Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

26 Gennaio 2026

Fondazione AIOM: “Con aumento accise meno tabagismo”

26, gennaio 2026 – “Aumentare di 5 euro il costo dei prodotti da fumo e da inalazione di nicotina può portare a una riduzione importante del numero di consumatori e delle malattie fumo-correlate. La proposta di legge d’iniziativa popolare è un atto di civiltà”. Lo ha detto il presidente di Fondazione Aiom, Francesco Perrone, venerdì scorso a Milano all’incontro con la stampa che ha dato il via alla raccolta firme per una proposta di legge che mira a contrastare i danni causati dal fumo. La campagna è promossa da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Fondazione Aiom, Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e Fondazione Umberto Veronesi.

“Sul sito del ministero della Salute è riportato che al fumo si attribuiscono ogni anno in Italia oltre 90mila morti – evidenzia Perrone – con un costo per il Servizio sanitario nazionale di oltre 26 miliardi di euro”. Spiega l’oncologo: “Un anno e mezzo fa il direttore di ‘Panorama della Sanità’, Sandro Franco, ha proposto un aumento del prezzo dei prodotti da fumo e da inalazione di nicotina come possibile strategia. Aiom ci ha riflettuto sopra. Abbiamo incontrato Fondazione Umberto Veronesi e Airc e ci siamo convinti che l’accise fissa di 5 euro è l’unica strategia che può significativamente ridurre il numero di tabagisti”. Fondazione Aiom e gli altri promotori della campagna hanno poi “discusso con le istituzioni trovando molta disponibilità – ricorda Perrone – ma c’è bisogno di una spinta che venga dai cittadini. Per questo oggi è iniziata la raccolta delle firme per una legge di iniziativa popolare”.

23 Gennaio 2026

Al via la campagna per aumentare di 5 euro il prezzo delle sigarette. Obiettivo 50mila firme per la proposta di legge

Milano, 23 gennaio 2026 – Al via oggi la raccolta delle firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, compresi quelli di nuova generazione (sigarette elettroniche e tabacco riscaldato). Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare, andando sulla piattaforma del Ministero della Giustizia (clicca qui) e utilizzando lo SPID, la CIE (Carta di Identità Elettronica) o la CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Sono necessarie 50.000 firme per presentare la proposta di legge al Parlamento, che successivamente dovrà discutere il disegno di legge. L’obiettivo primario è contrastare il tabagismo. Inoltre, questa iniziativa di sanità pubblica consente di reperire risorse per il Servizio Sanitario Nazionale. La campagna (5eurocontroilfumo.it), la prima del genere mai realizzata in Italia, è presentata oggi in una conferenza stampa a Milano ed è promossa da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM.

“Chiediamo a tutti i cittadini di firmare e aderire a questa campagna, che rappresenta una battaglia di civiltà – spiega Francesco Perrone, Presidente Fondazione AIOM -. Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio oncologico. Il 27% di tutti i casi di cancro è determinato proprio dall’abitudine tabagica, a cui sono riconducibili 93.000 morti ogni anno in Italia. Per ogni settimana di fumo, un tabagista perde un giorno di vita. Un terribile costo umano, con un drammatico impatto sociale e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Solo nel nostro Paese, le patologie provocate da questa abitudine generano costi diretti e indiretti pari a 26 miliardi di euro. Si stima che l’aumento di 5 euro del prezzo delle sigarette in Italia, che oggi è tra i più bassi in Europa, possa favorire una diminuzione del 37% del consumo. In questo modo, potremo ridurre il numero di fumatori, salvando vite. In secondo luogo, le maggiori entrate contribuiranno a finanziare il Servizio Sanitario Nazionale, dalla cui efficienza dipende la salute di milioni di cittadini”.

“Il tumore del polmone è la principale causa di morte per tumore in entrambi i sessi nei Paesi dell’Unione europea, come evidenziato anche da un recente studio epidemiologico sostenuto da AIRC. I risultati del lavoro confermano che il controllo del tabacco rimane il pilastro della prevenzione per questa patologia e contribuisce a ridurre l’incidenza di altri tumori, come quello del pancreas – sottolinea Daniele Finocchiaro, Consigliere Delegato di Fondazione AIRC -. Per poter presentare la proposta di legge d’iniziativa popolare al Presidente di uno dei due rami del Parlamento, sono necessarie le firme di almeno 50.000 persone. Per questo riteniamo fondamentale una mobilitazione corale con il coinvolgimento di società scientifiche, associazioni di pazienti e della comunità civile. Auspichiamo che anche le Istituzioni ai massimi livelli siano sensibili a un tema così rilevante per la sanità pubblica e riconoscano l’urgenza di una norma che permetta di prevenire le malattie correlate al fumo, soprattutto il cancro, perché investire in prevenzione significa investire nel futuro del Paese”.

