6 dicembre 2022 – “La curva dell’epidemia influenzale si è elevata in maniera tale da far prevedere, se il trend si manterrà su questi livelli, il picco più alto degli ultimi 15 anni. E potrebbe essere raggiunto prima di Natale perché i valori sono molto cresciuti”. A parlare dell’epidemia e dei sintomi dell’influenza australiana 2022 è Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg).
“Se consideriamo il picco come una montagna – continua Scotti – avremo, in pratica, una vetta di 4mila metri, invece che di 3mila. Per l’influenza, di solito, i picchi si raggiungono sempre con la stessa incidenza, poi c’è un plateau e segue la discesa. L’andamento così com’è, quindi, fa pensare ad un picco assai superiore delle epidemie passate”. Vista dalla parte dei pazienti “questa influenza è caratterizzata da una febbre molto alta che spesso spaventa, sintomi respiratori, qualche volta gastroenterici”. “I tanti casi di influenza stanno mettendo sotto pressione i medici di famiglia, subissati da telefonate, whatsapp, messaggi. Siamo a limiti della sostenibilità – dice Scotti – Ci sono molte richieste anche perché ad essere più colpiti sono i giovani in età lavorativa. Nei nostri studi si scatena quindi anche l”emergenza certificati’ di malattia, sia per il lavoro che per i rientri a scuola, che spesso dipendono dalla fantasia del singolo preside”. “Le chiamate – spiega – sono concentrate soprattutto nelle fasi iniziali e in quelle finali della malattia”.
5 dicembre 2022 – Per il 61% degli italiani il nostro servizio sanitario nazionale migliorerà nei prossimi anni anche grazie alle lezioni apprese durante la pandemia. I punti su cui bisognerebbe intervenire sono: l’aumento del numero di medici di medicina generale (50%), la modernizzazione di tecnologie e attrezzature diagnostiche per accertamenti (46%), l’attivazione o il potenziamento dei servizi sul territorio (45%), più posti letto negli ospedali (39%), attivazione dell’assistenza domiciliare digitale (34%). Sono questi alcuni dati contenuti nel 56° Rapporto Censis presentato nei giorni scorsi a Roma. Dal documento emerge anche che per 9 italiani su 10 la spesa pubblica per la ricerca in salute e sanità è un investimento, non un costo. Il 94% si attende che ricerca scientifica e innovazione migliorino l’efficacia delle cure e la qualità della vita in caso di malattie croniche. Il 92% spera che si scoprano tecniche innovative per contrastare nuovi virus e batteri e il 91% che si riduca il rischio di ammalarsi. Il 70% dei cittadini è pronto a rendere disponibili i dati sulla propria salute per studi, ricerche, sperimentazioni. E l’80% si aspetta che lo studio dei big data dia un aiuto concreto alla creazione di terapie e farmaci personalizzati.
La rinnovata centralità sociale della salute imposta dalla pandemia, annota il Censis, accresce la volontà dei cittadini di giocare un ruolo attivo nei processi riguardanti la propria salute. Il 66% degli italiani dichiara di informarsi in autonomia su web e social network su aspetti della sua salute, dai sintomi alle patologie, con valori più elevati tra le donne (70%), i giovani (77%) e i laureati (74%). La soggettività matura si esprime anche nella richiesta di farmaci, servizi, prestazioni e soluzioni terapeutiche sempre più individualizzate: è molto o abbastanza importante per il 94% degli italiani avere una maggiore personalizzazione delle cure, per il 92% che i percorsi di cura, dal domicilio al territorio, fino agli ospedali, siano modulati sulle esigenze personali del paziente. In tale quadro, il 92% dichiara di avere molta o abbastanza fiducia nei medici e per l’83% devono essere al centro della sanità del futuro. Pur nella straordinaria importanza attribuita alla sanità digitale, oltre l’80% degli italiani è convinto che il digitale non dovrà mai sostituirsi al rapporto umano con il medico.
