Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

26 Marzo 2024

Estrogeni possono favorire la dipendenza da nicotina nelle donne

Le donne hanno una maggiore propensione a sviluppare dipendenza dalla nicotina rispetto agli uomini e riescono meno a smettere di fumare. Potrebbero essere gli ormoni estrogeni a guidare questa dipendenza nel sesso femminile. E’ la conclusione preliminare a cui arriva uno studio della University of Kentucky College of Medicine.

I ricercatori hanno scoperto che l’ormone sessuale estrogeno induce l’espressione di olfattomedine, proteine che vengono soppresse dalla nicotina in aree chiave del cervello coinvolte nella ricompensa e nella dipendenza. I risultati suggeriscono che le interazioni estrogeno-nicotina-olfattomedina potrebbero essere un target di terapie per aiutare a controllare il consumo di nicotina. La ricerca viene presentata al Discover BMB, l’incontro annuale dell’American Society for Biochemistry and Molecular Biology, dal 23 al 26 marzo a San Antonio. Per svolgerla gli studiosi hanno utilizzato ampi set di dati di sequenziamento di geni indotti dagli estrogeni per identificare quelli che sono espressi nel cervello e mostrano una funzione ormonale. Hanno poi eseguito una serie di studi su cellule uterine umane e di ratti per comprendere meglio le interazioni tra olfattomedine, estrogeni e nicotina. Il prossimo step del team di ricerca è ora lavorare per replicare i risultati e determinare in modo definitivo il ruolo degli estrogeni. Avere delle conoscenze solide potrebbe essere utile per coloro che assumono estrogeni sotto forma di contraccettivi orali o terapia ormonale sostitutiva, che potrebbero aumentare il rischio di sviluppare un disturbo da uso di nicotina.

25 Marzo 2024

Tumore al seno e difficoltà economiche, parte una nuova indagine mirata

Il 20% dei pazienti affetti da un tumore deve affrontare problemi di natura economica al momento della diagnosi o durante il trattamento. Per indagare in particolare le difficoltà economiche delle donne con cancro al seno, la neoplasia più comune del sesso femminile, Andos e Crea Sanità svolgeranno un’indagine mirata. Ad annunciare l’iniziativa la presidente dell’associazione Andos Flori Degrassi durante il talk ‘Effetti Collaterali’ all’Università Sapienza. Sarà somministrato un questionario alle donne operate al seno per sondare gli ostacoli socioeconomici e attuare misure concrete.

In Italia sono circa 55.500 i casi annuali di carcinoma mammario. E lo svantaggio economico rischia di far aumentare questi numeri. “Per questo – spiega Degrassi – abbiamo predisposto un’indagine per la valutazione di situazioni di fragilità psicologica, familiare e sociale delle donne operate di carcinoma mammario, con l’obiettivo di orientare l’intervento della Associazione a supporto di queste donne, attraverso l’azione degli oltre 50 comitati diffusi su tutto il territorio. Oggi in molte Regioni è difficile ottenere appuntamenti diagnostici, anche durante il follow-up, e molte donne non vengono curate nei tempi prescritti. Con l’abbassarsi dell’età in cui si scopre di avere il tumore, negli anni successivi alla diagnosi si stanno osservando fenomeni quali diminuzione del reddito o perdita del lavoro, difficoltà ad acquistare di farmaci di supporto, maggiori costi di viaggio e alloggio per raggiungere i centri di cura”. Quando si scopre di avere un tumore, subentra anche il peso delle disparità finanziarie tra uomini e donne.