“Il 90% dei casi di tumore del polmone è determinato dal fumo, pari a oltre 40mila diagnosi ogni anno in Italia – afferma Giulia Veronesi, Membro del Comitato di Lotta al Fumo di Fondazione Umberto Veronesi -. L’abitudine tabagica è stata storicamente appannaggio degli uomini ma si è registrato, negli ultimi anni, un incremento tra le donne. Oggi, nel nostro Paese, il 20% della popolazione femminile è tabagista. Le nuove diagnosi di questa neoplasia negli uomini sono diminuite, ma tra le donne sono aumentate. Tra il 2003 e il 2017 l’incidenza del tumore del polmone negli uomini è diminuita del 16,7%, mentre nelle donne è aumentata dell’84,3%. È una tendenza molto pericolosa, che deve essere affrontata con provvedimenti legislativi adeguati, a partire dall’aumento del costo delle sigarette. Sono almeno 27 le malattie fumo-correlate, tra cui rientrano le patologie respiratorie non neoplastiche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Il fumo è anche uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare”.

“Le esperienze internazionali hanno dimostrato che l’incremento drastico del prezzo delle sigarette è una strategia efficace per ridurre davvero il numero di fumatori – conclude Massimo Di Maio, Presidente AIOM -. In Italia quasi un quarto degli adulti fuma ed è preoccupante la diffusione tra i più giovani. Il 10% degli under 19 è tabagista e il comportamento tende a proseguire per il resto della vita. L’aumento del costo delle sigarette e degli altri prodotti da fumo può essere molto utile soprattutto per i più giovani, che di solito hanno meno disponibilità economiche, e allontanerebbe da questa pericolosa abitudine anche gli adulti che, smettendo di fumare, trarranno benefici non solo per la salute ma anche per il portafoglio”.

Milano, 23 gennaio 2026 – Al via oggi la raccolta delle firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, compresi quelli di nuova generazione (sigarette elettroniche e tabacco riscaldato). Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare, andando sulla piattaforma del Ministero della Giustizia (clicca qui) e utilizzando lo SPID, la CIE (Carta di Identità Elettronica) o la CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Sono necessarie 50.000 firme per presentare la proposta di legge al Parlamento, che successivamente dovrà discutere il disegno di legge. L’obiettivo primario è contrastare il tabagismo. Inoltre, questa iniziativa di sanità pubblica consente di reperire risorse per il Servizio Sanitario Nazionale. La campagna (5eurocontroilfumo.it), la prima del genere mai realizzata in Italia, è presentata oggi in una conferenza stampa a Milano ed è promossa da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM.

“Chiediamo a tutti i cittadini di firmare e aderire a questa campagna, che rappresenta una battaglia di civiltà – spiega Francesco Perrone, Presidente Fondazione AIOM -. Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio oncologico. Il 27% di tutti i casi di cancro è determinato proprio dall’abitudine tabagica, a cui sono riconducibili 93.000 morti ogni anno in Italia. Per ogni settimana di fumo, un tabagista perde un giorno di vita. Un terribile costo umano, con un drammatico impatto sociale e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Solo nel nostro Paese, le patologie provocate da questa abitudine generano costi diretti e indiretti pari a 26 miliardi di euro. Si stima che l’aumento di 5 euro del prezzo delle sigarette in Italia, che oggi è tra i più bassi in Europa, possa favorire una diminuzione del 37% del consumo. In questo modo, potremo ridurre il numero di fumatori, salvando vite. In secondo luogo, le maggiori entrate contribuiranno a finanziare il Servizio Sanitario Nazionale, dalla cui efficienza dipende la salute di milioni di cittadini”.

“Il tumore del polmone è la principale causa di morte per tumore in entrambi i sessi nei Paesi dell’Unione europea, come evidenziato anche da un recente studio epidemiologico sostenuto da AIRC. I risultati del lavoro confermano che il controllo del tabacco rimane il pilastro della prevenzione per questa patologia e contribuisce a ridurre l’incidenza di altri tumori, come quello del pancreas – sottolinea Daniele Finocchiaro, Consigliere Delegato di Fondazione AIRC -. Per poter presentare la proposta di legge d’iniziativa popolare al Presidente di uno dei due rami del Parlamento, sono necessarie le firme di almeno 50.000 persone. Per questo riteniamo fondamentale una mobilitazione corale con il coinvolgimento di società scientifiche, associazioni di pazienti e della comunità civile. Auspichiamo che anche le Istituzioni ai massimi livelli siano sensibili a un tema così rilevante per la sanità pubblica e riconoscano l’urgenza di una norma che permetta di prevenire le malattie correlate al fumo, soprattutto il cancro, perché investire in prevenzione significa investire nel futuro del Paese”.

