Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

8 Ottobre 2025

Tumori, AIOM: “Malnutrizione compromette terapie e qualità di vita”

8 ottobre 2025 – Nei pazienti oncologici “la malnutrizione può avere un impatto negativo sull’aderenza ai trattamenti, sulle complicanze chirurgiche postoperatorie, sulla durata dell’ospedalizzazione, ma anche sulla qualità di vita e sui costi del Servizio sanitario nazionale”. Così Nicola Silvestris, segretario nazionale AIOM – Associazione italiana di oncologia medica, intervenendo oggi a Milano alla presentazione del progetto ‘OncoCook’, promosso dall’associazione Vivere senza stomaco, si può Odv.

“L’alimentazione rappresenta un aspetto fondamentale nella vita di ciascuna persona che incontra una diagnosi oncologica – afferma Silvestris – Il 60-65% delle persone che arrivano alla prima visita riferisce un calo ponderale compreso tra 1 e 10 chilogrammi nei 6 mesi precedenti. Il 40% anoressia, un rifiuto nell’alimentazione. Tutto questo è causa di malnutrizione, una condizione che determina non solo una riduzione del peso, ma anche una alterazione della composizione corporea, con riduzione della massa muscolare”.

Aiom si impegna a divulgare “una serie di messaggi formativi ed educativi” sull’importanza dell’alimentazione sia nel percorso di cura del paziente oncologico sia per la prevenzione, visto che “circa il 40% delle neoplasie oggi è evitabile con corretti stili di vita”, ricorda Silvestris. Le linee guida Aiom, pubblicate lo scorso 31 dicembre sul sito dell’Istituto superiore di sanità, “raccomandano l’inquadramento nutrizionale sin dalla diagnosi – precisa l’oncologo – Il supporto nutrizionale deve far parte della presa in carico globale del paziente, accanto alla terapia medica, alla radioterapia e alla chirurgia”.

7 Ottobre 2025

AIFA: nuovo regolamento per un accesso più rapido alle cure

7, ottobre 2025 – E’ sull’Health Technology Assessment (Hta), il sistema multidisciplinare che in sanità consente di valutare la congruità dei prezzi in rapporto ai benefici terapeutici, che il nuovo regolamento dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) punta per garantire accesso all’innovazione e sostenibilità economica. Presentato a Roma, il ‘Regolamento di funzionamento e coordinamento del personale’, ha tra gli obiettivi un più rapido accesso alle terapie, la sicurezza dei pazienti, l’accesso equo e universale ai farmaci e il superamento della frammentazione nelle attività degli uffici, con snellimento della burocrazia.

“Nel regolamento di riorganizzazione dell’agenzia – ha spiegato il presidente Aifa, Robert Nisticò – abbiamo voluto potenziare e meglio specificare le funzioni dell’Hta, che sempre più ricoprirà un ruolo centrale nel determinare prezzi e accesso alla rimborsabilità dei nuovi farmaci. Perché l’equità di accesso ai farmaci – ha aggiunto – passa sia per lo snellimento delle procedure autorizzative ma anche attraverso la sostenibilità economica del sistema, senza la quale non c’è nemmeno universalità del servizio. L’obiettivo è quello di diventare una agenzia più moderna”.

6 Ottobre 2025

Tumore del seno, cresce l’adesione a screening ma divario Nord-Sud

6 ottobre 2025 – Cresce l’adesione agli screening per i tumori in Italia, specie quello della mammella, anche se con forti differenze geografiche che vedono il Sud restare indietro. E’ questo il quadro tracciato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) in occasione, ad ottobre, del mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. I dati della sorveglianza Passi relativi al biennio 2023-2024 mostrano che in Italia il 75% delle donne fra i 50 e i 69 anni si è sottoposto allo screening mammografico a scopo preventivo, all’interno di programmi organizzati o per iniziativa personale.

La quota di donne che si sottopone agli screening è maggiore fra quelle più istruite o con maggiori risorse economiche, fra quelle di cittadinanza italiana e fra le donne coniugate o conviventi. La copertura disegna un chiaro gradiente Nord-Sud con una copertura totale dell’86% al Nord, 80% al Centro e solo del 62% nelle Regioni meridionali. La pandemia nel 2020 e nel 2021 ha determinato una riduzione della copertura totale dello screening mammografico, che ha ricominciato a crescere nel 2022, arrivando nel 2024 a superare i valori pre-pandemia. In questo quadro, non è trascurabile la quota di 50-69enni che invece non si è mai sottoposta a una mammografia a scopo preventivo o lo ha fatto in modo non ottimale: 1 donna su 10 non ha mai fatto un esame mammografico e quasi il 15% riferisce di averlo eseguito da oltre due anni. Nel frattempo, sul tumore alla mammella, la ricerca progredisce su vari fronti: avanzamenti nella diagnostica anche mediante l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, individuazione di bersagli terapeutici e di nuovi trattamenti. Sono iniziate inoltre le attività del Registro Unico Nazionale delle Breast Unit, istituito con la scorsa legge di Bilancio.

