Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

16 Giugno 2025

Muoversi per vivere meglio: sport e prevenzione oncologica, un binomio vincente

16, giugno 2025 – Muoversi per vivere meglio: sport e prevenzione oncologica, un binomio vincente. “È dimostrato che l’esercizio fisico, quindi l’attività motoria e la lotta alla sedentarietà, sono uno strumento importante di prevenzione per tante malattie, comprese quelle oncologiche”. Così Massimo Di Maio, professore del Dipartimento di Oncologia, Università di Torino, e Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino.

“Fare sport aiuta a combattere l’obesità e il sovrappeso, che sono di per sé fattori di rischio per molti tumori ma anche a parità di peso l’attività fisica protegge l’organismo attraverso effetti sul metabolismo, sugli ormoni e sul transito intestinale, riducendo l’esposizione alle sostanze cancerogene introdotte con l’alimentazione”, aggiunge l’esperto. Di Maio insiste sulla solidità scientifica del legame tra sport e prevenzione oncologica: “È un dato dimostrato biologicamente. Ma non solo: l’attività fisica è utile anche nella cosiddetta prevenzione terziaria, cioè nei pazienti già colpiti da un tumore. In diversi casi — come nei tumori della mammella o del colon — è stato documentato che l’esercizio fisico regolare riduce il rischio di recidive. Il beneficio ottenuto può essere, in termini assoluti, paragonabile a quello di alcune terapie farmacologiche, ma privo della loro tossicità”, osserva. Un’importante conferma è arrivata anche dall’ultimo congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco): “È stato presentato uno studio randomizzato su pazienti operati per tumore del colon. Coloro che seguivano un programma strutturato di attività fisica mostravano una riduzione significativa del rischio di recidiva e un miglioramento dell’aspettativa di vita, rispetto a chi riceveva solo consigli generici sugli stili di vita. Quale incentivo migliore per promuovere questo messaggio con forza?”.

Eppure, la sedentarietà resta un problema molto diffuso in Italia. “I dati che leggiamo ogni anno nei ‘Numeri del Cancro’ – realizzati da AIOM con Airtum, Passi. Passi d’Argento e altri partner – ci dicono che il 28% della popolazione adulta è sedentaria. È una percentuale preoccupante, più alta nelle donne, nelle fasce sociali più svantaggiate e nelle regioni del Sud. Inoltre, la situazione peggiora con il tempo: un tempo i bambini giocavano all’aperto, oggi passano ore al computer.” Per questo è fondamentale investire in consapevolezza e cultura della prevenzione. “L’obiettivo – aggiunge Di Maio – è far sì che l’importanza dell’attività fisica non resti solo una nozione teorica ma diventi una regola di vita quotidiana. E questo vale a tutte le età: cominciare da giovani è ideale ma anche da adulti si ottengono benefici importanti.” Di Maio sottolinea, poi, l’importanza di raggiungere anche chi è già malato: “L’attività fisica, compatibilmente con le condizioni della persona, porta vantaggi anche per chi ha un tumore. Non solo in termini di outcome oncologico ma anche per la qualità di vita, l’umore, il benessere generale”.

13 Giugno 2025

Medici Sima, “da impennata temperature rischi per la salute”

13 giugno 2025 – “L’ondata di caldo che investe diverse città italiane rappresenta un serio pericolo per la salute umana specie per soggetti più fragili come anziani, bambini e cittadini con patologie preesistenti”. Lo affermano gli esperti della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima). “Il caldo eccessivo determina problemi sanitari in quanto può alterare il sistema di regolazione della temperatura corporea – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani – Il corpo umano si raffredda attraverso la sudorazione ma in determinate condizioni ambientali questo non è sufficiente: una umidità eccessiva impedisce al sudore di evaporare con il calore corporeo che aumenta rapidamente e può arrivare a danneggiare organi vitali e il cervello. Temperature eccessivamente elevate possono provocare disturbi lievi come crampi, svenimenti, edemi ma anche problemi gravi, dalla congestione alla disidratazione, aggravando le condizioni di salute di persone con patologie croniche preesistenti”.

