Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

25 Novembre 2025

Conferme per vaccino Hpv, -80% di rischio di cancro dell’utero

25, novembre 2025 – A quasi 20 anni dalla sua introduzione nella pratica clinica, arriva una nuova conferma dell’efficacia del vaccino Hpv nel ridurre il rischio di cancro della cervice uterina. Due nuove revisioni della letteratura scientifica pubblicate su Cochrane Database of Systematic reviews hanno dimostrato che, specie quando è somministrato prima di entrare in contatto con il virus, il vaccino abbatte le probabilità di sviluppare la neoplasia fino all’80%. Conferme anche per la sicurezza: gli effetti collaterali sono di lieve entità e transitori. I singoli “studi clinici non possono darci un quadro completo sul cancro della cervice uterina, poiché i tumori correlati all’Hpv possono richiedere molti anni per svilupparsi”, spiega Hanna Bergman, prima firmataria di uno degli studi che ha preso in considerazione 60 ricerche precedenti per un totale di oltre 150 mila partecipanti. Lo studio ha evidenziato la capacità del vaccino di ridurre del 30% le lesioni da cui può evolve il tumore. L’efficacia sale al 60% se si considerano solo lesioni dovute ai ceppi di virus contenuti nel vaccino.

Il secondo studio, che ha preso in considerazione 225 ricerche precedenti per un totale di oltre 132 milioni di persone, ha evidenziato una riduzione del rischio di cancro della cervice uterina del 63% nelle donne vaccinate. Tuttavia, l’efficacia del vaccino è risultata fortemente influenzata dall’età della vaccinazione. In particolare, se il vaccino era stato somministrato prima dei 16 anni il rischio di cancro risultava abbattuto dell’80%. I ricercatori si sono inoltre concentrati sugli effetti avversi. “La vaccinazione contro l’Hpv è un bersaglio importante per la disinformazione, in particolare quella rivolta ai genitori attraverso i social media”, si legge nello studio. “Ora abbiamo prove chiare e coerenti da tutto il mondo che la vaccinazione Hpv previene il cancro cervicale”, afferma Nicholas Henschke, primo firmatario della seconda ricerca. “Una scoperta importante è stata anche che non c’è nessuna prova di un reale legame tra gli effetti collaterali del vaccino comunemente riportati, spesso discussi sui social media, e la vaccinazione”, conclude.

 

20 Novembre 2025

Tagli a ricerca in USA hanno interrotto circa 400 trial clinici

20, novembre 2025 – L’effetto ‘scure’ dei tagli alla ricerca scientifica e sanitaria pubblica in Usa degli ultimi mesi ha finito con il bloccare uno studio già in corso su 30. I pazienti che erano parte dei trial clinici sospesi, terminati, e solo in alcuni casi successivamente riavviati, sono 74.000. Lo rivela uno studio di Harvard che ha calcolato l’effetto dell’eliminazione dei finanziamenti concessi a molte ricerche in particolare dell’Istituto nazionale della salute (Nih), spulciando tra i vari trial interrotti. Degli studi ritirati,115 erano su nuove terapie per i tumori, 97 riguardavano malattie cardiovascolari. In testa alla lista delle ricerche sospese figurano anche una serie riguardanti le malattie infettive, considerate vitali nella prevenzione di nuove pandemie, e su patologie respiratorie. “C’è un impegno che avevamo preso con questi pazienti e non vi abbiamo tenuto fede”, ha osservato l’autore principale del rapporto pubblicato su ‘Jama Internal Medicine’, Anupam Jena, professore alla Harvard medical school. “Questi trial sono il modo più efficace per verificare gli effetti sulla popolazione di nuovi ritrovati – ha proseguito lo studioso – sono rigorosi e forniscono e generano prove scientifiche”. Dopo i tagli iniziali avvenuti all’inizo dell’anno, il 36% delle ricerche ha avuto la possibilità di venire completato.

