Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

18 Febbraio 2026

Tumore del seno: in Italia cala la mortalità. A Udine la prima consensus conference nazionale

Udine, 18 febbraio 2026 – In Italia si conferma il calo dei decessi per tumore della mammella, la neoplasia più diffusa nella popolazione femminile. Grazie alla progressiva diffusione dei programmi di diagnosi precoce e ai continui avanzamenti terapeutici, la mortalità si è ridotta di circa il 6% nell’arco di cinque anni. In questo contesto si apre a Udine la 23ª edizione di “Focus sul carcinoma mammario”, convegno nazionale che da oltre vent’anni rappresenta un appuntamento di riferimento per l’aggiornamento scientifico e clinico sulla patologia. L’edizione 2026 è caratterizzata da una novità di particolare rilievo: Udine ospita per la prima volta la Consensus Conference nazionale sul carcinoma mammario, in programma nella seconda giornata dei lavori. «Ogni anno in Italia i nuovi casi di tumore della mammella sono oltre 53.000, di cui circa 1.300 in Friuli Venezia Giulia – afferma Fabio Puglisi, Professore Ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Udine e Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’IRCCS CRO di Aviano –. I progressi degli ultimi anni hanno portato a risultati molto incoraggianti: oggi la sopravvivenza netta a cinque anni supera l’88% a livello nazionale e si mantiene su valori analoghi anche nella nostra regione». Nel dettaglio, i dati mostrano che nelle forme diagnosticate in stadio iniziale la sopravvivenza a cinque anni supera il 95%, con un miglioramento costante anche nelle fasi più complesse della malattia.

«Sono numeri – prosegue Puglisi – che testimoniano l’efficacia di percorsi di cura sempre più integrati. Proprio per questo è fondamentale rafforzare la collaborazione tra i diversi specialisti coinvolti nella gestione della paziente».

Le novità terapeutiche

Il convegno affronta le principali innovazioni emerse nell’ultimo anno.
«Nel tumore della mammella in fase precoce – sottolinea Lucia Del Mastro, Professore Ordinario e Direttrice della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino – Università di Genova – si è consolidato il ruolo degli inibitori CDK4/6 in associazione alla terapia endocrina, con una significativa riduzione del rischio di recidiva e un beneficio anche in termini di sopravvivenza. Parallelamente, si osserva un affinamento sempre maggiore nell’individuazione dei casi in cui è possibile evitare la chemioterapia dopo l’intervento chirurgico. Il ricorso ai test genomici è ormai una realtà consolidata nella pratica clinica quotidiana».

Ampio spazio è dedicato anche alla qualità di vita.
«Affrontiamo inoltre – aggiunge Del Mastro – la gestione dei sintomi legati alla deprivazione estrogenica. Problemi come le vampate di calore o la secchezza vaginale hanno spesso un impatto rilevante sulla qualità di vita e sull’aderenza ai trattamenti».

Nel setting metastatico, «le principali innovazioni registrate negli ultimi mesi – aggiunge Fabio Puglisi – riguardano il crescente impiego dei coniugati farmaco-anticorpo (ADC), che stanno ampliando in modo significativo le opzioni terapeutiche disponibili. Nell’ambito delle terapie endocrine, le novità derivano dall’integrazione di farmaci biologici selezionati sulla base di specifiche alterazioni molecolari, oggi spesso identificabili attraverso la biopsia liquida».

«Ulteriori informazioni fondamentali – prosegue Puglisi – provengono dalle analisi condotte direttamente sul tessuto tumorale mediante Next Generation Sequencing, una tecnologia che consente di indirizzare la scelta terapeutica verso trattamenti sempre più mirati e personalizzati».

Chirurgia sempre più personalizzata

«Anche il trattamento chirurgico – sottolinea Samuele Massarut, Direttore dell’Oncologia Chirurgica Senologica del CRO di Aviano e Coordinatore della Rete Senologica del Friuli Venezia Giulia – è diventato nel tempo sempre più personalizzato e meno invasivo. Oggi le decisioni chirurgiche tengono conto di diversi fattori, tra cui l’età della paziente, lo stadio della malattia e le terapie sistemiche previste. Nelle forme in stadio I–II, la chirurgia conservativa associata alla radioterapia rappresenta l’approccio più frequente».

«Anche la gestione dell’ascella è profondamente cambiata – prosegue Massarut –: in un numero crescente di casi, dopo la biopsia del linfonodo sentinella, non è più necessario ricorrere alla linfadenectomia ascellare, con un chiaro beneficio in termini di riduzione delle complicanze e di qualità di vita. La mastectomia radicale rimane oggi riservata a situazioni selezionate ed è sempre il risultato di una decisione condivisa con la donna».

