Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

29 Giugno 2026

Dal moto alla dieta sana, 8 azioni per ringiovanire di sei anni

29 giugno 2026 – Dal no al fumo alla attività fisica regolare, ecco gli otto comportamenti sani che potrebbero aiutare a rimanere giovane in buona salute per più tempo, riducendo di sei anni l’età biologica, ovvero l’età del proprio corpo. La lista delle “8 cose essenziali per la vita” – che include fare almeno 150 minuti di attività fisica moderata o 75 minuti di attività fisica vigorosa a settimana, seguire una dieta equilibrata ricca di verdure, noci e proteine magre e non fumare – è stata creata dall’American Heart Association inizialmente per aiutare le persone a migliorare la propria salute cardiovascolare.

Ma il nuovo studio che sarà presentato al congresso dei cardiologi americani a Philadelphia ne evidenzia gli effetti “anti-aging”. Chi non segue le sane abitudini presenta un corpo mediamente 4 anni più vecchio della propria età anagrafica, è emerso dallo studio condotto presso la Columbia University Irving Medical Center in New York City. Le restanti raccomandazioni sono di dormire tra sette e nove ore a notte, mantenere un peso sano e controllare il colesterolo, la glicemia e la pressione sanguigna. Dallo studio è emerso che aderire alla lista non solo migliora la salute del cuore, ma potrebbe anche rallentare il processo di invecchiamento. I ricercatori hanno valutato oltre 6500 partecipanti, raccogliendo informazioni dettagliate su quanto aderissero agli otto precetti salva-cuore. Il team ha anche calcolato la vera età del loro organismo, un’indicazione dell’età biologica che viene determinata misurando i livelli di sostanze nel corpo coinvolte nel metabolismo, nell’infiammazione e nella funzione degli organi, come glucosio e creatinina, misura che fornisce un quadro più completo di come una persona sta invecchiando. Il team ha scoperto che coloro che hanno dichiarato di adottare fedelmente la lista dei precetti avevano un’età biologica che era in media sei anni più giovane della loro età anagrafica. Tuttavia, coloro che aderivano peggio avevano un’età biologica media che era di quattro anni maggiore della loro età cronologica. “Il rispetto della lista può rallentare il processo di invecchiamento del corpo, il che ha molti benefici – afferma Nour Makarem, l’epidemiologo che ha condotto il lavoro – incluso l’aumento degli anni senza malattie e la riduzione del rischio di morte prematura”.

26 Giugno 2026

Sanità: oltre 4,5 milioni di italiani rinunciano a visite ed esami

Milano, 26 giugno 2026 – Oltre 4,5 milioni di italiani hanno rinunciato a cure, visite o esami a causa di liste d’attesa che si protraggono dai 2 fino ai 12 mesi e di un servizio privato – accreditato e non – che è sempre meno economicamente accessibile. Di questo e di altri temi centrali in sanità – il rilevante invecchiamento della popolazione, il numero di malati cronici in aumento e un’assistenza territoriale ancora non sufficientemente organizzata e digitalizzata – si è discusso oggi al MiCo di Milano in occasione della prima edizione di Cantiere Salute, il format ideato da Fondazione The Bridge e Inrete con l’obiettivo di far incontrare tutti i principali attori del settore, per individuare soluzioni concrete alle criticità della sanità pubblica e approfondire il legame tra medicina, territorio e innovazione.

“La sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale rappresenta oggi una delle principali sfide per il Paese: in un contesto in cui gli over 65 hanno superato il 24% della popolazione e le persone affette da patologie croniche sono oltre 24 milioni, l’innovazione è uno strumento indispensabile per garantire appropriatezza e qualità delle cure – spiega Robert Nisticò, Presidente AIFA –. Il compito delle istituzioni è favorire l’accesso alle innovazioni terapeutiche in grado di generare valore per i pazienti, sostenendo la ricerca e la competitività del settore. Dobbiamo investire in modelli di valutazione che misurino l’impatto delle tecnologie sulla sostenibilità del sistema sanitario. In questo scenario, il dialogo tra istituzioni, professionisti, industria e associazioni dei pazienti rappresenta una condizione necessaria per costruire una sanità capace di affrontare le fragilità sociali e demografiche che caratterizzano il presente e che incontreremo in futuro.”

