Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

9 Gennaio 2026

Tumore al seno, scoperte varianti più pericolose nei “geni Jolie”

9, gennaio 2026 – Hanno conquistato la notorietà oltre un decennio fa, quando l’attrice Angelina Jolie ha rivelato di esserne portatrice. Tuttavia, le mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2, che aumentano fino all’80% la probabilità di sviluppare un tumore al seno e fino al 40% quello alle ovaie, non sono tutte uguali: alcune sono più pericolose di altre e fanno crescere il rischio di morte per cancro. È quanto ha scoperto uno studio internazionale (BRCA BCY Collaboration) coordinato dall’Università di Genova – Irccs Ospedale Policlinico San Martino e dall’Università di Modena e Reggio Emilia, pubblicato sulla rivista Annals of Oncology. Nello studio “sono state analizzate caratteristiche ed esiti clinici di 3.294 donne under 40 che, fra il 2000 e il 2020, avevano ricevuto una diagnosi di tumore al seno invasivo ed erano portatrici di una mutazione di BRCA1 o BRCA2”, spiega Eva Blondeaux dell’Unità di Epidemiologia Clinica del Irccs Ospedale Policlinico San Martino e coautrice dello studio. “Si stima che circa 1 neoplasia della mammella su 10 dipenda da difetti dei geni BRCA1 o BRCA2, ma le possibili mutazioni sono moltissime e fino a oggi non era noto se i diversi difetti genetici comportassero anche differenti esiti clinici”.

La ricerca ha analizzato, fra le migliaia di possibili mutazioni a carico di BRCA, l’effetto delle singole possibili varianti sulla sopravvivenza delle pazienti giungendo a risultati inediti. “Abbiamo potuto osservare, per esempio, che le mutazioni che ‘troncano’ BRCA1 e BRCA2, rendendo la proteina più corta e instabile incidono sulla sua funzionalità e comportano un peggioramento della sopravvivenza nelle pazienti portatrici, mentre le mutazioni di una singola lettera del DNA in BRCA1 o BRCA2 sembrano associarsi a un’aspettativa di vita più lunga”, illustra Angela Toss, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia. La scoperta può avere ricadute cliniche, per esempio, indirizzando a una sorveglianza più intensiva o a terapie più aggressive le pazienti con varianti genetiche associate a prognosi peggiore.

8 Gennaio 2026

Studio: con cibi con conservanti cresce il rischio di tumori e diabete

8, gennaio 2026 – Un maggiore consumo di conservanti alimentari, ampiamente utilizzati negli alimenti e nelle bevande industriali, è stato associato ad un aumento del rischio di cancro e diabete di tipo 2. Sono i risultati di due studi francesi condotti presso l’Inserm di Pargi che hanno coinvolto oltre 100.000 adulti, pubblicati sul British Medical Journal e su Nature Communications. I conservanti si dividono in due categorie: i non antiossidanti e gli antiossidanti. Sulle confezioni, corrispondono generalmente ai codici europei da E200 a E299 (per i conservanti in senso stretto) e da E300 a E399 (per gli additivi antiossidanti). Diretto da Mathilde Touvier, lo studio si basa su una vasta mole di dati raccolti tra 2009 e 2023, tra cui informazioni dettagliate di consumo alimentare, compresi i nomi e le marche dei prodotti consumati. Ciò ha permesso di valutare l’esposizione dei partecipanti ai conservanti. Durante il periodo di studio, 4.226 partecipanti (su 105.260 totali) hanno ricevuto una diagnosi di cancro, di cui 1.208 tumori al seno, 508 tumori alla prostata, 352 tumori colorettali e 2.158 altri tumori.

Il consumo totale di conservanti si associa a un aumento dell’incidenza di cancro, specie al seno. In particolare i sorbati sono associati a un aumento del 14% del rischio complessivo di cancro e a un aumento del 26% del rischio di cancro al seno; i solfiti a un aumento del 12% del rischio complessivo. In particolare, il metabisolfito di potassio a un aumento dell’11% dell’incidenza complessiva di cancro e del 20% di cancro al seno; il nitrito di sodio a un aumento del 32% del rischio di cancro alla prostata, il nitrato di potassio a un aumento del rischio di cancro in generale (13%) e di cancro al seno (22%); gli acetati a un aumento del rischio di cancro in generale (15%) e di cancro al seno (25%), l’acido acetico a un aumento del 12% del rischio di cancro in generale. Il secondo studio ha messo in luce che un consumo più elevato di conservanti in generale, di conservanti non antiossidanti e di additivi antiossidanti si associa a un aumento dell’incidenza del diabete 2, rispettivamente del 47%, 49% e 40%. Si tratta dei primi due studi al mondo sul legame tra conservanti e incidenza di cancro e diabete di tipo 2. I risultati concordano con i dati sperimentali che suggeriscono effetti nocivi di molti di questi composti, spiega Touvier.

