Archivio degli autori Fabrizio Fiorelli

17 Novembre 2022

Tumori, associazioni italiane presentano al nuovo governo il Manifesto per l’eliminazione dei cancri HPV-correlati

Roma, 17 novembre 2022 – “Fare dell’Italia il primo paese europeo a sconfiggere il cancro della cervice uterina, grazie ad adeguati interventi su screening, vaccinazione e trattamento”. È il traguardo che pongono le associazioni che oggi hanno rilanciato il Manifesto per l’eliminazione dei tumori HPV-correlati, un appello rivolto alle Istituzioni affinché siano conseguiti al più presto gli obiettivi già definiti a livello internazionale ed europeo.

La Fondazione Umberto Veronesi, la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, Fondazione IncontraDonna, CittadinanzAttiva, ThinkYoung, Consiglio Nazionale dei Giovani, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori e ACTO – Alleanza Contro il Tumore Ovarico hanno scelto di aggiornare il Manifesto realizzato il 4 marzo 2021 e presentarlo al Governo proprio oggi, 17 novembre, Giornata mondiale per l’eliminazione del cancro della cervice uterina. Una ricorrenza che coincide con il secondo anniversario della call to action promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Con l’occasione, le associazioni sentono l’esigenza di rinnovare l’impegno nei confronti delle istituzioni contro i tumori HPV-correlati, che rappresentano ancora oggi un grave problema di salute pubblica. Nel suo comunicato “WHO/Europe urges Member States to consign cervical cancer to history”, l’OMS stima che ogni anno, in Europa, a oltre 66.000 donne viene diagnosticato il cancro cervicale. Nella sola Italia, quasi 5.000 casi di tumore ogni anno sono attribuiti a infezioni croniche di ceppi oncogeni dell’HPV, mentre il tasso di sopravvivenza a 5 anni per il tumore cervicale rimane stabile intorno al 68%, valore troppo basso se si considera che si tratta di patologie facilmente prevenibili.

A livello europeo, la Commissione Europea ha predisposto un piano di intervento dedicato al nostro continente proprio per l’eliminazione dei tumori correlati al Papillomavirus. Lo Europe’s Beating Cancer Plan, infatti, intende supportare gli stati membri dell’UE nelle strategie vaccinali di ragazze e ragazzi, al fine di arrivare a una copertura del 90% e consentire al 90% della popolazione target l’accesso agli screening oncologici.

“Due anni dopo la call to action dell’OMS e a seguito dell’impatto che la pandemia di Covid-19 ha avuto sulle attività di prevenzione oncologica – dicono i sottoscrittori del Manifesto – è ora imprescindibile fare dell’Italia il primo Paese europeo a sconfiggere i tumori HPV correlati, prevedendo azioni e tempi definiti in linea con la strategia internazionale”.

Il Ministero della Salute ha recentemente pubblicato gli ultimi dati relativi a screening e coperture vaccinali anti-HPV, da cui emerge che siamo ancora lontani dagli obiettivi tanto nazionali (95% di copertura di maschi e femmine) quanto internazionali (90% di copertura nelle adolescenti). La sorveglianza PASSI dell’ISS rileva che nel biennio 2020-2021 i dati sugli screening, considerati in aggregato come somma tra screening cervicali organizzati e screening cervicali spontanei, sono peggiorati rispetto agli anni precedenti: il 77% delle donne fra i 25 e i 64 anni di età si è sottoposta allo screening cervicale (Pap-test o HPV test), registrando una diminuzione del 3% rispetto al triennio 2016-2019. Una tendenza analoga si riscontra per le prestazioni vaccinali, dove i tassi di copertura non sono riusciti a ritornare ai livelli pre-pandemici. I dati del Ministero della Salute, aggiornati al 31 dicembre 2021, indicano che le undicenni vaccinate con ciclo completo erano il 32,22%, contro il 41,6% del 2019, mentre i dati peggiorano ulteriormente se si considera la popolazione maschile, dove solo il 26,75% degli undicenni è stato immunizzato nel 2021, a fronte del 32,25% del 2019. La copertura per ciclo completo nella coorte delle quindicenni – utilizzata dall’OMS come riferimento nelle sue statistiche – si attesta invece intorno al 70,55%.

Alla luce di questi dati, le Associazioni si rivolgono direttamente all’esecutivo: “Come già sta avvenendo in altri Paesi, occorre un intervento del Governo italiano affinché si possa proseguire con forza e sollecitudine verso gli obiettivi nazionali e internazionali – sostengono – questa è una battaglia di salute pubblica per un traguardo oggi raggiungibile: eliminare i tumori causati da papillomavirus”.