Tra i disturbi legati al caldo i più frequenti sono insolazione, crampi causati da una perdita di sodio, edema causato da una ritenzione di liquidi negli arti; congestione causata dall’assunzione di bevande ghiacciate in un organismo surriscaldato; disidratazione; colpo di calore. La Sima propone una serie di consigli pratici per difendersi come evitare di esporsi al caldo e al sole diretto e uscire di casa solo nelle ore più fresche; assicurare un adeguato ricambio di aria in casa e agevolare la ventilazione naturale; mantenere le stanze fresche schermando le finestre esposte al sole; chiudere le finestre durante il giorno e aprirle durante le ore più fresche della giornata; fare bagni e docce frequenti e con acqua tiepida; bere almeno 1,5/3 litri di acqua durante la giornata, evitare alcolici e preferire frutta e verdura; quando si esce di casa, proteggere gli occhi con occhiali da sole e prevenire scottature con creme solari ad alto fattore protettivo; indossare abiti in fibre naturali e indumenti traspiranti, meglio se di colore chiaro; evitare l’attività sportiva all’aperto nelle ore più calde.

12 Giugno 2025

PMA: in Italia crescono i trattamenti e calano i costi

12, giugno 2025 – In Italia, la procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta una risorsa per le coppie che affrontano difficoltà nel concepimento. Secondo i dati riportati nella Relazione al Parlamento 2024 del Ministero della Salute, tra il 2021 ed il 2022 le tecniche di PMA hanno registrato un aumento aumento delle coppie trattate (da 86.090 a 87.192), dei cicli effettuati (da 108.067 a 109.755) e i bambini nati vivi (da 16.625 a 16.718). A fare eco a questa crescita sono i dati diffusi dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità), secondo i quali all’approvazione della legge 40/2004 che regolava la Procreazione Medicalmente Assistita, il numero dei trattamenti effettuati ogni anno è raddoppiato. La PMA, o “fecondazione artificiale”, rappresenta dunque una soluzione efficace per le coppie che non riescono a concepire un bambino naturalmente. Attraverso tecniche avanzate, la procreazione medicalmente assistita offre un’opportunità concreta per superare le difficoltà legate all’infertilità, quando il concepimento spontaneo è impossibile o molto complesso, o quando altre terapie mediche o chirurgiche non hanno avuto successo.

Quando valutare la PMA Una coppia, secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), può ricorrere alla procreazione medicalmente assistita dopo un periodo compreso tra 12 e 24 mesi di rapporti regolari e non protetti. Tuttavia, questo intervallo si riduce a sei mesi se la donna ha superato i 35 anni o se sono presenti fattori di rischio, come precedenti interventi chirurgici agli organi pelvici, infezioni utero-ovariche, endometriosi o altre patologie che interessano l’apparato riproduttivo.

PMA, varie tecniche La PMA si avvale di un ventaglio di approcci che implicano la manipolazione di ovociti, spermatozoi o embrioni, tutti finalizzati al raggiungimento di una gravidanza. “La scelta della procedura adatta dipende principalmente dalla causa di infertilità della coppia – spiega Marco Grassi, ginecologo presso l’ospedale ‘C. e G. Mazzoni’ di Ascoli Piceno – si segue un principio di gradualità, partendo dalle tecniche meno invasive, sia da un punto di vista tecnico che psicologico, per passare eventualmente a quelle più complesse in caso di bisogno”.

11 Giugno 2025

SIBIoC: ‘No all’esternalizzazione dell’attività di medicina di laboratorio”

11, giugno 2025 – “Esprimiamo forte preoccupazione per il progetto di riorganizzazione dei laboratori di diagnostica clinica avanzato dalla Regione Lazio. Assumere modelli di General Contractor e Global Service, tutti basati su logiche commerciali e soprattutto sull’esternalizzazione delle attività diagnostiche, può essere molto pericoloso. Si rischia infatti di compromettere la qualità del dato scientifico ottenuto dalla medicina di laboratorio”. E’ quanto dichiarato oggi dalla SIBioC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica). “Se approvata la scelta del Lazio costituirebbe un pericoloso precedente che potrebbe essere preso ad esempio da altre Regioni – afferma il prof. Marcello Ciaccio, Presidente Nazionale SIBioC -. Vogliamo ricordare che la medicina di laboratorio è una componente essenziale del nostro sistema sanitario nazionale. Svolge un ruolo indispensabile in tutto il percorso diagnostico terapeutico assistenziale del cittadino-paziente. In moltissime malattie i nostri esami guidano la prevenzione, la diagnosi precoce, il monitoraggio e anche le scelte terapeutiche. E’ perciò fondamentale garantire sempre la qualità del dato di laboratorio e questo è possibile solo attraverso un controllo rigoroso dell’intero processo diagnostico: dalla fase preanalitica a quella post-analitica. Servono quindi competenze specialistiche, formazione continua, adozione di standard internazionali, sistemi di accreditamento e una governance clinico-scientifica interna al sistema sanitario. Il passaggio da un sistema di rimborso ad analita, fondato sulla trasparenza e sull’appropriatezza clinica, a un rimborso a referto, mina la sostenibilità del sistema. Sposta l’attenzione dal valore clinico delle indagini alla mera quantità di output amministrativo. Si corre il rischio concreto di sacrificare il rigore diagnostico in nome della semplificazione burocratica e dell’efficienza apparente”.