3 Ottobre 2025

Alimentazione, Lancet: “No cibi sani per 3,7 miliari di persone”

3, ottobre 2025 – Il peso di una forchetta può essere insostenibile. Anche se è difficile immaginare che un piccolo gesto, come quello di sedersi a tavola, possa innescare un ‘butterfly effect’ (il battito d’ali di una farfalla che provoca un uragano dall’altra parte del mondo), un nuovo rapporto dimostra che è così: secondo gli esperti della Commissione Eat-Lancet del 2025, i sistemi alimentari sono “i principali motori delle sfide più urgenti del mondo, dalle malattie croniche alla crescente disuguaglianza, dall’accelerazione del cambiamento climatico alla perdita di biodiversità”. Il report rileva che, sebbene il mondo produca abbastanza calorie alimentari per tutti, quasi 3,7 miliardi di persone – quindi quasi la metà della popolazione planetaria (8 miliardi) – non hanno accesso a una dieta sana, a salari adeguati o a un ambiente pulito. Viene poi evidenziato l’impatto ambientale: la produzione alimentare rappresenta quasi il 30% delle emissioni globali di gas serra. “Questa crisi di disuguaglianza e danno ambientale minaccia la salute umana e la resilienza del pianeta Terra”, avvertono gli autori. Basandosi sullo storico rapporto del 2019, la Commissione Eat-Lancet 2025 presenta quella che viene definita l’analisi scientifica più completa dei sistemi alimentari globali fino ad oggi. Non viene però lanciato solo un allarme. Nel documento si spiega che “soluzioni sostenibili ed eque sono a portata di mano” e che la ‘Planetary Health Diet’ (Phd), che privilegia alimenti vegetali poco trasformati con un consumo moderato di prodotti animali come carne e latticini, è associata a un rischio di morte prematura inferiore del 27%.

L’adozione globale di questo modello alimentare flessibile potrebbe dunque potenzialmente prevenire circa 15 milioni di morti premature all’anno e ridurre notevolmente il rischio di malattie croniche come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, il cancro e le patologie neurodegenerative. Con questa svolta a tavola, in combinazione con sforzi globali per dimezzare le perdite e gli sprechi alimentari, implementare pratiche agricole sostenibili ed ecologiche e fermare la conversione agricola di ecosistemi intatti, “il mondo può migliorare contemporaneamente la salute pubblica, ripristinare la salute del pianeta e fornire cibo a sufficienza per una popolazione globale prevista di 9,6 miliardi di persone entro il 2050”. La Commissione Eat-Lancet 2025 riunisce esperti mondiali in nutrizione, scienze ambientali, economia, agricoltura, giustizia e politiche sanitarie con l’obiettivo di fornire una valutazione scientifica dei sistemi alimentari fino ad oggi, offrendo nuovi dati per una trasformazione. “I sistemi alimentari contribuiscono in modo significativo a molte delle crisi che affrontiamo oggi e, allo stesso tempo, sono la chiave per risolverle – evidenzia Shakuntala Haraksingh Thilsted, copresidente della Commissione e direttrice per la nutrizione, la salute e la sicurezza alimentare nel Gruppo consultivo per la ricerca agricola internazionale (Cgiar) – Le evidenze presentate nel nostro rapporto sono chiare: il mondo deve agire con coraggio ed equità per garantire miglioramenti sostenibili. Le scelte che facciamo oggi determineranno la salute delle persone e del pianeta per generazioni”.

1 Ottobre 2025

Immunità gregge per Hpv, vaccino protegge anche chi non lo fa

1, ottobre 2025 – A quasi 20 anni dall’introduzione della vaccinazione contro il Papillomavirus nella popolazione si comincia a osservare l’immunità di gregge, vale a dire quel fenomeno per cui una volta raggiunto un certo livello di copertura vaccinale si ottiene un effetto di protezione anche nelle persone non vaccinate grazie alla ridotta circolazione del virus. È il dato che emerge da uno studio coordinato da ricercatori del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center, di Cincinnati (Usa) e pubblicato sulla rivista Jama Pediatrics. Il Papillomavirus umano è l’infezione a trasmissione sessuale più comune nel mondo. Le forme di virus ad alto rischio possono causare tumori orofaringei e anogenitali (per esempio quello della cervice uterina) e complessivamente si stima ogni anno siano legati a questo virus circa 630 mila nuovi tumori.