 

 

18 Novembre 2025

Allarme obesità, in Italia un ragazzo su 4 è in sovrappeso

18 novembre 2025 – In Italia il 26,7% dei bambini e dei ragazzi tra i 3 e i 17 anni, dunque più di uno su quattro, è in sovrappeso, una condizione che riguarda più di un adolescente su tre in sette delle dieci regioni del mezzogiorno che sono ben sopra la media nazionale, con la Campania che è al 36,5% seguita da Calabria (35,8%), Basilicata (35%) e Sicilia (33,8%). Al contrario, le percentuali più basse si osservano nelle Province autonome di Trento e Bolzano (15,1% e 17,4%), in Friuli-Venezia Giulia (18,4%) e in Lombardia (19,5%). É la fotografia che emerge dal decimo Rapporto sull’obesità in Italia, curato da Auxologico Irccs, presentato all’Università degli Studi di Suor Orsola Benincasa a Napoli, realizzato grazie al lavoro di una trentina di clinici e ricercatori italiani e stranieri. “L’obesità è uno dei maggiori problemi di salute pubblica – dice il ministro della Salute Orazio Schillaci – e come dimostra il rapporto, riguarda anche i bambini. Per questo è fondamentale agire sulla prevenzione, attraverso corretti stili di vita”.

Secondo le ultime stime dell’Oms, le persone adulte con obesità sono 890 milioni (16%) e 2,5 miliardi erano in sovrappeso (43%) nel 2022. I dati Istat del 2023 parlano di quasi 23 milioni di adulti – quasi la metà della popolazione sopra i 18 anni (46,3%) – che in Italia hanno un eccesso di peso, vale a dire un indice di massa corporea uguale o superiore a 25. Di queste, circa 5,8 milioni (pari all’11,8%) sono affette da obesità, presentando un indice di massa corporea uguale o superiore a 30. “Negli ultimi decenni – si legge nel Rapporto – l’obesità mostra tassi di crescita in costante aumento a livello globale, al punto da essere ormai considerata una vera e propria epidemia, con tutte le implicazioni che questo comporta per la salute pubblica”. Tutto ciò comporta, sottolinea ancora il rapporto, “un impegno importante in termini di salute e spesa pubblica”, poiché “la sindrome metabolica non affrontata e curata nei tempi e nelle modalità corrette presso centri sanitari specializzati, conduce inevitabilmente a complicanze che interessano praticamente tutti gli organi vitali del paziente affetto da obesità”. Risulta dunque di fondamentale importanza curare i pazienti già affetti dalla patologia, ma anche attuare la prevenzione e la diagnosi precoce dei prodromi che possono condurre all’obesità grave, con tutti i corollari delle alterazioni e delle malattie collegate.

17 Novembre 2025

L’influenza ha già colpito 1,7 milioni italiani

17 novembre 2025 – Da inizio stagione l’influenza ha già colpito in Italia 1,7 milioni di persone. Cresce la curva e nell’ultima settimana si sono registrati 435 mila nuovi casi, un lieve aumento rispetto alla settimana precedente ma con un passo sostenuto. Lo registra il rapporto della stagione della sorveglianza RespiVirNet. Mentre dagli Usa arriva la notizia del primo caso umano di influenza aviaria da ceppo H5N5. Una partenza “alla grande” della stagione influenzale ma sull’andamento, come sempre, inciderà anche il meteo. A fine anno e con il ritorno nelle scuole si potrebbe registrare infine il picco. A spiegarlo è Fabrizio Pregliasco, virologo e docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università di Milano, Direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it. “Difficile per ora prevedere il picco, le condizioni meteo incidono, in particolare l’abbassamento repentino della temperatura e l’aumento dell’umidità. I rapporti sociali intensi durante le festività di fine anno e poi la ripresa delle scuole possono essere le condizioni per il raggiungimento del picco della stagione”.

L’incidenza più elevata si osserva, come di consueto, nella fascia di età 0-4 anni, con circa 23 casi per 1.000 assistiti. L’incidenza di casi stimati di infezioni respiratorie acute in Italia, risulta pari a 7,64 casi per 1.000 assistiti (rispetto al 7,24 dell’ultimo bollettino), con circa 435mila nuovi casi, per un totale di circa 1.737.057 casi a partire dall’inizio della stagione. Ancora l’intensità viene considerata tecnicamente bassa o al livello basale per tutte le regioni, ma un cambiamento di calcolo introdotto quest’anno rende difficile confrontare l’incidenza settimanale con quella delle stagioni precedenti. In diminuzione invece i casi di SARS-CoV-2 e nei dati sui ricoveri ospedalieri i tassi più alti si osservano nella fascia di età over65. Epidemiologi e virologi intanto osservano quanto sta accadendo negli Usa per l’influenza aviaria.

