Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

9 Aprile 2025

Tumori, nasce la giornata mondiale della psiconcologia

Milano, 9 aprile 2025 – Sono già centinaia i pazienti oncologici che si sono rivolti a inbuonasalute.eu in cerca di supporto psicologico. La piattaforma, nata a febbraio di quest’anno, è infatti la prima realtà online dedicata alla psiconcologia, disciplina a cui è stata rivolta grande attenzione negli ultimi mesi, fino alla creazione di una Giornata Mondiale, che verrà celebrata per la prima volta oggi 9 aprile. In Italia – a fronte di oltre 390mila persone che ogni anno ricevono una diagnosi di tumore e di altri 3 milioni e 600 mila che già convivono con una neoplasia – solo il 20% delle strutture offre servizi di psiconcologia. Quando disponibili, per motivi geografici sono spesso difficilmente raggiungibili dai malati. La piattaforma, con psiconcologi disponibili 7 giorni su 7 e completamente da remoto, ha segnato un punto di svolta per tutte le persone che si trovano ad affrontare l’esperienza oncologica.

“Dopo una diagnosi di tumore è importante che alla cura del corpo si associ quella della mente, sia per un miglioramento della qualità di vita sia perché è ormai dimostrato come integrare un percorso di psiconcologia possa contribuire all’efficacia delle terapie farmacologiche – spiega Gabriella Pravettoni, Responsabile Scientifico di inbuonasalute.eu, Ordinaria di Psicologia delle Decisioni all’Università degli Studi di Milano e Direttrice della Divisione di Psiconcologia dello IEO –. Purtroppo questo non sempre avviene, come dimostrano le ricerche che abbiamo recentemente svolto. Le strutture sanitarie che ospitano servizi di psiconcologia sono ancora troppo poche, con conseguenze negative sulla psiche dei pazienti, che spesso si trovano soli ad affrontare una diagnosi inaspettata che fa paura. Come IEO abbiamo all’attivo numerose ricerche e progetti europei dedicati alla psiconcologia e alla neuropsiconcologia, volti sia a dimostrare l’impatto positivo del sostegno professionale che a ideare test diagnostici rivolti a chi sperimenta deficit cognitivi post chemioterapia, immunoterapia o radioterapia. A questa attività abbiamo dedicato un ambulatorio in cui interveniamo con terapie mirate volte a ripristinare queste funzioni.”

Le sedute online rappresentano una modalità efficace per colmare il gap che da anni impediva ai pazienti di trovare sostegno psiconcologico, offrendo una soluzione valida sia per chi vive lontano dalle poche strutture che ospitano il servizio che per chi, per ragioni mediche, ha difficoltà a spostarsi. Lo svolgimento da remoto di inbuonasalute.eu permette inoltre al paziente di effettuare i colloqui in ampie fasce orarie, ogni giorno della settimana. Una serie di vantaggi che hanno portato alle numerosissime prenotazioni registrate già nelle prime settimane di apertura della neonata piattaforma.

“Oggi il web offre opportunità incredibili ai pazienti, come quella di usufruire di servizi di psiconcologia senza doversi muovere da casa e senza complesse ricerche di professionisti specializzati nel trattamento di malati oncologici – conclude Pravettoni –. Con un click è finalmente possibile accedere a possibilità prima impensabili. Le piattaforme online rappresentano un’occasione per curare la mente e mantenere una buona qualità di vita anche durante la malattia. La celebrazione della Giornata Mondiale è un passo significativo verso il riconoscimento del ruolo della mente durante la malattia: avere una data dedicata può finalmente creare occasioni di discussione e dialogo su un tema importantissimo che per troppo tempo è stato sottovalutato.

8 Aprile 2025

La malattia cambia il comportamento, aumenta ansia e socievolezza

8 aprile 2025 – Alcune delle molecole che si attivano nell’organismo in caso di malattia hanno un sorprendente effetto ‘collaterale’: agiscono anche a livello del cervello modificando il comportamento, in particolare facendo aumentare ansia e socievolezza. Lo hanno scoperto due studi correlati guidati da Massachusetts Institute of Technology e Scuola di Medicina di Harvard, pubblicati sulla rivista Cell, che dimostrano che cervello e sistema immunitario sono molto più interconnessi di quanto si pensasse. I risultati aprono, inoltre, a trattamenti innovativi per disturbi come autismo e depressione, che potrebbero sfruttare questo collegamento inaspettato agendo indirettamente attraverso il sistema immunitario.