La ricerca ha analizzato i dati relativi a circa 2.300 ragazze e giovani donne considerate ad alto rischio di contrarre un’infezione da virus Hpv nel periodo compreso tra il 2006 e il 2023. Seppure con importanti differenze a seconda del vaccino impiegato, in questo periodo nelle donne vaccinate le infezioni da Papillomavirus si sono quasi azzerate. Tuttavia, una riduzione sostanziale è stata osservata anche in quelle non vaccinate, con un calo delle infezioni che, in alcuni casi, ha superato il 75%. Ciò è avvenuto senza che siano cambiati nelle ragazze le abitudini sessuali, il principale fattore di rischio per contrarre l’infezione. “Ci sono due incoraggianti messaggi che arrivano dal nostro studio”, ha affermato in una nota la coordinatrice della ricerca Jessica Kahn. “In primo luogo, che i vaccini Hpv funzionano benissimo nel mondo reale. In secondo luogo, abbiamo visto chiare prove di immunità di gregge, il che significa che quando vengono vaccinate abbastanza persone, il vaccino protegge indirettamente le persone non vaccinate – ha aggiunto – Questi risultati rafforzano il potenziale del vaccino Hpv per prevenire l’infezione e, in definitiva, eliminare il cancro della cervice uterina a livello globale”.

30 Settembre 2025

Long Covid, dopo reinfezione rischio doppio in bimbi e teenager

30, settembre 2025 – Bambini e adolescenti hanno il doppio delle probabilità di soffrire di long Covid dopo aver contratto il virus SarsCoV2 per la seconda volta, rispetto ai loro coetanei con una singola infezione alle spalle. Lo rivela un ampio studio finanziato dai National Institutes of Health (Nih) e pubblicato su Lancet Infectious Diseases. Condotto presso l’Ann & Robert H. Lurie Children’s Hospital di Chicago e la Northwestern University Feinberg School of Medicine, ha analizzato i dati delle cartelle cliniche elettroniche di oltre 465.000 bambini e adolescenti dal 1 gennaio 2022 al 13 ottobre 2023, quando Omicron era la variante dominante. Lo studio fa parte dell’iniziativa Recover, finanziata dal Nih, che comprende 40 ospedali pediatrici e istituti sanitari statunitensi e mira a comprendere gli effetti a lungo termine del Covid ed è la prima e più ampia indagine longitudinale sul long Covid dopo una reinfezione in bambini e adolescenti. Questi risultati contrastano con la percezione diffusa che il Covid nei bambini sia “lieve” e che le reinfezioni non comportino lo stesso rischio di long Covid rispetto alle infezioni iniziali.

Tra le condizioni associate al long Covid nei giovani figurano in primo luogo la miocardite (gonfiore del muscolo cardiaco che può indebolire il cuore e persino rivelarsi fatale), con un rischio triplicato dopo una seconda infezione rispetto all’infezione iniziale. La formazione di coaguli di sangue nei bambini inoltre, è risultata il doppio più probabile dopo una seconda infezione da Sars-Cov-2. I bambini presentavano anche un rischio maggiore di molte altre condizioni dopo aver contratto il Covid due volte, tra cui danni renali, battito cardiaco anomalo, mal di testa, dolore addominale e grave affaticamento.”I risultati di questo studio supportano ulteriormente una delle ragioni più importanti per pazienti, famiglie e medici a favore della vaccinazione: un maggior numero di vaccini dovrebbe portare a una riduzione delle infezioni, il che a sua volta dovrebbe portare a una riduzione della durata del Covid”, afferma il coautore Ravi Jhaveri, Responsabile del Dipartimento di Malattie Infettive Pediatriche.

29 Settembre 2025

Nessun beneficio dal caffè per le persone obese

29, settembre 2025 – Il caffè può avere dei benefici, ma non per tutti. Lo dice uno studio giapponese che mette in discussione una delle abitudini più radicate e amate al mondo, evidenziando come tre tazze al giorno – per chi ha un peso nella norma – possono aiutare a tenere sotto controllo la glicemia e proteggere dall’arteriosclerosi. Un effetto che invece scomparirebbe per le persone obese. La ricerca è stata condotta dall’Università di Tokushima, che ha analizzato oltre 600 individui tra i 35 e i 69 anni. L’obiettivo era quello di capire se la bevanda ha gli stessi effetti sul metabolismo in persone normopeso e obese. Chi ha un BMI inferiore a 25, cioè un peso considerato nella norma, e beve tre o più tazze di caffè al giorno, mostra livelli più alti di adiponectina, un ormone che regola la glicemia e protegge le arterie. Ma tra gli obesi (BMI pari o superiore a 25), il corpo non risponde allo stesso modo. Anche con un consumo elevato di caffè, i livelli di adiponectina restano bassi. In altre parole: i benefici metabolici del caffè si annullano. “Chi è obeso produce meno adiponectina, anche se consuma caffè regolarmente”, spiegano gli autori dello studio. Il messaggio sembra chiaro: non basta bere caffè per compensare uno stile di vita poco sano. La prevenzione passa sempre da un’alimentazione equilibrata, un’attività fisica regolare e l’attenzione a mantenere il proprio peso sotto controllo.

