Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

13 Luglio 2023

Test genomici: sono davvero un diritto per tutte? Le pazienti chiedono risposte

Milano, 13 luglio 2023. Un censimento Regione per Regione, per mettere a punto la mappa aggiornata dei Centri Senologici dove vengono utilizzati i test genomici. Una comunicazione mirata alle Istituzioni delle Regioni meno virtuose, al fine di portare in luce le problematiche e arrivare a una risoluzione. Una call-to-action che coinvolga le Breast Unit sul territorio nazionale, per stimolare una maggiore consapevolezza sui test genomici da parte degli oncologi. Eccole, le prossime iniziative di Europa Donna Italia, affinché tutte le pazienti eleggibili possano usufruire dei test genomici. “Abbiamo seguito passo dopo passo i tavoli di lavoro che hanno portato alla stesura e approvazione del Decreto Ministeriale nel 2021, le questioni burocratiche, le problematiche e ci siamo impegnate mettendo a punto diverse iniziative, verso i luoghi di cura, verso le pazienti e verso le amministrazioni locali – dichiara Rosanna D’Antona, Presidente Europa Donna Italia.

È basilare, infatti, che in caso di tumore al seno, tutte le donne ne siano a conoscenza e che chi ha le caratteristiche stabilite nel DM, ne possa usufruire, cosa che purtroppo ad oggi non accade. Ma è una realtà che deve cambiare: nessuna donna deve essere costretta a rinunciare al test genomico se rientra nei canoni previsti, perché vive nella Regione sbagliata o perché la burocrazia ne ostacola o rallenta l’assegnazione.

il decreto 18 maggio 2021 del Ministro della Salute, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a luglio 2021, ha reso i test genomici rimborsabili in tutta Italia per le pazienti con tumore del seno in fase iniziale responsivo alle terapie ormonali e negativo per HER2. Questo, alla luce dei benefici degli esiti di tali test per questa categoria di pazienti, dimostrati da numerosi studi scientifici. Nel decreto vengono spiegate nel dettaglio le modalità e i requisiti necessari, al fine di accedere al fondo specifico per il rimborso dei test genomici, pari a 20 milioni di euro, stanziato con la legge di bilancio del 2020. Si stima però che nel 2022 ne sia stato effettivamente utilizzato solo la metà. “Le ipotesi di questo sottoutilizzo sono diverse – sottolinea Corrado Tinterri, Docente di Humanitas University di Rozzano, Milano e Direttore Breast Unit Humanitas e Direttore scientifico CTS Europa Donna Italia – “probabilmente in origine si stimava un utilizzo in un maggior numero di casi clinici, ma credo che la causa maggiore sia stato il ritardo di implementazione regionale. Resta critico il rimborso extraregionale per le pazienti migrate in altre Regioni per farsi curare, rimborso che era stato contemplato nel Decreto del 2021 ma che spesso non avviene, tutto ciò rende molto difficoltoso usufruirne a scapito delle donne ammalate che non trovano nelle regioni di origine una Rete delle Breast Unit efficace e rispondente a questa esigenza. Credo che rendere operativo e accessibile come LEA il test genomico nei Centri di Senologia in tutte le Regioni italiane, potrebbe garantire equità di cura a tutte le donne italiane che si ammalano di tumore al seno”.

Ma l’elenco delle ipotesi che hanno portato a un utilizzo del 50% dei fondi non si ferma qui. “Il Decreto Ministeriale dà la possibilità di proporre il test genomico a una popolazione di donne molto ampia,” – chiarisce Lucia Del Mastro, Professore ordinario e Direttore Clinica di Oncologia Medica dell’Ospedale Policlinico San Martino IRCCS, Università di Genova. “Nella pratica clinica però noi oncologi ne prescriviamo meno perché in certi casi le caratteristiche anatomo-patologiche del tumore ci aiutano a capire di per sé senza l’aiuto del test se indirizzare o meno la donna alla chemioterapia. Sicuramente, poi, va considerata la burocrazia che quanto meno nella fase iniziale di applicazione del decreto ministeriale del 2021 ha reso più indaginosa la prescrizione dei test. In Liguria nel 2022, come in molte altre regioni italiane, la percentuale di donne sottoposte al test è stata più bassa rispetto al previsto. Tuttavia, i dati dei primi 6 mesi del 2023 hanno visto un raddoppio dell’utilizzo rispetto all’anno precedente, confermando il superamento degli ostacoli burocratici”.

Per chi non lo sapesse, i 21 sistemi sanitari regionali e provinciali presenti in Italia hanno reso effettiva la legge nazionale (il decreto 18 maggio 2021) con altri decreti attuativi e l’avvio delle gare d’acquisto. Nel 2022 si sono creati ostacoli burocratici in diverse zone d’Italia che oggi non ci sono più. Ma i numeri parlano chiaro e dicono che qualcosa anche ora non va come dovrebbe, in alcune Regioni.  “La media nazionale nel primo semestre 2023 è del 58%” – interviene Francesco Cognetti, Presidente della ConFederazione Oncologi Cardiologi Ematologi (FOCE) – “Ma ci sono Regioni che hanno performato molto bene, come la Lombardia con il 77% di test genomici effettuati, il Lazio con il 92% e per contro, altre con numeri deprimenti, come la Calabria con l’1%, il Piemonte, 14%, la Puglia col 33%. Di fronte a questi dati, posso solo fare una riflessione: penso ci sia un problema di consapevolezza anche tra i medici specialisti soprattutto oncologi e penso che le Società scientifiche dovrebbero avviare ed implementare iniziative informative ed educative verso i propri associati al fine di migliorare questo gap perché bisogna porre molta attenzione a questi che sono bisogni primari per tante donne”.

