Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

16 Aprile 2026

Abbuffate alcoliche per 4,5 milioni di italiani, 79mila hanno meno di 18 anni

16, aprile 2026 – Nel 2024, sono 36 milioni i consumatori di alcol in Italia, pari al 77% degli uomini e al 57% delle donne, e circa 8 milioni e 200mila le persone di età superiore agli 11 anni che hanno consumato bevande alcoliche in quantità e frequenza dannose per la salute. Il binge drinking, ovvero le abbuffate alcoliche per ubriacarsi, riguarda 4 milioni e 450mila persone, di cui 79mila under 18, ed è quasi raddoppiato in un decennio tra le donne. Questi i dati dell’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto superiore di sanità, che presenta un rapporto annuale Istisan.

In base all’analisi, che verrà discussa domani all’Iss tra massimi esperti internazionali in occasione del workshop “Alcohol Prevention Day”, guardando solo alla fascia di età 11-24 anni i consumatori a rischio sono un milione e 270mila, di cui 580.000 hanno meno di 18 anni. Il fenomeno del binge drinking ha registrato un incremento significativo, soprattutto tra le donne in tutte le fasce di età, in particolare quella in età fertile anche se sono noti i rischi dell’alcol per il feto, con un aumento dell’84% in un decennio (dal 2,5% nel 2014 al 4,6% nel 2024). Ci sono poi 730.000 bevitori frequenti che presentano già danni fisici o mentali alcol-correlati e che avrebbero necessità di un trattamento clinico, ma solo l’8,3% sono presi in carico dai servizi. “Particolarmente critica – sottolinea Claudia Gandin, dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Iss – risulta la situazione della popolazione anziana, uno dei target meno raggiunti dalle attività di prevenzione. In questa fascia si registra la quota più elevata di consumatori dannosi, spesso non intercettati dal Servizio sanitario nazionale”.

15 Aprile 2026

Tumori del seno, da studio italiano nuove frontiere per i test genetici

15 aprile 2026 – È stato appena pubblicato sulla rivista European Journal of Cancer uno studio dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) che determina per la prima volta la diversa frequenza delle mutazioni ereditarie dei geni BRCA2 e BRCA1 nei due tipi conosciuti di cancro al seno, duttale e lobulare. L’informazione sulla presenza nel DNA di questi geni mutati, anche nelle pazienti che non hanno familiarità, è molto importante perché le mutazioni segnalano, in misura diversa, un aumentato rischio di tumore del seno e un rischio aggiuntivo per altri tumori, cambiando lo scenario di prevenzione per la paziente e per i suoi familiari. Lo studio è una metanalisi di 12 lavori di ricerca pubblicati fra il 1998 e il 2025 che includevano oltre 8mila pazienti con tumore del seno invasivo sia duttale che lobulare.

Le donne sono state sottoposte a test genetico e i risultati mostrano che le mutazioni BRCA1, le più temibili, si riscontrano più di frequente nei tumori duttali, soprattutto se la paziente è giovane e in premenopausa. Invece mutazioni a carico del gene BRCA2, sono state riscontrate prevalentemente nelle donne con tumore lobulare. I tumori invasivi duttali sono il tipo più comune – circa l’80% dei casi – mentre i lobulari rappresentano non più del 10-15% del totale.

 

14 Aprile 2026

Tumori: in Italia in aumento la tossicità finanziaria

14 aprile 2026 – Ticket, farmaci, trasporti, esami di controllo spesso nel privato per assenza di offerta nel pubblico, terapie di supporto. Queste e altre voci contribuiscono a creare il carico economico che pesa su chi si ammala di tumore. Si chiama ‘tossicità finanziaria’ (financial toxicity), effetto collaterale spesso sottovalutato del tumore e delle terapie oncologiche. La qualità della vita peggiora e in casi estremi si arriva a contrarre debiti, vendere beni, interrompere le cure. Negli Stati Uniti è riconosciuta come fattore prognostico negativo. Ma cosa succede in Italia? “Nonostante il servizio sanitario italiano non sia per fortuna paragonabile a quello americano e buona parte dei costi della cura dei malati di tumore siano a carico del Ssn, la situazione a livello nazionale è in evidente peggioramento per carenze strutturali, mancanza di risorse e disparità fra regioni: il fardello di spese ‘out of pocket’ per chi si ammala sta crescendo”. Lo rileva uno studio condotto tra ottobre e dicembre 2024 presso la Città della Salute e della Scienza di Torino su 359 pazienti oncologici (177 uomini e 182 donne) in trattamento attivo, un’indagine che ha utilizzato il questionario italiano Proffit, specifico per l’Italia, che esplora manifestazioni e cause della tossicità finanziaria.

