13, maggio 2026 – Il consumo di polifenoli – composti organici naturali contenuti in vari alimenti vegetali – potrebbe essere collegato a un invecchiamento più sano attraverso un’azione diretta sui telomeri del Dna. Uno studio dell’Università di Navarra presentato al Congresso Europeo sull’Obesità (Eco) mostra infatti un’associazione tra un maggiore consumo di polifenoli e un minor rischio di telomeri più corti, ovvero le “estremità” o cappucci del Dna che, quando più corti, aumentano il rischio di morte cellulare e invecchiamento non sano. I polifenoli esercitano effetti antiossidanti e antinfiammatori. Tra gli alimenti ricchi di polifenoli prevalgono frutta e verdura dai colori intensi, come i frutti di bosco, cacao, vino rosso, frutta secca, olive, tè, caffè e soia.
Lo studio è stato condotto su 1709 partecipanti adulti, con la lunghezza dei telomeri misurata in campioni raccolti nel 2008 e nel 2015. È stata osservata una significativa associazione inversa tra l’assunzione totale di polifenoli e il rischio di telomeri corti. Rispetto ai partecipanti nel 10% con l’assunzione più bassa, quelli nel 10% con l’assunzione più alta presentavano un rischio inferiore del 52% di avere telomeri corti. L’associazione è più forte nei partecipanti più giovani di età inferiore ai 64 anni, mentre non è stata osservata alcuna chiara associazione nei partecipanti più anziani. Ciò suggerisce che la dieta potrebbe svolgere un ruolo più importante nell’invecchiamento biologico nelle fasi iniziali della vita, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche. In particolare, un consumo moderato di caffè (fino a una tazza al giorno) è risultato associato a un rischio inferiore del 26% di avere telomeri corti. Anche un maggiore consumo di frutta è risultato correlato a un rischio inferiore: il 25% dei partecipanti con il consumo più elevato presentava un rischio inferiore del 29% di avere telomeri corti. “Questi risultati – affermano gli autori – supportano l’ipotesi che le diete ricche di polifenoli possano potenzialmente promuovere un invecchiamento biologico più sano, riducendo il rischio di sviluppare malattie croniche. Inoltre, i risultati suggeriscono che la dieta potrebbe svolgere un ruolo più rilevante nelle prime fasi del processo di invecchiamento”. Tuttavia, precisano i ricercatori, “questo studio presenta alcune limitazioni, trattandosi di uno studio osservazionale”.
12 maggio 2026 – In Italia nel 2023 le cause di morte più frequenti nella popolazione sono state le malattie del sistema circolatorio (206.119 decessi) e i tumori (175.147). Insieme determinano il 57% del totale dei decessi, seguono le patologie del sistema respiratorio e le demenze (incluso l’Alzheimer), responsabili rispettivamente dell’8% e del 5% dei decessi. E’ quanto si legge nel report Istat “Cause di morte in Italia, anno 2023”.
Se tra le donne i decessi per malattie del sistema circolatorio (33% dei decessi totali) presentano una frequenza superiore rispetto ai tumori (23%), tra gli uomini i tumori sono lievemente prevalenti (30% contro il 28% delle malattie circolatorie). Inoltre, tra le donne i decessi per demenze sono più diffusi (7% dei decessi totali tra le donne vs 3% tra gli uomini). Nel 2023 si registra una marcata contrazione della mortalità per Covid-19: i decessi dai 51.630 del 2022 scendono a 15.895 (-69%). Parallelamente, si osserva un incremento del 4,4% dei decessi dovuti a malattie del sistema respiratorio, che passano da 50.686 a 52.925, e per le malattie infettive (+4,8%); risulta invece marginale l’incremento relativo ai tumori. Rispetto alla media 2018-2019 si rileva un aumento dei decessi per la maggior parte dei gruppi di cause considerati: le variazioni più rilevanti riguardano le malattie dell’apparato genito-urinario (+34%) e le malattie infettive (+24%); una crescita più contenuta interessa il diabete mellito (+7,5%), le cause esterne (+6,6%) e le malattie dell’apparato digerente (+3,7%), mentre le malattie respiratorie mostrano solo una lieve variazione (+0,4%).
Infine il tasso di mortalità per tumori presenta un andamento costantemente in diminuzione. Il dato si conferma anche nel 2023 e si attesta al 22,9 a fronte del 25,6 registrato nel 2015. La diminuzione dei tassi si osserva per tutte le principali sedi tumorali: mammella nella donna, polmone e colon-retto.
