Le donne hanno una maggiore propensione a sviluppare dipendenza dalla nicotina rispetto agli uomini e riescono meno a smettere di fumare. Potrebbero essere gli ormoni estrogeni a guidare questa dipendenza nel sesso femminile. E’ la conclusione preliminare a cui arriva uno studio della University of Kentucky College of Medicine.
I ricercatori hanno scoperto che l’ormone sessuale estrogeno induce l’espressione di olfattomedine, proteine che vengono soppresse dalla nicotina in aree chiave del cervello coinvolte nella ricompensa e nella dipendenza. I risultati suggeriscono che le interazioni estrogeno-nicotina-olfattomedina potrebbero essere un target di terapie per aiutare a controllare il consumo di nicotina. La ricerca viene presentata al Discover BMB, l’incontro annuale dell’American Society for Biochemistry and Molecular Biology, dal 23 al 26 marzo a San Antonio. Per svolgerla gli studiosi hanno utilizzato ampi set di dati di sequenziamento di geni indotti dagli estrogeni per identificare quelli che sono espressi nel cervello e mostrano una funzione ormonale. Hanno poi eseguito una serie di studi su cellule uterine umane e di ratti per comprendere meglio le interazioni tra olfattomedine, estrogeni e nicotina. Il prossimo step del team di ricerca è ora lavorare per replicare i risultati e determinare in modo definitivo il ruolo degli estrogeni. Avere delle conoscenze solide potrebbe essere utile per coloro che assumono estrogeni sotto forma di contraccettivi orali o terapia ormonale sostitutiva, che potrebbero aumentare il rischio di sviluppare un disturbo da uso di nicotina.
Il 20% dei pazienti affetti da un tumore deve affrontare problemi di natura economica al momento della diagnosi o durante il trattamento. Per indagare in particolare le difficoltà economiche delle donne con cancro al seno, la neoplasia più comune del sesso femminile, Andos e Crea Sanità svolgeranno un’indagine mirata. Ad annunciare l’iniziativa la presidente dell’associazione Andos Flori Degrassi durante il talk ‘Effetti Collaterali’ all’Università Sapienza. Sarà somministrato un questionario alle donne operate al seno per sondare gli ostacoli socioeconomici e attuare misure concrete.
In Italia sono circa 55.500 i casi annuali di carcinoma mammario. E lo svantaggio economico rischia di far aumentare questi numeri. “Per questo – spiega Degrassi – abbiamo predisposto un’indagine per la valutazione di situazioni di fragilità psicologica, familiare e sociale delle donne operate di carcinoma mammario, con l’obiettivo di orientare l’intervento della Associazione a supporto di queste donne, attraverso l’azione degli oltre 50 comitati diffusi su tutto il territorio. Oggi in molte Regioni è difficile ottenere appuntamenti diagnostici, anche durante il follow-up, e molte donne non vengono curate nei tempi prescritti. Con l’abbassarsi dell’età in cui si scopre di avere il tumore, negli anni successivi alla diagnosi si stanno osservando fenomeni quali diminuzione del reddito o perdita del lavoro, difficoltà ad acquistare di farmaci di supporto, maggiori costi di viaggio e alloggio per raggiungere i centri di cura”. Quando si scopre di avere un tumore, subentra anche il peso delle disparità finanziarie tra uomini e donne.
“Essere donna è un fattore di rischio primario per la tossicità finanziaria – rileva Simona Saraceno, presidente del Comitato Andos di Roma – un recente studio di Jama Network Open ha calcolato la presenza di difficoltà economiche nel 35,3% delle donne con cancro al seno dei paesi ad alto reddito e nel 78,8% di quelli a medio reddito”. “In una ricerca su 3.760 cittadini con tumore in Italia abbiamo rilevato che al momento della diagnosi il 26% deve affrontare problemi di natura economica e nel 22,5% questa condizione peggiora durante il trattamento – spiega Francesco Perrone, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) -. Questi ultimi, inoltre, hanno un rischio di morte nei mesi e anni successivi del 20% più alto. Alla luce di questi dati, ci siamo chiesti quali fossero le cause. Da qui il questionario Proffit (Patient Reported Outcome for Fighting Financial Toxicity), uno strumento opensource a disposizione della comunità scientifica e incluso nell’indagine Andos”.