Un residente dello stato di Washington è risultato infatti positivo all’aviaria, primo caso umano negli Stati Uniti dal febbraio scorso e le autorità sanitarie hanno confermato che si tratta del ceppo H5N5, mai identificato prima nell’uomo. Il caso di Washington arriva dopo nove mesi senza infezioni umane negli Stati Uniti. Tra il 2024 e l’inizio del 2025 si erano registrati 70 contagi nel paese, per la maggior parte tra lavoratori di allevamenti di bovini da latte e pollame. Un solo decesso, in Louisiana, è riconosciuto legato all’infezione. Dal 2022 negli Stati Uniti circola in forma predominante il ceppo H5N1, responsabile di ampie epidemie in uccelli selvatici, allevamenti avicoli e, più di recente, in bovini da latte. Negli ultimi mesi quasi 70 allevamenti di pollame sono risultati positivi, con oltre 1,7 milioni di volatili coinvolti. Il virus può diffondersi attraverso saliva, muco, feci e latte dei bovini infetti. Non esiste evidenza di trasmissione da persona a persona negli Stati Uniti. Le autorità stanno monitorando i contatti stretti del paziente contagiato dal ceppo H5N5 e non hanno individuato altri casi.

14 Novembre 2025

Cresce allerta influenza in Nord America per ceppo virus H3n2-k

14 novembre 2025 – Allerta influenza in Nord America, causata da un ceppo virale molto infettivo e pesante, non incluso nei vaccini disponibili per la stagione 2025-26. In Canada i casi della malattia crescono, come oltreoceano, in particolare in Gran Bretagna e Giappone, dove l’influenza causata dal virus H3N2 del tipo K rappresenta gran parte delle infezioni.

In Usa c’e’ allarme in quanto vengono riportati contagi, ma senza dati certi sulla traiettoria della diffusione: i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), in seguito alla scure di licenziamenti fra gli esperti, ed allo shutdown de governo per settimane, non hanno fornito cifre sull’ andamento della malattia e non e’ chiaro se la sorveglianza sia ancora in atto. I vaccini anti-influenza di quest’anno – messi a punto anche contro il ceppo H1N1 e H3N2 ma non del tipo K – hanno una efficacia nel prevenire complicazioni, ricoveri e casi gravi della malattia valutata tra il 70-75% tra i bambini sino ai 17 anni, e al 30-40% per gli adulti. Ma si tratta di cifre ipotetiche al momento: la formulazione del vaccino e’ stata infatti decisa nell’ estate dall’ Oms e dalla Fda americana. Si calcola che da allora siano emerse 7 mutazioni del ceppo H3N2, tra queste la piu’ grave e infettiva e’ appunto la K. Esperti canadesi del ‘British Columbia Center for disease control’ (l’equivalente dei Cdc americani) prevedono una stagione influenzale ‘pesante’ sia pure non pandemica. “Il nuovo ceppo circolante rappresenta una deviazione rispetto al target dei vaccini, ma non non un cambio di rotta drastico”, ha osservato Danuta Skowronski, epidemiologo responsabile dei Centri canadesi.

11 Novembre 2025

AIFA: 37 miliardi la spesa farmaceutica con +2,8% nel 2024

11, novembre 2025 – Nel 2024 cresce la spesa farmaceutica, che fa registrare un +2,8% rispetto all’anno precedente. L’aumento è legato non a un incremento dei consumi (che sono rimasti stabili) ma, soprattutto, a un un numero crescente di terapie innovative e ad alto costo rimborsate dal servizio sanitario razionale. È uno dei dati che emerge dal Rapporto OsMed 2024 sull’uso dei medicinali in Italia, realizzato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) e presentato oggi a Roma. Nel complesso, la spesa farmaceutica totale è stata pari a 37,2 miliardi di euro (+2,8% rispetto al 2023): il 72% (26,8 miliardi) a carico del pubblico, con un aumento del 7,7% rispetto all’anno precedente, il rimanente (10,2 miliardi) a carico dei cittadini, in flessione del 4,6% rispetto allo scorso anno. Nella spesa pubblica, resta preponderante quella per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche, che ammonta a 17,8 miliardi di euro, con un incremento del 10% rispetto al 2023, frutto dell’effetto combinato di un aumento sia dei consumi sia del costo medio per giornate di terapia.