16 Novembre 2022

Farmaci: è nel Dna la “chiave” per evitare gli eventi avversi

16 novembre 2022 – Si trova nel Dna la ‘chiave’ per evitare gli eventi avversi dei farmaci. La farmacogenetica è infatti uno strumento in grado di dare un significativo contributo in questa direzione. È ciò che sostiene il prof. Giuseppe Toffoli, esperto della Società Italiana di Farmacologia (Sif) e direttore della struttura operativa complessa di Farmacologia Sperimentale e Clinica del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, in occasione del 41/mo Congresso Nazionale della Società Italiana di Farmacologia, che si apre oggi a Roma. “Conoscere la persona affetta dalla malattia è molto più importante che conoscere la malattia stessa”, ha sottolineato Toffoli ricordando il concetto espresso da Ippocrate nel IV secolo a.C. che “vale anche per i farmaci dei nostri giorni. Soprattutto se si considera che le reazioni avverse ai medicinali – Adverse Drug Reactions (ADRs), ovvero gli effetti indesiderati al trattamento – rappresentano uno dei maggiori problemi delle attuali terapie farmacologiche”. “Oggi l’attenzione – ha rilevato – è particolarmente rivolta alle modificazioni (polimorfismi) nella struttura dei geni coinvolti nel metabolismo e nell’eliminazione dei farmaci. Lo studio di queste varianti genetiche, ovvero la farmacogenetica, rappresenta una delle più importanti strategie per evitare le ADRs. L’obiettivo della farmacogenetica è infatti quello di personalizzare la terapia, fornendo a ogni paziente il farmaco più appropriato e con un dosaggio corretto”. Negli ultimi anni la farmacogenetica ha permesso di identificare numerosi farmaci che possono indurre risposte molto diverse fra le persone a seconda del loro Dna. “Oggi i test di farmacogenetica sono entrati nella pratica clinica e costituiscono un prerequisito per trattare i pazienti”, spiega Toffoli. “È il caso, per esempio, delle terapie oncologiche con farmaci come il 5-fluorouracile per il quale si raccomanda di fare preventivamente un test specifico, al fine di escludere varianti genetiche responsabili di gravi tossicità”.

15 Novembre 2022

FoSSC: “Vaccino anti covid strumento salvavita nel 2021 evitati quasi 20 milioni di decessi nel mondo”

Roma, 15 novembre 2022 – “Le dichiarazioni del Sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, sono prive di basi scientifiche, quindi per noi assolutamente inaccettabili. I vaccini anti Covid hanno salvato milioni di persone in tutto il mondo, in particolare pazienti fragili come quelli colpiti da malattie oncologiche, ematologiche e cardiovascolari. Le Istituzioni devono rispettare le evidenze scientifiche e tutelare la salute dei cittadini. Non si può minare la fiducia nella scienza, soprattutto da parte di rappresentanti del Governo che devono assumere decisioni di politica sanitaria”. È il commento di Francesco Cognetti, coordinatore del “Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani” (FoSSC) e Presidente di FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), alle parole del Sottosegretario Gemmato, che ha espresso perplessità sull’efficacia dei vaccini anti Covid. “Uno studio dell’Imperial College di Londra ha stimato che le vaccinazioni durante il 2021, primo anno della campagna vaccinale, hanno contribuito a evitare 19,8 milioni di decessi in tutto il mondo – spiega il prof. Cognetti –. Anche nella nostra esperienza nazionale i vaccini sono valsi praticamente ad azzerare la mortalità da Covid–19 rispetto ai valori del 15-30% registrati nei nostri pazienti fragili contagiati durante le prime ondate. A questo proposito, ricordiamo anche i nostri 660 colleghi morti in epoca pre vaccino. Il vaccino ha contribuito anche a ridurre la pressione sui sistemi sanitari, sottoposti a enormi carichi di lavoro durante la pandemia. FOCE si è impegnata fin dalle prime fasi della campagna vaccinale per garantire la priorità nell’accesso ai vaccini alle persone più fragili. Per questo è fondamentale che questi cittadini si sottopongano quanto prima anche alla quinta dose del vaccino. Il nostro obiettivo è salvare il maggior numero di vite e, quindi, ribadiamo che il vaccino rappresenta l’opzione decisiva nella gestione della pandemia. Ci interessa però molto di più, in questo momento così difficile per la Sanità italiana, ragionare di futuro e di riforma del nostro Servizio Sanitario Nazionale”.