Per questo la Società Scientifica si schiera contro la possibilità di esternalizzare delle performance di medicina di laboratorio. “L’introduzione di un Global Service gestito da soggetti non direttamente coinvolti nella responsabilità clinico-scientifica dell’attività diagnostica comporta un inevitabile scollamento tra il professionista e la qualità del servizio reso – conclude il prof. Ciaccio -. Il sistema verrebbe così privato di un controllo diretto e competente che è garanzia di accuratezza, tempestività e appropriatezza delle analisi. Vogliamo quindi difendere la qualità della diagnostica perché rappresenta non solo una questione tecnica ma anche una scelta di responsabilità verso i cittadini e il sistema sanitario nella sua complessità”.

10 Giugno 2025

Tumori: anche in Liguria la prevenzione naviga insieme a nave Amerigo Vespucci

Genova, 10 giugno 2025 – In Liguria vivono circa 104.000 persone che hanno ricevuto la diagnosi di tumore (in Italia sono 3,7 milioni). È la Regione più anziana d’Italia, con una quota di over 65 pari al 28,9% della popolazione (24% in Italia). Se l’età rappresenta un fattore di rischio oncologico non modificabile, ci sono ampi margini di miglioramento su altri fronti. Infatti, l’eccesso di peso riguarda quasi il 40% dei liguri (30,2% sovrappeso e 9,5% obeso), il fumo di sigaretta il 24,2% e la sedentarietà il 23,8%. Ed è più alta rispetto alla media italiana (58,4%) la percentuale di cittadini che bevono alcol, pari al 64,9%. Va ricordato che il consumo di alcol è responsabile del 4% dei casi di cancro, che equivalgono a 15.600 diagnosi ogni anno in Italia e a quasi 500 in Liguria.

Per migliorare il livello di consapevolezza dei liguri, la prevenzione contro il cancro “naviga” insieme al “Tour Mediterraneo Vespucci”. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), Fondazione AIRC, Fondazione AIOM e la Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM) saranno infatti presenti dal 10 al 14 giugno a Genova al “Villaggio Italia” (Calata Mandraccio) nella tappa finale del Tour Mondiale Vespucci, un viaggio unico, un progetto tutto italiano mai realizzato prima, quasi due anni di navigazione e quasi 50.000 miglia nautiche percorse (pari a oltre due volte la circonferenza terrestre), 5 continenti, 32 paesi, 53 porti di cui 20 nel mar Mediterraneo.

Gli oncologi per 5 giorni forniranno consigli ai cittadini e i volontari distribuiranno materiale informativo legato alla prevenzione. Ogni anno, in Liguria, si stimano circa 12.000 nuovi casi di tumore. Il 40% può essere evitato con l’adozione di stili di vita sani, affiancata dall’adesione ai programmi di screening per la diagnosi precoce.

“Vogliamo utilizzare tutti gli strumenti per trasmettere le regole della prevenzione oncologica ai cittadini. In questi mesi abbiamo ‘navigato’ insieme al Tour Vespucci, che giunge oggi al suo approdo finale – spiegano Francesco Perrone (Presidente AIOM) e Nicoletta Gandolfo (Presidente SIRM) -. Siamo al fianco delle Istituzioni in questo progetto, che permette di raggiungere migliaia di cittadini. Alcuni fattori di rischio, come il consumo di alcol, sono ancora poco conosciuti. Come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, non esiste una dose minima sicura per l’organismo. Studi scientifici dimostrano con certezza il ruolo causale del consumo di bevande alcoliche nell’insorgenza di diversi tipi di neoplasie, tra cui i tumori dell’esofago, del fegato, del colon-retto, della mammella, delle labbra e della cavità orale, della laringe e della faringe. Il 4% dei casi totali di cancro è riconducibile a questa abitudine”.

