Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

4 Novembre 2025

L’oncologo: “Entro il 2050 i casi di tumore raddoppieranno”

4, novembre 2025 – La mortalità per cancro sta diminuendo, ma entro il 2050 i casi raddoppieranno, passando dagli attuali 15 milioni a oltre 30 milioni nel mondo”. Lo ha detto Giuseppe Curigliano, direttore sviluppo nuovi farmaci e terapie innovative dello Ieo (Istituto Europeo di Oncologia) e ordinario di oncologia medica all’Università statale di Milano, intervenendo ad un convegno oggi a Roma.

“Le proiezioni mostrano un aumento dell’incidenza ma un calo della mortalità – ha spiegato- e questo avrà un impatto enorme sulla spesa sanitaria globale. Nei paesi in via di sviluppo, in particolare, la sopravvivenza resterà molto più bassa”. L’oncologo ha evidenziato che la prevenzione primaria resta l’arma più efficace: “Stili di vita sani, attività fisica, vaccinazioni, come quella contro l’hpv, e programmi di screening possono ridurre in modo significativo i tumori in fase avanzata”. Tra gli esempi citati, uno studio canadese che “ha dimostrato come la semplice attività fisica riduca la mortalità non solo per il tumore del colon, ma anche per altri tipi di cancro”. Curigliano ha poi richiamato l’attenzione sulla necessità di screening personalizzati, “cancer interception” capaci di individuare precocemente la malattia nei soggetti più a rischio, “integrando analisi genetiche e rilevazione del dna tumorale circolante”. Il direttore dello Ieo ha infine sollevato due questioni critiche: “La carenza di professionisti oncologici, come anatomopatologi e radioterapisti, e l’impatto delle politiche internazionali sul prezzo dei farmaci innovativi. Il rischio – ha concluso – è che i pazienti europei possano accedere alle nuove terapie con 5 o 6 anni di ritardo rispetto agli Stati Uniti”.

31 Ottobre 2025

Infezioni sessualmente trasmissibili tornano emergenza sanitaria

31, ottobre 2025 – Le infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) tornano a essere un’emergenza di sanità pubblica: in Europa e in Italia si registra una ripresa dei casi di gonorrea, sifilide e clamidia, ma c’è anche la comparsa o la ri-emersione di patologie trasmesse sessualmente non convenzionali come il monkeypox (il vaiolo delle scimmie), le infezioni enteriche trasmesse per via oro-anale, fino a forme atipiche come la neisseria meningitidis urogenitale e la tinea genitalis, spesso nota semplicemente come ‘tigna’. Questi temi saranno al centro dell’11/mo Congresso Nazionale della Società Interdisciplinare per lo studio delle Malattie Sessualmente Trasmissibili (Simast), a Firenze il 5 e 6 novembre, che mette in evidenza “la necessità di sostenere un approccio multidisciplinare in questa materia, di sensibilizzare la cittadinanza alla prevenzione e facilitare gli accessi agli screening”.

Negli ultimi anni – rileva la Simast – l’andamento epidemiologico in Europa mostra aumenti marcati in particolare per la gonorrea: nel 2023 sono stati notificati nell’area quasi 97mila casi rispetto ai circa 70mila dell’anno precedente. Anche in Italia i dati mostrano un incremento per sifilide, gonorrea e clamidia: il trend riflette sia “una ripresa dei contatti sociali dopo la pandemia sia lacune nella prevenzione e negli screening, con rischi per i giovani e per le popolazioni più vulnerabili”. “Il monkeypox è finito al centro delle cronache nel 2022 ma in Italia, Toscana inclusa, vi sono stati altri cluster epidemici anche più di recente – sottolinea Luigi Pisano, dirigente medico in Dermatologia e Venereologia, Ospedale Piero Palagi, Firenze, e Presidente del Congresso – Le infezioni gastrointestinali a trasmissione sessuale (Campylobacter, Salmonella, Shigella, Entamoeba histolytica, epatite A) – aggiunge – sono tradizionalmente trasmesse attraverso cibo e acqua, ma sono in aumento tra i gruppi ad alto rischio, in particolare gli ‘Msm’ (uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, ndr), a causa di pratiche sessuali che coinvolgono il contatto orale-anale. Questi patogeni sono sempre più spesso associati ad alti tassi di resistenza nei confronti delle principali classi di antibiotici, dai macrolidi ai fluorochinoloni alle penicilline”.