“La sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale richiede la capacità di coniugare una crescente efficienza nell’allocazione delle risorse con la misurazione dei processi e degli esiti di salute – continua Marco Alparone, Vicepresidente e Assessore al Bilancio e Finanza, Regione Lombardia –. Regione Lombardia si orienta verso il passaggio da un modello focalizzato sui volumi delle prestazioni a un approccio basato sulla qualità dei percorsi assistenziali e sugli esiti di salute. In questo contesto, la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica rappresentano leve strategiche per trasformare i dati in conoscenza, misurare e valutare l’efficacia degli interventi, migliorare i risultati di salute dei pazienti e rendere più efficiente l’allocazione delle risorse. L’obiettivo è rafforzare la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, preservandone al contempo i principi fondamentali di universalità, equità e pari accesso alle cure.”

“La Lombardia sta affrontando una trasformazione demografica senza precedenti: oggi gli over 65 sono più di 2 milioni e gli ultraottantenni più di 700mila – sottolinea Emanuele Monti, Presidente Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia, Regione Lombardia ed Executive Board Member di AIFA –. Un sistema che mette al centro la struttura ospedaliera non può rispondere ai bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche, che assorbono circa l’80% delle risorse sanitarie regionali e nazionali. Per questo stiamo investendo nella medicina territoriale e nei nuovi modelli di presa in carico. La Lombardia è la prima regione italiana per numero di Case di Comunità con almeno un servizio attivo, con 142 strutture già operative. La sfida dei prossimi anni sarà rendere questi complessi pienamente funzionanti, con personale qualificato, digitalizzazione e integrazione tra servizi. La sanità del futuro si costruisce avvicinandosi alle persone e garantendo continuità assistenziale lungo tutto il loro percorso di vita.”

“La trasformazione digitale della sanità è una leva fondamentale per migliorare concretamente l’esperienza di cura dei cittadini e rispondere in modo più efficace ai bisogni di salute della popolazione – aggiunge Marco Giachetti, Presidente del Policlinico di Milano –. Tecnologie digitali, intelligenza artificiale e telemedicina possono rendere l’assistenza più accessibile, personalizzata e continua, soprattutto per i pazienti anziani e fragili, che richiedono percorsi di presa in carico sempre più integrati. In questo contesto, il nuovo Padiglione Sforza del Policlinico di Milano rappresenta un’opportunità concreta per coniugare innovazione tecnologica e centralità della persona. La struttura è pensata per favorire una presa in carico più efficace e coordinata, grazie all’integrazione tra competenze cliniche, tecnologie avanzate e nuovi modelli organizzativi. Gli ospedali del futuro dovranno essere sempre più connessi ai territori, in grado di condividere dati e di garantire la continuità assistenziale. Mettere al centro il paziente significa progettare servizi e tecnologie partendo dai suoi bisogni, per garantirgli una migliore qualità di vita.”

“La digitalizzazione rappresenta una delle più grandi opportunità di innovazione per il nostro sistema sanitario – dichiara Simona Loizzo, Membro Commissione XII Affari sociali alla Camera dei deputati e Presidente Intergruppo parlamentare Sanità Digitale e Terapie Digitali –. I dati ci mostrano però che solo l’8% dei pazienti cronici utilizza i servizi di telemedicina, e il Fascicolo Sanitario Elettronico, nonostante sia disponibile in tutte le Regioni, viene consultato solo dal 27% degli italiani. La sfida, oggi, è anche culturale: dobbiamo creare un sistema nel quale i cittadini abbiano gli strumenti per usufruire dei servizi digitali e in cui la burocrazia venga semplificata. Come Intergruppo parlamentare promuoviamo sviluppo, sicurezza e accessibilità. La tecnologia deve contribuire a ridurre le disuguaglianze territoriali e a rendere il sistema sanitario più vicino a chi è più fragile o residente in aree meno servite.”