L’utilizzo dei test genomici è anche coerente con quanto viene sancito nell’ambito della medicina difensiva. È un aspetto da non sottovalutare e che potrebbe remare a favore di un potenziamento nell’utilizzo dei test genomici per le donne che ne hanno diritto. “Abbiamo dati solidi a fronte di studi randomizzanti validati, sono inclusi nelle linee guida internazionali e sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale – dice Valentina Guarneri, Professore Ordinario di Oncologia Medica e Direttore della Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica, Università di Padova – “Certo, non sostituiscono l’esame istologico e neppure la corretta diagnosi, ma rappresentano un’informazione aggiuntiva, fondamentale per la donna perché le può permettere di evitare la chemioterapia, e di tutela per l’oncologo. Un altro aspetto importante è che per la prescrizione dei test genomici è necessaria la discussione nell’ambito del team multidisciplinare e anche questo è una garanzia per il medico e per la paziente”.

Vantaggi per le donne che possono beneficiare di una migliore qualità di vita con ricadute anche su tutta la famiglia e, dal punto di vista sanitario, risparmi per il mancato acquisto di farmaci chemioterapici e per ospedalizzazioni evitate. È difficile ignorare questi aspetti. Il passo successivo? “Sarà l’inserimento dei test genomici nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza” – risponde il professor Cognetti – “Il parere positivo di FOCE è stato recepito e si spera che il documento finale sia approvato entro la fine dell’anno. Il provvedimento rappresenterebbe un ulteriore strumento oltre a quelli già menzionati, per potenziare l’utilizzo dei test genomici nelle donne che ne hanno diritto e che se ne possono giovare”.

12 Luglio 2023

Caldo: Sima, “aumenta smog e morti, migliaia l’anno evitabili in Europa”

L’estate 2022 è stata la stagione più calda registrata in Europa negli ultimi decenni. E uno studio appena pubblicato dall’Istituto di salute globale (Isglobal) di Barcellona su ‘Nature Medicine’ stima in 61.672 le morti premature dovute all’ondata di calore dell’estate scorsa in 35 Paesi europei, con l’Italia al primo posto (18.010 decessi). A spiegare i motivi di quanto riscontrato dai ricercatori spagnoli sono gli esperti della Società italiana di medicina ambientale (Sima): da un lato la quota di anziani nel nostro Paese, dall’altro gli effetti dello smog. Grazie a spazi verdi e bike sharing, ammoniscono i medici Sima, ogni anno in Europa si potrebbero evitare migliaia di decessi.

“Più del 60% dei 61mila decessi dovuti al caldo estremo registrati dallo studio si sono verificati oltre gli 80 anni di età e l’Italia – ricordano gli esperti – è il Paese che in Europa vanta non solo la più elevata percentuale di grandi anziani rispetto alla popolazione generale (il 6,5% degli italiani ha più di 80 anni), ma anche il più alto numero di ultra 80enni, vale a dire oltre 3 milioni e mezzo di persone”. Inoltre “il cambiamento climatico aumenta la frequenza e l’intensità delle ondate di calore e il ristagno dell’aria – evidenzia Alessandro Miani, presidente Sima – con conseguenti ripercussioni in termini di aumento non solo dei livelli dell’ozono, e quindi dello smog fotochimico, ma anche dei livelli di particolato atmosferico, di per sé impattanti sulla mortalità”. “Solo in Italia – prosegue Miani – l’Agenzia europea per l’ambiente stima 66mila morti premature l’anno dovute alle polveri sottili e ai biossidi di azoto. Le concentrazioni di polveri sottili sono in media di 2,6 µg/m3 più elevate nei giorni di stagnazione dell’aria. Inoltre, le temperature più elevate e la mancanza di precipitazioni che caratterizzano i sempre più lunghi periodi siccitosi determinano un aumento del rischio di incendi, che sono a loro volta una delle principali sorgenti del particolato atmosferico, con effetti visibili anche centinaia di chilometri dal sito d’incendio. Ci sono poi le tempeste di polveri, che portano nel Mediterraneo grandi quantità di particolato atmosferico e che aumentano d’intensità e frequenza all’aumentare dell’inaridimento del suolo e dell’abbassamento della falda acquifera causato dal riscaldamento globale e dall’incontrollato emungimento per attività umane”.

