“Stiamo elaborando una linea guida che ha una valenza diversa, molto più importante dei congressi e delle raccomandazioni perché va a definire uno strumento che non è solo scientifico, ma anche medico legale e quindi va a supportare tutte le attività che in questi anni Aiom ha fatto nei confronti delle vaccinazioni del paziente oncologico”.
E’ quanto ha affermato ieri Saverio Cinieri, presidente Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), a margine di un convegno a Roma. “Fino a poco tempo fa – spiega Cinieri – alcuni medici, compresi anche alcuni oncologi, erano convinti che il paziente oncologico non dovesse assumere vaccini perché immunodepresso, pensando potessero fargli del male, ma in realtà non era così: più che fargli male, potevano dare una diminuzione dell’efficacia in quanto è il paziente gravemente immunodepresso, ma quasi mai quello oncologico che può rilevare una inefficacia del vaccino, ma non un danno”.
Grazie all’innovazione in campo medico, le nuove formulazioni di vaccino garantiscono di poter vaccinare i pazienti immunodepressi, “magari nell’intervallo fra i cicli o prima di iniziare il trattamento – precisa Cinieri – se la situazione clinica lo consente, per proteggere da un danno non solo relativo ad una malattia ulteriore rispetto al cancro, ma anche relativo a una tossicità che può essere anche cronica”. In particolare, infatti, “il Fuoco di Sant’Antonio, oltre a fare male nel momento in cui si manifesta, può provocare dolore per anni o per tutta la vita – avverte lo specialista – con un dolore importante, incoercibile, e purtroppo può anche recidivare, che è il motivo per cui anche i soggetti che hanno già avuto in passato un’infezione cutanea da Herpes zoster, e non soltanto la varicella, devono e possono essere vaccinati”. E poiché l’Herpes zoster è causato da una riattivazione del virus della varicella, “tutti noi – conclude Cinieri – al 95% abbiamo avuto un incontro con quel virus che si può riaccendere in varie manifestazioni cliniche. Non nascondo l’idea che mi sono fatto: dai 60 anni in avanti dovremmo vaccinarci tutti”.
26, giugno 2023 – Meno della metà degli italiani tra i 16 e i 74 anni nel 2021 aveva competenze digitali di base, un dato che si attesta al quart’ultimo posto in Ue. Lo si legge nella statistica Today Istat su Cittadini e competenze digitali secondo la quale fanno peggio dell’Italia (45,7%) solo la Romania con il 27,8%, la Bulgaria (31,2%), e la Polonia (42,9%).
Le competenze digitali rientrano nel piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali e in quello per l’istruzione digitale. L’obiettivo target fissato per il 2030 è l’80% di cittadini (utenti di Internet negli ultimi 3 mesi e tra i 16 e i 74 anni) con competenze digitali almeno di base (per tutti i 5 domini individuati dal framework 2.0, ossia “alfabetizzazione all’informazione e ai dati”, “comunicazione e collaborazione”, “creazione di contenuti digitali”, “sicurezza” e “risoluzione dei problemi”). Nel 2021 tale quota a livello europeo è pari al 53,9%. La Finlandia (79,2%) e l’Olanda (78,9%) già nel 2021 presentavano valori quasi in linea con l’obiettivo target del 2030. Per raggiungere il medesimo obiettivo il nostro Paese dovrà far registrare nei prossimi anni un incremento medio annuo di 3,8 punti percentuali. Si tratterebbe – sottolinea l’Istat – di un incremento piuttosto elevato in un lasso di tempo limitato, che si è finora registrato per l’indicatore sull’uso regolare della rete durante gli anni della pandemia (2020-2021) dove la quota è passata dal 76,4% al 80,1%. Un’accelerazione, questa, che ha consentito all’Italia di ridurre considerevolmente il gap con gli altri paesi europei in riferimento al divario digitale di primo livello.
