Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

17 Settembre 2025

Studio: il long Covid potrebbe favorire le irregolarità mestruali

17, settembre 2025 – Il long covid potrebbe favorire nelle donne irregolarità mestruali, infatti, secondo uno studio pubblicato su Nature Communications, il long Covid è associato ad alterazioni del ciclo mestruale (cicli irregolari, più lunghi e più corposi); viceversa gli esperti dell’Università di Edimburgo che hanno condotto il lavoro hanno rilevato cambiamenti nei sintomi del long Covid durante il ciclo mestruale, suggerendo un rapporto bidirezionale tra ciclo e long Covid. Coordinato da Jacqueline Maybin, lo studio si basa su interviste a circa 12.000 donne per confrontare le caratteristiche mestruali in persone con long Covid (1.048), infezione da Sars-CoV-2 in corso (1.716) o controlli che non avevano mai avuto il COVID (9.423). Inoltre, hanno studiato nel tempo i sintomi del long Covid durante il ciclo mestruale in una coorte di 54 donne. I risultati hanno mostrato che il long Covid si associa a un aumento della durata del ciclo mestruale, del volume mestruale e del sanguinamento tra i cicli. Gli esperti hanno anche scoperto che i sintomi del long Covid aumentavano nella fase perimestruale (che include i 2 giorni prima delle mestruazioni e tutti i giorni successivi alle mestruazioni), suggerendo una relazione bidirezionale tra long Covid e disturbi mestruali. Per indagare l’effetto del long Covid sulla funzione ovarica ed endometriale, gli autori hanno coinvolto 10 donne con long Covid e controlli sani. I risultati preliminari suggeriscono che i disturbi mestruali correlati al COVID siano associati a infiammazione dell’endometrio e a un’alterazione della regolazione dell’ormone androgeno. Si tratta tuttavia di risultati preliminari e quindi per ora non vi sono indicazioni che il long Covid si associ a una significativa perdita della funzionalità ovarica. Studi futuri dovrebbero replicare i risultati in popolazioni più ampie e diversificate ed esplorare strategie terapeutiche, concludono gli esperti.

16 Settembre 2025

La SIRM: “La medicina difensiva puo’ favorire esami inappropriati”

Roma, 16 settembre 2025 – Domani si celebrerà la “Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita”. In Italia l’attenzione si concentrerà su come garantire al paziente le migliori opzioni terapeutiche e diagnostiche riducendo al massimo i rischi. Un impegno che vede la SIRM (Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica) in prima linea per porre l’attenzione verso esami diagnostici effettuati talvolta in modo inappropriato, anche in relazione alla medicina difensiva. Questo comporta spese inutili ma soprattutto esposizione a radiazioni superflue che possono essere dannose per la salute del singolo paziente ma anche dell’operatore. I progressi dell’innovazione hanno permesso di ridurre fortemente la quantità di emissioni ma va sempre tenuto alto il livello di attenzione. Proprio per aumentare la consapevolezza e l’alert su questi temi, la SIRM ha promosso un convegno nella sede del Cardello a Roma alla vigilia della giornata nazionale che si celebrerà domani come da Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri. “Una giornata fondamentale, – spiega Nicoletta Gandolfo, Presidente Nazionale SIRM e Direttore del Dipartimento Immagini e Coordinatore della Breast Unit Asl3 di Genova – la radiologia medica si è fortemente evoluta: non si tratta più di una semplice interpretazione delle immagini ma diventa radiologia clinica che interviene in tutti i percorsi dalla prevenzione, alla diagnosi, alla stadiazione, al follow-up. Proprio per questo diventa fondamentale concentrarsi sulla sicurezza attraverso il percorso di formazione degli operatori, la corretta informazione al paziente, la collaborazione con gli altri clinici e con le altre società scientifiche”. “Da anni ormai la quantità di radiazioni utilizzate per gli esami radiologici è in costante riduzione – sottolinea Luca Brunese, Presidente eletto SIRM – proprio nell’ottica di ottimizzare i percorsi e soprattutto tutelare il paziente. Per questo è diventato indispensabile impegnarsi sulla formazione degli operatori e sulla collaborazione con gli altri clinici, come gli oncologi: la collaborazione di SIRM con AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) è un esempio virtuoso a tutto vantaggio dei malati”. “La Fidesmar è la federazione delle Società Scientifiche dell’area radiologica – ha spiegato il Presidente Vittorio Miele – che ha proprio nella sua mission il tema della sicurezza che si declina con la corretta somministrazione di esami quando sono realmente indicati per evitare sprechi e procedure inutili”. “AIRO (Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica) – lo ha ribadito il Presidente Marco Krengli – si è molto impegnata per definire linee guida da adottare sull’intero territorio nazionale, in forte collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e nella formazione attraverso webinar”. “Anche perché il tema della sicurezza – lo ricorda Maria Luisa De Rimini, Presidente Associazione Medici Nucleari (AINM) – ha rappresentato una costante nell’evoluzione della specialità con forte implicazione nelle pratiche cliniche”. Perché diventa davvero rilevante garantire l’inquadramento corretto del paziente: “Questo ormai rappresenta la vera sfida quotidiana per tutti noi – ha aggiunto Nicoletta Anzalone, Presidente AINR (Associazione di Neuroradiologia) – anche grazie all’utilizzo di nuovi software e l’intelligenza artificiale”. Mentre Stefano Arcangeli, Presidente dell’associazione di Radiobiologi ha puntualizzato l’importanza della radioprotezione nei confronti sia dei pazienti che degli operatori sanitari. Ernesto Di Cesare, Professore Ordinario dell’Università dell’Aquila e delegato SIRM per il progetto europeo CLAUD-IT ha illustrato come il tema della sicurezza e della corretta prescrizione possa avere riflessi anche sulle liste d’attesa e rappresenti un problema comune al punto che la Società Europea di Radiologia ha lanciato un programma specifico. “Senza dimenticare – ha concluso Giampaolo Carrafiello, Direttore di Radiologia del Policlinico di Milano e Professore dell’Università degli Studi di Milano – l’importanza sempre più rilevante della radiologia interventistica come nuova opzione terapeutica in diverse patologie”.