La prospettiva europea

Sempre a Udine, nella giornata di venerdì, è prevista la lectio magistralis di Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto della European Society for Medical Oncology (ESMO).

«In Europa il tumore della mammella è una delle patologie oncologiche più diffuse – afferma Curigliano – con oltre 374.000 nuove diagnosi ogni anno e più di 95.000 decessi. Non si tratta esclusivamente di una patologia femminile: seppur rara, colpisce anche circa 4.400 uomini l’anno nel continente europeo. Per questo è fondamentale continuare a investire nella ricerca clinica, sviluppando nuovi strumenti diagnostico-terapeutici e ottimizzando quelli già disponibili».

«L’Italia – conclude Curigliano – fornisce da anni un contributo rilevante alla ricerca oncologica internazionale e si colloca stabilmente ai primi posti per numero e qualità degli studi presentati ai principali congressi scientifici internazionali».

17 Febbraio 2026

Da seno al rene, la resistenza all’insulina è un fattore rischio per 12 tumori

17 febbraio 2026 – La resistenza all’insulina, in cui il corpo non risponde più all’ormone che regola gli zuccheri nel sangue, è un fattore di rischio per 12 tumori, tra cui cancro del colon, pancreas, seno, esofago, reni, utero. Lo rivela uno studio dell’Università di Tokyo, pubblicato sulla rivista Nature Communications. La resistenza all’insulina, l’ormone che regola la glicemia, è una delle cause fondamentali del diabete. Oltre al diabete, la resistenza all’insulina può portare a malattie cardiovascolari, renali ed epatiche. Gli esperti hanno prima sviluppato un modello basato sull’intelligenza artificiale per predire, sulla base di 9 fattori clinici che sono facilmente ottenibili con esami di routine, chi rischia di sviluppare la resistenza all’insulina. Il loro modello, Ai-Ir, è stato addestrato utilizzando gruppi indipendenti di individui provenienti dagli Stati Uniti e da Taiwan, una raccolta di dati medici anonimizzati su oltre mezzo milione di persone. Attraverso test e verifiche rigorosi, il team ha concluso che l’Ai-Ir è superiore agli attuali strumenti standard come il peso e l’altezza della persona nel prevedere la resistenza all’insulina.

Poi, per la prima volta, i ricercatori giapponesi hanno applicato il loro strumento ai partecipanti della Biobanca britannica e hanno dimostrato che la resistenza all’insulina è un fattore di rischio per 12 tipi di cancro, in particolare sei (cancro del colon, pancreas, seno, esofago, reni, utero); ma si rilevano associazioni anche con cancro della pelvi renale, intestino tenue, stomaco, fegato e cistifellea, leucemia, bronchi e polmone. “Con l’AI-IR – spiega l’autore principale Yuta Hiraike – abbiamo fornito la prima prova su scala di popolazione che la resistenza all’insulina è un fattore di rischio per il cancro. E poiché i nove parametri di input per l’Ai-Ir sono ottenuti attraverso controlli sanitari standard, l’Ai-Ir potrebbe essere facilmente implementato per identificare individui ad alto rischio e consentire uno screening mirato di diabete, malattie cardiovascolari e cancro”, continua Hiraike. “Lo strumento ha ottenuto ottime prestazioni predittive; fornisce un’alternativa solida e scalabile per valutare la resistenza all’insulina su scala di popolazione”, conclude.

12 Febbraio 2026

FOCE, “Le Real-World Evidence promuovono la medicina personalizzata”

12 febbraio 2026 – Al momento in Italia, presso l’agenzia regolatoria, sono attivi 359 registri di monitoraggio di farmaci. Di questi, 143 sono per terapie anti-tumorali, 88 per trattamenti onco-ematologici e 9 per terapie di malattie del sistema cardio-circolatorio. Sono strumenti fondamentali per valutare la gestione dei farmaci e il loro impatto sui pazienti nel mondo reale. I registri sono una fonte di Real World Data (RWD) che, opportunamente analizzata ed interpretata, può generare Real World Evidence (RWE). Quindi forniscono dati utili per valutare l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti medici nella pratica clinica quotidiana. Sarebbe importante mettere a sistema tutte le fonti di RWD che abbiamo a disposizione in Italia integrando i dati dei registri clinici con i dati amministrativi. Un’integrazione strategica da potenziare per migliorare la RWE e promuovere una reale medicina personalizzata a seguito delle evidenze prodotte da studi prospettici dell’attività di farmaci bersaglio-specifici. È questo il messaggio emerso nei giorni scorsi durante un convegno alla Camera dei Deputati promosso da FOCE (ConFederazione degli Oncologi, Cardiologi e Ematologi). L’evento ha avuto come titolo Studi di Real World: Infrastrutture e qualità, linee guida nelle principali patologie e gestione delle malattie croniche, il ruolo dell’IA ed il contributo nel frame work regolatorio per l’accesso ai nuovi farmaci.