Roma, 1° dicembre 2022 – Parte il primo progetto di ricerca sugli “effetti di un programma di attività fisica progressiva integrata con la pratica del canottaggio in pazienti oncologici a rischio di linfedema secondario degli arti”. È promosso da IDI (Istituto Dermopatico dell’Immacolata-IRCCS), Fondazione Luigi Maria Monti, con il patrocinio della Federazione Italiana Canottaggio e che vede Fondazione IncontraDonna fra i partner scientifici. 75 pazienti colpiti da tumore verranno monitorati per 4 anni per valutare se il canottaggio possa svolgere un ruolo attivo nella prevenzione e gestione del linfedema, una complicanza dell’intervento di chirurgia oncologica caratterizzata da edema e che interessa prevalentemente gli arti superiori e inferiori. Quando questa patologia non è adeguatamente e tempestivamente trattata, può avere diversi effetti sia a livello fisico che psicologico con aumento dei livelli di ansia e depressione, alterazione dell’immagine corporea, diminuzione dell’autostima e quindi riduzione della qualità di vita di pazienti e caregiver.
“Si tratta di un problema clinico rilevante – ha spiegato il prof. Paolo Marchetti Direttore Scientifico IDI IRCCS-Roma nel corso della conferenza stampa di lancio del progetto di ricerca svoltasi proprio all’Istituto Istituto Dermopatico dell’Immacolata – Colpisce, purtroppo, migliaia di persone ed è una conseguenza dei trattamenti contro il tumore del seno, della prostata, del melanoma ecc., si affronta con terapie locali, ma è ormai noto come l’attività fisica continuativa possa esercitare un ruolo protettivo: con questo studio vogliamo certificare questa opportunità, a tutto vantaggio dei pazienti”.
“Con questo progetto di ricerca, ritengo che si stia facendo un deciso passo in avanti sulla valutazione se il canottaggio possa svolgere un ruolo attivo nella prevenzione e gestione del linfedema – ha sottolineato nel suo intervento il Presidente della Federazione Italiana Canottaggio Giuseppe Abbagnale, che ha aggiunto – la struttura federale che dirigo da anni opera in favore dell’inclusione anche attraverso l’appoggio a progetti che riguardano la salute pubblica e specificatamente su quelli che si occupano di persone affette da patologie oncologiche. Questi i motivi che, per responsabilità sociale, ci inducono ad affiancare con determinazione lo sviluppo di questo progetto di ricerca che, ne sono convinto, contribuirà a migliorare la qualità della vita di quanti si avvicineranno al canottaggio, in particolare, e allo sport, in genere”.
Si stima che nel nostro Paese circa il 20% delle donne trattate per il tumore della mammella possa sviluppare linfedema, una percentuale che aumenta al 40% nei pazienti lungo sopravviventi con
tumori ginecologici e della prostata, e al 67% di quelli sottoposti ad asportazione dei linfonodi inguinali come per il trattamento del melanoma cutaneo.
“Questo progetto risponde pienamente alle raccomandazioni Asco 2022 in riferimento al ruolo significativo dell’esercizio fisico durante il trattamento attivo in pazienti oncologici – ha sottolineato la prof.ssa Adriana Bonifacino, membro del Cda di Sport e Salute e Presidente della Fondazione IncontraDonna – i risultati che ne deriveranno contribuiranno ad arricchire l’esistente letteratura scientifica e a promuovere l’integrazione dello sport nei percorsi terapeutici oncologici interdisciplinari”.
30 novembre 2022 – Dalla panchina fino alla cattedra universitaria per spiegare come fare gruppo per raggiungere gli obiettivi, in campo come in un reparto oncologico: l’Università Politecnica delle Marche ha infatti chiamato il mister Max Allegri per la docenza del seminario “Team working e comunicazione delle vittorie e delle sconfitte” del corso di perfezionamento in “Comunicare il cancro, la medicina e la salute”. Domani 1 dicembre, dalle 11 alle 13, l’allenatore della Juventus porterà in aula la sua esperienza di coach, per trasmettere agli studenti (tutti già laureati) l’importanza del lavoro di squadra e sottolineare le analogie tra la gestione di un team sportivo e di un’équipe medica. La lezione sarà trasmessa in streaming sul profilo Facebook di Comunicare il cancro, il primo portale interamente dedicato ai nuovi linguaggi nella lotta ai tumori promosso da Rossana Berardi e Mauro Boldrini.
“È un grande onore essere stato invitato a condividere la mia esperienza su temi così delicati – spiega Max Allegri –. Come docente avrò il piacere di comunicare l’importanza di valorizzare prospettive differenti all’interno del gruppo, che sia un team multidisciplinare o una squadra di calcio, per garantire un clima di collaborazione proficua. Da questo punto di vista, le affinità tra il mondo sportivo e quello ospedaliero sono molte: chi è incaricato della gestione del gruppo deve saper mantenere gli equilibri tra i vari componenti a tutto vantaggio del risultato. Da diversi anni ormai mi occupo di sensibilizzazione oncologica con la campagna Allenatore alleato di salute, con la quale stimoliamo i coach a prendersi cura dei ragazzi perché seguano stili di vita corretti. Sarò sempre disponibile a offrire il mio contributo a iniziative come queste, in grado di migliorare il lavoro e la vita di medici e pazienti.”