La spesa territoriale (vale a dire quella per i farmaci distribuiti attraverso le farmacie) ammonta a 13 miliardi e 700 milioni, con un aumento del 5,1% rispetto all’anno precedente. Stabili i consumi, che si sono attestati a 1.895 dosi di medicinali ogni 1.000 abitanti al giorno. I farmaci per il sistema cardiovascolare sono i più consumati; il primato per la spesa spetta invece ai farmaci antitumorali (8,2 miliardi di euro). Tra i trend identificati dal Rapporto, l’aumento delle terapie avanzate (12 rimborsate nel 2024), dei farmaci orfani (assorbono l’8,3% della spesa pubblica), dei farmaci innovativi (46 tra il 2022-2024). Dal Rapporto “si colgono segnali positivi, come l’aumento del numero di terapie avanzate e farmaci per le malattie rare rimborsati dal Ssn e i risparmi generati in seguito all’ingresso degli equivalenti nelle liste di trasparenza Aifa. Ma c’è ancora da migliorare”, afferma il presidente Aifa, Robert Nisticò. “È fondamentale continuare a promuovere il consumo dei generici, l’aderenza alle terapie, l’appropriatezza prescrittiva e l’uso ottimale delle risorse disponibili, per garantire l’innovazione e le migliori opportunità di cura ai pazienti nel rispetto della sostenibilità del servizio sanitario nazionale”, conclude Nisticò.

8 Novembre 2025

Ricerca clinica: “In Italia -57% di studi indipendenti in 15 anni. I nostri trial cambiano la cura del cancro, ma servono risorse”

Roma, 8 novembre 2025 – In Italia, in 15 anni (2009-2023), gli studi clinici no profit, cioè non sponsorizzati dall’industria, sono diminuiti del 57%. Nel 2009 erano il 40,3% del totale delle sperimentazioni, sono calati fino al 17,3% nel 2023. Dati che evidenziano la crisi della ricerca clinica indipendente, in cui l’oncologia svolge un ruolo predominante. Mancano risorse e personale. Devono essere strutturate figure professionali indispensabili, come i coordinatori di ricerca clinica, gli infermieri di ricerca, i biostatistici, gli esperti in revisione di budget e contratti. E vanno eliminati i vincoli burocratici che ritardano i tempi di avvio dei lavori scientifici. Serve, pertanto, un cambio di passo per sostenere e rilanciare la ricerca indipendente. È la richiesta degli oncologi che, nel XXVII Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in corso a Roma, dedicano ampio spazio agli studi no profit.

“Nel 2023 sono state autorizzate in Italia 611 sperimentazioni cliniche, 212, cioè il 34,7% del totale, riguardavano i tumori, l’area in cui si concentra il maggior numero di trial autorizzati – afferma Francesco Perrone, Presidente AIOM -. Nel 2023 gli studi indipendenti sono tornati a crescere, raggiungendo quota 106 contro i 98 dell’anno precedente. Ma non basta. Il potenziale della ricerca oncologica in Italia è significativo e i nostri studi sono in grado di cambiare la pratica clinica, ma servono più risorse. Il finanziamento in questo settore è, da sempre, sottodimensionato nel nostro Paese, che si colloca agli ultimi posti in Europa per sostegno pubblico. È indispensabile attuare un piano nazionale, che preveda anche l’aumento del personale”. “È importante – continua il Presidente Perrone – che la ricerca indipendente esplori nuovi modelli di pianificazione e gestione degli studi clinici, sfruttando quanto più possibile le opportunità che derivano dagli strumenti digitali. La gestione dei trial clinici sta diventando sempre più complessa e richiede competenze multidisciplinari. È fondamentale disporre di diverse figure professionali. In particolare, i coordinatori di ricerca clinica, cioè i data manager, sono fondamentali, perché deputati alla gestione dei dati all’interno delle sperimentazioni. Un vuoto normativo non permette di strutturarli all’interno dei team, limitando il loro impiego con contratti libero professionali, borse di studio e assegni di ricerca. Purtroppo, si assiste alla migrazione di personale qualificato verso aziende farmaceutiche e organizzazioni di ricerca a contratto”.