“Gli studi di Real World sono importanti anche per supportare le decisioni di politica sanitaria – ha sottolineato il prof. Francesco Cognetti, Presidente di FOCE -. Il nostro Paese è all’avanguardia in Europa per quantità e qualità di Real-World Evidence prodotte. Lo dimostra l’alto numero di registri di monitoraggio attivati dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Tra il 2024 e inizio 2025 solo in ambito oncologico sono stati approvati in Italia oltre 39 farmaci per il trattamento di diverse neoplasie. Gli studi registrativi, soprattutto quelli per terapie anti-cancro, sono però svolti su gruppi di pazienti iper selezionati e non sempre danno tutte le informazioni necessarie. Sono poco rappresentati i malati in politerapia, pazienti anziani o obesi o con altre condizioni critiche. Una gestione più consapevole dei dati la RWE consente una comprensione più profonda degli interventi medici e una sanità più efficiente. È quindi un settore della ricerca sulla quale dobbiamo investire maggiormente per favorire lo sviluppo clinico, migliorare i processi regolatori e ottenere nuove conferme dalla letteratura scientifica. Tutto ciò presuppone una vera e propria rivoluzione in termini di raccolta digitale dei dati anche a livello di intelligenza artificiale. Questo cambiamento deve avvenire su base nazionale invece che regionale come attualmente sta succedendo in Italia. C’è bisogno di strumenti tecnici di elevata tecnologia e di una specifica preparazione del personale preposto. Sono nuovi sistemi che possono garantire la riduzione dei costi e una veloce raccolta dei dati necessari anche nei processi regolatori e di approvazione dei nuovi farmaci”.

“Oggi corriamo il rischio di avere persino troppi dati che provengono dalla ricerca medico-scientifica – ha aggiunto Robert Nisticò, Presidente dell’AIFA -. Può essere difficile gestire correttamente una così grande mole di informazioni raccolte sia a livello nazionale che internazionale. Dobbiamo cercare delle nuove strategie per riuscire a coordinarsi a livello istituzionale e burocratico. Il fascicolo sanitario elettronico, per esempio, rappresenta un grande volano per raggiungere questo obiettivo. Gli studi real world non devono essere considerati in contrapposizione con quelli approvativi-randomizzati. C’è bisogno di un’integrazione tra le due tipologie per raccogliere tutte le informazioni. È necessario conoscere tutto ciò che accade con i nuovi farmaci nel “mondo reale” ma i clinical trials non possono essere sostituiti. Sui nuovi farmaci spesso si affronta solo il tema del loro costo ma bisogna considerare anche i vantaggi che possono garantire le nuove e sempre più efficaci terapie. Non si può parlare solo di costi senza considerare i risparmi a lungo termine che determinano”.

“In ambito oncologico, è importante sottolineare che tipicamente l’età media dei pazienti trattati nella pratica clinica, e quindi inclusi negli studi di real world, è più alta rispetto agli studi registrativi – ha sostenuto il prof. Massimo Di Maio, Presidente Nazionale AIOM-Associazione Italiana di Oncologia Medica -. La differenza media, come evidenziato in un’analisi basata sui registri AIFA, ammonta ad oltre 5 anni. Gli over 70, che sono più fragili, con più patologie concomitanti e che assumono più farmaci, sono poco presenti nei trial mentre sappiamo che i tumori sono una malattia tipica, anche se non esclusiva, degli anziani. La RWE ci consente, tra le altre cose, una migliore descrizione della tollerabilità del trattamento. Infatti, riesce potenzialmente a raccogliere dati sugli eventi avversi in un numero maggiore di pazienti e all’interno di una popolazione molto più eterogenea. Inoltre, è importante acquisire dati specificamente prodotti in Italia, mentre spesso gli studi registrativi sono condotti in altri contesti geografici, sociali ed economici. Anche in questo la Real-World Evidence è imprescindibile per avere preziosi dati aggiuntivi su una determinata terapia”.