“Oggi il 23% della spesa sanitaria risulta a carico diretto delle famiglie: questo numero, insieme ai dati riguardanti l’invecchiamento demografico, la digitalizzazione e i ritardi nella presa in carico, racconta un’urgenza davanti alla quale non possiamo più nasconderci – conclude Rosaria Iardino, Componente del Comitato Etico Nazionale per le sperimentazioni cliniche sulle terapie avanzate di AIFA e Presidente Fondazione The Bridge –. Accanto a queste criticità esistono però incredibili opportunità offerte dall’innovazione scientifica, dall’intelligenza artificiale e dalle nuove modalità di presa in carico, come la telemedicina. Come Fondazione The Bridge abbiamo ideato Cantiere Salute perché riteniamo che il futuro della sanità italiana richieda una visione condivisa tra istituzioni, clinici, esperti del settore e ricerca. L’obiettivo di questa giornata è mettere attorno allo stesso tavolo tutti gli attori del sistema, per individuare soluzioni concrete e condivise. Il confronto multidisciplinare è indispensabile per costruire una sanità più inclusiva, sostenibile e capace di rispondere ai bisogni delle persone nei prossimi decenni.”

25 Giugno 2026

Studio: i giovani stanno invecchiando più in fretta delle generazioni precedenti

25 giugno 2026 – I giovani stanno invecchiando più in fretta delle generazioni precedenti: per ragioni ancora tutte da chiarire, il loro orologio biologico corre più veloce rispetto a quello di chi è nato solo pochi decenni fa e potrebbe aumentare il rischio di sviluppare tumori a insorgenza precoce. Lo suggerisce lo studio condotto su oltre 160.000 persone di tre generazioni diverse dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Il team guidato dall’epidemiologa Yin Cao ha analizzato i dati di oltre 154.000 giovani adulti provenienti dalla UK Biobank (un ampio database biomedico britannico contenente dati biologici, sanitari e sullo stile di vita) e di oltre 10.000 individui negli Stati Uniti partecipanti al programma di ricerca ‘All of Us’ dei National Institutes of Health (Nih).

L’analisi di specifici biomarcatori nel sangue dimostra che gli individui nati nel Regno Unito tra il 1965 e il 1974 presentano un invecchiamento sistemico superiore a quelli nati tra il 1950 e il 1954. Una situazione simile è stata riscontrata anche tra gli statunitensi: i nati tra il 1990 e il 1999 presentano un invecchiamento sistemico superiore ai nati tra il 1965 e il 1969. Questo invecchiamento accelerato nel gruppo più giovane si associa a un aumento dell’8% del rischio di tumori solidi a insorgenza precoce, in particolare tumori del polmone, del tratto gastrointestinale e dell’utero. Quando i partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi in base al loro livello di invecchiamento sistemico, coloro che presentavano l’invecchiamento più avanzato avevano un rischio maggiore del 15% di sviluppare tumori solidi a esordio precoce rispetto a coloro che presentavano l’invecchiamento meno avanzato. I ricercatori hanno anche scoperto che un invecchiamento avanzato del sistema immunitario è associato a un aumento del rischio di cancro al polmone a esordio precoce, e che un invecchiamento avanzato del tessuto adiposo è associato a un aumento del rischio di cancro del colon-retto a esordio precoce.

24 Giugno 2026

Medici Sima, da caldo record rischi anche seri per la salute umana

24, giugno 2026 – Non solo disturbi lievi come crampi, svenimenti, e edemi, ma anche problemi gravi, dalla congestione alla disidratazione e il rischio di danni a organi vitali e al cervello. Il caldo record che sta investendo in questi giorni l’Italia, con alcune città che registrano temperature superiori anche di 10 gradi rispetto la media stagionale, rappresenta un serio pericolo per la salute umana, specie per soggetti più fragili come anziani, bambini e cittadini con patologie preesistenti.