10 Luglio 2023

Tumori: “In Perù gli oncologi adottano le linee guida AIOM così può migliorare l’accesso a test e farmaci innovativi”

Gli oncologi peruviani (e presto di tutta l’America Latina) seguono le Linee Guida stilate dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e tradotte in spagnolo proprio per essere adottate dai clinici locali. È un ponte della ricerca contro il cancro che unisce due Paesi molto vicini anche se lontani geograficamente, vista la consistente percentuale di popolazione peruviana di origini italiane. La collaborazione è già iniziata con le Raccomandazioni AIOM sul test BRCA nel tumore della mammella e con le Linee Guida sul tumore del colon e della mammella, disponibili nella versione in spagnolo. E, nei prossimi mesi, sarà pronta anche la traduzione degli aggiornamenti delle Linee Guida sui principali big killer, cioè sulle neoplasie del polmone, colon-retto e mammella. L’obiettivo è promuovere anche in Perù (e in tutta l’America Latina) l’oncologia di precisione. In questo Paese, è difficile per i pazienti l’accesso ai test molecolari e alle relative terapie innovative. Diventa quindi fondamentale, per gli specialisti, avere a disposizione strumenti come le Linee Guida, che favoriscono l’appropriatezza prescrittiva dei trattamenti e degli esami diagnostici. La collaborazione fra Italia e Perù sarà siglata nel Congresso internazionale “AIOM meets America Latina”, che si terrà tra un mese (il 10 e 11 agosto) a Lima alla Ricardo Palma University. Nel 2020 in Perù, che ha circa 33 milioni di abitanti, sono stati stimati 66.669 nuovi casi di cancro e i decessi sono stati 34.570. In Italia, che ha 59 milioni di abitanti, nel 2022 sono stimate 390.700 nuove diagnosi, con 181.330 morti (nel 2021).

“Le Linee Guida AIOM – afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM – sono documenti elaborati grazie all’impegno di oltre 500 professionisti, con il coinvolgimento di 45 diverse Società Scientifiche. Solo nel 2022 sono stati 320.203 gli accessi ai pdf delle Linee Guida sul sito aiom.it. Le Linee Guida, che rappresentano la medicina basata sull’evidenza, attraverso un processo sistematico e trasparente rendono possibile il trasferimento nella pratica clinica di tutte le nuove conoscenze prodotte dalla ricerca. La scienza non ha confini e vogliamo condividere questo importante lavoro con i colleghi peruviani. Ci auguriamo che questo nostro impegno possa contribuire a superare gli ostacoli che i pazienti del Paese sudamericano incontrano nell’accesso ai test molecolari e alle terapie innovative”.

I cinque tumori più frequenti in Perù sono quelli della prostata (8.700 casi stimati nel 2020), mammella (6.860), stomaco (6.300), colon-retto (4.636) e cervice uterina (4.270). I cinque big killer sono rappresentati dal cancro dello stomaco (4.979 decessi nel 2020), polmone (2.595), prostata (2.433), colon-retto (2.365) e cervice uterina (2.288).

“I dati epidemiologici evidenziano importanti differenze fra Italia e Perù nell’incidenza e mortalità per cancro – spiega Jhony De La Cruz-Vargas, Oncologo e Direttore Generale dell’Istituto di Scienze Biomediche alla Ricardo Palma University di Lima -. Innanzitutto, in Italia, i decessi per carcinoma dello stomaco sono in costante calo e, nel periodo compreso fra il 2015 e il 2021, la diminuzione è stata del 25,1% nelle donne e del 18,4% negli uomini. Invece, in Perù, questa neoplasia resta la principale causa di morte oncologica. La dieta scorretta, le difficoltà nella conservazione degli alimenti in alcune aree del Paese e l’infezione da Helicobacter pylori hanno un impatto molto importante. Inoltre, in Perù, il carcinoma della cervice uterina è al quinto posto sia per incidenza che per mortalità. Si tratta di una neoplasia in calo in molti Paesi, grazie all’individuazione di lesioni precancerose con gli screening. Anche in Perù deve essere migliorata la sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei programmi di prevenzione secondaria e della vaccinazione anti HPV”.

“I test molecolari sono parte essenziale della pratica clinica quotidiana in Italia, ma non è ancora così in Perù – afferma Antonio Russo, Tesoriere AIOM, Professore Ordinario di Oncologia Medica, DICHIRONS – Università degli Studi di Palermo, e Presidente COMU (Collegio Oncologi Medici Universitari) -. Le caratteristiche molecolari del singolo tumore definiscono il trattamento per ogni persona colpita dal cancro. È il cardine dell’oncologia di precisione, un approccio che mira a offrire il farmaco ‘giusto’ al paziente ‘giusto’ al momento ‘giusto’, migliorando così l’efficacia delle terapie e la qualità di vita. Oggi più del 25% dei pazienti oncologici in fase avanzata di malattia potrebbe ricevere una terapia mirata sulla base di un biomarcatore, cioè delle caratteristiche genetico-molecolari della neoplasia. Inoltre, alcuni farmaci a bersaglio molecolare hanno dimostrato attività anche in fasi precoci di malattia e possono rivestire un ruolo importante anche nelle terapie neoadiuvanti e adiuvanti, cioè prima e dopo la chirurgia, in pazienti con tumori operabili. Anche l’immunoncologia, che negli ultimi 10 anni ha rivoluzionato la cura del cancro, rientra nel concetto di oncologia di precisione e oggi è lo standard di cura in diverse neoplasie in stadio metastatico o ad alto rischio di recidiva dopo l’intervento chirurgico”.