“Abbiamo accesso ad una quantità sempre più crescente ed eterogenea di dati – ha affermato Gianluca Trifirò, Professore Ordinario di Farmacologia – Dpt. Diagnostica e Sanità Pubblica, presso l’Università di Verona -. È una rivoluzione già in atto da numerosi anni e la grande sfida è imparare a gestire l’enorme mole di dati sanitari raccolta quotidianamente. I dati di real world, se di buona qualità, opportunamente analizzati ed interpretati possono generare Real-World Evidence necessaria per ridefinire il profilo beneficio-rischio ed il valore dei farmaci nella popolazione generale nel contesto della pratica clinica. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla creazione di reti di Big data quali Darwin-EU, finanziato da EMA, e Sentinel, promosso da FDA, che possono contribuire a generare innovazione nel mondo del farmaco a supporto di pazienti, clinici, enti regolatori e anche della stessa industria. Per ottimizzare i processi di elaborazione dati un ruolo prioritario deve essere affidato anche alle Regioni e alle Province autonome, ovvero le Istituzioni politiche-amministrative che gestiscono i 21 servizi sanitari italiani, conciliando in maniera virtuosa la necessità di generare RWE con quella di proteggere i dati sensibili dei pazienti. Fondamentale è anche investire nella formazione di nuovi professionisti per quanto concerne la farmacoepidemiologia e cioè quella disciplina che permette di trasformare RWD in RWE”.

11 Febbraio 2026

Cancro, scoperto ruolo proteina in sopravvivenza cellule malate

11, febbraio 2026 – Una proteina espressa in eccesso in diversi tumori solidi (Bace 2), regola l’assorbimento dei grassi nelle cellule tumorali: pertanto, inibire questa proteina potrebbe rappresentare una nuova strategia contro tumori della pelle, del pancreas e di altri tipi di cancro dipendenti dai lipidi. È quanto scoperto da un gruppo di ricercatrici e ricercatori dell’Ifom, l’Istituto di oncologia molecolare della Fondazione Airc di Milano. I risultati dello studio, condotto con un approccio multi-omico e reso possibile grazie al sostegno di Fondazione Airc, sono stati pubblicati sulla testata scientifica ‘Journal of Experimental & Clinical Cancer Research’. Protagoniste della ricerca due donne: Angela Bachi, direttrice del laboratorio di proteomica funzionale dell’Istituto di oncologia molecolare di Fondazione Airc e responsabile dell’unità di Proteomica & Metabolomica di Cogentech e Vittoria Matafora, ricercatrice e prima autrice dello studio. Il loro impegno viene valorizzato in modo speciale in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, che ricorre l’11 febbraio.

“La proteina ‘Bace 2’ agisce come una sorta di forbice molecolare, controllando quanti trasportatori lipidici, sia del colesterolo sia degli acidi grassi, rimangono attivi sulla superficie cellulare – illustra Bachi -. Tale meccanismo impedisce l’accumulo lipidico eccessivo che sarebbe tossico per le cellule tumorali. Grazie all’uso combinato di tecniche omiche abbiamo scoperto che tra i bersagli di Bace 2 ci sono proprio i principali trasportatori lipidici”. “Quando abbiamo inibito Bace 2 sia geneticamente che farmacologicamente abbiamo osservato un accumulo dei trasportatori sulla membrana cellulare e un conseguente sovraccarico di colesterolo e acidi grassi – prosegue Matafora -. L’eccesso di grassi ha mandato le cellule tumorali in crisi. Sovraccaricate di questi depositi di goccioline lipidiche, hanno attivato meccanismi di emergenza tra cui la lipolisi, per degradare i grassi in eccesso. Tuttavia questo processo è diventato presto tossico, portandole alla morte”. “Questa funzione, precedentemente sconosciuta, rappresenta una vulnerabilità che potrebbe essere sfruttata a fini terapeutici – conclude Bachi -. Il prossimo passo sarà valutare inibitori di Bace 2 in sistemi preclinici più complessi, tra cui organoidi tumorali derivati da pazienti e in topi di laboratorio in cui si cerca di riprodurre il tumore umano”.

