Roma, 28 aprile 2025 – “I due DPCM che aggiornano i Livelli Essenziali di Assistenza contribuiscono a colmare l’enorme ritardo accumulato, fino ad otto anni, rispetto all’acquisizione dei dati scientifici sul potenziale beneficio dei test molecolari per circa 87.000 pazienti oncologici ogni anno nel nostro Paese, grazie all’acquisizione gratuita di questi esami e dei farmaci correlati. La ConFederazione Oncologi, Cardiologi ed Ematologi ha offerto la propria competenza al Ministero della Salute per raggiungere questo importante risultato, frutto di un ottimo lavoro svolto insieme alla Direzione Generale della Programmazione Sanitaria. Questi provvedimenti porteranno al completo utilizzo, finora abbastanza discontinuo in vaste aree del territorio nazionale, di ben 62 farmaci a bersaglio molecolare, già da tempo approvati dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Il testo delle due norme è all’esame della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in attesa di essere promulgato. Chiediamo alla Presidente Meloni di approvare i provvedimenti quanto prima”.
Francesco Cognetti, Presidente FOCE (ConFederazione Oncologi, Cardiologi ed Ematologi), chiede che le due norme che aggiornano i LEA, a distanza di 8 anni dall’ultimo DPCM del 12 gennaio 2017, siano subito promulgate. “Nel nostro Paese – sottolinea il Prof. Cognetti – l’approvazione del farmaco e del corrispondente test non sono contestuali, determinando spesso ritardi nell’accesso reale alle terapie innovative che richiedono l’esecuzione di queste analisi molecolari. I pazienti non possono più aspettare e devono accedere subito alle terapie innovative”.
I due DPCM introducono numerose modifiche dei LEA, che includono l’ampliamento di screening preventivi, nuove prestazioni sanitarie, aggiornamenti in tema di esenzioni e introduzione di nuove tecnologie ed ausili terapeutici. “Tra le nuove prestazioni – spiega il Prof. Cognetti – figurano lo screening e la sorveglianza attiva per tumori della mammella e dell’ovaio in persone con mutazioni genetiche BRCA1 e BRCA2, il tutto per un target stimato di circa 9.693 donne l’anno e l’esecuzione di 45 pannelli standard o avanzati di test molecolari, che includono la valutazione di 223 geni per la ricerca di mutazioni in 22 tumori solidi ed ematologici, per i quali da diversi anni sono già disponibili farmaci specifici che in trial clinici hanno dimostrato un importante impatto sulla sopravvivenza. Viene inoltre approvato nei DPCM l’utilizzo dei test genomici nel carcinoma mammario ormono-responsivo in stadio precoce, utili per una migliore valutazione della prognosi di queste pazienti e per la scelta del miglior trattamento adiuvante, cioè successivo alla chirurgia, per un totale di circa 10.000 donne ed un esborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale di circa 20 milioni di euro”.
“Come espressamente citato nella relazione tecnica dell’apposito Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri – conclude il Prof. Cognetti -, queste valutazioni sono state effettuate con il fondamentale contributo dell’expertise scientifico fornito da FOCE e dai suoi esperti nella selezione delle mutazioni prescelte nelle specifiche neoplasie e nella individuazione dei pazienti da testare e del loro numero in funzione delle risorse da investire. Il costo per l’utilizzo di questi pannelli è stato valutato intorno a 81 milioni 748 mila 250 euro annui, completamente sostenuto dal Servizio Sanitario Nazionale, mentre l’esborso complessivo conseguente ai due DPCM avrà un impatto di circa 150 milioni di euro annuo”.
23 aprile 2025 – Per le donne giovani è diminuito, negli ultimi 15 anni, il pericolo di vita dopo la diagnosi di cancro. La mortalità per tumori si è ridotta di oltre il 20% nella fascia di età 20-49 anni dal 2006 al 2021. Nel 2024 si stimava che vivessero, dopo una diagnosi di tumore, circa 2 milioni di donne di cui la metà con una sopravvivenza che superava i 10 anni, un dato indicativo dell’efficacia delle terapie disponibili. Sono alcuni dati dell’Istituto superiore di sanità in occasione della Giornata nazionale della salute della donna, che si è celebrata ieri.