Lo ricordano gli esperti della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) che lanciano l’allarme circa le ripercussioni del repentino rialzo delle temperature sul corpo umano. “Il caldo eccessivo determina problemi sanitari in quanto può alterare il sistema di regolazione della temperatura corporea – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani -. Il corpo umano si raffredda attraverso la sudorazione, ma in determinate condizioni ambientali questo non è sufficiente: una umidità eccessiva impedisce al sudore di evaporare, con il calore corporeo che aumenta rapidamente. Temperature eccessivamente elevate possono provocare disturbi lievi come crampi, svenimenti, edemi, ma anche problemi gravi”. Questi i più frequenti disturbi legati al caldo. Insolazione: determina eritemi o ustioni anche accompagnate da una sintomatologia analoga al colpo di calore; Crampi: dolori fisici causati da una perdita di sodio dovuto alla sudorazione e ad una conseguente modificazione dell’equilibrio idrico-salino; Edema: causato da una ritenzione di liquidi negli arti inferiori come conseguenza di una vasodilatazione periferica prolungata; Congestione: causata dall’assunzione di bevande ghiacciate in un organismo surriscaldato, i sintomi sono costituiti da sudorazione e dolore toracico; Disidratazione: sintomi principali sono sete, debolezza, vertigini, palpitazioni, ansia, pelle e mucose asciutte, crampi muscolari, abbassamento della pressione arteriosa; Colpo di calore: si verifica quando la fisiologica capacità di termoregolazione è compromessa e si manifesta con una ampia gradazione di segni e sintomi a seconda della gravità della condizione. Il primo sintomo è rappresentato da un improvviso malessere generale, cui seguono mal di testa, nausea, vomito e sensazione di vertigine, fino ad arrivare a stati d’ansia e stati confusionali.

22 Giugno 2026

Tumori: nel mondo 10 milioni di decessi l’anno, entro 2050 +80% nuovi casi

22 giugno 2026 – In tutto il mondo ogni anno il cancro uccide 10 milioni di persone e si prevede che i nuovi casi aumenteranno dell’80%, a livello globale, entro il 2050. I motivi dell’incremento sono da ricercare nell’invecchiamento generale della popolazione, nelle interazioni con l’ambiente e nei fattori di rischio comportamentali. E’ necessario perciò migliorare la prevenzione dei tumori, anche attraverso esami di screening, oltre che la diagnosi e la cura.

E’ quanto emerge da un documento “Leaders’ call on the fight against cancer” presentata al Vertice G7 che si è tenuto nei giorni scorsi a Évian. L’intesa rafforza il coordinamento tra i Paesi membri e i partner internazionali su prevenzione, ricerca e organizzazione dei sistemi di cura in ambito oncologico, con l’obiettivo di potenziare la risposta globale a una delle principali sfide sanitarie contemporanee. L’iniziativa si inserisce nel lavoro della G7 Cancer Initiative, rete che coinvolge istituzioni scientifiche e organizzazioni oncologiche dei Paesi del G7. Il documento ribadisce anche l’importanza dell’equità nell’accesso alle cure oncologiche. Il G7 evidenzia come, ancora oggi, la possibilità di accedere a diagnosi precoci, centri di eccellenza e terapie innovative non sia uniforme tra i diversi sistemi sanitari. Per affrontare queste disuguaglianze, viene sottolineato il ruolo delle tecnologie digitali, dei modelli organizzativi innovativi e della diffusione delle migliori pratiche cliniche, con l’obiettivo di garantire standard di cura più omogenei e percorsi più rapidi e appropriati per i pazienti.

