Non è uno scoop che l’alcol sia associato allo sviluppo del cancro: è un fattore di rischio e non esiste dose sicura. Quello che forse rappresenta una notizia è che qualcuno chieda che si applichino anche sull’alcol delle modalità di comunicazione sulla pericolosità che ad oggi sono sostanzialmente riservate al fumo e ai prodotti da fumo”.
E’ quanto afferma Francesco Perrone, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), commentando l’invito del surgeon general Usa Vivek Murthy, il capo operativo della sanità americana, ad una revisione delle linee guida sui limiti del consumo di alcol e a riportare in etichetta il rischio di sviluppare tumori. “Io non posso che sottoscrivere che se si consumasse meno alcol, la salute sarebbe migliore mediamente, segnalo però che aiuterebbe ancora di più azzerare il fumo – prosegue -. Tra i maggiori fattori di rischio l’alcol non è il primo della lista perché fumo e sovrappeso, sono più rilevanti. E’ il motivo per il quale noi per esempio ci stiamo battendo per cercare di ridurre il consumo di fumo chiedendo di aumentare drasticamente il prezzo dei prodotti”. Tuttavia, continua Perrone, “l’alcol rimane senza dubbio un fattore di rischio. In un paese civile che vuole fare educazione e che vuole tutelare la salute dei cittadini è bene segnalarlo come sta accadendo adesso negli Stati Uniti. Nel 2023 – continua – abbiamo fatto un approfondimento e l’alcol è tra i primi fattori di rischio per i tumori della mammella. In Italia, c’è una stima del numero di decessi e del numero di casi attribuiti all’alcol: tra il 2015 e il 2019 sono circa 11 mila i casi di tumore della mammella legati al consumo di alcol e circa poco meno di 3 mila decessi da tumore della mammella attribuibili al consumo di alcol. Si dovrebbe puntare ad una comunicazione corretta per la salute dei cittadini informando sui fattori di rischio ed educando se possibile a contenersi”, conclude.
Roma, 19 dicembre 2024 – Nel 2024, in Italia, sono stimate 390.100 nuove diagnosi di tumore: 214.500 negli uomini e 175.600 nelle donne. Si tratta di numeri sostanzialmente stabili rispetto al biennio precedente (erano 391.700 nel 2022 e 395.900 nel 2023). Una tendenza favorevole, a cui si accompagna un altro dato positivo. La mortalità per cancro nei giovani adulti 20-49enni, in 15 anni (2006-2021), è diminuita del 21,4% nelle donne e del 28% negli uomini. È significativa, in particolare, la riduzione dei decessi per carcinoma polmonare in entrambi i sessi: -46,4% nelle donne e -35,5% nei maschi. Un terzo elemento positivo, determinato soprattutto dai progressi nelle terapie, è costituito dal costante incremento del numero di persone che vivono dopo la diagnosi di tumore: nel 2024 sono circa 3,7 milioni. E la metà dei cittadini che oggi si ammalano è destinata a guarire, perché avrà la stessa attesa di vita di chi non ha sviluppato il cancro. Vi sono però aree su cui è necessario più impegno, a partire dai 3 programmi di screening. Nel 2023, rispetto agli anni precedenti, si registra una maggiore copertura della popolazione, che raggiunge il 49% per lo screening mammografico, il 47% per quello cervicale e il 32% per quello colorettale. Ciononostante, restano ancora notevoli differenze territoriali, con le Regioni meridionali che fanno registrare livelli di adesione inferiori rispetto alle altre aree in tutti e tre i programmi di screening. Serve più attenzione anche agli stili di vita: il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 18% consuma alcol in quantità a rischio per la salute. E si registra un boom di sedentari, aumentati dal 23% nel 2008 al 28% nel 2023.
Il volume “I numeri del cancro in Italia 2024”, presentato oggi in una conferenza stampa a Roma, è la pubblicazione ufficiale, giunta alla quattordicesima edizione, che descrive gli aspetti relativi alla diagnosi e terapia delle neoplasie grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), Fondazione AIOM, Osservatorio Nazionale Screening (ONS), PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), PASSI d’Argento e della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPeC-IAP).