Il punteggio mediano di tossicità finanziaria è risultato 33,33, su una scala da 1 a 100, riporta una nota. Il 35,2% dei pazienti intervistati ha dichiarato che la malattia ha ridotto le risorse economiche e 1 su 3 è preoccupato che la propria condizione economica possa condizionare la possibilità di avere cure adeguate. I pazienti disoccupati, ma anche i divorziati, sono particolarmente colpiti (mediana 52,38) rispetto ai pensionati (28,57). Il 32,1% ha ridotto spese per vacanze, ristoranti o spettacoli. Il 46% ha riferito di aver speso per eseguire visite ed esami nella sanità privata, a volte per scelta, in molti casi per la carenza di offerta nel pubblico che non garantisce tempi d’attesa adeguati. Oltre la metà dei pazienti (56%) ha sostenuto spese per farmaci supplementari e integratori; il 40% spende per psicoterapia, fisioterapia o cure dentali, in alcuni casi una conseguenza delle terapie. Un aspetto da non sottovalutare sono i trasporti: se pure i pazienti interpellati alle Molinette hanno dichiarato di non dover affrontare spostamenti lunghi (non più di 40 minuti di media con i mezzi pubblici e 22 minuti utilizzando l’auto), anche distanze ridotte, moltiplicate per il numero di visite, controlli, terapie, concorrono ad aggravare la situazione. Poco importa se chi si è ammalato ha un cancro al polmone, alla mammella o al pancreas: nella casistica analizzata la tossicità finanziaria non è legata a un tipo di tumore piuttosto che a un altro, ma di certo la disponibilità economica di partenza gioca un ruolo importante nel peggioramento della qualità di vita.

Il tema, nelle sue numerose e importanti implicazioni in un periodo in cui la sanità pubblica appare sempre più incapace di garantire i costi della cura, è stato trattato da Massimo Di Maio, professore di Oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia medica dell’università di Torino, direttore dell’Oncologia medica 1U dell’azienda ospedaliera-universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e presidente di Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), nel suo intervento al Master di II livello in Etica medica, deontologia, politica ed economia sanitaria (MedPos) dell’università di Torino, organizzato dall’Ordine dei medici torinese. Qualche giorno fa la riflessione è proseguita in un incontro che si è svolto all’ospedale Molinette della Città della Salute, a cui hanno voluto portare il loro contributo l’assessore alla Sanità del Piemonte Federico Riboldi e il direttore generale dell’azienda Livio Tranchida, e a cui hanno partecipato tutti i direttori delle oncologie piemontesi e della Rete oncologica piemontese. I risultati sono stati presentati al congresso Aiom 2025 e pubblicati sulla rivista internazionale ‘Tumori Journal’. I prossimi passi saranno l’impiego del questionario in studi prospettici: non solo un’osservazione del fenomeno, quindi, ma interventi per prevenire, valutare e ridurre l’impatto dell’esborso a carico dei pazienti.

La misurazione della tossicità finanziaria – ricorda la nota – è stata avviata in Italia nel 2016 con uno studio (Perrone, Jommi, Di Maio et al.) condotto presso l’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli e pubblicato sulla rivista ‘Annals of Oncology’: un’analisi su 3.670 pazienti. Già nella fase iniziale il 26% degli intervistati riportava difficoltà finanziarie; il ‘fardello finanziario’ era associato a un peggioramento della qualità di vita e lo sviluppo, o peggioramento, durante il trattamento (financial toxicity 22,5% dei casi) aumentava del 20% il rischio di morte. Dieci anni fa, per affrontare il problema con strumenti tarati sul contesto italiano, è nato il progetto Proffit (Patient reported outcome for fighting financial toxicity of cancer), promosso da Aiom, Cipomo (primari oncologi medici ospedalieri), Favo (Federazione associazioni volontariato ospedaliero), Ficog (Federation of oncology cooperative groups), Fondazione Gimema e finanziato da Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) che ha sviluppato il questionario.

