Roma, 11 luglio 2025 – “Accogliamo con favore che la politica affronti il tema del fine vita definendo una norma specifica. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica, come altre società scientifiche, segue con attenzione il dibattito parlamentare. È però necessario che le Istituzioni si confrontino con le società scientifiche per risolvere alcuni aspetti centrali. Nutriamo forti perplessità sull’istituzione del Comitato Nazionale di Valutazione, cui si vuole affidare l’incarico di decidere sulle richieste di aiuto medico nel morire. Inoltre, consideriamo inaccettabile che le spese per queste pratiche siano a carico dei singoli cittadini”. È quanto afferma Francesco Perrone, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in relazione al testo unificato del disegno di legge in materia di morte medicalmente assistita (“Modifica all’articolo 580 del Codice penale e ulteriori disposizioni esecutive della sentenza n. 242 della Corte costituzionale del 22 novembre 2019”).
“Le richieste di aiuto medico nel morire da parte dei pazienti oncologici sono poche rispetto all’alta incidenza dei tumori in Italia, che nel 2024 hanno fatto registrare 390.100 nuovi casi. Ma la nostra società scientifica ha sempre dato grande rilievo al tema e chiediamo quanto prima un confronto con le Istituzioni – spiega Francesco Perrone –. Il Comitato Nazionale di Valutazione, organo di nomina politica, non garantisce né la verifica della specificità di ogni singola situazione clinica né una presa in carico tempestiva e personalizzata, purtroppo necessaria nel caso in cui a richiedere questa specifica assistenza sia un malato oncologico. Si possono ipotizzare forme alternative di garanzia per la società ma non si può, in oncologia, assegnare ad altri la responsabilità delle scelte, sottraendole di fatto al naturale ambito della decisione condivisa nel contesto di relazione già esistente tra pazienti, nuclei familiari e medici oncologi”.
“Inoltre i costi della morte medicalmente assistita non devono essere a carico del cittadino, altrimenti si determinerebbero disparità inaccettabili in base al censo – sottolinea Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM -. La richiesta di aiuto medico nel morire, invece, deve trovare spazio all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, il solo che può garantire tutte le competenze ed i percorsi integrati, incluse le cure simultanee e palliative, necessarie per anticipare i bisogni, pianificare in modo condiviso le cure, assicurare al malato oncologico a fine vita e alla sua famiglia un’assistenza olistica, nel rispetto delle decisioni del paziente”. “Qualora ciò non accadesse – conclude Perrone -, si creerebbero gravi disparità nell’assistenza ai cittadini e nella tutela del diritto alla salute”. A dimostrazione dell’importanza del tema per l’oncologia, AIOM e Fondazione AIOM dedicano il convegno sulle ‘Giornate dell’Etica’ al ‘Fine vita: la cura oltre la malattia”, che si svolgerà il 19 e 20 settembre a Lecce.
10 luglio 2025 – In Italia nel 2024 la speranza di vita alla nascita si attesta a 83,4 anni (81,4 per gli uomini e 85,5 per le donne), con un incremento di 0,4 anni rispetto al 2023. La speranza di vita in buona salute alla nascita invece è stimata in 58,1 anni, aumenta a 59,8 per gli uomini mentre scende a 56,6 per le donne. In questo caso, rispetto al dato del 2023, si registra una diminuzione di 1 anno di vita in buona salute (-0,7 per gli uomini e -1,3 per le donne). Per le persone che vivono nel Sud e nelle Isole, gli anni attesi di vita in buona salute sono 55,3 e 56,0, mentre nel Nord-est e Nord-ovest sono 60,6 e 59.
I dati sono contenuti nell’ottava edizione del Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals-SDGs) redatto dall’ISTAT e presentato oggi. Dal documento emerge come nel 2024 i decessi ammontano a 651 mila (-3,1% rispetto al 2023) con un tasso di mortalità dell’11,0 per 1.000 residenti. Nel 2022 la probabilità di morire tra i 30 e i 69 anni per tumore, diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie è dell’8,2% (-0,2 rispetto allo scorso anno e in costante diminuzione nell’ultimo decennio). Nel 2023, il quoziente specifico di fecondità tra i 15 e i 19 anni è di 13,6 nati per 1.000 ragazze, valore che scende a 8,6 nel Nord-est e sale a 30,1 nelle Isole. La Sicilia registra il quoziente più elevato (35,6), seguita dalla Campania (20,2) e dalla Puglia (18,9). Le regioni con i valori più bassi sono la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (con 5,0), la Provincia autonoma di Trento (7,0) e le Marche (7,2).