12 Settembre 2025

In Italia -30% di decessi tra under-80 per malattie croniche

12, settembre 2025 – Le malattie non trasmissibili restano la principale causa di morte in Italia, tuttavia, nell’ultimo ventennio, la probabilità di morire prima di 80 anni a causa di una di queste patologie si è ridotta di quasi un terzo. Nel primo ventennio degli anni Duemila, inoltre, in circa l’80% dei Paesi del mondo sono scese le probabilità di morire prima degli 80 anni a causa di una malattia cronica. Questi i risultati di uno studio internazionale coordinato dall’Imperial College di Londra e pubblicato sulla rivista The Lancet. La ricerca è il più ampio sforzo teso a quantificare i progressi in questo ambito in tutto il mondo. L’Italia riflette il trend internazionale che ha visto un importante calo della mortalità nei primi anni del millennio seguito, poi, da un rallentamento nei progressi.

In particolare, se, nel 2000, per un maschio italiano la probabilità di morire per una malattia cronica dalla nascita al compimento 80 anni era del 47,8%, nel 2019 la probabilità era scesa al 33,5%, con una riduzione in termini relativi di quasi il 30%. Nel dettaglio, si è assistito a un calo assoluto di 9,4 punti percentuali nel primo decennio del millennio e di 4,8 punti nel secondo. Per le donne, che hanno una più lunga aspettativa di vita, la probabilità di morire per una malattia cronica dalla nascita agli 80 anni, nel 2000 era del 28,5%, mentre nel 2019 si era scesi al 21,3% con un calo di circa il 25% (-5,3 punti percentuali tra il 2000 e il 2010 e -2 tra il 2011 e il 2019). Le malattie che più hanno contribuito al calo sono state quelle cardiache ischemiche (sostanzialmente l’infarto) per le donne e le malattie cardiache ischemiche e il tumore del polmone per l’uomo. La fascia di età che più ha beneficiato dei progressi è quella compresa tra i 75 e gli 80 anni.

