Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

11 Dicembre 2025

Ocse, Italia prima per aspettativa di vita in Ue con 84,1 anni

11, dicembre 2025 – “Nel 2024, l’aspettativa di vita in Italia ha raggiunto il record di 84,1 anni, la più alta nell’unione europea, insieme alla Svezia, superando di sei mesi il livello pre-pandemico”: è quanto si legge nella scheda dedicata all’Italia del rapporto ‘Eu country health profiles 2025’. “Le malattie cardiovascolari e il cancro – prosegue il documento – rappresentano oltre la metà dei decessi, mentre le morti prevenibili si concentrano nel cancro ai polmoni, nel covid-19 e nella cardiopatia ischemica. nonostante un rapido invecchiamento della popolazione – precisa l’Ocse – gli italiani più anziani hanno generalmente risultati sanitari migliori rispetto alla media Ue, anche se permangono delle sfide, tra cui l’ipertensione diffusa non diagnosticata o non trattata e l’aumento del tasso di fumo”.

10 Dicembre 2025

Tumori, radiologi SIRM: “Mammografia a 45 anni in tutte le Regioni e counseling genetico”

10, dicembre 2025 – Abbassare l’età della prima mammografia per garantire a più donne una diagnosi precoce e quindi maggiori possibilità di guarigione. Oggi in molte Regioni italiane la mammografia è gratuita dai 45 anni, in altre dai 49. Ma uno studio scientifico presentato nei giorni scorsi a Chicago al Congresso della Società dei radiologi del Nord America (Rsna) ha dimostrato come una percentuale del 20-24% di tutti i tumori del seno registrati in 11 anni in 7 strutture del Dipartimento di New York interessino donne di età compresa fra i 18 e i 40 anni. “Come Sirm – Società italiana di radiologia medica e interventistica, eravamo a Chicago a guidare la delegazione dei radiologi medici italiani – spiega Nicoletta Gandolfo, presidente nazionale Sirm e direttore dipartimento Immagini Asl3 di Genova – Abbiamo seguito la presentazione del lavoro che impone serie riflessioni. In primo luogo, perché il dato è simile a quello italiano: nel nostro Paese – sottolinea – il 20% dei casi di carcinoma mammario, circa 11 mila, insorge sotto i quarant’anni. Un numero rilevante cresciuto (quasi raddoppiato) negli ultimi trent’anni. Le cause? Non sono certissime, ma in gran parte riconducibili a fattori di rischio come obesità, alcol e fumo, oltre a fattori ormonali legati ai cambiamenti negli stili di vita femminili, come una gravidanza tardiva, pochi figli e il non allattamento al seno. Va poi considerato che, quando insorge in età giovanile, spesso la neoplasia è più aggressiva, come nelle forme triplo negative”.

Cosa fare? “Intanto dobbiamo uniformare in tutte le Regioni italiane l’inizio dello screening mammografico a 45 anni – suggerisce Luca Brunese, presidente eletto Sirm – in quest’ottica apprezziamo lo stanziamento di risorse da parte del ministro della Salute per ampliare la fascia d’età per lo screening del tumore della mammella (e del colon retto). Dobbiamo poi avviare campagne per incrementare la percentuale di adesione, ancora troppo bassa, spiegando alle donne la grande importanza della diagnosi precoce: individuare un tumore nelle prime fasi può garantire superamento della neoplasia e spesso la guarigione”.

“Come Sirm – afferma Gandolfo – siamo fortemente impegnati in questo lavoro, soprattutto in collaborazione con le altre Società Scientifiche come l’Aiom-Associazione italiana di oncologia medica, senza dimenticare la straordinaria rilevanza del medico di medicina generale che può e deve indirizzare le donne verso questo esame, soprattutto nelle Regioni del sud. Grande importanza, poi, va data anche all’individuazione delle forme ereditarie. Si calcola che almeno il 5-10% di tutti i tumori del seno presentino una familiarità. In queste donne che presentano una componente ereditaria (soprattutto dei geni Brca1 e Brca2) è indispensabile avviare percorsi di consulenza genetica che permettano di pianificare la prevenzione e l’eventuale cura in modo più mirato ed efficace”.