“Apprendiamo con rammarico che gli oncologi convocati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) lo scorso gennaio per la prima riunione del gruppo di lavoro in ambito oncologico, a supporto del lavoro delle Commissioni, si sono visti costretti a rassegnare le dimissioni, a causa della perdurante e non spiegata impossibilità a riunirsi per fornire la collaborazione prevista”. È quanto afferma il Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) che ringrazia i professionisti che si erano dichiarati disponibili, con rilevante impegno personale, a far parte del gruppo di lavoro e ne condivide la decisione relativa alle dimissioni. “Pur nel pieno rispetto della necessaria autonomia operativa di AIFA – continua il Direttivo AIOM -, riteniamo penalizzante che le decisioni regolatorie sui farmaci oncologici delle Commissioni di AIFA vengano assunte senza un supporto istruttorio condotto in trasparenza da esperti esterni all’agenzia, che possano fornire elementi di contesto e di merito utili a generare equilibrate decisioni da parte dei componenti delle Commissioni stesse. AIOM auspica che AIFA riveda il suo modus operandi in questo contesto e resta ovviamente disponibile ad ogni forma di collaborazione futura, allo scopo di rendere quanto più condiviso il processo di valutazione regolatoria dei farmaci oncologici”.
Un quarto delle famiglie italiane denuncia difficoltà economiche relativamente alle prestazioni sanitarie. Relativamente al 2022 questa difficoltà si conferma maggiore soprattutto per i cittadini delle regioni meridionali (28,5%) e delle Isole (30,5%). Inoltre un terzo dei cittadini (33,3%) afferma di aver dovuto rinunciare a prestazioni e/o interventi sanitari per indisponibilità delle strutture sanitarie e liste di attesa.
E questo andamento si conferma e aumenta anche nel 2023. E’ il trend che emerge dal II Rapporto sul Sistema sanitario italiano ‘Il termometro della salute’, redatto da Eurispes ed Enpam. Il Rapporto segnala inoltre che gli italiani spendono di tasca propria in salute per prestazioni e farmaci in tutto o in parte (pagamento di un ticket) non coperti dal SSN annualmente quasi 40 miliardi di euro, raggiungendo una quota del Pil superiore al 2%. A ciò si aggiunge l’intensificarsi della mobilità sanitaria, generato dalla necessità di rivolgersi a strutture pubbliche di altre Regioni per ottenere prestazioni del Ssn di fatto non erogabili nel territorio di residenza a causa dei deficit. A questo proposito, gli importi versati dalle Regioni che ‘cedono’ pazienti a quelle in grado di erogare le prestazioni, evidenzia Eurispes, “determinano una ulteriore difficoltà in budget sanitari già compressi dai piani di rientro. All’opposto, le Regioni che erogano molte prestazioni a cittadini non residenti possono contare su di un over-budget che rende possibile investimenti in strutture e personale, di cui beneficiano in primo luogo i cittadini residenti”. In termini di efficienza la forbice tra alcune Regioni del Nord e quelle del Centro-Sud, dunque, inevitabilmente si allarga. Ai due estremi, nel 2018 la Regione Lombardia ha riscontrato un saldo positivo di quasi 809 milioni di euro, mentre la Regione Calabria un deficit di quasi 320 milioni di euro e la Regione Campania di più di 302 milioni. Oltre all’appesantimento dei conti economici delle singole sanità regionali, la mobilità sanitaria fa emergere il fenomeno rappresentato da quasi 1,5 milioni di cittadini che nel 2018 per curarsi hanno dovuto rivolgersi al di fuori della regione di residenza.
Rimane stabile la quota d’italiani adulti in sovrappeso o addirittura obesi. Nel 2022 è in eccesso ponderale il 44,5% della popolazione dai 18 anni in su. Rispetto al 2021 il dato non cambia sia per gli uomini (53,4%) che per le donne (36,0%).