Il Dipartimento di Oncologia e Medicina molecolare dell’Iss, diretto da Mauro Biffoni, evidenzia, infatti, che in oncologia si è assistito negli ultimi decenni ad un progressivo aumento della sopravvivenza in molti tipi di tumori maligni, frutto dell’introduzione di nuove terapie e di diagnosi in stadi più precoci che hanno interessato sia uomini che donne. Le sopravvivenze osservate portano a stimare che la speranza di guarigione, cioè di avere una vita di lunghezza uguale alle non malate, sia del 73% dopo una diagnosi di carcinoma della mammella, del 69% di tumore dell’utero, del 58% per il carcinoma della cervice uterina e del 32% per il carcinoma dell’ovaio. Negli anni più recenti sono state introdotte terapie farmacologiche selezionate per specifiche sottopopolazioni di pazienti che promettono di produrre ulteriori miglioramenti nella terapia delle forme avanzate di tumori di cui si vedranno i risultati nei prossimi anni.
In occasione della Giornata nazionale dedicata alla salute della donna, il Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’Iss ricorda che sempre più evidenze mostrano come la salute mentale femminile sia influenzata da fattori biologici, ma anche da determinanti socioculturali come gli stereotipi e i ruoli di genere, la discriminazione, la violenza, le molestie, l’equilibrio tra vita privata e lavorativa e le condizioni socioeconomiche. Comprendere e affrontare queste dimensioni è essenziale per costruire percorsi di cura realmente efficaci ed equi. Il benessere psicologico delle donne, ricordano gli esperti Iss, è un pilastro per la salute pubblica e lo sviluppo sociale. Intervenire sui determinanti della salute mentale femminile, in tutte le fasi della vita, significa investire nel futuro della società tutta.
22, aprile 2025 – “Il Servizio Sanitario Nazionale vanta numerose eccellenze e tra queste possiamo annoverare la Rete delle Breast Unit, che rappresenta un modello d’eccellenza riconosciuto a livello europeo per la gestione integrata del tumore al seno. Modello che vogliamo ulteriormente valorizzare e rafforzare”. E’ quanto ha affermato oggi la premier Giorgia Meloni in un messaggio per la giornata nazionale della salute della donna.
L’obiettivo di rafforzare le breast unit è dimostrato, ha sottolineato Meloni, dalla “scelta che abbiamo fatto con l’ultima legge di bilancio di istituire un apposito Registro unico, con l’obiettivo di raccogliere tutti i dati provenienti dalle Breast Unit nel territorio nazionale e garantire la centralizzazione e l’analisi dei dati sulla diagnosi, il trattamento e il follow-up del carcinoma mammario”.
18, aprile 2025 – L’infezione da Papilloma virus umano (Hpv) è oggi riconosciuta come causa di un numero crescente di tumori orofaringei, in particolare quelli localizzati a livello delle tonsille e della base della lingua, che interessano pazienti di età inferiore e contribuiscono al grande problema clinico e sociale rappresentato dai tumori del distretto testa-collo. A ricordarlo è l’Associazione italiana radioterapia e oncologia clinica (Airo) in occasione del mese dedicato alla sensibilizzazione su questo tipo di neoplasie, considerate rare ma “tutt’altro che trascurabili”.
