Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

9 Aprile 2024

Sanità: comunicazione di aziende e ospedali bocciata dal 42% dei cittadini

Il 42% dei cittadini giudica insufficiente la qualità della comunicazione esterna degli ospedali e delle aziende sanitarie del nostro Paese. Sono persone che consultano siti, social e altri media ufficiali di queste strutture, alla ricerca d’informazioni sulla salute e non solo sulle prestazioni medico-sanitarie elargite. I testi on line sono però giudicati di non facile comprensione dal 23% degli utenti, il 37% non li ritiene esaustivi e per il 43% non vengono aggiornati regolarmente. Infatti nel 40% dei casi non sono state trovate tutte le informazioni desiderate. Inoltre oltre il 50% dei cittadini vorrebbe leggere sui siti più notizie sulle principali patologie, sulla prevenzione primaria di queste e più in generale sui comportamenti sani da adottare. Per quanto riguarda i social media si richiede una maggiore presenza della azienda attraverso la pubblicazione di contenuti soprattutto su Facebook (69%), You Tube (32%) e Instagram (29%). Il 51% non ha mai letto un comunicato stampa della propria azienda/ospedale e solo l’8% consulta regolarmente la newsletter dell’ospedale di riferimento. È quanto emerge da un’indagine promossa tra cittadini italiani e utenti di ospedali e aziende sanitarie. Rientra nel progetto “Comunicazione interna ed esterna nelle aziende sanitare: dall’ufficio stampa alla comunicazione digitale”. E’ promosso dal Commissario Straordinario dell’Azienda Sanitaria Locale Roma 1 Giuseppe Quintavalle in collaborazione con Rossana Berardi (Professore ordinario di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche e Tesoriere Nazionale AIOM-Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Mauro Boldrini (Direttore della Comunicazione di AIOM). Si pone l’obiettivo di potenziare la comunicazione delle strutture sanitarie della nostra Penisola al fine di migliorare complessivamente il sistema sanitario nazionale. I risultati dell’indagine sono presentati oggi a Roma in una conferenza stampa insieme a quelli di una seconda survey. E’ stata svolta tra 35 rappresentanti di altrettanti Policlinici, Aziende Ospedaliere o Universitarie, IRCCS, AST o ASL attivi sull’intero territorio nazionale. Il 62% degli “addetti ai lavori” giudica molto positiva la comunicazione esterna della propria struttura sanitaria ma il 17% ammette di non avere un ufficio stampa interno. Il 48% sostiene di non possedere un piano editoriale preciso e il 51% non ha una procedura prestabilita per divulgare all’esterno le notizie. Solo il 26% afferma di poter usufruire di un vero social media manager per la gestione giornaliera dei vari profili Facebook, Instagram o You Tube.

