Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

28 Febbraio 2024

Fatigue, colpiti fino all’80% dei pazienti oncologici

E’ un senso di sfinimento sia fisico che psichico, anche senza la comparsa di altri disturbi, è senz’altro l’effetto collaterale più frequente della chemioterapia. In molti casi ha inizio durante la somministrazione dei farmaci oppure subito dopo. Può essere particolarmente intensa nelle 36-48 ore che seguono la seduta di chemioterapia. La fatigue può essere considerata parte integrante della sintomatologia causata dal tumore, come effetto collaterale delle terapie oncologiche e non oncologiche, oppure come espressione di uno stato depressivo. Si calcola che colpisca fino all’80% dei malati di cancro.

Molte sono le cause che provocano la fatigue nei malati di cancro. Alla base possono esserci anemia, disordini del metabolismo e infezioni, cui si sovrappongono fattori psicologici quali le inevitabili paure che la diagnosi di cancro porta con sé. Possono provocare la fatigue anche i trattamenti oncologici, dolori di varia natura e problemi alimentari (difficoltà a nutrirsi, diarrea, vomito, perdita di peso, anoressia), disturbi del sonno. Gli interventi farmacologici possono in qualche caso giovare (anche se purtroppo non esiste una terapia farmacologica efficace nel prevenire o nell’eliminare la fatigue), ma i migliori risultati si ottengono dalla combinazione delle terapie con un adeguato sostegno psicologico. Lo spazio per un intervento psicologico è un momento delicato e fonda la sua ragione d’essere nell’attenzione e nel rispetto dei bisogni della persona. L’obiettivo di un intervento strutturato di supporto psicologico, rivolto al benessere globale e alla riabilitazione individuale e sociale, è di accompagnare la persona aiutandola ad affrontare i momenti più difficili e ad organizzare la propria vita quotidiana, gestendo meglio i disagi causati dalla fatigue.

27 Febbraio 2024

Ricerca, tassare bevande zuccherate riduce impatto dell’obesità

La tassazione a livello nazionale delle bevande gassate e zuccherate “ha un effetto di decelerazione dei crescenti tassi di prevalenza nella popolazione pediatrica dell’obesità e del sovrappeso”. E’ la conclusione a cui è giunta una ricerca italiana pubblicata su ‘The American Journal of Clinical Nutrition’. Tra gli autori anche Walter Ricciardi, docente di Igiene all’Università Cattolica di Roma. “Da tempo si parlava dell’efficacia delle misure di tassazione delle bevande ricche di zucchero o gassate, ora questo è il primo lavoro al mondo di revisione dei dati pubblicati su questo tema – spiega Ricciardi – Abbiamo verificato che le misure hanno un forte impatto sull’obesità, le malattie croniche e il diabete. Lo studio fornisce l’evidenza scientifica alle istituzioni, sulla validità di misure di tassazione su queste bevande che – vista l’alta incidenza in Europa delle malattie croniche – sarebbero auspicabili”.

Ma quali nazioni sono più virtuose su questo fronte? “Ci sono diversi approcci. L’Asia e l’America del Sud, soprattutto il Cile, hanno esperienze positive”, precisa Ricciardi. Ma l’Europa è pronta ad invertire la tendenza? “Oserei dire – risponde – che in Europa stanno vincendo le lobby alimentari che sono molto forti. Ma l’Ue, con il 5% della popolazione, ha il 40% di prevalenza di malattie croniche a livello mondiale”.

23 Febbraio 2024

Confusione mentale post-Covid legata ad anomalie vasi cervello

23, febbraio 2024 – Scoperta la causa della cosiddetta nebbia cognitiva post-covid, uno stato di confusione mentale e deficit di memoria spesso annoverato tra i sintomi dei pazienti che soffrono di Long Covid. Scienziati del Trinity College di Dublino hanno usato la risonanza magnetica confrontando le immagini del cervello di pazienti long Covid con o senza nebbia cognitiva e hanno scoperto un’alterazione dell’integrità dei vasi sanguigni solo nel cervello dei pazienti con long Covid e nebbia cerebrale. Questa “lassità” dei vasi sanguigni è stata in grado di distinguere con precisione i pazienti con nebbia cerebrale e declino cognitivo rispetto ai pazienti long Covid senza tali sintomi. Lo studio è stato pubblicato su Nature Neuroscience.