Nel 2024 in Italia si stimano circa 5977 nuove diagnosi, pari al 3% di tutti i tumori maligni. Nonostante la relativa bassa incidenza, evidenziano gli esperti, rimangono di notevole rilievo in quanto possono compromettere funzioni fondamentali come respirare, parlare, e mangiare, con impatti importanti sulla qualità della vita. Fumo e alcol restano i principali fattori di rischio per lo sviluppo di questi tumori, ma negli ultimi anni è emersa la nuova realtà dell’Hpv, soprattutto Hpv-16: “A differenza dei tumori Hpv-negativi”, spiega Liliana Belgioia, consiglio direttivo Airo, “queste forme colpiscono pazienti più giovani (età media intorno ai 50 anni), e presentano una prognosi più favorevole con una migliore risposta ai trattamenti”. Le strategie terapeutiche per i tumori testa-collo includono chirurgia, chemioterapia e radioterapia, spesso combinate. Nella malattia localmente avanzata, la radioterapia rappresenta uno dei trattamenti cardine, con intenti curativi. Nei tumori orofaringei in fase iniziale/intermedia, la radioterapia è equivalente alla chirurgia robotica, sia in termini di efficacia che di qualità di vita post-trattamento. “La ricerca sta esplorando strategie di de-intensificazione terapeutica, con l’obiettivo di ridurre la tossicità dei trattamenti mantenendo alti tassi di controllo della malattia”, afferma Marco Krengli, presidente Airo. “Una medicina più personalizzata, quindi, è sempre più a portata di mano”.
17 aprile 2025 – Nel 2023 circa 8 milioni di italiani sopra gli 11 anni hanno consumato alcol in quantità tali da esporre la propria salute a rischio, mentre 4 milioni e 130 mila persone hanno praticato binge drinking, ossia bevuto per ubriacarsi. In totale, sono 780 mila i “consumatori dannosi”, ovvero coloro che hanno subito danni fisici o mentali dall’assunzione di alcol e che necessiterebbero di un trattamento clinico, ma solo l’8,1% risulta preso in carico dal Servizio Sanitario Nazionale. Le fasce più vulnerabili restano minori, adolescenti, donne e anziani (che registrano la più alta incidenza di disturbi da uso di alcol non intercettati dal sistema sanitario). Sono alcuni dei dati diffusi ieri, in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2025, dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità (Ona-Iss).
Secondo gli esperti, nel 2023 non si sono registrati i miglioramenti attesi nei comportamenti a rischio legati al consumo di alcol in Italia. Su un totale di circa 36 milioni di consumatori di alcol (il 77,5% dei maschi e il 57,6% delle femmine), i consumatori a rischio tra i giovani (11-24 anni) sono 1 milione e 260 mila, di cui 615 mila minorenni. Tra questi, le consumatrici a rischio rappresentano il 13,3% nella fascia 11-17 anni. L’incremento più significativo riguarda le donne binge drinker, passate dal 2,5% nel 2013 al 4,5% nel 2023, segnando un aumento dell’80% in dieci anni. Anche i consumi fuori pasto sono in crescita, sempre tra le donne: il 23,9% dichiara di bere alcol fuori dai pasti e 1 milione e 230 mila lo fa per ubriacarsi. A preoccupare è anche la ripresa della mortalità totalmente attribuibile all’alcol, in aumento soprattutto tra le classi di età produttive di entrambi i sessi, vanificando le aspettative di una riduzione.
“I consumi di alcol in Italia evidenziano una situazione consolidata, dilagante nelle fasce più vulnerabili della popolazione: minori, adolescenti, donne e anziani – spiega Emanuele Scafato, Direttore dell’Ona-Iss – La prevenzione nazionale e regionale è possibile se si mira ai target principali. È necessario innalzare l’attenzione per i giovani, prevedendo maggiori tutele nei luoghi di aggregazione e l’educazione alla salute nelle scuole. Occorre assicurare adeguate risorse per le reti curanti e l’applicazione delle linee guida per i disturbi da uso di alcol”. Per Scafato è infine necessario “favorire un incremento della consapevolezza sui rischi derivanti dall’uso di alcol a sostegno delle persone, delle famiglie e in osservanza degli obiettivi delle strategie delle Nazioni Unite, che non abbiamo raggiunto nel 2025, ma in cui siamo impegnati per il 2030”, conclude.