Già diversi anni fa, alcuni studi condotti su bambini autistici hanno osservato che i loro sintomi diminuiscono temporaneamente quando hanno la febbre, mentre sperimentazioni cliniche per farmaci che agiscono su cellule immunitarie hanno mostrato effetti negativi inattesi sulla salute mentale dei partecipanti. Per far luce sulla questione, i ricercatori coordinati da Gloria Choi del Mit e Jun Huh di Harvard si sono concentrati su una molecola chiamata interleuchina-17 (IL-17), che svolge un ruolo importante nella difesa dell’organismo contro le infezioni aiutando a controllare l’infiammazione. Gli autori degli studi hanno scoperto che ci sono recettori per queste molecole in due diverse regioni cerebrali, dove esercitano due effetti che sembrano opposti: nell’amigdala, l’IL-17 provoca ansia, mentre nella corteccia somatosensoriale promuove comportamenti più socievoli. Secondo i ricercatori, questo strano meccanismo potrebbe spiegarsi se l’IL-17 si fosse originariamente evoluta come neuromodulatore, e che solo in un secondo momento sia stata ‘arruolata’ dal sistema immunitario. Un’ipotesi supportata dal fatto che, nel verme Caenorhabditis elegans, questa molecola non svolge alcun ruolo immunitario, ma è attiva solo a livello dei neuroni.

4 Aprile 2025

Studio: 15 anni di vita in più con abitudini sane a 50 anni

4, aprile 2025 – Gli uomini e le donne che a 50 anni non fumano, hanno una pressione arteriosa normale, mantengono livelli di colesterolo entro i limiti, sono liberi dal diabete e anche normopeso vivono fino a 14,5 anni in più e rimangono liberi più a lungo da malattie cardiovascolari. I due fattori di rischio che più incidono sono la pressione arteriosa e il fumo. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha preso in considerazione anche i dati del progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità.

Lo studio, condotto dai ricercatori del Global Cardiovascular Risk Consortium, ha preso in considerazione un campione di oltre 2 milioni di partecipanti provenienti da 39 Paesi. “Lo scopo di una delle indagini più complete fino ad oggi sull’effetto dei fattori di rischio sull’aspettativa di vita, era capire in che modo e in che misura l’assenza o il controllo di questi cinque fattori influenzi l’aspettativa di vita”, spiegano Luigi Palmieri e Chiara Donfrancesco, responsabili delle coorti di popolazione del Progetto Cuore dell’Iss che hanno partecipato allo studio. Dall’analisi dei dati è emerso che le donne prive dei cinque fattori di rischio all’età di 50 anni sviluppano malattie cardiovascolari 13,3 anni dopo e muoiono 14,5 anni più tardi di quelle con tutti e cinque i fattori di rischio. Per quel che riguarda gli uomini, quelli senza fattori di rischio, vivono 10,6 anni in più senza malattie cardiovascolari e muoiono 11,8 anni dopo rispetto agli uomini con questi fattori di rischio. Altro dato emerso dallo studio è che anche mettere in atto comportamenti sani in età più avanzata è comunque utile, specie per quel che riguarda il controllo della pressione arteriosa e il fumo. In particolare, le donne che riescono a controllare la pressione alta o a smettere di fumare tra i 55 e i 60 anni aggiungono 2,4 anni di aspettativa di vita se controllano la pressione e 1,7 anni se smettono di fumare; per gli uomini i valori sono rispettivamente 1,2 e 1 anni.

3 Aprile 2025

Studio: per dimagrire digiuno intermittente meglio di diete ipocaloriche

2 aprile 2025 – IL ‘digiuno intermittente’ – seguito per 3 giorni a settimana – induce una perdita di peso piu’ consistente rispetto alle diete tradizionali con restrizione calorica quotidiana. E’ questa la conclusione di un nuovo studio Usa, che ha confrontato gli effetti dei due regimi alimentari su 125 partecipanti sovrappeso od obesi, divisi in due gruppi. Uno in cui i partecipanti seguivano il digiuno intermittente – che prevede 4 giorni a settimana di alimentazione senza limiti specifici, e tre giorni con una riduzione drastica dell’80% delle calorie consumate usualmente – l’ altro in cui i volontari facevano una dieta con il 35% delle calorie in meno rispetto alla norma.

Dopo un anno ‘i digiunatori intermittenti’ erano dimagriti di circa 8 kg in piu’ rispetto a chi aveva scelta una dieta ipocalioica standard, ed avevano eliminato il 7,6% del peso corporeo rispetto al 5% in meno raggiunto dagli altri. “Col tempo appare piu’ facile aderire al digiuno intermittente, in quanto il corpo si abitua con piu’ facilita’ rispetto alla restrizione quotidiana di calorie”, ha osservato l’autrice dell’analisi, Victoria Catenacci, professore di medicina associato all’Universita’ del Colorado. Il rapporto pubblicato su ‘Annals of internal medicine’, spiega che l’indagine ha anche fornito a partecipanti il supporto di dietologi e esperti di fitness con cui incontrarsi regolarmente.