5 Febbraio 2026

Studio: dopo il cancro mangiare sano può ridurre il rischio di morte

5, febbraio 2026 – Dopo aver vinto un tumore è ancora più importante adottare diete salutari, perché per i guariti dal cancro consumare cibo ultraprocessato aumenta il rischio di morte e di nuovi tumori. Lo suggerisce uno studio di Marialaura Bonaccio dell’Irccs Neuromed in Pozzilli pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. Gli alimenti ultraprocessati sono poveri di nutrienti essenziali come vitamine, minerali e fibre, e ricchi di additivi, aromi artificiali, conservanti, emulsionanti zuccheri aggiunti e grassi nocivi, che possono interferire con i processi metabolici, alterare il microbiota intestinale e promuovere l’infiammazione. “Ciò che le persone mangiano dopo una diagnosi di cancro può influenzare la sopravvivenza, ma la maggior parte della ricerca su questa popolazione si è concentrata solo sui nutrienti, non sul grado di lavorazione degli alimenti”, afferma Bonaccio. Gli esperti hanno seguito 24.325 individui dal 2005 al 2022, di cui 802 sopravvissuti al cancro. La quantità di alimenti ultraprocessati nella dieta di ciascun individuo è stata quindi calcolata sia come peso sul peso totale di alimenti e bevande consumati ogni giorno, sia come rapporto energetico (rapporto tra calorie provenienti dagli alimenti ultraprocessati e calorie totali assunte ogni giorno). Gli individui sono stati quindi divisi in tre gruppi in base al consumo di cibi ultraprocessati. Ebbene durante un tempo medio di studio di 14,6 anni, si sono verificati 281 decessi tra gli 802 sopravvissuti al cancro. Gli individui con i consumi maggiori di alimenti ultraprocessati (come peso sul totale dei consumi) avevano un tasso di mortalità per qualsiasi causa superiore del 48% e un tasso di mortalità per cancro superiore del 57% rispetto a quelli col consumo minore. I risultati suggeriscono che gli effetti negativi sulla salute non sono spiegati esclusivamente da profili nutrizionali scadenti, ma che il livello e la natura della lavorazione industriale degli alimenti svolgono un ruolo indipendente nell’influenzare gli esiti sanitari a lungo termine.

4 Febbraio 2026

Tumori: 105mila diagnosi ogni anno in italia sono causate dal fumo

Roma, 4 febbraio 2026 – Diciottomila firme raccolte in poco più di 10 giorni. Sono il 35% delle 50.000 necessarie per poter presentare la proposta di legge di iniziativa popolare al Parlamento, per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare, andando sulla piattaforma del Ministero della Giustizia (clicca qui) e utilizzando lo SPID, la CIE (Carta di Identità Elettronica) o la CNS (Carta Nazionale dei Servizi). La campagna (https://5eurocontroilfumo.it), la prima del genere mai realizzata in Italia, è promossa da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM. Oggi, nella “Giornata Mondiale Contro il Cancro”, le società scientifiche e le associazioni dei pazienti che aderiscono all’iniziativa lanciano un appello a firmare, per raggiungere quanto prima le 50.000 firme necessarie. L’obiettivo principale della campagna è contrastare il tabagismo. Ogni anno, in Italia, circa 105mila casi di cancro, il 27% del totale, è determinato proprio dal fumo. In secondo luogo, la campagna vuole reperire risorse per il Servizio Sanitario Nazionale. Per poter garantire l’alta qualità e la sostenibilità del sistema e a tutti l’accesso alle cure innovative, è necessario investire di più in prevenzione. Si stima che più del 40% dei decessi per cancro sia dovuto a fattori di rischio modificabili, come fumo, consumo di alcol, dieta scorretta, sovrappeso e obesità. L’Italia, nel 2023, ha destinato alla prevenzione il 4,6% della spesa sanitaria complessiva, una percentuale, se si considerano i Paesi europei, inferiore a quelle di Regno Unito (5,6%), Olanda (5,2%) e Germania (4,8%).

“Oggi si celebra la ‘Giornata Mondiale Contro il Cancro’ – spiega Massimo Di Maio, Presidente AIOM -. La campagna ‘5 euro contro il fumo’ è in linea con le finalità della ‘Giornata’, tra cui rientra proprio l’informazione sui fattori di rischio. In pochi giorni dal lancio dell’iniziativa migliaia di cittadini hanno firmato. Circa 30 società scientifiche e oltre 15 associazioni di pazienti e fondazioni hanno aderito. Siamo soddisfatti, ma serve un ulteriore sforzo per arrivare alle 50.000 firme necessarie. Il fumo di tabacco è il principale fattore di rischio oncologico. Senza dimenticare gli altri stili di vita scorretti. Il consumo di alcol è correlato a 7 tipi di carcinoma e il grave eccesso ponderale a 12. Nonostante queste evidenze, in Italia il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario”. “La prevenzione rappresenta lo strumento per ridurre il numero dei casi di tumore e per sostenere l’incremento delle uscite per le cure innovative – continua il Presidente Di Maio -. Nel 2024, in Italia, la spesa pubblica per i farmaci anti-cancro è stata pari a 5,4 miliardi di euro, in aumento del 13,8% rispetto al 2023, rappresentando quasi il 20% della spesa farmaceutica pubblica totale. L’innovazione non è solo un costo, ma si traduce in vite salvate”. Nel nostro Paese, nel 2026 rispetto al periodo 2020-2021, è stimata una diminuzione dei tassi di mortalità oncologica del 17,3% negli uomini e dell’8,2% nelle donne. Sono dati migliori nel confronto con la media europea (-7,8% negli uomini e -5,9% nelle donne nel 2026 rispetto al periodo 2020-2022). “In Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito – sottolinea Massimo Di Maio -. Le terapie anti-cancro sono caratterizzate da meccanismi di azione sempre più specifici. La transizione verso trattamenti innovativi ad alta complessità, come l’immunoterapia e gli anticorpi farmaco-coniugati, offre opzioni in grado di migliorare la sopravvivenza e le possibilità di guarigione in un numero crescente di situazioni cliniche, ma pone questioni legate alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. La disponibilità di nuove strategie determina, inoltre, la necessità di definire linee guida specifiche per stabilire la corretta sequenza di questi farmaci”.