“Anche se la stima del numero di nuovi casi di cancro è di poco inferiore a quelle del 2022 e del 2023 – afferma Francesco Perrone, Presidente AIOM -, non si può essere particolarmente ottimisti in un quadro più generale di prevalenza ancora alta di fattori di rischio comportamentali e ambientali, che contribuiscono significativamente a causare il cancro. Si tratta di una materia in cui è necessario investire di più e a molteplici livelli, incluse, ad esempio, le riforme che AIOM sta promuovendo per rendere più efficace la lotta al tabagismo. Nel libro siamo andati ‘oltre i numeri’, sfruttando il punto di vista dell’oncologia per arricchire la riflessione su fenomeni di assoluta rilevanza sociale, come la cura del cancro nei migranti, nelle carceri e nelle zone di guerra. Sono contesti in cui i numeri tendono ad essere imprecisi o del tutto ignoti e in cui la prevenzione e la cura del cancro non necessariamente rappresentano la priorità massima, ma piuttosto una lente attraverso la quale mettere meglio a fuoco come il diritto alla salute possa venire calpestato o non sufficientemente garantito”.
Il tumore più frequentemente diagnosticato in Italia, nel 2024, è il carcinoma della mammella (53.686 casi), seguito dal colon-retto (48.706), polmone (44.831), prostata (40.192) e vescica (31.016).
“La sfida deve essere quella di investire in prevenzione, promuovendo stili di vita sani, a partire da un’alimentazione corretta, associata all’attività fisica – spiega il Ministro della Salute, Prof. Orazio Schillaci, nella prefazione del libro -. Oggi sappiamo che l’errata alimentazione incide per circa il 35% sull’insorgenza dei tumori e che la dieta mediterranea riduce del 10% la mortalità complessiva, prevenendo lo sviluppo di numerosi tipi di cancro. Allo stesso tempo occorre promuovere una maggiore partecipazione ai programmi di screening, fondamentali per diagnosticare precocemente una patologia e aumentare notevolmente le possibilità di guarigione, perché soprattutto in alcune Regioni non si registrano le adesioni auspicate. Eppure, anche in questo campo, abbiamo nuove opportunità diagnostiche che dobbiamo utilizzare fino in fondo, come l’ampliamento della fascia d’età dai 45 ai 74 anni per lo screening del tumore alla mammella, già partito in molte aree territoriali, a dimostrazione della capacità del nostro servizio sanitario nazionale di saper rispondere rapidamente alle nuove conoscenze e raccomandazioni adottate a livello internazionale. L’ambizione oggi è quella di garantire in un futuro non troppo lontano lo screening per il tumore al polmone, che a oggi è tra le patologie tumorali più diffuse tra gli uomini”.
Nel 2022, in Italia, sono stati stimati 35.700 decessi per cancro del polmone, 24.200 per il colon-retto, 15.500 per la mammella, 14.900 per il pancreas e 9.900 per lo stomaco.
Dei quasi 10 milioni di morti oncologiche ogni anno in tutto il mondo, il 10,5% avviene in giovani adulti, cioè persone di età compresa tra 20 e 49 anni. In Europa, dove le popolazioni sono più vecchie, le morti per cancro in giovani adulti rappresentano il 4,3% di tutti i decessi oncologici registrati nel 2022. Il volume contiene un’analisi della mortalità dei 20-49enni in Italia dal 2006 al 2021, che ha evidenziato un netto calo generale dei decessi per neoplasia in entrambi i sessi.
“In 15 anni, sono state 786 le vite salvate tra le donne e 939 tra gli uomini in questa fascia d’età rispetto al numero atteso basato sui tassi del 2006 – afferma Massimo Di Maio, Presidente eletto AIOM -. Assume particolare rilievo positivo, in entrambi i sessi, l’importante diminuzione nella mortalità per tumore del polmone, del 46,4% tra le donne e del 35,5% tra gli uomini under 50. Sono dati estremamente incoraggianti, se si considera che questa neoplasia rappresenta la prima causa di morte oncologica negli uomini giovani adulti e la seconda nelle donne dopo il tumore della mammella. Questa osservazione si aggiunge ai progressi ottenuti, grazie alle recenti innovazioni terapeutiche, nella sopravvivenza dopo la diagnosi di carcinoma polmonare. Peraltro, i dati relativi agli stili di vita degli italiani sottolineano la necessità di rafforzare gli sforzi per la prevenzione primaria in persone di tutte le età, attraverso la lotta al fumo di sigaretta, altrimenti si rischia nei prossimi anni un’inversione della tendenza. Dall’altro lato, va tenuto presente il campanello d’allarme che, in questa fascia d’età, suona per le neoplasie del colon-retto e dell’ovaio, dove la mortalità resta stabile da anni”.