7 maggio 2026 – “Il tasso di fumatori adulti in Italia è rimasto stabile durante la pandemia, mentre il consumo di nicotina tra i giovani ha raggiunto livelli allarmanti”. E’ quanto si legge nel rapporto State of Health in the EU Italia – Profilo della sanità 2025. Il documento è frutto del lavoro congiunto dell’OCSE e dell’European Observatory on Health Systems and Policies, in collaborazione con la Commissione Europea.
Nel 2022, poco meno del 20% degli adulti italiani fumava quotidianamente, circa due punti percentuali al di sopra della media UE. Dopo un calo del 20% tra il 2009 e il 2019, dovuto all’aumento delle imposte sul tabacco e alle campagne di sensibilizzazione, i progressi hanno subito una battuta d’arresto durante la pandemia, con un aumento del tasso di fumatori di un punto percentuale tra il 2019 e il 2022. Secondo il report i nuovi prodotti a base di nicotina stanno guadagnando terreno: l’uso di prodotti del tabacco riscaldato da parte degli adulti, per esempio, è passato dall’1% nel 2018 al 4,9% nel 2024. Si tratta di una tendenza molto preoccupante tra gli adolescenti: nel 2022, quasi il 27% dei quindicenni ha dichiarato di aver fumato nell’ultimo mese, dieci punti percentuali al di sopra della media UE, con le ragazze che riportano tassi più elevati rispetto ai ragazzi (31% contro 22%). Anche l’uso delle sigarette elettroniche è aumentato, passando dal 13% nel 2019 al 23% tra i 15-16enni nel 2022. I dati delle indagini nazionali condotte nel 2023-2024 mostrano che il 30% degli studenti di età compresa tra i 14 e i 17 anni ha fatto uso di un prodotto a base di tabacco o nicotina nei 30 giorni precedenti, con un consumo di più prodotti quasi raddoppiato in due anni. Questo aumento del consumo di nicotina tra i giovani è favorito da una scarsa applicazione delle normative vigenti, dal momento che la maggior parte degli adolescenti dichiara di acquistare i prodotti direttamente dai rivenditori, con una verifica minima dell’età. La scarsa consapevolezza dei genitori aggrava il problema: solo un terzo di loro è a conoscenza del consumo di nicotina dei propri figli e la tolleranza è spesso maggiore per i prodotti più recenti rispetto alle sigarette convenzionali.
Milano, 5 maggio 2026 – In 4 anni è quasi raddoppiato l’uso della sigaretta elettronica e di prodotti a tabacco riscaldato non bruciato, dal 3,9% nel 2021 al 7,4% nel 2025. Prese sia singolarmente che in associazione, le due tipologie di prodotto sono più diffuse tra i giovani. Sono maggiormente utilizzate dai 18-34enni (16,5%), mentre il consumo diminuisce nelle età successive, fino a raggiungere il livello più basso tra gli over 65 (1,4%). Da qui l’importanza di una norma che porti a un drastico aumento del prezzo non solo delle sigarette tradizionali, ma di tutti i prodotti da fumo. Ridurre il numero di fumatori è il primo obiettivo della proposta di legge d’iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. A circa tre mesi e mezzo dal lancio della campagna “5 euro contro il fumo” (https://5eurocontroilfumo.it), sono state raccolte ben 40.000 firme, cioè l’80% delle 50.000 necessarie per presentare la proposta di legge al Parlamento, che successivamente dovrà discutere il disegno di legge. Nel nostro Paese circa 10 milioni di cittadini fumano e si stimano 93.000 morti ogni anno per il consumo di tabacco. La campagna è promossa da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare, andando sulla piattaforma del Ministero della Giustizia (clicca qui) e utilizzando lo SPID, la CIE (Carta di Identità Elettronica) o la CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
“Siamo orgogliosi del risultato raggiunto finora, serve un ultimo sforzo per raggiungere quanto prima l’obiettivo delle 50mila firme – affermano AIOM, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM -. La campagna, che può portare a una sostanziale riduzione del numero di fumatori in Italia e del costo umano e sociale legato al tabagismo, ha ottenuto il supporto di 52 società scientifiche e Istituzioni e di 30 associazioni e fondazioni. Si tratta di una battaglia di civiltà, fondamentale per proteggere la salute dei cittadini e salvare migliaia di vite. Secondo le stime, un aumento di cinque euro del prezzo di tutti i prodotti da fumo può determinare nel medio periodo una riduzione del consumo complessivo del 37%, con un conseguente calo dell’incidenza di malattie legate al tabagismo. Il fumo è il principale fattore di rischio oncologico ed è inoltre correlato a malattie cardiovascolari, come infarto e ictus, e respiratorie, come enfisema, asma e BPCO. Queste evidenze mostrano la necessità di intervenire quanto prima con politiche fiscali efficaci. Inoltre, le maggiori entrate contribuiranno a finanziare il Servizio Sanitario Nazionale, dalla cui efficienza dipende la salute di milioni di cittadini”.