7 Gennaio 2026

Influenza, il freddo non provoca un nuovo picco

7 gennaio 2026 – L’influenza, con la variante K, rimane protagonista anche nei primi giorni del 2026 costringendo a letto migliaia di italiani. Il brusco calo delle temperature può portare a un aumento dei malanni di stagione, soprattutto delle infezioni respiratorie, ma non a un nuovo picco di influenza.

“Con il freddo è probabile vedere qualche caso in più di raffreddore e di infezioni respiratorie, anche di origine virale – spiega Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) – ma non ci sarà una nuova impennata dell’influenza stagionale. Il picco è già stato raggiunto tra Natale e Capodanno e, dopo un calo dei casi, non si è mai osservata una nuova risalita”. Questo però non significa abbassare la guardia. “Con le basse temperature non bisogna scherzare – avverte l’esperto – perché l’aria fredda favorisce le infezioni delle vie respiratorie”. Particolare attenzione è richiesta per anziani e persone fragili, come cardiopatici e immunodepressi, che dovrebbero evitare sbalzi di temperatura e, se possibile, restare in casa. Se uscire è necessario, Andreoni consiglia di “evitare luoghi chiusi e affollati per ridurre il rischio di contagio o di ricadute, soprattutto in chi ha appena superato l’influenza”. Le “nuove infezioni – precisa – spesso non sono dovute al virus influenzale, ma ad altri virus simili”. Da qui l’invito a tornare a usare la mascherina nei luoghi pubblici chiusi, “come autobus, metropolitana e treni, per proteggere sé stessi e gli altri” conclude.

19 Dicembre 2025

Italiani più sportivi ma sempre meno dieta mediterranea

19, dicembre 2025 – Facciamo più sport, ma stiamo abbandonando la dieta mediterranea, siamo più inclini a un modello di consumo di alcol più a rischio e facciamo più fatica a rinunciare al fumo. È il ritratto degli stili di vita degli italiani che emerge al Rapporto Osservasalute, pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma, dove è stato presentato ieri. La nota positiva è lo sport: nel 2023, 21 milioni di persone hanno praticato uno o più sport nel tempo libero. Di questi, il 28,3% lo ha fatto in modo continuativo. Sono i più giovani a praticare più attività sportiva; a partire dai 15 anni comincia il calo, che si accentua con l’inizio dell’età lavorativa e diventa massimo negli anziani. In questa fascia di età, sembra però che negli ultimi anni si stia registrando un’inversione di tendenza. Male sul fronte dell’alimentazione. A tavola prosegue il trend che ha visto un aumento dei cibi pronti e un arretramento della dieta mediterranea. Oggi meno di un italiano su 5 (18,5%) aderisce alla tradizione mediterranea, con i cittadini di Marche (25,1%), Lazio (24,7%) e Liguria (24,5%) che restano i più fedeli a questo modello alimentare. Cambia anche il modo di bere: il tradizionale uso moderato e quotidiano di vino ai pasti sta cedendo il passo a modelli caratterizzati da un consumo meno regolare, spesso concentrato nel fine settimana e associato a birra e superalcolici. Questo tipo di consumo avviene frequentemente fuori dai pasti e può includere episodi di eccesso e ubriacature. A tal proposito, preoccupa il binge drinking, che riguarda il 7,8% della popolazione. Sul fronte del fumo, si è interrotto il calo iniziato un ventennio fa e la quota di fumatori si è stabilizzata intorno ai 10 milioni. Cresce, invece, il numero di utilizzatori della sigaretta elettronica, che nel 2003 ha raggiunto i 2,5 milioni.

Migliorare gli stili di vita è un utile alleato anche contro il cancro, avverte l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), in occasione della presentazione dal rapporto ‘I numeri del cancro in Italia 2025’. “Una riduzione dell’obesità migliorerebbe la salute pubblica, riducendo nuove diagnosi e recidive oncologiche e potenziando la risposta alle terapie” , spiega Rossana Berardi, presidente eletto Aiom. “Agire su peso e stile di vita è uno strumento concreto di prevenzione e cura del cancro”.