29 Ottobre 2025

Tumore del seno: in tutta Italia attive 280 Breast Unit

Roma, 29 ottobre 2025 – In Italia nell’80% dei centri oncologici è presente una Breast Unit per il trattamento multidisciplinare del tumore del seno. Sull’intero territorio nazionale, queste strutture sanitarie, sono 280 e sei su dieci affrontano ogni anno più di 200 nuovi casi. Nel complesso tutte le Unit devono garantire assistenza sanitaria alle 925mila donne che in Italia vivono con una diagnosi di neoplasia mammaria. Sono questi alcuni dati presentati oggi a Roma nel corso del convegno Le Breast Unit per il Benessere delle Pazienti organizzato dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP). “Sono le uniche strutture sanitarie che possono davvero garantire la necessaria assistenza multidisciplinare e multiprofessionale – sostiene il prof. Paolo Marchetti, Presidente della FMP -. Il cancro del seno è una malattia molto complessa la cui incidenza è in crescita in tutti i Paesi Occidentali. A livello mondiale è il secondo tumore più diffuso e si stimano 2,3 milioni di nuovi casi ogni anno. Oggi siamo in grado di riconoscere e trattare i diversi sottogruppi di patologia con terapie e trattamenti personalizzati. Anche a causa di questa ampia eterogeneità si rende indispensabile la gestione di ogni singola neoplasia da parte di una squadra di operatori sanitari con competenze diverse. L’incontro di oggi vuole essere un momento di confronto tra specialisti per riflettere, formare e condividere esperienze al servizio della salute e del benessere integrale”. L’obiettivo dell’evento di Roma è dare voce alle donne e, infatti, partecipano 12 associazioni di pazienti. “E’ un convegno innovativo concepito con un approccio partecipato e inclusivo – prosegue il prof. Andrea Botticelli, Responsabile della Breast Unit del Policlinico Umberto I di Roma -. Vogliamo mettere al centro i bisogni reali a cui dobbiamo saper rispondere e per questo va superato il concetto tradizionale di “paziente al centro”. Bisogna abbracciare un modello nuovo in cui la donna è affiancata dal medico curante e con lui condivide consapevolmente le scelte terapeutiche e di percorso. È questo il modello di cura multidisciplinare che deve essere promosso in tutte le Breast Unit italiane. Sono dei luoghi di cura ma anche di relazione, ascolto e crescita condivisa. Portare insieme medici e pazienti nello stesso spazio di formazione e confronto significa dare vita a una medicina davvero partecipata e consapevole”. Sempre nell’ambito del convegno Le Breast Unit per il Benessere delle Pazienti le partecipanti prendono parte nel pomeriggio a laboratori esperienziali di meditazione guidata, mindfulness e arte terapia. “Le donne colpite da carcinoma mammario hanno molte nuove esigenze – aggiunge Giuliana D’auria, dell’UOC Oncologia Medica interpresidio Sandro Pertini Sant’Eugenio di Roma -. L’assistenza che dobbiamo garantire può avvalersi di nuovi strumenti che sono stati validati da studi e ricerche scientifiche. È questo il caso dello sport che ha dimostrato di essere un valido “trattamento”. Supporta l’organismo femminile e contribuisce al buon successo delle terapie anti-cancro. L’alimentazione gioca un altro ruolo importante durante l’intero percorso di cura e nel successivo periodo del follow up. Infine, anche l’arte, la cultura e tutto ciò che combatte lo stress quotidiano può essere utilizzato per aiutare le nostre pazienti”. “In questo percorso le Associazioni di Pazienti sono un alleato imprescindibile, come testimoniato dalla partecipazione all’evento di oggi“ conclude Agnese Fabbri, coordinatrice della Breast Unit dell’Ospedale Santa Rosa di Viterbo.

27 Ottobre 2025

Schillaci, impegno contro cancro assoluta priorità

27, ottobre 2025 – “In Italia si stima che nel 2024 vi siano state circa 390.000 nuove diagnosi di tumore (dati Airc). Il peso economico e sociale è enorme: cure complesse, percorsi assistenziali lunghi, ricadute sulla qualità della vita di pazienti e famiglie. L’impegno contro il cancro è, per la nostra nazione, una assoluta priorità che richiede sostegno pieno alla ricerca, investimenti sull’innovazione tecnologica e cure sempre più personalizzate”.

Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo al Quirinale alle celebrazioni per ‘I giorni della ricerca’ di Fondazione Airc. Il Servizio Sanitario Nazionale “è chiamato a rispondere non solo con servizi e farmaci, ma con sistemi integrati, efficaci e sostenibili. Dobbiamo avere una visione strategica che unisca – ha detto il ministro – la ricerca all’assistenza”.

22 Ottobre 2025

Proteine e dieta mediterranea armi contro l’invecchiamento

22 ottobre 2025 – Una dieta ricca di proteine e nutrienti essenziali, ma povera di calorie e zuccheri, rappresenta l’arma più efficace per rallentare il declino cognitivo e fisico nelle persone anziane, contrastando la perdita di massa muscolare e di densità ossea e riducendo significativamente il rischio di cadute, di patologie legate all’età e di demenza. A confermarlo, diversi studi citati dalla Società italiana di nutrizione clinica (Sinuc). “Attualmente circa il 9% della popolazione europea ha più di 65 anni, percentuale che si prevede salirà al 25% entro il 2050 – spiega Maurizio Muscaritoli, presidente della Sinuc -. Quasi il 50% dei decessi prematuri è direttamente legato allo stile di vita, in particolare alla dieta”. A giocare un ruolo chiave nell’alimentazione dei più anziani sono le proteine. Una ricerca del 2019 ha dimostrato che gli anziani con obesità che seguivano una dieta iperproteica e ipocalorica hanno registrato una maggiore perdita di peso mantenendo al contempo la massa muscolare, migliorando la qualità ossea e i marcatori di longevità, con conseguente riduzione del rischio di mortalità. Allo stesso tempo, da uno studio del 2023 è emerso che le raccomandazioni standard sulla quantità di proteine da assumere potrebbero non essere sufficienti, con gli over 50 che necessiterebbero di quantità maggiori (fino al doppio) di proteine al giorno per mantenere la massa muscolare, specialmente se praticano attività fisica, arrivando a 0,9-1,1 grammi per chilo di peso corporeo.

Questo fabbisogno può essere soddisfatto consumando carne, in particolare pollame, pesce, latte e latticini ma tenendo anche conto di contingenti problemi di masticazione e di condizioni che possono portare a problemi di deglutizione e disfagia. Inoltre, una scoperta di fondamentale importanza riguarda l’impatto della nutrizione sull’invecchiamento cerebrale. Gli studi dimostrano che lo sviluppo di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, malattie neurodegenerative, deterioramento cognitivo e demenza può essere rallentato o addirittura prevenuto da regimi nutrizionali come la dieta mediterranea, povera di zuccheri e ricca di alimenti vegetali e di una varietà di nutrienti.

21 Ottobre 2025

Studio: cancro in aumento tra giovani e anziani, è correlato all’obesità

21, ottobre 2025 – L’impatto del cancro è in aumento tra i giovani e gli anziani in tutto il mondo ed è correlato all’obesità. E’ quanto emerge da uno studio di sorveglianza che ha confrontato i trend internazionali di incidenza per 13 tipi di tumore negli adulti più giovani e in quelli più avanti con l’età. Lo studio ha rilevato un aumento dei tassi di incidenza per diversi tipi di neoplasie nei Paesi studiati. E i tumori in cui i tassi di incidenza sono aumentati sia negli adulti più giovani che in quelli più anziani erano tutti correlati all’obesità. Questi risultati, spiegano gli autori del lavoro pubblicato su ‘Annals of Internal Medicine’, possono contribuire a orientare le future priorità della ricerca e le linee guida per la salute pubblica. I ricercatori dell’Institute of Cancer Research e dell’Imperial College di Londra hanno studiato i dati annuali sull’incidenza del cancro dal 2003 al 2017 in 42 Paesi in Asia, Europa, Africa, Nord e Sud America e Australasia, presenti nel database Globocan dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc). Sono stati valutati 13 tipi di cancro, precedentemente segnalati come in aumento in molti Paesi tra i giovani adulti: leucemia e cancro del colon-retto, dello stomaco, del seno, della prostata, dell’endometrio, della cistifellea, del rene, del fegato, dell’esofago, della bocca, del pancreas e della tiroide. Il cancro nei giovani adulti è stato definito come diagnosi tra i 20 e i 49 anni e negli adulti più anziani come diagnosi a 50 anni o più. I tassi di incidenza del cancro sono aumentati nei giovani adulti in oltre il 75% dei Paesi esaminati per tiroide, mammella, colon-retto, rene, endometrio e leucemia.