 

2 Aprile 2025

Parte il nuovo progetto nazionale “Arte E Salute”

Roma, 2 aprile 2025 – Un’opera d’arte può aiutare i pazienti colpiti da malattie anche gravi come i tumori o le patologie degenerative. Fa sentire meglio un malato in quanto stimola le stesse aree celebrali del rivedere una persona amata. Andare per mostre ed eventi, ascoltare concerti, guardare un film o seguire uno spettacolo teatrale può rallentare l’invecchiamento e l’insorgere di problemi di salute. Un principio sostenuto da evidenze scientifiche prodotte dalla ricerca e che ora sarà sfruttato da “Arte e Salute”. E’ un nuovo progetto triennale promosso da un Comitato di quattro Responsabili Scientifici: la prof.ssa Lorella Congiunti e i proff. Rodolfo Papa, Paolo Persichetti e Antonio Russo. Prevede una serie d’iniziative e viene presentato oggi con una conferenza stampa a Roma alla Camera dei Deputati. Si pone l’obiettivo di creare una nuova e più consapevole integrazione tra arte e cure mediche fra i diversi esperti. Intende anche migliorare la qualità di vita e il benessere di pazienti, caregiver e operatori sanitari attraverso l’arte visiva negli ambienti ospedalieri. Roma sarà la prima città coinvolta nel progetto. Nei prossimi mesi diventerà un laboratorio in cui sperimentare iniziative che potranno in seguito essere “esportate” in altre zone del nostro Paese.

“Un’opera d’arte figurativa in ambiente ospedaliero o in ambulatorio medico mette a proprio agio il paziente – afferma Antonio Russo, Professore Ordinario di Oncologia Medica – Università di Palermo e Presidente del Collegio degli Oncologi Medici Universitari (COMU) -. Può ridurre l’ansia, migliorare la comunicazione medico-malato e aumentare il senso di soddisfazione del personale medico-sanitario. Tutto ciò determina un miglioramento dell’efficacia terapeutica e farmacologica, per esempio, nel trattamento di diverse neoplasie. Il cancro è un gruppo di malattie che spesso siamo in grado di cronicizzare e colpisce oltre 3,7 milioni di persone nel nostro Paese. E’ una quota davvero rilevante della popolazione italiana”. “Vogliamo creare per loro luoghi di cura più sostenibili e contesti più “umani” per chi deve frequentarli per periodi più o meno lunghi – prosegue Lorella Congiunti, Professore ordinario di Metafisica presso la Pontificia Università Urbaniana, Roma -. Lo stesso vale per i lavoratori e le lavoratrici della sanità italiana che spesso devono svolgere le loro mansioni in contesti difficili. Grazie alla introduzione di opere d’arte è possibile migliorare un ospedale. Anche la tecnologia ci sarà di aiuto nello svolgere quest’opera di abbellimento delle strutture sanitarie”. Nelle prossime settimane saranno selezionate, a partire dalla città di Roma, sedi ospedaliere e museali. Nelle strutture sanitarie scelte si procederà all’installazione di monitor video nei reparti di oncologia, in quelli dove si effettuano le dialisi e nei Day Hospital. Verranno poi programmate riprese all’interno di musei e gallerie d’arte e saranno realizzati video con immagini di opere d’arte, filmati, documentari, riprese di cicli pittorici, musica e documentari culturali-storici-artistici. I monitor verranno così trasformati in “quadri digitali” in cui tutti potranno guardare bellezze appartenenti all’immenso patrimonio della Città Eterna. Inoltre in zone ospedaliere adeguate si organizzeranno esposizioni e piccole mostre di opere artistiche che potranno essere ammirate da pazienti, familiari e operatori sanitari. Infine saranno organizzate visite a musei e avviate campagne di sensibilizzazione e prevenzione della salute.

“I principi alla base del progetto sono l’umanizzazione degli ambienti ospedalieri e la cura della persona e non solo della patologia – aggiunge Paolo Persichetti, Professore Ordinario di Chirurgia Plastica, Università Campus Bio-Medico di Roma -. In alcune Nazioni è addirittura già prevista la “prescrizione museale” per migliorare la propria condizione di salute psico-fisica”. “La “bellezza che cura” deve diventare una realtà nel nostro Paese che può vantare un patrimonio artistico-culturale straordinario e senza uguali nel mondo – aggiunge Rodolfo Papa, Ordinario alla Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon di Roma -. Abbiamo questo immenso privilegio che possiamo sfruttare a beneficio di milioni di persone. Non a caso abbiamo scelto proprio Roma, la città dell’arte e della bellezza per antonomasia, come luogo dove avviare il progetto”.