“Per stimare i numeri del cancro nel 2024 in Italia, sono stati raccolti i dati da 35 Registri Tumori che coprono una popolazione di oltre 44 milioni di persone, cioè l’80% dei cittadini – sottolinea Fabrizio Stracci, Presidente AIRTUM -. Quest’anno, nel nostro Paese, le nuove diagnosi di tumori maligni non supereranno i 390.100 casi. Si tratta di una stima concordante con quanto riportato nel 2022 e 2023, sulla base delle proiezioni a livello europeo. Va evidenziato l’inizio di una potenziale inversione di tendenza nel numero assoluto di nuovi casi, cioè una diminuzione di circa il 5% rispetto all’ultima proiezione AIRTUM del 2020 e alle stime dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Un ruolo, seppure parziale, nel potenziale calo delle nuove diagnosi di cancro va anche attribuito alla riduzione di circa il 2,5% della popolazione italiana tra il 2017 e il 2024, da 60.484.000 abitanti a 58.990.000”.
Dall’altro lato, i dati dei Registri Tumori indicano un costante aumento della prevalenza, cioè del numero di persone che vivono dopo la diagnosi, circa l’1,5% l’anno nell’ultimo decennio (1,6% nelle donne e 1,3% negli uomini). “Oggi sono quasi 3,7 milioni (3.661.499) di cittadini, il 6,2% dell’intera popolazione – spiega Diego Serraino, Direttore SOC Epidemiologia Oncologica e Registro Tumori del Friuli Venezia Giulia, Centro di Riferimento Oncologico, IRCCS, Aviano -. E la metà delle persone che si ammalano di cancro nel 2024 è destinata a guarire. Per quanto riguarda i tumori ginecologici, la probabilità di guarigione per le donne colpite, nello scorso decennio, da tumore del corpo dell’utero è stata del 69%, per il collo dell’utero del 58%, per l’ovaio del 32%. È evidente il ruolo della diagnosi precoce nell’aumentare le probabilità di superare definitivamente la malattia. Nel carcinoma della mammella è pari complessivamente al 73%, ma passa dal 99% nello stadio I all’81% nello stadio II per scendere al 36% nel III e IV. Considerando tutti gli stadi, chi si è ammalato di tumore del colon-retto ha una probabilità di guarire del 56%, dal 92% se la malattia è diagnosticata in stadio precoce al 71% in stadio II”.
“Individuare un tumore o i suoi precursori in fase iniziale permette di intervenire tempestivamente, con trattamenti più efficaci, meno invasivi e con minori rischi di complicanze, garantendo maggiore sopravvivenza e qualità della vita – sottolinea Paola Mantellini, Direttrice Osservatorio Nazionale Screening organismo coordinato dall’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica della Regione Toscana -. I dati mostrano i progressivi miglioramenti dei programmi di screening, sia in termini di capacità di invito che di copertura. Nel 2023, quasi 16 milioni di persone, cioè oltre il 90% della popolazione italiana in età target per lo screening mammografico, colorettale e cervicale è stata regolarmente invitata. Vanno però ridotte le differenze nell’adesione, che restano ancora significative a livello territoriale. Per quanto riguarda la mammografia, la copertura ha raggiunto il 62% al Nord, il 51% al Centro e il 31% al Sud. Lo screening cervicale mostra un livello di copertura pari al 57% al Nord, al 45% al Centro e al 35% al Sud. Inferiori le percentuali di adesione allo screening colorettale: 45% al Nord, 32% al Centro e 15% al Sud”.