Nel 2024, in Italia, sono state stimate 390.100 nuove diagnosi di cancro. I tumori su cui si concentra il maggior numero di sperimentazioni sono quelli gastrointestinali, mammari, toracici, urologici e ginecologici. “Una dimostrazione del valore della ricerca clinica indipendente è costituita dallo studio CASSANDRA, interamente finanziato da 5 associazioni di pazienti – sottolinea Michele Reni, Direttore dell’Oncologia Medica al San Raffaele di Milano -. Sono stati coinvolti 17 centri italiani, che hanno arruolato 260 pazienti con adenocarcinoma duttale del pancreas candidati alla chirurgia. Il regime chemioterapico standard preoperatorio con mFOLFIRINOX, finora considerato il più efficace, è stato confrontato con PAXG, una combinazione di farmaci chemioterapici nata da un precedente studio indipendente italiano. I risultati hanno dimostrato che la sopravvivenza senza eventi sfavorevoli, cioè progressione, recidiva, inoperabilità e decesso, è stata significativamente migliore nei pazienti trattati con PAXG. Si apre così una concreta possibilità di migliorare la sopravvivenza dei pazienti colpiti da uno dei tumori più aggressivi. Un risultato possibile grazie alla collaborazione fra il mondo della scienza e la società civile”.

“L’oncologia è uno degli ambiti clinici in cui l’associazionismo ha raggiunto un elevato grado di competenze, con un ruolo attivo e riconosciuto nei processi decisionali – afferma Flori Degrassi, Presidente ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) -. Le associazioni di pazienti possono rivelarsi un prezioso alleato anche della ricerca, perché hanno la capacità di favorire il reclutamento dei pazienti nelle sperimentazioni. Vanno superati i pregiudizi ancora presenti per la partecipazione agli studi clinici, che consentono di accedere, anche anni prima dell’approvazione, a terapie innovative e contribuire alla disponibilità della cura per altri pazienti colpiti dalla stessa neoplasia. Inoltre, anche alla luce della mia esperienza come Direttore Generale di ASL, ritengo che i risultati ottenuti grazie agli studi indipendenti debbano costituire un parametro per valutare il lavoro dei Direttori Generali”.

“A valle degli studi registrativi dei nuovi farmaci, restano irrisolti molti quesiti per il miglior utilizzo delle terapie nella pratica clinica quotidiana – spiega Giuseppe Procopio, Presidente eletto FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups) -. Si tratta di interrogativi che richiedono l’iniziativa della comunità accademica. Gli ambiti degli studi no profit riguardano principalmente la risposta a bisogni ancora insoddisfatti, non oggetto prioritario della ricerca promossa dall’industria farmaceutica, e la valutazione di efficacia e sicurezza di un trattamento nella reale pratica clinica, su una popolazione più ampia e con follow-up più a lungo termine. Negli studi non sponsorizzati, trova spazio anche la definizione del migliore ‘place in therapy’, cioè il miglior utilizzo dei farmaci, definendo strategie terapeutiche di associazione, di uso sequenziale e la combinazione con altri tipi di trattamento”.

“Chiediamo supporto ad AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, sia in termini di finanziamento che di supporto regolatorio, per facilitare la realizzazione degli studi indipendenti – continua il Presidente Perrone -. AIFA, dal 2005 al 2023, ha messo a disposizione circa 160 milioni di euro per studi indipendenti, consentendo di condurre lavori su aree rilevanti. Complessivamente, ad oggi, sono stati finanziati dall’agenzia regolatoria quasi 300 studi clinici”. “Lo scorso anno sono stati assegnati 3 bandi AIFA sulla ricerca indipendente nel tumore del polmone non a piccole cellule, nel carcinoma renale e nell’epatocarcinoma – conclude il Presidente Perrone -. Il finanziamento è stato pari a 7 milioni e 500mila euro, un passo avanti significativo per sostenere gli studi no profit in oncologia. È molto importante che siano promossi anche altri bandi per la ricerca indipendente che, se supportata, può realizzare la triplice missione di migliorare la pratica clinica, aumentare il livello di conoscenza sui nuovi farmaci e fungere da supporto alle politiche di rimborsabilità”.