“Max Allegri è un grande professionista, che si è speso numerose volte per campagne di sensibilizzazione a tema salute – sottolinea Rossana Berardi, Direttrice del corso di Perfezionamento e Ordinaria della Clinica Oncologica dell’Università delle Marche –. La sua partecipazione al seminario è, per noi e gli operatori iscritti al Corso, di grande valore umano e professionale. Grazie alla sua lunga esperienza sul campo, alla capacità di incoraggiare e stimolare i ragazzi a dare il meglio di sé per un obiettivo comune e alla sensibilità necessaria ad accompagnarli anche nelle sconfitte, è il docente ideale per illustrare l’importanza dell’interazione come occasione di scambio.”
“Questo corso di perfezionamento è importante perché consente ai giovani laureati che lo seguono di approfondire tematiche come la comunicazione e il gioco di squadra, per una miglior rapporto con i pazienti e una rinnovata organizzazione della complessa macchina socio-sanitaria del nostro Paese – aggiunge Mauro Silvestrini, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche –. Formare i professionisti significa generare opportunità, contaminazioni positive e consapevolezze che possano far emergere soluzioni migliorative per la gestione quotidiana dei reparti ospedalieri.”
“A Max va un grande e sincero ringraziamento da tutti noi per la disponibilità a condividere le sue competenze di coach – conclude Mauro Boldrini, Direttore della comunicazione di AIOM –. Con la sua partecipazione alla campagna Allenatore alleato di salute abbiamo raggiunto migliaia di ragazzini che oggi sono stimolati a seguire stili di vita più sani. Testimonial come lui sono indispensabili per trasmettere messaggi corretti anche agli operatori sanitari: Il nostro intento è di proseguire con campagne che vedano collaborare sport e sanità, perché il cancro va battuto tutti insieme, proprio come una grande squadra.”
Roma, 29 novembre 2022 – Eliminare in Italia tutti i casi di cancro provocati dall’HPV è un obiettivo possibile. Per realizzarlo bisogna, tra le altre azioni, incrementare le vaccinazioni contro il virus. Oltre l’80% dei genitori italiani è consapevole che il Papilloma Virus può determinare alcune forme di tumore. Però i tassi di immunizzazione attualmente risultano insufficienti e presentano forti differenze regionali. Per le undicenni (coorte delle nate nel 2009) a livello nazionale solo il 32% ha ricevuto il ciclo completo di vaccinazione. Si passa dal massimo del 61% registrato nella Provincia Autonoma di Trento al 5% del Friuli Venezia Giulia. Leggermente migliore è la situazione per la coorte del 2008 dove però solo la metà delle giovani ha ricevuto le due dosi di vaccino. Per quanto riguarda i maschi nelle coorti del 2009 e del 2008 le percentuali sono solo del 26% e del 44%. Questi dati sono emersi durante il convegno nazionale “Eliminare il cancro alla cervice uterina: i bilanci e le prospettive a due anni dalla call to action dell’OMS” che si tiene oggi a Roma. Vi partecipano rappresentanti delle istituzioni sanitarie nazionali, delle Regioni, dei clinici e dell’associazioni dei pazienti. Due anni fa la Fondazione Umberto Veronesi, la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, Fondazione IncontraDonna, CittadinanzAttiva, ThinkYoung, Consiglio Nazionale dei Giovani, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori e ACTO – Alleanza Contro il Tumore Ovarico avevano realizzato un Manifesto. I firmatari del documento hanno proposto al Governo cinque punti d’intervento per consentire entro il 2030 all’Italia di diventare il Paese europeo ad eliminare il tumore ginecologico causato dal Papilloma Virus.