11 Novembre 2022

ISS: “In futuro medico resta centrale ma aiutato dalle tecnologie”

11 novembre 2022 – “La figura del medico del futuro rimane centrale, un professionista preparato nel rispondere ad una domanda di salute che viene proposta da un paziente e da una rete di vicinanza intorno alla persona. In questa risposta, accanto ai metodi più noti e tradizionali usati fino ad ora, il medico ha a disposizione nuovi strumenti: telemedicina, information tecnology, sensori, una serie di tecnologie che aiutano il clinico a conoscere e a capire meglio la situazione nella fase preventiva, nella fase diagnostica e nella fase del monitoraggio. Con questi strumenti, il medico può essere più vicino alla persona che ha un bisogno di salute e può essere anche più tempestivo ed efficace nel rispondere a questo bisogno”. E’ quanto ha affermato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), a margine di un evento promosso oggi a Roma da Fondazione Enpam.

Brusaferro ha poi ricordato l’accordo che l’Istituto superiore di sanità ha siglato con Enpam per fare formazione sulla telemedicina e digital health attraverso la piattaforma Tech2Doc. “L’intesa fa parte di quelle azioni di sistema che mirano a fare in modo che gli strumenti che vengono messi a disposizione – in questo caso soprattutto dai grandi investimenti previsti dal Pnrr – trovino una declinazione concreta, una implementazione supportata da evidenze, mirata all’efficacia e soprattutto appropriata in modo che la conoscenza scientifica venga sviluppata ma anche traslata, grazie a questi portali, a tutta la comunità professionale. Obiettivo: poter usare al meglio le tecnologie di cui disponiamo nella maniera più appropriata dentro la rete assistenziale per dare la migliore risposta alla domanda di salute”, conclude.

9 Novembre 2022

Malattie croniche: più rischi per gli over 50 che dormono meno di 5 ore

9 novembre 2022 – Dormire più di 5 ore a notte dopo i 50 anni protegge dal rischio di sviluppare più malattie croniche concomitanti, come tumori, malattie cardiovascolari o diabete, nel corso di 25 anni. La conferma del ruolo protettivo del sonno arriva da una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Plos Medicine, che ha analizzato la salute di oltre 7.000 uomini e donne di età compresa tra 50 e 70 anni.

Le persone che hanno riferito di dormire 5 ore o meno avevano il 20% in più di probabilità di aver diagnosticata una malattia cronica nell’arco di 25 anni, rispetto alle persone che dormivano fino a 7 ore. Inoltre, dormire per 5 ore o meno era collegato a un aumento del rischio di più malattie croniche concomitanti dal 30% al 40%. Di conseguenza il sonno ridotto andava anche di pari passo a un aumento del 25% del rischio di mortalità negli anni successivi. “Man mano che le persone invecchiano, la struttura del sonno cambia. Tuttavia – spiega l’autrice principale, Severine Sabia – si consiglia di dormire dalle 7 alle 8 ore per notte”. Un sonno scarso infatti, potrebbe aumentare il rischio di malattie croniche perché aumenta l’infiammazione nell’organismo e la pressione sanguigna”. Per garantire una notte di sonno migliore, aggiunge, “è importante assicurarsi che la camera da letto sia silenziosa e buia. Si consiglia inoltre di rimuovere i dispositivi elettronici ed evitare pasti abbondanti prima di coricarsi. Anche l’attività fisica e l’esposizione alla luce durante il giorno possono aiutare”. La ricerca è stata finanziata dal National Institute on Aging, UK Medical Research Council, British Heart Foundation e Wellcome.

8 Novembre 2022

OMS Europa: “Almeno 15mila morti per il caldo nel 2022”

8 novembre 2022 – In Europa “si stima che almeno 15mila persone siano morte a causa del caldo nel 2022, tra cui quasi 4mila in Spagna, oltre mille in Portogallo, più di 3.200 nel Regno Unito e circa 4.500 in Germania, secondo le segnalazioni arrivate dalle autorità sanitarie nazionali durante i tre mesi dell’estate”. Significa che “il cambiamento climatico ci sta già uccidendo”, avverte il direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Hans Kluge, che ai partecipanti alla Conferenza delle Nazioni Unite sul climate change (Cop27) in corso a Sharm-Sharm el-Sheikh in Egitto chiede “misure forti per prevenire ulteriori decessi”. Perché finora, osserva, “benché l’Oms e i suoi partner abbiano lanciato da tempo l’allarme, l’azione è stata pericolosamente incoerente e troppo lenta”.