E’ quanto si legge nel “Rapporto Sdgs 2023 Informazioni Statistiche per l’Agenda 2030 in Italia” redatto dall’ISTAT e pubblicato ieri. Dal documento emerge anche come tra le persone dai 14 anni in su, 15,5 su 100 hanno abusato di alcol nel 2022. Si tratta del 21,8% dei maschi e del 9,6% delle femmine. Nell’ultimo anno, la quota degli uomini è salita di 1,3 punti percentuali (+0,8 per le donne). Per quanto riguarda l’abitudine al fumo, tra le persone dai 14 anni in su, interessa il 24,2% dei maschi e il 20,2% delle femmine. Anche in questo caso, l’incremento maggiore rispetto al 2021 (+1,1%) è stato registrato tra gli uomini.
Si registra inoltre, dal 2010 al 2020, una lenta ma costante diminuzione della mortalità per le cause di morte più diffuse. Per le persone dai 30 ai 69 anni i decessi causati da tumori, diabete mellito, malattie cardiovascolari e patologie respiratorie croniche calano dal 10,2% all’8,6%. Lo scorso anno invece in totale i decessi registrati nel nostro Paese sono stati complessivamente 713.499. Ammontano a circa 12 mila in più del 2021 e sono più elevati anche della media pre-pandemia.
In totale sono oltre 3 milioni gli uomini e le donne che in Italia vivono con una diagnosi di tumore. Un numero crescente di persone che devono affrontare e superare patologie complesse, a volte fatali e per le quali anche un’espressione artistica può diventare uno strumento utile. Lo può essere non solo per i pazienti ma anche per tutti coloro che per vicinanza affettiva-familiare hanno avuto un confronto diretto con il cancro. Inoltre, l’arte può essere un mezzo di comunicazione per favorire la prevenzione delle principali neoplasie e, più in generale, per promuovere il benessere tra la popolazione. Il connubio arte-tumori è alla base dell’evento “Prevenzione d’Autore” che si svolge domani al Teatro Eduardo De Filippo di Officina Pasolini, Laboratorio di Alta Formazione artistica e HUB culturale della Regione Lazio. È organizzato da Fondazione IncontraDonna in collaborazione con Moby Dick – Biblioteca Hub Culturale e l’IRCCS IDI (Istituto Dermopatico dell’Immacolata). Sono previste, nel corso dell’intera giornata, diverse iniziative e la prima è l’Open Day Salute (dalle 9 alle 14). Medici specialisti offrono consulenze di senologia, ginecologia, dermatologia, urologia e tiroide, con particolare attenzione alla fascia di età 18-35 anni. “Un paziente oncologico su quattro riesce a guarire completamente dalla malattia – sottolinea la prof.ssa Adriana Bonifacino, Presidente di Fondazione IncontraDonna -. Le percentuali di sopravvivenza sono in aumento anche se in alcune neoplasie risultano ancora decisamente basse. Il cancro, più in generale, è un’esperienza complessa, difficile e che sconvolge direttamente o indirettamente la vita di centinaia di migliaia di persone ogni anno. Da qui nasce l’esigenza di dover riuscire a garantire un’assistenza che non sia solo medica ma anche psicologica. L’arte, la letteratura, la musica sono supporti emotivi che vanno maggiormente valorizzati per offrire una migliore qualità della vita a pazienti, parenti e caregiver, nel percorso di malattia”. “L’evento di mercoledì ci permetterà – afferma la dott.ssa Annarita Panebianco, Direttore Sanitario dell’IDI IRCCS – di rimarcare, ancora una volta, l’importanza della prevenzione medica soprattutto tra i giovani sensibilizzandoli ad adottare e promuovere comportamenti e stili di vita sani che possano contribuire a prevenire il melanoma e gli altri tumori della pelle. I medici specialisti saranno disponibili in sede per consulenze mediche, offrendo all’iniziativa un contributo attivo facendo proprio lo spirito di accoglienza che trova nell’arte la sua cornice ideale”. “Sono davvero contenta di aver collaborato all’organizzazione di questa giornata dedicata alla prevenzione oncologica – aggiunge Tosca, supervisore di Officina Pasolini -. Conosco la professoressa Bonifacino da molti anni, sia come responsabile dell’unità di diagnosi e terapia in senologia dell’ospedale Sant’Andrea e Professore aggregato di Oncologia medica della Sapienza Università di Roma, che personalmente come donna al fianco delle donne e degli altri. Da lei ho imparato quanto sia fondamentale la prevenzione, il non abbassare mai la guardia. È molto importante che questa attenzione venga stimolata anche nei giovani, come le allieve e gli allievi dei nostri laboratori artistici. La giornata sarà ricca di incontri che serviranno anche per avvicinare all’arte tanto i pazienti oncologici quanto i caregiver. Perché tante persone che hanno dovuto confrontarsi con questi problemi e imparare a elaborarli sanno che l’espressione artistica è uno strumento fondamentale per superare e affrontare la malattia”.