9 Dicembre 2025

Malattia renale cronica killer silenzioso, colpite più le donne

9 dicembre 2025 – Donne più a rischio di malattia renale cronica, che porta alla perdita progressiva della funzionalità renale, con circa il 12% contro il 10% dei coetanei di sesso maschile (dati europei). Un ‘killer silenzioso’, sia perché la donna è più longeva, sia perché in menopausa la sua salute è meno protetta dagli ormoni sessuali femminili, sia perché le differenze di genere in nefrologia sono ancora poco considerate, riferiscono gli esperti. E il futuro non sembra andare meglio se i dati del Global Burden of Disease Study indicano che entro il 2050, il numero globale di adulti con malattia renale cronica supererà 1 miliardo, con una prevalenza leggermente superiore nelle donne rispetto agli uomini, soprattutto negli stadi iniziali della malattia. A livello globale per il 2050 intorno al 14-15 per cento della popolazione adulta soffrirà di malattia renale cronica, il 57% dei casi tra le donne. In Italia questi numeri si traducono in 7-8 milioni di adulti che soffriranno di questa malattia entro il 2050, di cui circa 4,2-4,6 milioni di donne e 3,4-3,8 milioni di uomini. Per le donne anche una minore probabilità di ricevere la diagnosi, di andare dallo specialista nefrologo e di avere accesso alle cure.

5 Dicembre 2025

Censis: “22mila aggressioni a medici, capro espiatorio sistema”

5, dicembre 2025 – Sono 22.049 i casi di aggressioni registrati in un anno ai danni di medici, infermieri e altri operatori sanitari nelle regioni italiane. I dati rendono evidente il contesto spesso ostile in cui i medici lavorano. Da un’indagine del Censis, contenuta nel rapporto annuale, risulta che il 66,0% dei medici non ha tempo sufficiente per fornire informazioni e dialogare con pazienti e familiari, il 65,9% esercita la professione in strutture con gravi carenze di personale, il 51,8% è stato costretto a utilizzare attrezzature obsolete o non perfettamente funzionanti. Così, il 91,2% dei medici ritiene che lavorare nel Servizio sanitario nazionale sia diventato più difficile e stressante, il 41,2% non si sente sicuro quando svolge il proprio lavoro a causa del moltiplicarsi degli episodi di violenza, il 18,0% ha paura di lavorare di notte. Al 25,4% dei medici è capitato di subire minacce da pazienti o familiari, il 16,4% ha ricevuto denunce e il 3,8% ha subito violenza fisica. Sono i segnali di una deriva patologica del rapporto medico-paziente.

“Agli occhi dei cittadini esasperati – si legge nel rapporto – i medici finiscono per incarnare le inefficienze del Servizio sanitario, tanto che il 71,8% dei medici dichiara di sentirsi un capro espiatorio delle carenze del sistema”.

4 Dicembre 2025

Vaccino Herpes Zoster può ridurre progressione delle demenze

4, dicembre 2025 – Scoperti nuovi effetti positivi del vaccino per l’herpes zoster: un nuovo studio ha osservato che l’immunizzazione puo’ rallentare significativamente per molti anni la progressione di vari tipi di demenze ed i relativi rischi di morte per queste patologie. Diminuendo inoltre, seppure lievemente, le probabilita’ di soffrire di declino cognitivo in prima battuta. L’indagine pubblicata sulla rivista ‘Cell’, e’ il seguito di una precedente ricerca che aveva individuato un generale effetto protettivo del vaccino in questione nella prevenzione delle diagnosi di demenza in adulti sani. La nuova ricerca, condotta su 282.500 adulti del Galles – una parte perfettamente sani e un’altra già con una diagnosi di demenza – ha portato a due scoperte: il dato piu’ significativo emerso riguarda l’effetto apparentemente terapeutico del vaccino sui malati. I partecipanti immunizzati contro l’herpes zoster, che soffrivano gia’ di demenza, hanno mostrato una diminuzione netta del 29,5% delle probabilita’ di morire nei nove anni seguenti la vaccinazione.