“Nella regione europea dell’Oms – analizza il direttore – proprio la scorsa estate abbiamo assistito a un’escalation di ondate di caldo, siccità e incendi”, eventi che “hanno avuto tutti un impatto sulla salute delle nostre popolazioni”. Dopo quella che per il servizio Ue Copernicus sui cambiamenti climatici è stata “l’estate più calda mai registrata”, con “l’agosto più torrido”, Kluge spiega che “lo stress da caldo è la principale causa di morte correlata alle condizioni meteorologiche nella regione europea”. Ma “le temperature estreme possono anche esacerbare patologie croniche come le malattie cardiovascolari, respiratorie e cerebrovascolari, o condizioni legate al diabete”.

7 Novembre 2022

I tecnici di laboratorio biomedico: “Grazie al nostro lavoro “manuale” gli anatomo-patologi possono fornire diagnosi oncologiche piu’ precise”

Riccione, 7 novembre 2022 – L’anatomia patologica italiana sta diventato sempre più digitale ma alla base c’è ancora il prezioso lavoro “manuale” dei tecnici dei laboratori biomedici. I vetrini sono allestiti manualmente senza poter ricorrere all’ausilio di apposite apparecchiature come avviene per altre analisi. Una figura professionale ancora misconosciuta e che necessita di essere maggiormente valorizzata all’interno del sistema sanitario nazionale. E’ quanto emerge dalla prima giornata del XXIX Congresso Nazionale in Tecniche di Laboratorio Biomedico dell’AITIC Associazione Italiana Tecnici di Laboratorio biomedico. L’evento si apre oggi e vede riuniti, a Riccione fino a giovedì, circa 200 specialisti provenienti da tutta Italia. “Il nostro obiettivo primario è l’allestimento dei vetrini di istologia e citologia che vengono poi consegnati agli anatomo-patologi per le diagnosi – sottolinea la dott.ssa Fulvia Colonna, Presidente Nazionale dell’AITIC -. Dobbiamo fornire agli specialisti un preparato eccellente per poter così dare un riscontro più preciso possibile al paziente. Ogni singolo vetrino deve essere standardizzato e rispettare alcuni parametri prestabiliti soprattutto adesso che viaggiamo verso la “digital pathology” e all’intelligenza artificiale. Questo sta avvenendo soprattutto in oncologia dove è sempre più frequente il ricorso alle target therapy e la medicina di precisione. Si può arrivare alle cure “personalizzate” solo tramite un’accurata diagnosi istologica e quindi anche attraverso il nostro lavoro”. Al congresso di Riccione si festeggiano inoltre i 20 anni di attività dell’AITIC. “E’ un traguardo importante per un’Associazione che negli anni è cresciuta occupandosi, in primis, della formazione e dell’aggiornamento dei colleghi che operano nei laboratori di anatomia patologica – prosegue la Presidente Colonna -. Rappresentiamo oltre 4.000 professionisti e siamo oggi un’ATS, Associazione Tecnico-Scientifica riconosciuta dal Ministero della Salute. Il nostro ruolo è diventato ancor più centrale nella realizzazione di raccomandazioni, position statement tecnico-metodologici e nell’indirizzo di attività e competenze professionali. Bisogna ricordare che non esistono, per noi tecnici, delle linee guida accreditate a livello nazionale come, per esempio, quelle valide per gli oncologi dell’AIOM o gli anatomo-patologi della SIAPEC. Con i documenti che prepariamo cerchiamo di fornire indicazioni comuni e condivise a tutti colleghi”. “In questi ultimi 20 anni abbiamo cercato di dare un nostro contributo al miglioramento della salute del cittadino – conclude Colonna -. Ma come le terapie oncologiche stanno diventando sempre più mirate lo deve essere anche la nostra preparazione e formazione. Nella complessa evoluzione tecnologica dell’anatomia patologica ci vengono richieste competenze specifiche per le recenti attività da svolgere, diverse dalle di attività di routine. Diviene fondamentale, pertanto, che i Ministeri della Salute e dell’Università e Ricerca, in condivisione con le Regioni e Società Scientifiche, producano atti e strumenti di “pianificazione, attuazione e valutazione” dell’impatto Formativo sia sulla Salute dei Cittadini sia nel rispetto delle specifiche Competenze professionali. Abbiamo perciò sottoscritto un documento in collaborazione con la SIAPEC-IAP, che abbiamo inviato al Ministero della Salute e al Ministero dell’Istruzione in cui indichiamo la ridefinizione degli ambiti, con modalità multi professionale dove Competenze e Responsabilità acquisite dal TSLB nel percorso formativo di base facciano seguito specifiche esigenze formative post base nel rispetto della Normativa vigente e auspichiamo che il nuovo Governo possa fare propri i nostri suggerimenti”.