“I dispositivi elettronici – spiegano AIOM, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM – non solo attirano nuove quote di mercato tra i non fumatori e offrono una porta d’accesso al fumo, in particolare fra i più giovani e le donne, ma la maggior parte di chi fa uso di sigaretta elettronica o di prodotti a tabacco riscaldato è anche un fumatore tradizionale. L’adozione di dispositivi elettronici non rappresenta quindi una scelta verso l’abbandono della sigaretta tradizionale o per smettere di fumare, ma piuttosto l’occasione per mantenere questa cattiva abitudine e fare un uso congiunto dei diversi prodotti”.
Anche un recente report della Commissione Europea ha evidenziato l’aumento dell’uso di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, soprattutto tra i giovani. È emerso che un giovane su cinque inizia proprio con i nuovi prodotti a base di tabacco e nicotina. “Ricercatori australiani dell’Università del Nuovo Galles del Sud a Sydney hanno riportato sulla rivista ‘Carcinogenesis’ una revisione di tutta la letteratura scientifica disponibile sui potenziali danni dello ‘svapo’ pubblicata tra il 2017 e il 2025. Colpisce – concludono AIOM, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM – che in uno studio condotto sui topi l’esposizione all’aereosol di sigarette elettroniche abbia indotto un carcinoma del polmone nel 22,5% degli animali. E dati epidemiologici nell’uomo mettono in guardia sui rischi per coloro che fumano sia sigarette tradizionali che elettroniche, poiché questa combinazione quadruplica il rischio di cancro ai polmoni rispetto alle sole sigarette tradizionali. E il dato si conferma anche tra i pazienti più giovani, al di sotto di 50 anni, dimostrando come l’uso composito dei prodotti da fumo rappresenta una delle sfide più complesse per la salute pubblica”.
4 maggio 2026 – Nell’ambito delle protesi mammarie, dal primo agosto 2023 al 31 dicembre 2025 sono stati eseguiti 68.776 interventi chirurgici. Di questi, il 55,7% per finalità ricostruttive e il 44,3% per finalità estetiche. In ambito ricostruttivo, nel 71,1% dei casi l’impianto è stato eseguito a seguito di una diagnosi di neoplasia mammaria, prevalentemente dopo mastectomia con risparmio di cute e capezzolo. Sono i dati principali emersi dal Rapporto 2025 con i dati del Registro nazionale protesi mammarie, presentato oggi al ministero della Salute e ora disponibile sul sito www.salute.gov.it.
In presenza di una neoplasia mammaria, nel 92% dei casi la protesi è stata impiantata nell’immediato dopo la mastectomia conservativa: un dato che riflette l’efficacia degli screening e l’aumento di diagnosi precoci che favoriscono interventi demolitivi conservativi e una ricostruzione mammaria in un unico tempo. Per quanto riguarda il contesto assistenziale, il 37,4% degli interventi è stato eseguito in strutture pubbliche, il 33,6% in strutture private e il 29,0% in strutture private accreditate. Complessivamente, 66.796 interventi hanno comportato l’impianto di una protesi mammaria, mentre 1.980 interventi hanno riguardato la rimozione. Il numero totale di protesi impiantate è pari a 112.924, a fronte di 33.605 protesi rimosse.
“I dispositivi medici svolgono un ruolo strategico nel Servizio sanitario nazionale. In particolare, il Registro degli impianti protesici mammari, lo dico con orgoglio, è davvero un fiore all’occhiello del nostro sistema sanitario: sono pochi gli Stati che si sono dotati di questo strumento di monitoraggio. L’Italia è l’unica nazione ad aver previsto l’obbligatorietà dell’inserimento dei dati: questo ci consente di avere una fotografia completa e omogenea, con la raccolta dei dati che avviene in tempo reale che ci consente di avere aggiornamenti costanti. In quest’ottica, abbiamo presentato un disegno di legge che istituisce il registro unico nazionale dei dispositivi medici impiantabili, già stato assegnato al Senato della Repubblica. È un provvedimento che ci consentirà di tracciare i dispositivi a più alto rischio, ad alto consumo e che drenano più risorse economiche, come i dispositivi impiantabili che assorbono il 22% dell’intera spesa dei dispositivi medici, circa 7 miliardi nel 2024”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al convegno sul registro nazionale degli impianti di protesi mammarie al ministero della Salute.