“Con il nuovo progetto vogliamo incoraggiare il più possibile una migliore gestione della comunicazione della nostra sanità – sottolinea Giuseppe Quintavalle -. Ogni singolo ospedale, a prescindere dalle sue dimensioni, e ogni ASL possono svolgere un ruolo davvero importante nel favorire l’accesso e la circolazione d’informazioni corrette e certificate. La salute, la medicina e la sanità sono argomenti molto complessi e che riguardano l’intera società, non solo i pazienti e i loro caregiver. Il nostro sistema sanitario nazionale deve innovarsi anche sul versante della comunicazione. L’attività sui media digitali e quelli tradizionali vanno maggiormente curati e affidati a professionisti opportunamente formati”. A breve saranno pubblicate delle Raccomandazioni nazionali specifiche per le aziende sanitarie. “Le sta elaborando il nostro working group che ha riunito medici e giornalisti – prosegue Rossana Berardi -. Forniranno delle indicazioni precise e aiuteranno così le strutture sanitarie ad elaborare delle proprie ed efficaci strategie di comunicazione. Come hanno evidenziato le due indagini vi è l’esigenza e anche l’urgenza di una migliore collaborazione tra media e salute. Una comunicazione poco chiara può incentivare la diffusione di fake news e questo è abbastanza evidente in oncologia. Il cancro rappresenta un grande problema socio-sanitario con oltre 3 milioni di persone coinvolte solo in Italia. Anche grazie ad una corretta comunicazione possiamo sconfiggere le malattie oncologiche. Ed è anche con questo obiettivo che parte la seconda edizione del primo corso di perfezionamento universitario in “Comunicare il cancro, la medicina e la salute” promosso dall’Università Politecnica delle Marche. Sono disponibili 25 posti, si svolgerà in modalità ibrida con cadenza quindicinale e avrà una durata semestrale. Le lezioni inizieranno il prossimo 10 maggio mentre la scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione è il 15 aprile. Un team multidisciplinare di professionisti insegnerà ai partecipanti come affrontare l’informazione e la comunicazione sui temi della medicina e della salute, con particolare riguardo all’ambito oncologico”. “Proprio la pandemia ci ha insegnato quanto siano fondamentali anche le nuove forme di comunicazione digitale – aggiunge Mauro Boldrini -. Pensiamo, per esempio, alle dirette social oppure agli incontri da remoto che ci hanno accompagnato nei momenti più difficili del biennio 2020-2021. Eppure, dalla survey emerge come addirittura il 97% delle strutture sanitarie non abbia una propria Web TV. A volte risultano carenti anche i servizi più banali e che riguardano direttamente le funzioni primarie degli ospedali o delle ASL. Nel 14% dei casi dal sito web dell’azienda non è possibile scaricare o compilare direttamente on line della modulistica. Mentre ben il 33% degli utenti non ha mai prenotato on line una prestazione sanitaria. Resta ancora molta strada da percorrere, per una corretta comunicazione interna ed esterna, e tutti gli attori coinvolti devono fare la loro parte”.

“Si calcola che circa un terzo delle notizie sui tumori pubblicate sui social media sono false o imprecise da un punto di vista scientifico – afferma Elio Rosati, Segretario Regionale di Cittadinanzattiva Lazio -. Significa che milioni di persone, sull’intero territorio nazionale, rischiano di leggere e condividere fake news su un argomento molto delicato. Per “proteggere” i cittadini da questi pericoli serve una nuova alleanza tra i medici e i professionisti dell’informazione”. “Il personale sanitario deve imparare anche a comunicare correttamente con i media, i pazienti e anche il resto della comunità scientifica – conclude Antonio Magi, Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma -. Le nuove tecnologie possono aiutarci nel nostro lavoro e favorire contatti diretti ed immediati. Inoltre il web garantisce un facile ed immediato acceso a moltissime informazioni di carattere medico-sanitario. I medici devono svolgere un ruolo educativo fondamentale e indirizzare gli utenti verso fonti di notizie sicure e certificate”.

8 Aprile 2024

Obesità: appello esperti, “Accelerare su attività fisica in ricetta”

Lo sport come un farmaco, prescrivibile dal medico in ricetta, prestazione esigibile alla stregua di un Lea o Livello essenziale di assistenza. L’idea non è nuova: “C’è un progetto di legge su questo, sull’attività fisica come forma di prevenzione e trattamento trasversale a più patologie, ed è in discussione una proposta di legge mirata in modo specifico all’obesità, che include anche l’esercizio fisico. Ma ancora non si è arrivati a un’approvazione finale” e l’auspicio del mondo medico-scientifico è che si possa “accelerare l’iter legislativo in corso”. A farsi portavoce dell’appello è Luca Busetto, past president della Sio (Società italiana dell’obesità) e vice president dell’Easo (Società europea per lo studio dell’obesità) per la regione Sud. “Siamo completamente d’accordo sul concetto alla base di queste iniziative e ci auguriamo che vengano implementate al più presto”, dichiara lo specialista in occassione della Giornata mondiale dell’attività fisica del 6 aprile.

A differenza di una semplice raccomandazione a muoversi di più per contrastare i danni della sedentarietà pericolosamente diffusa anche tra i giovanissimi, una vera e propria prescrizione medica a fare sport “ne aumenterebbe la disponibilità – ragiona Busetto, Azienda ospedale-università di Padova – con la garanzia di un’equità maggiore nell’accesso a una pratica che è considerata uno dei pilastri del benessere e dello stato generale di salute”. In concreto, come funzionerebbe l’opzione ‘attività fisica in ricetta’? “Non sappiamo ancora se ci saranno pratiche rimborsate – risponde l’esperto – oppure se sia prevista, ad esempio, una deduzione fiscale delle spese sostenute per l’attività fisica qualora questa sia inserita in una prescrizione medica, per il trattamento o la prevenzione di una malattia. E’ ancora prematuro parlare di modalità. Ma dare la possibilità al cittadino, in particolare a quello che per ragioni di salute può beneficiarne di più, di avere un più facile accesso all’attività fisica anche dal punto di vista economico – ripete lo specialista – è sicuramente una cosa positiva”.