“Il 90% dei casi di tumore del polmone è determinato dal fumo, pari a oltre 40mila diagnosi ogni anno in Italia – afferma Giulia Veronesi, Membro del Comitato di Lotta al Fumo di Fondazione Umberto Veronesi -. L’abitudine tabagica è stata storicamente appannaggio degli uomini ma si è registrato, negli ultimi anni, un incremento tra le donne. Oggi, nel nostro Paese, il 20% della popolazione femminile è tabagista. Le nuove diagnosi di questa neoplasia negli uomini sono diminuite, ma tra le donne sono aumentate. Tra il 2003 e il 2017 l’incidenza del tumore del polmone negli uomini è diminuita del 16,7%, mentre nelle donne è aumentata dell’84,3%. È una tendenza molto pericolosa, che deve essere affrontata con provvedimenti legislativi adeguati, a partire dall’aumento del costo delle sigarette. Sono almeno 27 le malattie fumo-correlate, tra cui rientrano le patologie respiratorie non neoplastiche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Il fumo è anche uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare”.

“Le esperienze internazionali hanno dimostrato che l’incremento drastico del prezzo delle sigarette è una strategia efficace per ridurre davvero il numero di fumatori – conclude Massimo Di Maio, Presidente AIOM -. In Italia quasi un quarto degli adulti fuma ed è preoccupante la diffusione tra i più giovani. Il 10% degli under 19 è tabagista e il comportamento tende a proseguire per il resto della vita. L’aumento del costo delle sigarette e degli altri prodotti da fumo può essere molto utile soprattutto per i più giovani, che di solito hanno meno disponibilità economiche, e allontanerebbe da questa pericolosa abitudine anche gli adulti che, smettendo di fumare, trarranno benefici non solo per la salute ma anche per il portafoglio”.

21 Gennaio 2026

AIOM: “Inclusione lavorativa sostegno fondamentale per pazienti che hanno avuto cancro”

21, gennaio 2026 – “Accogliamo con grande soddisfazione il nuovo decreto di attuazione della legge sull’oblio oncologico del Ministero del Lavoro. I decreti rappresentano il completamento della legge e sono un ulteriore passo in avanti nell’estensione delle tutele e delle garanzie per quei pazienti colpiti da cancro ma che possono essere considerati guariti: una maggiore inclusione lavorativa è un fondamentale sostegno per milioni di persone che hanno affrontato una neoplasia”. Lo afferma Massimo Di Maio, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom).

In Italia ogni anno, ricorda il presidente degli oncologi, “ammontano a 390mila i nuovi casi di tumore e in totale le persone che vivono con una diagnosi sono oltre 3,7 milioni. Rappresentano oltre il 6% del totale della popolazione residente nel nostro Paese”. Grazie a terapie innovative, sempre più personalizzate ed efficaci, prosegue, “i tassi di guarigione sono in aumento. Merito del successo deve essere ricercato anche nelle possibilità di diagnosi precoce garantite da alcuni esami preventivi. Resta ancora molta strada da percorrere, soprattutto per alcune malattie oncologiche particolarmente insidiose. Per quanto riguarda invece patologie molto diffuse, come il carcinoma mammario o della prostata, i risultati ottenuti negli ultimi anni sono stati davvero rilevanti”. Anche per questo come Società Scientifica, afferma, “siamo stati in prima linea, insieme alle associazioni di pazienti, nel sollecitare tutte le istituzioni affinché approvassero la legge sull’oblio oncologico. All’epoca abbiamo lanciato una petizione on line che nel giro di pochi mesi ha raggiunto l’obiettivo delle 100mila firme. E’ stata una grande battaglia di civiltà che a fine 2023 ha portato ad un risultato importante. Anche in Italia è stato sancito a livello legislativo che di tumore in molti casi è possibile guarire”. “Oggi il cancro non deve essere più etichettato come una malattia incurabile – conclude Di Maio -. I pazienti guariti sono spesso adulti in età lavorativa, ai quali va quindi riconosciuto l’inalienabile diritto al lavoro. Una vita normale dopo il tumore è possibile e quindi ben vengano tutte le nuove norme a tutela degli ex pazienti”.