Per tutti questi tipi di cancro, a eccezione del cancro del colon-retto, i tassi di incidenza sono aumentati anche nei più anziani. Per quanto riguarda il cancro del colon-retto, le tendenze all’aumento nei giovani adulti sono state maggiori rispetto a quelle negli anziani nel 69% dei Paesi. Per il cancro del fegato, del cavo orale, dell’esofago e dello stomaco, i tassi di incidenza sono diminuiti nei giovani adulti in oltre il 50% dei Paesi studiati. I risultati indicano che le variazioni nell’esposizione che determinano un aumento dei tassi di incidenza del cancro sono probabilmente comuni a tutte le fasce d’età piuttosto che specifiche dei giovani adulti. I tipi di cancro che sono aumentati sia nei giovani adulti che negli anziani nella maggior parte dei Paesi erano tutti correlati all’obesità, con il cancro dell’endometrio e del rene che sono stati i più fortemente associati all’obesità. I modelli osservati nell’incidenza del cancro del colon-retto potrebbero inoltre essere dovuti all’esposizione a nuovi agenti cancerogeni o a screening efficaci negli anziani. Nel complesso, concludono gli esperti l’analisi suggerisce che in molti Paesi i tipi di cancro precedentemente osservati in aumento nei giovani stanno aumentando sia in questa fascia di popolazione che negli anziani, e andrebbero attentamente considerate le implicazioni di concentrare i nuovi studi su questi tipi di cancro solo sui giovani.

20 Ottobre 2025

Tumori, in Europa vivono 20 milioni di pazienti oncologici cronici

Berlino, 20 ottobre 2025 – In Europa sono oltre 20 milioni le persone per le quali il cancro è una malattia cronica con la quale convivere. Un’ottima notizia che testimonia le maggiori possibilità di cura dei tumori ma che rappresenta una difficile condizione per molte persone. “Vivere con una patologia dolorosa e che richiede costanti controlli come il cancro porta quasi sempre sofferenze fisiche ma anche emotive. In tutto il Vecchio Continente abbiamo bisogno di potenziare i percorsi di psiconcologia per contrastare il crescente disagio di milioni di malati. Sarà così possibile prevenire e limitare tutte le diverse problematiche legate ai tumori”. E’ quanto affermato oggi dalla prof.ssa Gabriella Pravettoni (Docente di Psicologia delle Decisioni all’Università di Milano e Direttrice della Divisione di Psiconcologia dell’Istituto Europeo di Oncologia-IEO) durante il congresso 2025 dell’European Society for Medical Oncology (ESMO) che si svolge in questi giorni a Berlino. Durante l’evento internazionale si svolge anche un Simposio Speciale sulla Survivorship alla quale partecipano i massimi esperti che hanno redatto le Linee Guida europee sui pazienti oncologici lungo viventi.

“Dal documento emergono i molti bisogni insoddisfatti, o non sufficientemente riconosciuti, dei malati – afferma la prof.ssa Pravettoni intervenendo al Simposio Speciale -. Il ruolo del psiconcologo è fondamentale per rispondere in modo corretto a molte di queste nuove necessità. Non sempre però il suo supporto è realmente garantito e, per esempio, in Italia solo nel 20% dei centri di oncologia è presente in modo strutturato uno psiconcologo. Spesso si utilizzano professionisti non specializzati nell’assistenza ai pazienti colpiti da tumore. E’ importante investire in questa figura ed è inoltre possibile ricorrere anche all’uso di piattaforme on line per un supporto da remoto”. “La cronicizzazione del cancro è ormai una realtà grazie alle migliori e più personalizzate terapie – prosegue la prof.ssa -. L’assistenza socio-sanitaria deve però farsi maggiormente carico dei problemi fisici indotti dalla neoplasia e quindi va prestata maggiore attenzione ai dolori o all’affaticamento. Vi sono poi altre questioni da affrontare come il non sempre facile ritorno al lavoro o le numerose difficoltà finanziarie che fanno seguito alla patologia. Un paziente poi vive con la paura costante di una possibile, e spesso molto probabile, ricomparsa della neoplasia. Infine la sofferenza psicologica, l’ansia o la depressione tendono a proseguire anche dopo la fine del periodo di somministrazione dei trattamenti”. “I problemi sociali, causati dai tumori, provocano o amplificano anche i disagi psicologici – prosegue la prof.ssa Pravettoni -. Tutto ciò implica costi diretti e indiretti elevati a tutti i sistemi sanitari nazionali oltre che a considerevoli spese sociali. Se vogliamo davvero sconfiggere il cancro non è più rinviabile un miglioramento dei servizi di psiconcologia in tutta Europa. Bisogna aiutare le persone non solo ad allungare la propria vita ma anche ad allargarla. Dobbiamo far in modo che tutti i nuovi bisogni dei malati siano riconosciuti e le loro sofferenze quotidiane alleviate”.