Il carcinoma mammario, in particolare, è il più frequente in tutta la popolazione in Italia. È stato dimostrato che il 4,6% delle diagnosi di questa neoplasia, effettuate nel quinquennio 2015-2019 nel nostro Paese, è attribuibile al consumo di bevande alcoliche (pari a 11.854 casi, cioè circa 2.400 all’anno). “La tossicità della sostanza è maggiore nelle donne, il cui organismo si caratterizza per una minore produzione dell’enzima Alcol-Deidrogenasi, che determina una ridotta capacità di metabolizzare l’etanolo – continua Francesco Perrone -. L’etanolo, inoltre, stimola l’azione degli estrogeni, gli ormoni responsabili di circa il 70% dei tumori del seno. La probabilità di sviluppare la malattia aumenta esponenzialmente quando all’alcol si associano altri fattori di rischio, che ne potenziano gli effetti dannosi, come il fumo di sigaretta e il sovrappeso”.

“In Liguria – afferma Nicoletta Gandolfo – va migliorata anche l’adesione ai programmi organizzati di screening anti-cancro, che rappresentano il cardine della prevenzione secondaria. Per tutti e tre i programmi, la Regione fa registrare percentuali di adesione leggermente inferiori alla media nazionale. Solo il 32,8% dei cittadini esegue il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci per la diagnosi precoce del tumore del colon-retto (media italiana 34,9%). Sono inferiori alla media nazionale (41,5%) anche le percentuali di adesione al test HPV o al Pap test per il carcinoma del collo dell’utero, pari al 36,7%. E, in Liguria, le donne che eseguono la mammografia, indispensabile per individuare precocemente la neoplasia del seno, sono il 52,2% (Italia 55,4%)”. “Il ‘Piano Regionale della Prevenzione della Liguria anni 2021- 2025’, che ha recepito le indicazioni del ‘Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025’, prevede, tra le azioni specifiche dedicate agli screening oncologici, l’estensione dell’invito agli screening mammografico e colorettale alla popolazione fino a 74 anni – aggiunge la Gandolfo -. Oltre alla Liguria, diverse Regioni stanno ampliando la fascia di popolazione da candidare ai programmi di prevenzione secondaria. In particolare, l’estensione della mammografia dalle 50-69enni alle 45-74enni risponde all’esigenza di ridurre sempre più la mortalità per tumore del seno, in una prospettiva di prevenzione svolta da personale medico e da tecnici sanitari di radiologia medica interamente dedicati. Inoltre, è importante che ogni donna che riceve la diagnosi di carcinoma mammario sia presa in carico dai centri di senologia, che garantiscono un approccio multidisciplinare e percorsi di diagnosi, cura e follow up personalizzati”.

“I più recenti studi scientifici hanno evidenziato che il 40% dei tumori potrebbe essere evitato con uno stile di vita sano che si traduce in alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e stop al fumo – ricorda Lorenzo Anselmi, Presidente Comitato Liguria Fondazione AIRC -. Ugualmente è fondamentale invitare i cittadini a partecipare ai programmi di screening oncologici gratuiti per la diagnosi precoce perché individuare un tumore in fase iniziale aumenta notevolmente le possibilità di cura e sopravvivenza. La nostra presenza al ‘Tour Mediterraneo Vespucci’ insieme ad AIOM, Fondazione AIOM e SIRM vuole proprio sensibilizzare l’opinione pubblica sulla centralità di questi temi. AIRC da sessant’anni sostiene la migliore ricerca oncologica indipendente e parallelamente promuove l’informazione scientifica e la cultura della salute nelle scuole, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Ricerca e prevenzione hanno prodotto risultati concreti: oggi si stima che la metà circa delle persone che ricevono una diagnosi di cancro potrebbe guarire, recuperando la stessa aspettativa di vita di chi non si è ammalato. Un traguardo importante che però non può bastare, il nostro obiettivo è quello di riuscire a trovare le giuste risposte per tutti i pazienti”.
L’iniziativa Tour Mediterraneo Vespucci con il Villaggio IN Italia nasce da un’idea del Ministro della Difesa Guido Crosetto ed è sostenuta dalla Difesa e da 12 Ministeri, per raccontare e condividere l’esperienza internazionale del “Tour Mondiale Vespucci” che per 20 mesi ha portato in 32 Paesi all’estero la cultura, la storia, l’innovazione, la gastronomia, la scienza, la ricerca, la tecnologia e l’industria che fanno dell’Italia un Paese universalmente apprezzato. Il progetto è una produzione in partenariato pubblico-privato di Difesa Servizi spa e Ninetynine.