18 Dicembre 2025

Tumori: nel 2025 in Italia stimati 390.000 nuovi casi in 10 anni 9% di morti in meno

Roma, 18 dicembre 2025 – Nel 2025, in Italia, sono stimate circa 390.000 nuove diagnosi di cancro, un numero che segna una sostanziale stabilità rispetto al 2024, con una tendenza alla diminuzione alla luce della progressiva riduzione dei casi negli uomini. I dati emersi ieri pomeriggio da parte della Commissione Europea confermano per la prima volta in Europa un calo dell’1,7% dei casi complessivi, addirittura del 2,6% in Italia. Questa tendenza è dovuta, da un lato, alla diminuzione totale della popolazione, dall’altro alla riduzione delle diagnosi di tumore del polmone nei maschi. Un trend positivo, a cui si accompagna un complessivo calo del 9% dei decessi oncologici negli ultimi 10 anni nel nostro Paese, ancora più evidente nelle neoplasie del polmone (-24%) e del colon-retto (-13%). Sono dati migliori rispetto alla media europea e si traducono in una sopravvivenza a 5 anni più alta nei tumori più frequenti, cioè in quelli della mammella (86% rispetto a 83%), colon-retto (64,2% rispetto a 59,8%) e polmone (15,9% rispetto a 15%). Nel nostro Paese, inoltre, in 5 anni (2020-2024), è aumentato il numero di cittadini che aderiscono ai programmi di prevenzione secondaria. Per lo screening mammografico la copertura è passata dal 30% nel 2020 al 50% nel 2024, per il test del sangue occulto nelle feci (per la diagnosi precoce del tumore del colon retto) dal 17% al 33% e per lo screening cervicale dal 23% al 51%. Significativo il recupero delle adesioni anche nel Meridione, dove è triplicata la copertura: la mammografia è aumentata dal 12% al 34%, il test del sangue occulto fecale dal 5% al 18% e lo screening cervicale dal 12% al 37%. Tuttavia, permangono criticità, come l’elevata mobilità sanitaria regionale al Sud per interventi chirurgici per tumore della mammella, con indici di fuga tre volte superiori a quelli del Centro-Nord. In Italia, nel 2023, sono stati effettuati 66.351 interventi per carcinoma mammario (61.128 nella Regione di residenza, 5.223 fuori Regione): a livello nazionale la percentuale di chirurgia mammaria in mobilità è pari a circa l’8%, ma si va dal 5% al Nord al 15% al Sud. Resta ancora molta strada da percorrere anche sul piano della prevenzione primaria, cioè degli stili di vita sani. In Italia il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario.

Il volume “I numeri del cancro in Italia 2025”, presentato oggi in una conferenza stampa a Roma, è la pubblicazione ufficiale, giunta alla quindicesima edizione, che descrive gli aspetti relativi alla diagnosi e terapia delle neoplasie grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), Fondazione AIOM, Osservatorio Nazionale Screening (ONS), PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), PASSI d’Argento e della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPeC-IAP).

“Grazie al progresso terapeutico, che introduce in pratica clinica nuove indicazioni e nuove sequenze di trattamento, e al prolungamento del tempo di cura, il carico di lavoro per le strutture sanitarie cresce notevolmente, molto più di quanto aumentino la forza lavoro e gli ospedali – afferma Massimo Di Maio, Presidente AIOM -. E i campanelli d’allarme per il numero di medici e infermieri del Servizio Sanitario Nazionale suonano in continuazione, non ultimo per fenomeni che giocano contro la tenuta del servizio pubblico. Che, al contrario, rappresenta una ricchezza del Paese, che va difesa in ogni modo. E, allora, abbiamo sempre più bisogno di prevenzione, sia per far diminuire il numero di persone che si ammalano sia per fare le diagnosi, laddove si può, più presto, quando la probabilità di guarire è più alta e l’impegno terapeutico, per il paziente e per il Servizio Sanitario Nazionale, è minore”.