16 aprile 2025 – “Identificare tempestivamente i segnali di disturbo alimentare nei giovani consente l’intervento precoce. Elementi come esagerazione o restrizione alimentare, eccesso di attività fisica, disturbi d’ansia, bassa autostima, isolamento sociale. Individuarli permette anche di raggiungere i soggetti potenzialmente a rischio e coloro intorno a essi”. Così Luca Bernardo, direttore di Medicina dell’infanzia e dell’età evolutiva e del Centro disagio adolescenziale del Fatebenefratelli di Milano, in occasione della presentazione oggi a Roma dell’indagine conoscitiva su “Disturbi dell’alimentazione in età infantile e adolescenziale e sulle strategie di prevenzione” (con focus sull’obesità), della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.
“Siamo uno dei Paesi con più alta aspettativa di vita al mondo, ma sta diminuendo quella in salute, libera da malattie”, ha aggiunto Marco Silano, direttore del Dipartimento malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell’invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità. “Malattie che possono arrivare anche a 3 o 4 in contemporanea dopo i 45 anni, un estremamente importante carico sanitario, ma anche sociale ed economico”. L’attività di prevenzione delle malattie cronico-degenerative, quindi, “va iniziata molto precocemente, sin dallo sviluppo fetale: l’allattamento nei primi mesi di vita è un determinante che previene lo sviluppo di tali condizioni, dall’obesità alle malattie che ne derivano come il diabete”. Sull’allattamento, evidenzia Silano, esiste un maggior virtuosismo delle regioni settentrionali rispetto a quelle meridionali, che si riflette in molti altri ambiti: “Al sud vi sono tassi maggiori di obesità e sovrappeso, e una minore aspettativa di vita in salute. Ciò vale anche per il diabete di tipo 2, la cui prevalenza è legata a quella dell’obesità”.
15 aprile 2025 – “La prevenzione parte dagli stili di vita e c’è tanta strada ancora da fare per gli italiani. Si potrebbe risparmiare ben oltre 1 miliardo di euro l’anno solo per i costi sanitari diretti con comportamenti sani, dalla dieta al fumo”. E’ uno dei dati che emerge dal report presentato alla Facoltà di Economia della sede di Roma dell’Università Cattolica per il lancio della nuova iniziativa Osservatorio sull’Economia della Salute pubblica per il cambiamento del sistema sanitario italiano. Fondato dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari (Altems) – Facoltà di Economia, l’Osservatorio “ha l’obiettivo di analizzare e monitorare in modo sistematico le abitudini e gli stili di vita della popolazione italiana, valutandone l’impatto sulla spesa sanitaria nazionale. Per il futuro serve una ‘prevenzione smart’ basata su interventi precoci, sulle strategie di salute comportamentale e su un accesso equo ai servizi sanitari”. Si tratta della prima piattaforma in Italia che combina modellistica economica, innovazione sanitaria e scienze comportamentali.
Secondo gli esperti, “la prevenzione è la chiave per rimanere in salute e adottare stili di vita sani è il primo pilastro di questo approccio. Oltre a migliorare la qualità della vita, ciò comporta un risparmio economico significativo per il Paese: da un lato per la riduzione dei costi diretti legati all’assistenza sanitaria, dall’altro per il recupero di produttività, grazie a una popolazione più attiva, presente e in buona salute. Basti pensare – è stato ribadito – che solo con azioni di contrasto al fumo, agli alcolici, alla sedentarietà e alla cattiva alimentazione si potrebbe risparmiare ben oltre 1 miliardo di euro l’anno solamente per i costi sanitari diretti; cifre rilevanti, soprattutto in un periodo in cui gli effetti della pandemia e dei conflitti internazionali hanno indebolito il nostro sistema sanitario e ridotto la ricchezza delle famiglie e del Paese. Di conseguenza, si potrebbe attenuare la contrazione del rapporto tra la spesa sanitaria e il Pil nei prossimi anni, contribuendo a migliorare la sostenibilità del sistema”.