15 Ottobre 2025

Ricostruzione seno dopo tumore, in Italia solo per 1 donna su 2

15, ottobre 2025 – In Italia il tumore al seno colpisce 1 donna su 8 nel corso della vita. Nella grande maggioranza dei casi, la cura oncologica comporta un intervento chirurgico più o meno demolitivo e per recuperare l’integrità fisica, o semplicemente forme naturali e gradevoli, è necessario un intervento ricostruttivo. Il 15 ottobre in tutto il mondo si celebra il Bra Day, la giornata internazionale per la consapevolezza della ricostruzione mammaria post-oncologica, e in Italia ancora non tutte le donne che ne avrebbero i requisiti accedono, per motivi diversi, alla ricostruzione: oggi, rileva la Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica (Sicpre), solo il 50% delle donne sceglie infatti di ricostruirsi, ma nelle Breast Unit la percentuale di coloro che ricevono una ricostruzione immediata è notevolmente più alta. Da qui, afferma la Società scientifica, la necessità di sensibilizzare le pazienti, e non solo, su questo argomento.

In base al Registro nazionale degli impianti protesici mammari, sono circa 59.000 le protesi mammarie impiantate ogni anno, di cui il 63% posizionate per finalità estetiche e il 37% per finalità ricostruttiva, con un totale di circa 41.000 pazienti impiantati annualmente. “Ogni anno, in occasione del Breast Reconstruction Awareness Bra Day, la Sicpre organizza un evento rivolto al pubblico. Il Bra Day Sicpre, quest’anno con il titolo ‘Con il seno di poi. Cibo e arte per superare la malattia’ – afferma Maurizio Ressa, presidente Sicpre – ha lo scopo di raggiungere e informare le donne. La ricostruzione mammaria è a carico del Servizio Sanitario Nazionale, ma non sempre le pazienti sono al corrente di questa possibilità, delle modalità in cui avviene e dei risultati che può dare”. Il Bra Day “sottolinea l’importanza della ricostruzione immediata, fondamentale per la donna, per riappropriarsi di sé stessa, ma anche per ricevere meglio le terapie e poter riprendere la propria vita lavorativa e sociale”, spiega Marzia Salgarello, chirurgo plastico presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli e presidente della Beautiful After Breast Cancer Italia Onlus. Ecco perché, conclude Liliana Barone Adesi, medico dell’Unità di Chirurgia Plastica del Policlinico Gemelli, “dobbiamo spingere le pazienti a rivolgersi, ove possibile, alle Breast Unit, poiché le possibilità di cura sono di gran lunga migliori essendo formate da equipe altamente qualificate, di cui i chirurghi plastici sono parte integrante”.