23, aprile 2026 – Nel Regno Unito chiunque sia nato dopo il 1° gennaio 2009 non potrà mai più acquistare legalmente tabacco. E’ quanto prevede un disegno di legge recentemente approvato dal Parlamento britannico. Sia la Camera dei Comuni che quella dei Lord hanno raggiunto un accordo sulla versione definitiva della legge, definita “storica”. Una volta ottenuta l’approvazione della Corona, il provvedimento conferirà ai ministri nuovi poteri per regolamentare i prodotti del tabacco, delle sigarette elettroniche e della nicotina, compresi gli aromi e le confezioni. Sarà vietato fumare nelle auto in cui sono presenti bambini, nei parchi giochi, all’esterno delle scuole e negli ospedali, estendendo così le leggi antifumo. L’uso delle sigarette elettroniche rimarrebbe consentito al di fuori degli ospedali, nel tentativo di supportare coloro che cercano di smettere.
I luoghi di ospitalità all’aperto come i giardini dei pub e gli spazi aperti più ampi come le spiagge e gli spazi esterni privati non sono inclusi nel divieto. Le persone potranno inoltre continuare a fumare e a utilizzare le sigarette elettroniche nelle proprie abitazioni. Il Segretario di Stato per la Salute e l’Assistenza Sociale, Wes Streeting, ha parlato di momento storico per la salute della nazione’. “Prevenire è meglio che curare: questa riforma salverà vite umane, alleggerirà la pressione sul Servizio Sanitario Nazionale e contribuirà a costruire una Gran Bretagna piu’ sana”, ha aggiunto.
21, aprile 2026 – Negli ultimi 50 anni i vaccini hanno salvato oltre 150 milioni di vite nel mondo: circa 6 vite ogni minuto, ogni giorno, per 5 decenni. Un risultato che li rende una delle più grandi conquiste della sanità pubblica. Rilancia questo la Società italiana di pediatria (Sip), in occasione della Settimana europea delle vaccinazioni (19-25 aprile) e della Settimana mondiale delle vaccinazioni (24-30 aprile), promosse dall’Organizzazione mondiale della sanità e dedicate al tema ‘I vaccini funzionano per ogni generazione’. “Le vaccinazioni hanno cambiato la storia della medicina e continuano a proteggere milioni di persone ogni anno – dichiara il presidente della Sip, Rino Agostiniani – Ma il loro valore non riguarda solo l’infanzia: la protezione deve accompagnare tutto l’arco della vita, dalle donne in gravidanza ai neonati, dai bambini agli adolescenti, fino all’età adulta. In particolare – sottolinea – nell’adolescenza si osserva spesso un calo dell’attenzione vaccinale: richiami non effettuati o vaccinazioni raccomandate non completate possono lasciare scoperta una fascia che, per stili di vita e socialità, è più esposta al rischio di infezioni”.
In questo contesto un’attenzione particolare va riservata anche alla gravidanza. “La donna in gravidanza e il neonato sono particolarmente vulnerabili ad alcune malattie infettive prevenibili con vaccino, spesso associate a elevata morbosità e mortalità – afferma Rocco Russo, responsabile del Tavolo tecnico vaccinazioni Sip – Nonostante i benefici dell’immunizzazione materna, questa pratica non è ancora pienamente integrata nella routine assistenziale ed è spesso limitata da barriere culturali e organizzative. E’ quindi fondamentale inserire la consulenza vaccinale a pieno titolo nel percorso della gravidanza e rafforzare, a livello territoriale, le occasioni di informazione e proposta vaccinale, ad esempio nei corsi di accompagnamento alla nascita. In questo processo è cruciale il ruolo attivo di ginecologi, ostetriche, pediatri e medici di medicina generale, punti di riferimento per accompagnare le future madri verso scelte consapevoli”.