“Essere donna è un fattore di rischio primario per la tossicità finanziaria – rileva Simona Saraceno, presidente del Comitato Andos di Roma – un recente studio di Jama Network Open ha calcolato la presenza di difficoltà economiche nel 35,3% delle donne con cancro al seno dei paesi ad alto reddito e nel 78,8% di quelli a medio reddito”. “In una ricerca su 3.760 cittadini con tumore in Italia abbiamo rilevato che al momento della diagnosi il 26% deve affrontare problemi di natura economica e nel 22,5% questa condizione peggiora durante il trattamento – spiega Francesco Perrone, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) -. Questi ultimi, inoltre, hanno un rischio di morte nei mesi e anni successivi del 20% più alto. Alla luce di questi dati, ci siamo chiesti quali fossero le cause. Da qui il questionario Proffit (Patient Reported Outcome for Fighting Financial Toxicity), uno strumento opensource a disposizione della comunità scientifica e incluso nell’indagine Andos”.

 

22 Marzo 2024

Kyriakides, “Anche io sono una sopravvissuta al tumore al seno”

22 marzo 2024 – “Anch’io sono una sopravvissuta al cancro al seno, quindi questo argomento mi tocca profondamente”. E’ quanto ha affermato ieri dalla Commissaria europea alla Salute Stella Kyriakides, intervenendo ad un convegno al Ministero della Salute, dove ha rimarcato come siano ancora troppe le disparità nell’accesso alle cure: “L’accesso alle cure contro il cancro non può dipendere dal Paese in cui si nasce o dal livello di istruzione, questo oggi in Europa è inaccettabile”.

A livello europeo, ha spiegato Kyriakides, “siamo impegnati a fare passi avanti nella prevenzione, nel trattamento e nella cura del cancro. Il piano europeo di lotta contro il cancro sta entrando nel suo quarto anno e con le raccomandazioni sullo screening del cancro l’obiettivo è offrire lo screening del cancro al seno, al colon-retto e al collo dell’utero al 90% della popolazione eleggibile nell’Ue”. La buona notizia, ha proseguito, è che “la mortalità per cancro al seno sta diminuendo nella maggior parte dei paesi europei, compresa l’Italia. Infatti, i tassi di sopravvivenza delle pazienti affette da cancro al seno in Italia sono superiori alla media dell’Ue, e questo grazie ai progressi nella diagnosi precoce e nei trattamenti efficaci”. L’Italia, ha inoltre rilevato la commissaria europea, “sta ottenendo risultati piuttosto buoni per quanto riguarda lo screening del cancro, con una percentuale di donne sottoposte a screening per il cancro al seno superiore alla media dell’Ue. Ma ci sono alcune grandi disparità nella diffusione tra le regioni, e le donne con reddito e istruzione inferiori vengono sottoposte a screening meno frequentemente.

21 Marzo 2024

Tumore del seno: priorità e gap da colmare per i diritti delle donne

Europa Donna, il Movimento voluto da Umberto Veronesi impegnato a fianco delle donne con tumore del seno, guarda al futuro e oggi, in occasione della celebrazione dei suoi trent’anni con un evento speciale agli IBM Studios di Milano, annuncia i traguardi da raggiungere per colmare i gap che ancora esistono nel Paese, nella prevenzione e nella cura del tumore del seno.

«L’occasione dei nostri trent’anni ci obbliga soprattutto a volgere lo sguardo in avanti – dichiara Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia-. La strada dei diritti è ancora lunga e molto c’è da fare per la prima malattia che colpisce le donne, a partire dalla prevenzione. Oggi l’adesione delle donne allo screening mammografico nazionale è circa al 50%, un dato di cui non possiamo accontentarci, soprattutto alla luce delle evidenze scientifiche che confermano il ruolo salvavita della diagnosi precoce: la malattia intercettata agli stadi iniziali ha tassi di sopravvivenza elevatissimi che arrivano fino al 98%. Per questo è fondamentale, oltre che urgente, ripensare le modalità di screening per renderlo più accessibile, affinché tutte le donne vi aderiscano».