7 Novembre 2025

Tumori: “Il 16% delle donne abbandona il lavoro dopo la diagnosi”

Roma, 7 novembre 2025 – In Italia il 16% delle donne e il 15% degli uomini colpiti dal cancro ha dovuto abbandonare il lavoro, a seguito della diagnosi. L’uscita dal mondo produttivo implica gravi conseguenze, finora poco misurate e approfondite. E ogni paziente oncologico paga di tasca propria oltre 1.800 euro all’anno, per coprire spese che vanno dai trasporti per raggiungere il luogo di cura, ai costi di integratori, farmaci supplementari e visite specialistiche. È italiano il primo strumento al mondo in grado di analizzare le cause della tossicità finanziaria, cioè della crisi economica a carico dei pazienti generata dal cancro e dai trattamenti. Si chiama PROFFIT (Patient Reported Outcome for Fighting Financial Toxicity) ed è un questionario che, come evidenziato nello studio pubblicato su “Journal of Cancer Policy”, ha ricevuto la validazione longitudinale, che ne suggella il valore quale strumento per misurare la tossicità finanziaria in un sistema sanitario pubblico. Lo studio è presentato in sessione plenaria al XXVII Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che si apre oggi a Roma.

“Abbiamo già dimostrato, in uno studio su 3.760 cittadini con tumore in Italia, che al momento della diagnosi il 26% deve affrontare problemi di natura economica e il 22,5% peggiora questa condizione di disagio durante il trattamento – spiega Francesco Perrone, Presidente Nazionale AIOM -. Questi ultimi, inoltre, hanno un rischio di morte nei mesi e anni successivi del 20% più alto. L’impatto della tossicità finanziaria sulla sopravvivenza dei pazienti in Italia è analogo, ma con effetti opposti, al beneficio indotto da alcune terapie approvate dalle agenzie regolatorie. Ci siamo quindi chiesti quali fossero le cause delle difficoltà finanziarie e perché potessero interessare anche i pazienti di un sistema universalistico come il nostro. Da qui il questionario PROFFIT, che è a disposizione della comunità scientifica ed è già stato validato in lingua inglese per la sua applicazione anche nel Regno Unito. È utile in tutti i contesti in cui vi sia un sistema sanitario pubblico”.

“In un sistema privato come quello statunitense, in cui le assicurazioni coprono l’80% del costo delle cure, è accettato come inevitabile che chi è colpito dal cancro debba affrontare problemi finanziari – afferma Massimo Di Maio, Presidente eletto AIOM -. Negli USA, il rischio di morte per i pazienti oncologici che vanno in difficoltà economica e dichiarano bancarotta è di circa l’80% superiore a coloro che invece non subiscono contraccolpi nel portafoglio. La diagnosi di cancro può mettere in ginocchio intere famiglie, con enormi costi diretti ed indiretti. Non deve invece essere così in Italia e negli altri Paesi con sistemi universalistici, in grado di garantire le cure a tutti”.

“PROFFIT è un questionario composto da 16 affermazioni su cui i pazienti sono chiamati a esprimere o meno il loro assenso: nove riguardano le cause delle difficoltà economiche e 7 ne misurano le conseguenze – sottolinea Laura Arenare, biostatistica della Struttura Complessa Sperimentazioni Cliniche all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli -. La validazione longitudinale del questionario è molto importante, perché potrà facilitarne l’utilizzo da parte della comunità scientifica internazionale. PROFFIT è in grado di stimare in modo appropriato i livelli di tossicità finanziaria, perché consente di dare voce ai pazienti che valutano la loro qualità di vita, senza condizionamenti da parte di clinici. Sono state anche evidenziate notevoli differenze a livello territoriale, perché i pazienti oncologici delle Regioni meridionali devono affrontare maggiori problemi economici rispetto a chi risiede al Nord”.