L’attività fisica, chiarisce Busetto, va considerata un ‘farmaco’ non solo contro i chili di troppo: “Il peso che ha l’attività fisica nella prevenzione e nel trattamento dell’obesità – precisa l’esperto – è lo stesso che ha nella prevenzione e nel trattamento di tutte le altre patologie croniche. Dal diabete all’ipertensione, dalle malattie cardiovascolari ad alcune forme di cancro”. Incentivare lo sport in ricetta potrebbe rappresentare un ‘vaccino’ e una medicina con più indicazioni. La speranza è che accada in fretta.

5 Aprile 2024

AIOM: “Pronti a collaborare con la nuova agenzia italiana del farmaco”

“Auguriamo buon lavoro alla nuova Agenzia Italiana del Farmaco e a Robert Giovanni Nisticò, neo Presidente dell’agenzia regolatoria. Le competenze e il bagaglio professionale del Prof. Nisticò, che ha già ricoperto ruoli rilevanti nel settore degli Affari regolatori dei farmaci, saranno sicuramente importanti per il SSN e, in particolare, per i pazienti colpiti dal cancro che hanno necessità di accedere a terapie efficaci in tempi brevi. Siamo pronti a collaborare in modo proficuo con la nuova AIFA, per garantire a tutti i pazienti la migliore assistenza”. Francesco Perrone, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), esprime soddisfazione per il completamento della riforma di AIFA, grazie alla nomina del nuovo Presidente. “Le sfide che l’agenzia regolatoria è chiamata ad affrontare nei prossimi mesi – spiega Francesco Perrone – sono molto difficili, dall’accesso rapido ed equo su tutto il territorio alle nuove terapie, alla sostenibilità del sistema sanitario”. “I tumori – continua il Presidente Perrone – stanno diventando sempre più patologie croniche grazie a farmaci efficaci che si aggiungono a chirurgia e radioterapia. Noi speriamo che vengano garantiti tempi ragionevolmente brevi per l’accesso alle nuove terapie e che venga rilanciata la ricerca indipendente, portando a completamento il bando pubblicato nello scorso aprile e indicendo nuovi bandi”. “Auguriamo buon lavoro anche al Direttore Scientifico Pierluigi Russo, che in questi anni ha manifestato attenzione ai temi legati all’oncologia e alle esigenze dei pazienti colpiti da tumore, e ai membri della nuova commissione unica scientifico-economica del farmaco – conclude il Presidente Perrone -, a partire dalla Prof.ssa Lara Nicoletta Angela Gitto”.

4 Aprile 2024

Nel mondo +6,2 anni di vita dal 1990, nonostante il Covid

L’aspettativa di vita globale è aumentata di 6,2 anni dal 1990. Ad alimentare questo progresso è stata la riduzione dei decessi dovuti a fattori quali diarrea e infezioni respiratorie, ictus e infarto. Quando la pandemia è arrivata nel 2020, tuttavia, ha fatto deragliare i progressi in molti luoghi. Lo rivela uno studio condotto da Liane Ong, presso l’Istituto per la Valutazione della Salute Globale (IHME). Pubblicato sulla rivista Lancet, è il primo studio che confronta i decessi dovuti al COVID con quelli per altre cause a livello globale. Nonostante le sfide presentate dalla pandemia, è emerso che la super-regione del Sud-est asiatico, dell’Asia orientale e dell’Oceania ha registrato il maggior aumento netto dell’aspettativa di vita tra il 1990 e il 2021 (8,3 anni), principalmente grazie alla riduzione della mortalità da malattie respiratorie croniche, ictus, infezioni respiratorie del tratto inferiore e cancro. Il Sud dell’Asia ha registrato il secondo maggior aumento netto dell’aspettativa di vita tra le super-regioni tra il 1990 e il 2021 (7,8 anni), principalmente grazie a forti cali nei decessi da malattie diarroiche. Dallo studio emerge anche che il COVID ha radicalmente modificato per la prima volta in 30 anni le prime cinque cause di morte, sostituendo un killer a lungo dominante, l’ictus, e diventando la seconda causa di morte a livello globale. Le super-regioni più colpite dalla pandemia sono l’America Latina e i Caraibi e l’Africa subsahariana, che nel 2021 hanno perso più anni di aspettativa di vita a causa del COVID.