Dopo la prevenzione, c’è la qualità delle cure. In alcune Regioni lo sviluppo della rete delle Breast Unit, i centri multidisciplinari di senologia all’interno degli ospedali, per cui il Ministero della Salute ha emanato specifiche linee di indirizzo, non è stato ancora completato e in altre nemmeno avviato. «Una lacuna da colmare quanto prima – prosegue D’Antona – per questo in Europa Donna, con la nostra rete di 190 associazioni di pazienti in tutta Italia, abbiamo recentemente attivato un percorso per monitorare le attività delle Breast Unit e faremo pressioni sulle istituzioni perché vengano implementate dove necessario e ne sia migliorata la multidisciplinarietà, assicurando alle pazienti un adeguato supporto anche psico-oncologico da parte di specialisti dedicati».

Per tutto il percorso terapeutico, dalla diagnosi al follow-up, le Breast Unit prevedono la presa in carico di tutti i bisogni fisici e psicologici della donna e oggi rappresentano l’eccellenza nel percorso di diagnosi, cura e assistenza delle donne con tumore al seno o rischio genetico di tumore del seno. «La loro realizzazione – prosegue il Professor Corrado Tinterri, Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico di Europa Donna Italia e Direttore della Breast Unit di Humanitas Milano – è stata al centro del nostro impegno negli ultimi quindici anni. Istituite nel 2014, in seguito a campagne di sensibilizzazione e mobilitazione anche di Europa Donna, le Breast Unit sono il risultato di un’alleanza speciale tra associazioni di pazienti, istituzioni e mondo scientifico e hanno cambiato, di fatto, il paradigma di cura della paziente con tumore del seno. Basti pensare che nel 2010 solo il 12% delle donne veniva curato in centri specializzati, mentre i dati del 2022 confermano che l’80% delle pazienti si cura nei centri di senologia multidisciplinari. Un dato importantissimo se si considera che la probabilità di guarire aumenta del 18% quando si viene curate all’interno di una Breast Unit».

Terzo pilastro dell’agenda del futuro è l’impegno per i diritti delle pazienti croniche. Fino a pochi anni fa si sapeva ben poco delle donne che convivono con tumore al seno metastatico, circa 45.000 in Italia ed è grazie all’impegno di Europa Donna Italia e della sua rete associativa se sono uscite dall’ombra del silenzio raccontandosi ed esprimendo le loro istanze e i loro bisogni. Priorità dell’agenda di Europa Donna è dare voce alle richieste di queste pazienti presso i tavoli istituzionali, per fare in modo che i loro bisogni specifici trovino risposta: dalla costruzione di percorsi specifici nelle Breast Unit, ad accessi agevolati ai farmaci innovativi, alla creazione di un database accessibile che riporti tutti gli studi clinici presenti in Italia, validato dal Ministero della Salute con la partecipazione degli IRCCS oncologici. Perché partecipare a uno studio clinico può allungare l’aspettativa di vita e cambiarne in positivo la qualità.

«Una strada che continua, nel solco di un impegno tracciato nel 1994 e che conferma, ancora una volta, la visione lungimirante del Professor Umberto Veronesi: negli anni ’90, dopo aver constatato l’influenza che negli Stati Uniti avevano le donne impegnate nell’advocacy contro il tumore al seno, lanciò l’idea di un’organizzazione europea, composta e gestita da donne, che coalizzasse tutta la popolazione femminile nella lotta contro questa malattia – ricorda Alberto Costa, CEO della Scuola Europea di Oncologia, che ha dato vita a Europa Donna, affiancandola poi nel corso di tutta la sua storia -. Secondo Veronesi era arrivata l’ora di una grande mobilitazione femminile per convincere non solo i Governi nazionali e le loro autorità sanitarie, ma anche il Parlamento di Strasburgo, che il problema del tumore al seno andava affrontato con misure radicali. Su questi presupposti è nata Europa Donna, che si è affermata saldamente come organizzazione in difesa delle donne contro il tumore al seno».