“Le disuguaglianze sociali nell’accesso alla diagnosi precoce e la persistenza di comportamenti a rischio rappresentano sfide urgenti, che richiedono un’azione decisa e coordinata – spiega il Ministro della Salute, Prof. Orazio Schillaci, nella prefazione del libro -. Il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 è una risposta concreta a queste sfide: dall’integrazione dei percorsi assistenziali, al potenziamento della prevenzione, fino allo sviluppo della ricerca. L’epidemiologia dei tumori sta cambiando e la prevenzione è la leva strategica su cui investire. Promuovere stili di vita sani e incrementare l’adesione ai programmi di screening organizzati sono attività strategiche per ridurre il rischio di sviluppare molti tipi di tumore, consentire una diagnosi precoce e intercettare tempestivamente la malattia. Abbiamo stanziato risorse per ampliare la fascia di età da sottoporre agli screening del cancro della mammella e del colon retto. Così come garantiamo fondi per la Rete italiana per lo screening del cancro del polmone. Il nostro obiettivo è inserire quanto prima anche questo screening nei programmi gratuiti del Servizio Sanitario Nazionale. Inoltre, con l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza sarà introdotto un programma di sorveglianza attiva per i tumori ereditari della mammella e dell’ovaio”.

“Crediamo nella capacità delle Istituzioni di programmare in maniera tempestiva perché, dietro la formalità dei Livelli Essenziali di Assistenza, vi sono i bisogni dei pazienti, che richiedono il rispetto dei tempi oltre che dell’appropriatezza delle prestazioni. L’ottimismo, però, non cancella i problemi – sottolinea Francesco Perrone, Presidente Fondazione AIOM -. La tossicità finanziaria, cioè l’impatto economico del cancro, continua a colpire in Italia. Bisogna tutelare il diritto alla salute e contenere le disequità, ancora troppo evidenti. È grande anche il bisogno di cure palliative, da associare alle terapie antineoplastiche, per evitare che il fine vita si traduca in un momento di abbandono. La nostra società scientifica ha più volte evidenziato la necessità che il disegno di legge in materia di morte medicalmente assistita non escluda il Servizio Sanitario Nazionale, il solo in grado di garantire tutti i percorsi integrati, incluse le cure palliative simultanee. Ci auguriamo che il legislatore rispetti la dignità e i diritti dei pazienti oncologici, in maniera equa, e non demandi ad altri decisioni che vanno condivise in un contesto di alleanza terapeutica”.

In Italia, nel 2022, sono state stimate 192.000 morti per cancro, con un tasso di mortalità di 256 decessi per 100.000 abitanti, inferiore del 3,1% rispetto alla media dell’Unione Europea (equivalente a una stima di 6.800 decessi in meno nel 2022 rispetto alla media EU27). Nel 2024, nel nostro Paese, sono state 390.100 le nuove diagnosi di tumore, numeri sostanzialmente stabili rispetto al biennio precedente. “Nel 2025 non vi saranno sostanziali differenze quantitative rispetto a quanto documentato lo scorso anno – afferma Diego Serraino, consulente epidemiologo presso Alleanza Contro il Cancro, Roma -, mentre nei prossimi anni il numero assoluto di nuove diagnosi in Italia potrebbe stabilizzarsi o iniziare a diminuire. È un’ipotesi supportata, oltre che dalla costante decrescita demografica della popolazione italiana, anche dalla diminuzione dei casi negli uomini. Un esempio rappresentativo dei diversi andamenti temporali, in Italia, dei tassi di incidenza nella popolazione maschile e in quella femminile è offerto dal tumore del polmone. Negli uomini, tra il 2003 e il 2017 le nuove diagnosi di questa neoplasia sono diminuite del 16,7%, mentre tra le donne sono aumentate dell’84,3%”.

L’abitudine tabagica resta più frequente fra gli uomini (28%) rispetto alle donne (20%) ed è fortemente associata allo svantaggio sociale, coinvolgendo molto di più le persone con difficoltà economiche (36%) rispetto a chi dichiara di non averne (21%). “Un altro fattore di rischio è il sovrappeso – spiega Rossana Berardi, Presidente eletto AIOM -. L’eccesso ponderale riguarda il 43% degli adulti in Italia. Dal 2008 le analisi temporali mostrano un aumento dell’eccesso ponderale a livello nazionale, sostenuto da un incremento, contenuto ma statisticamente significativo, dell’obesità nel Nord, a fronte di una riduzione che ha avuto inizio negli anni più recenti nel Meridione. Il gradiente geografico dell’eccesso ponderale resta a sfavore del Sud e in alcune Regioni, come Campania, Puglia e Molise, la metà della popolazione adulta è in sovrappeso. Ai problemi con la bilancia si associa spesso l’assenza di attività fisica. In questo caso, però, si avverte un’inversione di tendenza. Infatti, dopo più di dieci anni di incremento costante e significativo, il trend della sedentarietà ha cambiato direzione dopo il 2020, mostrando una progressiva e continua riduzione di 5 punti percentuali in soli 4 anni, dal 32% del 2020 al 27% nel 2024. Una riduzione dell’obesità migliorerebbe la salute pubblica, riducendo nuove diagnosi e recidive oncologiche e potenziando la risposta alle terapie. Agire su peso e stile di vita è uno strumento concreto di prevenzione e cura del cancro, in linea con l’approccio One Health”.