20 Gennaio 2026

Tumore del seno: con l’IA possibile estendere i programmi di screening

Roma, 20 gennaio 2026 – Pubblicate le nuove Linee Guida italiane sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per lo screening e la diagnosi del tumore della mammella. Per la prima volta in Europa gli specialisti suggeriscono il ricorso all’IA, in prima battuta, per selezionare quali esami dovranno avere una doppia lettura e quali invece una lettura singola da parte dei radiologi. Un’importante innovazione che grazie alle tecnologie informatiche innovative potrà garantire una maggiore qualità dell’analisi degli esami. Sarà anche possibile risparmiare risorse umane che potranno essere dirottate ad altre mansioni. È quanto annuncia il GISMa (Gruppo Italiano Screening Mammografico) che ha partecipato, insieme ad altre 9 Società Scientifiche (e con il supporto metodologico del CERGAS e del Centro F. Dondena dell’Università Bocconi) alla stesura del nuovo documento. È stato inoltre coordinato dall’Osservatorio Nazionale Screening la cui sede operativa è l’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica di Firenze. “Finora le raccomandazioni europee prevedevano un ruolo di affiancamento dell’intelligenza artificiale all’attuale protocollo di screening – sottolinea Silvia Deandrea, Presidente Nazionale GISMa -. Questo consisteva in una doppia lettura della mammografia, effettuata da due radiologi, che fornivano ciascuno il proprio parere in maniera indipendente. Da oggi l’Italia fa un passo avanti, aderisce alle indicazioni europee e ne propone una nuova che suggerisce che non tutte le mammografie di screening debbano sempre essere analizzate da due diversi radiologi. Si è compreso che l’intelligenza artificiale, selezionando le immagini mammografiche, può supportare maggiormente i radiologi nel ridurre l’affaticamento e la diagnosi soggettiva. Può anche migliorare complessivamente i carichi di lavoro e i tempi di attesa. Passare quindi dall’impiego di due radiologi a solo uno comporta indubbi vantaggi visto anche la scarsità di personale medico-sanitario che lavora nelle nostre strutture. In un contesto, come quello italiano, dove si registra una mancanza cronica di specialisti radiologi è un’ottima notizia. In particolare, molte Regioni non riescono ancora ad estendere lo screening mammografico a tutte le donne tra i 45 ai 49 anni e dai 70 ai 74 anni anche per mancanza di risorse umane. Grazie all’IA sarà quindi possibile allagare l’offerta di un percorso di screening gratuito a tutte le persone aventi diritto, così come raccomandato a livello italiano ed europeo”.

Nel nuovo documento italiano sono contenute altre due raccomandazioni che recepiscono le novità già introdotte nelle ultime Linee Guida europee sullo screening mammografico. La prima suggerisce di aggiungere, dopo un primo doppio parare positivo umano, l’uso dell’IA per aumentare le possibilità di trovare lesioni. Vi sono così maggiori probabilità di scoprire neoplasie in stadio precoce. La seconda invece propone di non sostituire il secondo lettore radiologo con l’intelligenza artificiale. Queste tecnologie, per quanto sicure ed efficaci, non sono ancora in grado di garantire un utilizzo così esteso. “Sono raccomandazioni non vincolanti ma che contengono dei suggerimenti qualificati per il personale medico-sanitario e per le istituzioni regionali – prosegue Deandrea –. L’IA rappresenta una grande risorsa per l’intero servizio sanitario nazionale e come tale deve essere sfruttata il più possibile. Con il nostro nuovo documento ci poniamo quindi l’obiettivo di migliorare la qualità degli screening organizzati in Italia in accordo alle ultime evidenze scientifiche”.

“Le ultime Linee Guida rappresentano una fondamentale novità nel contrasto al tumore più diffuso e frequente nel nostro Paese – afferma Paola Mantellini, Coordinatrice dell’Osservatorio Nazionale Screening -. Ogni anno il numero di nuovi casi ammonta a oltre 53mila e più di 4 milioni di donne sono invitate a partecipare ai programmi gratuiti organizzati dalle varie Regioni. Tuttavia, poco più del 50% si sottopone ad un percorso che può essere in molti casi salvavita. Incrementare la quantità delle partecipanti è una delle nostre priorità ed è un obiettivo che va raggiunto anche grazie al ricorso alla tecnologia. Migliorare la qualità degli esami erogati, come ben sanno tutte le Società Scientifiche che hanno contributo a questa raccomandazione, è poi indispensabile se vogliamo incentivare sempre più donne a partecipare. A tal fine è molto importante che i professionisti sanitari attivino un attento monitoraggio utile a misurare l’accuratezza diagnostica di questi nuovi sistemi di IA nel proprio contesto locale”.