Durante l’intero progetto nei reparti ospedalieri prescelti sarà diffuso un questionario tra i partecipanti. Verranno raccolti dati che saranno poi analizzati in uno studio medico-scientifico condotto da un team multidisciplinare. “Plaudiamo alla nuova iniziativa Arte e Salute – sostiene l’Onorevole Andrea Di Giuseppe, Presidente del Comitato Permanente sul Commercio Internazionale e membro della Commissione Esteri della Camera dei Deputati -. E’ un progetto veramente innovativo che intende unire scienza a cultura e metterle al servizio dell’intera Società italiana. Non si basa su concetti astratti o velleitarie suggestioni ma su un solido razionale scientifico che i nostri esperti intendono esplorare e approfondire”. “Rappresenta infine un’importante occasione per promuovere ulteriormente, sia dentro che fuori Italia, le bellezze artistiche delle nostre splendide città – conclude l’Onorevole Federico Mollicone, Presidente della 7ª Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera -. L’arte e la cultura italiana entreranno così in un contesto insolito come quello ospedaliero e potranno aiutare persone in difficoltà”.

Dopo la prima fase “romana” del progetto si prevede l’installazione e la donazione di opere pittoriche in alcuni ospedali italiani. In occasione di ciascuna annualità, verrà realizzata un’opera d’arte dal Maestro Rodolfo Papa che sarà collocata presso la sede ospedaliera eletta. L’intera iniziativa avrà una forte copertura mediatica anche grazie ad un’intensa attività sui principali social.

1 Aprile 2025

ISTAT: cresce l’aspettativa di vita in Italia, + 5 mesi rispetto al 2023

1 aprile 2025 – Torna a crescere in Italia la speranza vita che supera addirittura i valori registrati nel periodo pre-pandemico. Si attesta, infatti, a 83,4 anni ottenendo così un guadagno di 5 mesi rispetto al 2023. Nello specifico gli uomini possono ora aspettarsi 81,4 anni di vita mentre le donne 85,5. E’ quanto rende noto l’ISTAT nei suoi “Indicatori Demografici-Anno 2024” pubblicati ieri sul portale web dell’Istituto Nazionale di Statistica.

Sempre secondo il documento l’Italia è un Paese che prosegue ad invecchiare tanto che una persona su quattro ha più di 65 anni. Solo l’11% della popolazione ha invece meno di 14 anni. I residenti over 65 ammontano a 14,6 milioni (24% della popolazione) e si registra una particolarmente significativa la crescita degli ultra85enni (2,4 milioni) e degli ultracentenari (oltre 23.500 di cui l’83% donne). Nel 2024 la fecondità ha toccato il minimo storico: 1,18 figli per donna, superando al ribasso il precedente record negativo del 1995 (1,19). I nuovi nati sono stati solo 370mila, 10mila in meno rispetto al 2023 e ben 156mila in meno rispetto al 1995. A pesare è anche l’età media delle madri, salita a 32,6 anni, segno di una maternità sempre più posticipata.

Infine, per quanto riguarda la mortalità, lo scorso anno abbiamo avuto in Italia 651mila decessi: 20mila in meno rispetto al 2023. Un numero così basso di decessi non si registrava dal 2019. Il calo della mortalità risulta confermato anche dal confronto con i 678mila decessi teorici che si sarebbero avuti nel 2024 se si fossero manifestati i medesimi rischi di morte del 2019.

31 Marzo 2025

Tumore del seno: “La tossicità finanziaria colpisce il 38% delle donne. Oltre il 70% paga spese per le cure e il 30% teme di perdere il lavoro”

Roma, 31 marzo 2025 – In Italia il 38% delle donne colpite dal tumore della mammella deve affrontare la tossicità finanziaria, cioè le conseguenze economiche determinate dalla malattia e dai trattamenti. Il 32,1% ha ridotto le spese per le attività ricreative (vacanze, ristoranti o spettacoli) e il 10,3% addirittura quelle per beni essenziali, come il cibo. Inoltre, il 20,7% è stato costretto a intaccare fonti di risparmio (es. TFR, investimenti, fondi), proprio per far fronte ai costi sanitari conseguenti alla neoplasia. Oltre il 70% delle pazienti con tumore del seno sostiene spese private nel percorso di cura soprattutto per farmaci e visite specialistiche, con un costo medio annuo pari a 1.665,8 euro. Il fenomeno coinvolge in particolare le residenti nel Centro e nel Sud e Isole, giovani e con una diagnosi recente. Più in generale la qualità di vita di una paziente colpita da tumore della mammella è peggiore rispetto a quella delle donne della popolazione generale (tra 18 e 74 anni). Il 10,6% soffre (molto o moltissimo) la solitudine e l’isolamento, il 16,2% deve affrontare difficoltà relazionali a causa della malattia, il 23,1% ha timore del giudizio degli altri e il 27% è minato da scarsa autostima. Sono forti le preoccupazioni per il futuro: quasi il 30% teme di rimanere disoccupato a causa della malattia e il 42,9% delle under 40 è condizionato nella decisione di avere figli. Le fonti di sostegno principali sono la famiglia, gli amici e l’associazione di pazienti. L’ambiente lavorativo, costituito da colleghi e datori di lavoro, invece è meno presente e quasi la metà (49,7%) riceve poco o per nulla aiuto da strumenti di welfare aziendale. Inoltre, il 13,2% delle donne, che ha avuto un’occupazione o sta portando avanti un percorso di studi, si è trovato per motivi legati al tumore alla mammella nella condizione di dover cambiare lavoro o percorso; il 27% ha dovuto sviluppare nuove abilità; il 40,5% è stato costretto a ridurre le ore di lavoro. Queste problematiche si sono riscontrate soprattutto nel Sud e Isole.