Il long Covid, che si stima colpisca fino al 10% dei pazienti infettati dal virus Sars-Cov2, conta circa 200 sintomi segnalati ad oggi, ma in generale i pazienti riferiscono sintomi persistenti come affaticamento, mancanza di respiro, problemi di memoria e di pensiero, e dolori articolari/muscolari. Di tutti i pazienti con Long-Covid, poco meno del 50% segnala qualche forma di disturbo neurologico persistente come declino cognitivo, affaticamento e “nebbia cognitiva”. Per la prima volta dal confronto di pazienti long Covid emerge chiaramente una caratteristica anatomico-funzionale dei vasi sanguigni del cervello associata alla confusione cognitiva. Lo studio è potenzialmente importante a livello diagnostico e terapeutico, concludono gli esperti.

22 Febbraio 2024

Le polveri sottili sono un rischio anche per la fertilità

I dati diffusi sull’inquinamento a Milano “sono allarmanti, perché le polveri sottili rappresentano una delle cause principali dell’infertilità sia maschile sia femminile, in un Paese come l’Italia caratterizzato tra l’altro da una forte denatalità”. Lo afferma Ermanno Greco, Presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.), commentando i dati diffusi da IQAir che indicano la città tra le più inquinate al mondo, con una concentrazione di PM2.5 di 29,7 volte il valore guida annuale fissato dall’Oms e una qualità dell’aria molto scarsa su tutta la Pianura Padana.

“La lotta all’inquinamento è fondamentale se vogliamo garantire alle prossime generazioni nuove prospettive di crescita e una vita sana e prospera – prosegue Greco – essenziale seguire un’attenta prevenzione, considerato che l’inquinamento determina anche altre disfunzioni, con danni all’apparato cardiovascolare, patologie dell’apparato respiratorio e a livello andrologico”.   Per quanto riguarda la fertilità, “non esiste più alcuna prevenzione per gli uomini e spesso gli accertamenti sulla riserva ovarica femminile non sono la routine, ma vengono effettuati solo quando la coppia ha problemi – precisa-. Le tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma) – osserva Greco al riguardo – oggi sono molto efficaci, soprattutto se associate alla diagnosi genetica preimpianto. Attualmente, in Italia la fecondazione in vitro contribuisce al 3% circa delle nascite, vale a dire circa 11mila nati, mentre nel mondo sono nati più di 5 milioni di bambini. Le Pma sono passate da 90mila a 110mila, come emerge dalla Relazione al Parlamento sulla PMA 2023 sull’attuazione della Legge 40 del 2004. Migliorare la qualità dell’ambiente in cui viviamo, pertanto, è un primo importante passo per tutelare la nostra salute”, conclude Greco.

21 Febbraio 2024

TUMORE AL SENO: IN 12 ANNI EVITATI PIU’ DI 10.000 DECESSI (-6%) IN FRIULI VENEZIA GIULIA L’89% DELLE PAZIENTI SUPERA LA MALATTIA

In Italia, grazie a progressi significativi nella diagnosi precoce e nei trattamenti personalizzati, sono state evitate 10.223 morti legate al tumore del seno tra il 2007 e il 2019 (-6%). Anche i tassi di sopravvivenza e guarigione risultano in costante aumento. È quanto emerso oggi alla vigilia di Focus sul Carcinoma Mammario, il convegno scientifico che da oltre 20 anni riunisce in Friuli i più importanti esperti nazionali ed internazionali. Sono più di 500 i partecipanti che si ritrovano a Udine per un evento dedicato alla patologia tumorale più diffusa nel nostro Paese. Anche quest’anno il convegno si apre con una sessione aperta al pubblico, Focus dalla parte delle donne, dedicata alla comunicazione e indirizzata a pazienti, parenti e caregiver. “In campo oncologico, la comunicazione efficace è cruciale da ogni angolazione – afferma Fabio Puglisi, professore ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Udine, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica presso l’IRCCS CRO di Aviano e Responsabile Scientifico del Convegno -. È essenziale evitare i facili trionfalismi sia verso i malati e i loro caregiver che verso i media e, di conseguenza, l’opinione pubblica. Tuttavia, è altrettanto importante condividere in modo trasparente i risultati positivi raggiunti. Ad esempio, in Friuli-Venezia Giulia, nel periodo compreso tra il 1995-1999 e il 2015-2019, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi del tumore mammario è aumentata del 10%, attestandosi ora all’89%, in linea con la media nazionale, che è dell’88%”.