Le Società Scientifiche coinvolte nella messa a punto delle Linee Guida sono state: AIE Associazione Italiana di Epidemiologia; AIFM Associazione Italiana di Fisica Medica; AIOM Associazione Italiana di Oncologia Medica; AIRO Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica; FASTeR/AITERS Federazione delle Associazioni Scientifiche dei Tecnici di Radiologia; GISMa Gruppo Italiano Screening Mammografico; SIAPEC-IAP Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica (Divisione italiana della International Academy of Pathology); SICPRE Società Italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica; SIRM Società Italiana di Radiologia Medica ed Interventistica e SITI Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica.

16 Gennaio 2026

Tumore del seno, 1 donna su 4 sceglie la crioconservazione degli ovociti

Genova, 16 gennaio 2026 – Le donne under 40 colpite da tumore mammario sono sempre più interessate alla preservazione della fertilità. Il 25%, infatti, accetta di sottoporsi a trattamenti per il congelamento degli ovociti prima dell’inizio dei cicli di chemioterapia. Inoltre, la stimolazione ormonale per la conservazione degli ovociti non influisce negativamente sulla prognosi dal momento che non aumenta il rischio di recidiva. Sono questi i due principali risultati dello studio PREFER, coordinato dall’Università di Genova – Ospedale San Martino di Genova, che ha coinvolto 746 donne (d’età compresa tra 18-45 anni) ed è stato di recente presentato al meeting internazionale San Antonio Breast Cancer Symposium. Il delicato tema della preservazione della fertilità femminile è anche al centro del convegno nazionale Back From San Antonio che si apre oggi a Genova. L’evento è dedicato alle principali novità emerse negli ultimi mesi sul carcinoma mammario. “Non deve essere considerata come una malattia che interessa solo le donne in menopausa o over 65 – sottolinea Lucia Del Mastro, Professore Ordinario e Direttore della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova -. In Italia circa un caso su dieci colpisce donne under 40 mentre rappresenta più del 40% di tutti i tumori diagnosticati prima dei 50 anni. Solitamente sono neoplasie aggressive la cui gestione risulta complessa non solo da un punto di vista clinico ma anche psicologico, proprio per le diverse esigenze che presenta una giovane donna. Tra queste vi è la necessità di ottenere una gravidanza dopo la malattia e i trattamenti anti-tumorali”. “Nel corso degli anni abbiamo individuato strategie in grado di unire le inevitabili esigenze di cura con i desideri di maternità della paziente – prosegue Matteo Lambertini, Coordinatore dello studio PREFER e Professore Associato di Oncologia Medica presso l’Università di Genova-IRCCS Ospedale Policlinico San Martino -. Per molto tempo noi oncologi, per paura di una possibile recidiva, abbiamo considerato come potenzialmente pericolosa la stimolazione ormonale. Con il nuovo studio invece è stato evidenziato come non vi siano effetti negativi del trattamento. Per congelare gli ovociti è necessaria la stimolazione ormonale per un periodo limitato di tempo, di solito solo 10-15 giorni. I risultati dello studio PREFER possono fornire nuove prospettive per migliorare la consulenza sull’onco-fertilità nelle donne in premenopausa con un cancro mammario in fase iniziale”.

“Il nuovo assetto organizzativo della Sanità Ligure ha tra i suoi obiettivi l’ulteriore miglioramento della ricerca oltre che dell’assistenza in campo oncologico – sottolinea Monica Calamai, Direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera metropolitana di Genova -. Per quanto riguarda il carcinoma mammario, tenendo conto dei volumi attuali, la Breast Unit del nuovo ospedale metropolitano con oltre 1.000 nuovi casi all’anno si collocherà tra le prime 5 Breast Unit nazionali per numero di casi operati. È nostra intenzione esportare questo modello, che ha già consentito di implementare l’omogeneità del percorso diagnostico-terapeutico delle donne con carcinoma mammario, ad altre patologie oncologiche per garantire la migliore qualità dell’assistenza a tutti i pazienti”.