Sono i dati principali del sondaggio su 585 pazienti con carcinoma mammario, presentato oggi in conferenza stampa a Roma e realizzato da ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) e C.R.E.A. Sanità (Centro per la Ricerca Economica Applicata alla Sanità), per indagare nel dettaglio gli effetti collaterali della malattia in termini umani, organizzativi, economici e sociali.

“Questo report – spiega Flori Degrassi, Presidente ANDOS – vuole far emergere i bisogni finora inespressi e testimonia la necessità di azioni, anche legislative, volte a migliorare la qualità di vita di queste donne, in un contesto sociale che prevede sempre di più situazioni familiari monogenitoriali. Il tumore al seno è una malattia che supera la sfera clinica e sanitaria e coinvolge quella fisica, psicologica, sessuale, economica e sociale. Rappresenta una ferita non solo del corpo, ma anche dell’identità femminile, che richiede supporto e approccio specifici. I bisogni delle pazienti in trattamento sono molto complessi e il percorso di una donna operata per carcinoma mammario è lungo e articolato”. “Le più giovani – continua la Presidente ANDOS – hanno spesso progettato una gravidanza o hanno figli piccoli. Per queste persone il cancro, che è una patologia familiare e sociale, determina un’interruzione del futuro e rimette in gioco la sfera emotiva e sessuale. Il supporto psiconcologico è fondamentale, ma solo il 51,5% ha ricevuto questo tipo di aiuto: il 29,6% da parte della struttura sanitaria, mentre il 21,9% ha provveduto privatamente. Il contesto sociale e le relazioni familiari ed amicali svolgono un ruolo di contenimento, la cui efficacia dipende però dalla personalità di ognuna”. “Sono proprio le pazienti giovani e operate da poco ad avere i problemi psicologici più rilevanti – afferma Barbara Polistena, Direttore Scientifico di C.R.E.A. Sanità -. Il 32,2% delle under 40 soffre molto o moltissimo la solitudine e l’isolamento, il 28,6% ha molto o moltissimo timore del giudizio degli altri e il 21,4% dichiara di avere molto o moltissimo disagio relazionale”. “Inoltre, è interessante rilevare – prosegue Barbara Polistena – come l’oncologo rappresenti per oltre due terzi delle pazienti la figura di riferimento, seguono il chirurgo (7,7%) e il medico di medicina generale (5,5%). Il chirurgo è più spesso la figura di riferimento per le donne con una diagnosi più recente, invece il medico di famiglia per le più anziane che hanno ricevuto una diagnosi da più tempo. Oltre due terzi delle donne non riscontrano un contatto tra il medico di riferimento e il proprio medico di famiglia. Il basso livello di interazione fra le due figure va migliorato”.

“Oltre il 70% delle pazienti ha pagato spese private nel percorso di cura, quota che aumenta in relazione al livello di istruzione – spiega Federico Spandonaro, Professore aggregato all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Presidente del Comitato Scientifico di C.R.E.A. Sanità -. La spesa media annua sostenuta da ogni donna è di 1.665,8 euro: è massima nel Sud e Isole, pari a 4.129,7 euro, e minima nel Nord-Est, con 614 euro, e raggiunge il livello più elevato nelle pazienti tra 41 e 50 anni (3.505,2 euro). Farmaci e visite specialistiche rappresentano più della metà della spesa sostenuta privatamente. In particolare, i farmaci assorbono il 40,8% della spesa privata (con un onere annuo di 502,8 euro), seguono con il 14,7% le visite specialistiche (181,6 euro), i trattamenti di fisioterapia e riabilitazione che incidono per il 10,5% (129,1 euro) e gli esami diagnostici che assorbono il 7,6% (93,6 euro)”. Il 5,7% è attribuibile al pagamento di presidi medici e protesici (70,3 euro), mentre minore incidenza è riferibile ai servizi di assistenza domiciliare a pagamento (0,2%, cioè 1,9 euro). Si registrano, inoltre, altre spese correlate alla patologia, quali cure dentistiche, visite oculistiche e integratori (10,3%, pari a 127,1 euro).