La prevenzione passa anche dagli stili di vita corretti. “L’abitudine tabagica è più frequente fra gli uomini, fra i più giovani, fra i residenti nel Centro-Sud ed è fortemente associata allo svantaggio sociale, coinvolgendo molto di più le persone con difficoltà economiche o bassa istruzione – conclude Maria Masocco, Responsabile Scientifico dei sistemi di sorveglianza PASSI e PASSI D’Argento, coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità -. Anche sovrappeso e obesità sono un importante fattore di rischio oncologico poiché coinvolti, ad esempio, nell’insorgenza dei tumori dell’esofago, del fegato, del pancreas, della colecisti e delle vie biliari, dell’endometrio e del rene. L’obesità è poco più frequente fra gli uomini, aumenta con l’età e coinvolge particolarmente le persone con svantaggio sociale. Storicamente più frequente nel Sud, oggi il gradiente geografico si è annullato. La sedentarietà è aumentata costantemente, passando dal 23% del 2008 al 28% nel 2023. L’incremento ha coinvolto tutti i gruppi della popolazione, entrambi i sessi in egual misura e tutte le classi di età, ma è stato più veloce fra i più giovani e fra le persone con maggiori difficoltà economiche. L’aumento dell’inattività fisica ha coinvolto soprattutto il Meridione e il Centro, ampliando il gradiente geografico fra Nord e Sud”.
18 dicembre 2024 – Camminare per schiacciare i disturbi depressivi: uno studio pubblicato su Jama Network Open mostra che più passi si fanno ogni giorno, meno si rischia di soffrire di disturbi depressivi. Lo studio è stato condotto da Bruno Bozozzero-Peroni della Universidad de Castilla-La Mancha, in Spagna.
Si tratta della meta-analisi di 33 studi per un totale di 96.173 adulti: è emerso che un numero di passi giornalieri più elevato è stato associato a un minor numero di sintomi depressivi nella popolazione generale adulta. Rispetto a meno di 5mila passi al giorno, il raggiungimento di 5mila o più è stato associato a una riduzione dei sintomi depressivi, mentre un numero di passi giornalieri pari o superiore a 7mila è stato associato a un rischio di depressione ridotto del 33%, con riduzioni ulteriori del 19% ogni 1.000 passi in più rispetto a meno di 5mila passi al giorno.
17 dicembre 2024 – In Italia nel 2023 il 18% della popolazione fuma regolarmente e la quota risulta in lieve calo rispetto al 2022 (19%). Negli ultimi 10 anni si registra una tendenza alla diminuzione dei tabagisti tra il 2013 (20%) e il 2019 (17%), mentre dal 2020 (18%) vi è stato un nuovo e aumento che è durato fino al 2022 (19%). E’ quanto rende noto l’ISTAT nel suo ultimo rapporto Fumo, Alcol, Eccesso di Peso e Sedentarietà – Anno 2023.
L’abitudine al fumo è più diffusa tra gli uomini rispetto alle donne (22% contro 15%) e nel tempo la distanza di genere si è significativamente ridotta (da 10% nel 2013 a 7% nel 2023). Quote più elevate di fumatori si osservano a partire dalla fascia di età dei giovani di 20-24 anni, fino a raggiungere il livello più elevato tra le persone di 25-34 anni (26%). Le prevalenze diminuiscono leggermente nelle fasce di età successive, mantenendosi tuttavia abbastanza stabili fino a 60-64 anni e si riducono, invece, in maniera più marcata tra la popolazione ultra 64. La prevalenza di forti fumatori (20 sigarette o più al giorno) è pari al 3% quota che si è diminuita negli ultimi 10 anni (4% nel 2013), soprattutto tra gli uomini (da 7% al 5%).
“In relazione ai diversi fattori di rischio l’Italia, nel contesto europeo (UE 27), si distingue per i livelli molto bassi di obesità e una quota minore di fumatori abituali – si legge nel documento dell’ISTAT – tuttavia, si caratterizza anche per una percentuale molto bassa di adulti che svolgono attività fisica, almeno secondo i livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) al fine di migliorare le condizioni di salute.
Si è più a rischio per le complicanze dell’influenza già a 60 anni e per questo motivo “i vaccini potenziati, più protettivi e indicati dalle raccomandazioni ministeriali a partire dai 65 anni di età, andrebbero invece inclusi nelle raccomandazioni già da questa fascia di età”. E’ il richiamo che arriva dal congresso nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg) a Firenze. Il rischio di complicanze influenzali, spiegano i geriatri, riguarda infatti il 62% degli individui da 60 anni in su, “soglia critica di inizio del declino del sistema immunitario come evidenziato dalla pandemia”. Quindi, un invito a vaccinarsi perchè “si è ancora in tempo, con il picco dell’influenza previsto dopo Natale”.