13 Ottobre 2025

Tumore seno metastatico, 7 donne su 10 temono la progressione di malattia

Roma, 13 ottobre 2025 – In Italia oltre il 70% delle pazienti con tumore metastatico della mammella teme che la malattia possa progredire. Lo stesso timore interessa circa la metà dei caregiver. Da qui la necessità di avere sempre assicurato un adeguato servizio di psico-oncologia. Per accompagnare al meglio le donne colpite dal carcinoma nel loro percorso di cura, è fondamentale poter garantire una continuità assistenziale sul territorio e non solo nei centri ospedalieri di riferimento. La relazione di fiducia che le pazienti costruiscono nel tempo con medici e infermieri è percepita come insostituibile. Allo stesso tempo, molte donne avvertono il bisogno di ricevere risposte rapide a domande quotidiane che spesso trovano spazio durante le visite. La telemedicina e il teleconsulto sono strumenti che vanno utilizzati e rappresentano un prezioso aiuto che non grava ulteriormente sul lavoro dei centri oncologici. Sono queste alcune delle conclusioni dei focus group ideati e coordinati da Fondazione IncontraDonna nell’ambito di Officina #Metastabile, il progetto ideato per la coprogettazione e l’attuazione sul territorio del “PDTA dedicato al tumore metastatico della mammella”. L’iniziativa è giunta alla sua seconda edizione e le ultime novità sono presentate oggi a Roma in un convegno nazionale presso AGENAS (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali). Lo scorso anno la Fondazione IncontraDonna aveva condotto due indagini, su alcuni centri di senologia e sulle pazienti, dalle quali erano emersi bisogni specifici. Quest’anno le attività sono proseguite con l’avvio di focus group condotti da professionisti qualificati, riservati alle pazienti e concepiti come spazi di ascolto e condivisione. I responsabili scientifici sono Andrea Botticelli (Oncologo membro del CdA di Fondazione IncontraDonna e Responsabile della Breast Unit del Policlinico Umberto I di Roma) e Lucia Del Mastro (Professore Ordinario e Direttore della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova). L’evento di oggi si svolge in occasione della Giornata nazionale del tumore metastatico della mammella ed è moderato da Mauro Boldrini, Direttore della Comunicazione di AIOM e da Antonella Campana, Presidente di Fondazione IncontraDonna.

“In Italia un numero sempre maggiore di donne (e in minima percentuale di uomini) convive con questa diagnosi di cancro avanzato – afferma Adriana Bonifacino, Fondatrice di Fondazione IncontraDonna -. Nel 2024, su 53.686 nuove diagnosi, il 6-7% è stato diagnosticato come metastatico all’esordio, pari a circa 3.500 casi. Si stima che complessivamente siano oltre 50.000 le persone che convivono con la malattia metastatica ma il dato resta incerto: è urgente dotarci di indicatori oncologici nazionali che permettano di misurare con precisione la realtà e garantire risposte adeguate. L’innovatività farmacologica sta contribuendo ad aumentare la sopravvivenza e, in alcuni casi, la regressione della malattia metastatica ma vivere più a lungo impone di garantire una buona qualità di vita. Il nostro progetto evidenzia diversi bisogni ancora insoddisfatti e sottolinea la priorità di definire un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale specifico per la forma più avanzata di carcinoma mammario. Negli ultimi anni il trattamento della neoplasia ha conosciuto un’evoluzione rapida e significativa: le terapie innovative stanno incrementando le possibilità di cura contribuendo a migliorare sia la sopravvivenza globale sia quella libera da progressione. È essenziale che tutte le persone colpite in un’ottica di equità, ovunque vivano, abbiano accesso alle medesime opportunità di cura e assistenza, con attenzione alla qualità della vita”.

“È responsabilità delle istituzioni impegnate nell’ambito sanitario – dichiara Americo Cicchetti, Commissario straordinario AGENAS – garantire a tutte le pazienti pari opportunità di accesso alle cure, indipendentemente dal luogo in cui vivono. Questo principio deve valere anche per le donne con tumore al seno metastatico, un campo in cui stiamo finalmente assistendo a un’importante evoluzione delle terapie e delle possibilità di trattamento. Più in generale, come Agenzia, siamo impegnati a creare i presupposti per un costante potenziamento dei servizi di assistenza ai cittadini anche alla luce delle innovazioni cliniche e organizzative emerse negli ultimi anni, così da assicurare percorsi di cura sempre più appropriati, integrati e centrati sulla persona”.