Il tema del “World Cancer Day” è “United by Unique”, per sensibilizzare cittadini, pazienti e Istituzioni a considerare l’unicità di ogni persona colpita dal cancro, garantendo una presa in carico che tenga conto degli aspetti emozionali, psicologici e sociali legati alla malattia. AIOM e Fondazione AIOM, che organizzano oggi a Roma il Convegno Nazionale “World Cancer Day”, aderiscono alla Giornata Mondiale. A livello globale, i nuovi casi di tumore sono più che raddoppiati dal 1990, raggiungendo i 18,5 milioni nel 2023, e i decessi oncologici sono aumentati del 74%, arrivando a 10,4 milioni.

“In 10 anni, in Italia, sono stati tagliati 1.091 posti letto pubblici in Oncologia Medica: nel 2013 erano 5.234, ridotti a 4.143 nel 2023 – spiega Massimo Di Maio -. Nel 30% dei centri manca ancora l’assistenza domiciliare oncologica e più della metà delle strutture (52%) è priva dei coordinatori di ricerca clinica, figure essenziali per condurre le sperimentazioni. Anche aspetti importanti dell’assistenza, come la psicologia clinica e la nutrizione clinica, rimangono subottimali in molte realtà. Oltre a posti letto e ospedali più moderni, servono più medici e infermieri. La scarsità di specialisti sta infatti interessando anche l’oncologia, sebbene in misura minore rispetto ad altre specialità. Inoltre vanno realizzate su tutto il territorio le Reti Oncologiche Regionali, oggi attive solo in circa la metà delle Regioni. Solo così può essere garantita la collaborazione multidisciplinare in tutto il percorso di cura”.
“Nel 2025, in Italia, sono stati stimati circa 390.000 nuovi casi di cancro, con una sostanziale stabilità rispetto al 2024 – afferma Rossana Berardi, Presidente eletto AIOM -. Fortunatamente aumentano le persone vive dopo la diagnosi. Dall’altro lato, questo risultato positivo determina una ripercussione su chi si prende cura di loro. La gestione ottimale del paziente oncologico è un lavoro di squadra che coinvolge operatori sanitari e caregiver e per mettere davvero la persona al centro dobbiamo proteggere anche chi cura: oggi, secondo dati disponibili, gli oncologi arrivano a dedicare oltre la metà del loro tempo ad attività burocratiche e amministrative, sottraendo energie alla relazione e alla qualità della visita. E non è un dettaglio: il benessere degli operatori è una priorità di salute pubblica, tanto che si stima che fino a 8 giovani oncologi su 10 siano colpiti da burnout. In parallelo, dobbiamo riconoscere in modo strutturale il ruolo dei caregiver familiari che in Italia sono circa 7 milioni e rappresentano una parte essenziale del percorso di cura. Per questo è importante che il disegno di legge sul caregiver, approvato dal Governo il 12 gennaio 2026 e ora in discussione parlamentare, arrivi rapidamente a tutele concrete”.

Il cancro determina conseguenze negative anche sulla salute mentale. Il 20% delle persone con tumore è colpito da depressione, il 10% da ansia e oltre il 50% sviluppa disagio psicologico. È significativo anche l’impatto sulla produttività. Si stima che il cancro impedisca la partecipazione al mondo del lavoro di almeno 1,1 milioni di cittadini in Europa. Gli uomini e le donne con diagnosi di tumore hanno, rispettivamente, il 7% e il 10% di probabilità in meno di trovare un impiego rispetto alle persone senza cancro. “Le difficoltà finanziarie, associate alla diminuzione delle entrate dopo la diagnosi di tumore, possono influenzare negativamente la salute mentale, la qualità di vita e la sopravvivenza dei pazienti – conclude Francesco Perrone, Presidente di Fondazione AIOM -. Inoltre, la mancanza di una occupazione o la riduzione del reddito possono portare all’isolamento sociale, limitando lo sviluppo delle capacità personali e professionali. I pazienti oncologici hanno necessità di tempo per i trattamenti e le visite mediche. E gli effetti collaterali delle terapie possono influenzare la capacità di svolgere le attività professionali, soprattutto nei periodi di trattamento attivo. Tutti questi fattori condizionano le prestazioni lavorative, l’acquisizione di competenze, la progressione della carriera e il reddito. Un approccio a 360 gradi della cura del cancro deve considerare anche questi aspetti”.