Nel 2024, in Italia, sono state 390.100 le nuove diagnosi di tumore. Un elemento positivo, determinato soprattutto dai progressi nelle terapie, è costituito dal costante incremento del numero di persone che vivono dopo la diagnosi: nel 2024 erano circa 3,7 milioni e, in base alle stime, supereranno i 4 milioni nel 2030. “La metà dei cittadini che oggi si ammalano è destinata a guarire, perché avrà la stessa attesa di vita di chi non ha sviluppato il cancro – continua il Presidente Perrone -. Si tratta di notizie positive per i pazienti, che pongono però problemi di sostenibilità per il sistema e un incremento dei carichi di lavoro per gli oncologi. La tossicità finanziaria non è causata solo dalla perdita di reddito, per l’eventuale uscita dal mondo del lavoro. Dai questionari PROFITT, compilati dai pazienti, emergono cause che possono essere ricondotte a tre grandi macroaree e che possono aiutarci a contrastare il fenomeno con azioni a largo raggio. La prima riguarda la capacità di presa in carico da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Questo aspetto può essere affrontato, rendendo davvero funzionanti su tutto il territorio le Reti Oncologiche Regionali, oggi attive solo in circa la metà delle Regioni. In questo modo possono migliorare la qualità dell’interazione tra il paziente e gli operatori sanitari e la capacità di questi ultimi di parlarsi e costruire una rete di accoglienza, in cui il malato si senta preso in carico fin dal momento della diagnosi”.

“La seconda macroarea causa della tossicità finanziaria è rappresentata dalla distanza tra la casa e il luogo di cura e dalle conseguenti spese per i trasporti – spiega Massimo Di Maio -. Non intendiamo necessariamente i casi estremi di migrazione sanitaria dal Sud al Nord. La distanza media coperta dai pazienti non supera i 25 km, cioè il percorso che separa la periferia dal centro delle città, che però deve essere affrontato diverse volte al mese. Va ricordato che le strutture del nostro sistema sanitario, soprattutto per branche complesse come l’oncologia, tendono a essere concentrate nei grandi centri e meno sul territorio. Ecco perché le Reti Oncologiche Regionali e la medicina del territorio sono i temi su cui lavorare”.

“La terza macroarea riguarda le spese che il Servizio Sanitario Nazionale non copre: farmaci supplementari, integratori, visite specialistiche successive alla diagnosi – spiega Elisabetta Iannelli, Segretario FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) -. Questi costi possono pesare in modo significativo, soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. A ciò si aggiungono le difficoltà lavorative: molti pazienti, in particolare i lavoratori autonomi o chi non gode delle tutele del lavoro subordinato, vedono ridursi drasticamente le entrate proprio mentre le spese aumentano. Il cancro non comporta solo costi diretti di cura, ma anche costi indiretti legati alla perdita di giornate lavorative, alla riduzione della produttività e, in alcuni casi, all’impossibilità di mantenere l’attività professionale. Il nostro sistema garantisce l’accesso ai farmaci anticancro, ma prestazioni come fisioterapia, chirurgia ricostruttiva o cure odontoiatriche – necessarie per molti pazienti in trattamento attivo – restano escluse. Anche protesi e ausili fondamentali, come parrucche o reggiseni post-operatori per le donne operate di tumore al seno, rimangono a carico delle pazienti. Parlare di ‘ritorno alla vita’ dopo il cancro significa considerare anche questi aspetti: la perdita di reddito, i costi indiretti e le spese non coperte. È su questo terreno che le Istituzioni devono essere sensibilizzate, perché la guarigione dal cancro non può prescindere dalla sostenibilità economica della vita quotidiana, altrimenti la vittoria clinica rischia di diventare una sconfitta sociale”.

6 Novembre 2025

“Una proposta di legge d’iniziativa popolare contro il fumo”. Al via la raccolta firme per aumentare di 5 euro il prezzo delle sigarette

Roma, 6 novembre 2025 – AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM lanciano oggi la campagna di raccolta firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare. La richiesta è introdurre un’accisa fissa di 5 euro su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, compresi quelli di nuova generazione (sigarette elettroniche e tabacco riscaldato). L’obiettivo è contrastare il tabagismo e reperire nuove risorse per il sistema sanitario nazionale. In Italia quasi un quarto degli adulti fuma regolarmente ed è preoccupante anche la diffusione tra i più giovani. Un teenager su cinque tra i 15 e i 19 anni fa un uso quotidiano di sigarette, comportamento che tende poi a mantenere per il resto della vita. Da qui la scelta di lanciare una grande campagna di sensibilizzazione promossa dalla società scientifica (AIOM) e dalle principali fondazioni dell’oncologia (Fondazione AIRC, Fondazione Veronesi, Fondazione AIOM in collaborazione con Fondazione The Bridge). L’obiettivo è raccogliere, entro la primavera, 50.000 firme autenticate. Saranno poi consegnate, insieme al testo del provvedimento, al Parlamento che dovrà discutere la proposta. La campagna, la prima del genere mai realizzata in Italia, è stata annunciata oggi in un convegno nazionale al Senato promosso da AIOM, alla vigilia del suo XXVII congresso nazionale, su iniziativa della Vice Presidente del Senato Mariolina Castellone.