 

9 Giugno 2025

Salute: con la prevenzione evitabili il 40% delle malattie

9, giugno 2025 – Il 40% delle malattie sono evitabili adottando stili di vita sani e sottoponendoci agli screening nazionali. Perché queste diventino abitudini consolidate, però, è importante sensibilizzare ogni fascia d’età, dai giovani ai ragazzi fino agli adulti. È il tema al centro del convegno “L’età della salute: un viaggio che guarda all’Europa – La sanità di domani fra health literacy, prevenzione e personalizzazione”, organizzato da CESC – Centro Europeo Studi Culturali, Spazio Europa, Commissione Europea, CIU Unionquadri – Confederazione Italiana di Unione delle professioni intellettuali e dal Parlamento Europeo, anche sede del meeting, su iniziativa di Francesco Riva, Consigliere CNEL e Vicepresidente CIU.

“Il concetto di salute assume un’accezione diversa in ogni fascia d’età – spiega Francesco Riva –. Per un bambino è una condizione naturale, è però importante che inizi a conoscere il proprio corpo e ad apprendere le basi per il benessere futuro. L’età della consapevolezza è quella in cui si inizia a costruire il domani, in cui gli stili di vita fanno la differenza e possono ritardare l’insorgenza di patologie croniche e acute. Poi si arriva all’età adulta, in cui si deve essere proattivi nel difendere la propria salute sia partecipando ai programmi di screening che correggendo i comportamenti scorretti. Questo convegno è stato l’occasione per provare a delineare, in 12 punti, i percorsi più virtuosi e le azioni che, come singoli e come società, possiamo mettere in campo per costruire un domani più in salute.”

Il meeting, a cui hanno partecipato alcuni tra i migliori opinion leader italiani in tema salute, è stato infatti l’occasione per definire il documento “Promuoviamo il futuro” che include 12 best practices in grado di diventare modelli per il miglioramento della salute in ogni fascia d’età. Gli interventi si sono suddivisi per “target” interessato: dall’età dell’apprendimento (health literacy e lezioni di salute), all’età della consapevolezza (prevenzione e programmazione), fino all’età dell’azione (counseling, screening e riduzione del rischio personalizzato). Le buone azioni consigliate partono dai “prime mille giorni” con attenzione alla gravidanza, alla formazione del microbiota e all’allattamento, per poi passare a corretta alimentazione e movimento, importanza della salute mentale con riduzione dello stress, conoscenza dei rischi connessi alle malattie sessualmente trasmissibili e ai danni da fumo, abuso di alcool e droghe. Nella fascia d’età più avanzata le raccomandazioni vertono sull’utilizzo della medicina preventiva per poter conoscere il profilo di rischio personale e familiare, sull’attenzione alle malattie croniche, all’epigenetica, alla salute nel mondo del lavoro e alla global health. Anche le tecnologie ricoprono un ruolo importante, se utilizzate in modo etico e virtuoso. Infine si ricordano i rischi legati all’antibiotico resistenza e la necessità di creare una nuova cultura nell’utilizzo dei farmaci.