La giornata prevede inoltre alle 10:30 un confronto tra Valentina Farinaccio (Moby Dick) e la giornalista Concita De Gregorio. Il titolo è “Dialogo sulla Scrittura”, un incontro a due voci. L’obiettivo è far comprendere quanto sia profondo, complesso e magico il mondo della scrittura e come la parola scritta possa riuscire a veicolare i sentimenti di chi scrive anche in momenti di difficoltà. Alle 12:30 il prof. Antonio Moschetta (Direttore Scientifico dell’IRCCS Istituto Tumori “G. Paolo II” di Bari) tiene un seminario dal titolo “Nutrizione, Prevenzione e Longevità: dal DNA all’Esposoma”. La scrittrice Elisa Casseri a partire dalle 18.00 avvia un reading basato sul suo monologo “Questo corpo sconosciuto”, con momenti di interazione con il pubblico.
A seguire, alle 20:00 si tiene la presentazione del Premio Letterario “SopratTutto Scrivere – Lara Facondi”. Questa quarta edizione è incentrata sui sentimenti: paura, speranza, rabbia, ricerca di protezione, solitudine, voglia di reagire e di mettersi in gioco o senso di inadeguatezza. “Abbiamo inteso interpretare l’eredità che Lara ci ha lasciato, strutturando il premio di questo anno sulle emozioni collegate al cancro – prosegue la prof.ssa Bonifacino -. La scrittura può aiutare il recupero psicofisico e l’autodeterminazione di chi è colpito da una patologia oncologica. Il nostro concorso è rivolto a tutti coloro che desiderano condividere la propria difficile esperienza di vita”. Il Premio si divide in due sezioni: quella letteraria-narrativa (racconto, poesia) e quella grafico-visuale (quadro, fotografia, fumetto e graphic novel). La partecipazione è gratuita e la scadenza per l’invio delle opere è fissata al 30 settembre 2023. La lunga giornata si conclude alle 21:00, con “La voce, il corpo” una lezione aperta sulla voce condotta da Tosca, Ilaria Pilar Patassini e Gabriella Scalise, rispettivamente supervisore artistico e docenti della sezione Canzone di Officina Pasolini.
Nasce l’Alleanza Europa Donna Parlamento. Si insedia oggi, nella nuova Legislatura, un organismo composto da un gruppo di Onorevoli che si pone l’obiettivo di difendere i diritti delle pazienti con tumore del seno. È composto da 26 Senatori e Deputati, sia uomini che donne e appartenenti a diversi schieramenti politici. L’Alleanza vuole facilitare il dialogo tra le Istituzioni e le pazienti attraverso l’ascolto delle esigenze e l’impegno a tradurle in norme favorevoli. Per i prossimi anni sono state individuate tre aree d’intervento: il buon funzionamento delle Breast Unit, l’implementazione degli screening mammografici e il miglioramento dell’assistenza per le donne con tumore al seno metastatico. La nuova compagine viene presentata oggi con una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.