Roma, 14 aprile 2025 – Più del 30% dei pazienti colpiti da un tumore in fase avanzata oggi può ricevere una terapia basata su un biomarcatore, cioè su un’alterazione genetico-molecolare. Questa percentuale è destinata ad aumentare, grazie ai progressi della ricerca e al nuovo paradigma dell’oncologia di precisione, costituito dal modello mutazionale, in cui la firma genomica supera il valore dell’organo da cui il cancro ha origine. Per l’effettivo funzionamento di questo nuovo approccio, da un lato è necessario l’utilizzo di test di profilazione genomica estesa, con pannelli che possano esaminare anche 500 geni con un singolo esame, come quelli NGS (Next Generation Sequencing). Dall’altro lato, è indispensabile la discussione da parte dei Molecular Tumor Board (MTB) per valutare il significato biologico e clinico delle alterazioni rilevate, che potrebbero essere trattate con specifici farmaci a bersaglio molecolare o con l’immunoterapia. Ma in Italia solo il 2% delle biopsie da pazienti oncologici sono analizzate con NGS (nel 2020/2021), contro una media europea del 10%. E, ad oggi, solo 12 sistemi sanitari locali su 21 hanno un MTB unico regionale. Perché il modello mutazione si affermi, è fondamentale che venga istituita una rete strutturata di MTB, in stretta collaborazione con le Reti Oncologiche Regionali, e un centro di coordinamento nazionale dei Molecular Tumor Board, che monitori l’istituzione e le attività svolte a livello regionale. La richiesta viene dall’‘Italian Summit On Precision Medicine’, evento internazionale organizzato dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP), che si apre oggi a Roma con oltre 150 esperti.
“Il modello mutazionale – spiega Paolo Marchetti, Presidente FMP e Direttore Scientifico dell’IDI-IRCCS di Roma – costituisce una sfida per l’oncologia, permettendo nuove strategie di cura, associate a percorsi scientifici e regolatori realmente innovativi, con la necessità di assicurare l’uguaglianza di accesso per tutti i pazienti. Nel modello istologico, i farmaci sono autorizzati dall’ente regolatorio europeo, rimborsati dalle agenzie regolatorie nazionali e prescritti dagli oncologi. Il modello mutazionale si distingue per il suo focus sui pazienti con malattia metastatica, per i quali le opzioni terapeutiche convenzionali non forniscano risultati soddisfacenti. Questi pazienti potrebbero beneficiare di trattamenti mirati basati sul riconoscimento di specifiche mutazioni, che tuttavia, nella quasi totalità dei casi, sono privi di documentate evidenze scientifiche, con il conseguente problema di accesso a queste terapie, non ancora autorizzate né rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale”. “Nel modello mutazionale – continua il Prof. Marchetti -, i farmaci vengono indicati dal Molecular Tumor Board a seguito della profilazione genomica di pazienti metastatici, per i quali le cure standard non abbiano evidenziato benefici. In questo nuovo paradigma, i trattamenti risultano off-label in presenza di mutazioni con sede diversa da quella autorizzata oppure perché sono farmaci in fase di sviluppo e, quindi, non ancora autorizzati e rimborsati. L’aspetto più complesso riguarda l’accesso e la copertura finanziaria delle terapie in base alle decisioni assunte dall’MTB”.
Nel 2024, nel nostro Paese, sono state stimate 390.100 nuove diagnosi di tumore. “In Italia bisogna accelerare l’istituzione dei Molecular Tumor Board, perché sono gli unici organismi in grado di sfruttare le potenzialità dell’oncologia mutazionale – afferma Giuseppe Curigliano, Presidente eletto ESMO (Società Europea di Oncologia Medica), Professore di Oncologia Medica all’Università di Milano e Direttore Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative allo IEO di Milano -. L’analisi e l’interpretazione dei risultati della profilazione genomica richiedono competenze inter e multidisciplinari. È quindi fondamentale istituire i Molecular Tumor Board, nei quali sono coinvolti professionisti provenienti da diverse aree, quali, ad esempio, l’oncologo medico, l’anatomopatologo, il biologo molecolare, il genetista, il farmacologo clinico, il farmacista ospedaliero, il bioinformatico, l’epidemiologo clinico e il bioeticista. In queste realtà sono integrate molteplici competenze, per governare i processi clinici e decisionali di appropriatezza. Attualmente, in Italia, gli MTB sono stati istituiti solo in alcune Regioni, con una significativa disomogeneità nella definizione dei pazienti da sottoporre a profilazione genomica, nella identificazione delle caratteristiche del test NGS da utilizzare e nelle modalità di copertura economica del trattamento farmacologico proposto da un MTB. Inoltre, un obiettivo cruciale è la condivisione di dati genomici uniformi mediante il completamento della Piattaforma Genomica Nazionale, che permetterà la produzione di nuove conoscenze e l’accesso di più pazienti alle terapie innovative, consentendo contemporaneamente la valutazione dell’efficacia e dei costi e un miglior governo della pratica clinica”.