“Con la partecipazione dei rappresentanti di alcune tra le società scientifiche e associazioni italiane più influenti abbiamo parlato dell’importanza di trasformare la salute in argomento di studio nelle scuole, perché alimentazione, attività fisica, malattie sessualmente trasmissibili, uso di sostanze, salute mentale e prevenzione primaria diventino temi di discussione già dai primi anni di istruzione, ed entrino così a far parte del linguaggio e delle abitudini corrette di ogni bambino – continua Francesco Riva –. È poi necessario che questi stili di vita vengano visti non come privazioni e rinunce ma come un investimento sul proprio futuro. Arriva un momento in cui diventa inevitabile fare i conti con gli anni che passano, con l’impronta genetica e con le conseguenze dei comportamenti che abbiamo adottato, soprattutto se non sono stati i migliori. È la fase in cui bisogna fare attenzione ai fattori di rischio, correggere le abitudini e svolgere controlli periodici. Con questo incontro abbiamo voluto portare l’attenzione delle istituzioni alla necessità di interventi concreti e mirati a ogni fascia d’età, perché la salute è un diritto di tutti e deve essere declinata secondo le esigenze di ogni momento della vita.”

6 Giugno 2025

Tumori: “Il dolore colpisce un paziente su 2 ma è sottovalutato”

6, giugno 2025 – È il dolore una delle componenti più invalidanti per chi affronta un tumore: ne soffre un paziente oncologico su due, ma troppo spesso il problema resta sottovalutato e sotto-trattato. A lanciare l’allarme sono gli specialisti della Società italiana degli anestesisti e rianimatori (Siaarti). E dal congresso su dolore e cure palliative in corso Bari arriva l’appello ad sgomberare il campo dalla disinformazione sui farmaci oppioidi. Il dolore cronico accompagna il malato in ogni fase del percorso, con episodi acuti e improvvisi, i cosiddetti breakthrough cancer pain, che colpiscono anche 3 o 4 volte al giorno, compromettendo la qualità della vita e l’efficacia delle cure. Eppure, l’uso degli oppioidi, fondamentali per gestirlo, è ancora frenato da paure e pregiudizi. “Il dolore incide sul corpo e ma anche sulla psiche, portando ansia e depressione.

Curarlo in modo adeguato è una priorità. Gli oppioidi, se usati correttamente, sono sicuri e imprescindibili: il Fentanyl, in particolare, è rapido, efficace e indicato anche in pazienti fragili”, afferma Silvia Natoli, responsabile dell’area Dolore e cure palliative di Siaarti. Inserito dall’Organizzazione mondiale della Sanità tra i medicinali essenziali e usato nella formulazione di spray nasale o compresse sublinguali, questo oppioide è uno dei farmaci più efficaci per il controllo del dolore oncologico severo. I pregiudizi a riguardo derivano da una sovrapposizione pericolosa tra uso medico controllato e abuso. Negli Usa il Fentanyl è infatti noto per essere la principale causa di overdose fatale, spesso mescolato ad altre droghe. Questo utilizzo illegale però sta andando a discapito di chi ne ha realmente bisogno per uso medico. Per gli esperti, superare il tabù sugli oppioidi è una sfida culturale e clinica. “Il dolore non controllato – avverte Vittorio Guardamagna, direttore di Cure Palliative all’Istituto europeo di oncologia – porta all’interruzione delle terapie oncologiche, con gravi conseguenze. Le innovazioni in arrivo renderanno ancora più sicuro l’uso del Fentanyl, grazie a dispositivi intelligenti contro sovradosaggio e abusi”.

5 Giugno 2025

Tumore del seno, in Italia 53mila nuove diagnosi ogni anno

Roma, 5 giugno 2025 – Per le donne con tumore del seno, in Italia più di 53mila ogni anno, i farmaci per la gestione degli effetti collaterali delle terapie o della patologia ricoprono quasi il 41% dei costi sostenuti privatamente. A questi spesso si aggiungono visite specialistiche, trattamenti ed esami diagnostici che vengono effettuati a proprio carico per ridurre i tempi di attesa del SSN. La “tossicità finanziaria” colpisce il 38% delle donne, che si trovano ad affrontare le conseguenze economiche della malattia. È uno dei temi al centro del 42° Congresso Nazionale ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno), in partenza oggi a Gorizia e che proseguirà fino al 7 giugno. La tre giorni, che prende il nome di “L’ANDOS e l’Europa”, avrà come focus il ruolo cruciale delle associazioni pazienti europee e vedrà la presentazione dei risultati della survey dedicata al peso finanziario della patologia, ma anche l’illustrazione di due progetti internazionali dedicati alla formazione e al supporto dei caregiver e alla sensibilizzazione sulla prevenzione tra le donne culturalmente ed economicamente svantaggiate, oltre a un approfondimento sull’uso dell’intelligenza artificiale in radiologia.