11 Settembre 2025

Intelligenza artificiale: il Professore-Avatar insegna medicina

Roma, 11 settembre 2025 – Innovazione didattica e intelligenza artificiale (AI) si incontrano in AI-LEARN@Sapienza, il nuovo studio promosso dall’Università di Roma La Sapienza, con l’obiettivo di valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’apprendimento degli studenti di medicina. AI-LEARN@Sapienza è strutturato come un vero trial clinico randomizzato: 50 studenti saranno suddivisi in due gruppi. Uno sarà affiancato da un professore-avatar basato sull’intelligenza artificiale e capace di interazioni naturali e feedback personalizzati, l’altro seguirà la didattica tradizionale. Tutti affronteranno poi lo stesso caso clinico complesso, simulato da un paziente-avatar. I risultati saranno misurati con criteri scientifici chiari e trasparenti: miglioramento delle competenze cliniche, rapidità nella gestione del caso, capacità decisionale, frequenza di errori diagnostici e soddisfazione degli studenti. Si tratta di un’iniziativa pionieristica in Italia nell’ambito dell’intelligenza artificiale applicata alla formazione universitaria dove si valutano, con approccio scientifico, gli esiti di un modello di didattica innovativa sulla qualità della formazione medica. Lo studio, che partirà a ottobre, è presentato oggi a Roma in una conferenza stampa al Policlinico Umberto I.

Il progetto, sostenuto dalla Rettrice Antonella Polimeni e dalla Prorettrice alla Didattica Ersilia Barbato, è coordinato dalla Facoltà di Medicina e Odontoiatria di Sapienza (Preside Domenico Alvaro), sotto la responsabilità scientifica del Prof. Andrea Botticelli ed in collaborazione con il Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP), Prof. Paolo Marchetti, e con ctcHealth, azienda internazionale specializzata nell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale ai settori farmaceutico e sanitario, guidata da Thomas Mrosk e dall’italiano Manuel Mitola.

“La metodologia scientifica non deve limitarsi al laboratorio o alla clinica, ma può essere applicata anche alla formazione – spiega il Prof. Marchetti -. Con questo studio, portiamo il rigore della ricerca sperimentale dentro l’aula universitaria, per valutare in modo oggettivo se l’intelligenza artificiale possa realmente migliorare l’apprendimento degli studenti di medicina. Non si tratta quindi solo di un esperimento didattico, ma di un vero studio scientifico applicato alla formazione, che ci permetterà di capire se e come queste tecnologie possano integrarsi in modo efficace e responsabile nella formazione dei futuri medici”.

“L’obiettivo non è sostituire il docente, ma arricchirne il ruolo, offrendo agli studenti strumenti innovativi, interattivi e personalizzati – afferma il Prof. Botticelli -. Se i risultati saranno positivi, potremo replicare questo modello in altre discipline e renderlo scalabile anche in contesti formativi più complessi, inclusi quelli con minori risorse. In definitiva, con AI-LEARN mettiamo alla prova l’innovazione con gli strumenti della ricerca, convinti che solo attraverso l’evidenza possiamo fare un passo avanti nella didattica universitaria”.

AI-LEARN si svilupperà in tre fasi – progettazione, sperimentazione e valutazione – e si concluderà nella primavera del 2026 con l’analisi finale dei risultati. Il progetto si propone come un modello replicabile nei corsi di laurea in medicina, aprendo la strada a future collaborazioni con università europee ed a partecipazioni a bandi di ricerca nazionali e internazionali sulla didattica innovativa.

“AI-LEARN@Sapienza è una sfida che coniuga innovazione tecnologica, rigore metodologico e respiro internazionale – dichiara la Rettrice Polimeni -. È un passo concreto verso una formazione medica più personalizzata, coinvolgente e basata sull’evidenza

10 Settembre 2025

Tumore del seno: +11% di nuovi casi in 10 anni in Italia

Padova, 10 settembre 2025 – Il tumore del seno è il più frequente in Italia in tutta la popolazione e, in 10 anni, ha fatto registrare un incremento dell’11% dei nuovi casi: erano 48.000 nel 2014, ne sono stati stimati 53.686 nel 2024. Dall’altro lato l’innovazione e i programmi di prevenzione hanno permesso di raggiungere risultati importanti, anche nella malattia metastatica, dove la sopravvivenza mediana è migliorata di circa il 30% rispetto a 10 anni fa. Nei carcinomi mammari che esprimono la proteina HER2 e in quelli con recettori ormonali positivi, la sopravvivenza mediana nella fase metastatica supera i 5 anni. Alle principali novità nella diagnosi, chirurgia, radioterapia e trattamenti sistemici del carcinoma mammario, è dedicata la 21a edizione del Convegno “Advanced International Breast Cancer Course”, che si apre domani a Padova, con la partecipazione di circa 150 esperti e la discussione multidisciplinare dei casi clinici.