2 Febbraio 2026

Cancro: oltre il 90% dei pazienti giudica sicura la radioterapia

2, febbraio 2026 – Il 92% dei pazienti oncologici si dichiara sicuro della radioterapia e il 76% si è sentito accompagnato dall’équipe Anche la qualità delle informazioni iniziali contribuisce in modo significativo a costruire questo clima di fiducia: il 66% le giudica chiare e complete. Ma, se la tecnologia è vissuta con fiducia, per il 48% dei pazienti il bisogno principale riguarda il sostegno emotivo legato alla malattia. È quanto emerge dall’indagine AstraRicerche-Airo, condotta su pazienti sottoposti a radioterapia e presentata in occasione dell’ultimo Congresso nazionale dell’Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica e in vista del World cancer day, che ricorre il 4 febbraio.

A sei mesi dalla conclusione del trattamento, viene poi rilevato dall’indagine, il 71% dei pazienti non riferisce effetti, mentre le visite di controllo vengono considerate utili o molto utili da oltre il 90% degli intervistati. Un dato che conferma come il follow-up sia percepito come una fase integrante del percorso terapeutico, fondamentale per orientare, rassicurare e gestire eventuali effetti nel tempo. “Questa fiducia è il risultato di anni di investimenti in innovazione, competenze e lavoro multidisciplinare, ma soprattutto di una relazione di cura basata su chiarezza, presenza e responsabilità condivisa”, evidenzia Liliana Belgioia, del consiglio direttivo dell’Airo (Associazione italiana radioterapia e oncologia clinica). Accanto agli aspetti positivi, l’indagine mette in luce un elemento chiave. Per quasi 1 paziente su 2 (48%) la principale difficoltà non riguarda la tecnologia, ma la preoccupazione per la malattia. Seguono i sintomi infiammatori (51%) e la necessità di recarsi frequentemente in ospedale (47%), ambiti nei quali la gestione viene valutata efficace e tempestiva dal 44% e comunque adeguata dal 49%. “I dati ci dicono che la radioterapia è sempre più riconosciuta come una cura affidabile, ma ci ricordano anche che l’esperienza del paziente non si misura solo in termini di efficacia clinica – sottolinea Stefano Pergolizzi, presidente dell’Airo -. La vera complessità del percorso oncologico riguarda spesso la dimensione emotiva, che va accompagnata con la stessa attenzione riservata alla tecnologia”.

30 Gennaio 2026

Obeso 1 studente su 10, Oms ‘a scuola solo cibi sani’

30 gennaio 2026 – “Nel 2025 in tutto il mondo circa 1 bambino e adolescente in età scolare su 10 soffriva di obesità”. Gli studenti che pesano troppo sono saliti l’anno scorso a “188 milioni, superando per la prima volta il numero di bambini sottopeso”. Lo segnala l’Organizzazione mondiale della sanità, che ha pubblicato nuove linee guida per scuole sane. Nel documento, “per la prima volta, l’Oms consiglia ai Paesi di adottare un approccio scolastico completo che garantisca che cibo e bevande forniti nelle scuole e disponibili in tutti gli ambienti scolastici siano sani e nutrienti”, spiega l’agenzia delle Nazioni Unite per la salute. “Il cibo che i bambini mangiano a scuola e gli ambienti che influenzano la loro alimentazione possono avere un profondo impatto sul loro apprendimento e conseguenze durature sulla loro salute e sul loro benessere – ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms – Una corretta alimentazione a scuola è fondamentale per prevenire le malattie in età adulta e creare adulti più sani”.

Le sane abitudini alimentari cominciano presto, sottolinea l’agenzia ginevrina. E siccome i bambini trascorrono una parte significativa della loro giornata a scuola, questa diventa fondamentale per modellare abitudini alimentari durature e ridurre le disuguaglianze in termini di salute e nutrizione. L’Oms stima che a livello globale 466 milioni di bambini ricevano pasti scolastici, eppure le informazioni disponibili sulla qualità nutrizionale del cibo servito sono ancora limitate. Nell’ambito di iniziative come il piano di accelerazione per contrastare l’obesità e il progetto ‘Scuole amiche della nutrizione’, l’agenzia ha quindi incaricato un gruppo eterogeneo e multidisciplinare di esperti internazionali di elaborare linee guida ad hoc attraverso un processo rigoroso, trasparente e basato sull’evidenza. L’Oms chiede alle scuole di “migliorare l’offerta alimentare al fine di promuovere un maggiore consumo di alimenti e bevande che favoriscano una dieta sana”. Nello specifico, suggerisce come “raccomandazione forte” di “definire standard o regole per aumentare la disponibilità, l’acquisto e il consumo di cibi e bevande sani, limitando al contempo gli alimenti non sani”. E come “raccomandazione condizionale” propone di “implementare interventi di ‘spinta gentile’ per incoraggiare i bambini a scegliere, acquistare e consumare cibi e bevande più sani, per esempio modifiche nella disposizione, nella presentazione o nel prezzo delle opzioni alimentari”.