Dal 1994 ad oggi le campagne di Europa Donna hanno dato voce alle donne, riuscendo a cambiare profondamente la storia della malattia e il livello delle cure: dal contributo all’introduzione del programma di screening nazionale con la mammografia gratuita ogni due anni, all’attuazione delle Breast Unit, dall’istituzione di una Giornata nazionale dedicata al tumore al seno metastatico (13 ottobre), all’impegno sull’approvazione di un fondo nazionale per l’erogazione gratuita dei test genomici e la loro introduzione nei percorsi di diagnosi e cura delle pazienti con tumore al seno, fino alla costituzione di Europa Donna Parlamento, un’alleanza trasversale di ventisette Senatori e Deputati di diversi schieramenti politici, impegnati ad ascoltare le esigenze delle donne e a tradurle in norme favorevoli alla prevenzione e alla cura del tumore del seno.

«Abbiamo fatto del nostro meglio per interpretare la missione che il professor Veronesi ci assegnò trent’anni fa – conclude Rosanna D’Antona – e in onore, e ricordo, del Professore nel 2019 abbiamo istituito un riconoscimento al Laudato medico UV conferito ogni anno a quattro specialisti (chirurgo, radiologo, oncologo e radioterapista) che, secondo le segnalazioni delle pazienti, si sono distinti per empatia, dialogo, e umanità. I riconoscimenti di quest’anno verranno assegnati oggi, durante l’evento di celebrazione dei nostri trenta anni, ed è per noi l’occasione di ricordare alla comunità scientifica e le istituzioni che, se vogliamo processi sanitari efficaci, non possiamo trascurare il rapporto medico-paziente. Anche per questo Europa Donna ha deciso di sostenere la formazione dei futuri medici con dodici borse di studio per la preparazione specifica sulla relazione medico-paziente che saranno erogate nel 2024.

20 Marzo 2024

SIMA: in Italia il costo sanitario delle sigarette è 26 miliardi l’anno

20 marzo 2024 – Scatta oggi una nuova tranche di rincari per i prezzi delle sigarette, che fa seguito agli aumenti scattati lo scorso 2 febbraio, ampliando così il numero di marchi coinvolti dagli incrementi dei listini come conseguenza delle maggiori accise disposte dal governo. Una misura che, tuttavia, non risolve la grave piaga sanitaria, economica e sociale determinata dalla dipendenza dal tabacco in Italia. Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima).

“Il fumo rappresenta la più grande minaccia per la salute umana e provoca in modo diretto più decessi di alcol, droga, incidenti stradali, aids, omicidi e suicidi messi insieme – spiega il presidente Sima, Alessandro Miani – In Italia i decessi legati al fumo sono oltre 93.000 ogni anno, il 20,6% del totale di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne. Il costo sociale e sanitario per la collettività determinato dal fumo è pari in Italia a oltre 26 miliardi di euro ogni anno”. “La vera emergenza attuale è rappresentata dalle sigarette di nuova generazione, come quelle elettroniche o a tabacco riscaldato, che rappresentano la porta di ingresso che introduce i giovani al fumo. – prosegue Miani – Gli ultimi numeri ufficiali registrano in Italia una abnorme crescita nel numero di fumatori di sigarette a tabacco riscaldato, che passa dall’1,1% della popolazione del 2019 al 3,3% del 2022 (circa 1.700.000 persone), con un aumento del +200% in appena due anni. Più di una persona su tre (il 36,6%) le considera tuttavia meno dannose di quelle tradizionali. Come Sima chiediamo di estendere gli interventi di contrasto attraverso campagne di informazione dirette soprattutto ai più giovani circa i rischi sanitari connessi alle sigarette di nuova generazione, partendo dalle scuole per sensibilizzare i ragazzi sui danni provocati dal fumo”.

19 Marzo 2024

Alimentazione e cancro: cinque regole per i pazienti

La malnutrizione è una dura realtà che interessa ben otto pazienti oncologici su dieci. Quello della dieta prima, durante e dopo le cure oncologiche è un aspetto sempre più importante della lotta ai tumori. Secondo gli ultimi dati oggi nel nostro Paese sei persone su dieci, a cui viene diagnostica una neoplasia, riescono poi a sconfiggerla. Diventa quindi fondamentale concentrare la nostra attenzione alla qualità di vita del malato. E questa passa anche dalla tavola e dalla quantità e qualità del cibo assunto. Gli effetti collaterali delle terapie possono interessare l’apparato gastro-intestinale e impedire di conseguenza una buona nutrizione.