“La tossicità finanziaria può interessare anche pazienti assistiti da sistemi sanitari universalistici, come quello italiano – afferma Francesco Perrone, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Per indagare questo fenomeno, è stato utilizzato il questionario PROFFIT, composto da 16 affermazioni sui cui le pazienti sono state chiamate a esprimere o meno il loro assenso: 9 riguardano le cause delle difficoltà economiche e 7 ne misurano le conseguenze. È emerso che la tossicità finanziaria interessa quasi 4 donne con carcinoma mammario su 10. Il 32,6% ritiene che le possibilità di cura siano legate alla propria condizione economica, timore che non dovrebbe avere spazio in un sistema universalistico che offre assistenza indipendentemente dal reddito. Il 52,5% però afferma che il Servizio Sanitario Nazionale non copre tutti i costi associati alla malattia”. Anche alcune protesi e ausili importanti per le pazienti rimangono economicamente a loro carico: in particolare parrucche e reggiseno post-operatorio sono stati acquistati rispettivamente dal 39,9% e dal 73,8%. Le uscite a carico delle pazienti riguardano anche le spese di trasporto. Il 36,4% lamenta la lontananza del centro di cura dalla residenza e il 32,1% i costi per raggiungerlo. In media, le donne percorrono 43 km per il tragitto di sola andata per recarsi nella struttura (per 2,3 volte al mese). “Vanno evidenziati anche alcuni aspetti positivi – continua il Presidente Perrone -, perché quasi l’80% afferma che il personale sanitario ha agevolato il percorso di cura e l’86,3% riesce ad effettuare gli esami di follow-up nei tempi previsti”.

“Nonostante la quasi totalità delle pazienti sia esente dalle compartecipazioni, circa il 15% ha ritenuto opportuno dotarsi di copertura aggiuntiva mediante polizze assicurative – sottolinea Federico Spandonaro -. La condizione di paziente genera, però, varie forme di discriminazione: ad una quota rilevante di donne, pari al 17,6%, non è stata concessa copertura assicurativa e il 12,5% ha riferito di avere subito una limitazione o un diniego totale per l’accesso al credito, ad esempio per il mutuo per l’acquisto della casa”.

Al momento dell’insorgenza del tumore, la maggior parte delle donne lavora: il 60,8% di coloro che hanno ricevuto la diagnosi da meno di due anni dichiara di avere una occupazione dipendente o libero professionale. Il 30,6% però è preoccupato di non poter lavorare a causa della malattia. “L’impatto della condizione ha effetto anche a livello sociale: nell’ultimo anno le donne intervistate hanno perso in media circa 20 giornate di lavoro/studio e per 15,2 giornate hanno avuto una ridotta produttività – continua Federico Spandonaro -. Vi sono problemi diversi a seconda che il datore di lavoro sia pubblico o privato, che il contratto sia a tempo indeterminato o determinato, che si tratti di libera professione con iscrizione ad un ordine oppure no. Le tutele contrattuali variano molto in relazione ai diversi casi, fino ad essere pressoché assenti”.

“I risultati di questo report – conclude Flori Degrassi – rappresentano la base per individuare le donne colpite da tumore del seno a più elevata fragilità socio-economica, promuovere alleanze tra le diverse realtà associative presenti sul territorio, attivare collaborazioni con Istituzioni nazionali e locali e stimolare i decisori politici all’attuazione di iniziative legislative di sostegno nei confronti delle pazienti”.

 

 

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28 Marzo 2025

AIOM: “IN ITALIA 8 GIOVANI ONCOLOGI SU 10 COLPITI DA BURNOUT. PIÙ FORMAZIONE DEDICATA AGLI UNDER 40 PER MIGLIORARE LE CURE”

Principali cause: eccessivi carichi di lavoro, troppa burocrazia e difficoltà comunicative coi pazienti. Il Presidente Francesco Perrone: “Fenomeno preoccupante e diffuso in tutta Europa, dove interessa un professionista su tre di ogni fascia d’età. È fondamentale il costante aggiornamento scientifico”. Il 53% dei soci AIOM ha meno di 40 anni. Attenti anche agli aspetti etici e sociali dell’assistenza