“Una diagnosi di cancro porta quasi sempre un forte senso d’incertezza per il proprio futuro – sostiene Anna Costantini, Past President e Consigliera Nazionale SIPO (Società Italiana di Psico-Oncologia) -. Nelle pazienti che vivono con le metastasi il timore per la progressione di malattia presenta un impatto significativo sulla qualità della vita ed è presente in circa il 72% dei casi e costituisce un bisogno non corrisposto nell’assistenza sanitaria. Si caratterizza per la paura di morire, di soffrire e di rappresentare un peso per i propri cari. Non costituisce di per sé una reazione irrazionale ma se si manifesta in forma grave può evolvere in un disturbo psicopatologico come una depressione clinica e interferire con il benessere e la qualità della vita. Queste reazioni vanno portate all’attenzione dell’intero team che prende in carico la paziente attraverso screening rapidi dedicati, dal momento che le forme gravi non migliorano senza interventi psico-oncologici specialistici di provata efficacia. Certamente una comunicazione chiara e onesta, da parte di tutti i medici, e un accesso a informazioni certificate ed affidabili possono altresì aiutare le pazienti a sentirsi più consapevoli e meno spaventate”.

“All’innovazione terapeutica deve accompagnarsi un’innovazione organizzativa centrata sui bisogni delle persone – aggiunge Nicola Silvestris, Segretario Nazionale AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica -. È necessario un “decentramento dell’assistenza” che dall’ospedale deve andare verso la medicina del territorio. La vicinanza fisica ai luoghi di cura ed assistenza rappresenta un grande vantaggio per pazienti e caregiver. Il tumore del seno metastatico è una patologia molto complessa ma è tuttavia possibile ricevere alcune terapie fuori dal reparto oncologico ospedaliero. Lo stesso può accadere per molte prestazioni diagnostiche che possono essere effettuate in strutture sanitarie territoriali più vicine al domicilio della donna. Bisogna garantire determinati e adeguati standard qualitativi ma la territorializzazione delle cure, se ben integrata e coordinata con i centri di riferimento, può offrire risposte concrete ai bisogni quotidiani”.

“Officina #Metastabile dimostra che la presa in carico personalizzata e la collaborazione fra istituzioni, clinici e associazioni possono cambiare la storia del tumore metastatico della mammella – sostiene Lavinia Mennuni, Membro Commissione Permanente Bilancio del Senato -. È fondamentale nel lavoro in Parlamento sostenere una sanità che porti la cura vicino ai cittadini, utilizzando telemedicina e percorsi personalizzati per evitare ricoveri inutili e garantire continuità assistenziale. L’oncologia è centrale nella nostra azione di governo: investire in diagnosi precoce, nuovi farmaci e tecnologie migliora la qualità di vita dei pazienti e, allo stesso tempo, contiene la spesa pubblica. Grazie anche a IncontraDonna vi è stato il riconoscimento del 13 ottobre come Giornata nazionale. Oggi dobbiamo fare un passo in più, sostenendo un PDTA che superi le disparità regionali, che promuova la continuità delle cure e il diritto all’oblio oncologico. Offrire alle pazienti metastatiche un percorso assistenziale stabile e dignitoso è un dovere civile e una scelta di sostenibilità per il sistema sanitario”.

“L’esperienza di #Metastabile è un esempio virtuoso di come associazioni come IncontraDonna, clinici e istituzioni possano costruire percorsi per il futuro della nostra sanità – sostiene Beatrice Lorenzin Membro Commissione Permanente Bilancio del Senato -. Nella mia attività parlamentare mi sono sempre battuta per garantire a tutte le donne un accesso alle cure più innovative e alla prevenzione del tumore al seno. Oggi dobbiamo essere tutti uniti affinché non ci sia una sanità a macchia di leopardo. Per questo servono PDTA e reti oncologiche coordinati a livello nazionale, perché le attuali frammentazioni regionali rischiano di relegare le terapie avanzate solo a chi entra nei trial clinici. Investire in un PDTA specifico per il tumore metastatico del seno significa riconoscere l’importanza della presa in carico multidisciplinare, del sostegno psicologico, dell’assistenza domiciliare e della continuità di cura lungo tutto il percorso di malattia. In vista della legge di bilancio mi batterò affinché vengano stanziate risorse adeguate per la prevenzione, per l’estensione dei programmi di screening e per la piena attuazione dei PDTA, dimostrando che la salute delle donne non è un costo ma un investimento sul futuro”.

Officina #Metastabile è un progetto che gode dei patrocini dell’AGENAS, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e di altre numerose Associazioni e Società Scientifiche. È stato realizzato anche grazie al contributo non condizionante di Daiichi Sankyo- AstraZeneca, Gilead, Menarini Stemline e Pfizer.

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