“Esiste poi da anni il problema delle fake news ricorrenti sulle principali forme di cancro – aggiunge il dott. Mauro Boldrini, Direttore della Comunicazione dell’Associazione Italiana d’Oncologia Medica -. Queste riguardano la prevenzione, l’alimentazione, la patogenesi e anche certe presunte cure miracolose. È compito degli specialisti oncologi e degli esperti di comunicazione, controllare e veicolare il flusso di notizie verso l’intera popolazione su un tema estremamente delicato come il cancro”.

A partire da domani il Focus di Udine avrà al centro le ultime novità scientifiche sulla malattia. “I trattamenti possono essere “personalizzati” anche per le forme più gravi ed avanzate di carcinoma mammario – prosegue Michelino De Laurentiis, Direttore Oncologia Clinica Sperimentale di Senologia, IRCCS, “Fondazione Giovanni Pascale” di Napoli -. Esistono test che ci permettono di identificare le mutazioni presenti nel tumore e tra questi vi è la cosiddetta “biopsia liquida”. Attraverso un semplice ed indolore prelievo del sangue possiamo meglio conoscere una malattia che si caratterizza per un elevato livello di eterogeneità. Tra i vari sottotipi, quello con l’espressione dei recettori ormonali e negativo per la proteina HER2 è la forma più diffusa, rappresentando il 78% delle neoplasie mammarie, per un totale, in Italia, di circa 37mila casi ogni anno. In questi casi, la terapia endocrina assume un ruolo fondamentale ma, talvolta, le cellule del tumore diventano resistenti al trattamento”. “Questo può essere dovuto a specifiche mutazioni nei geni che caratterizzano il DNA tumorale – spiega Lucia Del Mastro, Professore Ordinario e Direttore della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova -. Ed è proprio il DNA del tumore, presente nel sangue, che viene ricercato attraverso la biopsia liquida ed analizzato per la caratterizzazione molecolare.  In tal modo, la selezione delle terapie a disposizione può essere fatta in modo più preciso, offrendo maggiori probabilità di efficacia. Sempre per questo tipo di neoplasie mammarie sono oggi disponibili i test genomici, usualmente proposti a pazienti con rischio intermedio di recidiva, al fine di stabilire se, dopo la chirurgia, sia effettivamente necessaria l’aggiunta della chemioterapia al trattamento endocrino”.

Il carcinoma mammario in Italia fa registrare ogni anno 55.900 nuove diagnosi (1.300 in Friuli-Venezia Giulia pari al 31% di tutti i tumori diagnosticati nelle donne). “Nella nostra Regione rappresenta ancora la più frequente causa di morte oncologica tra la popolazione femminile – prosegue il dott. Samuele Massarut, Direttore dell’Oncologia Chirurgica Senologica del CRO di Aviano -. Ai grandi progressi della ricerca medico-scientifica si associa un aumento costante dell’incidenza in tutta Italia e, più in generale, nei Paesi Occidentali. Assicurare diagnosi quanto più precoci possibili è un nostro obiettivo primario e può essere raggiunto soprattutto attraverso i programmi di screening. In Friuli-Venezia Giulia, lo screening mammografico è proposto a tutte le donne d’età compresa tra i 45 e i 74 anni. La copertura totale raggiunta è del 75%, con percentuali superiori rispetto alla media nazionale che si ferma al 70%. Individuare precocemente un cancro consente di aumentare sensibilmente le probabilità di guarigione, oltre a favorire un approccio chirurgico più conservativo”.

20 Febbraio 2024

SIMA: in Italia 80mila morti l’anno per inquinamento atmosferico

L’Italia è il primo paese in Europa per morti attribuibili all’inquinamento atmosferico con circa 80mila decessi prematuri all’anno: “per combattere efficacemente lo smog che attanaglia le città occorre modificare le abitudini quotidiane della popolazione, partendo proprio dagli edifici privati”. Lo afferma in una nota la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), commentando i dati sullo smog registrati a Milano e in tutta la pianura padana.