“Osserviamo per la prima volta un rallentamento nella progressione delle demenze che porta ad una riduzione dei rischi di morte – ha affermato l’autore principale dello studio, Pascal Geldsetzer, professore di medicina alla Stanford University – In sostanza, chi ha gia’ la demenza rischia meno di morire di demenza. Questo significa che il vaccino puo’ agire non solo in forma di prevenzione della malattia, ma come potenziale trattamento terapeutico per chi e’ gia’ malato”.

3 Dicembre 2025

Gli anatomo-patologi: ‘Totalmente digitale solo il 35% dei laboratori, ammodernamento non rinviabile, puo’ favorire la medicina di precisione’

Milano, 3 dicembre 2025 – In Italia solo il 35% dei laboratori di anatomia patologica è completamente digitale e in grado di preparare diagnosi al monitor. Il ricorso esclusivo al “vetrino digitale” quindi non è ancora garantito sull’intero territorio nazionale. L’ammodernamento non è più rinviabile in quanto le nuove tecnologie, a partire dall’Intelligenza Artificiale, stanno trasformando rapidamente il lavoro degli specialisti. I referti di anatomia patologica sono sempre più importanti nella pratica clinica anche per indirizzare le terapie, fornire prognosi precise e favorire così la medicina di precisione. E’ questo uno dei principali temi al centro del 10° Congresso Triennale della Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica (SIAPeC-IAP). L’evento si apre oggi e vede riuniti, a Milano per quattro giorni, oltre 900 specialisti provenienti da tutta Italia.

“Fino a pochi anni fa ci limitavamo a individuare la malattia attraverso analisi di campioni di tessuto e di cellule prelevate dall’organismo – sottolinea Filippo Fraggetta, Presidente della SIAPeC-IAP -. Ora alla patologia siamo in grado di associare tutta una serie di parametri che consentono una maggiore personalizzazione sia della diagnosi che dei trattamenti. Il ricorso alla medicina di precisione già avviene per i tumori solidi e del sangue, le patologie infiammatorie croniche dell’intestino, le malattie autoimmuni e reumatologiche o i trapianti d’organo. La nostra attività non è più limitata a semplici analisi di laboratorio eseguite al microscopio. Alcuni laboratori di anatomia patologica stanno approfittando delle risorse previste dal PNRR per riammodernare le proprie tecnologie e passare finalmente dall’analogico al digitale. Bisogna però accelerare nell’implementazione della digitalizzazione di tutte le strutture sanitarie che devono essere in grado di accogliere le innovazioni portate dall’IA”. “Gli anatomo-patologi devono rispondere alle sempre maggiori richieste di informazioni che arrivano dalla pratica clinica ordinaria – prosegue Fraggetta -. Riscontriamo tuttavia nel nostro lavoro non solo alcune carenze tecnologiche ma anche ridotte risorse umane. Il numero degli specialisti è insufficiente e ciò può rendere più difficile il lavoro di interi reparti ospedalieri. Ci sono stati anni accademici, nelle facoltà di medicina, in cui solo il 30% dei posti delle scuole di specializzazione veniva effettivamente occupato. Nel 2025-26 vi è stata una positiva inversione di tendenza e siamo arrivati a quasi il 70%. La carenza di professionisti può essere solo in parte colmata dal ricorso alle nuove tecnologie”. “Dobbiamo rendere più attrattiva la nostra disciplina a partire dalle Scuole di Medicina – prosegue Angelo Paolo Dei Tos, Presidente Eletto SIAPeC-IAP -. Un’altra priorità, dei prossimi anni, deve essere incrementare l’automazione dei servizi di anatomia patologica sull’intero territorio nazionale. La robotica, e altri sistemi automatici, possono efficientare e migliorare l’intero percorso di preparazione e analisi dei campioni di tessuto. L’obiettivo finale resta quello di generare referti più accurati che consentano la migliore selezione dei trattamenti e delle terapie. Un esempio concreto, di questa indispensabile innovazione, è rappresentato dall’oncologia di precisione. La caratterizzazione delle alterazioni genetiche dei tumori e dell’individuo sono capisaldi della battaglia contro il cancro. Come anatomo-patologi siamo al centro dei team multidisciplinari e ci interfacciamo costantemente con gli altri clinici, durante l’intero percorso di cura. Attraverso il confronto, con le diverse figure professionali, forniamo la corretta interpretazione dei dati morfologici e molecolari e favoriamo una scelta più adeguata delle strategie terapeutiche”.