“I biomarcatori sono l’insieme delle caratteristiche genetico-molecolari dei tumori, necessarie per definire la terapia personalizzata – sottolinea il Prof. De La Cruz-Vargas -. Le Linee Guida AIOM e quelle internazionali suggeriscono che, nei tumori per i quali sono disponibili farmaci a bersaglio molecolare, la determinazione dei biomarcatori debba essere eseguita contestualmente alla valutazione istologica della malattia, per fornire al clinico tutte le informazioni necessarie per la scelta della terapia più efficace. In Perù è necessario migliorare la consapevolezza degli oncologi sull’importanza dei test molecolari. Esami e terapie devono andare di pari passo, per questo va migliorato anche l’accesso ai trattamenti innovativi”.

“Alla scoperta di un’alterazione molecolare con ruolo predittivo deve far seguito una terapia mirata – continua il Prof. Russo -. Il carcinoma del polmone non a piccole cellule con mutazioni dell’EGFR o con traslocazione di ALK o di ROS1, i tumori della mammella o dello stomaco con amplificazione di HER2, il melanoma cutaneo con mutazioni di BRAF, il carcinoma del colon-retto privo di mutazioni di KRAS o di NRAS o di BRAF rappresentano alcuni esempi di sottogruppi molecolari di neoplasie, per i quali sono già oggi disponibili specifici trattamenti in grado di modificare in maniera significativa il decorso della malattia in fase avanzata o metastatica”.

“Abbiamo scelto di avviare la collaborazione con gli oncologi peruviani con la traduzione in spagnolo delle Raccomandazioni AIOM sul test BRCA nel tumore della mammella – conclude il Presidente Cinieri -. Gli studi sui geni BRCA rappresentano la frontiera più avanzata nel campo dell’oncogenetica e la punta di diamante dell’oncologia di precisione nella ricerca e sviluppo di nuove terapie personalizzate su base molecolare. L’identificazione di varianti nei geni BRCA in una donna con tumore della mammella permette inoltre di intraprendere, a cascata, un percorso di consulenza oncogenetica nei familiari per identificare i portatori ad alto rischio. A questi ultimi possiamo proporre programmi mirati di diagnosi precoce dei tumori associati alle sindromi a trasmissione familiare BRCA e strategie finalizzate alla riduzione del rischio”.

7 Luglio 2023

A passi di danza contro il tumore

Oltre trecentonovantamila casi di tumore diagnosticati ogni anno in Italia. Un dato, purtroppo, in crescita secondo l’ultimo report dei Numeri del cancro 2022 promosso da AIOM e AIRTUM. La neoplasia più comune si conferma il carcinoma della mammella, seguito da quello al colon-retto, al polmone, alla prostata ed alla vescica.

Grandissimi i risultati raggiunti dalla ricerca mondiale fino ad oggi. Le recenti terapie, sempre più mirate e meno invasive, consentono ai pazienti oncologici di affrontare e vincere più rapidamente la malattia. Un supporto importante per i malati di tumore viene offerto anche dall’esercizio fisico unito al percorso terapeutico.

L’attività fisica diviene, quindi, fondamentale. Il movimento è utile, prima di tutto, per il mantenimento del peso e contribuisce a favorire la prevenzione terziaria. Si riducono, così, i rischi di recidiva permettendo un maggior controllo della malattia.

Secondo l’American Dance Therapy Association, il ballo, senza distinzione di stile, è già di per sé un efficace alleato per la salute in generale. Un sostegno particolarmente valido per tutti i malati oncologici, sia donne che uomini.

Da qui l’idea di Carolyn Smith, ballerina di fama mondiale e giudice internazionale di ballo, nota al pubblico della tv italiana per il suo ruolo di presidente di giuria nel programma di Rai Uno Ballando con le Stelle.

Ho pensato alle tante persone che, come me, affrontano ogni giorno la malattia” – afferma Smith – “da ballerina ho potuto verificare personalmente quanto la danza mi abbia aiutato sia a livello fisico che psichico. Sin dall’inizio del percorso terapeutico mi sono resa conto di quanto la malattia incidesse sui movimenti del mio corpo. La sensibilità delle articolazioni veniva meno pian piano. La mia formazione di ballerina mi è stata, pertanto, di grande aiuto. Per questo desidero condividere la mia esperienza con chi sta vivendo la stessa situazione. Gli effetti positivi del ballo sono indiscutibili e vanno bene per donne e uomini di tutte le età e con percorsi oncologici differenti. Un modo per aiutare a ritrovare spensieratezza, energia e nuove amicizie”.

E’ proprio a questi pazienti che Dance For Oncology si rivolge. Ideata da Carolyn Smith, D4O è la prima associazione – ed unica al mondo – nata per aiutare i pazienti oncologici, senza distinzioni. Movimento e divertimento a sostegno delle terapie: la danza eseguita con la musica è in grado di trasformarsi in farmaco attivo contro ansia e depressione. Un progetto totalmente gratuito per i pazienti che coinvolge medici e ballerini.

Costituita ufficialmente lo scorso aprile, D4O ha già raccolto numerose adesioni di insegnanti di danza provenienti da ogni città italiana che hanno deciso di offrire la loro preparazione al progetto e mettere a disposizione le loro scuole di danza per accogliere i pazienti già dal prossimo ottobre.