“I biomarcatori sono l’insieme delle caratteristiche genetico-molecolari dei tumori, necessarie per definire la terapia personalizzata – sottolinea Andrea Botticelli, Oncologia Medica A, Policlinico Umberto I, ‘Sapienza’, Università di Roma -. L’oncologia di precisione prevede l’individuazione delle alterazioni genetico-molecolari coinvolte nella crescita della neoplasia e l’impiego di farmaci specifici in grado di bloccare l’attività delle proteine alterate e, quindi, di inibire in maniera selettiva la crescita delle sole cellule tumorali. Da anni studiamo a fondo la genomica delle malattie neoplastiche e questo ha portato a risultati molto importanti. L’innovazione sta cambiando l’approccio standard alla gestione del cancro, sostituendo il modello della medicina basata sulla stratificazione dei pazienti in base a fattori predittivi di risposta. Quest’ultimo riduce il numero di pazienti da trattare per ottenere un vantaggio clinicamente rilevante, mentre il modello mutazionale consente di ampliare il numero di persone che possono trarre vantaggio da una specifica terapia”.
La Legge n. 233 del 29 dicembre 2021, seguita dal Decreto Ministeriale attuativo (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 agosto 2023), ha stabilito l’istituzione in Italia di una rete strutturata di MTB, che operino in stretta collaborazione con le Reti Oncologiche Regionali, e di un centro di coordinamento nazionale degli MTB. La stessa norma prevede la creazione di Centri per l’esecuzione dei test NGS in ogni Regione, secondo specifici criteri di esperienza, volume di attività e qualità logistica e strutturale, garantendo certificazioni e controlli di qualità adeguati.
“Ad oggi questa norma non è stata ancora del tutto attuata – conclude il Prof. Marchetti -. Sono raccomandati due diversi approcci di NGS nella pratica clinica. In alcune neoplasie, ad esempio nei tumori del polmone e nel colangiocarcinoma, è suggerito l’impiego di pannelli per l’analisi di un numero limitato di biomarcatori per i quali sono disponibili farmaci approvati per la pratica clinica. L’utilizzo di pannelli più ampi, in grado di effettuare quella che è definita profilazione genomica estesa, è invece raccomandato in neoplasie selezionate in cui non vi sono bersagli molecolari noti, come nei tumori di origine sconosciuta oppure nei casi in cui è necessario analizzare biomarcatori complessi, come il deficit di ricombinazione omologa nei carcinomi dell’ovaio. L’esecuzione di test di profilazione genomica estesa è anche raccomandata in pazienti con tumori solidi avanzati che abbiano esaurito le linee di terapia standard, nei quali questo approccio può individuare alterazioni genomiche che consentano ai pazienti di accedere a studi clinici o a farmaci in corso di approvazione attraverso i Molecular Tumor Board”.
Brindisi, 11 aprile 2025 – In Puglia troppi cittadini sono in eccesso ponderale e sedentari. Sovrappeso e obesità interessano quasi la metà della popolazione (48,8%), percentuale che pone la Regione al quarto posto in Italia tra quelle con maggiori problemi con la bilancia, dopo Molise (51,9%), Basilicata (51,5%) e Campania (50,2%). E il 41,2% non svolge nessuna attività fisica. Nella lista della sedentarietà la Puglia è terza, dopo Campania (48,2%) e Calabria (44,5%). Queste condizioni di rischio oncologico sono troppo spesso sottostimate e richiedono più attenzione non solo da parte dei cittadini ma anche dei clinici e delle Istituzioni.