Gli esperti hanno fatto il punto sul peso dell’influenza e sul ruolo della vaccinazione antinfluenzale, non soltanto nei pazienti più anziani, ma anche in quelli immediatamente più giovani, esposti già dai 60 anni ai danni dell’influenza, ma fino ad oggi “in secondo piano nelle campagne vaccinali”. Le raccomandazioni antinfluenzali per la stagione 2024/2025 prevedono, infatti, un’offerta vaccinale attiva e gratuita per individui di età pari o superiore a 60 anni, ma senza un’indicazione specifica per l’impiego dei vaccini potenziati per questa soglia, già ad alto rischio. Da qui il richiamo dei geriatri a una maggiore spinta alla vaccinazione per anziani e fragili, ma anche la proposta di anticipare a 60 anni i vaccini potenziati. Una richiesta di cambiamento, sottolinea la Sigg, “in linea con quanto già avvenuto in Austria, Germania e Gran Bretagna, alla luce dei dati dello European Centre for Disease, Prevention and Control (Ecdc) che mostrano come in Europa nella stagione 2022/2023 i casi di influenza trattati in terapia intensiva hanno interessato nel 42% individui dai 60 anni in su”.
13, dicembre 2024 – Nel mondo c’è un gap di 9,6 anni tra la vita vissuta in buona salute e l’aspettativa di vita media di una persona, con un aumento del 13% di questo gap in 20 anni: il paese col gap maggiore è l’America con 12,4 anni di differenza tra aspettativa di vita e anni vissuti in buona salute; ma anche l’Italia ha un ampio divario, in media per noi sono circa 11 gli anni di salute precaria o da vivere con qualche disabilità che ci attendono in vecchiaia. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Jama Network Open e condotto da Andre Terzic della Mayo Clinic di Rochester. Lo studio si basa sia sui dati dell’Osservatorio della salute globale OMS come fonte di dati globali, sia su dati a livello nazionale che coprono tutti i continenti, per un totale di 183 stati.
Dal lavoro emerge che il divario tra anni vissuti in salute (il numero di anni che le persone vivono libere da malattie) e durata media della vita è aumentato a livello globale negli ultimi due decenni tra i 183 Stati membri dell’OMS, arrivando a 9,6 anni in media nel 2019 contro 8,5 anni nel 2000 (un aumento del 13% in due decadi). Le donne presentano un divario medio di 2,4 anni in più rispetto agli uomini. Il divario tra anni vissuti in buona salute e aspettativa di vita sale al crescere del carico dovuto alle cosiddette malattie non trasmissibili (come le malattie croniche quali il diabete e i disturbi cardiovascolari). Gli Stati Uniti hanno presentato il divario maggiore tra durata della vita in salute e durata della vita, di 12,4 anni, sostenuto da un aumento proprio delle malattie non trasmissibili. Seguono Australia (12,1 anni), Nuova Zelanda (11,8 anni), Regno Unito (11,3 anni). Norvegia (11,2 anni) e Italia con circa 11.
Il divario tra anni di vita in salute e vita media è sicuramente amplificato dall’aumento della longevità, sottolineano gli esperti; tuttavia lo studio evidenzia una crescente minaccia globale alla longevità in salute e indica la necessità di accelerare il passaggio a sistemi di cura incentrati sul benessere. In questo contesto, il Decennio delle Nazioni Unite per l’invecchiamento in buona salute (2021-2030, iniziativa per migliorare la vita delle persone anziane) aspira a far evolvere l’attenzione della società dalla longevità alla longevità in buona salute.
12 dicembre 2024 – Nel biennio 2022-2023, il 18% degli ultra 65enni in Italia, pari a 2,6 milioni di persone, ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita medica o a un esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno nei 12 mesi precedenti l’intervista. Fra le ragioni principali della rinuncia le lunghe liste di attesa (55%), le difficoltà logistiche (13%) e i costi eccessivi delle prestazioni (10%). Lo ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, citando i dati della sorveglianza Passi d’Argento, in occasione della Giornata internazionale della copertura sanitaria universale che si celebra oggi. Quest’anno è dedicata alla protezione finanziaria finalizzata a evitare che le persone si impoveriscano a causa delle spese sanitarie.