“Il tumore al seno è ancora la prima patologia che colpisce le donne ed è una malattia su cui, sebbene l’evoluzione scientifica abbia consentito di raggiungere importantissimi traguardi, c’è ancora tantissimo da fare. L’Alleanza Europa Donna Parlamento, – spiega l’On. Luciano Ciocchetti, Vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera – cui ho aderito con grande entusiasmo, nasce per unire Parlamento, mondo scientifico e le migliaia di donne che, quotidianamente, lottano per superare questa patologia, che ha un così grande impatto sulla loro vita e quella delle loro famiglie. Ad oggi, nonostante gli sforzi e i passi avanti compiuti, persistono ancora notevoli criticità, a partire dalla prevenzione, che dovrebbe essere potenziata attraverso un ampliamento della fascia di età per tutte le donne tra i 45 ai 74 anni, in ossequio alla raccomandazione europea votata dal Consiglio a dicembre. Inoltre, appare fondamentale anche portare avanti un’azione di sensibilizzazione per garantire l’adesione agli screening esistenti, i cui dati sono attualmente scoraggianti. Necessario è, inoltre, garantire un adeguato supporto psicologico per le pazienti oncologiche ed i familiari, dotando ogni Breast Unit di personale dedicato alla psico-oncologia, per dedicare la doverosa attenzione ai devastanti impatti psicologici su chi soffre per la patologia”.
“Ringraziamo tutti i membri del Senato e della Camera per aver aderito al nostro progetto – afferma Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia -. È un’ottima dimostrazione che la lotta al cancro interessa tutti, a prescindere dal partito politico di appartenenza. In particolare, nei prossimi anni ci impegneremo nel potenziamento delle Breast Unit. In Italia attualmente sono 256 e risultano attive nell’80% delle strutture sanitarie di oncologia. Vanno implementate, sia nel loro numero, sia nelle attività che svolgono a partire dai servizi di psiconcologia che sono fondamentali ma ancora largamente insufficienti. Solo il 30% delle Unit ha uno psico-oncologo dedicato alle pazienti dalla diagnosi alla cura. Tutte le donne andrebbero curate ed assistite solo in queste strutture sanitarie che garantiscono la multidisciplinarietà. Vanno potenziate anche attraverso l’erogazione di adeguate risorse economiche, tecnologiche ed umane”.
“L’incidenza dei tumori nel mondo cresce esponenzialmente, in particolare per il tumore al seno, con una previsione di circa il 20% nei prossimi vent’anni, ma che è già ad oggi il più frequente nella popolazione femminile di ogni età” – afferma Corrado Tinterri, Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico di Europa Donna Italia e direttore della Breast Unit di Humanitas Milano. È quindi evidente la necessità di centri di senologia sempre più specializzati e attivi come vero riferimento per le pazienti, perché è lì che già oggi si registra un aumento di guarigione del 18% a parità di stadio di malattia rispetto agli ospedali generalisti. Per questo chiediamo attenzione all’implementazione definitiva di questa Rete già riconosciuta Livello Essenziale di Assistenza dal Ministero della Salute, un adeguamento dei rimborsi dei DGR senologici complessivi e di un codice di esenzione per tutte le donne affette da mutazione patogenetica ereditaria BRCA1-2 con programmi intensivi di sorveglianza per l’alto rischio. La riaffermazione dell’Alleanza Europa Donna Parlamento è fondamentale nel percorso di supporto delle pazienti con tumore al seno – continua Tinterri – È infatti dall’alleanza delle istituzioni con le associazioni che ogni giorno rappresentano le istanze e i bisogni delle donne con esperienza di tumore al seno che riusciremo a sostenere l’obiettivo comune verso un’ottimale gestione del percorso di cura”.