Per migliorare il livello di consapevolezza dei pugliesi, la prevenzione contro il cancro “naviga” insieme al “Tour Mediterraneo Vespucci”. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), Fondazione AIRC, Fondazione AIOM e la Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM) saranno infatti presenti dal 12 al 14 aprile a Brindisi al “Villaggio IN Italia” (Porto di Brindisi – Viale Regina Margherita) nella tappa del “Tour Mediterraneo” del veliero più bello del mondo, un vero e proprio orgoglio italiano. Gli oncologi per tre giorni forniranno consigli ai cittadini e i volontari distribuiranno materiale informativo legato alla prevenzione.
Ogni anno in Puglia si registrano quasi 25mila nuovi casi di tumore (24.844 nel 2021, ultimo dato disponibile). Il 40% può essere evitato con l’adozione di stili di vita sani, affiancata dall’adesione ai programmi di screening per la diagnosi precoce.
“La prevenzione deve utilizzare tutti gli strumenti per raggiungere i cittadini. Per questo ‘navighiamo’ in questo progetto insieme a Nave Amerigo Vespucci – spiega Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM -. È importante far capire come basti seguire alcune semplici regole per ridurre in modo sostanziale il rischio di sviluppare il cancro. Il 20% delle neoplasie è causato dalla sedentarietà. L’efficacia dell’attività fisica nella prevenzione oncologica è dimostrata da numerosi studi scientifici, con risultati molto importanti e superiori anche rispetto alle terapie più efficaci. Ciononostante, in Italia, il 28,1% della popolazione è sedentario, in Puglia addirittura il 41,2%. Il movimento fisico può essere paragonato a un farmaco che, opportunamente somministrato, previene gravi malattie come i tumori e ne impedisce lo sviluppo, garantendo considerevoli vantaggi sia ai cittadini che al sistema sanitario. Una possibile spiegazione della funzione protettiva assunta dallo sport è da ricercare nel rafforzamento dell’attività del sistema immunitario e nella diminuzione dei fattori infiammatori”.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli adulti fra 18 e 64 anni, raccomanda almeno 150-300 minuti di esercizio aerobico di intensità moderata o 75-150 minuti di esercizio aerobico di intensità vigorosa a settimana.
“Uno studio condotto da scienziati dei National Institutes of Health (NIH) americani e dell’Università inglese di Oxford e recentemente pubblicato sul ‘British Journal of Sports Medicine’ ha evidenziato l’efficacia antitumorale dell’attività fisica più leggera – sottolinea Nicola Silvestris, Segretario Nazionale AIOM -. I ricercatori hanno analizzato la relazione tra le medie giornaliere rilevate di movimento e l’incidenza di 13 tipi di tumori precedentemente associati alla scarsa attività fisica, tra cui il cancro al seno e al colon retto. Sono stati utilizzati accelerometri da polso per misurare l’esercizio fisico giornaliero. Dopo un follow-up medio di quasi 6 anni, 2.633 degli 85.394 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi per una delle 13 neoplasie. È emerso che le persone con la più alta quantità totale di attività fisica giornaliera avevano un rischio inferiore del 26% di sviluppare il cancro rispetto a quelle con i livelli più bassi di movimento. Ed è stato evidenziato che un numero maggiore di passi giornalieri, ma non il loro ritmo, cioè la loro intensità, si associava a un minor rischio di tumore. La quantità ideale è stata pari a 9.000 passi al giorno”.