19 Giugno 2026

AIOM: “Il 90% degli oncologi utilizza l’accesso precoce a terapie”

Bologna, 19 giugno 2026 – In Italia il 92% degli oncologi ha utilizzato farmaci antitumorali non rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale e al di fuori di sperimentazioni cliniche. Otto su dieci giudicano buona la collaborazione con la farmacia della propria struttura per le richieste di accesso precoce alle terapie. Rimangono però difficoltà procedurali soprattutto a livello burocratico-amministrativo: i moduli risultano molto dispendiosi in termini di tempo di compilazione e i tempi di attesa sono spesso percepiti come lunghi rispetto alle esigenze cliniche. Al momento in Italia i principali percorsi di “early access” che consentono la totale rimborsabilità da parte del servizio pubblico sono il Fondo AIFA del 5% e la legge 648/1996. Esiste poi l’uso compassionevole/nominale, con fornitura gratuita da parte dell’azienda farmaceutica. Inoltre, un medico può prescrivere un medicinale “off label” ovvero al di fuori delle indicazioni approvate ufficialmente, sottoponendo la richiesta al proprio ospedale, che può decidere di farsi carico della spesa. Il 44% degli oncologi però dichiara di aver incontrato difficoltà procedurali nell’ambito del fondo 5% dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Ha ammesso lo stesso problema il 32% nel richiedere un farmaco “off label”, il 13% nel ricorrere alla legge 648/96 e il 29% nell’utilizzare programmi uso compassionevole/nominale. È questo il quadro che emerge da una survey dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) diffusa tra gli oncologi italiani a maggio 2026 e presentata oggi durante la Conferenza Nazionale organizzata dall’AIOM. L’evento si apre oggi a Bologna e vede la partecipazione di rappresentanti di pazienti, clinici, Istituzioni, farmacoeconomisti e dell’industria farmaceutica. L’obiettivo è discutere nuove soluzioni e avanzare proposte per ottimizzare l’accesso precoce ai trattamenti antitumorali in Italia.

“In Italia le procedure di negoziazione del rimborso fanno sì che passi un tempo non piccolo prima dell’effettiva disponibilità in pratica clinica di un nuovo farmaco approvato dall’Agenzia Europea dei Medicinali – sottolinea Massimo Di Maio, Presidente Nazionale AIOM -. In oncologia, il fattore tempo è quasi sempre cruciale rispetto alla storia naturale della malattia e alle necessità cliniche dei pazienti. Da qui l’esigenza di avere strumenti efficaci e sicuri per un accesso rapido e precoce alle terapie innovative. L’early access è, infatti, un diritto che va garantito ai nostri pazienti. L’obiettivo dell’indagine presentata a Bologna era quello di valutare le conoscenze degli oncologi rispetto agli strumenti di accesso precoce, consapevoli che l’aggiornamento tempestivo è fondamentale per evitare una perdita di opportunità per i pazienti. Inoltre, abbiamo voluto indagare sulle eventuali difficoltà procedurali riscontrate. Rispetto ad un’indagine identica condotta nel 2020 si evidenziano miglioramenti anche se non sempre i tempi per ottenere un farmaco sono sufficientemente veloci. Come Società Scientifica siamo inoltre convinti dell’assoluta necessità di valorizzare anche dal punto di vista scientifico i dati prodotti grazie all’early access. L’utilizzo precoce di determinate terapie produce preziose indicazioni per quanto riguarda tollerabilità, tossicità ed efficacia. Finora in Italia è stata poco sfruttata l’informazione scientifica proveniente da pazienti trattati in questo particolare setting. Tutto ciò può essere molto utile anche a fini regolatori in quanto sono potenzialmente dati che indicano come e quanto funziona un nuovo trattamento in una popolazione reale di pazienti italiani”.