“Chiediamo alle Istituzioni una legge nelle modalità e nei termini previsti dalla Costituzione – sottolineano Francesco Perrone (Presidente AIOM), Daniele Finocchiaro (Consigliere Delegato di Fondazione AIRC), Giulia Veronesi (Fondazione Veronesi) e Saverio Cinieri (Presidente di Fondazione AIOM) -. Nonostante le norme più restrittive, approvate negli ultimi decenni, ancora troppi cittadini fumano. Il tabagismo rappresenta uno dei più rilevanti fattori di rischio oncologico; vanno quindi incentivati tutti gli strumenti che favoriscano la cessazione. Le esperienze internazionali (in primo luogo di Francia e Irlanda) dimostrano che il forte incremento sostanziale del prezzo delle sigarette rappresenta la sola strategia efficace per abbassare drasticamente il numero di fumatori. Si stima una possibile riduzione del 37% del consumo di tabacchi se si aumentasse di 5 euro il prezzo delle sigarette e degli altri prodotti correlati. Lo scopo è rendere il fumo una pratica davvero costosa e poco sostenibile, soprattutto per i più giovani. Dall’altro, l’incremento delle entrate potrà contribuire a finanziare il servizio sanitario nazionale, a tutto vantaggio dei cittadini colpiti dal cancro (e non solo)”.

Solo nel nostro Paese, le patologie provocate dal fumo generano circa 24 miliardi di euro di costi diretti e indiretti. Solo le ospedalizzazioni per le principali malattie fumo-correlate comportano 1,64 miliardi di euro di spesa annuale. In totale, i prodotti a base di tabacco provocano 93.000 decessi l’anno. Le sigarette non causano solo il carcinoma polmonare ma anche le neoplasie del cavo orale, gola, esofago, pancreas, colon, vescica, prostata e rene. Più in generale, sono almeno 27 le malattie fumo-correlate, tra cui rientrano le patologie respiratorie non neoplastiche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Il fumo è anche uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare: un tabagista presenta un rischio di mortalità, a causa di una coronaropatia, superiore da 3 a 5 volte rispetto a un individuo che non ha mai fumato. D’altro canto, l’invecchiamento generale della popolazione italiana provoca un aumento della spesa pubblica per la sanità. Servono quindi maggiori risorse ed investimenti per continuare a garantire a tutti la migliore assistenza. “La raccolta di firme inizierà già nei prossimi giorni e potrà sfruttare le reti che sia AIOM che le Fondazioni coinvolte hanno sul territorio nazionale – sottolineano Perrone, Finocchiaro, Veronesi e Cinieri -. Un forte impegno collettivo che coinvolgerà centinaia di volontari e medici oncologi perché, con la raccolta delle 50mila firme, si porti il Parlamento a discutere la proposta. Ci auguriamo che le Istituzioni ai massimi livelli siano sensibili a un tema così rilevante per la sanità pubblica e a una norma che permetta di ridurre il carico di malattia, approvando una legge, magari all’unanimità come già è avvenuto per il diritto all’oblio”.

“La proposta avanzata oggi può essere davvero efficace – conclude Maria Sofia Cattaruzza, Docente del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive della Sapienza di Roma -. Nel nostro Paese le accise sulle sigarette risultano tra le più basse d’Europa. Sono solo di 3,19 euro per pacchetto contro i 7,45 euro della Francia e i 9,92 della Repubblica d’Irlanda. Questi due Paesi hanno negli ultimi anni introdotto forti rincari sui tabacchi e in entrambi si è registrato un calo del numero di fumatori abituali. Sono esempi virtuosi e quindi anche l’Italia dovrebbe adottare quanto prima provvedimenti simili”.

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