Roma, 28 marzo 2025 – In Italia otto giovani oncologi su dieci sono colpiti dalla sindrome di burnout. Eccessivi carichi di lavoro, troppo tempo da dedicare ad aspetti burocratici invece che alla pratica clinica, difficoltà nel comunicare con pazienti e i caregiver sono alcune delle cause principali. Il burnout in ambito lavorativo, che si manifesta soprattutto con ansia, irritabilità, demotivazione, senso di frustrazione e di fallimento e riduzione dell’autostima, è un problema che gli oncologi under 40 italiani condividono con i colleghi coetanei europei e che può compromettere la qualità dell’assistenza. Una delle azioni da mettere in campo per contrastare il fenomeno è rappresentato dalla formazione, che rientra tra le priorità dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Lo testimoniano gli “AIOM Games”, tre appuntamenti, ideati e realizzati dalla Società Scientifica, per mettere in luce i giovani camici bianchi attraverso approfondimenti e dibattiti. Questi eventi interattivi, organizzati sotto forma di quiz, hanno visto la partecipazione di clinici da tutta Italia. L’ultimo appuntamento si svolge oggi a Roma e il progetto è presentato in conferenza stampa. “Il 53% dei soci AIOM ha meno di 40 anni – spiega Francesco Perrone, Presidente Nazionale AIOM -. La nostra Società Scientifica valorizza i giovani e li supporta nel percorso di formazione. Il burnout interessa sempre più la nostra professione. In Europa, un oncologo su tre di ogni fascia d’età è colpito almeno una volta nella carriera da questa forma di disagio psicologico. I giovani medici, anche per la minore esperienza nel gestire le esigenze dei pazienti oncologici, sono più esposti al rischio di sviluppare questi disturbi. Come stabilito nelle 11 raccomandazioni contro il burnout della ‘Task Force Resilience’ della Società Europea Oncologia Medica, è fondamentale investire nella loro formazione. Da qui il nostro impegno nel promuovere e sostenere momenti di approfondimento scientifico creati ad hoc per gli under 40. ‘AIOM Games’ è un format innovativo, che rappresenta un’occasione di apprendimento in un contesto stimolante, con esercitazioni pratiche su diagnosi e terapia oncologica, role playing e dibattiti”. Ai “vincitori” è offerta la partecipazione al Congresso ESMO (European Society for Medical Oncology), che si terrà a ottobre a Berlino.

Nel 2024, in Italia, sono state stimate 390.100 nuovi casi di tumore. Grazie ai progressi nelle cure e ai programmi di prevenzione, è costante l’incremento del numero di persone che vivono dopo la diagnosi: 3,7 milioni nel 2024. “Nonostante le difficoltà organizzative, i nostri giovani oncologi sono clinici brillanti e appassionati e dimostrano grandi abilità e competenze sia nell’assistenza che nella ricerca – sostiene il Presidente Perrone -. L’oncologia italiana è tra le migliori al mondo, come dimostrano le percentuali di sopravvivenza e guarigione. Ma anche nel nostro Paese vanno affrontate le situazioni critiche, che possono favorire il burnout e peggiorare la qualità delle cure. Da un lato, assistiamo all’incremento della domanda di assistenza perché aumenta il numero di pazienti che vivono dopo la diagnosi di cancro, dall’altro lato la crescita strutturale del Servizio Sanitario Nazionale non è proporzionata in termini di luoghi e personale dedicato alle cure. Mancano posti letto e clinici. E non possiamo permetterci di perdere l’attuale forza lavoro, che può essere una delle conseguenze del burnout. La scarsità di specialisti sta diventando una vera emergenza e interessa anche l’oncologia”.

“Il rischio di logoramento per i professionisti che ogni giorno curano i pazienti oncologici è elevato e il burnout non deve essere sottovalutato, perché ha un impatto negativo sul nostro lavoro – sostiene Angela Toss, Coordinatrice del Working Group AIOM Giovani -. Eccessivi livelli di stress possono spingere molti studenti di medicina a scegliere altre specializzazioni. Oggi oltre la metà del tempo di una visita ambulatoriale oncologica è dedicato a documenti, procedure e controlli amministrativi, cioè al cosiddetto tempo burocratico, che sottrae spazio all’assistenza. Ed è dimostrato che l’aumento del carico amministrativo è correlato all’esacerbazione del burnout. La pressione associata al lavoro cresce anche per il rapido avanzamento delle conoscenze nel nostro campo. In questo senso AIOM da sempre sostiene la formazione e l’aggiornamento dei giovani oncologi, che sono sensibili anche agli aspetti etici e sociali della professione. La società scientifica, con il contributo fondamentale del Working Group AIOM Giovani, sta infatti riservando particolare attenzione ai gruppi di pazienti che, per vari motivi, incontrano difficoltà nell’accesso alle cure oncologiche. È il caso delle persone transgender, degli immigrati, dei detenuti e delle popolazioni che vivono in zone di guerra”. “Il numero dei giovani oncologi di AIOM è in costante incremento e sono molto attivi anche sui social network – sottolinea Angela Toss -. Ad esempio, sono operativi su Instagram e Facebook gruppi esclusivamente dedicati e rivolti agli oncologi under 40, che possono scambiarsi esperienze, lavori scientifici e approfondimenti. L’obiettivo è condividere nel più breve tempo possibile le ultime novità della ricerca e confrontarsi sugli aspetti organizzativi che permettano di crescere professionalmente, a tutto vantaggio del paziente e della qualità dell’assistenza”.