“Oggi le opportunità diagnostico-terapeutiche per individuare e trattare il carcinoma mammario sono in continua evoluzione grazie alla ricerca scientifica, ma mentre curiamo la malattia non possiamo dimenticarci della qualità della vita – sottolinea Flori Degrassi, Presidente Nazionale ANDOS –. Il tumore del seno non ha conseguenze solo sanitarie, ma anche psicologiche ed economiche. Le pazienti oggi devono farsi carico di alte spese per i medicinali che le aiutino nella gestione degli effetti collaterali della malattia o delle terapie. Le uscite private per questi farmaci equivalgono a circa 500 euro a paziente ogni anno. La tossicità finanziaria è un tema sempre più centrale: per questa ragione, come associazione, abbiamo realizzato una survey che presenta i dati relativi ai costi della malattia, ma anche ai bisogni psicologici e ai timori delle donne con carcinoma mammario. Come ANDOS abbiamo il compito di offrire alle donne uno sguardo comprensibile sul panorama sanitario, perché la conoscenza permette loro di essere soggetti attivi sia nei processi terapeutici che nella fase che precede la malattia, quella della prevenzione. Siamo ben consapevoli che i migliori risultati si raggiungano attraverso il lavoro di squadra, ed è proprio nell’ottica della promozione del dialogo e dello scambio tra diversi Paesi che abbiamo dato vita a due progetti internazionali: Safe Together, ideato in collaborazione con associazioni polacche e croate, che punta alla realizzazione di linee guida dedicate alla formazione dei caregiver delle pazienti terminali, perché possano curarsi sia degli aspetti sanitari che psiconcologici, e S.h.i.e.l.d., che mira ad avvicinare le donne culturalmente ed economicamente svantaggiate agli screening offerti sul territorio. La scelta di svolgere questa 42° edizione del nostro Congresso Nazionale a Gorizia non è casuale: la città è stata infatti dichiarata Capitale Europea della Cultura 2025 insieme a Nova Gorica.”
Saranno molti gli argomenti che verranno trattati durante la tre giorni, iniziando dalla prevenzione e da come dovrebbe essere modulata in base a un rischio clinico correttamente calcolato, tenendo presente alcune condizioni genetiche che richiedono approcci diagnostico-terapeutici particolari. Verrà sottolineata l’importanza dell’approccio multidisciplinare e della continuità del percorso di cura. Professionisti tra i più qualificati presenteranno aggiornamenti sulle innovazioni terapeutiche che permettono di ottenere risultati insperati fino a qualche anno fa, anche in condizioni di malattia avanzata. Si discuterà di intelligenza artificiale, delle sue applicazioni e dei relativi aspetti etici, ma anche dell’importanza della qualità di vita. Verranno presentati i dati della survey curata da ANDOS sulla tossicità finanziaria e si parlerà del reinserimento delle donne operate nel mondo del lavoro e dei loro diritti. Al punto di vista delle pazienti verrà concesso grande spazio di espressione.

“In Italia il carcinoma della mammella è la forma di tumore più frequente nelle donne, con circa 53mila nuove diagnosi ogni anno – afferma Fabio Puglisi, professore ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Udine e Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica presso l’IRCCS CRO di Aviano –. Grazie ai programmi di prevenzione, in primis lo screening mammografico, e ai progressi terapeutici, la grande maggioranza dei casi viene oggi curata con successo, ma una quota significativa presenta o sviluppa metastasi, cioè la diffusione della malattia ad altri organi. In questi casi, anche se l’ottenimento di una guarigione completa è ancora difficile, i progressi terapeutici hanno rivoluzionato la storia clinica della malattia. Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a un vero cambiamento di paradigma: oggi possiamo personalizzare il trattamento in base alle caratteristiche molecolari del tumore e al profilo clinico e genetico della paziente. Disponiamo di terapie endocrine più efficaci, farmaci biologici come gli inibitori di CDK4/6, nuovi agenti orali contro mutazioni specifiche come ESR1 e PIK3CA, e coniugati farmaco-anticorpo (noti con la sigla ADC) che combinano l’efficacia della chemioterapia con la precisione delle terapie mirate. Per alcune forme più aggressive, come il tumore triplo negativo, sono disponibili l’immunoterapia e farmaci che agiscono su bersagli specifici (ADC contro Trop-2 o HER2, inibitori di PARP, ecc). Questo significa che, per molte donne, convivere con un carcinoma mammario metastatico oggi non è più sinonimo di rinuncia, ma può voler dire vivere più a lungo, con meno sintomi e una buona qualità di vita. Il futuro si gioca sulla diagnosi molecolare, sull’accesso equo alle cure e sulla collaborazione tra medici, pazienti e istituzioni.”