Solomeo (PG), 17 aprile 2026 – In Italia ogni anno più di 71mila donne vengono colpite da un tumore della mammella o ginecologico. Più del 40% delle pazienti vorrebbe ricevere assistenza e cura per risolvere i problemi sessuali secondari alla diagnosi e ai trattamenti oncologici. Tuttavia, solo il 7% ha effettivamente richiesto un’assistenza specifica consultando gli specialisti. L’oncologia medica necessita di nuove competenze integrate per migliorare la gestione complessiva delle pazienti. Serve una nuova visione che unisca l’innovazione clinica ad una maggiore attenzione alla qualità di vita e all’ascolto dei bisogni fisici, psicologici e sociali delle donne. Per favorire un confronto, sull’evoluzione delle cure, si svolge a Solomeo (PG) il convegno nazionale Mi Amo Ancora, La Donna e i Tumori Femminili: “Io con il mio Io, Io nella Società”. L’evento si apre oggi e vede riuniti in terra umbra per due giorni oltre 60 specialisti provenienti da tutta Italia. “Ogni singolo caso di tumore determina profondi e difficili cambiamenti nella vita di tutti i giorni – sottolinea Alessandra Fabi, Membro del Direttivo Nazionale dell’AIOM-Associazione Italiana di Oncologia Medica e Responsabile Scientifico del convegno di Solomeo -. Trattiamo da molti anni il tema della qualità di vita della donna affetta da tumore ma solo da poco tempo si è cominciato a studiare il tema della sessualità e della intimità anche nell’ambito della comunità LGBTQ+. Le attuali probabilità di guarigione sono aumentate ed oggi superano il 70% solo per il cancro del seno. Per quelli al collo e al corpo dell’utero si attestano rispettivamente al 58% e al 69%. Per il carcinoma ovarico la percentuale scende al 32% ma stiamo assistendo ai primi miglioramenti. Vi sono perciò nuove necessità per un numero crescente di pazienti che riescono a vivere, dopo la malattia, ma devono affrontare una sfida emotiva non indifferente”.
“Le donne incontrano maggiori difficoltà e non sempre le équipe mediche si occupano della loro salute sessuale – prosegue Amalia Vetromile, Responsabile progetto Sex and Cancer® -. Numerose ricerche scientifiche dimostrano come vi sia una probabilità significativamente inferiore, rispetto agli uomini, di ottenere un’adeguata assistenza. I motivi di queste differenze sono soprattutto di natura culturale e talvolta il sesso – soprattutto al femminile – è ancora un tabù. È importante sensibilizzare i clinici a non sottovalutare un tema complesso, ma importante, come la sessualità. Inoltre, le terapie disponibili per la sindrome urogenitale nelle pazienti oncologiche – a differenza dei farmaci per la disfunzione erettile negli uomini – sono quasi tutte a pagamento e non erogate dal SSN: quindi un diritto negato e una evidente discriminazione.”
“La sconfitta definitiva di un tumore avviene se vi è davvero una cura a 360 gradi della donna e di tutti i suoi bisogni – aggiunge Gabriella Pravettoni, Ordinaria di Psicologia presso il Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO) dell’Università Statale di Milano e Direttrice della Divisione di Psiconcologia, presso l’IEO -. La gestione delle problematiche legate al sesso e alla sessualità deve essere multidisciplinare e vedere il coinvolgimento non solo dell’oncologo ma anche dello psiconcologo, del ginecologo ed eventualmente anche del sessuologo. Strettamente collegata al sesso è anche l’immagine del corpo femminile che può risultare danneggiata dalla malattia e dalle terapie”.
“Il dialogo tra malata e medico è fondamentale per la gestione dei principali tumori femminili – sottolinea Cristina Cenci, antropologa e fondatrice di Digital Narrative Medicine-. L’ansia e la depressione, che quasi sempre accompagnano il cancro, vengono affrontate da sempre più pazienti anche attraverso la medicina narrativa. ”Narrare” la malattia e quindi anche le proprie emozioni, paure o speranza, ma anche le risorse soggettive favorisce una migliore gestione dello stress causato dalla neoplasia. Anche il sesso e la sessualità possono essere esposti dalle pazienti e non devono più essere considerati come dei tabu”.
“Da un punto di vista strettamente clinico e terapeutico sono oggi disponibili nuovi strumenti per gestire alcune problematiche inerenti la sessualità – sottolinea Alessandra Fabi– come per esempio la somministrazione di estrogeni a basse dosi a livello locale senza che vi siano interferenze con i trattamenti anti-tumorali e con il rischio di recidiva. Come oncologi medici perciò dobbiamo rafforzare il nostro impegno affinché sia sdoganato per sempre il tema sesso-cancro”. Non per ultimo Solomeo 2026 – conclude Alessandra Fabi- tratterà un nuovo tema, quello dell’oncologia all’interno delle carceri femminili. Circa 3000 donne in Italia vivono all’interno delle carceri, ove lo screening e la sensibilizzazione alla prevenzione non arrivano, ma le iniziative da parte delle associazioni e progettualità socio-sanitarie (Komen, AIOM) si stanno adoperando per permettere alle donne carcerate una prevenzione contro l’insorgenza di un cancro della mammella e della cervice uterina.