22 marzo 2024 – “Anch’io sono una sopravvissuta al cancro al seno, quindi questo argomento mi tocca profondamente”. E’ quanto ha affermato ieri dalla Commissaria europea alla Salute Stella Kyriakides, intervenendo ad un convegno al Ministero della Salute, dove ha rimarcato come siano ancora troppe le disparità nell’accesso alle cure: “L’accesso alle cure contro il cancro non può dipendere dal Paese in cui si nasce o dal livello di istruzione, questo oggi in Europa è inaccettabile”.
A livello europeo, ha spiegato Kyriakides, “siamo impegnati a fare passi avanti nella prevenzione, nel trattamento e nella cura del cancro. Il piano europeo di lotta contro il cancro sta entrando nel suo quarto anno e con le raccomandazioni sullo screening del cancro l’obiettivo è offrire lo screening del cancro al seno, al colon-retto e al collo dell’utero al 90% della popolazione eleggibile nell’Ue”. La buona notizia, ha proseguito, è che “la mortalità per cancro al seno sta diminuendo nella maggior parte dei paesi europei, compresa l’Italia. Infatti, i tassi di sopravvivenza delle pazienti affette da cancro al seno in Italia sono superiori alla media dell’Ue, e questo grazie ai progressi nella diagnosi precoce e nei trattamenti efficaci”. L’Italia, ha inoltre rilevato la commissaria europea, “sta ottenendo risultati piuttosto buoni per quanto riguarda lo screening del cancro, con una percentuale di donne sottoposte a screening per il cancro al seno superiore alla media dell’Ue. Ma ci sono alcune grandi disparità nella diffusione tra le regioni, e le donne con reddito e istruzione inferiori vengono sottoposte a screening meno frequentemente.
Europa Donna, il Movimento voluto da Umberto Veronesi impegnato a fianco delle donne con tumore del seno, guarda al futuro e oggi, in occasione della celebrazione dei suoi trent’anni con un evento speciale agli IBM Studios di Milano, annuncia i traguardi da raggiungere per colmare i gap che ancora esistono nel Paese, nella prevenzione e nella cura del tumore del seno.
«L’occasione dei nostri trent’anni ci obbliga soprattutto a volgere lo sguardo in avanti – dichiara Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia-. La strada dei diritti è ancora lunga e molto c’è da fare per la prima malattia che colpisce le donne, a partire dalla prevenzione. Oggi l’adesione delle donne allo screening mammografico nazionale è circa al 50%, un dato di cui non possiamo accontentarci, soprattutto alla luce delle evidenze scientifiche che confermano il ruolo salvavita della diagnosi precoce: la malattia intercettata agli stadi iniziali ha tassi di sopravvivenza elevatissimi che arrivano fino al 98%. Per questo è fondamentale, oltre che urgente, ripensare le modalità di screening per renderlo più accessibile, affinché tutte le donne vi aderiscano».
Dopo la prevenzione, c’è la qualità delle cure. In alcune Regioni lo sviluppo della rete delle Breast Unit, i centri multidisciplinari di senologia all’interno degli ospedali, per cui il Ministero della Salute ha emanato specifiche linee di indirizzo, non è stato ancora completato e in altre nemmeno avviato. «Una lacuna da colmare quanto prima – prosegue D’Antona – per questo in Europa Donna, con la nostra rete di 190 associazioni di pazienti in tutta Italia, abbiamo recentemente attivato un percorso per monitorare le attività delle Breast Unit e faremo pressioni sulle istituzioni perché vengano implementate dove necessario e ne sia migliorata la multidisciplinarietà, assicurando alle pazienti un adeguato supporto anche psico-oncologico da parte di specialisti dedicati».
Per tutto il percorso terapeutico, dalla diagnosi al follow-up, le Breast Unit prevedono la presa in carico di tutti i bisogni fisici e psicologici della donna e oggi rappresentano l’eccellenza nel percorso di diagnosi, cura e assistenza delle donne con tumore al seno o rischio genetico di tumore del seno. «La loro realizzazione – prosegue il Professor Corrado Tinterri, Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico di Europa Donna Italia e Direttore della Breast Unit di Humanitas Milano – è stata al centro del nostro impegno negli ultimi quindici anni. Istituite nel 2014, in seguito a campagne di sensibilizzazione e mobilitazione anche di Europa Donna, le Breast Unit sono il risultato di un’alleanza speciale tra associazioni di pazienti, istituzioni e mondo scientifico e hanno cambiato, di fatto, il paradigma di cura della paziente con tumore del seno. Basti pensare che nel 2010 solo il 12% delle donne veniva curato in centri specializzati, mentre i dati del 2022 confermano che l’80% delle pazienti si cura nei centri di senologia multidisciplinari. Un dato importantissimo se si considera che la probabilità di guarire aumenta del 18% quando si viene curate all’interno di una Breast Unit».