13 Aprile 2026

Tumori: il 13% dei pazienti puo’ essere curato con una terapia mirata

Roma, 13 aprile 2026 – Il 13% di tutti i pazienti colpiti da un cancro è potenzialmente eleggibile ad una terapia mirata. Solo in Italia quindi più di 50mila neoplasie l’anno potrebbero essere trattate con un farmaco “su misura”. Nei tumori più frequenti oltre il 40% dei casi richiede una profilazione molecolare per la scelta delle cure più appropriate. La medicina personalizzata è una realtà anche in oncologia e contribuisce a selezionare le terapie ottimali e a rendere più efficace l’assistenza sanitaria. Al nuovo paradigma nella lotta al cancro è dedicato il convegno internazionale Italian Summit on Precision Medicine promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP). L’evento si apre oggi a Roma e vede la partecipazione di 150 ricercatori e clinici che si confrontano sui progressi, le sfide e le prospettive future. “La medicina personalizzata applicata al cancro è una conquista scientifica che ormai appartiene ai pazienti – sostiene il prof. Paolo Marchetti, Presidente della FMP -. Presenta dei grandi vantaggi che ricadono anche sul servizio sanitario nazionale e la collettività in quanto può contenere le spese d’assistenza e cura per i tumori che ogni anno in Italia ammontano a 6,5 miliardi di euro. E’ ora più che mai necessario accelerare nella traduzione dei principi della medicina personalizzata nella pratica medica. Potremmo non solo limitare l’uso di farmaci non necessari ma anche monitorare la progressione e la remissione delle neoplasie oltre che garantire una migliore prevenzione e interventi terapeutici più precoci. Va implementata la transizione dal laboratorio alla clinica, bisogna abbattere le barriere di accesso e costruire sistemi sanitari in grado di integrare l’innovazione genomica nella routine assistenziale. Grazie ad esami estremamente precisi, garantiti dalle tecnologie come l’NGS, analizziamo in modo estremamente approfondito le singole alterazioni genomiche di un tumore. E’ un approccio terapeutico che sta rivoluzionando le cure e ridefinendo le aspettative di vita dei pazienti. Solo in Italia sono più di 3,7 milioni gli uomini e le donne che vivono con una neoplasia e il loro numero è in costante crescita. La sfida ora è aumentare l’esecuzione di test in grado di assicurare la medicina personalizzata. Al tempo stesso bisogna essere sempre più capaci di interpretare i risultati ottenuti per poter così elargire le migliori indicazioni terapeutiche”.

Il Summit di Roma vuole creare un forum scientifico di alto livello. Nelle due giornate gli esperti provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Australia, Canada e Svizzera presentano le ultime novità dalla ricerca. Sono previste sette sessioni dedicate a biomarcatori e trial clinici innovativi, nuove strategie terapeutiche (terapia cellulare, vaccini, radioligandi), anticorpi coniugati di nuova generazione, accesso globale alla medicina di precisione, modelli organizzativi e implementazione nella pratica clinica quotidiana. “E’ un campo in rapida evoluzione che fonde genomica, biologia molecolare, intelligenza artificiale e farmacologia avanzata per personalizzare i trattamenti oncologici – prosegue Giuseppe Curigliano, Presidente eletto ESMO (Società Europea di Oncologia Medica) e Professore presso il DIPO- Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università Statale di Milano -. Sono molte alte le aspettative che la comunità scientifica e i pazienti ripongono nell’oncologia di precisione ma vi sono delle questioni pratiche irrisolte. Si tratta di problematiche tecnico-scientifiche ma anche etiche, giuridiche ed economiche che non sempre assicurano la piena realizzazione della ricerca clinica in questo ambito. Il nostro convegno rappresenta un’occasione unica per mettere intorno allo stesso tavolo i massimi esperti mondiali, condividere i dati più recenti e tracciare insieme una rotta comune verso trattamenti sempre più efficaci. L’Italia ha le competenze e la visione per essere protagonista di una rivoluzione terapeutica che è in atto e che non può essere fermata”.

“La medicina di precisione ha cambiato per sempre l’approccio al cancro della mammella, il più frequente e diffuso nel nostro Paese – sottolinea il prof. Andrea Botticelli, Direttore della UOSD Cancro della Mammella e Terapie Innovative, Policlinico Umberto I, Roma -. Oggi siamo in grado di stratificare le pazienti sulla base del profilo molecolare del singolo tumore. Riusciamo ad offrire trattamenti mirati riducendo la tossicità e migliorando sensibilmente i risultati clinici. E’ un’innovazione che ha interessato sia i carcinomi in stadio avanzato e metastatico che quelli precoci e localizzati. Esami come i test genomici o la biopsia liquida sono ormai una realtà nella pratica clinica quotidiana in Italia così come in molti altri Paesi”.

