stili di vita dottati nei Paesi Occidentali stanno portando a danni irreparabili con conseguenze incalcolabili per la nostra salute e quella dei nostri figli. Invertire la tendenza si può, ma dobbiamo impegnarci tutti”.

“La salute deve essere globale e prevedere la prevenzione primaria e secondaria delle malattie, la cura sempre più personalizzata della persona, la costante innovazione medico-scientifica e la difesa ad oltranza dell’ambiente e del mondo animale – sottolinea Giuseppe Quintavalle, Direttore Generale Policlinico Tor Vergata-Roma -. Non va però sottovalutato il fatto che attraverso politiche ambientali adeguate si possono ridurre i decessi, l’incidenza di alcune malattie e molti altri problemi di salute pubblica. Con le nostre iniziative abbiamo voluto anche sollecitare le Istituzioni, locali e nazionali, ad intervenire il prima possibile in questa direzione”.

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