“È questo l’obiettivo della call to action promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – afferma Walter Ricciardi, Presidente del Mission Board on Cancer -. Il nostro Paese ha tutte le carte in regola per raggiungerlo e la vaccinazione è il primo pilastro su cui lavorare per eliminare il cancro cervicale anche nel nostro Paese. Purtroppo siamo ancora lontani da coperture vaccinali ottimali nella popolazione target prevista dal nostro Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale. Pertanto, sarà necessario implementare il più possibile gli interventi di prevenzione oggi disponibili, quindi vaccinazione anti-HPV e screening, per raggiungere l’ambizioso obiettivo promosso dall’OMS. Saranno, infatti, le azioni e le politiche di ciascuno Stato, oltre all’interazione e al confronto di gruppi multistakeholder, a svolgere un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell’obiettivo globale di eliminazione del cancro cervicale e nel controllo di tutti gli altri tumori HPV-correlati”.
22 novembre 2022 – Il primo anno di pandemia è stato uno shock per l’assistenza ospedaliera in Italia, con i ricoveri crollati complessivamente di oltre 20%, un accesso agli ospedali riservato prevalentemente a pazienti più gravi e un calo degli spostamenti dei cittadini tra Regioni per ottenere cure lontano da casa.
La conferma arriva dai dati ufficiali contenuti nel Rapporto sull’attività ospedaliera 2020 del ministero della Salute. Secondo l’analisi delle schede di dimissioni ospedaliera (Sdo), nel 2020, rispetto al 2019, i ricoveri per acuti in regime ordinario sono passati da oltre 6 milioni a 4,9 milioni (-18,2%), quelli in day hospital da 1,7 milioni a 1,2 milioni (-28,4%); quelli per riabilitazione in regime ordinario da 311mila a 235mila (-24,4%) e quelli in regime diurno da 28mila a 18mila (-34,7%); infine, la lungodegenza è passata da 98mila a quasi 73mila (-26,1). Il calo dei ricoveri per acuti è stato particolarmente importante per le malattie croniche: i tassi di ricovero per diabete non controllato sono scesi del 28,3%, quelli per insufficienza cardiaca negli under-65 del 24,5% e negli over-65 del 26,3%, quelli per malattie polmonari croniche ostruttive del 43,9%. La pandemia ha avuto effetti importanti anche sulle caratteristiche dei ricoveri: la degenza media si è allungata di mezza giornata passando dai 7 giorni del 2019 ai 7,5 del 2020. Allo stesso tempo, sono state mediamente più gravi le caratteristiche dei pazienti ricoverati. “È possibile collegare questo fenomeno a un effetto indiretto della pandemia”, prosegue il rapporto: “soprattutto in corrispondenza delle maggiori ondate epidemiche, il ricorso all’ospedale è stato riservato alla casistica di emergenza-urgenza, tipicamente più complessa”. Pesante anche l’impatto sulla mobilità sanitaria: i ricoveri ordinari extra-Regione per acuti sono scesi del 13,2%, quelli per riabilitazione del 17,6%. Più contenuto il calo per quelli in regime diurno. Il ministero ha annunciato che “è prevista la successiva pubblicazione di un focus relativo agli anni della pandemia di Covid-19”.
21 novembre 2022 – Le infezioni virali e batteriche “sono una minaccia costante” contro la quale “una solida rete infettivologica e una costante formazione risultano strumenti indispensabili a cui dobbiamo lavorare”. E lo dimostrano le emergenze fronteggiate quest’anno, dal Vaiolo delle scimmie al ritorno della poliomielite ai casi di West Nile. Lo sottolinea il presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), Claudio Mastroianni, per il XXI Congresso nazionale della Simit, a Roma, dal 20 al 23 novembre. Massima attenzione, dicono gli esperti, per la nuova fase della pandemia, ma anche per Hiv, epatiti, antimicrobicoresistenza, vaccinazioni nell’adulto, infezioni emergenti e salute globale. Oltre mille gli infettivologi provenienti da tutta Italia per corsi, dibattiti, presentazioni su numerosi temi. Grande spazio sarà dato alla presentazione di ricerche sperimentali ed esperienze cliniche. In particolare sul Covid-19, verranno considerati gli aspetti eziopatogenetici, epidemiologici, clinici, terapeutici, la prevenzione vaccinale, ma anche l’impatto della pandemia sull’organizzazione sanitaria e la necessità di considerare la riorganizzazione della stessa. Presidenti del Congresso Claudio Mastroianni, presidente Simit e ordinario di Malattie Infettive Università degli Studi di Roma La Sapienza; Massimo Andreoni, direttore scientifico Simit e ordinario di Malattie Infettive Università degli Studi di Roma Tor Vergata; Andrea Antinori, direttore Uoc Immunodeficienze virali Inmi L. Spallanzani. “Gli ultimi due anni sono stati particolarmente complessi per l’infettivologia – sottolinea Mastroianni, – la pandemia da Covid-19 ha richiamato l’attenzione mediatica, politica e sociale, ma le sfide che abbiamo di fronte sono numerose e complesse. Lo stesso Sars-CoV-2 non è ancora vinto, la sua diffusione epidemiologica è una realtà con cui dovremo ancora a lungo fare i conti. Per questo dobbiamo rilanciare le vaccinazioni, strumento vincente lo scorso anno e ancora oggi determinanti contro le nuove sottovarianti del virus per evitare decessi e ospedalizzazioni”. Sorvegliate speciali le infezioni emergenti o riemergenti, spesso frutto del cambiamento climatico.