Terzo pilastro dell’agenda del futuro è l’impegno per i diritti delle pazienti croniche. Fino a pochi anni fa si sapeva ben poco delle donne che convivono con tumore al seno metastatico, circa 45.000 in Italia ed è grazie all’impegno di Europa Donna Italia e della sua rete associativa se sono uscite dall’ombra del silenzio raccontandosi ed esprimendo le loro istanze e i loro bisogni. Priorità dell’agenda di Europa Donna è dare voce alle richieste di queste pazienti presso i tavoli istituzionali, per fare in modo che i loro bisogni specifici trovino risposta: dalla costruzione di percorsi specifici nelle Breast Unit, ad accessi agevolati ai farmaci innovativi, alla creazione di un database accessibile che riporti tutti gli studi clinici presenti in Italia, validato dal Ministero della Salute con la partecipazione degli IRCCS oncologici. Perché partecipare a uno studio clinico può allungare l’aspettativa di vita e cambiarne in positivo la qualità.
«Una strada che continua, nel solco di un impegno tracciato nel 1994 e che conferma, ancora una volta, la visione lungimirante del Professor Umberto Veronesi: negli anni ’90, dopo aver constatato l’influenza che negli Stati Uniti avevano le donne impegnate nell’advocacy contro il tumore al seno, lanciò l’idea di un’organizzazione europea, composta e gestita da donne, che coalizzasse tutta la popolazione femminile nella lotta contro questa malattia – ricorda Alberto Costa, CEO della Scuola Europea di Oncologia, che ha dato vita a Europa Donna, affiancandola poi nel corso di tutta la sua storia -. Secondo Veronesi era arrivata l’ora di una grande mobilitazione femminile per convincere non solo i Governi nazionali e le loro autorità sanitarie, ma anche il Parlamento di Strasburgo, che il problema del tumore al seno andava affrontato con misure radicali. Su questi presupposti è nata Europa Donna, che si è affermata saldamente come organizzazione in difesa delle donne contro il tumore al seno».
Dal 1994 ad oggi le campagne di Europa Donna hanno dato voce alle donne, riuscendo a cambiare profondamente la storia della malattia e il livello delle cure: dal contributo all’introduzione del programma di screening nazionale con la mammografia gratuita ogni due anni, all’attuazione delle Breast Unit, dall’istituzione di una Giornata nazionale dedicata al tumore al seno metastatico (13 ottobre), all’impegno sull’approvazione di un fondo nazionale per l’erogazione gratuita dei test genomici e la loro introduzione nei percorsi di diagnosi e cura delle pazienti con tumore al seno, fino alla costituzione di Europa Donna Parlamento, un’alleanza trasversale di ventisette Senatori e Deputati di diversi schieramenti politici, impegnati ad ascoltare le esigenze delle donne e a tradurle in norme favorevoli alla prevenzione e alla cura del tumore del seno.
«Abbiamo fatto del nostro meglio per interpretare la missione che il professor Veronesi ci assegnò trent’anni fa – conclude Rosanna D’Antona – e in onore, e ricordo, del Professore nel 2019 abbiamo istituito un riconoscimento al Laudato medico UV conferito ogni anno a quattro specialisti (chirurgo, radiologo, oncologo e radioterapista) che, secondo le segnalazioni delle pazienti, si sono distinti per empatia, dialogo, e umanità. I riconoscimenti di quest’anno verranno assegnati oggi, durante l’evento di celebrazione dei nostri trenta anni, ed è per noi l’occasione di ricordare alla comunità scientifica e le istituzioni che, se vogliamo processi sanitari efficaci, non possiamo trascurare il rapporto medico-paziente. Anche per questo Europa Donna ha deciso di sostenere la formazione dei futuri medici con dodici borse di studio per la preparazione specifica sulla relazione medico-paziente che saranno erogate nel 2024.
20 marzo 2024 – Scatta oggi una nuova tranche di rincari per i prezzi delle sigarette, che fa seguito agli aumenti scattati lo scorso 2 febbraio, ampliando così il numero di marchi coinvolti dagli incrementi dei listini come conseguenza delle maggiori accise disposte dal governo. Una misura che, tuttavia, non risolve la grave piaga sanitaria, economica e sociale determinata dalla dipendenza dal tabacco in Italia. Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima).