“Inoltre – continua Saverio Cinieri -, l’attività fisica è un utile mezzo di contrasto al sovrappeso e all’obesità, altri rilevanti fattori di rischio oncologico. Una particolare attenzione va posta nei confronti dell’obesità, condizione che in Italia interessa il 10,4% degli adulti, in Puglia l’11,7%. Il grave eccesso ponderale è un fattore di rischio correlato a 12 diversi tipi di neoplasia. Studi epidemiologici dimostrano come assumere pochi grassi di origine animale riduca il rischio di tumori e malattie cardiovascolari. La dieta mediterranea, che si ispira alle abitudini nutrizionali diffuse in alcuni Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, può svolgere un ruolo importante. Si basa essenzialmente su frutta, verdura, legumi, cereali, olio extravergine di oliva e pesce, senza escludere latte, latticini, carne e uova. Non vieta alcun alimento, ma si limita a consigliarne quantità e frequenza”.
In Puglia, i tre tumori più frequenti negli uomini sono quelli della prostata (2.687 casi nel 2021), polmone (1.737) e colon-retto (1.700); nelle donne quelli della mammella (3.538), colon-retto (1.238) e polmone (605).
“Esistono strumenti efficaci per la diagnosi precoce dei carcinomi del seno, del colon-retto e della cervice, cioè i programmi di screening – afferma Nicoletta Gandolfo, Presidente SIRM -. In Puglia, per la prevenzione dei tumori del colon-retto, i cittadini tra i 50 e i 69 anni vengono invitati ad eseguire il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni. Per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero, le donne fra i 25 ed i 30 anni ricevono l’invito a effettuare il Pap test ogni 3 anni e le donne fra i 31 e i 64 anni il test HPV ogni 5 anni. Per la diagnosi precoce del carcinoma della mammella, per le donne fra 50 e 69 anni è consigliata la mammografia ogni due anni. Sono esami sicuri e non invasivi, capaci di individuare la malattia prima della manifestazione dei sintomi. Ciononostante, in Puglia troppo pochi cittadini rispondono attivamente a queste iniziative. Solo il 24,4% aderisce al programma di screening colorettale, migliori le percentuali per quello cervicale, pari al 35,8%, e mammografico che raggiunge il 53,4%. Va accolta con favore la decisione della Regione di attivare anche le notifiche sulla app IO per informare la popolazione. Si tratta di un nuovo strumento di comunicazione che si aggiunge a quelli già previsti: telefonata, SMS, email e la tradizionale lettera cartacea”.
“Ricerca e prevenzione sono due pilastri fondamentali nel contrastare il cancro. Per questo, AIRC da sessant’anni è impegnata a diffondere l’informazione scientifica e a promuovere la cultura della salute e della prevenzione, portando questi temi nelle scuole, nelle piazze, nelle aziende e attraverso i mezzi di comunicazione – spiega Lucia Forte, Presidente Comitato Puglia Fondazione AIRC -. Partecipiamo con grande convinzione al ‘Tour Mediterraneo Vespucci’ insieme ad AIOM, Fondazione AIOM e SIRM, certi di poter contribuire tutti insieme a sensibilizzare la popolazione e a promuovere stili di vita sani, fondamentali per ridurre il rischio di tumore. I nostri scienziati ci dicono che il 40% dei tumori potrebbe essere evitato con uno stile di vita sano che si traduce in alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e stop al fumo. Ugualmente importante è partecipare ai programmi di screening oncologici gratuiti per la diagnosi precoce perché individuare eventuali tumori in fase iniziale aumenta notevolmente le possibilità di cura e sopravvivenza. La prevenzione oncologica è una responsabilità collettiva: informazione, consapevolezza e azioni concrete possono fare la differenza”.
L’iniziativa Tour Mediterraneo Vespucci con il Villaggio IN Italia nasce da un’idea del Ministro della Difesa Guido Crosetto ed è sostenuta dalla Difesa e da 12 Ministeri, per raccontare e condividere l’esperienza internazionale del “Tour Mondiale” che per 20 mesi ha portato in 30 Paesi all’estero la cultura, la storia, l’innovazione, la gastronomia, la scienza, la ricerca, la tecnologia e l’industria che fanno dell’Italia un Paese universalmente apprezzato. Il progetto è una produzione in partenariato pubblico-privato di Difesa Servizi spa e Ninetynine.