Roma, 18 novembre 2022 – Lotta ai tumori (solidi ed ematologici) a 360 gradi, dalla prevenzione primaria a quella secondaria, sostegno alla ricerca e alla disponibilità dei farmaci innovativi, snellimento delle procedure per mettere a disposizione dei pazienti, nel più breve tempo possibile, nuove molecole una volta approvate dall’Ente Regolatorio Europeo (EMA), ritorno alla vita dopo la malattia, lotta alle disparità regionali e disponibilità di fondi adeguati contro le neoplasie. Sono i principali obiettivi dell’Intergruppo Parlamentare “Oncologia: Prevenzione Ricerca e Innovazione”, che nasce oggi. È il primo Intergruppo della XIX Legislatura dedicato ad ogni aspetto della lotta al cancro. “Ogni anno, in Italia, vengono diagnosticati circa 377mila nuovi casi di tumore e 30mila neoplasie del sangue – afferma la senatrice Tilde Minasi, Promotrice dell’Intergruppo ‘Oncologia: Prevenzione Ricerca e Innovazione’ -. L’alto livello dell’assistenza oncologica nel nostro Paese è evidenziato dalle percentuali di sopravvivenza a 5 anni, che raggiungono il 65% nelle donne e il 59% negli uomini. Inoltre, in sei anni (2015-2021), si è osservato un calo complessivo della mortalità per cancro del 10% negli uomini e dell’8% nelle donne. La pandemia ha però causato gravi ritardi nell’assistenza ai pazienti oncologici e nei programmi di prevenzione, che sono stati solo in parte recuperati”. A causa dell’emergenza pandemica, gli screening per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon retto hanno registrato una riduzione di due milioni e mezzo di esami nel 2020 rispetto al 2019. È dimostrato che il 40% dei casi di cancro e il 50% delle morti oncologiche possono essere evitati agendo su fattori di rischio prevenibili, in particolare sugli stili di vita (no a fumo, dieta corretta e attività fisica costante). Nel nostro Paese, però il 31,5% della popolazione non pratica alcuna attività sportiva, il 32,5% è in sovrappeso e il 10,4% è obeso.
“Lo scopo dell’Intergruppo Parlamentare è favorire, anche mediante interventi normativi, una nuova sensibilizzazione e attenzione verso gli stili di vita, gli screening e la disponibilità delle migliori terapie, a vantaggio dei cittadini, dei pazienti oncologici, delle associazioni e delle Società Scientifiche, che saranno coinvolte nelle attività dell’Intergruppo – afferma la senatrice Minasi -. Tra le finalità vi sono anche la promozione e il sostegno delle iniziative legislative e sociali, che focalizzino l’attenzione sugli aspetti di primaria importanza in oncologia, quali quelli che riguardano il settore sanitario, demografico, infrastrutturale e terziario. Vanno considerati anche i problemi concreti che pazienti e famigliari devono affrontare, dalla perdita della produttività alle difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro. L’Intergruppo vedrà l’adesione di un numero sempre maggiore di Senatori e Deputati di tutti gli schieramenti – conclude la senatrice – perché la lotta al cancro riguarda ciascuno di noi. Ma coinvolgerà anche i rappresentanti delle società scientifiche e delle associazioni dei pazienti in un ruolo attivo e determinante”.