 

Ecco cinque regole che il paziente deve sempre seguire:

 

  1. Mangiare sempre insieme al resto della tua famiglia: i pasti devo continuare ad essere un momento di convivialità tra i parenti
  2. Cercare di consumare sempre cinque pasti al giorno: 3 principali (colazione, pranzo, cena) più due spuntini (a metà mattina e pomeriggio).
  3. Prima di ogni pasto provare a fare una passeggiata, la camminata stimola l’appetito. Una volta a tavola mangiare lentamente, mastica bene e ricordati di riposare una volta finito a tavola.
  4. Bere spremute o centrifughe di frutta e verdura (possibilmente) fresche e di stagione, anche durante il pranzo o la cena.
  5. Se proprio non si riesce a mangiare nulla, e il problema persiste per più giorni, rivolgersi al medico curante: potrà consigliare di assumere un integratore alimentare.

 

15 Marzo 2024

ISS: stabile il numero di casi di sindromi simil-influenzali

E’ stabile il numero di casi di sindromi simil-influenzali (Ili) in Italia nella decima settimana del 2024, dal 4 al 10 marzo. L’incidenza è infatti pari a 6,3 casi per mille assistiti contro il 6,4 della settimana precedente. Particolarmente colpiti i bambini sotto i 5 anni di età in cui si osserva un livello di incidenza di 18,1 casi per mille assistiti contro il 19,4 precedente. Questo quanto emerge dal rapporto epidemiologico RespiVirNet, elaborato dal Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

La sorveglianza epidemiologica, coordinata dall’Iss in collaborazione con il ministero della Salute, si avvale del contributo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, dei referenti presso le Asl e le Regioni e dei laboratori di riferimento regionale per i virus respiratori. L’obiettivo è descrivere i casi di sindrome simil-influenzale, stimarne l’incidenza settimanale durante la stagione invernale, in modo da determinare l’inizio, la durata e l’intensità dell’epidemia. Nella decima settimana del 2024 in tutte le Regioni/Province Autonome italiane, tra quelle che hanno attivato la sorveglianza, il livello di incidenza delle sindromi simil-influenzali è sopra la soglia basale (3,99 casi per mille assistiti) tranne il Molise e la Basilicata che raggiungono il livello basale. L’incidenza osservata in alcune regioni, nota peraltro il rapporto, è fortemente influenzata dal ristretto numero di medici e pediatri che hanno inviato, al momento, i loro dati. La popolazione degli assistiti in sorveglianza è mediamente pari a 2.064.738 assistiti per settimana, pari al 3,6% dell’intera popolazione italiana.