“Nella neoplasia in fase iniziale, il potenziamento dell’efficacia della terapia ormonale si sta confermando come la strada da seguire – afferma Valentina Guarneri, Direttore del Convegno, Direttore della Oncologia 2 dell’Istituto Oncologico Veneto – IRCCS di Padova e Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Padova -. In particolare, lo scenario del trattamento adiuvante, cioè successivo alla chirurgia, del tumore della mammella con recettori ormonali positivi nel setting precoce si è molto arricchito. Oggi è possibile andare oltre la terapia adiuvante standard costituita da chemioterapia e terapia ormonale, grazie all’arrivo di una nuova classe di farmaci, gli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti. Nelle pazienti a rischio intermedio-alto, in questo modo è possibile ridurre ulteriormente di circa il 25% il rischio di recidiva rispetto allo standard di cura”.
“È fondamentale porre attenzione anche al tema dell’aderenza, sappiamo infatti che molte donne interrompono prima del tempo la terapia ormonale – continua la Prof.ssa Guarneri -. Dal primo al quinto anno dall’inizio della cura, la percentuale di adesione diminuisce del 25,5%, con conseguenze negative sulle probabilità di guarigione. La causa principale è rappresentata dagli effetti collaterali, che però devono essere sempre riferiti al clinico, per modificare eventualmente la terapia. E l’aggiunta degli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti alla terapia ormonale adiuvante aumenta la complessità del trattamento. Per questo è fondamentale migliorare il livello di consapevolezza delle pazienti sull’assunzione delle cure nelle dosi e nei tempi indicati dall’oncologo”.

“Stiamo andando verso la personalizzazione anche del trattamento neoadiuvante, che precede l’intervento chirurgico e che, nei tumori con recettori ormonali positivi, di solito è costituito dalla chemioterapia per le pazienti ad alto rischio – sottolinea la Prof.ssa Guarneri -. Oggi abbiamo la possibilità di individuare i pazienti che non necessitano di chemioterapia attraverso la valutazione dei profili di espressione genica con i test genomici. Questi test sono utilizzati nelle pazienti già operate, ma studi clinici stanno valutando l’utilizzo di questi test anche per la scelta del trattamento nel contesto neoadiuvante. Questo può aprire prospettive importanti, anche considerato che oggi abbiamo la possibilità di potenziare il trattamento endocrino neoadiuvante con l’aggiunta degli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti o con nuovi farmaci antiormonali”.

Un’altra nuova frontiera è rappresentata dagli anticorpi farmaco-coniugati, che stanno entrando in tutte le fasi del trattamento del tumore della mammella. “Combinano un anticorpo monoclonale con un chemioterapico e sono altamente selettivi per le cellule tumorali, riducendo le tossicità sistemiche – afferma la Prof.ssa Guarneri -. Oggi sono approvati nella malattia metastatica, ma la prospettiva di utilizzo anche nelle fasi iniziali è importante, grazie alla loro efficacia. Nella neoplasia metastatica sono stati compiuti importantissimi passi avanti. La chiave è la scelta delle cure in base alla caratterizzazione molecolare e alla corretta sequenza delle terapie. Oggi si possono utilizzare algoritmi di trattamento di prima, seconda, terza e quarta linea. I vantaggi per le pazienti sono evidenti. Infatti, la sopravvivenza mediana di una donna con malattia metastatica è migliorata del 30% rispetto a 10 anni fa. E gli studi dimostrano che la sopravvivenza aumenta progressivamente in relazione alla disponibilità dei nuovi farmaci, a sottolineare l’importanza dell’innovazione. Oggi, soprattutto nel tumore HER2 positivo e in quello con recettori ormonali positivi, è possibile raggiungere sopravvivenze mediane nella fase metastatica che superano i 5 anni. Sono più lenti i progressi nella forma triplo negativa, anche se si stanno evidenziando risultati significativi, grazie anche alla combinazione degli anticorpi farmaco-coniugati con l’immunoterapia in prima linea”.