Il primo corso ufficiale di formazione per gli insegnanti si tiene l’8 e 9 luglio presso dell’Hotel Villa Fiorita a Monastier in provincia di Treviso. Qui oltre cinquanta insegnanti sono stati invitati a seguire le lezioni, conoscere i parametri del percorso ed incontrare i soci fondatori del progetto assieme a Carolyn Smith: Ernestino Michielotto Pietro Marchetti, Adriana Bonifacino, Paolo Ruggeri, Giorgian Putanu, Mauro Boldrini.

Tra loro Adriana Bonifacino, Responsabile della Senologia Clinica e Diagnostica dell’IDI-IRCCS di Roma.  “La danza ha effetti benefici in termini di salute mentale e l’abbiamo riscontrato in molte ricerche effettuate. Questo perché il ballo riesce a ristabilire un rapporto positivo con il proprio corpo, a sviluppare un’immagine sana, infondendo un senso di accettazione nel paziente e aiutandolo a ripristinare la connessione vitale con il proprio corpo”, dichiara Bonifacino.

Allenarsi attraverso il ballo coinvolge progressivamente ed opportunamente sia il corpo che la mente, come ricorda Federico Schena – Professore in Scienze dello Sport all’Università di Verona – che partecipa all’incontro come relatore. “La danza stimola i diversi apparati e la gran parte degli organi ad incrementare il proprio livello di funzionamento per un periodo più o meno lungo al termine del quale, dopo un necessario recupero, ci si deve attendere un miglioramento” – evidenza Schena. “Pur non trasformandoci in ‘atleti’, tale attività rende più performanti e consente di recuperare abitudini e possibilità che pensavamo la malattia ci avesse tolto per sempre e che, al contrario, erano in attesa, pronte a tornare, rispondendo positivamente alla nostra volontà di muoversi in modo coordinato e progressivo”.

Tra i soci, Mauro Boldrini, Direttore della Comunicazione dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e delle principali Associazioni di Pazienti in campo oncologico: “Dance for Oncology rappresenta una grande opportunità per le persone colpite da neoplasie, per tornare ad una vita di normalità dopo la malattia. Il ballo favorisce il movimento, fondamentale per evitare recidive, ma anche la socializzazione con le altre persone. Uno dei rischi più forti, infatti, nelle pazienti in terapia è proprio quello di cadere in depressione. Invece, la socialità con uomini e donne, che come te hanno vissuto la malattia, con i maestri di ballo può favorire il ritorno alla normalità. Ho voluto essere socio di questa Associazione, perché in questi anni ho visto che grazie ai progressi dell’innovazione è possibile per migliaia di persone superare la malattia e tornare ad una buona qualità di vita. Spero che Dance for Oncology diventi sempre di più una realtà importante, strutturata e diffusa sul territorio, anche nelle Regioni del Sud dove più bassa è l’adesione agli screening”.

L’associazione Dance for Oncology ha sede legale a Roma e può essere sostenuta contattando l’indirizzo email del sito o attraverso i canali social Instagram e Facebook (@dance4oncology). Per le donazioni: IBAN IT25X0306909606100000196420.

Desidero ringraziare tutti coloro che hanno creduto nel mio sogno” – chiosa Smith – “e hanno deciso di offrire disponibilità immediata, massiccia e sentita. Dance For Oncology, Dance For Life”.

7 Luglio 2023

Diabete, tumori ed epatiti meno vittime grazie a nuovi farmaci

Grazie a terapie frutto di ricerca e innovazione, in 20 anni in Italia la mortalità per malattie croniche, quelle cardiovascolari e il diabete, è diminuita del 41%. A descrivere i risultati di un settore che ha permesso di vivere di più e meglio in Italia sono i dati illustrati ieri all’Assemblea nazionale di Farmindustria.
Oggi due persone su 3 a cui viene diagnosticato un tumore sopravvivono dopo 5 anni, mentre 30 anni fa erano una su 3. Le persone guarite dall’epatite C grazie ai nuovi antivirali sono oltre 260mila in Italia. Le vaccinazioni hanno permesso di eradicare malattie e salvare milioni di vite, come nel caso del Covid. Dagli antibiotici innovativi e terapie avanzate, “rispondiamo alla domanda di salute con un’innovazione molto diversificata, che usa nuove piattaforme per la ricerca e ha permesso di arrivare al record storico di oltre 20.000 farmaci in sviluppo nel mondo, tra cui molti innovativi”, spiega Marcello Cattani, presidente di Farmindustria. Le aziende farmaceutiche, inoltre, sono da tempo impegnate nella transizione verso un’economia sostenibile. In dieci anni hanno ridotto i consumi energetici del 37%. Il 55% è già impegnato nella riduzione dell’uso della plastica nel processo produttivo. Nel settore farmaceutico, dove ci sono sempre più imprese che si stanno certificando per la parità di genere, si registra anche un numero di figli superiore del 45% rispetto alla media nazionale.