Infine, sempre secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, nel 2022 la dotazione di posti letto nel nostro Paese è di 30,3 per 10 mila abitanti. Dal 2014 al 2022 vi è stato un calo della disponibilità dell’1,8%. Il differenziale territoriale a svantaggio del Mezzogiorno si è ridotto nel corso degli anni per una maggiore contrazione nel Nord-est (da 35,7 a 32,3 per 10 mila; -3,4 posti letto) e nel Nord-ovest (da 35,1 a 32,5; -2,6) rispetto al Mezzogiorno. Qui vi è stata una diminuzione dei posti letto da 28,0 a 27,1 per 10 mila (-0,9) al Sud e da 28,9 a 28,2 (-0,8) nelle Isole.
9, luglio 2025 – L’intelligenza artificiale migliora la diagnosi di cancro al seno: aumenta l’accuratezza diagnostica durante la lettura delle mammografie, aiutando a dedicare maggiore attenzione alle aree sospette. Lo riporta uno studio pubblicato su Radiology, basato sulla lettura degli esami di 12 radiologi su 150 donne, di cui 75 con cancro al seno. I ricercatori hanno utilizzato un sistema di tracciamento oculare per confrontare le prestazioni dei radiologi e i modelli di ricerca visiva durante la lettura delle mammografie senza e con un sistema di supporto decisionale basato sull’IA. “Analizzando i dati sui movimenti oculari dei radiologi, possiamo determinare su quali parti delle mammografie si concentrano i radiologi e per quanto tempo, fornendo preziose informazioni sui loro modelli di lettura”, afferma la coautrice dello studio Jessie Gommers del Radboud University Medical Center di Nijmegen, Paesi Bassi.
L’accuratezza nella diagnosi del cancro al seno è risultata maggiore con il supporto dell’IA. “I risultati sono incoraggianti – afferma Gommers – Con la disponibilità delle informazioni fornite dall’IA, i radiologi hanno ottenuto risultati significativamente migliori”. I dati di tracciamento oculare hanno mostrato che i radiologi dedicano più tempo all’esame delle regioni che contenevano lesioni effettive quando hanno il supporto dell’IA. “Quando l’IA dava un punteggio basso, probabilmente rassicurava i radiologi – aggiunge – Al contrario, i punteggi elevati dell’IA spingevano i radiologi a dare una seconda occhiata più attenta, in particolare nei casi più difficili”. Le regioni evidenziate dall’Intelligenza artificiale funzionavano come segnali visivi, guidando l’attenzione dei radiologi verso aree potenzialmente sospette. In sostanza, conclude la ricercatrice, l’IA ha agito come un paio di occhi in più, fornendo ai radiologi ulteriori informazioni che hanno migliorato l’accuratezza e l’efficienza dell’interpretazione. “Nel complesso, l’IA non solo ha aiutato i radiologi a concentrarsi sui casi giusti ma ha anche indirizzato la loro attenzione sulle regioni più rilevanti all’interno di tali casi, suggerendo un ruolo significativo dell’IA nel miglioramento sia delle prestazioni che dell’efficienza nello screening del cancro al seno”.
8, luglio 2025 – Caldo, afa e i farmaci “soffrono”. Ma cosa accade davvero ai medicinali? L’Aifa ha pubblicato un post con le opportune raccomandazioni: “Tieni i farmaci in ambienti freschi e asciutti e verifica sempre sul foglio illustrativo modalità e temperature di conservazione; controlla aspetto, odore e colore dei tuoi medicinali, consultando il medico o il farmacista se noti anomalie; se viaggi in auto, conserva i medicinali nell’abitacolo climatizzato o in borse termiche: se viaggi in aereo, metti i farmaci salvavita nel bagaglio a mano, insieme alle prescrizioni; porta sempre con te le confezioni originali, per non fare confusione tra scadenze, avvertenze e dosaggi di medicinali diversi; controlla se i farmaci che assumi sono compatibili con l’esposizione al sole.
Sul tema l’agenzia italiana del farmaco ha realizzato anche un agile podcast per tutti. “Anche i farmaci temono il caldo. E per questo in estate, in particolare con queste ondate di calore sempre più frequenti e durature, è necessaria qualche accortezza in più per conservarli correttamente. Ovunque si vada in ferie, non deve mancare quanto necessario per proseguire le terapie in sicurezza – ribadisce l’Aifa – Non facciamoci cogliere impreparati prima della partenza, ma osserviamo alcune semplici accortezze, cominciando col leggere il foglietto illustrativo, che riporta le esatte modalità e temperature di conservazione dei medicinali. È importante rispettarle perché la sicurezza non va in vacanza”.
La temperatura è importante, rispettala. “Verifica attentamente sul foglio illustrativo la giusta temperatura di conservazione. Se non sono specificate particolari condizioni, conserva i tuoi farmaci in ambienti freschi e asciutti a una temperatura inferiore a 25 °C. Se viaggi, è buona norma dotarsi di borse refrigerate che possano mantenere una temperatura adeguata per tutta la durata del tragitto”.