4 Novembre 2022

Cancro: per i pazienti più alto rischio di fratture ossee

4 novembre 2022 – Le persone che hanno alle spalle una storia di malattia oncologica, specie se si sono sottoposte a chemioterapia, hanno un rischio più alto di fratture ossee, specie nell’area pelvica e delle vertebre. Necessitano perciò di particolare attenzione, soprattutto con l’avanzare dell’età. È quanto emerge da uno studio dell’American Cancer Society pubblicato su Jama Oncology. Lo studio ha analizzato i dati derivanti da un ampio progetto di ricerca americano, il Cancer Prevention Study, prendendo in considerazione oltre 92 mila partecipanti. Rispetto a chi non aveva avuto una storia di cancro, i pazienti oncologici avevano un rischio più alto di fratture, la cui entità variava in funzione dello stadio della malattia. Chi aveva ricevuto una diagnosi di malattia in fase precoce aveva un rischio più alto del 15%; chi aveva una malattia che si era diffusa alle aree limitrofe aveva un rischio più alto del 51%; nel caso di malattia metastatica il rischio era più che doppio. Il rischio era ancora più alto (2,46 volte) per le fratture pelviche e delle vertebre. Un incremento ulteriore del 30% del rischio si osservava in chi si era sottoposto a chemioterapia. I ricercatori hanno inoltre osservato un lieve effetto protettivo dell’attività fisica, mentre il fumo rappresentava un elemento in grado di aumentare ulteriormente le probabilità di fratture. “Questi risultati sono importanti poiché si prevede che il numero di sopravvissuti al cancro che vivono negli Stati Uniti aumenterà a 26,1 milioni entro il 2040”, ha detto in una nota la prima firmataria dello studio Erika Rees-Punia. “Ci auguriamo che i nostri risultati influenzino le linee guida cliniche sulla prevenzione delle fratture, che potrebbero includere l’attività fisica o programmi per smettere di fumare per migliorare la qualità di vita dopo una diagnosi di cancro”.

3 Novembre 2022

Covid: EMA, 6 vaccini autorizzati, 15 tra booster e adattati

3 novembre 2022 – Sono sei i vaccini contro il Covid-19 autorizzati nell’UE, cui si aggiungono le quattro versioni adattate per contrastare anche la variante Omicron del virus. In totale le formule approvate sono 15 considerando i passaggi autorizzativo necessari anche per le dosi di richiamo (o ‘booster’), oltre alla vaccinazione primaria. Lo segnala l’Agenzia europea del farmaco (Ema) facendo il punto sulle possibilità vaccinali attualmente presenti nell’Unione, indicando le relative fasce di età in cui sono stati autorizzati i diversi preparati. Si tratta di Comirnaty (Biontech), il vaccino a mRna di cui è stata autorizzata la vaccinazione primaria a partire dai 6 mesi di età e la dose aggiuntiva a partire dai 5 anni. Sono poi state approvate la versione bivalente con la formula originaria, assieme a quella adattata per Omicron BA.1, per le dosi booster a partire dai 12 anni di età e la versione trivalente con la formula originaria, assieme a quella adattata per Omicron BA.4-5, per le dosi booster a partire dai 12 anni di età. Sempre con metodologia mRna figura lo Spikevax (Moderna), di cui è stata autorizzata la vaccinazione primaria a partire dai 6 mesi di età e la dose aggiuntiva a partire dai 12 anni. Sono poi state approvate la versione bivalente con la formula originaria, assieme a quella adattata per Omicron BA.1, per le dosi booster a partire dai 12 anni di età e la versione trivalente con la formula originaria, assieme a quella adattata per Omicron BA.4-5, per le dosi booster a partire dai 12 anni di età. Ci sono poi i due vaccini con vettore virale di AstraZeneca (Vaxzevria) e della Janssen (Jcovden) approvati entrambi per la vaccinazione primaria e come booster a partire dai 18 anni. C’è quindi il vaccino a subunità proteica della Novavax, Nuvaxocid, approvato per la vaccinazione primaria a partire dai 12 anni di età e come booster a partire dai 18 anni. Approvato per la vaccinazione dai 18 ai 50 anni, infine, il Valneva (‘Covid-19 Vaccine Valneva), basato su virus inattivato.

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