6 Luglio 2023

Studio: solo la metà dei farmaci nuovi porta benefici terapeutici

Soltanto il 47% dei farmaci approvati in Europa tra il 2011 e il 2020 e il 41% di quelli introdotti negli Stati Uniti rappresentano un miglioramento sostanziale dal punto di vista terapeutico rispetto ai trattamenti esistenti. È questo il dato saliente di uno studio condotto da diversi istituti statunitensi e svizzeri pubblicato sul British Medical Journal.

Quello sull’innovatività dei nuovi farmaci è un dibattito aperto da tempo. “Una caratteristica importante dell’approvazione dei farmaci negli Stati Uniti e in Europa è che né la Food and Drug Administration (Fda) statunitense né l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) richiedono dati sull’ampiezza dell’efficacia di un farmaco rispetto ad altri trattamenti per la stessa condizione”, spiegano i ricercatori. Per questo, molti Paesi si sono dotati di organizzazioni deputate a compiere valutazioni di questo tipo per “fornire una guida ai medici e ai pazienti sulla selezione del trattamento e servire come base per le trattative sui prezzi”, aggiungono. Il gruppo di ricerca si è basato sulle valutazioni delle autorità francesi e tedesche per analizzare circa 100 molecole introdotte negli ultimi dieci anni (124 in Usa e 88 in Europa). Di queste, solo il 41% delle prime approvazioni americane e il 47% di quelle europee ha rappresentato un avanzamento significativo. Il progresso terapeutico è ancora inferiore se si considerano le estensioni di utilizzo di questi farmaci a patologie aggiuntive oltre a quella iniziale, una pratica frequente soprattutto per gli antitumorali. In tal caso soltanto il 34% delle indicazioni aggiuntive in Usa e il 36% in Europa hanno un alto valore terapeutico. “Quando le indicazioni non offrono benefici terapeutici aggiuntivi rispetto ad altri trattamenti disponibili, queste informazioni dovrebbero essere chiaramente comunicate ai pazienti e riflettersi nel prezzo dei farmaci”, scrivono i ricercatori.

5 Luglio 2023

Maria Elena Boschi: “Il diritto all’oblio oncologico è norma di civiltà subito la legge per sanare discriminazioni prive di basi scientifiche”

La legge sul diritto all’oblio è una norma di civiltà e di umanità che deve vedere la luce quanto prima nel nostro Paese. È questa la conclusione unanime dei parlamentari che negli ultimi mesi hanno contribuito a presentare diverse proposte di legge sul tema e hanno partecipato ieri al Convegno “Il diritto all’oblio delle persone guarite dal cancro e la prevenzione delle disuguaglianze”, organizzato da FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) e dal Centro Studio Rosario Livatino alla Camera dei Deputati.

“Molto utile il dibattito al Convegno promosso da FAVO, perché ci consente di limare ancora la proposta di legge, in vista di un’approvazione che noi proponenti speriamo venga approvata in via definitiva entro l’anno – ha affermato l’onorevole Maria Elena Boschi -. Certamente potremo migliorare questa legge in futuro perché ci sono le condizioni: la partecipazione politica e un ottimo lavoro delle Associazioni nel sensibilizzare su questo tema. Vogliamo però intanto dare un segnale e approvarla il prima possibile. Una legge sull’oblio oncologico non solo è giusta, ma è necessaria per sanare quella che ora è una vera e propria discriminazione senza fondamenti scientifici. È una norma di civiltà che deve vedere la luce il prima possibile. In questi mesi il ruolo delle Associazioni è stato prezioso, sia per tenere alta l’attenzione sul tema sia nel dare un contributo di merito, grazie all’esperienza diretta e alle competenze dei medici. Ora il mio impegno è rivolto all’approvazione entro l’anno, mi auguro con il consenso di tutto il Parlamento. Ma non terminerà con la legge sull’oblio, andrà avanti su quei tanti altri temi che le Associazioni ci hanno sottoposto, a partire dalle condizioni dei malati cronici”.

“Questa non è una legge politica: è una legge di umanità, interamente pensata per i pazienti – ha evidenziato l’onorevole Patrizia Marrocco -. Togliamo uno stigma sociale. Da relatrice desidero che la discussione e l’approvazione sia quanto più possibile rapida e ampiamente sostenuta. Scriveremo una bella pagina del Parlamento”.

“Il lavoro parlamentare compiuto è stato meritorio – ha spiegato l’ex Ministro, Maurizio Sacconi -. Richiede ancora qualche completamento anche in riferimento alla definizione dei tempi e dei modi di applicazione della legge da parte del Ministero della Salute che dovrebbe comprendere la periodica consultazione delle Associazioni di pazienti. Inoltre, quanto disposto dalla bozza costituisce un ulteriore contenuto delle norme di correttezza degli intermediari per le cui violazioni vigilano e sanzionano Banca d’Italia, Consob e IVASS”.