“Il fumo rappresenta la più grande minaccia per la salute umana e provoca in modo diretto più decessi di alcol, droga, incidenti stradali, aids, omicidi e suicidi messi insieme – spiega il presidente Sima, Alessandro Miani – In Italia i decessi legati al fumo sono oltre 93.000 ogni anno, il 20,6% del totale di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne. Il costo sociale e sanitario per la collettività determinato dal fumo è pari in Italia a oltre 26 miliardi di euro ogni anno”. “La vera emergenza attuale è rappresentata dalle sigarette di nuova generazione, come quelle elettroniche o a tabacco riscaldato, che rappresentano la porta di ingresso che introduce i giovani al fumo. – prosegue Miani – Gli ultimi numeri ufficiali registrano in Italia una abnorme crescita nel numero di fumatori di sigarette a tabacco riscaldato, che passa dall’1,1% della popolazione del 2019 al 3,3% del 2022 (circa 1.700.000 persone), con un aumento del +200% in appena due anni. Più di una persona su tre (il 36,6%) le considera tuttavia meno dannose di quelle tradizionali. Come Sima chiediamo di estendere gli interventi di contrasto attraverso campagne di informazione dirette soprattutto ai più giovani circa i rischi sanitari connessi alle sigarette di nuova generazione, partendo dalle scuole per sensibilizzare i ragazzi sui danni provocati dal fumo”.
La malnutrizione è una dura realtà che interessa ben otto pazienti oncologici su dieci. Quello della dieta prima, durante e dopo le cure oncologiche è un aspetto sempre più importante della lotta ai tumori. Secondo gli ultimi dati oggi nel nostro Paese sei persone su dieci, a cui viene diagnostica una neoplasia, riescono poi a sconfiggerla. Diventa quindi fondamentale concentrare la nostra attenzione alla qualità di vita del malato. E questa passa anche dalla tavola e dalla quantità e qualità del cibo assunto. Gli effetti collaterali delle terapie possono interessare l’apparato gastro-intestinale e impedire di conseguenza una buona nutrizione.
Ecco cinque regole che il paziente deve sempre seguire:
E’ stabile il numero di casi di sindromi simil-influenzali (Ili) in Italia nella decima settimana del 2024, dal 4 al 10 marzo. L’incidenza è infatti pari a 6,3 casi per mille assistiti contro il 6,4 della settimana precedente. Particolarmente colpiti i bambini sotto i 5 anni di età in cui si osserva un livello di incidenza di 18,1 casi per mille assistiti contro il 19,4 precedente. Questo quanto emerge dal rapporto epidemiologico RespiVirNet, elaborato dal Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).
La sorveglianza epidemiologica, coordinata dall’Iss in collaborazione con il ministero della Salute, si avvale del contributo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, dei referenti presso le Asl e le Regioni e dei laboratori di riferimento regionale per i virus respiratori. L’obiettivo è descrivere i casi di sindrome simil-influenzale, stimarne l’incidenza settimanale durante la stagione invernale, in modo da determinare l’inizio, la durata e l’intensità dell’epidemia. Nella decima settimana del 2024 in tutte le Regioni/Province Autonome italiane, tra quelle che hanno attivato la sorveglianza, il livello di incidenza delle sindromi simil-influenzali è sopra la soglia basale (3,99 casi per mille assistiti) tranne il Molise e la Basilicata che raggiungono il livello basale. L’incidenza osservata in alcune regioni, nota peraltro il rapporto, è fortemente influenzata dal ristretto numero di medici e pediatri che hanno inviato, al momento, i loro dati. La popolazione degli assistiti in sorveglianza è mediamente pari a 2.064.738 assistiti per settimana, pari al 3,6% dell’intera popolazione italiana.
13 marzo 2024 – “Prendersi cura di chi ha vissuto il cancro, la sua riabilitazione non solo fisica ma anche psicologica è una priorità per il Governo che ha sostenuto con forza l’approvazione in Parlamento della legge sull’oblio oncologico di cui stiamo predisponendo i decreti attuativi. Questa è una legge di grande sensibilità”.
E’ quanto ha detto oggi il ministro della Salute Orazio Schillaci a margine di una conferenza stampa. “Oggi in Italia circa tre milioni e mezzo di persone sono vive dopo una diagnosi di tumore. Circa un milione può considerarsi guarito ed è tornato ad avere la stessa prospettiva di vita della popolazione generale”, ha poi aggiunto il Ministro.