“In auto, ricorda che l’abitacolo è più fresco del portabagagli. In aereo porta i farmaci salvavita nel bagaglio a mano insieme alle prescrizioni. Ricorda che i liquidi di volume non superiore a 100 ml possono essere trasportati nel bagaglio a mano e devono essere inseriti in buste trasparenti, mentre per compresse e capsule non ci sono restrizioni. Alcuni farmaci – prosegue il podcast -necessitano di particolari condizioni di conservazione. L’insulina, ad esempio, deve essere conservata in frigo a una temperatura controllata compresa tra 2 e 8 gradi centigradi. Anche i farmaci per la tiroide, i contraccettivi e altri medicinali a base ormonale sono particolarmente sensibili alle variazioni termiche. Evita, in ogni caso, di esporli a fonti di calore e a irradiazione solare diretta”.
“Se l’aspetto del farmaco che assumi abitualmente ti sembra diverso o presenta difetti come un colore o un odore anomalo o una differente consistenza, consulta il medico o il farmacista prima di assumerlo perché questi cambiamenti non sempre sono indice di un deterioramento del medicinale”, consiglia l’Aiga. Alcuni farmaci possono provocare reazioni di fotosensibilizzazione come dermatiti o eczemi. “Questo fenomeno può verificarsi in particolare con creme a base di cortisone, gel, soluzioni o spray, ma anche antibiotici e anticoagulanti. In questo caso, è bene evitare l’esposizione solare, in particolare nelle ore più calde della giornata, e utilizzare sempre un’adeguata protezione. In casi specifici, ad esempio dopo l’uso di cerotti a base di ketoprofene, è necessario evitare di esporsi al sole fino a due settimane dopo il trattamento”, precisano gli esperti.
“Ricorda che quando possibile, in estate l’utilizzo di formulazioni solide come le compresse è da preferire alle formulazioni liquide, poiché meno sensibili alle alte temperature”, suggerisce l’Aifa.
7 luglio 2025 – Consumare frutta e verdura è una delle strategie migliori per mantenersi in buona salute. Pensate che raggiungere le 5 porzioni al giorno raccomandate dagli esperti è un’impresa ardua? Ecco alcuni semplici trucchi per riuscire ad aumentare il consumo di questi prodotti senza troppi sforzi. A suggerirli sono gli esperti di Harvard:
1. aggiungete un frutto o una verdura in più rispetto alle vostre abitudini. Una volta che vi sarete abituati, aggiungetene un altro e così via;
2. aggiungete carote o zucchine tritate al sugo per la pasta, al polpettone o allo stufato;
3.non limitatevi alla ’solita’ frutta: al posto di una mela provate un mango, un ananas o qualche altro frutto esotico che stuzzica la vostra curiosità;
4.sbizzarritevi con succhi, frullati e frappè, aggiungete la frutta fresca allo yogurt o a un’insalata;
5.scegliete frutta e verdura anche a colazione;
6.non limitatevi ai prodotti freschi: rendete più vario il menù con verdure al forno o alla griglia;
7.se il vostro maggior problema è la pigrizia, comprate verdura già pronta all’uso.
4, luglio 2025 – In Italia il 18% delle persone fra i 18 e i 69 anni ha una patologia cronica, cifra che sale al 57% se si prendono in considerazione gli over 65, fascia di età in cui un soggetto su quattro ne ha almeno due. Lo affermano i dati delle sorveglianze Passi e Passi d’Argento pubblicati oggi dall’Istituto superiore di sanità (Iss), relativi al biennio 2023-24. Entrando nel dettaglio, il 18% delle persone fra 18 e 69 anni intervistate tra il 2023 e il 2024 ha riferito che, nel corso della vita, un medico ha diagnosticato loro una o più tra le seguenti patologie: insufficienza renale, bronchite cronica, enfisema, insufficienza respiratoria, asma bronchiale, ictus o ischemia cerebrale, diabete, infarto del miocardio, ischemia cardiaca o malattia delle coronarie, altre malattie del cuore, tumori (comprese leucemie e linfomi), malattie croniche del fegato o cirrosi.