“È evidente che in Italia l’accesso precoce ai farmaci innovativi si inserisce in un quadro normativo ancora eterogeneo e complesso – prosegue Rossana Berardi, Presidente Eletto AIOM -. Strumenti come i programmi di uso compassionevole e le richieste di accesso al fondo 5% di AIFA rappresentano opportunità importanti, ma non sempre ottengono parere favorevole e, in alcuni casi, i tempi di risposta risultano difficilmente compatibili con le esigenze cliniche dei pazienti. Queste criticità, sommate alle numerose difficoltà che gli oncologi affrontano nella pratica quotidiana, rischiano di scoraggiare il ricorso a percorsi che, invece, possono fare la differenza per i malati. È quindi necessario semplificare le procedure, rendere più omogenei i percorsi e ridurre gli appesantimenti burocratici, affinché l’innovazione possa arrivare in modo più tempestivo a chi ne ha bisogno. Al tempo stesso, la nostra indagine evidenzia anche alcune lacune di preparazione da parte dei medici specialisti. Per questo è fondamentale garantire aggiornamento costante e percorsi formativi qualificati, così da rafforzare un ambito cruciale della nostra professione. Come Società Scientifica abbiamo già promosso in passato iniziative in questa direzione e intendiamo proseguire nei prossimi anni con nuovi progetti”.

“L’early access è una pratica consolidata in quasi tutti i Paesi Europei – sostiene Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto ESMO-European Society For Medical Oncology -. I meccanismi di regolamentazione sono diversificati e riflettono le caratteristiche del singolo servizio sanitario nazionale. Vi sono effettivamente difficoltà ma non bisogna dimenticare come il nostro sia stato finora uno dei primi Paesi in Europa per disponibilità nella pratica clinica di farmaci innovativi. Ciò risulta abbastanza evidente proprio in oncologia. La nostra sanità si ispira a principi universalistici e al diritto alla salute previsto anche dalla Costituzione. Vanno perciò sempre garantite tutte le opportunità di cura ai pazienti e quindi, in caso di necessità, anche un eventuale accesso precoce alle terapie”.

“L’Italia – precisa Pierluigi Russo, Direttore Tecnico-Scientifico dell’AIFA – garantisce ai pazienti elevati standard di cura grazie, innanzitutto, al carattere universalistico del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Proprio per questo è necessario prestare estrema attenzione all’uso delle risorse pubbliche, più di quanto avvenga in altri sistemi sanitari prevalentemente privatistici. In questo contesto le procedure amministrative rappresentano uno strumento essenziale a tutela dell’interesse pubblico: è importante riconoscerne il valore, pur continuando a lavorare per renderle più efficienti.

Peraltro, l’Italia dispone già di diversi strumenti normativi per l’accesso precoce a carico del SSN, in particolare in assenza di alternative di trattamento, e continueremo a impegnarci nella direzione del miglioramento continuo. Due aspetti vanno tuttavia considerati. Il primo riguarda i percorsi regolatori ordinari di autorizzazione a livello europeo e di valutazione della rimborsabilità da parte di AIFA: l’Agenzia ha già migliorato la propria performance, registrando tempistiche tra le migliori in Europa. Il secondo concerne l’insieme delle procedure amministrative che coinvolgono le Regioni: sul versante dei farmaci innovativi, la normativa vigente già prevede l’inclusione automatica di tali medicinali nei prontuari regionali; occorre tuttavia considerare anche le tempistiche legate allo svolgimento delle gare pubbliche a livello regionale. In conclusione, è imprescindibile la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, a ogni livello organizzativo del SSN, per garantire l’accesso ai farmaci associati alle migliori evidenze possibili, tenendo conto sia della gravità della patologia nonché del loro vantaggio terapeutico rispetto alle alternative disponibili, in un’ottica di considerazione responsabile della sostenibilità della spesa pubblica”.