Palermo, 18 novembre 2022 – Per più del 90% degli oncologi i social media sono uno strumento utile nella lotta al cancro e nella formazione professionale. Dall’altro lato, però, il 41% ritiene sia difficile discriminare le informazioni vere dalle fake news e per il 30% i social sono una fonte di stress, al punto che un terzo ne ha ridotto l’uso durante la pandemia. È quanto emerge da un sondaggio su 1076 oncologi europei pubblicato su “ESMO Open”, che ha esaminato il loro punto di vista sui social network e su come li abbiano utilizzati durante la pandemia da Covid. Se i clinici posseggono gli strumenti per districarsi nella mole di notizie prodotte dalla rete, i rischi sono maggiori per i pazienti oncologici, spesso fragili. La diminuzione della fiducia nella scienza porta spesso questi cittadini ad affidarsi alle cosiddette terapie alternative, prive di validità scientifica. Come evidenziato da due studi, pubblicati su “JAMA Oncology” e sul “Journal of the National Cancer Institute”, i pazienti che ricorrono alla “medicina complementare” hanno maggiori probabilità di rifiutare la chirurgia, la radioterapia o la chemioterapia e presentano più del doppio delle probabilità di morire rispetto alle persone trattate con le terapie tradizionali. Alla comunicazione medico-scientifica nell’era digitale (“2022, Odissea nel cyberspazio: sfide aperte per il futuro”) è dedicata la prima edizione del corso per oncologi e giornalisti, organizzato dal COMU (Collegio Oncologi Medici Universitari), che si apre oggi a Palermo, con l’intervento del sindaco del capoluogo siciliano, Roberto Lagalla.
“Troppe informazioni distorte e fake news pubblicate su siti web e riviste non autorevoli si propagano attraverso un uso sconsiderato dei social media – spiega Antonio Russo, Presidente COMU e Professore Ordinario di Oncologia Medica, DICHIRONS – Università degli Studi di Palermo -. Nell’attuale era di fake news e di sfiducia nelle Istituzioni, gli sforzi devono essere raddoppiati per comunicare con precisione i progressi della ricerca scientifica nella lotta ai tumori al pubblico laico e ai pazienti e per garantire che la vera conoscenza sia separata dal materiale falso. Per questo promuoviamo il primo corso del COMU per giornalisti medico-scientifici e oncologi. I due mondi devono imparare a conoscere le reciproche esigenze per rispondere alla richiesta di buona informazione da parte dei cittadini. Vogliamo offrire ai clinici gli strumenti per comunicare con i giornalisti e siglare un’alleanza con il mondo dei media”.
Un sondaggio condotto su 1.330 persone, pubblicato sullo “European Journal of Cancer” e curato dallo University College di Londra e dall’Università di Leeds, ha evidenziato che il 43% è convinto che a scatenare i tumori sia lo stress, il 42% gli additivi alimentari, mentre il 19% attribuisce la colpa ai forni a microonde e il 15% al bere dalle bottiglie di plastica. Più di un terzo considera come fattori di rischio le frequenze elettromagnetiche (35%) e il cibo ogm (34%). L’emergenza pandemica, inoltre, ha alimentano l’onda di irrazionalità, visto che, come emerge dal Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il Covid non esiste, per il 10,9% il vaccino è inutile e inefficace, per il 31,4% è un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie e per il 12,7% la scienza produce più danni che benefici.
“I social network non vanno demonizzati, perché possono diventare armi importanti nella lotta contro i tumori – afferma il Prof. Russo -. Le potenzialità aggregative di questi strumenti consentono di allargare la rete degli utenti (non solo medici, ma anche pazienti e cittadini) fino a coinvolgerli direttamente nelle attività delle società scientifiche, favorendo così la loro diffusione virale. Non solo. I social network permettono anche di realizzare campagne di sensibilizzazione e di promuovere stili di vita sani, raggiungendo specifiche fasce di popolazione, ma sono ancora poco impiegati in questo senso”.
Nel sondaggio pubblicato su “ESMO Open”, gli oncologi considerano Twitter il social più efficace per l’informazione, l’aggiornamento e la formazione scientifica, LinkedIn per l’interazione con i colleghi e Facebook e Instagram per comunicare con i pazienti oncologici.
“Questi ultimi utilizzano i social network per far parte di una comunità, per sentirsi meno soli e per cercare informazioni – conclude il Prof. Russo -. Alcuni studi hanno dimostrato che coloro che interagiscono sui social hanno maggiori probabilità di partecipare a studi clinici e screening. Il potenziale di questi strumenti in oncologia è davvero notevole e compito degli addetti ai lavori è anche quello di farsi protagonisti di questa rivoluzione, cercando di comprendere sempre meglio come utilizzare i social”.