Solo il 20% dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta) contiene informazioni per applicare quanto previsto dalle linee guida internazionali sulla nutrizione clinica. Emerge dal Rapporto Nutrendo 2023 sulle malattie croniche, presentato alla seconda edizione del Forum della Società̀ Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (Sinuc). L’edizione 2023 ha prodotto tre nuovi rapporti: nel primo, dal titolo ‘Nutrizione clinica e malattie croniche’, obiettivo era mappare la presenza della nutrizione clinica nei pdta relativi alla presa in carico di pazienti affetti da malattie croniche. Sono stati individuati, tra il 2020 ed il 2021, 145 Pdta o atti formali attuati dalle Regioni. La maggior parte dei documenti interessa le patologie oncologiche dal 2009 al 2019 (54%), seguite dalle patologie neurodegenerative (16%), Bpco (9%), artrite reumatoide (7%) e scompenso cardiaco (7%), malattie infiammatorie croniche intestinali di malattia renale cronica (3%) e lesioni da pressione (1%). “Da questa analisi dettagliata sui Pdta regionali o di atti formali emerge un quadro frammentario e inadeguato per l’applicazione dei principi di nutrizione clinica nella gestione del malato cronico e oncologico” sottolinea in una nota Maurizio Muscaritoli, Presidente Sinuc e ideatore del Forum Nutrendo. “Solo il 20% dei Pdta valutati, infatti, contiene informazioni sufficienti per poter applicare una terapia nutrizionale secondo quanto previsto dalle linee guida internazionali e sono pochi quelli che danno rilevanza allo stato nutrizionale nella gestione del malato. Allo stato attuale, sono molto rari i Pdta e gli atti formali che considerano fondamentale lo stato nutrizionale nella gestione del malato con patologia cronica o neoplastica e lo considerano tale solo per alcune patologie, come le Mici e alcuni tumori”. “Questo atteggiamento culturale è paradossale in quanto è oramai acclarato come la terapia nutrizionale sia una strategia costo-efficace utile per ridurre la morbilità̀ e migliorare i risultati clinici in tutte le patologie croniche e nei tumori”, sottolinea. E’ auspicabile, evidenzia la nota, una rivisitazione degli attuali Pdta oncologici nei quali il tema “malnutrizione” possa assumere un ruolo di centralità e trasversalità come si può evincere dal Piano Oncologico Nazionale 2023-2027, che dedica ampio spazio alla tematica.
Roma, 14 giugno 2023 – In Italia il 20% delle donne colpite da tumore del seno ha meno di 40 anni. Una percentuale importante, che equivale a 11.140 nuovi pazienti l’anno e che riguarda persone nel pieno dell’attività lavorativa e famigliare. Questo determina enormi problemi da un punto di vista socio-sanitario. Allo stesso tempo si registra anche un incremento di diagnosi fra le donne con più di 74 anni e che sono ormai escluse dai programmi di screening. Rappresentano il 35% dei casi e nel 2022 sono state 20mila le anziane colpite. È indispensabile rimodulare al più presto interventi di prevenzione primaria e secondaria, tenendo conto di quali possano essere le indagini di prevenzione più adatte alle giovani donne, per favorire la diagnosi precoce e la possibilità di guarigione. È questo l’appello lanciato oggi dalla Fondazione IncontraDonna a Roma durante il convegno nazionale “CURA.R.T.E. Alimentazione, Ricerca, Terapia, Emozione”. Il meeting vede la partecipazione dei massimi esperti e analizza i diversi aspetti di diagnosi e di cura riguardanti la neoplasia. “Il carcinoma mammario è una malattia sempre più “trasversale” in quanto ogni anno colpisce donne di diverse fasce d’età e anche 500 uomini – afferma la prof.ssa Adriana Bonifacino, Presidente di Fondazione IncontraDonna -. I progressi che stiamo ottenendo sono evidenti e attualmente la sopravvivenza a cinque anni è dell’88%. La probabilità di viverne ulteriori quattro, condizionata ad aver superato il primo anno dopo la diagnosi, è addirittura del 91%. Al di là dei positivi dati epidemiologici, l’impatto sul singolo paziente