Forti cali nei decessi da malattie enteriche – come diarrea e tifo – hanno aumentato l’aspettativa di vita a livello globale di 1,1 anni tra il 1990 e il 2021. Le riduzioni dei decessi da infezioni del tratto respiratorio inferiore hanno aggiunto 0,9 anni all’aspettativa di vita globale. Lo studio rivela minacce crescenti da malattie non trasmissibili, come diabete e malattie renali, che stanno aumentando in ogni paese. I ricercatori indicano anche progressi disomogenei contro condizioni come cardiopatia ischemica, ictus e cancro. “La comunità globale deve garantire che gli strumenti salvavita che hanno ridotto i decessi da cardiopatia ischemica, ictus e altre malattie nella maggior parte dei paesi ricchi siano disponibili anche dove le risorse sono limitate”, sostiene Eve Wool, coordinatrice dello studio e Senior Research Manager presso l’IHME.

3 Aprile 2024

Più soldi alla sanità pubblica, appello di Nobel e scienziati

Dal premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi al farmacologo Silvio Garattini, passando per il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli e l’immunologo Alberto Mantovani: sono solo alcune delle firme di peso chesottoscrivono un appello a difesa del Servizio sanitario nazionale, per chiedere un piano straordinario di finanziamento e una maggiore valorizzazione del personale per arginare la crisi in cui versa il sistema.”Dal 1978, data della sua fondazione, al 2019 il Ssn in Italia ha contribuito a produrre il più marcato incremento dell’aspettativa di vita (da 73,8 a 83,6 anni)  tra i Paesi ad alto reddito. Ma oggi – si legge nel documento – i dati dimostrano che il sistema è in crisi: arretramento di alcuni indicatori di salute, difficoltà crescente di accesso ai percorsi di diagnosi e cura, aumento delle diseguaglianze regionali e sociali”. Sotto accusa c’è soprattutto il forte sottofinanziamento della sanità pubblica, alla quale “nel 2025 sarà destinato il 6,2% del Pil, meno di vent’anni fa”, precisano i firmatari, tra i quali compaiono anche esperti di economia e politica sanitaria come Francesco Longo dell’Università Bocconi e l’ex direttrice generale del Ministero della Sanità Nerina Dirindin. “La vera emergenza è adeguare il finanziamento del Ssn agli standard dei Paesi europei avanzati”, pari “all’8% del Pil”. Specifiche risorse “devono essere destinate a rimuovere gli squilibri territoriali” che “l’autonomia differenziata rischia di ampliare”. Bisogna poi “intervenire in profondità sull’edilizia sanitaria” e “affrontare temi come la valorizzazione degli operatori, la loro tutela e la garanzia di condizioni di lavoro sostenibili”. La continuità assistenziale tra ospedale, territorio e domicilio resta un problema che oggi “non è più procrastinabile”, così come il tema della prevenzione, la cui spesa “è da sempre al di sotto di quanto programmato”.

A firmare il documento: Ottavio Davini, Enrico Alleva, Luca De Fiore, Paola Di Giulio, Nerina Dirindin, Silvio Garattini, Franco Locatelli, Francesco Longo, Lucio Luzzatto, Alberto Mantovani, Giorgio Parisi, Carlo Patrono, Francesco Perrone, Paolo Vineis.