10 Aprile 2026

Studio: una dieta sana può costare oltre 200 euro al mese, tante differenze tra Nord e Sud

10 aprile 2026 – Il costo di una dieta sana e sostenibile in Italia non è uniforme nello spazio e nel tempo: aumenta in primavera ed estate (con l’eccezione dei bambini piccoli) e presenta differenze significative tra Nord e Sud con un aumento nel tempo dei prezzi medi dei prodotti. Può raggiungere oltre 200 euro al mese. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Quality & Quantity firmato da Stefano Marchetti dell’Università di Pisa insieme a Ilaria Benedetti (Università della Tuscia), Haoran Yang (Università di Pisa) e Mathias Silva Vazquez (Università di Roma Tor Vergata). La ricerca, spiega una nota, “ha valutato il costo di panieri alimentari sani e sostenibili, di fatto improntati sulla dieta mediterranea, differenziati in base a cinque gruppi: uomini adulti, donne adulte, adolescenti, bambini piccoli e anziani: l’analisi ha coperto il periodo da agosto 2021 a marzo 2024 e si è basata su 326.721 rilevazioni di prezzo relative a 167 prodotti alimentari in 107 province italiane, raccolte attraverso l’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy”. Il paniere degli uomini adulti è il più oneroso e si colloca stabilmente sopra i 200 euro nei mesi primaverili-estivi, partendo da valori più bassi nel 2021; nei mesi autunno-invernali arriva a circa 150-160 euro verso la fine del periodo considerato. L’aumento complessivo nel triennio è nell’ordine del 20%. Per le donne adulte, il costo medio mensile passa da circa 175 euro a circa 208 euro nei mesi caldi e da circa 130 euro a circa 156 euro in queli freddi. L’incremento complessivo del triennio è vicino al 19-20%.

Per gli anziani, il paniere si colloca in una fascia intermedia, con valori che crescono progressivamente nel periodo fino a circa 160-170 euro nei mesi caldi e circa 120 euro nei mesi freddi. Anche per loro l’aumento complessivo è intorno al 20%. Sempre secondo la stessa ricerca, per gli adolescenti il costo medio passa da circa 109 euro a circa 131 euro nei mesi primaverili-estivi e da circa 65 euro a circa 78 euro nei mesi autunno-invernali. L’incremento nel periodo è poco superiore al 20%. Per i bambini piccoli, il paniere passa da circa 49 a circa 62 euro nei mesi caldi e da circa 65 euro a circa 79 euro nei mesi freddi. L’aumento complessivo è compreso tra il 20% e il 25% ed è l’unica fascia con costo più elevato in inverno rispetto all’estate.

9 Aprile 2026

Ocse, il long-Covid costa 145 miliardi l’anno

9, aprile 2026 – La pandemia ha lasciato un’ombra lunga che potrebbe avere effetti sulla salute e sull’economia ancora a lungo. Mentre, infatti, i contagi da SarsCoV2 calano e l’immunità offerta dal vaccino e dalle precedenti infezioni riducono l’impatto del Covid-19, sotto traccia scorrono ancora gli effetti a lungo termine dell’infezione: quell’insieme di sintomi che è stato ribattezzato long-Covid. Un’analisi pubblicata oggi dall’Ocse (‘Addressing the Costs and Care for Long Covid. The Long Shadow of the Pandemic’) mostra che, da qui al 2035, il long-Covid potrebbe avere un costo di oltre 145 miliardi l’anno e che solo pochi Paesi si sono attrezzati per affrontarlo in maniera sistematica. Il long-Covid resta uno degli aspetti meno conosciuti del Covid. Si stima che tra il 5 e il 15% di quanti contraggono l’infezione sviluppino questa condizione. Un’indagine realizzata dall’Ocse lo scorso anno aveva mostrato che l’Italia è stato tra i Paesi più interessati dal long-Covid: più del 9% dei pazienti dei medici di famiglia dichiarava di aver sofferto della complicanza nel 2023 e per circa un terzo di loro la durata dei sintomi andava oltre l’anno. “Può colpire quasi tutti i sistemi dell’organismo” e “le manifestazioni più comuni includono disfunzione cognitiva (spesso definita “nebbia mentale”), affaticamento, disautonomia e malessere post-sforzo”, spiega il documento.