“I guariti dal cancro hanno la stessa aspettativa di vita della popolazione generale di uguale sesso e di pari età – hanno affermato Giordano Beretta (Presidente Fondazione AIOM) e Saverio Cinieri (Presidente AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Per questo è necessaria una nuova categorizzazione dei pazienti. Il termine ‘sopravvissuto’ nella cultura anglosassone è caratterizzato da una connotazione positiva, correlata alla resilienza. In altri Paesi, invece, è spesso considerato come un’etichetta sgradita, perché associa l’identità della persona con la malattia. Proprio come i trattamenti antitumorali che sono sempre più mirati a sottogruppi di pazienti, così anche gli interventi sulla lungovivenza devono essere personalizzati nella pratica clinica. Nel passaggio verso una cultura dell’oncologia in cui il cancro è conside­rato una malattia cronica, vi è un bisogno di chiarezza sulle somiglianze e sulle differenze tra tutti i pazienti lungoviventi. Il disegno di legge sul diritto all’oblio oncologico può favore questo cambiamento culturale perché prevede che, dopo 10 anni dal termine delle cure per le neoplasie dell’adulto e dopo 5 per quelle dell’età pediatrica, i pazienti del nostro Paese siano ritenuti guariti non solo a livello clinico ma anche per la società. Ringraziamo le Istituzioni per il sostegno unanime alla proposta di legge, che può cambiare davvero la vita di un milione di cittadini che hanno superato la malattia”.

“Siamo vicini a raggiungere una tappa importantissima di un percorso iniziato oltre venti anni fa con le prime denunce e proposte di FAVO per il superamento dello stigma: cancro uguale morte o male inguaribile – ha illustrato Elisabetta Iannelli, Segretario Generale FAVO -. La legge sull’oblio oncologico in via di approvazione ha già cominciato a produrre i suoi frutti segnando un punto di svolta culturale prima ancora che giuridico nel superamento, anzi nella prevenzione, delle discriminazioni contro le persone guarite dal cancro. L’attenzione verso i diversi ambiti del ritorno alla vita dopo il tumore, finanziamenti e assicurazioni, lavoro ed adozioni, significa riconsegnare alla vita attiva milioni di persone poiché la legge, pur se riferita principalmente ai guariti, prevede politiche attive sul lavoro anche per i lungoviventi oncologici non ancora clinicamente guariti, ma che la scienza ci dice che in gran numero non moriranno a causa del tumore”.

“FAVO – ha concluso il Presidente FAVO, Francesco De Lorenzo – esprime vivo apprezzamento al Parlamento italiano per aver sollecitamente attuato quanto richiesto dal Parlamento europeo il 16 febbraio 2022: ‘che entro il 2025 tutti gli Stati membri garantiscano il diritto all’oblio a tutti i pazienti europei dopo dieci anni dalla fine del trattamento e fino a cinque anni dopo la fine del trattamento per i pazienti per i quali la diagnosi è stata formulata prima dei 18 anni di età’. Più in generale, aver voluto ampliare il diritto all’oblio alla prevenzione delle discriminazioni rappresenta una buona pratica che pone l’Italia all’avanguardia della legislazione nel merito europea”.

4 Luglio 2023

Diritto all’oblio oncologico: Italia all’avanguardia in Europa per la prima volta tutelati anche i contratti di lavoro e le adozioni

“La legge sul diritto all’oblio oncologico può porre l’Italia all’avanguardia in Europa nella tutela delle persone colpite dal cancro che hanno superato la malattia. A differenza dei provvedimenti adottati in altri Paesi, prevede specifiche disposizioni che riguardano non solo la possibilità di accedere a servizi finanziari come mutui e assicurazioni, ma anche i contratti di lavoro e le adozioni. Si tratta di una battaglia di civiltà che segna la fine di troppe discriminazioni subite finora dai cittadini che sono guariti dal cancro”. FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione AIOM plaudono al testo unificato del disegno di legge sull’oblio oncologico, approvato recentemente dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, e chiedono che sia designata un’autorità che vigili sul rispetto delle norme e che siano inserite sanzioni in caso di inadempienza. È quanto emerge dal convegno “Il diritto all’oblio delle persone guarite dal cancro e la prevenzione delle disuguaglianze”, organizzato da FAVO, che si svolge oggi alla Camera dei Deputati. Il testo unificato del disegno di legge prevede che, dopo 10 anni dal termine delle cure per le neoplasie dell’adulto e dopo 5 per quelle dell’età pediatrica, i pazienti del nostro Paese siano ritenuti guariti non solo a livello clinico ma anche per la società.

“Con l’approvazione della proposta di testo unificato, finalmente vengono cancellati per legge lo stigma cancro = morte e lo stigma cancro = malattia incurabile e inguaribile, frequentemente riproposti dai media e ancora ben radicati nell’opinione pubblica – spiegano Francesco De Lorenzo (Presidente FAVO) ed Elisabetta Iannelli (Segretario Generale FAVO) -. I guariti dal cancro non saranno più discriminati nella vita sociale, professionale e familiare. Sono infatti previste specifiche norme che tutelano gli ex pazienti da possibili discriminazioni nel campo assicurativo e finanziario oltre che nell’ambito lavorativo, con misure relative all’accesso alle procedure di selezione concorsuale ed alle assunzioni e relative a politiche attive di inserimento e permanenza al lavoro. Anche il riconoscimento dell’idoneità all’adozione non potrà più essere negato a chi è guarito dal tumore”.