18 Giugno 2026

Studio: il fumo passivo porta cadmio nell’organismo

18 giugno 2026 – Un nuovo studio pubblicato su ´Biological Trace Element Research´ ha scoperto che gli adulti che inalano semplicemente fumo passivo di sigaretta hanno circa 1,5 volte in più di cadmio, una tossina presente nel sangue , rispetto alle persone che vivono in ambienti privi di fumo. “Sapevamo che il fumo di sigaretta espone le persone al cadmio, ma fino ad ora non eravamo a conoscenza del legame con il fumo passivo ‐ ha affermato Nandita Sarker, dottoranda presso il Dipartimento di Salute Ambientale e del Lavoro della Scuola di Sanità Pubblica della Texas A&M University e prima autrice dello studio ‐ si tratta di un´informazione importante perchè il cadmio si accumula nell´organismo nel tempo ed è un fattore di rischio per i tumori ai reni, ai polmoni e alla prostata”. Sebbene oggi siano meno le persone che fumano, il consumo di tabacco rimane un grave problema di salute pubblica. Oltre a essere una nota causa di cancro , il cadmio può provocare insufficienza renale, ossa fragili e doloranti e problemi respiratori cronici come bronchite e asma. La concentrazione di cadmio Per il loro studio trasversale, i ricercatori hanno valutato i livelli di cadmio nel sangue e nelle urine di 1.380 bambini e adolescenti e 3.686 adulti utilizzando i dati sanitari nazionali dal 2015 al 2020. Per determinare la recente esposizione al fumo di tabacco, i ricercatori hanno misurato i livelli di cadmio e nicotina (misurata come ´cotinina´) nell´organismo dei soggetti e li hanno classificati come nessuna esposizione, esposizione leggera, esposizione elevata e fumatori attivi.

Sono stati analizzati sia il sangue che le urine, poiché il sangue è uno strumento molto efficace per determinare l´esposizione recente al cadmio, mentre i reni trattengono il cadmio fino a 30 anni, rendendo le urine un indicatore preciso di qualsiasi accumulo a lungo termine di cadmio. Le analisi statistiche hanno portato a queste conclusioni: per quanto riguarda gli adulti, maggiore era l´esposizione al fumo passivo, maggiore era la quantità di cadmio presente nel sangue degli adulti. I fumatori attivi presentavano una concentrazione di cadmio nel sangue oltre tre volte superiore rispetto ai non fumatori , mentre coloro che erano fortemente esposti al fumo passivo ne presentavano circa una volta e mezza superiore. Nei soggetti più giovani, invece, i livelli di cadmio non hanno subito variazioni significative in base all´esposizione al fumo. La differenza rispetto agli adulti potrebbe essere dovuta al fatto che i livelli di cadmio aumentano naturalmente con l´età, semplicemente perchè i reni accumulano il metallo nel corso della vita e diventano meno efficienti nell´eliminarlo.

17 Giugno 2026

La palestra aiuta cuore e cervello, 90 minuti di allenamento a settimana allungano la vita

17 giugno 2026 – La palestra migliora la salute e allunga la vita, sollevare pesi per un’ora e mezza a settimana riduce il rischio di morte prematura. E’ il verdetto di un nuovo studio appena pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, sulla base dei dati raccolti nell’arco di 30 anni e relativi all’attività fisica svolta da 147mila persone. Secondo la ricerca coordinata dal professor Edward Giovannucci, docente di nutrizione e epidemiologia alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, qualsiasi esercizio abbinato ai pesi si rivela utile, a prescindere dal tempo dedicato all’allenamento. L’effetto positivo è evidente rispetto a chi non utilizza macchinari o solleva ghisa. L’efficacia, in termini di longevità, è netta anche rispetto alla corsa, alla camminata e all’esercizio aerobico in genere. In particolare, lavorare sulla forza riduce il rischio di morte per patologie cardiovascolari – infarto in primis – e per Alzheimer. Al di là delle linee guida generali, gli scienziati hanno anche individuato il ‘numero magico’ di minuti di allenamento con i pesi a settimana: il beneficio più rilevante si manifesta se l’allenamento oscilla tra i 90 e 119 minuti a settimana. In sostanza, 3 allenamenti settimanali da 40 minuti potrebbero rappresentare l’optimum anche se lo studio non suggerisce un programma dettagliato.