25 Settembre 2025

Studio: nel 2050 i morti di cancro supereranno i 18 milioni, +75%

25 settembre 2025 – Nonostante i progressi nella cura del cancro e gli sforzi per contrastare i fattori di rischio della malattia, nel mondo il numero di nuovi casi di tumore è più che raddoppiato dal 1990 al 2023 (arrivando a 18,5 milioni) e i decessi hanno subito un’impennata del 74% (10,4 milioni). Guardando al futuro, “senza un’azione urgente e finanziamenti mirati”, si prevede che nel 2050 le persone che riceveranno una nuova diagnosi di tumore raggiungeranno quota 30,5 milioni e i morti saliranno a 18,6 milioni. E oltre la metà dei nuovi casi e due terzi dei decessi saranno concentrati nei Paesi a basso e medio reddito (Lmic). E’ il quadro che emerge da una nuova analisi dei Global Burden of Disease Study Cancer Collaborators, pubblicata su ‘The Lancet’.

Nel dettaglio, la previsione indica che i casi aumenteranno in tutto il mondo del 61% nei prossimi 25 anni e i decessi annui cresceranno di quasi il 75%, ma questo aumento risulta essere “principalmente legato alla crescita demografica e al crescente invecchiamento della popolazione”. Tuttavia, i miglioramenti ottenuti nei trend sono ancora lontani dall’ambizioso Obiettivo di sviluppo sostenibile fissato dalle Nazioni Unite, che raccomanda di ridurre di un terzo entro il 2030 la mortalità prematura dovuta a malattie non trasmissibili, tra cui il cancro. Una malattia che, evidenzia l’autrice principale Lisa Force, dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme), università di Washington, “continua a contribuire in modo significativo al carico globale e il nostro studio evidenzia come si prevede che aumenterà in modo sostanziale nei prossimi decenni, con una crescita sproporzionata nei Paesi con risorse limitate”. Sebbene, infatti, i tassi globali di mortalità per cancro (aggiustati in base all’età) siano diminuiti, ciò non vale per alcuni Paesi a basso e medio reddito, dove sia i tassi che i numeri sono in aumento.

Utilizzando dati provenienti da registri dei tumori basati sulla popolazione, sistemi di registrazione e interviste con familiari o assistenti di persone decedute per cancro, la nuova analisi fornisce stime globali, regionali e nazionali aggiornate ed estese dal 1990 al 2023 in 204 Paesi e territori per 47 tipi o raggruppamenti di cancro e fattori di rischio attribuibili. L’analisi prevede il carico globale del cancro fino al 2050 ed esamina i progressi specifici finora compiuti.

24 Settembre 2025

ISS: tra i caregiver 4 su 10 sviluppano malattie croniche

24 settembre 2025 – Prendersi cura di un familiare non è solo un impegno emotivo e pratico: per molti caregiver significa anche mettere a rischio la propria salute. Quattro su dieci (41%) dichiarano infatti di aver sviluppato malattie croniche che prima non avevano e tra questi due su tre (66%) riportano l’insorgenza di più di una patologia. A soffrirne di più sono le donne (in particolare le più giovani) che spesso rinunciano a visite mediche e ricoveri. Lo rivela una survey dell’Istituto Superiore di Sanità, a cui hanno risposto 2033 persone (83% donne), presentata oggi a Roma in occasione del convegno “Promuovere la salute delle persone caregiver familiari in ottica di genere: prospettive future” promosso dal Centro di riferimento per la medicina di genere. In cima alle malattie più frequenti, quelle psichiatriche, seguite da quelle scheletro-muscolari, cardiovascolari e gastro-intestinali.

“Le donne, in particolare, si fanno carico in maniera preponderante del lavoro di assistenza e cura all’interno delle famiglie – spiega Elena Ortona, direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Iss-. Questo impegno costante e spesso gravoso ha un impatto diretto e profondo sulla loro salute. La ricerca evidenzia che le donne che svolgono il ruolo di caregiver sono maggiormente esposte a problemi di salute fisica e psicologica; di conseguenza, le disuguaglianze di genere possono generare a loro volta disuguaglianze di salute. Fondamentale – aggiunge – è che le politiche socio-sanitarie rivolte ai caregiver e alle caregiver familiari considerino le differenze di sesso e genere basate sulle evidenze scientifiche”. Al centro del dibattito, anche il contributo del medico di medicina generale e la mappatura dei servizi diretti ai caregiver.

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