L’importanza del legame tra status economico e salute è rimarcata dai dati Iss: chi rinuncia alle cure è in genere più frequentemente in una situazione di svantaggio economico (39% tra coloro che hanno dichiarato di arrivare a fine mese con molte difficoltà contro il 20% tra chi non ne ha). Inoltre, oltre la metà degli intervistati che non ha rinunciato a ciò di cui aveva bisogno ha fatto ricorso a prestazioni a pagamento: il 10% ricorrendo esclusivamente a strutture private e il 49% ricorrendovi alcune volte. Solo il 41% ha utilizzato esclusivamente il servizio pubblico.
È possibile rigenerarsi e trovare un nuovo equilibrio durante e dopo una malattia complessa come il cancro. Lo dimostrano le storie personali degli oltre 3 milioni e mezzo di persone che solo in Italia convivono con una neoplasia. Per spiegare a tutti (e non solo a pazienti e caregiver) come una patologia oncologica possa anche rappresentare un’opportunità di crescita è uscito il libro La vita è adesso. Ammalarsi, Rigenerarsi, Vivere (Cairo Editore pagg 254; 17 euro). È scritto a quattro mani da Gabriella Pravettoni e Mauro Boldrini. I due autori sono rispettivamente docente di Psicologia delle decisioni all’Università di Milano e psiconcologa all’IEO (Istituto Europeo di Oncologia) e giornalista scientifico e direttore della comunicazione di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). Il nuovo volume è disponibile in tutte le librerie e vuole riportare il punto di vista di due professionisti, non medici, che da molti anni lavorano in ambito oncologico.
“Il libro è stato scritto soprattutto per ricordare a tutti che la vita è oggi e non è rimandabile – afferma Gabriella Pravettoni -. Ognuno di noi può attraversare delle avversità che possono e devono essere affrontare, elaborate e infine superate. Con serenità ed equilibrio possiamo vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, ma al tempo stesso il nostro giorno migliore. Ogni diagnosi di tumore è un evento imprevisto, improvviso e destabilizzante che colpisce il fisico e coinvolge ogni aspetto della vita emotiva. È possibile, tuttavia, trovare spunti e occasioni di felicità grazie anche ad un qualificato sostegno psicologico. Questo purtroppo non è sempre possibile oggi in Italia, dove solo il 20% dei pazienti può ricorre a servizi strutturati di psico-oncologia. Il volume vuole essere un atto di condivisione profonda, un viaggio tra le emozioni e le esperienze della mia carriera e anche della mia vita personale. Pure io, infatti, sono stata duramente colpita da una malattia, non oncologica, la quale mi ha costretto a sperimentare in prima persona tutto il lungo percorso dalla diagnosi, fino alla guarigione. Perciò conosco molto bene cosa sia il “tempo sospeso” indotto da una patologia e l’importanza di ritrovare la felicità nel programmare nuovi progetti di vita”.
“Negli ultimi venticinque anni la lotta ai tumori ha conosciuto avanzamenti epocali – sottolinea Mauro Boldrini, Direttore Comunicazione AIOM -. Parole come cronicizzazione e addirittura guarigione sono ormai entrate nel nostro lessico quotidiano in una comunicazione diventata ogni giorno più forte, più presente e più necessaria. In questi anni ho maturato la convinzione, dal mio osservatorio privilegiato, di come sia diventato indispensabile parlare di cancro, dei successi e degli insuccessi, dei progressi ma anche dei diritti dei malati. Comunicare vuol dire affrontare i temi della prevenzione primaria, dell’adesione agli screening e delle diagnosi precoci. Significa inoltre parlare anche di chi non riesce a superare la malattia e poi di ricerca, innovazione, di disparità nell’accesso e di tossicità finanziaria. Il libro, scritto con l’amica Gabriella, vuole rappresentare un tentativo di descrivere come sia ormai obbligatorio abbandonare l’equazione semantica “tumore uguale male incurabile”. Va aperto un orizzonte verso una nuova consapevolezza che ogni giorno ci offre opportunità impensabili fino a poco tempo fa. È questo uno degli obiettivi del volume accanto alla condivisione di un percorso quotidiano complesso ma che oggi – lo dimostrano le statistiche – coinvolge milioni di persone grazie alla cronicizzazione di gran parte dei tumori”.