Il Convegno “Advanced International Breast Cancer Course” approfondisce anche il ruolo della prevenzione attraverso stili di vita sani, fondamentale anche per le pazienti che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore del seno. “I corretti stili di vita hanno un impatto sui risultati clinici delle cure – conclude la Prof.ssa Guarneri -. Ad esempio, l’attività fisica può ridurre il rischio di recidiva nelle pazienti con malattia in stadio iniziale e può migliorare la sopravvivenza nella fase metastatica. Vi sono tipi particolari di dieta in grado di influire sull’efficacia della chemioterapia. Più in generale, è dimostrato che, soprattutto nei tumori a recettori ormonali positivi, il controllo del peso corporeo attraverso l’alimentazione corretta e l’attività fisica costante è associato a risultati clinici migliori. Il tessuto adiposo, infatti, è sede di produzione estrogenica e può limitare l’efficacia della terapia ormonale”.

 

9 Settembre 2025

Nuove armi anticancro da nanoparticelle a forma di scovolino

9 settembre 2025 – Nanoparticelle modificate per assomigliare ad uno scovolino promettono di diventare nuove potenti armi anticancro: grazie al loro particolare design, infatti, possono trasportare e consegnare alle cellule tumorali da decine a centinaia di molecole di farmaco, laddove le particelle attualmente in uso riescono a portarne meno di dieci. È il risultato dello studio pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology e guidato dal Massachusetts Institute of Technology, che ha dimostrato l’efficacia delle nuove nanoparticelle in esperimenti svolti su topi: il trattamento ha eliminato la maggior parte dei tumori. I ricercatori coordinati da Jeremiah Johnson hanno sfruttato una tecnica già utilizzata per la cura dei tumori, i cosiddetti ‘coniugati anticorpo-farmaco’: in pratica, le molecole di farmaco vengono legate ad anticorpi che le guidano in maniera estremamente precisa verso le cellule malate, riducendo così drasticamente gli effetti collaterali del trattamento. Lo svantaggio, però, è che normalmente gli anticorpi possono portare solo poche molecole contemporaneamente, limitandone l’efficacia.

Per ovviare al problema, gli autori dello studio hanno adattato delle nanoparticelle a forma di scovolino, che consistono in uno scheletro di base al quale sono attaccate anche centinaia di molecole inattive di farmaco, che vengono poi attivate quando sono rilasciate nell’organismo. Oltre a consentire un carico di molecole molto maggiore, questa struttura permette anche di trasportare diverse tipologie di farmaci contemporaneamente, in modo da fornire terapie combinate e personalizzate. In più, ogni anticorpo può legare anche tre nanoparticelle insieme, aumentando ulteriormente la quantità di farmaco da portare a destinazione. “Siamo entusiasti della possibilità di aprire tutta una nuova serie di combinazioni possibili con questa tecnologia – afferma Johnson – che potrebbe fornire terapie più efficaci per i pazienti”.

8 Settembre 2025

Influenza, lo scorso anno la metà degli anziani senza vaccino

8 settembre 2025 – Nella stagione influenzale dello scorso anno quasi la metà degli over-65 (il 47,5%) non si è sottoposto alla vaccinazione antinfluenzale: è uno dei dati più bassi dall’inizio del millenni e resta lontano dall’obiettivo minimo del 75% fissato dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale. È il dato saliente che emerge dal report relativo alle coperture vaccinali della scorsa stagione diffuso dal ministero della Salute. Nel complesso, l’andamento delle vaccinazioni nel 2024/2025 non si discosta molto dagli anni precedenti. Nella popolazione generale si assiste a una lieve ripresa delle coperture, che si attestano al 19,6% rispetto al 18,9% del 2023/2024. Resta però ampia la forbice tra le diverse Regioni. Toscana e Umbria sono le Regioni dove ci si vaccina di più (22,6%), la Calabria e la Provincia Autonoma di Bolzano quelle in cui si registrano le coperture più basse (rispettivamente il 13,7% e l’11,1%). Altrettanto marcata la differenza nelle coperture vaccinali tra gli anziani: la performance migliore è ancora dell’Umbria con un 64,1% di over-65 vaccinati; Bolzano si conferma in coda con il 33,4%. Tra i dati, spiccano le prestazioni di Puglia e Liguria nella vaccinazione dei bambini con meno di due anni: le due Regioni, con il 27,9% e il 27,5%, hanno una copertura più che doppia rispetto alla media nazionale.