Secondo l’analisi, al picco della pandemia, nel 2021, il long-Covid ha colpito il 5% della popolazione residente nei Paesi Ocse: circa 75 milioni di persone, con costi sanitari stimati in 53 miliardi di dollari. Oggi la prevalenza è molto più bassa e si prevede che dal 2025 al 2035 rimarrà abbondantemente sotto l’1%. Nonostante ciò, i costi sanitari diretti e quelli indiretti, saranno tutt’altro che trascurabili. Per quel che riguarda i costi sanitari diretti, il documento stima che, se Covid continuerà a circolare, il long-Covid avrà un impatto per i servizi sanitari compresi tra lo 0,07% e lo 0,14% della spesa sanitaria dei Paesi Ocse, vale a dire fino a 11 miliardi di euro l’anno. Più complessa la stima dei costi indiretti, derivanti dalle assenze sul lavoro o dalle presenze in condizioni fisiche non ottimali (presenteismo), dai pensionamenti anticipati e dalle conseguenti riduzioni della produttività. Nel complesso, si stima che questi fenomeni avranno ricadute comprese tra lo 0,1 e lo 0,2% del Pil, pari a circa 135 miliardi di dollari all’anno.

7 Aprile 2026

Commissione Europea, un giovane su 5 inizia a fumare con le e-cig

7, aprile 2026 – Dal 2012 a oggi, la quota di fumatori è scesa dal 28% al 24% della popolazione. Di pari passo cresce il consumo di nuovi prodotti, soprattutto tra i giovani, tanto che un consumatore su cinque tra 15 e 19 anni ha iniziato a fumare con l’uso regolare di sigarette elettroniche. Lo evidenzia la Valutazione del quadro normativo dell’Unione in materia di controllo del tabacco, pubblicata dalla Commissione Europea sottolineando come “l’attuale quadro normativo non riesca a proteggere efficacemente la salute pubblica, in particolare quella dei giovani, dai nuovi prodotti a base di tabacco e nicotina”.

Nel 2023, il fumo ha causato quasi 535.000 decessi e quasi 14,5 milioni di anni di vita persi a causa di disabilità nell’Ue. A questo si aggiungono costi sanitari pari a 80,7 miliardi di euro all’anno, tra quelli direttie e indiretti. Il nuovo documento basato anche su ampie consultazioni con cittadini ed esperti, conferma l’efficacia delle norme nel ridurre consumo di bionde, tanto che il valore delle vendite dei prodotti del tabacco tradizionali è diminuito dell’8,5% tra il 2012 e il 2023 e “circa il 40% del calo può essere attribuito all’impatto delle politiche fiscali” ovvero all’aumento del prezzo del pacchetto. Di pari passo, però, “l’uso quotidiano di sigarette elettroniche è passato dall’1% nel 2020 all’1,7% nel 2023. Questa tendenza al rialzo è particolarmente pronunciata tra gli under 30, tra i quali l’uso è aumentato dall’1,4% al 3%”. Mentre dal 2012 al 2023, il mercato delle sigarette elettroniche nell’Ue è cresciuto del 450% in valore. Analogamente, l’uso di prodotti a tabacco riscaldato è più diffuso tra i più giovani (15-39) e il volume complessivo di mercato è aumentato da 4 milioni di euro del 2013 a 12,5 miliardi di euro nel 2023. “Le pratiche di marketing – conclude il rapporto – hanno ulteriormente peggiorato la situazione. I nuovi prodotti a base di tabacco e nicotina vengono sempre più promossi attraverso i canali digitali e social media”. Situazione che, in mancanza di interventi, rende sempre più lontano l’obiettivo di una Tobacco-Free Generation entro il 2040.

2 Marzo 2026

Tumore del seno: oltre 1 milione di casi in più entro il 2050

2 marzo 2026 – Per i prossimi 25 anni il tumore al seno continuerà a rappresentare una delle principali minacce alla salute delle donne e il suo peso sarà destinato ad aumentare con una crescita di circa il 30% dei casi (1 milione in più) e il raddoppio dei decessi a livello globale. Tuttavia, la sua diffusione seguirà tendenze opposte nei Paesi ad alto reddito e in quelli poveri: da una parte l’incidenza rimarrà stabile e la mortalità continuerà a calare grazie ai progressi di screening, diagnosi e trattamento, dall’altra cresceranno sia incidenza sia mortalità. Sono i trend individuati da una ricerca realizzata da un consorzio internazionale e pubblicata su The Lancet.