Al termine del congresso di Milano vi sarà l’elezione del nuovo direttivo nazionale che guiderà per il prossimo triennio la SIAPeC-IAP. Sono inoltre previste le relazioni dei 24 diversi gruppi di studio della Società Scientifica che presenteranno gli aggiornamenti relativi al lavoro svolto negli ultimi anni. “Ampio spazio dell’evento è dedicato ai giovani specialisti – conclude Emanuela Bonoldi del Comitato Organizzatore del 10° Congresso Nazionale SIAPeC-IAP -. Rappresentano, infatti, una preziosa risorsa per la SIAPeC-IAP e per l’intero sistema sanitario nazionale. Non solo nella pratica clinica quotidiana ma anche nella ricerca medico-scientifica l’anatomo-patologo può dare un contributo fondamentale. Le nuove metodiche e tecnologie consentono di far emergere dati molto specifici per uno studio più dettagliato di ogni singolo caso di patologia. Sono tutte informazioni preziose per affinare gli strumenti diagnostici-terapeutici finora disponibili o crearne di nuovi e più efficienti”.

2 Dicembre 2025

Tumore al seno, “numero allarmante di casi di cancro invasivo in donne più giovani”

2 dicembre 2025 – “Una percentuale significativa” di tumori al seno “viene diagnosticata in donne sotto i 40 anni, un gruppo per il quale al momento non esistono linee guida di screening”. E’ l’alert lanciato dagli autori di uno studio condotto negli Usa sui dati di 7 strutture ambulatoriali nella regione di New York. Dal lavoro emerge che il 20-24% di tutti i tumori al seno diagnosticati in un periodo di 11 anni in questi centri sono stati riscontrati in donne di età compresa tra 18 e 49 anni. La ricerca è stata presentata al convegno annuale della Radiological Society of North America (Rsna).

“La maggior parte di questi tumori era invasiva, il che significa che poteva diffondersi oltre il seno – ha spiegato Stamatia Destounis, radiologa dell’Elizabeth Wende Breast Care (Ewbc) di Rochester, New York – e molti erano di tipo aggressivo, soprattutto nelle donne sotto i 40 anni. Alcuni erano triplo-negativi, una forma di cancro al seno più difficile da trattare perché non risponde alle comuni terapie ormonali”.

Il messaggio che arriva da questi risultati è che il cancro al seno nelle donne più giovani non è raro e, quando si verifica, spesso è più grave, ha sottolineato l’esperta. “I medici che si prendono cura delle donne in questa fascia d’età devono valutare attentamente la possibilità di effettuare una valutazione del rischio per identificare quelle che potrebbero beneficiare di uno screening più intensivo, in quanto a rischio più elevato”. I trend nazionali emergenti, hanno osservato gli autori dello studio, evidenziano un’incidenza crescente del cancro al seno nelle donne più giovani, che spinge a rivalutare le soglie di screening basate sull’età e le strategie di stratificazione del rischio.

28 Novembre 2025

Anche il cancro può essere collegato ai chili di troppo

28, novembre 2025 – L’eccesso di peso non è solo una questione estetica. Rappresenta un grave problema di salute che aumenta il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare o il cancro. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la prevalenza dell’obesità nell’intero pianeta l’obesità degli adulti è più che raddoppiata dal 1990. Quella degli adolescenti invece è quadruplicata e attualmente una persona su otto è in grave eccesso di peso.