5 Settembre 2025

Covid: in Italia avanza la variante Stratus, tornano i “vecchi” sintomi

5 settembre 2025 – Nuova variante Covid in Italia con aumento dei casi. Il Sars-CoV-2 “non ci ha mai abbandonato e come negli anni precedenti in questo periodo post vacanze sta girando di più e ne vediamo gli effetti con i casi in lieve aumento. Un trend confermato anche dall’Oms, visto che in alcuni stati (Grecia, Irlanda, Romania e Francia) l’incidenza è in aumento. In Italia c’è un incremento ma è contenuto e non sostenuto, diciamo che non c’è un allarme. Vediamo qualche ricovero di over 80 con comorbidità”. A fare il punto è Mauro Pistello, direttore dell’Unità di virologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa è tra i fondatori della rete di sequenziamento dell’Istituto superiore di sanità (Iss) che monitora le varianti Covid in Italia. Proprio sul tema dell’evoluzione del Sars-CoV-2, il virologo cita gli ultimissimi dati: “La variante che oggi va per maggiore, siamo già oltre il 50% di presenza nei contagi, è XFG o ‘Stratus’, arrivata dagli Usa – frutto della ricombinazione di altre mutazioni- e oggi dominante anche da noi”. L’ultimo report del ministero della Salute sui casi Covid in Italia, riferito alla settimana 21-27 agosto, registrava 1.391 contagi (erano 1.091 sette giorni prima).

Nei positivi al Covid stanno tornando i ‘vecchi’ sintomi che abbiamo conosciuto nella prima fase della pandemia – prosegue Pistello – Molti lamentano la mancanza improvvisa dell’olfatto e del gusto, questo perché molto probabilmente l’ingresso del virus predilige queste sedi che vengono – momentaneamente – compromesse e non trasmettono lo stimolo percepito al cervello. Rimangono poi la febbre, anche alta, e i sintomi respiratori che conosciamo”. Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno? “Se osserviamo i dati delle vaccinazioni non vediamo segnali positivi – risponde il virologo – E’ chiaro che c’è una fascia di popolazione vulnerabile, over 60-70, che ha perso nel temo lo scudo immunologico, vuoi per una vaccinazione lontana nel tempo vuoi perché il Covid ha avuto una flessione e ci sono stati meno contagi. Io darei due consigli: il primo alle autorità sanitarie nazionali di lavorare sulla campagna vaccinale autunnale e spingere sia per l’antinfluenzale che per l’anti-Covid. E poi alla popolazione di scegliere per la doppia vaccinazione, abbiamo visto che è sicura ed efficace”. Sulle recenti polemiche sull’obbligo o meno rispetto alle vaccinazioni, Pistello è chiaro: “Mi pare difficile in questo momento pensare a questa scelta per l’Italia, riprendere un focolaio di morbillo non è facile, serve – conclude – tenere la barra dritta sulle coperture vaccinali”.

4 Settembre 2025

Radioterapia per 6 malati oncologici su 10, ma restano le paure

4, settembre 2025 – Sei pazienti oncologici su dieci in Italia ricevono radioterapia durante il loro percorso terapeutico attraverso i circa 185 centri in cui si opera con apparecchiature sempre più moderne, grazie anche agli investimenti del Pnrr e a iniziative ministeriali. Dati che dimostrano l’essenzialità di questa pratica nella lotta contro il cancro. Eppure, nell’opinione pubblica ancora serpeggiano paure o informazioni scorrette, in un contesto in cui ancora troppi pazienti rinunciano o arrivano tardi ai trattamenti. Per sensibilizzare sul tema, in occasione del World Radiotherapy Awareness Day (7 settembre), l’Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (Airo) si unisce alla comunità scientifica internazionale per celebrare una disciplina che ogni giorno contribuisce a curare milioni di persone affette da tumore.

Il tema di quest’anno, sintetizzato nello slogan ‘one voice for radiotherapy’ richiama l’importanza di un messaggio condiviso, forte e consapevole, capace di diffondere la conoscenza e il valore della radioterapia. “Questa disciplina non è solo tecnologia avanzata: è relazione, cura e precisione. Significa lavorare ogni giorno per integrare scienza e umanità – afferma Marco Krengli, presidente di Airo – offrendo ai pazienti strumenti concreti per affrontare le cure con fiducia e serenità”. Per i giovani medici si tratta di un settore capace di offrire sfide e opportunità: trattamenti sempre più precisi, tecnologie di ultima generazione, e un approccio che integra ricerca clinica e attenzione alla persona. “Scegliere la radioterapia significa essere protagonisti in prima linea – sottolinea Krengli -. Non è solo ‘curare con le macchine’, ma far parte di una disciplina che guarda al futuro con innovazione e umanità”.

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