“Oggi in Italia ben oltre la metà degli uomini e ancora di più delle donne colpiti da un cancro sono vivi cinque anni dopo la diagnosi – scrive nella sua prefazione al libro il prof. Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto ESMO-European Society for Medical Oncology -. La diagnosi precoce, la medicina di precisione, le terapie target, quelle cellulari e l’immunoterapia hanno portato risultati senza precedenti. Ogni giorno si avviano nuovi studi sempre più focalizzati sulle singole alterazioni genetiche, con l’obiettivo di rendere ancora più efficaci e mirati i trattamenti, e ridurre gli effetti collaterali. Accanto alla ricerca si è aperto uno spazio sempre più ampio e accreditato a sostegno del benessere psicologico di chi si ammala, i cui bisogni sono inscindibili da quelli della cura del corpo. Questo libro si pone l’obiettivo di analizzare il ruolo indispensabile della psiconcologia all’interno del percorso dei malati (e dei familiari) e di rileggere i passi avanti compiuti dalla comunicazione sui media riguardo ai temi dell’oncologia, dal momento che di cancro si parla molto e ovunque”.
In quattordici capitoli si affrontano temi complessi quali cosa significa stare bene, il passaggio alla malattia, vivere con la malattia ma vivere a lungo, la vita dopo, il ruolo indispensabile della comunicazione, il ruolo dell’intelligenza artificiale per un’alleanza forte nella lotta contro i tumori, normalizzare il tumore e un approccio importante sul ruolo della prevenzione. Da ultimo il volume contiene una serie di riferimenti importanti a personaggi che hanno affrontato un nuovo modo di stare bene, passando da Rossella O’Hara a Italo Calvino, con dotte citazioni riferite ad una più amplia riflessione del concetto di salute e di benessere. “Il nostro obiettivo era parlare di come affrontare e convivere con una diagnosi di tumore – conclude la prof.ssa Pravettoni – ma il libro è rivolto anche a chi è colpito da altre gravi patologie per una riflessione più ampia su come si possa uscire trasformati da ciò che ci presenta la vita, forse non più gli stessi, ma talvolta persino migliori”.
L’attività fisica dà una spinta alle nostre funzioni cognitive che si protrae per almeno 24 ore. È il dato che emerge da una ricerca dell’University College London pubblicata sul Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity. Che l’attività fisica produca benefici sul cervello non è una novità: la ricerca, nel tempo, ha dimostrato che il miglior flusso sanguigno al cervello così come il rilascio di neurotrasmettitori migliorino nel breve termine le funzioni cognitive e l’umore. Meno chiaro è quanto a lungo durino questi benefici. I ricercatori hanno coinvolto 76 persone tra i 50 e gli 83 anni, monitorando il loro livello di attività fisica e sottoponendoli a test per la memoria il giorno seguente, scoprendo che le performance erano direttamente connesse alla quantità di moto svolto. “I nostri risultati suggeriscono che i benefici della memoria a breve termine dell’attività fisica possono durare più a lungo di quanto si pensasse in precedenza, forse fino al giorno successivo, invece di poche ore”, afferma la prima firmataria dello studio Mikaela Bloomberg. “Dormire di più, in particolare il sonno profondo, sembra potenziare ulteriormente questo miglioramento della memoria”, aggiunge. Secondo i ricercatori, i risultati sono particolarmente importanti soprattutto per gli anziani. “Tra gli anziani, mantenere la funzione cognitiva è importante per una buona qualità della vita, il benessere e l’indipendenza. È quindi utile identificare i fattori che possono influenzare la salute cognitiva su base giornaliera”, spiega Andrew Steptoe, coautore della ricerca. Resta da capire se i benefici a breve termine dell’esercizio fisico abbiano un effetto cumulativo, contribuendo a migliorare la salute cognitiva a lungo termine e a rallentare il declino cognitivo.