“Il cancro al seno è il tumore più comune tra le donne in tutto il mondo. Quasi 1 caso di cancro su 4, tra quelli diagnosticati a livello globale tra le donne nel 2023, era al seno”, sottolineano i ricercatori. Secondo lo studio, nel 2023 sono stati 2,3 milioni le nuove diagnosi di cancro al seno e 764 mila i decessi. Rispetto al 1990 si è registrato una crescita del 16,4% dei nuovi casi a cui è però corrisposto un declino del 5,3% della mortalità. Se queste sono le tendenze generali, osservano i ricercatori, il quadro cambia molto se si osservano separatamente le diverse aree del pianeta. Infatti, se i nuovi casi sono rimasti pressoché stabili nei Paesi ad alto reddito, in quelli a basso reddito l’incidenza è più che raddoppiata. Specularmente, la mortalità è calata di quasi il 40% nei Paesi ricchi e raddoppiata in quelli più poveri. Sono queste dinamiche, secondo lo studio, che porteranno i casi di tumore al seno a crescere di circa il 30% fino al 2025, raggiungendo i 3,56 milioni di casi annui; si stima che i decessi raddoppieranno, toccando la cifra di 1,37 milioni. Preoccupa inoltre la crescita dei tumori del seno nelle donne giovani: dal 1990 i casi nelle under-55 sono aumentati del 29%. Determinante potrebbero essere i fattori di rischio. Da questo punto di vista, lo studio mostra che il 28% del carico globale legato al cancro al seno (6,8 milioni di anni di vita in salute persi) è legato a 6 fattori di rischio modificabili. Il primo (11%) è l’elevato consumo di carne rossa, seguito dal fumo (8%) e dagli alti livelli di zuccheri nel sangue.

20 Febbraio 2026

Influenza: continua il calo delle infezioni respiratorie, 472mila casi in 7 giorni

20 febbraio 2026 – Continua la discesa della curva che disegna l’andamento della stagione influenzale 2025-2026. Nella settimana dal 9 al 15 febbraio, “l’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità è stata pari a 8,6 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto ai 9,7 della settimana precedente”. Negli ultimi 7 giorni monitorati “sono stati stimati circa 472mila nuovi casi, con un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 11,4 milioni di casi”. Lo riporta l’ultimo bollettino della sorveglianza RespiVirNet curata dall’Istituto superiore di sanità. “L’incidenza più elevata – rilevano i medici sentinella – si osserva nella fascia di età 0-4 anni, con circa 33 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto alla settimana precedente (38). L’intensità è a livello basale in Veneto, provincia autonoma di Trento, Molise e Sardegna, molto alta in Basilicata e bassa in tutte le altre regioni e pa”.

Nella settimana numero 7 del 2026, “nella comunità si registra per l’influenza un tasso di positività del 5,8%, mentre nel flusso ospedaliero è pari al 6,3%”. “Per quanto riguarda la comunità – prosegue il report pubblicato dell’Iss – tra i virus respiratori circolanti i valori di positività più elevati sono stati rilevati per virus respiratorio sinciziale” Vrs, “Rhinovirus e Metapneumovirus. Anche nel flusso ospedaliero, tra i virus respiratori i tassi di positività più elevati sono stati rilevati per Vrs, per i Rhinovirus e per altri coronavirus diversi da Sars-CoV-2. Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus influenzali, la percentuale dei virus A(H3N2) risulta simile a quella dei virus A(H1N1)pdm09, sia nella comunità che nel flusso ospedaliero. Ad oggi – si precisa – nessun campione è risultato essere positivo per influenza di tipo A ‘non sottotipizzabile’ come influenza stagionale, che potrebbe essere indicativo della circolazione di ceppi aviari”. “Con i dati aggiornati alla settimana 05 del 2026 – si sottolinea nel rapporto – la sorveglianza degli accessi al pronto soccorso evidenzia un numero di accessi e ricoveri per sindromi respiratorie in diminuzione rispetto a quello registrato nella stessa settimana della stagione precedente”. Anche “la sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza evidenzia un numero di casi nella settimana 05 in diminuzione rispetto alla stessa settimana della stagione precedente. Il sottotipo più prevalente tra le forme gravi è A(H1N1)pdm09. Si segnala che la maggior parte dei casi di influenza grave e complicata riguarda persone non vaccinate”.

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