è ancora molto forte. Così come per l’intero sistema socio-sanitario che deve provvedere all’assistenza di un numero crescente di persone. Come clinici dobbiamo considerare con maggiore attenzione aspetti della malattia che fino a poco tempo fa consideravamo secondari. Come alimentazione e attività fisica che hanno un ruolo rilevante, sempre più sotto i riflettori della medicina e della ricerca. Non rappresentano solo fattori di prevenzione primaria del cancro ma sono anche supporti importanti per l’organismo del malato. Anche il lato emozionale va maggiormente curato a partire proprio dal delicato momento della comunicazione della diagnosi tra medico e paziente. Infine la ricerca e l’innovazione terapeutica sono altre due armi a nostra disposizione che devono essere maggiormente incentivate, soprattutto nel nostro Paese”. “La personalizzazione dei trattamenti è la vera chiave per capire i successi ottenuti nella lotta al tumore del seno – prosegue il prof. Antonio Russo, del Direttivo Nazionale AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica -. Come emerge oggi dal convegno di Roma, l’età del paziente è estremamente varia e questo influisce sulla scelta della tipologia di cura. Anche perché le terapie sono sempre più mirate e rappresentano il frutto di studi genetici e genomici molto complessi. La ricerca sta inoltre portando a innovazioni tecnologiche notevoli incluso il nuovo approccio all’intelligenza artificiale”. “La maggiore precisione dei farmaci riesce a garantire cure meno invasive e quindi più adatte sia per una giovane che per un’anziana – sottolinea il prof. Andrea Botticelli, Dirigente Medico presso il Policlinico Umberto I Università La Sapienza di Roma-. Uno dei più grandi successi ottenuti negli ultimi decenni è l’evoluzione della terapia adiuvante e quindi somministrata dopo l’intervento chirurgico. Stiamo riducendo le probabilità che la patologia oncologica si ripresenti con una recidiva o con metastasi. Anche grazie a questo, la mortalità nell’ultimo decennio è sensibilmente in calo nonostante vi sia un costante aumento del numero di nuovi casi. L’incremento delle possibilità di guarigione stanno cambiando i percorsi di cura e assistenza che ora devono considerare le nuove esigenze delle donne”.
In Italia vivono oltre 800mila persone con un tumore della mammella e si calcola che una donna su otto si ammalerà nel corso della vita. “Numeri importanti che quantificano chiaramente una patologia ancora molto temuta – sostiene la prof.ssa Nicoletta Gandolfo, Presidente Eletta SIRM – Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica -. E’ possibile ottenere una diagnosi precoce grazie a esami semplici e soprattutto poco invasivi. Oggi esiste la mammografia digitale che consente l’acquisizione delle immagini della mammella, di elevata qualità, su un dispositivo elettronico. Le immagini vengono trasferite su monitor dedicati alla visualizzazione, utilizzando un terzo in meno di raggi X rispetto agli apparecchi tradizionali. Per quanto riguarda gli screening, l’aumento dei casi “giovanili” pone il problema oggettivo di ampliare la platea di donne da sottoporre gratuitamente alla mammografia. Abbassare a 45 anni l’inizio dei programmi di prevenzione secondaria su tutto il territorio nazionale, può essere una possibile soluzione come stanno ipotizzando alcuni Paesi Occidentali, non potendo tuttavia non prendere in considerazione le risorse necessarie, i costi conseguenti e la sostenibilità del sistema”. “Diverse Regioni della Penisola già prevedono per le donne la mammografia biennale a partire dai 45 anni – prosegue la prof.ssa Bonifacino -. Tuttavia in Italia rimane il grande problema di una scarsa adesione agli screening gratuiti che si registra soprattutto in alcuni territori del centro-sud. E’ una battaglia innanzitutto culturale che va portata avanti per incentivare il più possibile la partecipazione ad esami che possono evitare molti gravi problemi a migliaia di potenziali pazienti”.