I tre appuntamenti di “AIOM Games” sono stati dedicati al cancro del polmone, sarcomi, tumori ereditari della mammella, carcinomi gastrici e ginecologici, neoplasie prostatiche, epatocarcinoma e tumori delle vie biliari. “Sono patologie in cui l’innovazione in oncologia ha determinato significativi progressi – prosegue Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM -. Nel caso delle forme ereditarie di carcinoma mammario ed ovarico sono oggi disponibili test genetici di ultima generazione di grande precisione. In questo modo è possibile programmare strategie di prevenzione per tutte le donne portatrici di alcune mutazioni genetiche e, al tempo stesso, selezionare terapie più efficaci. Nei tumori del fegato l’immunoterapia ha prodotto evidenze scientifiche importanti nel miglioramento della sopravvivenza. Lo stesso è avvenuto nel carcinoma polmonare non a piccole cellule, dove l’immunoncologia può essere utilizzata anche in combinazione con la chemioterapia. Più in generale nuove classi di farmaci, trattamenti innovativi, terapie integrate, medicina di precisione e nuovi strumenti diagnostici sono diventati realtà nel nostro lavoro quotidiano”. “La ricerca deve proseguire a 360 gradi, individuando strategie diagnostiche e terapeutiche sempre più personalizzate per il singolo paziente – conclude Francesco Perrone -. I giovani oncologi possono e devono avere un ruolo importante, grazie alla forte propensione al lavoro di squadra e a creare network. E, all’interno della nostra Associazione, possono sempre contare sull’aiuto e sostegno dei colleghi più esperti”.

 

27 Marzo 2025

Oncologi, “norme salva-lavoro cruciali, 1 milione di pazienti guariti”

27, marzo 2025 – “Un grande passo avanti, perchè per i pazienti oncologici la tutela del posto di lavoro è cruciale. Tanto più oggi, tenendo conto delle prospettive che la scienza e la ricerca rendono possibili, con circa tre milioni e mezzo di persone che sono vive dopo una diagnosi di tumore ed un milione che può considerarsi guarito ed è tornato ad avere la stessa prospettiva di vita della popolazione generale”. Così Franco Perrone, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), commenta l’approvazione all’unanimità in prima lettura alla Camera di una proposta di legge che introduce misure sul diritto alla conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, invalidanti, e croniche. “E’ bello che il Parlamento ancora una volta voti all’unanimità – afferma Perrone – un provvedimento che serve a estendere le tutele dei malati oncologici. E’ già avvenuto con la legge sull’oblio oncologico e ci auguriamo continui ad accadere ogni volta che si chiede alla politica l’avvio di provvedimenti che tutelano la salute dei cittadini”. Il lavoro è, infatti, un tema cruciale: “Le conseguenze sui rapporti di lavoro – spiega il presidente Aiom – sono tra le maggiori cause di ansia e di danno economico per chi si ammala di cancro, e la perdita del lavoro è uno dei maggiori determinanti della tossicità finanziaria, ovvero del danno economico causato dalla malattia, fenomeno che colpisce oltre il 30% dei malati di tumore. L’Aiom, dunque, plaude alla possibilità che, dopo il voto definitivo che ci sarà in Senato, ci siano maggiori tutele, secondo quanto votato ieri alla Camera”. Proprio mantenere il posto di lavoro, chiarisce, “è determinante in un’epoca i cui uno degli obiettivi delle terapie oncologiche è restituire la piena operatività a chi si ammala e viene curato. E molto incoraggianti, in questo senso, sono i dati relativi appunto alle guarigioni ed alla cronicizzazione della malattia”.

Dopo la legge sull’oblio oncologico – che sancisce il diritto delle persone guarite da un tumore di non fornire informazioni né subire indagini in merito alla propria pregressa condizione patologica con l’obiettivo di evitare ogni forma di discriminazione anche in ambito lavorativo – questo provvedimento rappresenta quindi un “ulteriore progresso”. Ora, conclude Perrone, “altra fondamentale battaglia da continuare a portare avanti è quella per l’equità di accesso alle cure nelle regioni con tempi certi e celeri per tutti pazienti sul territorio nazionale”.

 

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