Sempre al convegno di Genova sono illustrati i principali risultati di un’analisi dello studio ALTTO relativamente alle scelte della terapia endocrina nel carcinoma mammario precoce HR+/HER2+. La ricerca è sempre stata presentata, nelle scorse settimane in sessione orale, al San Antonio Breast Cancer Symposium e ha visto in prima linea l’ospedale ligure. “Abbiamo affrontato un tema molto controverso al quale abbiamo cercato di dare risposte oggettive attraverso un follow up di 10 anni – proseguono i proff Del Mastro e Lambertini -. In particolare, la controversia riguardava il miglior trattamento ormonale per le pazienti in premenopausa con tumore HR+/HER2+ per le quali, fino alla presentazione dei dati dello studio ALTTO, vi era una diversità di indicazioni tra i diversi oncologi: alcuni prescrivevano (in associazione alla soppressione ovarica) tamoxifene ed altri inibitori dell’aromatasi. Analizzando i dati dello studio ALTTO abbiamo chiarito che il miglior trattamento da offrire a queste pazienti è rappresentato dalla somministrazione della soppressione ovarica associata a inibitore dell’aromatasi. Questi risultati hanno chiarito un dubbio molto importante, permettendo a tutti gli oncologi di prescrivere il miglior trattamento per le pazienti”.

Infine, dall’evento di Genova viene sottolineata l’importanza della lotta al tabagismo. A breve partirà una raccolta firme per una legge d’iniziativa popolare. “Proponiamo al Parlamento di aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti a base di tabacco – sottolinea Francesco Perrone, Presidente di Fondazione AIOM -. Siamo convinti che solo un brusco aumento del prezzo delle sigarette può essere efficace per combattere uno dei più pericolosi fattori di rischio oncologici. Come viene ribadito nell’annuale appuntamento di Genova, l’Italia è all’avanguardia, in Europa e nel Mondo, per la ricerca scientifica sul cancro. Tuttavia, la prevenzione primaria rimane un’arma indispensabile per ridurre l’impatto dei tumori sulla nostra Società e sul Servizio Sanitario Nazionale. Il fumo contribuisce ancora all’insorgenza di troppe neoplasie che spesso presentano alti tassi di mortalità. Quindi chiediamo alla cittadinanza di aiutarci e di sostenere la nostra proposta di legge”.

15 Gennaio 2026

SINU: “Attenzione a nuove linee guida alimentari Usa, serve fare chiarezza”

15, gennaio 2026 – Le linee guida nazionali per l’alimentazione vengono aggiornate periodicamente per orientare le scelte nutrizionali sulla base dei consumi reali, della cultura e delle risorse di ciascun Paese, integrando evidenze scientifiche condivise a livello internazionale. Lo ricorda la Sinu (Società italiana di nutrizione umana), che con una nota vuole fare chiarezza sulle nuove linee guida Usa. L’edizione 2026 delle Dietary Guidelines for Americans, 2025-2030, spiega il Consiglio direttivo della società scientifica, “parte dal riconoscimento che la popolazione Usa ha abitudini alimentari poco salutari, consumando prevalentemente alimenti pronti e conservati (fino al 60% dell’energia, contro il 20% in Italia). Non a caso il 10 settembre in Usa ricorre la giornata nazionale del Tv dinner, che è un vassoio precucinato e surgelato da scaldare e mangiare davanti alla televisione, inventato negli anni ’50 e tuttora molto popolare. Inoltre, si rileva un consumo di zuccheri aggiunti elevatissimo ed è noto come le stesse preparazioni alimentari in vendita negli Stati Uniti, come ad esempio il pane in cassetta, i cereali da colazione, molti snack e dessert e alcuni tipi di yogurt, siano preparate con quantità superiori di zucchero rispetto a quelle in vendita in Europa”. Uno degli obiettivi dichiarati delle nuove linee guida è – secondo la Sinu – “tornare a quello che viene definito cibo ‘naturale’, in una società che non ha una cultura alimentare salutare e non ha l’abitudine di cucinare”, anche attraverso una revisione della tradizionale piramide alimentare. Una “inversione” che “parte dal presupposto che la versione precedente e molto conosciuta, caratterizzata dai cereali alla base, non abbia prevenuto il peggioramento del quadro sanitario americano, che vede oltre il 70% degli adulti affetti da sovrappeso o obesità e quasi 1 adolescente americano su 3 in condizioni di prediabete”.