2 Aprile 2024

Muovendosi di più, si dorme meglio

2 aprile 2024 – Muoviti meglio e di più e dormirai meglio. È questo il messaggio che arriva da uno studio dell’Università del Texas ad Austin, pubblicato su Scientific Reports. Lo studio ha scoperto che l’attività fisica allunga la latenza Rem, ovvero il tempo necessario per entrare nella fase Rem del sonno. Aiuta quindi a consolidare le fasi del riposo più profondo prima di passare a quella in cui tendiamo ad avere sogni vividi e il nostro cervello sembra essere attivo come quando siamo svegli. Studi scientifici supportati da prove aneddotiche testimoniano già che quando ci alleniamo regolarmente dormiamo meglio. E, quando dormiamo meglio, ci sentiamo meglio.

Sebbene ci siano ampie prove scientifiche a sostegno di ciò, fino ad ora gli studi sono stati condotti in ambienti di laboratorio, con conclusioni tratte dall’osservazione di esperienze dopo solo una notte di sonno. Lo studio ha indagato invece su come i modelli di attività fisica quotidiana influenzino le fasi del sonno e il benessere emotivo in un ambiente naturale – a casa, al lavoro e durante le attività quotidiane – per diversi mesi. Il gruppo di ricerca ha utilizzato una tecnologia indossabile avanzata per monitorare i livelli di sonno e di attività in 82 giovani adulti. Un rilevatore di attività indossato dal polso ha registrato sia il movimento che la frequenza cardiaca. Da questi segnali si possono determinare i periodi di sonno profondo e di sonno Rem, insieme all’attività fisica.

29 Marzo 2024

Tumori: 7 pazienti su 10 trovano sui social media fake news sulle cure

Il 70% dei pazienti oncologici sui social media trova informazioni errate sui trattamenti anti-cancro. L’esposizione a notizie non esatte o del tutto prive di fondamento scientifico interessa maggiormente chi sta affrontando un tumore. Infatti le fake news on line sulle cure interessano “solo” il 52% degli utenti del web che non sono colpiti da una neoplasia. Inoltre il 23% dei malati e dei loro caregiver ha ricevuto consigli su presunti “metodi alternativi” antitumorali. Questi dati sono contenuti in un recente studio pubblicato sulla rivista JMIR Cancer. Per rimediare a questo preoccupante fenomeno parte la seconda edizione del primo corso di perfezionamento universitario in “Comunicare il cancro, la medicina e la salute”. E’ promosso dall’Università Politecnica delle Marche ed è reso possibile anche grazie al prezioso supporto delle Associazioni Loto odv e Anvolt odv. Sono disponibili 25 posti, si svolgerà in modalità ibrida con cadenza quindicinale e avrà una durata semestrale. Le lezioni inizieranno il prossimo 10 maggio mentre la scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione è il 15 aprile. Un team multidisciplinare di professionisti insegneranno ai partecipanti come affrontare l’informazione e la comunicazione sui temi della medicina e della salute, con particolare riguardo all’ambito oncologico. Un tema sempre più rilevante dal momento che i tumori interessano complessivamente oltre 3 milioni e 700 mila uomini e donne in Italia. Rappresentano anche la seconda causa di morte con più di 177mila decessi l’anno, solo nel nostro Paese.