“L’intelligenza artificiale offre un’opportunità unica per rivoluzionare i processi di screening radiologici del tumore del seno – conclude Francesca Caumo, Direttrice della UOC di Radiologia Senologica ed Oncologica presso l’Istituto Oncologico Veneto, IRCCS di Padova –. Questa tecnologia avanzata consente una personalizzazione basata su fattori di rischio e densità mammaria, migliorando la precisione delle diagnosi. Grazie alla sua capacità di effettuare triage, l’IA può ottimizzare l’efficienza dei radiologi, riducendo il loro carico di lavoro e permettendo loro di concentrarsi su casi più complessi e a rischio elevato. La radiologia gioca un ruolo cruciale nella diagnosi precoce del carcinoma mammario, anche grazie a tecniche emergenti come la mammografia con mezzo di contrasto e alle pratiche di interventistica ormai indispensabili per la diagnosi e la terapia. L’uso dell’IA in questo contesto non solo accelera l’analisi delle immagini, ma migliora anche la sensibilità e la specificità nella rilevazione di anomalie, contribuendo così a un trattamento tempestivo e mirato. Integrando l’intelligenza artificiale nei flussi di lavoro radiologici, possiamo migliorare la qualità delle cure e supportare i radiologi nel fornire diagnosi più accurate e sicure per le pazienti.”

4 Giugno 2025

Consumo frequente di cibi ultra-processati accelera l’invecchiamento

4 giugno 2025 – Una dieta ricca in cibi ultra-processati accelera l’invecchiamento biologico, anche in chi segue un regime alimentare bilanciato. Lo conferma un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica The American Journal of Clinical Nutrition e condotto dall’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Neuromed di Pozzilli (IS), in collaborazione con l’Università Lum di Casamassima (BA). “L’analisi ha evidenziato che le persone che riportavano un maggiore consumo di alimenti ultra-processati presentavano, in media, un’età biologica superiore rispetto alla loro età cronologica, indicando una possibile accelerazione dell’invecchiamento dovuta proprio ad un consumo più elevato di questi alimenti”, spiega Simona Esposito, prima autrice dello studio e vincitrice del Premio “Gianni Barba” per la migliore ricerca scientifica nel campo della nutrizione umana realizzata da un socio della Sinu under 35. “L’aspetto più rilevante dello studio sta nel fatto che il rapporto tra consumo di alimenti ultra-processati e invecchiamento è risultato indipendente dalla qualità della dieta – continua-. Anche le persone che seguivano regimi alimentari considerati equilibrati dal punto di vista strettamente nutrizionale, ricchi di frutta, verdura e fibre, ma che includevano una quota significativa di cibi ultra-processati, mostravano segni di invecchiamento biologico più rapido”.

La ricerca, condotta su 25mila adulti del Molise nell’ambito del progetto Moli-sani, ha evidenziato tra gli alimenti ultra-processati (Upf) associati ad un’accelerazione dell’età biologica: snack salati, dolci confezionati o bibite gassate, ma anche prodotti insospettabili come pane di cassetta confezionato, alcuni tipi di cereali da colazione, zuppe pronte, piatti pronti surgelati e yogurt aromatizzati. Alimenti, molto diffusi nella dieta moderna, che possono alterare la struttura del cibo, ridurre nutrienti essenziali e favorire infiammazione cronica e squilibri del microbiota intestinale. Un ulteriore elemento di preoccupazione per i ricercatori riguarda il packaging: molti alimenti ultra-processati vengono infatti venduti in contenitori di plastica o materiali multistrato, che possono rilasciare contaminanti chimici potenzialmente dannosi per l’organismo, come ftalati o bisfenoli. “Questi risultati rappresentano un ulteriore richiamo a considerare l’alimentazione non solo come fonte di energia e nutrienti, ma come un potente strumento capace di influenzare la longevità e la qualità della vecchiaia e della vita”, conclude Esposito.

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