“L’aumento della quota proteica, con enfasi sulle fonti di origine animale, è uno dei punti chiave che differenziano la nuova edizione dalla precedente – analizzano i nutrizionisti – Le nuove linee guida suggeriscono che gli adulti consumino da 1,2 a 1,6 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno, il 50-100% in più rispetto a quanto precedentemente raccomandato come apporto minimo”. Secondo la Sinu, poi, “ciò che manca nelle linee guida è chiarezza sulla qualità dei diversi alimenti proteici, soprattutto quando la maggior parte dei consumatori statunitensi consuma proteine in quantità più che sufficienti. Aumentare in modo sostanziale l’apporto proteico complessivo, senza distinguere tra le diverse fonti proteiche – avvertono gli esperti – può avere implicazioni indesiderate a lungo termine sulla salute. Le evidenze scientifiche continuano a suggerire come le proteine vegetali e il pesce siano associati a risultati di salute più favorevoli, rispetto alle diete ricche di carne rossa”.

14 Gennaio 2026

Studio: con 5 minuti in più al giorno di attività fisica moderata -10% rischio di morte

14, gennaio 2026 – Cinque minuti in più di attività fisica al giorno e mezz’ora in meno passata seduti potrebbero fare la differenza sulla salute. Secondo una nuova ricerca internazionale, anche cambiamenti minimi nelle abitudini quotidiane possono ridurre in modo significativo il rischio di morte prematura e aiutare milioni di persone a vivere più a lungo. Finora molti studi si sono concentrati su obiettivi specifici di esercizio fisico, come raggiungere un certo numero di minuti settimanali di attività fisica. Questo nuovo lavoro della Norwegian School of Sport Sciences , invece, mostra che anche piccoli incrementi contano, soprattutto per chi parte da livelli molto bassi. Lo studio, che ha analizzato i dati di circa 135mila persone in Regno Unito, Stati Uniti, Norvegia e Svezia, ha rilevato che aggiungere solo cinque minuti al giorno di attività fisica moderata – come una camminata a passo sostenuto – è associato a una riduzione stimata del 10% del rischio di morte. Allo stesso tempo, ridurre il tempo passato seduti di 30 minuti al giorno è stato collegato a una diminuzione del 7% della mortalità complessiva. I benefici maggiori sono stati osservati nel 20% della popolazione meno attiva: per queste persone, anche un piccolo aumento quotidiano del movimento può avere un impatto sproporzionatamente positivo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista The Lancet.

Gli autori sottolineano che i dati non devono essere interpretati come consigli personalizzati, ma mostrano il potenziale enorme di strategie semplici applicate su larga scala. Secondo gli esperti, attività “moderate” sono quelle che fanno respirare un po’ più velocemente e aumentano la sensazione di calore corporeo: non solo sport, ma anche fare le pulizie, lavorare in giardino o camminare più velocemente del solito. Anche ridurre il tempo seduti non significa necessariamente allenarsi: può bastare alzarsi più spesso, muoversi in casa o fare una breve passeggiata. “Sebbene questo possa sembrare l’ennesimo studio che afferma che ‘più attività fisica fa bene’, gli autori hanno aggiunto nuovi importanti dettagli”, ha affermato il professor Aiden Doherty, del Department of Population Health at the University of Oxford, spiegando che “fino al 10% di tutte le morti premature potrebbe essere evitato se tutti aumentassero in modo piccolo e realistico la propria attività fisica di cinque minuti al giorno. Ridurre il tempo seduti di 30 minuti al giorno si tradurrebbe probabilmente in un numero inferiore, ma comunque significativo, di decessi.” Un secondo studio, pubblicato su eClinicalMedicine, rafforza questo messaggio mostrando che piccoli miglioramenti combinati nello stile di vita – sonno, attività fisica e alimentazione – possono allungare la vita. Per esempio, cinque minuti di sonno in più, due minuti di attività fisica moderata o intensa (come camminare a passo svelto o salire le scale) e mezza porzione extra di verdure al giorno potrebbero tradursi in un anno di vita in più per chi ha abitudini particolarmente poco salutari.

13 Gennaio 2026

Obesità, se si perde peso anche il grasso diventa più buono

13, gennaio 2026 – Perdere peso non riduce solo la quantità di grasso, ma induce anche una trasformazione benefica nel tessuto adiposo residuo. E’ il dato che emerge da uno studio coordinato da ricercatori della University of Southern Denmark di Odense in Danimarca e pubblicato sulla rivista Nature Metabolism. Il grasso non è un tessuto inerte: “svolge un ruolo importante nell’omeostasi energetica” e “di fonte endocrina di ormoni metabolici”, spiegano i ricercatori. Quando è in eccesso, si verificano “cambiamenti sostanziali sia nella composizione cellulare sia nell’architettura del tessuto adiposo”. Inoltre, favorisce fenomeni infiammatori e problemi metabolici. Lo studio ha voluto verificare se un forte dimagrimento, ottenuto con un intervento di chirurgia bariatrica, fosse in grado di ‘riprogrammare’ in direzione più sana il tessuto adiposo delle persone obese.