“Anche grazie ad una corretta comunicazione possiamo sconfiggere le malattie oncologiche – afferma Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica all’Università Politecnica delle Marche, Direttore della Clinica Oncologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche e Tesoriere Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Stiamo parlando di un gruppo eterogeneo di oltre 200 diverse patologie di cui alcune sono ormai facilmente curabili. Altre invece presentano ancora tassi di sopravvivenza, a cinque anni dalla diagnosi, decisamente bassi. E’ dimostrato che una comunicazione efficace tra paziente e medico aumenti la soddisfazione delle persone, riduca lo stress, promuova un recupero più veloce e migliori il controllo del dolore, l’aderenza al trattamento e la qualità di vita. Le neoplasie hanno un impatto molto forte sul nostro sistema sanitario nazionale, anche in termini di costi diretti e indiretti. Dalle diagnosi fino alla riabilitazione, passando per le terapie e la prevenzione, ogni aspetto dell’oncologia può e deve essere comunicato ai pazienti ma anche ai semplici cittadini. L’obiettivo del nostro corso vuole essere formare dei professionisti in grado di divulgare ed informare su un tema molto complesso e difficile”. Il corso di perfezionamento è parte di un progetto più ampio, ‘comunicareilcancro’, che prevede un portale dedicato (www.comunicareilcancro.it) e profili sui principali social. “Dopo il grande successo della prima edizione abbiamo deciso di replicare con una nuova che prevede grosse novità – sottolinea Mauro Boldrini, Direttore Comunicazione AIOM -. Nell’ultimo anno abbiamo assistito alla fine dell’emergenza legata alla pandemia e all’inizio, o al proseguimento, di gravi crisi internazionali. Tutto ciò ha distolto l’attenzione sul tema delle fake news in medicina che invece è un preoccupante fenomeno che sta proseguendo”. “Giornalisti, operatori sanitari, dipendenti degli uffici stampa, degli uffici relazioni con il pubblico e portavoce delle aziende sanitarie opportunamente formati possono essere una “bussola” per tutta la popolazione e aiutarla ad orientarsi in un mare ingestibile di informazioni, spesso purtroppo false” commenta Mauro Silvestrini, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche.- “L’Università ha un ruolo fondamentale nella formazione dei professionisti sanitari, da qui la scelta di attivare il corso di perfezionamento universitario che intende insegnare questi processi. Deve essere compito del mondo accademico affrontare alla base questo problema puntando ovviamente sulla formazione di nuovi specialisti”.

  • Il percorso di studi si svolgerà in 3 corsi integrati così suddivisi:
  • Corso Integrato 1 (COMUNICAZIONE EFFICACE PER GLI OPERATORI SANITARI): costituito da 9 moduli coordinati, di cui 4 in forma seminariale.
  • Corso Integrato 2 (COMUNICAZIONE DELLE AZIENDE SANITARIE): costituito da 11 moduli coordinati, di cui 5 in forma seminariale.
  • Corso Integrato 3 (MEDIA E COMUNICAZIONE): costituito da 12 moduli coordinati, di cui 10 in forma seminariale.

La frequenza potrà essere prevista in modalità ibrida (in presenza presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche e in modalità telematica). Al termine di ciascuno dei corsi integrati, sarà previsto un test di verifica in forma di quiz a risposta multipla con cui verrà valutato l’apprendimento dei contenuti trattati durante il corso e verranno acquisiti i corrispondenti CFU (in totale 13,5). A completamento del corso è previsto lo svolgimento di un tirocinio finale.

Le informazioni sono reperibili nel sito:

https://www.univpm.it/Entra/Didattica/Corsi_di_Perfezionamento_offerta_formativa/Comunicare_il_cancro_la_medicina_e_la_salute_1/Corso_di_perfezionamento_in_Comunicare_il_cancro_la_medicina_e_la_salute_1

“In ambito oncologico, la cattiva informazione è più deleteria che in altri campi, perché impatta sulla salute pubblica e potenzialmente sui pazienti, che rischiano di assumere decisioni sbagliate per il loro percorso di cura – conclude Marcello D’Errico, Ordinario di Igiene all’Università Politecnica delle Marche -.  Comunicare il cancro e, più in generale, la medicina e la salute in modo corretto rappresenta un’arma da sfruttare anche in termini di sanità pubblica ed è un formidabile strumento di educazione per l’intera popolazione. Ma, per farlo, bisogna conoscere i meccanismi della comunicazione”.

28 Marzo 2024

Ansia e depressione rischiose per il cuore delle giovani donne

28, marzo 2024 – Le giovani che soffrono di ansia e depressione hanno un rischio doppio di sviluppare pressione alta, colesterolo alto o diabete e altri fattori di rischio cardiaco a distanza di dieci anni: lo indica lo studio che sarà presentato al congresso dell’American College of Cardiology e condotto dal cardiologo italiano Giovanni Civieri, del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School, dottorando presso l’Università di Padova.