In 5 anni (2020-2024) è migliorata l’adesione ai programmi di prevenzione secondaria, anche nel Meridione. Restano però importanti differenze fra Nord e Sud. Nel 2024 sono state invitate 16.218.860 persone e 6.481.002 hanno effettuato i test di screening. Per la mammografia, nel 2024, la copertura ha raggiunto il target accettabile, pari al 50%, ma vi sono sensibili differenze geografiche, con valori pari al 62% al Nord, al 51% al Centro e al 34% al Sud. La copertura dello screening colorettale si attesta al 33% e, in nessuna delle macro-aree, viene ottenuto il target accettabile del 50%, con il Nord vicino all’obiettivo (46%), mentre Centro (32%) e Sud (18%) sono decisamente più lontani. La copertura dei due esami per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina, test HPV e Pap test, si attesta al 51%, appena sopra al target accettabile, ma anche in questo caso le differenze territoriali sono ampie, passando dal 62% al Nord, al 51% al Centro fino al 37% al Sud. A prescindere dal dato medio nazionale, la variabilità tra macro-aree è ancora consistente, anche se va evidenziato il positivo impegno delle Regioni del Sud, che hanno registrato sensibili miglioramenti nell’ultimo quinquennio.
“L’analisi della mobilità sanitaria fra Regioni per sottoporsi ad intervento chirurgico per il trattamento del tumore della mammella può fornire elementi importanti per valutare la capacità dei Sistemi Sanitari Regionali di prendere in carico le pazienti con questa neoplasia nella fase successiva alla diagnosi – conclude Massimo Di Maio -. Fra il 2010 e il 2023, la quota di interventi in mobilità a livello nazionale è rimasta sostanzialmente stabile, con valori intorno all’8%. L’analisi degli indici di fuga per macroaree territoriali mostra come al Sud la mobilità passiva risulti 3 volte più alta rispetto al Centro-Nord. Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Lazio presentano i livelli di fuga più bassi, con valori rispettivamente intorno al 1,5%, 2,5% e 4%. Tutte le Regioni del Sud mostrano indici di fuga superiori rispetto alla media nazionale, con Calabria, Basilicata e Molise che presentano i livelli più alti, arrivando quasi al 50% degli interventi chirurgici eseguiti fuori Regione nel caso della Calabria. Le Regioni del Sud che presentano livelli di fuga elevati sono anche quelle con i più bassi livelli di coperture totali dello screening”.

 

17 Dicembre 2025

Fumo, diamo qualche numero su questo vizio

In Italia, la maggioranza degli adulti tra i 18 e i 69 anni non fuma (59%) o ha smesso di fumare (17%), ma un italiano su quattro è fumatore (24%).

Ecco qualche altro numero relativo a questo pericoloso vizio:

4,6: sono in media gli anni di vita persi se si fumano 20 sigarette al giorno
5: è la percentuale di capacità respiratoria che diminuisce con 15 sigarette al giorno
40: sono le componenti cancerogene di ogni singola “bionda”
59: è la percentuale di fumatori europei che ha provato a smettere. Solo il 20% però è riuscito a dire addio per sempre alle “bionde”
1908: è l’anno in cui viene introdotta la prima legge anti-fumo al mondo. In quella data il parlamento inglese proibì la vendita di tabacco ai minori di 16 anni
1964: è l’anno in cui è stato pubblicato il primo studio scientifico che dimostrava il collegamento tra i prodotti a base di tabacco e il tumore polmonare
4.000: sono le sostanze nocive tossiche contenute in una sigaretta
5.000: sono i ricoveri negli ospedali pediatrici italiani provocati ogni anno dal fumo
44.000: sono ogni anno i nuovi casi di cancro al polmone registrati nel nostro Paese
180.000: sono i decessi evitabili ogni anno in Italia e riconducibili al vizio

16 Dicembre 2025

Alimentazione e cancro: cinque regole per i pazienti

16, dicembre 2025 – La malnutrizione è una dura realtà che interessa ben otto pazienti oncologici su dieci. Quello della dieta prima, durante e dopo le cure oncologiche è un aspetto sempre più importante della lotta ai tumori. Secondo gli ultimi dati oggi nel nostro Paese sei persone su dieci, a cui viene diagnostica una neoplasia, riescono poi a sconfiggerla. Diventa quindi fondamentale concentrare la nostra attenzione alla qualità di vita del malato. E questa passa anche dalla tavola e dalla quantità e qualità del cibo assunto. Gli effetti collaterali delle terapie possono interessare l’apparato gastro-intestinale e impedire di conseguenza una buona nutrizione.