“Il testo parte dal presupposto fondamentale che il cancro è guaribile e, in molti casi, è sempre più una malattia cronica – affermano Giordano Beretta (Presidente Fondazione AIOM) e Saverio Cinieri (Presidente AIOM) -. In base alle statistiche, molte persone, colpite da neoplasia, moriranno per altre patologie, prima ancora di essere considerati clinicamente guarite dal tumore. Per questo è necessario ricalcolare, per esempio, i premi assicurativi in base agli enormi progressi della ricerca scientifica. Sempre in base a questo principio, la norma italiana interviene anche sulla legge sull’adozione di minori, e comunque potranno essere valutate anche le richieste di adozione che provengono da chi è considerato ancora malato”.

“Il disegno di legge è un’importante conquista di civiltà che giunge dopo anni di battaglie e che finalmente considera i progressi medico-scientifici – proseguono i vertici di FAVO -. La nostra Federazione ha denunciato anni fa la mancanza di provvedimenti legislativi a favore dell’oblio oncologico. Abbiamo dialogato con i rappresentanti dei clinici, delle assicurazioni, del mondo del lavoro e, ovviamente, delle Istituzioni. Negli ultimi due anni, Fondazione AIOM ha lanciato una campagna informativa importante ed efficace”. “Con la nostra petizione on line abbiamo raccolto 106.967 firme – affermano Giordano Beretta e Saverio Cinieri -. L’oncologia italiana è ai vertici nel mondo per quanto riguarda i tassi di sopravvivenza e guarigione per molte neoplasie. Ai successi scientifici devono però corrispondere anche nuovi provvedimenti di tutela. Sono oltre 3,7 milioni le persone che in Italia vivono con una diagnosi di cancro e circa un milione deve essere considerato guarito. È indispensabile permettere ai pazienti, soprattutto ai più giovani, di godere di una vita libera e completa dopo la fine delle cure. Auspichiamo che la nuova legge, che migliora l’esempio già virtuoso di altri Paesi europei, sia approvata quanto prima, entro la fine dell’anno”.

L’intero Gruppo di Lavoro FAVO (costituito da Maurizio Sacconi – Amici di Marco Biagi; Maurizio Campagna, Francesco De Lorenzo, Elisabetta Iannelli – F.A.V.O.; Alessandro Candido, Mauro Paladini – Università degli Studi di Milano Bicocca) valuta molto positivamente la proposta di testo di legge unificato in materia di oblio oncologico. Per gli esperti FAVO, tuttavia, è necessario intervenire con maggiore incisività sul piano dell’effettività della tutela garantita ai guariti dal cancro.

“Da un lato bisogna prevedere apposite sanzioni per ‘i contraenti forti’ come banche e assicurazioni che continuino a discriminare – sostiene Maurizio Sacconi -. Dall’altro, vanno introdotte forme di risarcimento per il contraente leso. Sul fronte della vigilanza sulla corretta attuazione della legge, appare più coerente – conclude Sacconi – affidare tale responsabilità alla Banca d’Italia e all’IVASS (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) in relazione alle loro competenze per i comportamenti patologici di banche e assicurazioni”.

3 Luglio 2023

L’OMS potrebbe dichiarare “possibile cancerogeno” l’aspartame

L’International Agency for Research on Cancer (Iarc), l’agenzia dell’Oms specializzata nella ricerca sul cancro, potrebbe presto classificare il dolcificante aspartame come “possibile cancerogeno per l’uomo”. E’ quanto anticipa la Reuters sul proprio sito citando fonti anonime. L’ufficializzazione della notizia è attesa per il prossimo 14 luglio, quando sarà resa disponibile la monografia Iarc dedicata all’aspartame e la valutazione sarà pubblicata sulla rivista Lancet Oncology.

L’aspartame è uno dei più diffusi dolcificanti in commercio. È presente in numerosi prodotti, dalle bevande a cibi industriali fino ad alcuni farmaci. Una prima valutazione effettuata all’inizio degli anni Ottanta ne aveva confermato la sicurezza definendo la dose massima a 40 mg al giorno per chilo di peso corporeo. A più di 40 anni di distanza giunge oggi la nuova valutazione dello Iarc per decidere sulla capacità della sostanza di favorire lo sviluppo di tumori. Il gruppo di lavoro si è riunito dal 6 al 13 giugno scorsi. Mentre in questi giorni (27 giugno-6 luglio 2023) è in corso la riunione di un diverso gruppo di lavoro Oms-Fao che dovrà decidere la dose sicura per la sostanza. “Le due valutazioni sono complementari”, afferma lo Iarc. “Ecco perché il risultato delle valutazioni sarà reso disponibile insieme”. Il sistema di classificazione dell’agenzia dell’Oms prevede quattro categorie: il gruppo 1 è destinato alle sostanze per cui ci sono sufficienti prove di cancerogenicità; le sostanze inserite nei gruppi 2A (probabile cancerogeno) e 2B (possibile cancerogeno) sono considerate potenzialmente in grado di favorire lo sviluppo di tumori, ma con differenti livelli di forza delle prove scientifiche disponibili. L’ultimo gruppo è riservato alle sostanze per cui non siano disponibili prove di cancerogenicità. Secondo l’anticipazione Reuters, l’aspartame sarebbe stato inserito nella categoria dei ‘possibili cancerogeni’, in cui, al momento sono presenti 322 sostanze.

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