La condizione di cronicità è più frequente al crescere dell’età (coinvolge il 7% degli adulti con meno di 34 anni, il 12% fra i 35-49enni e il 29% delle persone fra 50 e 69 anni). Inoltre, la cronicità coinvolge di più le persone con status socioeconomico più svantaggiato, con molte difficoltà economiche (29%) o bassa istruzione (33% tra chi ha nessun titolo o la licenza elementare). La condizione di policronicità, ovvero la compresenza di due o più patologie croniche (fra quelle indagate) riguarda, in media, il 4% dei 18-69enni: è più frequente all’aumentare dell’età (viene riferita dall’8% delle persone fra 50 e 69 anni) e tra le persone con status socioeconomico più svantaggiato, per molte difficoltà economiche (11%) o bassa istruzione (13% tra chi ha nessun titolo o la licenza elementare). Secondo il rapporto, le patologie croniche più frequentemente riferite fra 18 e 69 anni sono le malattie respiratorie croniche (6%), le malattie cardiovascolari, il diabete (5%) e i tumori (4%); le malattie croniche del fegato, l’insufficienza renale e l’ictus (1%) sono le meno frequenti.
2 luglio 2025 – “Oggi le famiglie italiane sostengono direttamente oltre 40 miliardi di euro all’anno in spese sanitarie di tasca propria, in aggiunta ai contributi al Servizio Sanitario Nazionale, a fronte di un servizio pubblico sotto crescente pressione”. E’ quanto ha osservato il presidente dell’Ania Giovanni Liverani all’assemblea dell’associazione sottolineando che “anche nell’ambito della salute e delle cure, le assicurazioni possono svolgere un ruolo cruciale supportando il sistema pubblico attraverso coperture integrative per le prestazioni sanitarie”. Secondo Liverani, “Una collaborazione strutturata tra pubblico e privato può alleggerire il carico finanziario e operativo sul sistema pubblico e garantire un accesso più tempestivo e ampio alle cure”. A suo parere infatti “l’invecchiamento della popolazione e gli sviluppi tecnologici della medicina e della diagnostica, sempre più utili ma sempre più costosi, combinati con i vincoli della spesa pubblica, impongono una profonda riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, non per smantellarlo – ben si intende! – ma al contrario per preservarlo e rafforzarlo”. Il Servizio Sanitario Nazionale, afferma, “resta un pilastro irrinunciabile di equità sociale e di tutela della salute e, là dove funziona, ci viene invidiato in tutto il mondo. Ma, per mantenerlo in vita, è necessario rafforzare questo modello con un secondo e un terzo pilastro, analogamente a quanto fatto con il sistema pensionistico”.
1 luglio 2025 – “L’Italia è al secondo posto in Europa, dopo la Germania, per l’immissione di farmaci. Immettendo molti farmaci, spesso molto costosi, va valutato se l’aumento dei costi corrisponda a un crescita paragonabile dell’efficacia terapeutica”. Lo ha detto Robert Nisticò, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, intervenendo al convegno ‘La ricerca traslazionale in Italia’ in corso oggi all’Istituto superiore di sanità (Iss). Per quanto riguarda l’accesso precoce ai famaci, “va considerato che non sempre si tratta di una cosa positiva, perché da un lato ci sono i pazienti che vogliono accedere alle terapie, dall’altro c’è chi finanzia che ha paura di potenziali effetti avversi e della conseguente cattiva pubblicità”, aggiunge Nisticò. “Detto ciò l’accesso precoce ai farmaci è importante perché permette di trattare alcune patologie che altrimenti progredirebbero causando danni irreversibili al paziente e costi maggiori per il sistema sanitario”. “In questo senso – conclude Nisticò – l’Aifa sta lavorando insieme a Farmindustria per cercare di accelerare le procedure di accesso e individuare la popolazione target”.
30 giugno 2025 – Il Covid potrebbe accelerare il deterioramento cognitivo, almeno quando l’infezione è in forma grave: lo suggerisce uno studio di esperti della Mayo Clinic, a Rochester, secondo cui il deterioramento cognitivo annuo degli anziani ricoverati per Covid è circa il 67% più rapido rispetto a quello dei coetanei mai infettati. Lo studio è stato pubblicato su Jama Network Open. L’infezione da SARS-CoV-2 è stata associata a effetti neurotossici e deficit cognitivi. Gli epidemiologi hanno voluto determinare se il declino delle funzioni cognitive fosse accelerato dopo l’infezione da Sars-CoV-2 rispetto agli individui non infetti.
Hanno condotto uno studio multicentrico dal 2016 al 2022 su 3525 partecipanti che hanno completato una valutazione cognitiva pre-pandemica e una valutazione in era pandemica. E’ emerso che i pazienti anziani ricoverati per Covid hanno un deterioramento cognitivo annuo dopo l’infezione di 0,15 punti (misurati su una scala di valutazione ad hoc), contro gli 0,09 punti annui dei coetanei che non hanno avuto il Covid, il che corrisponde a una velocità del deterioramento di circa il 67% maggiore. Le aree che mostrano le perdite più evidenti sono quelle delle funzioni esecutive e della memoria. Questi risultati suggeriscono che evitare un’infezione grave da Sars-CoV-2 potrebbe aiutare a preservare le funzioni cognitive negli anziani, concludono gli autori del lavoro.