“Quando abbiamo analizzato i campioni di tessuto adiposo prelevati due anni dopo l’intervento chirurgico, a seguito di una notevole perdita di peso, i cambiamenti sono stati sorprendenti. Il numero di cellule immunitarie è stato notevolmente ridotto e diversi tipi di cellule immunitarie sono arrivate a livelli normalmente osservati negli individui magri”, spiega la prima firmataria dello studio Anne Loft. “Questo è uno dei miglioramenti più importanti dopo la perdita di peso perché le cellule immunitarie contribuiscono all’infiammazione e alla riduzione della sensibilità all’insulina nel tessuto adiposo”, un fattore di rischio per lo sviluppo di diabete, aggiunge. Risultati simili – seppure in misura ridotta – sono stati osservati anche con una piccola perdita di peso. Secondo i ricercatori, il messaggio che arriva dallo studio è importante: “Dopo un’importante perdita di peso, il tessuto adiposo assomiglia in gran parte a quello degli individui magri, suggerendo che la “memoria” dell’obesità non è così persistente come si pensava in precedenza”, conclude la coordinatrice dello studio Susanne Mandrup.

12 Gennaio 2026

Influenza, in 7 giorni ancora calo infezioni respiratorie a 803mila

12, gennaio 2025 – L’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità, nella settimana dal 29 dicembre al 4 gennaio, è stata pari a 14,1 casi per 1.000 assistiti, in lieve diminuzione rispetto alla settimana precedente, quando era pari a 14,5. Secondo l’ultimo rapporto della sorveglianza RespiVirNet, pubblicato oggi dall’Istituto superiore di sanità (Iss), “sono stati stimati circa 803mila nuovi casi” in 7 giorni, con un totale da inizio sorveglianza di circa 7,5 milioni”. L’incidenza più elevata si osserva, come di consueto, nella fascia d’età 0-4 anni, con circa 37 casi per 1.000 assistiti. L’intensità è molto alta in Campania, alta in Sicilia e nelle Marche, media in Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia e Umbria mentre è bassa in tutte le altre. Tuttavia l’Iss precisa che “i dati riportati questa settimana, in particolare quelli provenienti dalla sorveglianza sentinella nella comunità, potrebbero non riflettere la reale incidenza e circolazione dei virus influenzali a causa di una possibile riduzione nel numero di visite e dati trasmessi in concomitanza con le festività natalizie”. Intanto però si rileva anche che “la flessione nella curva che vediamo in queste settimane sembra essere più evidente di quella degli anni scorsi nello stesso periodo”, commentano gli esperti Iss del dipartimento di Malattie infettive. Il picco potrebbe essere stato raggiunto? “Bisognerà attendere il prossimo bollettino – puntualizzano gli esperti – per capire se continuerà l’andamento discendente o se i casi torneranno a salire, e in questo secondo caso se supereranno i livelli toccati nelle scorse settimane”.

Nella prima settimana 2026-01, nella comunità si registra per influenza un tasso di positività del 17%, mentre nel flusso ospedaliero è pari al 40,5%, prosegue il bollettino RespiVirNet. La sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza evidenzia un numero di casi nella settimana 52 (22-28 dicembre, ultimi dati consilidati) simile rispetto alla stessa settimana della stagione precedente. Il sottotipo più prevalente tra le forme gravi è A(H1N1)pdm09 e gli esperti segnalano che “la maggior parte dei casi di influenza grave e complicata riguarda persone non vaccinate”. Ma quale virus influenzale sta circolando di più in Italia? Dalla caratterizzazione dei virus influenzali, emerge che nella comunità la percentuale di virus A H3N2 risulta ampiamente maggiore rispetto ai virus A H1N1 pdm09. Anche nel flusso ospedaliero si osserva una percentuale più alta di virus A H3N2. Ad oggi nessun campione è risultato essere positivo per influenza di tipo A ‘non sottotipizzabile’ come influenza stagionale, che potrebbe essere indicativo della circolazione di ceppi aviari. Le analisi di sequenziamento in corso dall’inizio della sorveglianza evidenziano che tra i ceppi di virus influenzale A H3N2 attualmente circolanti in Italia il subclade K è nettamente prevalente, mentre tra i ceppi H1N1 pdm09, tutti i ceppi si raggruppano esclusivamente nel subclade D.3.1 nell’ambito del più ampio clade 5a.2a.1 al quale appartengono anche i ceppi vaccinali.

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