14 Marzo 2024

Tumori: sono 183 i centri di ricerca in Italia, alta la qualità

Sono 183 i centri censiti che conducono ricerche cliniche in oncologia in Italia. Quasi il 50% si trova al Nord (90), il resto al Centro (44 centri) e al Sud (49 centri). Circa un terzo delle strutture (36%, pari a 66 centri) svolge più di 20 sperimentazioni all’anno, il 12% oltre 60. La qualità degli studi è garantita anche dalla presenza, nel 72% dei casi, di procedure operative standard (SOP, Standard Operating Procedure), cioè checklist che consentono di produrre risultati di alto livello. Resta però il nodo, ancora irrisolto, della mancanza di risorse e personale: il 68% (124 centri) è privo di un bioinformatico e il 49% (89) non può contare sul supporto statistico. Devono essere strutturate figure professionali indispensabili, come i coordinatori di ricerca clinica (data manager), gli infermieri di ricerca, i biostatistici, gli esperti in revisione di budget e contratti. E la digitalizzazione, che consente di velocizzare e semplificare i trial, è ancora scarsa: solo il 43% utilizza un sistema di elaborazione di dati e il 37% una cartella clinica elettronica. Serve un cambio di passo per sostenere la ricerca accademica, anche perché, oggi in Italia, solo il 20% degli studi sulle nuove molecole contro il cancro è no profit. La fotografia è scattata dalla seconda edizione dell’“Annuario dei Centri di Ricerca Oncologica in Italia”, promosso dalla Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (FICOG) e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), un vero e proprio censimento delle strutture che realizzano sperimentazioni sui tumori nel nostro Paese, presentato oggi al Ministero della Salute. Il 14 marzo è la Giornata Nazionale dei Gruppi Cooperativi per la Ricerca in Oncologia, promossa da FICOG, un evento che si celebra ogni anno per sensibilizzare i cittadini sull’importanza dei trial clinici indipendenti.
“Questo volume analizza le caratteristiche di 183 centri, il 23% in più rispetto all’edizione dello scorso anno, contribuendo così a fornire un’analisi ancora più realistica dello stato della ricerca sul cancro nel nostro Paese – spiega Evaristo Maiello, Presidente FICOG -. L’80-90% dei centri ha una radiologia accreditata in sede, è dotato di un’anatomia patologica, di un laboratorio analisi accreditato, di un laboratorio di biologia molecolare in sede e dispone di un ufficio amministrativo dedicato. Va però evidenziata una netta riduzione dello spazio per la ricerca indipendente, come emerso anche dal Rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) sulle Sperimentazioni Cliniche. In un anno (2021-2022), nel nostro Paese, gli studi clinici non sponsorizzati dall’industria farmaceutica sono passati dal 22,6% al 15% del totale. Una diminuzione di oltre il 7% solo in 12 mesi, che rischia di impoverire fortemente il sistema della ricerca no profit in Italia, soprattutto in aree molto critiche come l’oncologia”.
Nel 2023, in Italia, sono state stimate 395.000 nuove diagnosi di cancro. I tumori su cui si concentra il maggior numero di sperimentazioni sono quelli gastrointestinali, mammari, toracici, urologici e ginecologici.
“Grazie alla ricerca e alla prevenzione, oggi in Italia il 60% dei pazienti è vivo a cinque anni dalla diagnosi di cancro e un milione di persone può essere considerato guarito – spiega il Ministro della Salute, Prof. Orazio Schillaci, nella prefazione del libro -. Questi risultati ci infondono fiducia e costituiscono uno stimolo a investire con forza nella ricerca scientifica per far sì che i pazienti possano accedere in tempi più brevi a terapie innovative e sicure, nonché per garantire una maggiore competitività dell’Italia a livello globale. In questo contesto i Decreti sui Comitati Etici che ho firmato nei primi mesi del mio incarico come Ministro della Salute rappresentano un passo avanti decisivo. Promozione della ricerca e lotta contro il cancro sono due priorità su cui sin da subito ho puntato con fermezza, nello scenario più ampio di un processo di rafforzamento e rilancio del Servizio sanitario nazionale. Con il Piano Oncologico Nazionale, che abbiamo adottato e finanziato, sosteniamo la ricerca, la prevenzione e il potenziamento della capacità di presa in carico, di cura e assistenza dei pazienti oncologici. Inoltre, ai finanziamenti per la ricerca sostenuti dal Ministero della Salute, anche con i bandi della ricerca finalizzata, si aggiungono gli investimenti che si avvalgono delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.