“Gli effetti diretti dell’inquinamento sulla salute umana interessano diversi apparati ed organi – spiega il presidente Sima, Alessandro Miani -. Le patologie dell’apparato cardiovascolare rappresentano la prima causa di morte in Italia (eventi coronarici e infarto miocardico acuto, 9.000 casi/anno – ictus cerebrali, 12.000 casi/anno), seguiti dalle patologie dell’apparato respiratorio (7.000 decessi prematuri/anno). Le polveri sottili e gli ossidi di azoto sono in grado di peggiorare lo stress ossidativo e innescare una risposta infiammatoria sistemica a livello dell’apparato vascolare, causando aterosclerosi e disfunzione endoteliale, una maggior aggregabilità delle piastrine esitando così in cardiopatia ischemica. Ma gli effetti infiammatori del particolato si esplicano anche sul polmone e sui neuroni per inalazione e attraversamento della barriera emato encefalica”. Per questo, “è imprescindibile e non più rimandabile agire in fretta per ridurre drasticamente le principali sorgenti emissive dell’inquinamento atmosferico – prosegue Miani -. Una delle principali cause di smog nel nostro Paese è rappresentata non dal comparto industriale o dalle autovetture private, ma dagli edifici privati, a partire dai riscaldamenti delle abitazioni: serve quindi modificare le abitudini quotidiane razionalizzando i consumi energetici, limitando gli orari di accensione degli impianti e abbassando le temperature in casa. Come Sima abbiamo proposto al Governo di mitigare gli effetti nocivi dello smog partendo dagli edifici urbani, attraverso incentivi volti a facilitare interventi di rivestimento di superfici murarie e vetrate con un coating fotocatalitico che ha dimostrato in studi scientifici di essere attivato da luce naturale a svolgere un’azione di scomposizione e riduzione degli inquinanti atmosferici”.

 

 

 

 

19 Febbraio 2024

Italiani stressati e ansiosi, ma pochi si fanno aiutare

Per molti italiani affrontare la vita col sorriso è tutt’altro che scontato: stress, ansia e altre emozioni negative rappresentano la battaglia quotidiana di una parte importante del Bel Paese, che però spesso rinuncia a farsi aiutare per via dei costi. A rivelarlo è la nuova ricerca dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, che insieme a Nomisma ha interrogato un campione rappresentativo della popolazione nazionale sui temi legati alla salute psicologica. Guardando all’anno appena trascorso, il 43% degli intervistati dichiara di aver faticato a mantenere il buon umore: uno su tre (33%) dice di aver avuto molti alti e bassi, e uno su dieci (10%) di essere stato prevalentemente giù di morale. Solo uno su tre afferma essere stato di buon umore la maggior parte del tempo (30%) o addirittura di umore eccellente (3%). Più nel dettaglio, lo stress sembra essere lo stato d’animo negativo più diffuso, con il 38% che dice di sentirsi stressato “spesso” (29%), o addirittura “regolarmente, quasi ogni giorno” (9%). A risultare più colpite sono le donne (43%) ma soprattutto i giovani: tra gli under 30, quasi uno su due (47%) dichiara di accusare stress spesso o regolarmente. Altri sintomi comuni sono la sensazione di essere nervosi e tesi – percepita dal 32% delle persone, con picchi del 36% e del 40% tra donne e giovani – e uno stato di ansia eccessiva, che colpisce il 27% del campione totale, ma ben il 32% delle donne e il 34% degli under 30.

Dal sondaggio emerge anche quali sono le cause di queste emozioni negative: lo stato di salute personale e dei propri cari risulta essere il principale motivo di preoccupazione (24%), seguito dall’organizzazione familiare (19%), dalla situazione economica (18%) e dai problemi legati al contesto lavorativo (15%). Per gestire i momenti difficili dal punto di vista emotivo e psicologico, le soluzioni “fai-da-te” – come i rimedi naturali o lo sport – sono le più utilizzate (27%), seguite dai consigli del farmacista (17%) e del medico di base (16%). Solo il 12% ha optato per il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta, nonostante il 62% degli italiani affermi che si rivolgerebbe a queste figure in caso di necessità, anche attraverso sedute da remoto e videoconsulti (25% preferirebbe questa modalità). UniSalute ha indagato allora le ragioni dietro a questo limitato ricorso a degli specialisti: molti intervistati pensano sia meglio aspettare che il momento difficile passi da solo (38%), oppure che il proprio caso non sia abbastanza serio (27%). Pesano però anche considerazioni economiche: il 28% di chi non è ricorso a uno psicologo o psicoterapeuta, pur avendo avuto delle difficoltà, dice di non averlo fatto per i costi troppo onerosi. Gli italiani sembrano comunque consapevoli dell’importanza della salute psicologica: indicano lo stress come il fattore che più di ogni altro – insieme allo stile di vita – ha il maggiore impatto sul loro attuale stato psico-fisico (34%), e quasi due su tre (64%) ritengono che uno stato emotivo e mentale equilibrato sia fondamentale per una buona salute.