Ecco cinque regole che il paziente deve sempre seguire:

Mangiare sempre insieme al resto della tua famiglia: i pasti devo continuare ad essere un momento di convivialità tra i parenti
Cercare di consumare sempre cinque pasti al giorno: 3 principali (colazione, pranzo, cena) più due spuntini (a metà mattina e pomeriggio).
Prima di ogni pasto provare a fare una passeggiata, la camminata stimola l’appetito. Una volta a tavola mangiare lentamente, mastica bene e ricordati di riposare una volta finito a tavola.
Bere spremute o centrifughe di frutta e verdura (possibilmente) fresche e di stagione, anche durante il pranzo o la cena.
Se proprio non si riesce a mangiare nulla, e il problema persiste per più giorni, rivolgersi al medico curante: potrà consigliare di assumere un integratore alimentare.

15 Dicembre 2025

Influenza, la curva sale ancora con 700mila casi negli ultimi 7 giorni

15 dicembre 2025 – Aumentano ancora i numeri dell’influenza. La scorsa settimana, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, 695 mila italiani sono stati messi a letto da infezioni respiratorie acute, circa 100 mila in più rispetto alla settimana precedente.

“Questa settimana si registra un aumento sostenuto dei casi di infezioni respiratorie acute registrati dalla sorveglianza RespiVirNet”, commenta la direttrice del dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss Anna Teresa Palamara, che precisa però che l’aumento è “in linea con l’andamento atteso per questo periodo dell’anno”. Quanto al picco, “non è possibile prevedere esattamente quando si raggiungerà”: “di solito si registra tra fine dicembre e fine gennaio, ma nelle prossime settimane è probabile che l’incidenza delle infezioni rimanga alta”.

Secondo il bollettino settimanale, nella settimana tra l’1 e il 7 dicembre sono stati colpiti da infezioni respiratorie 12,4 italiani su 1.000. Ancora una volta la fascia di età più interessata è quella dei bambini al di sotto dei 4 anni, con un’incidenza tripla (38 su 1.000) rispetto alla popolazione generale. Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Sardegna le Regioni con più infezioni. Quanto ai virus circolanti, aumenta la quota di infezioni riconducibili ai virus influenzali, che sono responsabili di circa un quarto dei casi di malattia. Tra i virus influenzali, poi, al momento risulta dominante il tipo H3N2. Le altre infezioni sono dovute soprattutto a Rhinovirus, Adenovirus, virus Parainfluenzali. “Ricordiamo le principali misure di prevenzione”, aggiunge Palamara. “La vaccinazione, per cui si è ancora in tempo dal momento che il virus circolerà ancora per diverse settimane, una rigorosa igiene delle mani, il rispetto della cosiddetta ‘etichetta respiratoria’, ad esempio tossendo in un fazzoletto o nell’incavo del braccio, evitare i luoghi chiusi e affollati in presenza di sintomi”, conclude.

12 Dicembre 2025

In Italia il 15% degli adolescenti ha fumato nell’ultimo mese

12, dicembre 2025 – “Mentre il fumo tra gli adulti ha raggiunto un livello di poco inferiore al 20%, un preoccupante 27% dei quindicenni ha dichiarato di aver fumato nell’ultimo mese, il terzo tasso più elevato nell’Unione europea”. E’ quanto si legge nella scheda dedicata all’Italia del rapporto EU Country Health Profiles 2025 pubblicato oggi.

“Il consumo di alcol – si prosegue nel documento – è complessivamente modesto, sebbene il consumo episodico eccessivo di alcol colpisca 10% degli adulti e un giovane italiano su sei”. Sempre nel nostro Paese, ”l’obesità negli adulti rimane bassa, ma gli alti tassi di sovrappeso infantile e la scarsa attività fisica tra gli adolescenti segnalano una futura pressione crescente sui problemi di salute legati al peso”.

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