La condizione in Italia interessa il 10% degli adulti (18-69enni) e cioè circa 4 milioni e 100mila cittadini. Il grave eccesso ponderale è un fattore di rischio correlato a 12 diversi tipi di tumore. Più in generale oltre il 30% del totale dei tumori è collegato all’alimentazione errata, sia nella quantità che nella qualità dei cibi. Il rischio è influenzato dalla quantità relativa di peso in eccesso e dalla localizzazione del grasso corporeo. Un calo di peso relativamente modesto (10-15%), soprattutto se abbinato ad un incremento dell’esercizio fisico può contribuire a migliorare la maggior parte di questi problemi. Il grasso corporeo costituisce un deposito di colesterolo il quale, a sua volta, è la materia prima per la sintesi di alcuni ormoni sessuali a cui molti tumori sono sensibili. La probabilità di sviluppare un cancro aumenta anche con un leggero sovrappeso, non solo per gli obesi. Le forme di tumore più influenzate da questo fattore sono il cancro a colon retto, mammella, pancreas, fegato, ovaio, rene, esofago, cervice e utero.

Tra i cibi da consumare con parsimonia ricordiamo il sale che è il principale responsabile dell’ipertensione ma provoca anche alcuni tumori. Ne bastano 5 grammi al giorno. Attenzione un panino ne contiene già 1.

27 Novembre 2025

Tumore al seno, i test genomici riscrivono il percorso di cura

27 novembre 2025 – Sempre più spesso la cura del tumore al seno ormono-responsivo, che riguarda oltre il 70% dei casi, si basa sulla medicina di precisione. Grazie ai test genomici, come Oncotype Dx, oggi è possibile capire chi ha davvero bisogno della chemioterapia e chi può essere trattata solo con l’ormonoterapia. Questo test, che analizza l’attività di 21 geni del tumore, ha già ridotto del 48% il ricorso alla chemioterapia. “Nelle pazienti che mostrano una forma aggressiva di tumore, il trattamento più idoneo, dopo l’intervento chirurgico è la chemioterapia – spiega Alessandra Fabi, docente Università Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile Medicina di Precisione in Senologia, Fondazione Policlinico Gemelli – al contrario, in quelle con le forme a bassa aggressività si può procedere solo con l’ormonoterapia. Tra queste due categorie, ce n’è una terza che può avvantaggiarsi del test Oncotype; si tratta di donne con un tumore invasivo in stadio precoce (I, II o IIIa), ormono-sensibile ed Her2 negativo, senza coinvolgimento dei linfonodi o al massimo fino a tre linfonodi interessati (in caso di donne in menopausa). In queste donne, il test genomico aiuta il medico a valutare il rischio di recidiva e a guidare la scelta terapeutica tra semplice ormono-terapia o chemioterapia seguita dall’ormono-terapia”. Il test genomico più utilizzato, l’Oncotype Dx, si effettua su un campione di tessuto tumorale prelevato durante l’intervento chirurgico e analizza l’espressione di 21 geni, valutando aggressività e grado di ormono-responsività del tumore. “L’applicazione di questo test – spiega Fabi – ha consentito di ridurre del 48% il ricorso alla chemioterapia in questo gruppo di pazienti, risparmiandola a circa 6.000 pazienti l’anno; si tratta di due pazienti su tre in postmenopausa con neoplasia operata e di 1 su tre tra quelle in pre-menopausa”. In Italia, nel 2020 è stato creato un fondo speciale di 20 milioni di euro per offrire il test a circa 10.000 pazienti l’anno. Alcune Regioni (Lazio, Lombardia e Campania) hanno utilizzato il test, ma in altre l’uso è rimasto marginale. “Il nostro augurio – conclude Gianluca Franceschini, Ordinario di Chirurgia Generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore della UOC di Chirurgia Senologica e del Centro Integrato di Senologia di Fondazione Policlinico Gemelli – è che Oncotype Dx possa essere inserito presto nei Lea per garantirne l’uso in tutto il territorio nazionale”.

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