16 Febbraio 2024

Dalla corsa allo yoga, lo sport funziona come antidepressivo

L’attività fisica rinforza non solo il fisico ma anche l’umore con effetti antidepressivi tangibili: uno studio sul British Medical Journal, infatti, mostra che camminare o correre, praticare yoga sono le attività più efficaci per alleviare la depressione, sia da soli che insieme a trattamenti consolidati come la psicoterapia e i farmaci. Lo studio è stato condotto in Australia da Michael Noetel della University of Queensland. È anche emerso che più intensa è l’attività, maggiori sono i benefici sull’umore. Secondo gli autori queste forme di esercizio “potrebbero essere considerate insieme alla psicoterapia e ai farmaci come trattamenti fondamentali per la depressione”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 300 milioni di persone nel mondo soffrono di depressione. Il movimento è spesso consigliato insieme alla psicoterapia e ai farmaci, ma le linee guida per il trattamento non sono chiare su come prescrivere l’esercizio fisico. Gli esperti hanno analizzato dati relativi a 14.170 partecipanti con depressione, considerando il tipo, l’intensità e la frequenza di ciascuna forma di intervento di esercizio. Hanno riscontrato che vi sono ampie riduzioni della depressione con la danza e riduzioni moderate se si praticano camminata o corsa, yoga, esercizi aerobici misti e tai chi o qigong. Sono emersi effetti clinicamente significativi quando l’attività fisica era combinata con gli antidepressivi o quando l’esercizio aerobico era combinato con la psicoterapia. Camminare o correre sono efficaci per entrambi i sessi, mentre lo yoga o il qigong sono più efficaci per gli uomini. Lo yoga è anche più efficace tra i più anziani, mentre l’allenamento muscolare è stato più efficace tra i giovani. Gli effetti sono stati simili per l’esercizio individuale e di gruppo, ma di certo anche l’interazione sociale e il fatto di praticare sport in spazi verdi potrebbero spiegare gli effetti positivi dello sport. “I nostri risultati supportano l’inclusione dell’esercizio nelle linee guida cliniche per la depressione, in particolare l’esercizio di intensità vigorosa – dicono. “I sistemi sanitari potrebbero fornire questi trattamenti come alternative o adiuvanti ad altri interventi consolidati, attenuando anche i rischi per la salute fisica associati alla depressione”.

15 Febbraio 2024

Cancro: l’incidenza tra gli obesi è maggiore a causa di alterazione molecole

Una relazione tra alcuni meccanismi molecolari presenti nella condizione dell’obesità e una maggiore incidenza di alcune patologie oncologiche come il tumore mammario: è quanto messo in evidenza da uno studio dell’Università della Calabria, realizzato nell’ambito del dipartimento di Farmacia e scienze della salute e della nutrizione. Allo studio ha dedicato la copertina, l’International JournaI of Cancer, autorevole rivista scientifiche della letteratura oncologica.

Il gruppo di ricerca, guidato da Sebastiano Andò, professore emerito di Patologia generale del dipartimento di Farmacia e scienze della Salute e della nutrizione, ha evidenziato come l’alterazione nei soggetti obesi dei livelli circolanti di ormoni e di alcune molecole (citochine pro-infiammatorie e adipochine del tessuto adiposo), determini un microambiente favorevole alla crescita tumorale. In tale contesto, l’attenzione dei ricercatori calabresi è stata rivolta alla diminuita produzione di una proteina secreta dal tessuto adiposo: l’adiponectina, la cui bassa concentrazione favorirebbe la progressione del 70% dei tumori mammari.

“Considerando come sino ad oggi siano ancora poche le evidenze scientifiche che correlano il ruolo delle adipochine circolanti alla insorgenza e progressione del cancro al seno – è scritto in una nota dell’Unical – la ricerca apre scenari inediti, consentendo lo sviluppo e l’adozione di nuove strategie terapeutiche”.

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