“Le politiche da sole non sono sufficienti e meccanismi di monitoraggio e applicazione sono essenziali per garantire che le linee guida siano implementate in modo efficace e coerente nelle scuole”, rimarca l’Oms che supporterà gli Stati membri nell’adattamento e nell’attuazione delle nuove indicazioni attraverso assistenza tecnica, condivisione di conoscenze e collaborazioni. Secondo il database globale dell’agenzia sull’attuazione dell’azione per l’alimentazione e la nutrizione (Gifna) – si legge in una nota – a ottobre 2025 erano 104 (su 194) gli Stati membri Oms che disponevano di politiche sull’alimentazione scolastica sana, di cui quasi 3 quarti includevano criteri obbligatori per orientare la composizione del cibo scolastico. Tuttavia, solo in 48 Paesi risultavano politiche che limitavano la commercializzazione di alimenti ricchi di zuccheri, sale o grassi non sani.

29 Gennaio 2026

Studio: le cellule tumorali diventano più aggressive se sono compresse

29, gennaio 2026 – Le cellule tumorali diventano più aggressive quando vengono compresse: se ripetutamente deformate, attivano rapidamente il gene dello stress Atf3 e aumentano la loro invasività. Questa risposta è stata per la prima volta osservata in tempo reale grazie a un innovativo strumento messo a punto da un gruppo internazionale guidato dall’Italia, con l’Istituto Airc di Oncologia Molecolare (Ifom) di Milano, le Università di Perugia e di Milano, e l’Istituto Officina dei Materiali del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Perugia. Si tratta di una piattaforma di microscopia ottica che permette di stimolare meccanicamente le cellule cancerose e di vedere in simultanea la loro reazione. Il risultato, pubblicato sulla rivista Advanced Science, permetterà di comprendere meglio i meccanismi della progressione tumorale e apre a nuove possibili terapie per agire su di essi. Quando i tumori crescono, aumentano di pari passo gli stimoli fisici e meccanici che le cellule ricevono, ma studiare questi processi mentre accadono, in tempo reale e senza modificare le cellule, è estremamente difficile. Per superare questo ostacolo, i ricercatori coordinati da Giorgio Scita e Brenda Green dell’Ifom e da Silvia Caponi del Cnr-Iom hanno realizzato una piattaforma fotonica di nuova generazione.

Lo strumento combina per la prima volta la tecnica Brillouin, che permette di misurare tramite la luce le proprietà meccaniche, e la tecnologia Raman, che è in grado di rivelare invece le proprietà biochimiche. La piattaforma è stata messa alla prova con i cosiddetti ‘sferoidi tumorali’: raggruppamenti 3D di cellule di tumore al seno che replicano in laboratorio condizioni simili a quelle dell’organismo. “Per la ricerca sul cancro questo progresso è fondamentale”, commenta Caponi: “La transizione tecnologica è analoga a ciò che ha portato, alla fine degli anni ’20 del Novecento, all’integrazione di audio e video nel cinema sonoro”.

Panoramica privacy
Breast Unit

Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. Di questi, i cookies che sono categorizzati come necessari sono memorizzati nel tuo browser come essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito. Usiamo inoltre cookies di terze parti che possono aiutarci ad analizzare e capire capire come usi il sito. Questi cookies saranno memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Inoltre hai anche dei cookies opzionali. Ma la disattivazione di questi cookies potrebbe avere effetti sulla tua esperienza di navigazione.

Per saperne di più sulla nostra cookie policy clicca qui: <a href="https://breastunit.info/privacy-cookies-policy/">Privacy &amp; Cookies Policy</a>

Cookie strettamente necessari

I cookies necessari sono necessari per le funzionalità del sito. Questa categoria include solo i cookies per le funzionalità di base e sulla sicurezza del sito. Questi cookies non memorizzano nessun dato personale.

Se disabiliti questo cookie, non saremo in grado di salvare le tue preferenze. Ciò significa che ogni volta che visiti questo sito web dovrai abilitare o disabilitare nuovamente i cookie.

Cookie di terze parti

Qualsiasi cookies non necessario alle funzionalità del sito, vengono usati per memorizzare dati personali via analytics, pubblicità e altri.