Da tempo i ricercatori si concentrano sulla quantità ‘necessaria’ di lavoro aerobico: le linee guida prevedono almeno 150 minuti a settimana di esercizio moderato. Anche un impegno più contenuto, in ogni caso, è ritenuto utile in termini di longevita. “Si sa meno, però, del collegamento tra lavoro sulla forza e rischio di morte”, spiega Giovannucci. Il professore e i suoi collaboratoi hanno preso in considerazioni un ampio numero di studi che si sono trasformati in un gigantesco database: quasi 150mila persone da ‘analizzare’. I soggetti, nell’arco di 30 anni, hanno compilato questionari relativi alle routine di allenamento. Da una parta la durata delle sessioni di corsa, camminata, bicicletta, nuoto. Dall’altra, gli allenamenti con macchinari e pesi liberi. I dati raccolti sono stati valutati, con l’ausilio di complessi modelli, in relazione ai decessi registrati nei successivi 30 anni. Gli schemi adottati hanno permesso di individuare la quantità ideale di allenamento con i paesi: appunto, tra 90 e 119 minuti a settimana. Questo intervallo è associato ad una riduzione del 13% del rischio di morte prematura in generale. Si sale al 19% se si considera solo il rischio per patologie cardiovascolari. Il rischio cala addirittura del 27% se si parla di malattie neurologiche. L’effetto positivo si riduce, ma non sparisce, se il tempo dedicato all’allenamento è inferiore – anche nettamente – ai 90 minuti settimanali richiesti. Lavorare più di 119 minuti in 7 giorni sicuramente contribuisce ad aumentare volumi e massa muscolare ma, in termini di longevità, non incide. L’ideale, sottolineano i ricercatori, è abbinare ai pesi anche esercizio aerobico: “Questo mix riduce al minimo il rischio di mortalità”, dice il professor Yiwen Zhang, coinvolto nello studio.

16 Giugno 2026

Ondata di calore, le dieci regole per proteggersi

16 giugno 2026 – Sono dieci le regole che il ministero della Salute raccomanda ai cittadini per proteggersi da eventuali conseguenze negative dell’ondata di calore appena iniziata.

La prima raccomandazione è evitare di uscire nelle ore più calde e “aiutare a proteggersi le persone più fragili e facilmente a rischio”. È comunque indispensabile rivolgersi al proprio medico di famiglia in caso di necessità, se si è affetti da malattie croniche o si stanno seguendo delle cure.

Il ministero della Salute invita inoltre a proteggersi in casa e sui luoghi di lavoro, rinfrescando gli ambienti e rinnovando l’aria, schermando le finestre con tende che blocchino il passaggio della luce, ma non quello dell’aria.

E’ importante bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno e mangiare frutta fresca. E’ consigliabile limitare il consumo di bevande con zuccheri aggiunti, caffè e alcolici. In generale è consigliabile seguire sempre un’alimentazione corretta, preferendo frutta e verdura di stagione, ai piatti elaborati ricchi di grassi, condimenti e sale.

Vanno protetti dal caldo anche gli alimenti, che vanno conservati in modo corretto e rispettando la catena del freddo.

Meglio vestirsi con indumenti chiari, in fibre naturali o che garantiscano la traspirazione, e indossare cappelli leggeri per proteggere la testa dal sole, occhiali con filtri UV e schermi solari prima di esporsi al sole.

Chi si mette in viaggio in automobile deve ricordare di areare l’abitacolo, evitando le ore più calde della giornata e tenendo sempre a portata una scorta d’acqua.

Non lasciare mai neonati o animali nell’abitacolo dell’auto, neanche per brevi periodi.

L’esercizio fisico va praticato nelle ore più fresche della giornata ed è inoltre importante bere molti liquidi e mangiare in modo corretto.

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