“Questo studio suggerisce che se una giovane donna ha depressione o ansia, dovremmo iniziare a fare screening per i fattori di rischio cardiovascolare per ridurre l’incidenza delle malattie cardiovascolari”, osserva Civieri. I ricercatori hanno analizzato i dati medici relativi a 71.214 persone registrati nella biobanca americana del Mass General Brigham. Durante il periodo di 10 anni, il 38% dei partecipanti ha sviluppato ipertensione, colesterolo alto e/o diabete. Secondo l’analisi, le persone con una storia di ansia o depressione prima del periodo di studio avevano circa il 55% in più di probabilità di sviluppare uno o più di questi fattori di rischio rispetto alle persone senza ansia o depressione. Questo risultato è stato più pronunciato tra le donne di età inferiore ai 50 anni con ansia o depressione, che avevano quasi il doppio di probabilità di sviluppare fattori di rischio cardiovascolare rispetto a qualsiasi altro gruppo. In termini di rischio assoluto, le giovani donne mostravano nel complesso i tassi più bassi di fattori di rischio cardiovascolare di qualsiasi altro gruppo. Tuttavia, l’ansia e la depressione erano associate a un rischio relativo molto più elevato tra le giovani donne rispetto a quanto osservato negli altri gruppi. “Se una giovane donna ha depressione o ansia, il suo rischio assoluto è paragonabile a quello di un giovane maschio”, spiega Civieri. “C’è una sorta di fenomeno di recupero dove depressione e ansia aumentano il rischio che altrimenti sarebbe molto basso” per le giovani. I ricercatori osservano che al momento non ci sono elementi per stabilire se i trattamenti per la salute mentale, come i farmaci antidepressivi o la psicoterapia, potrebbero aiutare a ridurre il rischio cardiovascolare.

27 Marzo 2024

Promuove la sanità regionale il 47% italiani ma il 35% la boccia al Sud

Il 47,7% degli utenti ha una percezione positiva del Servizio sanitario della propria regione (Ssr): l’8,7% e il 39% ritengono che la sanità locale sia di un livello qualitativo, rispettivamente, ottimo e buono. Il 28,1% esprime invece un giudizio di sufficienza e il 22,4% ritiene che il Servizio sanitario regionale sia al di sotto delle proprie aspettative o esigenze giudicandolo ‘insufficiente’. Ma se più di un cittadino su 5 esprime un giudizio negativo, l’insufficienza del proprio Ssr è tuttavia riportata solo dal 9,4% dei residenti nel Nord-Est contro addirittura il 35,2% degli utenti che vivono nelle aree del Mezzogiorno.

Il dato emerge dal 21/mo Rapporto ‘Ospedali & Salute’, promosso da Aiop (Associazione Italiana ospedalità privata) e realizzato in collaborazione con il Censis. Il Rapporto è uno strumento di monitoraggio dell’efficacia e efficienza del sistema ospedaliero italiano, in entrambe le sue componenti, di diritto pubblico e di diritto privato, e offre una valutazione del Servizio Sanitario Nazionale basata su analisi che tengono conto sia dei dati ufficiali pubblicati dal Ministero della Salute e da Agenas sia dell’esperienza diretta dei pazienti. In particolare, il Ssr è giudicato insufficiente dal 19,4% dei cittadini del Nord-ovest del Paese, dal 9,4% del Nord-est, dal 17,7% delle regioni del Centro e dal 35,2% dei cittadini del Sud e Isole. Ne danno invece un giudizio ‘positivo’ il 55,7% dei cittadini del Nord-ovest, il 66,7% del Nord-est, il 49,7% del Centro e il 29% di Sud e Isole. Emerge inoltre, si legge nell’indagine, “un’estrema eterogeneità nella qualità degli interventi e dei trattamenti offerti dalle strutture del Ssn: una variabilità tra aree geografiche, ma anche all’interno di una stessa area geografica e tra strutture”. Ad esempio, nell’area cardiocircolatoria, mentre nel Nord, e ancora più nel Sud e nelle Isole, la proporzione di strutture di diritto privato di ‘qualità alta/molto alta’ è superiore rispetto a quella delle strutture pubbliche (al Nord il 58% delle strutture pubbliche sono giudicate di qualità alta contro il 68% delle private accreditate e al Sud il 47% delle pubbliche contro il 65% delle private accreditate), nel Centro la situazione è ribaltata (è giudicato di alta qualità il 68% delle pubbliche contro il 44% delle private accreditate). Sempre al Centro, inoltre, le strutture di qualità bassa/molto bassa sono proporzionalmente di più tra le strutture accreditate.

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