Il 21% delle strutture è inserito nei centri AIFA accreditati per la Fase I, in cui rientrano gli studi più complessi perché prevedono requisiti stringenti, procedure operative dedicate e una certificazione da parte dell’ente regolatorio.
“Il potenziale della ricerca oncologica in Italia è davvero significativo e i nostri studi sono all’avanguardia, ma servono più finanziamenti pubblici – afferma Francesco Perrone, Presidente AIOM -. Vi sono, inoltre, forti criticità nella disponibilità di personale e di una solida infrastruttura digitale. Oggi, in Italia, solo un quinto degli studi sulle nuove molecole contro il cancro è no profit. Questi elementi impongono un cambio di passo. Le sperimentazioni a fini regolatori sono paragonabili a ‘istantanee’ sull’efficacia e la sicurezza dei nuovi farmaci. Tuttavia, proprio come in un’istantanea, ciò che accade prima e dopo lo scatto potrebbe non essere messo a fuoco. I limiti intrinseci agli studi registrativi non consentono di ottimizzare l’uso di una terapia nell’intero percorso terapeutico del paziente”. “La ricerca accademica può affrontare queste lacune e assolvere alla propria missione di migliorare la pratica clinica – continua Francesco Perrone -. Però è necessario un salto di qualità. Vanno previsti studi che non restringano l’attenzione sull’efficacia e tossicità di un singolo farmaco o di una singola associazione di farmaci in un segmento delimitato della storia naturale della malattia, ma guardino all’intero percorso di cura dei pazienti. È necessario riorganizzare i trial, creando protocolli adattativi, che si aggiornino con l’evoluzione degli scenari diagnostici e terapeutici e che guardino a ogni singolo snodo decisionale, rendendo esplicita ogni tappa del percorso di cura. In questo senso, gli studi di sequenza terapeutica possono ottimizzare l’efficacia delle opzioni terapeutiche disponibili”.
“Il potenziamento delle infrastrutture di ricerca accademica – sottolinea Evaristo Maiello – è fondamentale per accrescere la capacità di resilienza del sistema sanitario di fronte alle pandemie acute, come quella da Covid-19, e alle pandemie croniche, come quella rappresentata dal cancro. Proprio la ricerca accademica ha in sé le competenze e la forza per rinnovare la sua missione in una prospettiva di maggior armonizzazione con il complesso sistema degli studi sui nuovi farmaci e della loro valutazione a fini regolatori. Ma servono più risorse”.
“Va considerato il valore aggiunto della collaborazione attiva delle associazioni dei pazienti alla promozione, progettazione e realizzazione degli studi clinici – conclude Elisabetta Iannelli, Segretario FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) -. È necessario raccogliere dati da diverse fonti per capire le esigenze dei pazienti. Ad esempio i PROs, i ‘patient-reported outcomes’, sono indicazioni provenienti direttamente dai pazienti, senza l’intermediazione o l’interpretazione dei professionisti della salute o di altri soggetti diversi dal malato in prima persona, senza alcun filtro che ne snaturerebbe la veridicità. I PROs possono riguardare sintomi, effetti collaterali, stato funzionale, percezioni o altri aspetti della terapia come la praticità e la tollerabilità, ma anche altri aspetti che possono incidere fortemente sulla qualità della vita oltre che sulla curabilità della malattia. Le indicazioni contenute nei PROs, rilevate mediante l’uso di questionari standardizzati e validati, sono di fondamentale importanza per valutare il benessere dei pazienti, il loro stato di salute e la gestione delle terapie. La ricerca, inoltre, può consentire il ritorno alla vita attiva, che si traduce in risparmi per il sistema e contribuisce a dare sostanza alla condizione di guarito”.
13 Marzo 2024

Schillaci: in arrivo decreti attuativi su oblio oncologico

13 marzo 2024 – “Prendersi cura di chi ha vissuto il cancro, la sua riabilitazione non solo fisica ma anche psicologica è una priorità per il Governo che ha sostenuto con forza l’approvazione in Parlamento della legge sull’oblio oncologico di cui stiamo predisponendo i decreti attuativi. Questa è una legge di grande sensibilità”.

E’ quanto ha detto oggi il ministro della Salute Orazio Schillaci a margine di una conferenza stampa. “Oggi in Italia circa tre milioni e mezzo di persone sono vive dopo una diagnosi di tumore. Circa un milione può considerarsi guarito ed è tornato ad avere la stessa prospettiva di vita della popolazione generale”, ha poi aggiunto il Ministro.

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